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Botti di fine d’anno, Santiago e gli animalisti d’accatto. Diventerò anti-volontari animalisti!

(ucronia off… mi ritrovo a condividere con voi una nota scritta ieri dopo un incidente verbale con gli ennesimi animari… ne scopro e ne blocco ogni giorno una decina!)

Io, lo dico veramente, sto pensando di cancellare qualsiasi forma di adesione o partecipazione ad iniziative benefiche o di sostegno alle associazioni che si occupano di animali. Lo dico col cuore in mano e con enorme rammarico perchè conosco persone che, quotidianamente e spesso con enormi sacrifici economici e di “tempo vita” si dedicano all’assistenza, al salvataggio, alla sistemazione in adozione di tanti ex randagi. Purtroppo, e lo dico a tutti, siete malamente assistiti dal mondo di Facebook e dal mondo dell’animalismo d’accatto. Siete mal assistiti dagli animalari! Poggiate tanto del vostro lavoro sulle spalle di “volontari”(?) pericolosamente imbecilli. Gente che, con il solo bisogno di apparire, di indossare dolore e tristezza come medaglie da esibire ad ogni manifestazione o fiera, riesce a mettere in mostra solo idiozia, ignoranza, violenza verbale, irrispettosità ed intolleranza. Oltre a tonnellate di umana insensibilità che farebbero impallidire esperti del settore come Hitler e Pol Pot. Piccolo dettaglio: la stragrande maggioranza di questi angeli vendicatori della causa animale, sanno a malapena distinguere un Terranova da un Jack Russel Terrier.

