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Se la vita da single superseri e scrittori come primo mestiere – perchè di secondo siete birai e psicologi da bancone di birreria – vi arrapa vale la pena voi sappiate che…

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Vale la pena voi sappiate che io sulla carta d’identità alla voce professione non c’ho scritto un cazzo!
Vale la pena voi sappiate che io sulla carta d’identità alla voce professione ho fatto studi che comunque non mi avrebbero permesso di scrivere primariamente una professione riconosciuta… tipo che so… criminologo, perchè, sulla nave Costa Italia che voi chiamate ancora Nazione, la figura del criminologo è un doppiolavoro che serve a fare figo in televisione ma che non da pane se prima non ci scrivi le parole psichiatra/psicologo/supersbirro. Anzi, per essere precisi non che non da pane… non esiste proprio!

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Vale la pena voi sappiate che io sulla carta d’identità alla voce professione finirà che mi scriverò il doppio lavoro che ho, quindi birraio e ristoratore, perchè sulla nave Costa Italia che voi chiamate ancora Nazione, se non c’hai una professione che sia un minimo riconosciuta nell’album panini delle professioni rispettabili… la gente ti guarda dall’alto in basso e ti dice che sostanzialmente vali poco quanto un cazzo e due barattoli!

Vale la pena voi sappiate che avrei potuto benissimo scrivere sulla carta d’identità Docente Universitario l’anno prossimo al rinnovo del documento… ma non posso, diventerà inoccupato o ristoratore, e tutto questo si chiama Puglia Migliore, Future in Research e “Rock nelle periferie come strumento di contrasto alla criminalità organizzata” insegnato a Criminologia, settore Bioetica, come se fossimo che so io al DAMS di Bologna o a qualche altra scuola di balletto o di graffito(ciola/cazzo)sul muro e non per l’appunto a Criminologia settore Bioetica.

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Io non voglio, in merito, rivelare la preghiera che ogni notte prima di dormire rivolgo nel sonno a Gesummaria su una cosa che deve splendidamente capitare a quello che insegnerà “Rock nelle periferie come strumento di contrasto alla criminalità organizzata” perchè poi magari Gesummaria mi ascolta e finisce che la magistratura italiana, che si mette i crocifissi nelle aule ma crede davvero poco al potere taumaturgico in senso lato delle Teogonie, invece di dire: “Le sue preghiere sono state esaudite” (non esaurite come scrivono le troie sugli annunci, che esauRiranno tutte le tue fantasie… e non si riferiscono a svuotare il serbatoio delle tue fantasie, semplicemente fanno un errore)… invece di dire “Le sue preghiere sono state esaudite” dicono: “Questo è il mandante di una cosa che sembra essere un cazzinculogravissimo!”.
Solo per questo non vi dico cosa chiedo ogni notte a Gesummaria. Però sappiate che Gesummaria esiste! Ed è grande proprio come il signor Mr. Cristo o Monsieur Allah o qualche altro grande di quella enorme stronzata che si chiama: religioni riconosciute.

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Vale la pena che voi sappiate che di fronte a queste cose, però, spunta anche il mio animo operoso di buon uomo che in terra si zappa la riconoscenza “divina” con tutta una serie di espedienti che si chiamano “darsi da fare con quello che ti piace fare finchè non sarai messo in condizione di fare quel che ti piace in senso istituzionale!”… ed è per questo che dopo questo post di Lunedì… che serve a cominciare bene la giornata e la settimana… anche se è scritto un bel po’ prima… si comincia a scrivere le cose serie di cui io qui vi parlo per aumentare la vostra curiosità in vista della fine della scrittura, del periodo successivo di editing e soprattutto della ricerca (che sarà breve e facile) di un editore che stampi e distribuisca il mio libro per lettori adoranti e divoratori e per Mollica che scriverà che è “Bellissimo, magniloquente, definitivo” e per una volta avrà ragione.

Nel frattempo qualche coordinata sul vivere da soli come scrittori in attesa di riaprire il pub primaverestivo che possedete e nel quale lavorate come un dipendente qualsiasi…
Vi conviene sapere che:
Non è vero ciò che si dice sull’insalata in busta… nel senso che si tratta di un prodotto ormai standardizzato, valido dal punto di vista dei valori nutrizionali, sicuro dal punto di vista igienico-sanitario, capace di farvi tagliare tempi morti quali pulire l’insalata, lavarla, sistemarla: apri, sistemi, condisci, lasci riposare 3/5 minuti, mangi. E si conserva pure bene se non siete single sciattoni che prendono le cose e senza rimbustarle e senza usare le mollette per tenere chiuse le bustine le infilate in frigo. Tecnicamente non è nemmeno vero che il palinsesto Sky Cinema vi salvi la vita ogni sera. Per dire… togliete immediatamente l’osceno pacchetto… presto o tardi (in realtà spesso prestissimo) tutti i film proiettati sul palinsesto Cinema finiscono nell’album panini dei film on demand… e quindi te li guardi come quando e dove vuoi tu, in casa… basta spostare il televisore e puoi vederli pure sul cesso. Sempre rimanendo in tema cinema… ad un rapido sguardo il pacchetto zozzolercio di sky è utile quanto un cacciavite a stella sbrecciato: c’è tutto quello che troveresti mediamente su Xvideos solo che costa dieci euro a film… inconsistente e truffaldino. Alla stessa maniera, attenzione a farvi fregare dal NON avere un pacchetto calcio e acquistare solo gli eventi che volete voi… finireste in bancarotta dopo tre giornate di campionato. Passate fiduciosi all’attivazione del pacchetto suddetto: vi costa al mese quel che vi costerebbero due partite al giorno… anzi meno. E questo tecnicamente si chiama terrorismo commerciale!

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Infine ricordate poche semplici regole del vivere felice: se avete da leggere e volete leggere, ciondolare davanti ad una serie televisiva con la scusa che on demand è gratis, vi allontanerà sempre e comunque ogni giorno di più dalla parola fine del libro dandovi l’illusione di avvicinarvi alla parola fine della serie televisiva. Guardatevi le serie… io non sono il tipo che dice che sono il Male… però andate a letto mezz’ora prima di quel che il vostro fisico vi dice: ne guadagnerete in lettura. Tanto la serie sta lì, non si muove!

Ancora… Non crediate di poter vivere sereni di fronte al monitor di un computer ad ammazzarvi di porno e simili… Non è assolutamente vero che si diventa ciechi ma è altrettanto vero che poi, se non li guardate con distacco e piglio sociologico… finisce che tutto quel movimento viene a noia al vostro amico… e però dopo a piangere siete voi.

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Cosa altrettanto importante, anzi massimamente importante: di sicuro siete persone con una vita sociale almeno lievemente superiore a quella di un asparago… evitate posti tipo “Chatroulette” e “Ciaoamigos” o simili… come più volte vi ho spiegato riguardo alla chat, il numero oscuro degli uomini con nick da donna disperati, bisognosi di sega, pronti ad irretire giovani single nel pieno delle loro tempeste ormonali subissandoli di foto della propria povera inconsapevole consorte o di troiacce che mettono gli annunci in internet sui siti delle zoccole è altissimo. Poi loro vi contattano, vi dicono questo e quello, vi dicono che sono di vicino casa tua, vi dicono che vogliono incontrarvi per ciulare quando il marito non c’è (dipingendo la moglie, visto che di lei parlano fingendosi lei, come una bestia di satana inferocita e desiderosa solo di “sentirsi una vacca”)… vi chiedono di farglielo vedere, vi lodano l’attrezzatura per un dieci minuti dicendovi che peccato che non ho cam senò ti facevo vedere quanto sono fradicia… (e non ti spieghi ancora perchè pensavi di avercelo piccolo), poi vi fanno toccare e fare tutte quelle cose che solitamente si fanno da soli mentre si guarda che so io xvideos o se siete dementi un sito a pagamento o peggio la paytv zozzalercia di sky… e dopo vi lasciano con la tastiera del pc inutilizzabile e lercia, madidi e sudati, con gli occhi iniettati di sangue che se ci fosse tua madre penserebbe che ti sei fatto dodici canne con quella merda di agente segreto CIA di Bob Nesta Marley… e loro passano oltre… voi rimanete mezz’ora a chiedere al nulla quando vi vedrete per fare quella fantasmagorica ciulata che avreste fatto quando il marito non c’è. Prima che lo pensiate: la mia tastiera è linda, io non sono un coglione ma uno che queste cose le studia, io di solito non mi esibisco a cazzarmato di fronte ad una webcam!

