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Radio quindinononvatuttobenen . Potrebbe essere un deja vu

O un di già sentito che in francese no so come viene ma questa canzone che ascolterete a commento altre volte a me piace assai. E soprattutto trovo delizioso il suo video… e ve ne ho smaronate coi Baustelle ma va bene così! Vi adoro… prendete pure:

Gomma dei Baustelle

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Radio Quindinononvatuttobene – Bastonarne una…

Questo pezzo è mio, come la piazza di Nuovo Cinema Paradiso. Ed io lo devo proteggere! Perchè sì. E basta.
Il verso “C’è un amore che non muore mai, più lontano degli dei, a sapertelo spiegare che filosofo sarei!” è mio… e basta. L’avranno usato trecentomilioni di persone dedicandolo ad altre trecentomilioni di persone… ma per dire, è una questione privata… e deve restare privata! Non si può riciclare. Non si può condividere. Non si può mandare in giro con leggerezza, facendo finta non sia nulla di che!

Baustelle – Gli Spietati

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Radqio Quindinononvatuttobene – FRNCPL1

E niente arrivammo anche a questa… alla versione cover di “Lady of a certain age” dei Divine Comedy. E però questa si chiama “Signora ricca di una certa età” e la cantano i Baustelle…. che ne fanno una cover esegetica.

E questa la cantarono che era il 2011 nel tour de I mistici dell’Occidente al Demodè a Bari. E mi innamorai di più, quella sera. Della delicatezza non solo dei Baustelle.

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La spalla sinistra

Ed il sinistro in psicologia ha tutti significati introspettivi, di accartocciamento, di riflessione, di involuzione, di reverto, di torno indietro al passato. Nel mondo arabo ovviamente tutto è a specchio. Dipende dal nostro sistema di lettura. Come nelle composizioni fotografiche. Sinistra è Alfa, Inizio. Ma, ovviamente, già dal giorno dopo di Alfa, è ritorno, passato, ancoraggio… quindi non decisamente sempre un bene.

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A sinistra c’è una gattina vestita da santa bizantina. Ha addosso un pannolone, da sopra, perchè si veda. E’ una icona che misteriosamente volge le spalle e si guarda inidetro, mantiene un contatto visivo pur decidendo di andare via. E’ una figura che si muove, non resta statica. E’ una figura che si sposta continuando a fissarti con aria maliziosa, incomprensibile, enigmatica… Ha la faccia di Joy Blueyes… maliziosa, discola, inafferrabile. Eppure Joy Blueyes io la curai. Mi presi cura di lei… e lei arrivata ad esser grande… ma nemmeno troppo grande, che ancora poppava dalla sorella di sua madre mentre lei allattava i suoi piccoli – piccoli davvero – lei mi volse via le spalle. Rimanendo sempre a guardare.

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E’ la cura degli affetti più veri e profondi… quelli che, però, ad un certo punto della tua vita vanno via. Rompono le catene. Rompono le catene custodendo però sempre – intatta – una serratura sul lato sinistro della schiena, del petto… sul lato del cuore. Quella serratura è ancora una volta un mistero che non voglio raccontare. Ma c’è chi ha avuto un tempo il posto più sinistro e dolce della mia vita. E poi ci si è dati le spalle senza perderci di vista. Forse, purtroppo. Ed è un affetto che va via senza togliersi il pannolino. E’ un affetto che va via senza volgere lo sguardo. E’ un affetto che rompe le catene e mi chiede, mentre lo chiedo io a lei che si allontana: “Senza strada, ndò voi annà?” (che è un verso di una canzone dei Baustelle che si chiama Contà l’inverni e sta sull’album Fantasma) … dove vai senza me, senza noi… che siamo stati la strada e la Strada? Ah sì, le mani… denunciano liberazione con le catene rotte, le manette spezzate… ma restano verso il basso… e non benedicono come Maggie faceva prima.

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Ma questo è il lato sinistro, l’involuzione ed il passato. Per chi sceglie di tracciare sulla propria pelle, lì dove sa che nessuno mai lo vedrà, quel che tanto significa nella sua vita… il passato deve avere un posto di enorme cura e rispetto. Anche se fa male. Anche se il peso di quel che hai disegnato ti fa volgere la spalla all’ingiù con rabbia. Lo sentirai leggero… un giorno. Ogni giorno di più lo senti più leggero. Perchè già non pesa niente. Ma c’è stato… ed era giusto ci fosse. Tracciato. Questo è il secondo tatuaggio, il secondo tattoo che fa da secondo vertice del triangolo rovesciato che le icone bizantine 2.0 mi disegnano sulla schiena. Domani parliamo del terzo… il primo era già stato discusso qui!

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Radio Quindinononvatuttobene – FRN CPL1 – …of a certain age

Questo pezzo dei Divine Comedy non lo conoscev. Punto. L’ho scoperto perchè una sera, ad un concerto dei Baustelle, che a differenza dei Nobraino non è che siano poi così di casa in Puglia. Ogni concerto dei Baustelle si omaggiava. L’ultimo presi i biglietti un mese prima via Internet. Il primo li comprai al botteghino, ma non ero con lei… Il secondo comprai i biglietti nella tabaccheria di un paese vicino.

