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Un anno…

Mi sono tolto la tutina della Chicco e sono uscito nel nulla infinito… per un anno intero! Si può fare ed è divertente… quel che resta è sapere dove sta ripiegata la tutina della chicco. Sapere dove sta conservata la casina delle api… ed alla prima che sale in casa per scopare da oggi… far prendere un colpo. Sai che risate se le dici “Cara vatti a fare bella bellissima per me…” e poi ti fai trovare sul letto con una tutina celeste e bianca a stelline, bella allacciata… con l’iPad che suona “Twinkle Twinkle little star” e tu che ti muovi come un poppante che cerca di afferrare le api che girano vorticose e non ci sono e le vedi solo tu? Muore… e nessuno può accusarti di niente!

Malatissima come cosa… quasi come quando per dire che non stavo molto bene tipo che avevo la peste della cacca mi espressi in questi termini con una cara amica: “Guarda, dovresti vedermi in questo momento… seduto, bellissimo, un puttino del Bernini… solo che zampillo dal culo, zampillo marrone!”.

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E se per una volta parlassimo di gang-bagn emozionali?

Rovesciamo la prospettiva in questo settegennaio che sa di primo giorno di scuola dopo le feste. Rovesciamo i punti di vista proprio oggi con un post che è programmaticamente ucronico… e che sposta altri post in altri posti. Per farsi strada ed esserci, in tempo, per la campanella del primo giorno di scuola del 2016. A letto presto, sveglia presto. Il tempo di finire il post.

All’anno nuovo non ho chiesto nulla, non ancora. Mi sento un alieno a non averlo fatto. Allo stesso tempo la banalità mi fa sentire alieno da me stesso. Sono strattonato qua e là. Che fare? Io lo so che fare. Chiedere, perchè chiedere non costa niente. Ma non chiedere nulla all’anno nuovo.

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All’anno nuovo non devi chidere mai nulla. E non solo per non sentrti adosso il puzzo stantio del sempre troppo banale. Le domande all’anno nuovo sanno di cantina, di mercato delle pulci, di abiti e accessori militari usati messi sulle bancarelle alla festa patronale. Non è solo perchè non sei banale, che non devi chiedere nulla all’anno nuovo.
E’ una questione di orgoglio, di volontà. Non voglio sia qualcun’altro o qualcos’altro ad avere il controllo su quello che mendicando mi arriverà tra le mani nell’anno venturo. No!
Ho smesso di mendicare. Non m’è piaciuta la versione piccola fiammiferaia che ho dato di me, accucciato, scialleinspalle, il sorriso malinconico di Oliver Twist e… “Please Sir, can I have some more?”.

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All’anno nuovo non ho voglia di mendicare nemmeno la salute. E’ scontata e banale. E per chi non crede come me, è ancor più una questione di culo e di responsabilità. Sì, imploro l’anno venturo di non farmi incontrare un meningococco… ma alla fine se continuo a ridurre le sigarette e continuo a ridurre i caffè e riesco a controllare meglio il sonno, di sicuro sto meglio. Non è un regalo dell’anno venturo. Non m’arriva impacchettato il kit “fumamen-dormiben”. Non hanno inventato ancora i cerotti alla caffeina. E i pocketcoffe non sono una alternativa valida e salutare, ok? All’anno nuovo chiedo la cortesia di non farmi inciampare in untori ed appestati… ma nulla di più. A me, nel prossimo anno, provo a chiedere un pochetto di denti stretti in più per dire un po’ più di no. Sigarette e caffè sono solo una questione di semplici no! I no… i no li dico io. Sono io a richiudere il pacchetto, sono io a lasciare gli spiccioli a casa. I no  non li stampa su cartoline precetto l’anno nuovo. No… Non t’arrivano a casa.