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Le Iene – se fossero persone serie – e non io dovrebbero fare servizi su questa piaga sociale… visto e considerato che se fate cose del genere siete più sprovveduti di un bambino che finisce nelle mani di un pedofilo… e vi assicuro che statisticamente la rilevanza del dato per cui un maschio sotto i 40 anni finisca irretito in situazioni del genere è molto molto più alta di quella di un bambino. Se non altro perchè il maschio sotto i trenta, pure trentacinque, facciamo quaranta, single… spesso, se non ascolta i miei consigli e non li capisce bene… è esposto a rischi da stimolo sessuale molto di più di un bambino… alla mercè di qualsiasi malintenzionato.

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Se Nadia Toffa e Piff non fossero le persone odiose che io so che sono… avrebbero fato un servizio del genere. Meno male, stronzi merdoni, che ci sono io…

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Allora tipo tutti sono convinti che io supererei qualsiasi selezione pr un format di successo… anche se non ho alcuna delle qualità x esso richieste… solo perchè sono un personaggio…

Tuto questo ha poco a che fare con il discorso su un capo d’abbigliamento che mia madre da piccolo non mi ha mai voluto comprare e che adesso è stato giustiziato dalla storia. Questa è una roba che comincia lunedì sera, questo passato, con l’amica F.S. – quella dei voli pindarici, non la beneamata compagnia di trasporti su rotaia – che mi dice: “Guarda che tu ad un format come Affari tuoi, ma pure a Masterchef e forse pure ad X factor saresti preso subito… perchè tu hai un curriculum ed una storia e delle competenze che non c’entrano nulla con come appari…” e rivolta al suo uomo: “Cioè, capisci? Uno criminologo, superspecializzato, che ha scritto libri… tutto tatuato come un ceffo da galera, o peggio un calciatore, vestito come un debosciato, che dice le parolacce, si esprime in dialetto…”. Stava per dire: “Una epifania per una cosa come un format televisivo”.

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Io me medesimo sono la ragione per cui Viola ha resistito a Masterchef per 6 puntate!

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Oggi sono di poche parole, sarà che è sabato il giorno in cui leggete e siete sempre meno il sabato a leggere e quindi non ha molto senso perdere oggi, martedì, tempo per voi… ma niente molto velocemente:
A me piace vestirmi ed apparire in modo molto più aggressivo ed inconcepibile di quel che potrei.
“Uno della narcotici…” sorvolando sul fatto che la narcortici in Italia non esiste. Un infiltrato, per dire. Eh, no… il cazzo… vai a vedere i questurini della digos mischiati ai ragazzini studentelli o agli anarcoqualchecosapunkabbestiacomunistidimmerda… impeccabili col jeans liso e la camicia fuori dai pantaloni. Peccato, davero peccato per le scarpe blue di vernice… roba che gli anni ’80 le hanno giustiziate in pubblica piazza per decapitazione del tacchetto.

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Il tutto perchè adoro gli smanicati che non fanno tanto bravo ragazzo, il tutto perchè adoro il jeans sdrucito o strappato o consunto… il tutto perchè adoro i rayban specchiati a goccia… montatura acciaio.

Quello che “ne mai più” (cit.) potrò avere è il montone jeans. Il giubbetto jeans con dentro la finta pelliccia di pecora. Una roba sinteticissima che nei negozi non trovavi, solo al mercato americano… di imitazione Uniform, ElCharro, Levi’s. Era l’alternativa nationalpop all’Henry LLoyd… che i paninari non si mettevano il montone jeans ma i giacconi da barca e invece tu che a 8 anni per fare a gara col cugino che aveva il fartello maggiore paninaro e copiava il fratello maggiore, facevi il paninaro in mezzo alla strada ma volevi il montone. A mia madre non andava bene… a mia nonna men che meno… visto che venivo per sua colpa a 8 anni portato nel celebre boutiquone di paese e messo sul tavolo per essere vestito con maglioni da “mongoloide” (autocit.) e il montone mai e poi mai perchè: “Che devi fare il vaccaro?!”.
Non siamo mai stati classisti in famiglia… mai! Solo alcuni rigurgiti medievali di mia nonna!

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E niente voglio essere ancora più trucido e crepuscolare… voglio avere il montone di jeans quando in inverno non posso avere lo smanicato. Solo che non lo fanno più, non si trova più… e da quando li hanno colonizzati gli hipster, io nei negozi vintage (cioè di roba vecchia), non entro.

Sarebbe bello giustiziare la storia e non farle giustiziare più oggetti. Troverei il mio montone jeans… ed una bottiglia di Biancosarti… giustiziato dalla Storia e dalla fine del contrabbando di sigarette nell’Adriatico. Invece no, non si può!    biancosarti

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Il male ha mille facce. Detesto quelle banali! Che poi è un prendersela con una serie di comportamenti che mi sono sempre stati sulle palle!

C’è una metafora per parlare di quello di cui sto per parlare.
E’ una metafora splendida. Però è pure – più o meno – un cit. di un film celebre. Ma in quel film non la usano così. Tecnicamente non sto plagiando nulla… che sarebbe come darmi del copione. E chi copia è banale. E vuoi mai che io possa pensare di fare qualcosa di banale? Tutto quel che faccio è banale ma provo a farlo in modo diverso.

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E oggi che è martedì mi va di fare una cosa che tutti penserebbero assolutamente impopular… (ci ho ripensato… unpopular che se svrivi in inglese puoi anche provare a scriverlo bene) ma invece è così pop… biondoddio se è pop!

Oggi ho voglia di mandare a “quel paese” – tecnicamente a ‘fanculo che non è un paese ma sta per “fare in culo” e, sì, lo avete capito tutti, ha a che fare con la sodomia non con altro – tutti quei lettori di questo blog che seguono il blog ogni giorno. Nel senso che mettono segui ogni giorno. Nel senso che premono quel tastino, poi lo ripremono per non seguire più, poi lo ripremono domani per seguire di nuovo.

Vorrei andaste a ‘fanculo. E ringraziate che non vi dico: “vorrei moriste”… però forse dopo lo dirò… dipende…
Tenete conto che sono anche molto buono, altruista e gentile… ‘ fanculo dal punto di vista degli attivi pare sia una cosa entusiasmante. Gli attivi hanno qualche problema col p’inculo – se mai esistesse… e se mai si scrivesse così e non p’in culo… ma non è lì che vi ho mandato, per cui non perdiamoci troppo la testa eh…
Capisco che per i passivi ‘fanculo sia una esperienza scialba e monotona… non è colpa mia se al mondo le tutele di genere sono (no, non ci vogllio mettere il congiuntivo perchè sono certo di questa cosa e le cose certe si mettono in indicativo per cui…) già fallaci per le donne… io di solito apprezzo le questioni di priorità.
In buona sostanza, però… e davvero…
Andatevene a ‘fanculo!

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Qui non si tratta di mettere per sbaglio un “segui” e poi accorgersi che quel che viene scritto e pubblicato non piace, quindi smettere di seguire. Quello è lecito. Purtroppo e ripeto purtroppo, senza scriverlo in stampatello maiuscolo solo perchè urta profondamente il mio senso estetico, siamo “indemocrazia” (le virgolette le ho aggiunte dopo ad evidenziare un refuso freudiano di cui mi sono accorto rileggendo tutto e che non ho voluto correggere perchè se è freudiano un motivo ci sarà… visto che una democrazia che si esercita solo su queste scelte di gusto e gradimento e non incide sulle vite è indemocratica). E tu scegli che cazzo fare finchè non fai del male a chi ti circonda.

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Il problema è che questo continuo tentennamento interessato del seguo (così mi vedi) non seguo (così domani ti seguo di nuovo e puoi rivedermi) fa male a me. Non perchè io mi strugga di quel cazzo che fate nella vostra vita. A me di chi legge questo cazzo di blog frega un cazzo… mi serve solo a godere del piacere di una scrittura… il mio libro lo avete già comprato, solo che non lo sapete perchè esce a breve!
Mi fa male perchè ho uno smartphone con installato wordpress… ed il numero di molesti tintinnii del ti segue ti segue ti segue (quasi sempre la stessa persona) è snervatnte. WordPress non è il male… voi siete Il Male… e lo preciso meglio qui sotto!