A convincermi di questo, ad esempio, le centinaia di accanimenti terapeutici che ogni giorno vengono diffusi online – a seguito di catene di Sant’Antonio al cui fondo c’è sempre e solo la richiesta di quattrini, soldi, denaro e bisogno di protestare una “sensibilità” molto distorta – con tanto di foto del povero peloso straziato da un incidente o ridotto ad una carcassa da una malattia cui spesso non c’è rimedio. Le persone che postano e diffondono queste “robacce” strappalacrime e strizzaportafogli, portando avanti album snuff con tanto dei dettagli piùstrazianti del “paziente” sono le stesse persone che quotidianamente invitano chiunque a firmare per le leggi sul “fine vita”, per la libertà di scelta “sul come e quando interrompere le proprie terapie” e invitano a supportare battaglie come quelle sull’eutanasia. Strepitano contro la Chiesa che pretende di imporre un “pensiero unico” in tema di morale, etica e vita privata, salvo poi manifestare un integralismo innato non appena si trovano di fronte al “dubbio”. Un uomo ha diritto di interrompere le terapie, se giudica la sofferenza che patisce eccessiva, se crede che la sua condizione mini insostenibilmente la propria dignità. Una bestia che sceglie di smettere di mangiare e di muoversi, per se stessa manifesta la voglia ed il desiderio di morire secondo ogni manuale di etologia, ma… “No, non può finire così! Io devo salvarti! Ogni giorno devo compiere un piccolo miracolo!”. In barba alla volontà etologicamente espressa della bestia in questione. “Perchè solo noi volontari sappiamo quel che lui prova, quel che lui vuole!”. Il peggio siete voi, miei cari. Siete voi l’ipocrisia più detestabile. Mi chiedo quale differenza ci sia tra il camorrista che gestisce come un lager un canile convenzionato con qualsiasi Ente collegato allo Stato, per lucrare sul numero e sul trattamento dei cani rinchiusi, e voi, che quotidianamente per gonfiarvi e appesantirvi il petto di “medaglie” questuate per continuare accanimenti terapeutici dolorosi, violenti e contro la dignità degli animali che dite di amare. Una differenza c’è: almeno il camorrista non finge. Non pubblicizza un mondo fatto d’amore. Un camorrista fa il suo lavoro: ingrassa le casse della sua organizzazione. Voi ingrassate soltanto il vostro ego, spesso senza alcuno spirito critico, continuando a diffondere richieste di denaro per raccolte fondi ormai finite causa “morte del peloso”. Spesso vi rendete comlici di accanimenti terapeutici al limite della tortura, su cani che solo veterinari senza scrupoli definirebbero “forse salvabili al prezzo di un miracolo”. Quel che è peggio, contro ogni spirito critico, rispondete con un bombardamento di insulti da santa inquisizione, augurando a chi solleva il dubbio di patire pene draconiane, malacci incurabili e compagnia cantante. Spesso dimenticandovi che pochi post più su avete diffuso il video promozionale della associazione Coscioni che si batte per una riflessione reale ed umana sul “fine vita”.
Siete davvero il peggio. Soprattutto perchè, molto spesso e per tantissimi, siete le facce dell’animalismo vero. Chiusi in casa e senza una vita reale da declinare giorno per giorno, lontani anni luce dalle mani sporche e dal tempo per la vita che non basta mai, perchè se ne dona più del dovuto alla cura quotidiana dei cani e dei gatti che stanno nei rifugi dei volontari, quelli veri. Pochi sanno che il vostro contributo all’animalismo è la diffusione acritica di tutto quel che vi arriva sulla bacheca, restituito ai vostri follower con un ricarico allucinante del vostro ego, della vostra distorta sensibilità, del vostro bisogno di apparire i più paladini tra i più crociati. Nella maggior parte dei casi, avete accarezzato un cane per strada venti volte nell’ultimo semestre.
E il peggio, il peggio ancora e di più, si scatena sui casi nazionali dell’animalismo. Prendiamo il povero Santiago, il cane di Ploaghe (SS) colpito al volto da una fucilata e salvato da un gruppo di bambini che lo avevano trovato rifugiato in una villetta del paese. Per un giorno intero avete diffuso dichiarazioni di guerra alla gioventù di quel paese, senza porvi mezza domanda, senza avere un quarto di dato, senza sapere dove fosse nemmeno, Ploaghe. Fosse successo a Giovinazzo, avreste fatto lo stesso. Se non ve ne foste accorti, con tutti impegnati nei preparativi del cenone, senza l’intervento di quei bambini e ragazzini che avete messo alla gogna, Santiago sarebbe morto tra quelle aiuole! Dopo aver augurato tutto il male possibile ad ogni singolo bambino o ragazzino di Ploaghe, colpevole di aver messo un petardo in bocca a quel cane, appresa la verità dagli organi di stampa, senza un briciolo di scuse, senza un millimetro di marcia indietro, vi siete sperticati in proclami antivenatori, augurando ai cacciatori, ai figli dei cacciatori, alle mogli dei cacciatori tutti le morti peggiori (io detesto i cacciatori ma conservo stretto al cuore il cosidetto minimo buon senso). E adesso… crocefiggete me perchè non firmo e non condivido la vostra petizione a che “Il sindaco del Comune di Ploaghe faccia tutto il possibile perchè Giustizia sia fatta per Santiago”. Dimenticandovi anche di porgere magari le scuse a quel primo cittadino, rappresentante istituzionale ed emozionale di quella comunità che fino a due giorni fa era animata da sadici massacratori di cani. Dimenticandovi che quel sindaco ha già garantito il pagamento fino all’ultimo centesimo di quanto dovuto ai veterinari che in queste ore stanno cercando di salvare quel cane. Perchè, si sa, Santiago fa notizia, oggi. Quale sia la differenza tra chi sfrutta l’immagine di qualsiasi animale per far soldi e voi che sciacallate sulle sofferenze delle bestie per fare bottino di ego, mi sfugge.
Infine, la nota di colore, la sottile ironia che butta tutto nel ridicolo più assurdo. Ricevo queste tre righe in croce da una persona che mi ritrovo sulla bacheca perchè sei o sette anni fa adottò un cane nel rifugio di Giovinazzo e mi chiese l’amicizia dopo che avevo augurato ogni bene a quel peloso, appena saputo della sua adozione. “Tu sei davvero un imbecille stronzo e cretino. Bravo continua così augurare la morte alle persone che sparano i botti contro gli animali. Noi dobbiamo far vedere che siamo bravi cristiani e non auguriamo il male e sensibilizziamo”. Questo perchè a differenza di altri, non sopportando le ipocrisie del politically correct, conscio che l’idiozia umana non ha mai fine, so che anche quest’anno si sparerà e anche quest’anno a farsi male saranno persone e animali. Purtroppo sono una persona che riflette ed a differenza dei tantissimi che in queste ore augurano mutilazioni, moncherini, occhi sfasciati, mi permetto di dire che preferirei la morte di chi spara un petardo alla sua menomazione. Non foss’altro perchè non si aggiungerebbero stupidi costi sociali che si chiamano pensioni di invalidità, soldi stupidamente detratti al bene comune per essere assegnati al sostegno dell’idiozia dei singoli. In risposta mi viene fatto notare che “Mio padre è invalido del lavoro come ti permetti di parlarmi di pensioni”. Mi vien da rispondere: “Tuo padre non si è cercato l’invalidità, tuo padre è stato vittima di un incidente e come tutte le vittime di un incidente o di un malanno vero ha tutta la mia comprensione. Sono ben felice di sostenere tuo padre contribuendo alla sua pensione. Sono cose diverse”. Alla fine, voglio dire, sarei più contento di versare quel contributo, piuttosto che alla pensione dell’idiota che si è fatto saltare una mano, al sostegno alle attività di un rifugio per cani. L’idiozia purtroppo galoppava verso altri lidi ed ho deciso semplicemente di bloccare il contatto.
Vedete, conosco tante brave ragazze e qualche bravo ragazzo a Giovinazzo che si sbatte quotidianamente e senza risparmio per proteggere e accudire tanti cani in una struttura quasi completamente autofinanziata. Nella maggior parte dei loro post riconosco la genuinità di un impegno costante e continuo, che assorbe la gran parte delle loro vite. Rispetto in loro il non partecipare alla stragrande maggioranza delle boiate mediatiche collegate all’animalismo. A loro ed a tante altre realtà simili, però, mi permetto di suggerire di selezionare meglio chi collabora alle loro cause qui nel web (che è purtroppo, ormai, il primo veicolo per le cause di solidarietà, per le adozioni, per le staffette). Quando la voce di un pensiero giusto ha un megafono rotto e che distorce, i messaggi arrivano sbagliati e tanti, ma proprio tanti, dopo un po’ si stufano. Tanti, dopo un po’ si convincono che non sono sbagliati quelli che veicolano i messaggi, ma che è il messaggio stesso ad essere sbagliato. E comprensibilmente, voltano le spalle.
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Monologhi altrui