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Quante volte ho letto la parola serenità in questi primi sei giorni? Tanto da leggerla ormai con ansia. La serenità di, la serenità per, la serenità in… la serenità è finita in un’orgia di preposizioni semplici ed articolate… e s’è perso il suo significato. Un “Chi l’ha visto?” anche qui, servirebbe… che ci dica che fine ha fatto il significato proprio di una parola così placida e tranquilla, così anestetica. Come si può trattare con questo palese disonore il significato della parola serenità? Come si può essere così irrispettosi con una parola così pacata ed inoffensiva? E come si può essere così tanto tristi e così tanto contriti da non accorgersi che si sta chiedendo solo una anestesia, di quelle forti e potenti? Serenità non ha colori, come l’acqua. Neutra, neutra in tutto. Stai ben sicuro che non sarai triste o agitato, ma sta ben certo, non ti solleticherà la schiena, non salterai sulla sedia nè per piacere nè per paura. Non ti batterà forte il cuore, niente farfalline nello stomaco, niente cazzinculo (gravissimi o meno) vero, ma nemmeno cuoringola.

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E davvero? Dite davvero? Un cuoringola, le farfalline, i salti sulla sedia, uno al giorno, magari, non valgono qualche sbuffo? Davvero meglio il piatto d’un elettroencefalogramma piatto? Davvero meglio il mare una tavola, con l’acqua che non si muove? Le onde… le onde non vi servono? Le avete mai viste le onde? Le avete mai fiutate le onde? Le avete mai prese le onde? Cercate, inseguite, tuffandovici dentro mentre arrivavano? A siluro? Col cuore in gola di bimbo piccino stretto da mani forti di babbo grande che ti tengono forte seduto al quasi sicuro e ti fanno gustare l’onda che arriva e a te bambino sembra enorme e poi si schianta, si frantuma ed a te arrivano solo spruzzi e ti bagni ed è bellissimo lo schianto il rumore il gelo pungente, la paura scampata, l’abbraccio di un padre… e cazzo il cuore in gola e sei felice! Quando l’onda ti cresce davanti sereno non lo sei per niente. Nemmeno nell’abbraccio di un padre. Nemmeno alla trentesima onda. Quando l’onda si schianta e ti bagna e ti doccia e ti ghiaccia, sereno non lo sei per niente. Felice, scampato, piccolo Achab in culo alla balena!

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Tenetevi pure la serenità di mari a calma piatta. Tenetevi strette le linee piatte degli elettroencefalogrammi piatti dei cuori anestetizzati e dei cervelli che non si svegliano. Tremate ogni volta che bussano alla porta inaspettati: “E chi sarà?!”. Io esco, esco di casa. Voglio gioire, voglio godere… e non è certo al prossimo anno che io debba chiedere il permesso o mendicare appuntamenti.

Voglio sentire un orgasmo nel cuore, nella schiena, dietro la nuca, lo voglio ogni santo giorno. E voglio dedicare ai giorni che verranno quel pezzo odiatissimo, odiosissimo di Kurt Cobain: “Rape me!”.
Eccole le gang bang… non malinconiche, Biondoddio, non malinconiche. Non voglio malinconia. Preferisco pugni in faccia, emozioni forti, emozioni che mi buttino sul letto, mi leghino tra le lenzuola, senza farmi muovere. Mi possiedano, si lascino possedere. Gang bang emozionali. Tutte assieme, su di me e poi sotto di me. Voglio sentirle dentro, voglio sentirmi dentro di loro. Disordinatamente, senza logica, senza altra logica se non quella di godere.

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Non voglio aver paura di venire dentro, dritto dentro al cuore di ogni singola emozione. Puntar, mirar, godi! Voglio godere dentro la vita, col cuore in gola. Senza pensare alla vita, prendendomi tutto, con la paura che domani io non abbia la stessa fortuna, che la caccia domani sia magra. Senza controllare i muscoli, senza rallentare i ritmi, senza trattenere i pensieri. Per una volta me ne frego, se ci godo solo io! Non è una questione di merito: godere e gioire non sono esperienze che si guadagnano. Si arraffano, si prendono, si vivono. All’anno prossimo non voglio nemmeno chiedere scusa, se non chiederò il permesso!