Prima che qualcuno dica una stronzata come “togli le notifiche” o “disinstalla wordpress”… faccio notare che io non devo uniformare al basso i miei comportamenti. Io non devo temere il cicalino di una cosa che serve a dirmi che qualcuno mi ha genuinamente scritto un commento o una gastema (trad. bestemmia per chi vive al di fuori delle province di Bari e Bat)… perchè, a quel qualcuno, in tempi brevi mi piace rispondere. Anche solo per mandarlo a ‘fanculo perchè ha scritto un commento appena per scriverlo e farsi notare… manco fossi Mollica o qualche altro presunto grande di quella Terra che si chiama Cultura in questo paese! Oppure mi piace mettere un grazie se qualcuno mi ha scritto una bella cosa rispetto ad una stronzata che ho condiviso (you call this narcisism… it could be unselfconfidence… shut the fuck up, no matter!).
E’ la regola d’educazione di un social… che è un luogo con dei linguaggi che se ti piace li accetti e li fai tuoi, se non ti piace non rompere il cazzo a chi le cose vuol farle per quel che sono! Oppure se ti piace essere social ma non ti piacciono le regole dell’esserlo… le sovverti in modo genuino, non rompendo il cazzo a me.

Breve inciso a mo’ di similitudine:
Sovvertire le regole è il concetto che sta alla base della lomografia… c’è chi sovverte le regole della composizione in modo cosciente… e fa anche dei bei lavori… perchè conosce bene le regole e le sovverte… e chi dice di sovvertire ma non conoscendo le regole scatta a cazzo e tira fuori delle minchiate che questa maledetta democrazia artistica chiama arte dopo aver abbassato i prezzi delle reflex ed aver permesso che una cosa seria come le reflex finisse in mano a chiunque. Sulle cose serie come la foto/lomografia la comparsa sul campo dei cialtroni (hipster) è la dimostrazione che la democrazia è una gran brutta cosa!

Tornando a noi:
Io non tolgo le notifiche… siete voi coglioni che dovreste smetterla di giocare a “seguo-nonseguo-riseguo”… perchè non si fa!
Soprattutto se pensate che like e follow siano pompini. Qui non ci si scambia un pompino a vicenda. Anche perchè io non faccio pompini. E quand’anche li facessi, sono una cosa che ha a che fare così tanto con l’igiene e col gusto personale che…
“… posso capire che tu abbia una gran voglia di farmene uno…del resto bello come me, bello come lui… ma questo non vuol dire lo farò a te… non sei il mio tipo! Se proprio vuoi, toh… ma non pensare che questo ti regali un buono per un pompino da me!”…

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Inciso due:
Secondo un mio caro amico detrattore di questo blog… lo scatto qui su e quello qui giù sono dei lavori interessantissimi… io non ho ancora capito se sovvertono qualcosa o semplicemente sono cose da bambini adolescenti con urgenza di dire parolacce davanti alla mamma per far vedere che sono monelli. Nel primo caso me li stampo e me li metto in casa: tra qualche anno varranno un sacco. Nel secondo, devo ammettere che sono un sacco le persone a cui piace. Pure quel mio amico… che però dice che la pornografia qui su è come dire alla mamma… e non mi ripeto…
(quindi non dovrebbe detrarre)
Ma lo adoro!
Però mi sembrava stessero bene per il loro contenuto semantico più che per la riuscita grafica complessiva!

Torniamo ancora a noi:
Io… se lo avete capito siete persone normodotate, viceversa siete dei coglioni e non ho molto da lamentarmi perchè se il mondo non fosse popolato da coglioni sta cosa che chiamiamo “casa” sarebbe un posto migliore, ecco sì: io gradirei immensamente che mi seguiste oppure no… fate una scelta e andate avanti. Anzi… facciamo così… se siete del club sì, no,  sì, così mi vedi… non vi vedo!

(lo capisco che la precarietà ed i genitori ansiosi e protettivi ci hanno trasformato in soggetti perennemente indecisi ed impauriti rispetto al mondo… eh però… e che cazzo… non mi devi sposare, non devi farci un viaggio di 3 anni con me… leggimi, non leggermi… ma non rompermi il cazzo!)

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(sì, ok… ci stanno i giorni che vuoi programmarti un post e proprio non sai che fare e fuori il cielo è grigio e sei annoiato e c’hai voglia di prendertela con il mondo e ci vanno per sotto i primi che ti passano davanti…)

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Alessio Cunzi sbarca nella grande città… che poi in realtà è la trasposizione semiseria di uno dei miei passatempi preferiti… ma ancora non voglio dirvi cos’è quindi questa è parte 1/x ed x è un numero indefinito di segno ovviamente positivo

Alessio Cunzi è un giovane adulto. Quel che sembra un ossimoro indica invece con una certa chiarezza quella indefinita età tra i 20 ed i 30 anni. A 30 sei adulto. Prima puoi ancora fare un po’ la testa di cazzo. Alessio Cunzi ha le idee molto chiare sul suo futuro, invece, pur avendoci meno di trent’anni. Vuol fare della sua passione una occupazione a tempo pieno che, oltre alla gratificazione economica certa, gli assicuri anche serenità e divertimento.

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Alessio Cunzi ama lo sport, allenarsi, correre, giocare a calcio. Alessio sogna di essere una stella, una celebrità sportiva. E nel frattempo sogna di poter cominciare questa carriera affiancandole anche un lavoretto in più: il personal trainer. Socialità, donne, soldini. Che poi vuol dire alla lunga “scopazze e bellavita”. Alessio è uno che crede di aver capito tutto della vita.

Alessio è abile a baciare, è sportivo, è un suadente conversatore ed ama gli animali, soprattutto i cani. Desidera un amico a quattro zampe ma per ora sa di non poter garantire molto e di non aver molto tempo libero… per cui non se ne parla nell’immediato.

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Alessio con le idee chiare e qualche soldo in tasca si trasferisce in città dalla provincia. Affitta a poco prezzo un piccolo bilocale su un singolo livello in un quartiere residenziale di basso profilo. Ok chiamiamo le cose col loro nome: affitta una catapecchia in una zona davvero periferica della grande città. La casa si compone di due vani non troppo ampi e non luminosi, ma assolutamente adatti alle sue esigenze di single. Certo, pochissimo giardino di fronte e sul retro. Certo un corridoio praticamente equivalente ad un budello triste e claustrofobico! Una anonimo e triste parquet di plastica sul pavimento della stanza da letto. Piastrelle bianche altrettanto anonime in bagno – pavimento e pareti. Ancora laminato plastico – che sarebbe il finto parquet – nel living eccetto per lo spazio cucina dove c’è un cotto di bassa qualità. Tranne che per il bagno, di cui abbiamo detto, in cucina c’è ai muri tempera ocra giallo chiaro, nel resto della casa una carta da parati con motivi floreali discreti e non porprio felici.

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La casa non trasmette ad Alessio enorme empatia ed emotività. Sarà solo da sprone a darci dentro, mettersi sotto con gli allenamenti ed i provini, lavorare, farsi una posizone, scalare i gradini che lo porteranno via da quella casa triste – diciamolo pure – e fatiscente che adesso è costretto ad abitare. Perchè quella può permettersi.

Alessio possiede nell’ordine partendo dalla camera da letto e passando dal living alla cucina al bagno:
– un letto matrimoniale comune con una coperta pesante cammello,  una cassapanca in legno dal design vintage (anzi no, diciamola tutta, vecchio) due finestre bigie…
– un divano due posti anni ’60 (un po’ sdrucite le federe), una tv con schermo non piatto e senza pay-tv, una libreria contenente lo stretto indispensabile per non annoiarsi e qualche manuale generalista di cucina, bricolage e logica, un tapis roulant che è l’unica spesa folle che ha voluto fare per poter cominciare sul serio a lavorare già da casa per prepararsi ai provini…
– tavolo da pranzo con sei sedie, frigorifero, piano da lavoro per la preparazione degli alimenti, piano cottura, forno, cestino della spazzatura, telefono a muro, allarme anti-incendio
– Lavandino, vaso, doccia a parete ed uno specchio piccolo…
(L’illuminotecnica era compresa in casa quindi tecnicamente la possiede la casa, non Alessio Curzi).

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Alessio Curzi abita più o meno vicino alla palestra più grande e frequentata della città. Socializzare e farsi nuovi amici che condividano la sua passione non sarà un problema. Nemmeno trovare donne che più o meno gliela diano. Le sogna già diventare sue fan quando sarà finalmente famoso.