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“E niente, ce sta che alla fine me so pure ‘n tantinello rotto li cojoni! Cioè, nun je la posso fa più, me deve da crede a signò… tutti sti animalisti qua a dire che er bisnonno mio diceva questo e quello de le bestie e segnatamente de ‘sti zozzi pulciosi de sti cagnacci… Ma quanno mai, signò… mi zio che er cane era mejo dell’omo non l’avrebbe detto mai. E ce n’aveva de cani, signò, me deve da crede! Ce n’avrà avuti ‘n tutta a vita sua ‘na trentina… ma che sto a dì, che me possino… saranno state na cinquantina de bestie… Essì perchè je ne moriva uno l’anno bestia più bestia meno. Er più bello… guardi m’o ricordo… er più bello era ‘n cane tipo, che je devo dì, modello de Snupi, er cane che legge li libri sdraiato ‘n su a tettoia d’a casa sua. Ecco, c’aveva sto razza snupi che c’annava a caccia – sine era pure cacciatore alla faccia de ‘sti perecottari che je dicono che amava l’animali – ma j’è durato poco.

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Saranno state tutte que botte ‘n testa cor calcio d’o schioppo… che lui l’addestrava così sto razza Snupi. Bello na cifra signò, l’avrebbe dovuto vedè… er cane lì attaccato a’ cavija de sto bistrisavolo famoso che c’ho – che ce sta pure ‘n quadro a casa ma sti rosiconi de animalisti dicono che quelo nun è er bistrisavolo mio… che dicono ” er filosofo nun se mette a fa ste cose… visto pure quello che diceva sul conto de li cani…” – e sto Snupi se stava lì bono e se mi zio sparava e er cane se risentiva e se provava pure solo n’ fiato a movese je suonava sur cranio certe randellate. Saranno state ‘è botte ‘n capo… ma sto razza Snupi che se chiamava pure “Pjatelonterculo” nun è durato poi tutto ‘sto tempo. Me pare che je diede er prepensionamento a foco nemmeno l’anno dopo e se prese du cani razza Ispettorerex…
… che poi, pe dirle a lei, Signò… ce li vede quelli stivali? Sto bistrisavolo ‘mportante che c’avevo… che tutti vanno sparlando e dicendo che voleva più bene a ste bestie che all’omini… beh Signò quei stivali… nun me faccia dì bene cose zozze… ma je servivano che li faceva mette alla capretta sua personale… che senò ‘n certi frangenti quella je scappava…”

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Dichiarazioni spontanee di Biagio de Pascale, sedicente discendente del più noto Blaise Pacscal, che una troiata come “Più guardo al genere umano, più preferisco il mio cane” non l’ha mai detta!