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 Benedetta la funzione “programma”…

Pessimi miei, mai sufficientemente vituperati, è con estrema e proverbiale cortesia che mi impegno a ricordarvi anche quest’anno che: “Non saranno un pugno di lenticchie, una zampa di porco fasciata con la guepierre argentata “collezione Levoni 2015″ ed una pezza da culo rossa a farmi dire che il prossimo sarà un Buon Anno!”.

Siate felici con distinta moderazione, grazie…

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Botti di fine d’anno, Santiago e gli animalisti d’accatto. Diventerò anti-volontari animalisti!

(ucronia off… mi ritrovo a condividere con voi una nota scritta ieri dopo un incidente verbale con gli ennesimi animari… ne scopro e ne blocco ogni giorno una decina!)

Io, lo dico veramente, sto pensando di cancellare qualsiasi forma di adesione o partecipazione ad iniziative benefiche o di sostegno alle associazioni che si occupano di animali. Lo dico col cuore in mano e con enorme rammarico perchè conosco persone che, quotidianamente e spesso con enormi sacrifici economici e di “tempo vita” si dedicano all’assistenza, al salvataggio, alla sistemazione in adozione di tanti ex randagi. Purtroppo, e lo dico a tutti, siete malamente assistiti dal mondo di Facebook e dal mondo dell’animalismo d’accatto. Siete mal assistiti dagli animalari! Poggiate tanto del vostro lavoro sulle spalle di “volontari”(?) pericolosamente imbecilli. Gente che, con il solo bisogno di apparire, di indossare dolore e tristezza come medaglie da esibire ad ogni manifestazione o fiera, riesce a mettere in mostra solo idiozia, ignoranza, violenza verbale, irrispettosità ed intolleranza. Oltre a tonnellate di umana insensibilità che farebbero impallidire esperti del settore come Hitler e Pol Pot. Piccolo dettaglio: la stragrande maggioranza di questi angeli vendicatori della causa animale, sanno a malapena distinguere un Terranova da un Jack Russel Terrier.