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Per ora è lì che sgobba sul tapis roulant di buon mattino, dopo una colazione sana a base di spremuta di frutta e dopo una rinfrancante dormita. Ha deciso che si allenerà prima un po’ in casa e solo quando sarà sicuro di essere in perfetta forma comincerà a frequentare la palestra. Sa che è solo questione di giorni!

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Biondoddio con quella che ci farei! Che poi è come dire, più o meno, le cinque donne della mia vita… tenendo ovviamente a debita distanza la mamma, la nonna e la zia! E pure il mio cane, che è femmina! (2/5 così spacchettato le idee si esauriscono meno velocemente…)

Rihanna è una cosa indescrivibile.

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Rihanna non esiste, però! L’hanno creata in laboratorio. Ogni tanto la scongelano. Con il photoshop le cambiano i capelli. Con il photoshop le cambiano i vestiti. E non serve photoshop per tenerla sempre giovane, che tanto il file non invecchia. Rihanna è l’avatar di cui il tuo second life si innamora. E tu che sei cretino e non ti accorgi della enorme differenza tra off-line ed on-line finisci per crederci davvero che esiste Rihanna.

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Rihanna la usano per fare i video di canzoni che sono pop e banali… ma lei le canta, ci mette su la voce, le tocca… e quelle per magia diventano belle (pure io diventerei bello… se non diventi bello quando ti tocca Rihanna e sei maschio sei gay… se non diventi bella quando ti tocca Rihanna non sei lesbica). Le canzoni che canta Rihanna che tocca Rihanna che ci mette su la voce Rihanna diventano tutte belle.
Non perchè poi lo siano davvero… ma perchè quando le senti ti ricordi il suo viso, i suoi sguardi, le sue anche che si muovono e ondeggiano… ed anche la merda banale trita e ritrita di un pezzo in radio uguale ad altri centomila mentre ti rompi il cazzo in macchina, ti rompi il cazzo in ufficio, ti rompi il cazzo alla tele e passi sui canali musicali della paytv e uno su dieci ci vedi Rihanna, ti rompi il cazzo di fumare dopo che hai scopato, ti rompi il cazzo di piangere, ti rompi il cazzo di ridere, ti rompi il cazzo di respirare e di vivere, anche il pezzo in radio uguale ad altri centomila ti sembra bello.

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E’ la magia di Rihanna. L’hanno creata per questo. E tanto basta.
Non si sono accorti che andrebbe scritto sotto ogni video, ogni intervista, ogni sua apparizione. Come per le finte bottiglie di birra Duff, con dentro una cosa che non è nemmeno lontanamente birra. Dovrebbero scriverci su “gadget non potabile”. Oppure anche in piccolo come sotto tutti i contratti belli che non ti dicono dove e quando arriverà una certa inculata (non certa indefinito, certa sicura!): “attenzione: Rihanna è una idea, non esiste!”.

Rihanna non esiste. Forse è per questo che mi ci sono perdutamente innamorato.
E visto che Rihanna non esiste mi sono permesso di farle dire sulla mia pagina facebook che ero dimagrito davvero questa estate e che quindi ero diventato ai suoi occhi molto molto più desiderabile. E poi le avevo fatto una scenata di gelosia terribile per le cose scritte a Kevin Prince Boateng. Arrivando a chiedere in giro per davvero cosa aveva lui che io non avevo. Mi sa una serie di cose!
(E sono fortunato che la gente ancora mi saluti… e ve lo dico e lo metto tra parentesi a parte in un rigo solo perchè fa più figo…)
E poi m’ero incazzato perchè dopo Boateng ci aveva provato con un altro giocatore… e poi con un altro ancora.
Sembrava il film “Rihanna va ai mondiali”… come quello di Cicciolina e Moana Pozzi. Ma senza vedere le zozzerie… solo immaginandole!
Ho scoperto dopo attenta osservazione che tutti i giocatori che Rihanna nominava c’avevano i tatuaggi sulle braccia.
E’ colpa di chi ha inventato Rihanna e le ha fatto dire certe cose se io ora sono dipendente da inchiostro dei tatuaggi.
E’ molto più colpa sua che non di Marylin Manson per i tipi che entrano a scuola ammazzando i bidelli!

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Gli inventori di Rihanna hanno capito che se tutti sono convinti che Rihanna esiste, le cose che fanno dire a questa che non esiste generano interesse morboso, successo, attenzione e tutte ste cose diventano poi i soldi che si accumulano su un conto intestato a Rihanna ma che in realtà gira tutti i soldi ad un conto intestato alla voce “Inventori di Rihanna”. E l’unica che non lo ha capito è la fidanzata di Boateng che cerca ancora Rihanna per dirgliene quattro dal vivo!
Poi mi ero messo la sua canzone con Shakira come sveglia. Ma l’ho tolta subito perchè non funzionava affatto… perchè se non vedi il video non pensi che il mondo sia un posto migliore… e quando ti stai svegliando difficilmente hai voglia di ricordare com’è un video. E poi lì canta troppo Shakira… che a me non piace e che esiste davvero e che forse m’è piaciuta solo qualche anno fa quando aveva un look acqua e sapone… Perchè Rihanna (e pure Tory Lane, va bene, ma quello sarà un altro post) è l’unica donna “non acqua e sapone” con cui ci farei delle cose…

Rihanna per uscirci devi affittare una macchina di quelle che costano un sacco.
Rihanna per uscirci devi rifarti il guardaroba con robe che costano un sacco.
Però con Rihanna ci uscirei, se esistesse davvero. Anche se mi costerebbe un sacco… anzi due, uno per la macchina uno per il guardaroba!
E farei di tutto per riuscirci – ad uscirci assieme.
Solo che so che sarebbe una serata devastante:

– almeno una rissa al minuto con tutti quelli che la guardano… perchè io non sono il tipo che a fianco vuole la tipa per farla guardare e farsi invidiare o farla desiderare. Quella è la porta di una certa perversione che si chiama “cuckold” di quelli che la moglie poi, tanto sono contenti di farsi invidiare e farla desiderare, che la moglie la danno ad altri… e loro lì che guardano! Mah!

– almeno fino alle sei in discoteca. Io che la discoteca la odio. Io che mi ci addormento. E poi lei chi la controlla? E poi che fai, dici che ci sei uscito con una se fino alle sei hai dormito? Mi sa di no… mi sa che non funziona!

– almeno dieci casini per presentarla ai tuoi che immediatamente ti guardano preoccupati e ti chiedono se devono sapere qualcosa visto e considerato che (se ci sei uscito veramente e non è tutta una illusione… ma mi sa che in quel caso hai avuto la botta di culo di conoscere una che le somiglia un sacchissimo) “che ci fa una così con uno come te?” – e l’autostima ringrazia…

– almeno venti casini se non di più per presentarla ai tuoi che immediatamente ti guardano più che preoccupati e ti chiedono se devono sapere qualcosa visto e considerato che (se com’è molto più probabile la follia ha preso il sopravvento e sei convinto di essere uscito con Rihanna e di poterla presentare ai tuoi genitori perchè l’hai invitata a pranzo con tutta la famiglia per farti figo ma in realtà accanto a te c’è un nulla più assoluto di quello assoluto) “hai ricominciato con le amiche immaginarie? Ne eravamo usciti qualche giorno fa che una l’avevi anche conosciuta! Ed esisteva per fortuna! E adesso questa Rihanna che non esiste?!”.

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Io di Rihanna sono perdutamente innamorato. Con la stessa pervicace costanza e convinzione di un “dailandog” qualunque (ricit. solita!). Proprio perchè so che è un amore impossibile. Perchè Rihanna non esiste.Perchè se esistesse, lo so, mi amerebbe già… soprattutto ora che ho un braccio tutto tatuato e uno che sto per tatuare!

Ma MTv che esiste e non dice tutta la verità su alcune cantanti… MTv la odio. MTv è il male!

Ah, sì, prima che me lo chiediate… solitamente non scrivo così… oggi mi andava di farlo!
Mi ci sto riallenando a scrivere in modi sempre diversi… senò che rottura di cazzo è la scrittura?
Diventa ‘na cosa banale come parlare di Rihanna che lo sanno tutti che fa sangue a chiunque, peraltro in modo banale.
E, no, non mi va!

Ah sì, prima che mi chiediate anche questo… non sono innamorato solo delle cantanti!