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Animalisti sul piede di guerra: “Non si vive più, così!”. Il Lercio ed altre testate satiriche alla sbarra per danno esistenziale aggravato e continuato.

Roma (ROMA)
Era nell’aria da tempo, ma nessuno avrebbe mai pensato ad un’offensiva giudiziaria così massiccia ed articolata. Per la prima volta al completo, tutte le sigle della galassia animalista italiana, riunite sotto la sigla PInPA (Protettori INfaticabili Permalosi Animalisti) hanno indetto oggi una conferenza stampa per annunciare la scioccante iniziativa legale. “Trascineremo di fronte alla legge il “Lercio” e tutti quei seminatori d’odio che quotidianamente diffondono notizie false sui social network al solo scopo di minare la serenità dei volontari animalisti. Denunciamo una vergognosa operazione di sistematico attacco alla credibilità della nostra comunità. Proveremo, attraverso centinaia di perizie, l’insorgenza di patologie gravi nei tanti animalisti che quotidianamente, dai computer delle loro case, si adoperano nella diffusione di notizie riguardanti l’animal friendship e il benessere animale, senza distinzioni di razze e di specie. Parliamo di patologie gravi: insonnia, incubi, crisi di ansia e panico, sindrome da stress post-traumatico. “Lercio” e tutti i suoi sodali hanno le ore contate! Otterremo la chiusura delle loro sedi e l’oscuramento di tutti quei portali telematici che quotidianamente diffondono atroci falsità al solo scopo di vessare e terrorizzare la comunità animalista.”. Agguerrite parole d’ordine, insomma. La sensazione è che la battaglia sia appena cominciata. Al momento, dal mondo della satira italiana, ancora nessuna replica.
Unica precisazione, quella di Francesco Tullio Altan, il “papà” della Pimpa, involontaria testimonial della battaglia legale, che sommessamente fa notare: “Nessuno ha fatto formale richiesta per l’utilizzo del nome della mia creatura. E, comunque, siamo alle solite: Pimpa si scrive con la M!”.

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Avrei voglia…

… oggi avrei voglia di raccontarvi del rissone digitale pazzesco che ho scatenato sulla bacheca di una animalista. Non prendetela a male… io gli animalisti d’accatto e da Facebook ce li ho sul cazzo. E lo sono stato anch’io, quando ero uno smanettone facebookaro (che non è una parolaccia che c’entri con la pratica del bukkake) ingenuo, giovane e stupido. Però poi sono stato un attimo a guardare le cose di lato. Ed ho capito. Ed ho smesso. Sono 5 anni, signori, che non mi occupo più di animalismo d’accatto su facebook e vivo bene.

Il rissone in questione si è scatenato perchè, complici una serie di sadiche testate satiriche in circolazione, c’è una sovrabbondanza di link divertentissimi e spassosissimi ad articoli altrettanto divertenti e spassosi che denunciano le peggiori turpitudini e nefandezze contro il mondo degli animali. In nessun caso quel che si vuole è scatenare il panico. Sono semplicemente notizie divertenti e un po’ cattive messe lì, con la consapevolezza che tantissimi, ma proprio tantissimi creduloni, terrorizzati, le posteranno sulle loro bacheche per lasciare campo libero ad un vero e proprio scannatoio pubblico per repressi e frustrati che, in commento, vomiteranno la loro violenza verbale sui presunti autori del terribile fattaccio, per poi, nella migliore delle ipotesi, tornare a leggere e rileggere giallozafferano o ilgrandecomplottoplanetario. O, nella peggiore delle ipotesi, diffonderanno a loro volta la notizia – seminando il panico e contribuendo alla diffusione di leggende metropolitane tres chic.