A convincermi di questo, ad esempio, le centinaia di accanimenti terapeutici che ogni giorno vengono diffusi online – a seguito di catene di Sant’Antonio al cui fondo c’è sempre e solo la richiesta di quattrini, soldi, denaro e bisogno di protestare una “sensibilità” molto distorta – con tanto di foto del povero peloso straziato da un incidente o ridotto ad una carcassa da una malattia cui spesso non c’è rimedio. Le persone che postano e diffondono queste “robacce” strappalacrime e strizzaportafogli, portando avanti album snuff con tanto dei dettagli piùstrazianti del “paziente” sono le stesse persone che quotidianamente invitano chiunque a firmare per le leggi sul “fine vita”, per la libertà di scelta “sul come e quando interrompere le proprie terapie” e invitano a supportare battaglie come quelle sull’eutanasia. Strepitano contro la Chiesa che pretende di imporre un “pensiero unico” in tema di morale, etica e vita privata, salvo poi manifestare un integralismo innato non appena si trovano di fronte al “dubbio”. Un uomo ha diritto di interrompere le terapie, se giudica la sofferenza che patisce eccessiva, se crede che la sua condizione mini insostenibilmente la propria dignità. Una bestia che sceglie di smettere di mangiare e di muoversi, per se stessa manifesta la voglia ed il desiderio di morire secondo ogni manuale di etologia, ma… “No, non può finire così! Io devo salvarti! Ogni giorno devo compiere un piccolo miracolo!”. In barba alla volontà etologicamente espressa della bestia in questione. “Perchè solo noi volontari sappiamo quel che lui prova, quel che lui vuole!”. Il peggio siete voi, miei cari. Siete voi l’ipocrisia più detestabile. Mi chiedo quale differenza ci sia tra il camorrista che gestisce come un lager un canile convenzionato con qualsiasi Ente collegato allo Stato, per lucrare sul numero e sul trattamento dei cani rinchiusi, e voi, che quotidianamente per gonfiarvi e appesantirvi il petto di “medaglie” questuate per continuare accanimenti terapeutici dolorosi, violenti e contro la dignità degli animali che dite di amare. Una differenza c’è: almeno il camorrista non finge. Non pubblicizza un mondo fatto d’amore. Un camorrista fa il suo lavoro: ingrassa le casse della sua organizzazione. Voi ingrassate soltanto il vostro ego, spesso senza alcuno spirito critico, continuando a diffondere richieste di denaro per raccolte fondi ormai finite causa “morte del peloso”. Spesso vi rendete comlici di accanimenti terapeutici al limite della tortura, su cani che solo veterinari senza scrupoli definirebbero “forse salvabili al prezzo di un miracolo”. Quel che è peggio, contro ogni spirito critico, rispondete con un bombardamento di insulti da santa inquisizione, augurando a chi solleva il dubbio di patire pene draconiane, malacci incurabili e compagnia cantante. Spesso dimenticandovi che pochi post più su avete diffuso il video promozionale della associazione Coscioni che si batte per una riflessione reale ed umana sul “fine vita”.
Siete davvero il peggio. Soprattutto perchè, molto spesso e per tantissimi, siete le facce dell’animalismo vero. Chiusi in casa e senza una vita reale da declinare giorno per giorno, lontani anni luce dalle mani sporche e dal tempo per la vita che non basta mai, perchè se ne dona più del dovuto alla cura quotidiana dei cani e dei gatti che stanno nei rifugi dei volontari, quelli veri. Pochi sanno che il vostro contributo all’animalismo è la diffusione acritica di tutto quel che vi arriva sulla bacheca, restituito ai vostri follower con un ricarico allucinante del vostro ego, della vostra distorta sensibilità, del vostro bisogno di apparire i più paladini tra i più crociati. Nella maggior parte dei casi, avete accarezzato un cane per strada venti volte nell’ultimo semestre.