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E come al solito loro fecero un pezzo cover, cantato in italiano. Ed io scoprii questo gioiellino dei Divine Comedy che si chiama “English lady of a certain age”… e che è un pezzo proprio educato. Tristissimo e bellino!

Lo riporto a voi!

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No vabbè l’urgenza…

(e mi chiedo se ogni cosa che ricompare sogna posti diversi del tiretto del comò nell’angolino delle inutili tristezze)

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… era talmente forte assai riascoltando questo piccolo capolavoro…
… che è martedì e l’ucronia è così bella che…
… sono le tre e c’ho ancora il giubbottino rubato a babbo mio addosso…
… che la grappa in gola raschia ancora…
… e però eravamo lì fino a 15 minuti fa – il tempo di portarti a casa – e sentivamo questa canzone…
… e con la freschezza di anni la metà dei miei mi sento dire: “Ma che poi lo sai che davvero la domenica si muore… mica il lunedì… e non c’entra Leopardi… è proprio una questione di bilanci da fare, cerchi da chiudere e pochi posti aperti… tipo i bar che chiudono alle otto di sera mentre tu apri la porta di casa?”.

E io sono qui a dire grazie… perchè lo sai tu, lo so io… qui si gioca e si scherza soltanto.
Ma è bello scherzare con te!

(ma scommetto che come sullo stanzino degli amici usati… volete il post sull’angolino delle tristezze inutili, vero? Vi conosco vecchie ciabatte!)

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Le Tante Cose che bisognerebbe sapere prima di ascoltare un pezzo dal sapore adolescenziale.

E che ci vada il punto a fine del titolo non è antropologicamente corretto ma mi andava così.
Ci sono momenti e situazioni in cui sempre e comunque si è convinti che – come un aforisma – una canzone parli a noi e solo a noi narrandoci pezzi della nostra vita passata, spiegandocene il contenuto, spiattellandocene gli intrecci pagina prima di pagina manco fosse un giallo di cui il solito amico stronzo vuol subito descriverci minuziosamente il finale. E giù di spoiler… cioè ma di spoiler massivo… cioè tipo così!

S

P

O

I

L

E

R

E di tutta questa vicenda a ben guardare ne avevamo già parlato qui.
Ed il fatto che io sia un ucronico convinto vi deve aver sicuramente portato a chiedervi nel profondo dell’animo vostro non solo quanti refusi ancora troverete cazzeggiando su questo post ma anche e soprattutto se io – incasinando la programmazione – non stia per tirare fuori una verità sconvolgente che tutti vorreste vivere last minute piuttosto che low cost ed in largo anticipo.
Fate bene, esperimento riuscito… per il semplice fatto che la verità qui scritta è una ed una sola… non sappiamo, nessuno sa come andrà a finire.

Ma c’è una cosa che vi voglio dire, e fa il paio con qualcosa che sui Baustelle ho scritto qualche giorno fa… non so, chessò, tipo ieri o la settimana scorsa… una cosa che suonava più o meno come “Ne riparleremo ma… i Baustelle sono un romanzo di formazione ben riuscito!”
… quella cosa è un monito. Se avete la mia età, cioè quella indifenita porzione di tempo tra i 23 ed i 36… in cui tutti ti sembrano tuoi coetanei e soprattutto le pischelle di tipo 19 anni credono tutte tu sia abbordabile e su piazza… e si fanno i film anche se dici “Non senti guarda ti voglio un bene cane scopiamo a quel Biondoddio assieme ed hai ragione ma… non può esserci nulla tra noi per una serie di motivi tipo questa canzone…”… se avete la mia età – 36 primavere autunnali o 36 estati di cui 18 passate a vivere al mare e le 18 seguenti passate ad odiare il mare per overdose di iodio, bikini, biliardino e lattine di peroni – dicevo cazzo prima che le subordinate si impossessassero del senso della principale… dicevo… se avete la mia età ascoltate i Baustelle e soprattutto la casnzone “Cristina” con moderazione. Perchè dentro ci sta un cazzinculogravissimo dietro ogni angolo di strada… dietro ogni rima, ogni capoverso ed ogni verso di mmmerda. Ma forse a voi tutto questo effetto non lo fa e questo è solo il segno che quella canzone io non debbo più ascoltarla se voglio preservare un pochetto della mia sanità mentale. Perchè ci sta tutto un intreccio di nomi e onomastici che poi ti porta a pensare che quel testo sia stato scritto per te contravvenendo a quello che abbiamo detto pocanzi e cioè che gli aforismi sono da evitare e gli orgasmi da apprezzare.
Perchè il nome della dedica è un fantasma… ma il contenuto di quella dedica calza a pennello con un altro fantasma della mia vita. E, purtroppo, uno dei due fantasmi ha sempre affermato con radicale perseveranza di voler avere come nome proprio di persona non il suo ma quello di un terzo fantasma, il più ingombrante, il più grosso adesso.
E quindi niente… alle 6 di mattina di un uggioso e sobrio mercoledì ottobrino mi sento in dovere di mettervi tutti in guardia: se avete 36 anni… e tipo avete fatto Genova 2001 e Firenze 2002 e Cosenza 2002 ed un sacco di turismo politico e di vita di federazione con annessi bicchieri di Fernet in sputi di caffè e coi piedi e con le mani… non ascoltate “Cristina”.
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Francesco Bianconi non volermene!