Quella di ieri era godibilissima… e dice tanto sul livello culturale medio del mondo animalista italiano. Oltre che sulla credibilità dal 75, 80% delle tesi sostenute dagli animalisti italiani… per non parlare delle campagne generali di accorato allarmismo su questo o quel brutale fenomeno di violenza sugli animali.
Si sosteneva nell’articolo di ieri che un tale Stah Link, artista eclettico, avesse immerso un cane vivo nel cemento a presa rapida per la creazione di un’opera d’arte che immortalasse ad imperitura memoria la sofferenza di fronte alla morte. La foto a corredo era questa:

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Ora… sia onesto ed alzi la mano chi non conosce questo cane. Pompei vi dice niente? Ecco… appunto. Chiunque abbia frequentato quanto meno la scuola media con un minimo di dignitosa attenzione e sia stato poi lasciato uscire incolume da quegli edifici con un certificato di licenza media in tasca dovrebbe conoscere quella foto. Invece no: “Ammazziamolo” – “Colassi i figli suoi in quel cemento davanti agli occhi della madre” – “Sto rincoglionito, sciogliamolo nell’acido!” – “Blokiamo questa fiera de la vergognia (sic.)” – “Ma questi sprimenti addove li fanno! (sic.)” – “Povero peloso mio, guardate quanto soffre!”.

Io sono abbrutito, desolato, deluso. Incazzato no, ma provo pena. Provo pena per i tanti che, in buona fede, (io purtroppo costretto) ogni giorno contribuiscono con il loro denaro – ed in tempi di crisi è tanto! – al sostentamento in vita di creature del genere, attraverso diavolerie che si chiamano contribuzione fiscale e sistema sanitario nazionale. Questi dovrebbero estinguersi.. chi maltratta gli animali per davvero, finire in galera!
Provo pena per i figli di queste persone, squisitamente cresciuti nel rispetto di ogni forma vivente – anche dei “moscerini evitati perchè non si schiantino sul parabrezza” – ma palesemente esposti alla cialtroneria, all’idiozia ed alla più crassa ignoranza da parte di genitroi che, in buona fede, quei piccoli devono vedere come eroi. Genitori che, di sicuro, seminando stronzate, leggende, storie improbabili e palesemente false di terrore nella mente di quei bambini e quelle bambine, contribuiscono a creare i presupposti per un mondo impaurito, manipolabile, ignorante.

cane

Ecco… oggi io in realtà avevo voglia di parlarvi dello scaffale della Feltrinelli che avevo sotto gli occhi ieri mentre mi gustavo il concertino di presentazione dell’album “Maximilian” di Gazzè. Ma mi sono lasciato prendere la mano. Di pornografico mi viene in mente solo una battuta alla Luttazzi: “Vuoi spiegare cos’è la satira ad un animalista da tastiera? Buona fortuna, accomodati… è come se un toro sordo di inculasse. Sai, per cavartela è difficile. Sussurrare ai sordi è complicato!”.

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Non rompere il cazzo all’ippopotamo… che poi potresti chiamarlo pure “I canali di divulgazione non scientifica”… ma che misteriosamente è diventata una disquisizione dialettologica su una certa “cassetta degli attrezzi”.

Ippopotamo killer… che poi può essere anche
Orso sbranacampeggi… che poi può pure diventare
Mangiatori di uomini… che poi può anche evolvere in
Uomo sarai la mia preda!

Avete rotto il cazzo terroristi di merda!
La natura non è assassina. La natura semplicemente segue regole sue che non possono essere definite immorali o morali. Già non so quanto senso abbia parlare di morale tra bipedi umani… adesso ci mettiamo a processare la natura?

C’è qualche trimone che lo fa!

Urge una breve digressione di divulgazione vernacolare. Trimone è una parolaccia. Se mia madre la legge sul blog si incazza più che se scrivo cazzo o merda… perchè oltre ad essere volgare è anche dialettale, connotata sessualmente e fuori da un uso diffuso, comune ed in un qualche modo post-sessantottino che in Italia è diventata una qualità “patente” per le peggiori nefandezze tipo che so D’Alema e simili.
Però Trimone lo dice sempre Michele Emiliano, ex Sindaco di Bari, prossimo futuro stupratore della Puglia Peggiore… e quindi si può dire. L’ha twittata lui ad un ragazzino di meno di diciotto anni… le dice lui le parolacce ad un minorenne… non la posso scrivere io sul blog?