E il peggio, il peggio ancora e di più, si scatena sui casi nazionali dell’animalismo. Prendiamo il povero Santiago, il cane di Ploaghe (SS) colpito al volto da una fucilata e salvato da un gruppo di bambini che lo avevano trovato rifugiato in una villetta del paese. Per un giorno intero avete diffuso dichiarazioni di guerra alla gioventù di quel paese, senza porvi mezza domanda, senza avere un quarto di dato, senza sapere dove fosse nemmeno, Ploaghe. Fosse successo a Giovinazzo, avreste fatto lo stesso. Se non ve ne foste accorti, con tutti impegnati nei preparativi del cenone, senza l’intervento di quei bambini e ragazzini che avete messo alla gogna, Santiago sarebbe morto tra quelle aiuole! Dopo aver augurato tutto il male possibile ad ogni singolo bambino o ragazzino di Ploaghe, colpevole di aver messo un petardo in bocca a quel cane, appresa la verità dagli organi di stampa, senza un briciolo di scuse, senza un millimetro di marcia indietro, vi siete sperticati in proclami antivenatori, augurando ai cacciatori, ai figli dei cacciatori, alle mogli dei cacciatori tutti le morti peggiori (io detesto i cacciatori ma conservo stretto al cuore il cosidetto minimo buon senso). E adesso… crocefiggete me perchè non firmo e non condivido la vostra petizione a che “Il sindaco del Comune di Ploaghe faccia tutto il possibile perchè Giustizia sia fatta per Santiago”. Dimenticandovi anche di porgere magari le scuse a quel primo cittadino, rappresentante istituzionale ed emozionale di quella comunità che fino a due giorni fa era animata da sadici massacratori di cani. Dimenticandovi che quel sindaco ha già garantito il pagamento fino all’ultimo centesimo di quanto dovuto ai veterinari che in queste ore stanno cercando di salvare quel cane. Perchè, si sa, Santiago fa notizia, oggi. Quale sia la differenza tra chi sfrutta l’immagine di qualsiasi animale per far soldi e voi che sciacallate sulle sofferenze delle bestie per fare bottino di ego, mi sfugge.
Infine, la nota di colore, la sottile ironia che butta tutto nel ridicolo più assurdo. Ricevo queste tre righe in croce da una persona che mi ritrovo sulla bacheca perchè sei o sette anni fa adottò un cane nel rifugio di Giovinazzo e mi chiese l’amicizia dopo che avevo augurato ogni bene a quel peloso, appena saputo della sua adozione. “Tu sei davvero un imbecille stronzo e cretino. Bravo continua così augurare la morte alle persone che sparano i botti contro gli animali. Noi dobbiamo far vedere che siamo bravi cristiani e non auguriamo il male e sensibilizziamo”. Questo perchè a differenza di altri, non sopportando le ipocrisie del politically correct, conscio che l’idiozia umana non ha mai fine, so che anche quest’anno si sparerà e anche quest’anno a farsi male saranno persone e animali. Purtroppo sono una persona che riflette ed a differenza dei tantissimi che in queste ore augurano mutilazioni, moncherini, occhi sfasciati, mi permetto di dire che preferirei la morte di chi spara un petardo alla sua menomazione. Non foss’altro perchè non si aggiungerebbero stupidi costi sociali che si chiamano pensioni di invalidità, soldi stupidamente detratti al bene comune per essere assegnati al sostegno dell’idiozia dei singoli. In risposta mi viene fatto notare che “Mio padre è invalido del lavoro come ti permetti di parlarmi di pensioni”. Mi vien da rispondere: “Tuo padre non si è cercato l’invalidità, tuo padre è stato vittima di un incidente e come tutte le vittime di un incidente o di un malanno vero ha tutta la mia comprensione. Sono ben felice di sostenere tuo padre contribuendo alla sua pensione. Sono cose diverse”. Alla fine, voglio dire, sarei più contento di versare quel contributo, piuttosto che alla pensione dell’idiota che si è fatto saltare una mano, al sostegno alle attività di un rifugio per cani. L’idiozia purtroppo galoppava verso altri lidi ed ho deciso semplicemente di bloccare il contatto.
Vedete, conosco tante brave ragazze e qualche bravo ragazzo a Giovinazzo che si sbatte quotidianamente e senza risparmio per proteggere e accudire tanti cani in una struttura quasi completamente autofinanziata. Nella maggior parte dei loro post riconosco la genuinità di un impegno costante e continuo, che assorbe la gran parte delle loro vite. Rispetto in loro il non partecipare alla stragrande maggioranza delle boiate mediatiche collegate all’animalismo. A loro ed a tante altre realtà simili, però, mi permetto di suggerire di selezionare meglio chi collabora alle loro cause qui nel web (che è purtroppo, ormai, il primo veicolo per le cause di solidarietà, per le adozioni, per le staffette). Quando la voce di un pensiero giusto ha un megafono rotto e che distorce, i messaggi arrivano sbagliati e tanti, ma proprio tanti, dopo un po’ si stufano. Tanti, dopo un po’ si convincono che non sono sbagliati quelli che veicolano i messaggi, ma che è il messaggio stesso ad essere sbagliato. E comprensibilmente, voltano le spalle.
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Buon Anno Nuovo, Stronzi!