Ah sì, prima che mi chiediate pure quest’altra cosa… un sacco di gente pensa che io sia una persona stramba e sensibile.
Solo qualcuno ha capito davvero che sono un gran paraculo!

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Letterina a Babbo Natale. Della incomunicabilità tra uomo e donna in sindrome pre-mestruale o durante le mestruazioni. Che poi potrebbe anche sintetizzarsi dove tutto questo post è iniziato ossia: Vorrei per un solo giorno la fichetta… ma non dovrebbe saperlo nessuno.

Caro Babbo Natale,

si avvicina il fatidico giorno dei regali sotto l’albero. Da ormai 30 e qualcos’anni ti scrivo ogni Santo Natale perchè, in ricorrenza della nascita di quel Biondoddio che secondo le regole della Trinità che ancora non padroneggio correttamente è assieme bambinello, Biondoddio e quella specie di evanescenza inspiegabile dello Spirito Santo, pare si ricevano regali se si è stati bravi.

Io, caro il mio Babbo Natale, lo so che non solo sono stato bravobravissimo tutt’attaccato… ma l’ho anche presa nel culo una serie di volte (non arrabbiarti, culo si può dire, sta scritto anche nel vocabolario Treccani). Credo quindi di avere diritto per quest’anno ad un regalo speciale. Tutto mio e solo mio… magari in anticipo. Magari domattina, che è già tecnicamente oggi ma io me ne accorgerei solo domani al risveglio.Domani che è lunedì… cominciamo bene la settimana!

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A parte il benedetto Amiga 500 con Street Fighter II per far fare i “millecalci” a Chun Li e mettere in pausa quando dovrebbero – e dico dovrebbero – vedersi le mutandine o quel che porta lì sotto… regalo che ti sto chiedendo da qualcosa come 22 anni, come sempre e come al solito senza giovamento e che continuo a chiederti per ricevere la benedetta dimostrazione che la favola è quella del papà che mette i regali sotto l’albero e che la verità è che li porti tu (tu non me lo stai portando per convincermi che sei una favola e che Babbo Natale è mio padre… infatti ti stai comportando come farebbe lui che “L’Amiga 500 è una stronzata colossale che adesso non va bene nemmeno per farci antiquariato!” e che i primi anni, quando l’Amiga 500 era ancora il top dell’intrattenimento computerizzato casalingo, diceva “Cazzo vuoi l’Amiga se abbiamo il Macintosh a casa?!”)…

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…avrei in mente un regalino da avere in anticipo.
L’Amiga 500 a Natale, cioè proprio il 25. Domattina un regalo che io uso un giorno e poi ti restituisco. E che quindi tecnicamente non è un regalo! Ma è una cosa complicata… una specie di magia. E posso chiederla solo a te…
Che ti costa una magia? Devo togliermi una curiosità! Dai… sono stato buono e l’ho preso al culo l’ennesima volta… su, almeno tu fammi felice.

Il regalo in sè è semplicissimo: voglio la fichetta! Solo per un giorno. Solo per svegliarmi e capire come funziona. Solo per chiudermi in camera, di modo che non lo sappia nessuno e provare e riprovare come funziona l’orgasmo femminile. Non per altro… semplice curiosità!

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Caro Babbo Natale, cara mamma se leggi (visto che le lettere non s’è mai capito perchè le si consegni alla mamma e non ci sia una cassetta di posta dove imbucarle… magari anche per finta con un omino del Comune che poi le ritira e con la scusa di inviarle a Babbo Natale le porta tutte alla carta riciclata o qui al Sud direttamente in discarica anche e soprattutto nella Puglia Peggiore… e questa è una splendida metafora che dice tanto di dove finiscono i sogni), cari lettori affezionati che state leggendo questa lettera… questo non è un outing. Non fate come le donne – tutte non appena l’ho detto così per scherzo stasera soprattutto quelle che poi hanno candidamente ammesso di essere in sindrome pre-mestruale – che subito ti dicono: “Scusa e le tette non le vuoi?” No, caro Babbo Natale… le tette non mi servono. Io non voglio essere donna per un giorno. Voglio essere maschio e da maschio capire come funziona una cosa. Nemmeno per capire come fare io domani che mi ritornerà il pisello… no! Voglio solo capire come funziona, che si prova, se è uguale – visto che tutte le donne, soprattutto le pre-mestruate – definiscono ogni loro emozione e sensazione come radicalmente diversa dalle nostre.

Me lo fai sto regalo Babbo Natale? Quest’anno l’ho presa al culo l’ennesima volta… e non avevo chiesto di provare quel tipo di discorso. Per una volta che voglio provare e capire, per una volta che sono io a chiedere… posso essere accontentato? Prendila come una minaccia ma giuro che se domattina non trovo questo regalo ti rovino la piazza! Dico a tutti che esisti ed hai la fichetta. Dico a tutti quella cosa che tu sai… e che non vuoi che altri sappiano… ossia che sei anche la befana e che quindi tecnicamente sei un “travestitodimmerda”… categoria un po’ bistrattata di questi tempi in Italia.

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Mi sa che l’hai capito che non scherzo… quindi…
Caro Babbo Natale, come si dice dalle mie parti “mettiti come ti devi mettere” e fammi trovare la fichetta al posto dell’uccello domani. Cari tutti, siccome Babbo Natale potrebbe scegliere di collaborare, è possibile che domani io resti un po’ assente… sappiate che sto lavorando per voi.

Oh, ora qualche riflessione sulla donna in sindrome pre-mestruale, scaturita dopo quella mia frase che è passata per outing proprio per colpa della Sindrome Pre-Mestruale di qualcuna. Che poi adesso qualcuna che passa di qui penserà che ce l’ho con lei… No! Tu non c’entri. E’ un discorso generico maturato in anni ed anni di osservazone assolutizzante.
La donna in Sindrome Pre-Mestruale è Il Male! Soprattutto e vive a stretto contatto con altre donne, influenzando il ciclo altrui e sincronizzandolo con le altre per rompere i coglioni tutte assieme che non si sa mai!
Tu butti lì una cosa tipo “Vorrei vedere che si prova per un giorno ad avere la fichetta” e si ficca subito in mezzo. Ti chiede se vuoi le tette perchè assolutizza una tua curiosità sublimandola a modo suo. Poi ti pianta un pippone. Poi si rimangia quel che ha detto per anni sull’orgasmo femminile che “voi uomini non capirete mai” affermando che “è lo stesso vostro”. Poi mette a parte il mondo del fatto che ha le tette che stanno per esploderle – cosa che al partner medio potrebbe anche fare piacere ma prova solo a sfiorarle e vedi che succede. Poi è gelosa. E’ scontrosa. Ritardataria.

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C’è solo una soluzione, con la donna in Sindrome Pre-Mestruale.
Aspettare muto e prono che la tempesta passi, subendo davvero ogni nefandezza…
Toglierti la fichetta e restituirla a Babbo Natale se te la sei tenuta per qualche giorno fidando sul fatto che comunque non si poteva far nulla…
Rimontarti il pisello e allacciare i pantaloni.
Per poi sfoderare tutta la tua credibilità nel dire: “Non so se ti sei resa conto di cosa hai combinato questi giorni… io ti amo… io ti capisco… però… eccheccazzo!”. La speranza è quella di guadagnarsi una quindicina di giorni di sensi di colpa suoi e benessere proprio. Tanto poi, ciclicamente, tutto torna!
io poi ‘sta cosa la dico ma non l’ho nemmeno mai provata a fare in 35 anni… che mia madre mi ha inculcato dei valori tipo la cannottiera e le scarpe ai piedi… cose che i freakkettoni di merda non capiscono e definiscono retro perchè vogliono sempre fare a cazzo loro ed essere diversi. Non l’ho mai provata in 35 anni ma credo che il giorno che avessi modo di provarla e volessi provarla e la provassi – quanti periodi ipotetici del terzo tipo di ‘sti tempi – boh… ho come il presentimento che “Mamma che Liberazione!”

Vabbè, buonanotte…
Vi faccio sapere se per un giorno mi è venuta la fichetta! Nel caso vi dico anche come è andata!

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I drogati ce li ho sulle palle!