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Di sicuro non sapete cos’è un trimone se non “provenite” (cit.) dalle province di Bari e Bat… ora vi spiego:
Trimone è una espressione vernacolare tipica della vecchia provincia di Bari, da poco scissa in Provincia di Bari e Provincia di Barletta-Andria-Trani. L’espressione trimone letteralmente nel dialetto di Corato (BAT) indica con precisione il manico della zappa, quello che i coratini definiscono “tremmone” (sic!). Per una serie affascinante di metafore, originariamente era utilizzata per definire l’allocco imbambolato, tanto da essere praticamente sempre utilizzata nella forma completa di “trimone a vento” a definire l’idiota che resta inebetito ed inerme di fronte ad ogni sviluppo della sua esistenza proprio come il manico della zappa, durante una giornata ventosa, quando l’attrezzo è rigirato e posato in terra verticalmente, in balia di ogni alito superiore ai 3 km/h.

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In tempi recenti, l’espressione dialettale è passata ad indicare il gesto della masturbazione. Questo utilizzo non deve lasciare perplessi o stupiti. Se vogliamo la trasformazione di significato è ancora più affascinante. A partorire questo nuovo utilizzo, infatti, contribuiscono una serie di metafore meno evidenti ma più affascinanti. Tutto deriva dal fatto che il maschio medio tende a convincere i maschi vicini medi del fatto che il suo coso “medio” non lo è per niente… e che quindi è assimilabile ad un manico di zappa… che per maneggiarlo è necessaria forza e perizia… che la sua consistenza è nodosa e la sua possanza indiscutibile. Proprio come un margiale. Sulle proprie doti virili il maschio medio ha poi sviluppato la digressione del “trimone a tre marce”  richiamo inconsapevole alle marce del frullatore Girmi spesso citate da Villaggio (cfr. “Fantozzi contro tutti” BUR, pg.38 sgg.) ma questa è solo la dimostrazione di quanto sessualizzata sia divenuta l’espressione.

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Non stupisca il fatto che come per la “sega” settentrionale, il “trimone” levantino alluda ad una applicazione di doti manuali e di energia fisica: si tratta di una efficace metonimia che attraverso l’allusione alla vigoria dello sforzo fisico vuol definire il gesto. Allo stesso modo e seguendo lo stesso percorso definitorio, il gesto della masturbazione come spreco inutile di energie è passato a definire nel gergo comune un soggetto inadeguato, solitario, incapace di relazionarsi correttamente col prossimo.  Per semplificazione di significati, l’uso è stato poi esteso agli idioti, gli stupidi, i cretini (precisazione necessaria, i tre precedenti non sono tecnicamente solo sinonimi). In un percorso ciclico, dunque, l’espressione trimone è ritornata alla sua accezione primigenia, qui in Puglia.

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La sessualizzazione dell’espressione è ancor più evidente se si tiene conto che l’utilizzo al femminile è rarissimo… presente ma rarissimo.

Questa digressione dotta su una espressione dialettale serviva giusto a tre cose:
– precisare che non sono un dialettologo ma che ci tengo alla cultura ed alle tradizioni del posto dove sono nato… soprattutto le peggiori…
– chiarire subito che cambiare registri stilistici è bello e stimolante ma che scrivere in modo accademico è una rottura di coglioni immane e dimostrare a me stesso ed a tutti voi che chi – come un certo associato – scrive solo in modo accademico è un trimone che non sa scrivere…
-insegnarvi una parolaccia…

Ciò detto, l’ex Sindaco di Bari, candidato alla Presidenza della Regione Puglia, se ha voglia di attaccar briga con te, potrebbe darti del “trimone” in pubblico su Twitter. Non è escluso che passi di qui, legga il post, si senta offeso e mi dia del Trimone.. ma questa è un’altra storia!
Comunque, tecnicamente, se lo fa un ex magistrato, posso farlo pure io! Ed io ho voglia di attaccar briga con qualcuno, oggi… precisamente con gli autori della programmazione di NatGeo Wild (409 Sky).

Ecco, sì, io in realtà volevo dirvi oggi di quanto sia tragicomico guardare alcuni canali che nell’uso comune vengono definiti di divulgazione scientifica. Di quanto sia divertente tifare per gli orsi e gli ippopotami quando squartano ed ammazzano le persone “alla televisione” durante certi pseudo “real life documentaries” che vorebbero essere divulgazione scientifica ma sono un gradino sotto il terrorismo della buonanima di Bin Laden.
Però, credetemi… mi scappa da cacare.
E poi ‘sto post è già bello così!