Non saranno, nell’ordine:
– ‘na pezza da culo rossa
– un pugno di lenticchie
– ‘na zampa di porco
… a farmi dire con serenità che questo sarà un anno migliore.
(cit. di uno che quando c’era splinder e non potevi programmare postò questa frase ed erano le 00:00 del 1 Gennaio 2006 e ci vuole coraggio e tanta convinzione a farlo!)

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Ma la mia incrollabile fede Annonoviana mi aiuta, mi rende sereno e felice nell’augurarvi uno Spettabile (cit.) Anno Nuovo che porti nella vostra vita serenità, gioia, soldi, successo, donne (per tutti, basta che le signorine mi avvisano quando arrivano nella loro vita altre signorine che a me le lesbiche mi piacciono) senza l’intervento di maghi e fattucchiere. Ah, sì, come al solito tanta stitichezza emozionale… che se vi scappa da cacare quando siete felici è triste!

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Auguri, davvero. Un bacetto sulle guance a tutti! Soprattutto se siete bone…
Eccezionalmente oggi: anche se siete mamme!

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Allora, tipo che oggi parliamo di religione… ma proprio poco!

Annonoviesimo… è la mia religione. Credere nell’Anno Nuovo.

Come ogni buon aderente alla religione che si rispetti, ‘sta chi lo fa in linea teorica e di principio, chi lo fa veramente e ci crede e rispetta tutte le regole e i precetti.
Ci stanno i cattivi cristiani… ci stanno i cattivi musulmani… ci stanno i cattivi Annonoviani.
Io sono un cattivo Annonoviano. Stilo sempre una lista di buoni propositi. L’ho fatta ieri. E se oggi non linko la pagina è perchè siamo ancora all’anno vecchio… ma vediamo da dopodomani! O pure da domani, non lo so , dipende.

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La religione è facile: credere sempre che l’anno nuovo sia meglio di quello passato ed augurare in tal senso un anno nuovo migliore anche a chi ti vuole bene a chi tu gli vuoi bene, alla gente importante… che per gli annonoviani convinti è comunque poca perchè non si tratta di ottimismo ma di speranza. E’ la speranza dei disperati… o di quelli che adorano darsi i bacetti sulle guance e dire auguri ma non credendo si sentono tagliati fuori a natale e Capodanno ed epifania ed allora si inventano questa religione per giustificare almeno un bacetto sulla guancia convinto dicendo “Auguri” senza dover stare a spiegare, dire, fare perchè oggi sì ed a natale no… che la gente mica ci pensa davvero che gli auguri di natale sono una cosa seria. Se ci credi davvero, eh!
Io adoro darmi i bacetti sulle guance… quindi mi sono inventato sta religione.

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E siccome siete stronzi ma vi voglio comunque bene perchè coi vostri soldi e la vostra pubblicità “Volevo vivere felice poi mi è scappato da cacare” manderà i figli che un giorno avrò – forse – all’università… beh, in un modo o nell’altro ‘sta cosa ve la dovevo spiegare oggi, visto che domani troverete una cosa che non vi aspettate. E non mi andava che pensste: “Vedi questo coglione… oggi fa gli auguri… ma se non li ha fatti a natale?!”.

Passate una buona vigilia e ringraziatemi… non ho postato in questa vigilia il post della vigilia di Natale. Alla fine, le vigilie sono sempre le stesse, no? No… qui no!

Ah sì, posso fare un saluto?
Auguri ala mia amica Lorena ed alle appassionate e collezioniste di pelouche che miagolano cioè di gatti. Oggi è San Silvestro quindi credo si festeggi il loro protettore. Auguri Lorena e tutti gli amici gattari da casa.
Finiamola co’ ‘sta storia che sono solo F gli umani amanti dei gatti e cioè gattare!

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Oggi è il giorno più di Merda dell’Anno! Che poi dovrebbe essere un post in cui si parla di buoni propositi prima della scadenza…

Di cosa sia la vigilia e della sua valenza ne abbiamo già parlato il giorno 24 dicembre e dovrei mettere un richiamo alla pagina ma non lo faccio eppure è di questo che parleremo oggi.