Io i drogati non li sopporto proprio. Sono razzista!
Io non sopporto chi dipende da qualcosa! Io non sopporto l’idea stessa di dipendere.
Quando ero piccolo (tutti mi scherzavano ma questo comunque non c’entra direttamente con come sono… ed è un cit.) i drogati erano quei mostri strani e misteriosi che si aggiravano per la Villa comunale come gli zombie del film di Romero. Almeno io li vedevo così. Nemmeno dovevo sforzarmici molto. L’unica differenza è che “non erano ancora morti” (autocit. anzi selfiecit che fa più hipster dunque più figo dunque più viral dunque più like e se non mettete il like per questo ma per il post fatemelo sapere ‘chè si tratta di un sistema di verifica interessante) e che non camminavano con le mani avanti.

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I drogati erano quelli che ti regalavano le “caramelle alla droga e i francobolli con la droga al posto della colla” (cit. mia mamma e mia nonna) che li leccavi e finivi in un vortice di “colori, suoni e rumori che c’erano solo nella tua testa, che dopo si spegneva e il vortice era tipo lo sciacquone” (cit fin qui di mia mamma e mia nonna) del cesso: giù, senza scampo, nella cacca più totale (che le metafore sin da piccolo mi sono sempre piaciute perchè spiegavano il mondo facile facile… se non eri scemo).

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Mia madre la faccenda la metteva così. E io ci credevo. Credevo in un mondo di curiose economie in cui la droga, che era una cosa per cui la gente rubava, ammazzava le vecchie fuori dell’Ufficio Postale, buttava i genitori uno dalle scale e uno dal balcone, poi, questa cosa preziosa e che dovevi sbatterti come quel biondoddio per comprarla, la regalava a te. Erano curiose le cose e le economie in cui credevo da piccolo. Come la favola metropolitana delle siringhe infilate nelle panchine con l’ago che spuntava dal sedile. Così ti pungi e benvenuto nell’Aidiesse… che in un’epoca di bollini viola che si passavano da persona a persona con la musica ansiosa e terribile in sottofondo nella pubblicità era una minaccia di morte definitiva. Quella però mia madre non l’aveva inventata. Entrambe le favolette sortirono l’effetto, comunque. Niente più Villa comunale. E gambe levate davanti ai drogati.

Poi sono cresciuto ed ho visto “I Cristiani dello zoo di Berlino” (selfiecit. che è come dire autocit.). Ed ho capito perchè mia madre non voleva che lo vedessi da piccolo quel film, pure se ci stava David Bowie che all’epoca mi piaceva – non per Starman o Heroes ma perchè aveva fatto il Supercattivo in “Labirinth”. Perchè lì la droga non te la regalano con le caramelle alla droga. E non si vede questo mondo colorato.Non voleva che lo vedessi perchè quel film fa schifo… soprattutto la scena di quello che si fa l’iniezione di droga con l’acqua dello sciacquone di un cesso pubblico. “Eh che cazzo di merda che è la droga!”.

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Meglio i Cristiani dello Zoo di Berlino che non la storia delle caramelle alla droga… meglio la merda delle cazzate. Funziona di più. Funziona prima… e non corri il rischio che un bambino troppo sveglio se ne accorga subito che ‘sta storia della droga regalata è una stronzata. Anche perchè ai tempi d’oggi i bambini sono parecchio più svegli di noi quando eravamo bambini, per dire…

I drogati mi sono saliti sulle palle allora. Da quella notte che i miei non c’erano, mia nonna dormiva ed io vidi quel film che passavano in TV, chi se lo scorda… Teleregione! E dire che c’ero andato per trovare Colpo grosso!

Poi sono inciampato come tutti gli adolescenti in cialtroni come Cobain e Morrison. E negli spinelli. E grazie a quel biondoddio sono stato malissimo alla prima canna fatta. Tanto male da ripetermi, ogni volta che ci riprovavo – pochissime in questi 17 anni passati da quella fatidica sera – “… no vabbè, Domè, che tu sei coglione si sapeva…”.
Ho avuto la gran fortuna di entrare nella Hall dell’albergo Spinelli e scappare fuori subito. E capire quanto erano cialtroni quei due dopo aver frequentato gli spinellati (che non sono proprio come gli zombie ma sono troppo rilassati e sorridenti per i miei gusti) e dopo aver ascoltato musica suonata decentemente.
Poi è arrivato Trainspotting. Ed io l’ho guardato. E m’è piaciuto ammerda…

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Ed ho subito pensato che mio fratello, di cinque anni più piccolo di me, apparteneva ad una generazione che sarebbe finita tutta a drogarsi. Perchè a noi i Cristiani dello Zoo di Berlino ci avevano terrorizzato e fatto vomitare… in Trainspotting al massimo ti mette un po’ d’ansia l’astinenza di Renton… ma con quella musica di sottofondo ti viene solo voglia di calarti qualcosa per essere parte di quello sballaccio… tanto lo sai che poi ci sta Perfect Day di Lou Reed o quel pezzaccio di Eno… e tutto diventa incredibilmente più bello! Ecco, sì… inquietante ‘sta cosa: la colpa dei ragazzi che si drogano è di Irvine Welsh. Non ho detto questo, stronzi… Il problema è che quel film di certo non ha aiutato.

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Non mi sono mai drogato, realmente. E per una serie di ragioni, vivo i tossici come Fabio Volo, Pif ed Herman Hesse. Non avete idea di cosa farei loro. Sogno la Cavalcata delle Valchirie di Apocalypse Now (che poi sarebbe di Wagner… ma pure Aria sulla quarta corda è di Piero Angela, anzi di Quark… quindi). Sogno i lanciafiamme, il fuoco purificatore, i quattro cavalieri dell’Apocalisse. Sogno di diventare il primo Mass Murder Missionario della storia dell’Umanità. Ah sì, per inciso i drogati secondo le leggi della stupidità di Carlo Maria Cipolla sono degli stupidi poichè con ogni azione fanno del male a loro ed agli altri. Quindi, sì, meritano tutti di morire.

Il problema oggi è un altro. Il problema oggi che è domenica e sono assalito dal “Tedio Domenicale” (quanta droga consumare.. io che non ne consumo!) è che devo ammettere io per primo di essere un drogato. Un dipendente. Forse è per questo che giorno dopo giorno, ultimamente, la prospettiva di una strage alla Austin (Texas) coi drogati mi diventa sempre più allettante ed urgente. Perchè ho finalmente capito di avere una dipendenza (oltre al tabacco ed a Tori Lane che bestemmia come una demoniessa mentre scopa davanti alle videocamere… che secondo me a letto col fidanzato/marito non lo fa ma fossi io il suo compagno glielo chiederei ogni volta!)…
…una dipendenza che mi porta a pungere la mia pelle e iniettarmi una curiosa sostanza.

Sì, mi drogo. Non lo facevo… avevo smesso, dall’otto ottobre duemilaquattordici.
E avant’ieri (ve ne parlo solo oggi perchè il post di Levante aveva urgenza di uscire prima…) ho deciso quando mi pungerò di nuovo. Ed ho predisposto tutto perchè sia così. Ho programmato tutto. Lo farò il 13 gennaio, poi ogni primo martedì del mese fino ad aprile. Poi smetterò di nuovo… almeno per un po’.

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Sì, questo per dirvi che sono state giornate problematiche, con un po’ troppa ansia addosso e sensazioni negative… e ho sentito che ne avevo bisogno… e che quando sto così ho bisogno di pensarci e dopo un po’ì ho bisogno di farlo… e mi sono guardato il braccio sinistro. E mi sono reso conto che è bellissimo così tutto tatuato. Ed ho deciso che il progetto deve essere completo e non può aspettare. Quindi tra gennaio ed aprile completerò l’altro braccio. Il destro.

Un giorno di questi vi racconto che c’è sopra (al sinistro). Del destro ne parliamo dopo aprile… a lavoro ultimato!

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Biondoddio con quella che ci farei! Che poi è come dire, più o meno, le cinque donne della mia vita… tenendo ovviamente a debita distanza la mamma, la nonna e la zia! E pure il mio cane, che è femmina! (1/5 così spacchettato le idee si esauriscono meno velocemente…)

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E’ un mese esatto che mi fa da sveglia la mattina. “Sbadiglio” di Levante.
La sua voce mi piace troppo.
E la musica, volutamente semplice e dimessa, mi regala un non so che di positivo.
E poi ci sta quel modo di dire le cose banali, senza essere banale:

“Ci son stati bei momenti, adesso ci troviamo davanti ad un posacenere stracolmo, piatti e tazze da lavare…”
(che è pure un ricordo bello significativo, me ne rendo conto, quello del posacenere e delle tazze e piatti da lavare… ma c’entra poco con il testo e con quello che dirò dopo, il ricordo intendo).