Ne parliamo domani, dai!

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Chi non ama non può capire. Ovvero: gli animalisti son gente simpatica (demi-cit.)

Lui non ti abbandonerà mai!
Solo nel rapporto sincero con un peloso puoi scoprire il vero amore!
Conosci un altro essere vivente capace di vivere e morire per i tuoi occhi?

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Queste sono solo alcune delle frasi che un animalista convinto utilizza quotidianamente sulla sua bacheca virtuale e nelle sue conversazioni reali per esprimere al mondo tutto il suo amore per il suo peloso, i suoi pelosi, i pelosi che vorrebbe accanto ma non può avere.

Queste sono anche alcune delle frasi che più celebermente vengono utilizzate come status acchiappamipiace… assieme ai ricordi dei cari estinti, alle considerazioni su un parente, agli status iracondi su quanto il Mondo ci detesti.

Io le ho scelte in modo provocatorio e dissacrante.

Oggi volevo parlare di animalisti, del loro essere la più terribile minaccia per la natura e le specie animali, del loro profondo odio verso ogni essere umano non la pensi come loro ed assieme della loro oscura fiducia nella evoluzione, nella scienza, nella tecnologia come unica arma in grado di porre un freno alle leggi barbare della natura e permettere “agli animali” di vivere finalmente sereni e in pace! Oggi volevo parlare della perversione di coloro che sostengono di amare gli animali e la loro umanità, ma pretendono di insegnare alla Natura a non essere violenta, in un delirio di etichette tutte bipedi per definire quello che umano non è e non sarà mai. Oggi volevo parlare di chi definisce terribile e straziante la morte di un agnello per bocca di un lupo o d un uomo, dimenticando che siamo qui perchè, anche perchè, il lupo mangia l’agnello e lo mangia mentre ancora lo sta uccidendo. Oggi volevo parlare di quelle bestiacce maledette che odiando profondamente l’uomo non fanno altro che umanizzare la natura attorno attribuendo al proprio animale da compagnia atteggiamenti umani, giustificando comportamenti sulla base di interpretazioni che se ne strafottono di duecento anni di etologia. Oggi volevo parlare di chi cresce in casa macchine da ansia e da morso come i cani non socializzati perchè non concepisce che il proprio cane, nel contatto con i suoi simili (i suoi simili cioè gli altri cani, non bambini o persone) sperimenti il gioco, il morso di rinforzo, il confronto, la gerarchia (tutti comportamenti barbari e terribili, violenti e ferali… che chissà perchè hanno fatto arrivare a noi una specie intatta, integra e… senza intervento umano potenzialmente equilibrata). Oggi volevo parlarvi di quando ho provato a spiegare ad alcuni animalisti che il mio cane gioca con gli altri usando bocca e denti senza alcun pericolo di fare male (e pesa 40kg) da quando sua madre, dopo un gioco troppo impetuoso, l’ha morsa sfregiandola al viso (come accade a tutti i cani cuccioli al termine del “corso di vita canina” impartito da ogni madre). E volevo riportarvi qui le bestemmie e gli improperi al mio indirizzo di bipede senza cuore, capace di provare gioia per il dolore della propria creatura e per la violenza tra due animali.

Oggi volevo cominciare a parlare degli animalisti cialtroni e del mio personale concetto – da animalista – su questi signori. E credo di averlo fatto. Poi mi sono accorto che per essere preciso ed esaurire tutto in un post avrei dovuto fare una lista. E ne ho già parlato al post di sopra (poi qualcuno mi spiegherà come linkare il post di sopra…) di quanto io detesti le liste. Per cui comincio oggi e proseguo tra un po’, un po’ per volta.

Ah, sì, parlando di animali e perchè non manchi mai nulla… mi sono accorto di aver elaborato meglio quel concetto sull’animal-sex come enorme metafora della circonvenzione di incapace e delle clausole accessorie non correttamente specificate. Ma di quello, come della colonna destra di FB e di altre amenità, avremo tempo!

Ah sì… più di uno avrà qualcosa da dire sull’incipit di questo post… già lo so!

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