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Oggi che è Antivigilia… quindi un giorno in cui si attende un giorno in cui si attende. Quello che aspettava Godot, quando si è inventato la storia di quelli che aspettavano Godot, pensava al 30 dicembre.
Il 30 dicembre è un giorno di Merda. Se poi voi siete anche di quei pervertiti che vanno in chiesa come perversione e che quindi guardano il calendario per sapere a chi fare gli auguri, sappiate che nel 30 dicembre è stato concentrato un elenco di cosi dai nomi inutili… per cui difficilmente oggi romperete il cazzo a qualcuno costringendolo in uno dei 364 giorni a seguire a ricordarsi che dopo aver cercato il vostro giorno fortunato deve farvi pure gli auguri. E questa è una cosa che si chiama Onomastico.

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Il 30 dicembre non è buono nemmeno a fare gli auguri-pompino (che hanno la stessa funzione dei commenti-pompino ma non solo dentro i social bensì nella vita di ogni giorno). Il 30 dicembre non serve proprio a un cazzo. Anche perchè i buoni propositi, che sono il sale di ogni fine anno… che se arriva l’anno nuovo e devi ancora trovare i buoni propositi cominciamo proprio male, i buoni propositi si scrivono il 31.

A me però quelli che non servono a un cazzo mi stanno simpatici… a meno che non mi pesino sul portafogli o non si droghino o cose così. Quindi ho deciso che i miei buoni propositi per l’anno venturo li scrivo oggi e traccio oggi una riga… che domani sai che palle farlo? Domani so già che scrivervi.

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Allora: i miei buoni propositi, cioè quello che tecnicamente da un cinico di merda ome me non ti aspetteresti perchè dice che io non credo in niente nemmeno nel nichilismo sono quelli di:
– Spiegarvi domani cosa significa “Annonoviano” e “Annonoviesimo”… perchè giustamente si fanno gli auguri se si crede in qualcosa… e io credo molto nell’anno nuovo, appartengo a questa religione… solo che sono un pessimo praticante molto credente. Ah sì questo non vale perchè domani non è anno nuovo…
– Scrivere e completare: “Volevo vivere felice… poi m’è scappato da cacare”.
– Scrivere e completare una raccolta di racconti brevi, stronzi, surreali, cattivisti e pure un poco zozzi… dal titolo ancora non lo so…
– Controllare lo sfintere anale e farmi scappare da cacare il meno possibile.- Imparare a dire No! (e qui si sputtana quell’aura di cinismo? boh forse sì ma essere sinceri è un buon proposito che ho fatto e che sto rispettando più o meno sempre).

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– Aumentare la viscosità di questo blog, cioè mettere il link quando cito un post precedente così gli stronzi che passano a leggermi incuriositi cliccano ed uamnetano il numero di pagine visitate e questo diventa un blog vendibile anche come prodotto commerciale… non provateci a copiarmi, stronzi, i vostri blog commerciali non lo sono nemmeno per il cazzo.
– Scrivere con meno parolacce e con uno stile più aulico (per ricordasrmi di essere un pessimo praticante dell’Annonoviesimo” devo sempre mettere cose che non farò,. tipo quando dici “Essere sempre preparato all’interrogazione, non fumare più le canne, smettere di fare i bocchini a tutti quelli che mi fanno gli occhi dolci nel bagno del bar dove vado…”).
– Tenere educatamente lontane le persone nocive.
– Spiegare educatamente che sono un essere umano e come tale vado trattato senza troppi scossoni. Se uno lo hai spiegato bene e non capisce, scuoterlo forte tipo calci pugni pietre e mazze e questo si chiama legittima difesa.
– Scoprire il segreto di quella cosa che si chiama felicità, senza dare le chiavi dell’auto che hai guidato per arrivare lì a nessuno… che finisce sempre che ti ci lasciano solo in quel posto, senza nemmeno la tua macchina e tu che non ci sei mai stato ti spaventi perchè a casa non sai tornare.

Niente, in buone parole e in poca sostanza… ecco tutto.

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Ah, sì… il collegamento alla pagina del 24 non lo trovate. Non ora… vale dal prossimo anno!

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