Si può pure dire che poi vivere assieme diventò banale, monotono e socontato e non trovammo nemmeno più il coraggio di tenere pulito tanto ce ne fregava di noi…
“…però sai che palle?”.
Non solo metterlo in metrica.
Poi ho cercato il video. E mi sono innamorato. E c’è chi sa il perchè.
E mi sono innamorato pure del video. Forse perchè lei mi piace tanto… ma tanto davvero! Ha una fisicità ed una espressività fuori dal comune. Degli sguardi sconvolgenti… sì, vabbè, anche rispetto a questo c’è chi sa il pechè!
No, no… ste cose su Cosmopolitan non le trovi.

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Anche perchè su Cosmopolitam ed al suo lettore medio spiegare cosa sono “le braccia conserte per scaldarsi il cuore” è una cosa un pochetto complicata. Vai a far capire ad uno che si sente come uno che ha bisogno di farsi spiegare anche come si regge l’uccello per non bagnarsi le scarpe quando fa pipì, che evidentemente si parla di due persone che non riescono a farsi calore più perchè non si tengono più nemmeno abbracciate e quindi si abbracciano da sole! No, provaci con uno che ha bisogno di farsi dire che per star bene una donna vuole anche qualcuno che la faccia ridere… voglio vedere come ci provi… e come ci riesci!

Levante è Amelie di quel mondo fantastico o favoloso (non me lo ricorderò mai…) che canta… e poco altro. E forse non c’ha nemmeno il vizio di indovinare quanta gente si gode un santo orgasmo nello stesso momento…
E questo parallelismo con Amelie dice un sacco di cose!

A me con Levante piacerebbe un botto uscire a cena. Bistrot francese – che è quello che qui su questo blog non ti aspetti perchè minimo stai lì ad aspettare la zozzata – passeggiata pugni in tasca e testa un pochino bassa, ondatura un pochetto incerta, passi che si sgambettano tra loro…
il classico demente insomma…
…poi tutti a casa. Ognuno a casa sua, sicuramente. Perchè Levante è il prototipo della ragazza cui ti avvicini perchè ti fa un sacco di sangue… poi però ci esci per un caffè un giorno e ti rendi subito conto che in trentasette secondi si è diventati gli amiconi di una vita… e con gli amici non si fanno le zozzate…

Perchè, verità ineludibile: gli scopamici non sono amici!

Ciò detto, Levante può stare tranquilla: non sono Donato Stevanin e non ho un diario segreto dove scrivo altro su di lei! Se c’è ironia a sufficienza un sorriso… altrimenti un mio amico ha un gruppo su FB con il titolo “Io ti querelo”… e può essere una valida alternativa all’assenza di celebrità (per me intendo).

Questo per dire che ci sono anche momenti nella mia vita in cui regredisco alla fase di adolescente “Dailandog”(cit.)…
in cui reagisco alla tristezza ed allo scazzo facendomi un po’ meno caustico, un po’ ma solo un po’ più accomodante col Mondo. Però per farlo ci vuole qualcosa di banale che non sia detta in modo banale…
…perchè le cose banali non dette in modo banale sapete cosa sono? Sono le famose piccole cose di quel giorno da benedire secondo il bestseller millenario La Bibbia (che ogni tanto qualche verità la dice… ma ogni tanto… tipo quella che le figlie si possono vendere o che se uno mischia i prodotti va messo a fuoco o che chi giace nella stessa casa senza essere sposato può essere lapidato).
E poi ci vuole lo sguardo che ogni tanto in quel video fa Levante… qualcuno in particolare.

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E ci vuole una inquadratura che esalti l’appannarsi del vetro mentre lei canta con la fronte contro la finestra… perchè lo sanno tutti che succede così… ma lo fanno vedere in pochi. Perchè purtroppo le piccole cose a volte non sono banali da quando abbiamo smesso di guardarci attorno alla ricerca delle piccole cose.

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E ci vuole comunque una donna che se non la conosci la definiresti con espressioni del tipo: “Non sai io con quella lì cosa…” poi la conosci e dici: “Porca… allora mamma non c’aveva proprio capito un cazzo quando parlavo di quell’amica che vedevo solo io e lei mi diceva che non stavo bene, che non stava bene dire certe cose, che i bambini normali queste cose non le dicono e soprattutto non le inventano e che, in buona sostanza: “Ma perchè fai così? Che abbiamo fatto di sbagliato?”…

…Ma guarda tu la vita!

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Peccato che non prenderò mai un caffè con Levante. Oltretutto mi sono già rovinato la sorpresa da solo… per cui a che cazzo servirebbe davvero quel caffè? A farmi vedere con un VIP? No, non sono il tipo.

A meno che non sia Magalli… disposto a presentarmi qualche sua spasimante!

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Le mappe dei miei sogni è un libro illustrato bellissimo.

Non sono uno psicopatico come Donato Stevanin…
Donato Stevanin aveva la fissa delle VIP!
Scriveva cose terribili del “marito di Costanzo”. Cose terribili davvero.

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La gente comincia a pensare sempre dopo un po’ che se consumi materiale pornografico farai una pessima fine. Soprattutto se ne parli in pubblico. C’è una stigma sul porno che non avete idea. Anzi, un po’ sì.
La gente non pensa mai alla pessima fine che farai se il tuo orizzonte culturale è la programmazione a cura del “marito di Costanzo”. Soprattutto quando lo scecheri assieme alla pornografia SM. E della pornografia non ne parli con nessuno.
Donato Stevanin – che non è Charles Manson solo perchè non ha ucciso la moglie di Roman Polansky alla fine degli anni ’60 violentando e pervertendo il concetto stesso di Peace and Love – della pornografia non ne parlava con nessuno.
Ma parlava con tutti del “marito di Costanzo”. Con tutti. Ossessivamente.

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In una perquisizione sono spuntati fuori i suoi diari.
Nei suoi diari sono spuntati fuori quei Long Island Ice Tea prodotti dalla sua mente mescolando pornozozzerie e la magistrale opera omnia catodica del “marito di Costanzo”. Nei diari c’era la telecronaca di quello che avrebbe voluto fargli.
Stevanin per quei diari mi sta simpaticissimo… un po’ meno per quel che era sepolto nel suo backyard.
Perchè finchè fantastichi su quello che faresti ad alcuni VIP – e fino a quando il tuo bersaglio se l’è obiettivamente cercata a norma della Convenzione di Ginevra, di quella sui Diritti dell’Uomo e di quella sui diritti del Bambino e del Fanciullo – le tue fantasticherie possono anche avere una certa dignità stilistica e letteraria. Possono, futuristicamente parlando, rappresentare dei “bei gesti” che poi si dimostrano davvero godibili. Stai solo sublimando nella scrittura e nelle parole un malessere o un benessere. No, se le cose le scrivi in un diario che nascondi dietro lo sciacquone del cesso anche se vivi da solo… c’è obiettivamente qualcosa che non va!
Il bondage che Stevanin sognava sul “Marito di Costanzo” e tutto un certo delirio su quello che avrebbe fatto con alcune lattine ricorda moltissimo i televisori che esplodono coi frigoriferi e con tutto il resto in Zabriskie Point. Sono solo la versione disadattata e sociopatica di un rifiuto. Come l’urlo di chi, disperato, ha solo un registro immaginifico per reagire ad un bombardamento… ed in quei legacci vede l’unico modo per liberarsi da una ossessione… ed in quelle lattine l’unico modo per tappare una bocca – sì d’accordo, più di una bocca.

Anche io consumo pornografia.
Anche io parlo di Vip.Anche io ieri fantasticavo su quel che avrei fatto con dei cavi elettrici a qualche volto noto della cultura indie. Ma proprio perchè lo faccio amenamente in pubblico… niente paura. E non rompetemi il cazzo!

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Ciò detto “Le mappe dei miei sogni” è un libro davvero bello.Qui mi fermo perchè Mollica mi sta sulle palle per il suo uso insopportabile di certa aggettivazione lecchina. Mollica pensa al culo dell’artista come ad una delle due facce di un baiocco… ovviamente la più cremosa. A sentire Mollica è tutto molto bello… anzi, no, delizioso, incantevole, prezioso. Davanti ad una cosa davvero bella Mollica solitamente sviene. Figuriamoci davanti a questo…
Mollica è come quelli che chiedono la pena di morte per chi maltratta un coniglio e sviene quando gli chiedono che si fa a chi uccide un uomo…
…quando vede una cosa bella. Le cose brutte non le vede.