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Ne riparleremo ma… i Baustelle sono un romanzo di formazione ben riuscito!

Tasche sfondate, pungi chiusi… avrei bisognoi di scopare con te!

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Radio Quindinononvatuttobene – Le telefonate importanti si fanno sempre in posti importanti, vero?

Due, due telefonate te le ho fatte di qui… è un posto di Giovinazzo dove se non ci devi andare non ci capiti mai, sai? E’ il posto giusto, più giusto, per star soli. Sono sempre state telefonate importanti, sempre sofferte. Ma telefonate che in un modo o nell’altro hanno sempre cambiato le cose.
Quel posto lo avevo dimenticato, prima di quella telefonata importante, la seconda… E mentre facevo pari e dispari, chiama non chiama, chiamo non chiamo… ecco che mi viene in mente di fare ‘sta foto qui… era triste non darle il posto giusto, oggi, proprio oggi… solo oggi e poi mai più, forse!
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E poi c’è quella canzone lì, quelle note lì… ancora una volta giro intorno… perchè la tentazione di sentire quella canzone io ce l’ho ed è forte… ma è un pezzo usato… e forse varrebbe la pena di riusarli insieme, di riscriverle insieme quelle note… e non così, come gesto così passive-aggressive. Quindi rispetto, quelle note non le uso… ma ho bisogno di voce e parole di questa canzone… stasera!

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E siccome non posso pretendere che solo perchè per alcuni è pasqua mi resuscitino non tanto le parole quanto il loro fluently nello scorrere: ancora una immagine e qualche riflessione

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E niente, oggi recupero uno scatto vechissimo, con molta dignità, al quale sono davvero profondamente affezionato. Pochi possono sapere che io ho avuto per un anno intero un progetto di una banalità estrema: il 365 iphoneography. 1 foto al giorno fatta con l’Iphone. Il progetto non l’ho mai stampato… ma un giorno di questi potrei davvero fare la pazzia, non lo so, vedremo.

Questo era il primo scatto. E decisi come primo scatto di immortalare la fessura del portone di casa mia mentre lo aprivo. Perchè uscivo al mondo, no? Perchè usciva con me il mio iPhone con tutte le sue applicazioni fotografiche tipo Hipstamatic – che è un sacco bella e performante!

Oggi sono uscito da quella casa che era stata per un periodo la mia vecchia casa, che è tornata ad essere casa mia finchè non starò davvero ma davvero bene. E siccome avevo un poco di paura, perchè dovevo confrontarmi con tutti anche se con la parlantina mezza zoppa e un pochino sghemba… mi sentivo come quel giorno: che faccio esco? che faccio scatto? ci riuscirò?

Per questo l’ho recuperato questo scatto, ho ritrovato questa foto e l’ho messa qui. Quasi per dirmi che da oggi si comincia di nuovo. Però una cosa nuova: un progetto fatto di un passo al giorno, un risultato alla settimana, un desiderio al mese. Che è un progetto che si chiama Live your Life, cioè per i non anglofoni Viviti la vita. Come hanno suggerito i “professori”. Ma io mi chiedo, può essere che siamo ancora agli anni ’80 che certi professionisti si chiamano “professori” se stanno in un posto preciso? Mah!

Intanto per la sezione Radio volevo postare, vorrei da giorni, un pezzo dei Baustelle… ma non posso per via di una serie di promesse fatte… ad una persona più di tutte.

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(questo era lo scatto 93 di quel progetto… ci stava oggi per il video)

Per cui non posterò quella canzone. Solo che volevo proprio la voce di Francesco Bianconi per staccare e spegnere il PC oggi. E allora scelgo questa, direttamente dal cassetto che contiene ben custoditi i pezzi che non so se poi una volta suggeriti sono stati mai ascoltati… e la cosa mi fa girare le palle in maniera incredibile. (A voi no?). Il pezzo è “La cometa di Halley” e mi ricordo quando ero piccolo, giovane e stupido… e come per tutte le comete e tutte le eclissi pensavo… “Chissà quando mi ricapita!”. Pare che ci siano comete da queste parti ogni anno. C’è una eclissi da che mi ricordo ogni 2/3 anni. Quella di Halley, come cometa, però, lo so, passerà di nuovo che forse non ci sarò più. Come dire che ci sono cose belle che sono belle perchè sono uniche! Resta solo da capire se esistono ancora!

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