Ciò detto “Dovevo sposarmi, poi m’è scappato da cacare” è una raccolta di racconti e riflessioni su quello che sta intorno. Una raccolta e riflessioni su cose banali. Le stesse di cui scriverebbero Pif e Volo. Ma scritta in modo non banale. Se questo blog vi diverte… vi divertirà.

Ciò detto ho deciso che una mezza lista la faccio.
Ci metto dentro le donne che muovono un certo qualche interesse nella mia vita.
Ci metto dentro i motivi per cui succede…
Ci metto dentro quel che ci farei…
Ci metto dentro chi c’è entrata e chi c’è uscita.

Però lo faccio domani… oggi no. Oggi ho solo scritto quella precisazione perchè senò so bene che quella che scrive quel blog famosissimo sulla cultura dello stare sotto della donna in famiglia – il cervello ha rimosso… il cervello sta bene – che di nascosto mi segue perchè sembra che il cattolicesimo fervente dello star sotto come controindicazione abbia un sacco di acqua cheta che rompe i ponti, chiama la postale e mi fanno arrestare dicendo che:
tifo femminicidio,
odio i vip e di sicuro…
voglio insegnare ai suoi figli ad andare su youporn e sognare di fare quelle cose a quella poverina di Suor Paola.

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Tranquilli… Suor Paola non è tra quelle 5 donne.
Non sono più comunista… m’è rimasta solo la voglia di mangiare qualche bambino.

Le suore non le violento più… nemmeno quelle bone!

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Fabio Volo… Pif… Non m’hanno fatto nulla ma li detesto!

Dice che è un fenomeno che si aggrappa pervicacemente alla depressione ed alla pre-depressione quello delle manie di persecuzione. Ma credo abbia anche tanto a che fare con sentimenti come la gelosia, l’invidia, la frustrazione da insoddisfazione “professionale”.
Dice… anzi, dico che è vero! Dico che quelle su elencate sono sicuramente valide componenti.

Io ho detestato quel poverocristo di Nocerino perchè somigliava ad uno che mi stava proprio sulle balle per questioni di mera gelosia maschile…
Ma c’è dell’altro nel mio di sentimento elaborato. L’odio profondo, profondissimo per chi cialtroneggia.
Per chi si inventa quattro stronzate e in quest’epoca di stronzi cialtroni, che prima di tutto viene “la pappa pronta” fa successo.
Per chi dietro tonnellate di una banalità oscena e indescrivibile fa soldi sesso e successo.
Le tre S della Tommasi.

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E non ci rimane nemmeno sotto. Non ci resta intossicato. Non finisce al manicomio. Non ci pensa la notte alle stronzate che spara in giro o al sempiterno consiglio delle professoresse di una volta che per una buona volta potrebbero far proprio: “So’ bravi Signò… bravi davvero… ma di zappare proprio non c’hanno voglia!”.
E tutto perchè c’ha troppo pelo sullo stomaco.

Ci sono giorni in cui mi chiedo perchè non me lo posso spillare sulla pancia un po’ di prato inglese pubico: radermi – che pare dia anche un tono ed un non so che di desiderabile – conservare il prodotto, sistemarlo su un bel supporto in carta gommata precedentemente verniciato color carne e poi spillarmelo con una sparapunti. “Durante questa fase fatevi aiutare da un adulto” (cit.)
Cazzo deve far male… ma “lascia che faccia male, prima che faccia bene” (pornocit.)
Un Artattack emozionale (e quello di Artattack quanto mi sta sulle balle?) per uscire al mondo con una buccia – pardon pelliccia – nuova “che mi preserverà” (cit.) non dall’umidità e dalle intemperie ma dagli scrupoli di coscienza culturali verso il genere umano.

Ci sono giorni in cui mi dico che vorrei essere anch’io come Fabio Volo.
Toccare un argomento idiota ed avere il tempo di frequentarlo per un po’. Un romanzo bio-autobriografico lo potrei scrivere anch’io… anzi due o tre. E storie banali, banalissime, di quelle scontate e con l’esito scontato ne ho da raccontare. E non so nemmeno se non farei successo… perchè se è vero che non ho la cassa di risonanza del Volo costituita da mille attività in cui, al solito, ci mette tutta la banalità dal caso ad Esserci, è anche vero che credo di scrivere almeno con la stessa dignità. No, sapete qual’è il problema? Non mi va. Non mi va di scrivere cose banali. Non mi va di farlo con banalità.

Schema tipo:

c’è Giovanni – che è come dire Alberto o Felice (o Contento) – che dalla vita ha più o meno tutto.
Scopa come un luccio, si droga come un lercio, si diverte come uno stronzo.

Ma poi gi succede un brutto numero
– gli muore il padre, la madre, lo zio, l’amico…
– oppure arriva a 35 anni e scopre che l’animatore di serate altrui non può più farlo tutta la vita…
– opppure scopre che dopo i 35 il metabolismo ti cambia ti viene la pancia e gli aforismi che spari in croce non ti servono più a far colpo come insegna Cosmopolitan sulle fighe qualsiasi…
– oppure becca una santa overdose da marjuana come capita alla ragazzina di “Dannazione” (opera di di uno che scrive banalità ma le scrive davvero bene come Palahniuk)…
e capisce che è ora di non dire più “da grande voglio fare il…” ma trovare davvero qualcosa da fare.
E “MIRACOLOSAMENTE” comincia a guardare il mondo dalla prospettiva di tutti quanti i bipedi medi, quelli che sono impegnati a fare altro e non hanno tempo, soldi e modo di scopare come lucci, drogarsi come lerci e divertirsi come stronzi. E sempre MIRACOLOSAMENTE scopre che va anche bene così. E si affeziona alle piccole cose banali come il lavoro, l’amore, la sobrietà 5su7.
E vende con questa stronzata che è nota a tutti… perchè tutti ci sono passati, nella stessa banale e identica maniera sua… e tutti, più o meno tutti, hanno creduto di uscirne con enorme difficoltà e con la scoperta di cose che definiranno sempre ed inguaribilmente “fumettistiche e definitive” (cit. di uno che questa stessa cosa più o meno vent’anni fa l’ha scritta in un modo bellissimo… ed al solito se sapete di chi parlo scrivetelo in commento).
E vende con questa stronzata che è nota a tutti perchè tutti si sentono Giovanni, Alberto o Felice (o Contento). Dunque tutti, leggendolo, diventano i protagonisti di un libro…
E vuoi mettere?
E questa, mia, è una banalità enorme ma, spero, scritta con la quarta di seno in bella mostra!

Della paura di uscire al mondo si può parlare raccontando in modo scialbo e didascalico la propria esperienza da moderno Peter Pan. Oppure dire, come ha fatto qualcuno, che non vi dico chi è ma al solito se qualcuno lo sa lo scriva in commento…

“E niente ho messo la tutina della Chicco e sono uscito nel nulla assoluto…”.
(che è una banalità enorme ma scritta con una sesta di seno che miracolosamente sfida ogni legge newtoniana e sta su a quel biondoddio… come non vi dico cosa).

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No: molto meglio balzellonare per aforismi e storie trite e ritrite per accontentare gente con esistenze trite e ritrite che non ha voglia di riflettere, non ha voglia di sforzarsi a capire cosa sia “la tutina della Chicco”. E perchè non te la scopi una qualsiasi se invece di autocitarti con un aforisma alla Fabio Volo le parli della tutina della Chicco. A meno che il tuo orizzonte non sia la scopata con una da Girls Interrupted. Della tutina della Chicco non si parla alla prima che passa. E non si parla per scopare!

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E così che se ne va a puttane anche il “romanzo di formazione”… che fino alla Tutina della Chicco m’era stato anche un po’ sulle balle… ma non tanto da meritarsi Fabio Volo. Bastava Herman Hesse… che è il Fabio Volo di “qualche decennio fa” (cit.)

E Pif? La iena che si è messa a fare il “sociologo da bar” con uno smartphone che videoriprende le cose? Su MTV ha fatto successo con qualcosa che se vogliamo è ancora più urticante della banalità del nulla di Fabio Volo. Con l’idea del documentarismo pseudo autoriale perchè pseudo indie e pseudo hipster, su temi purtroppo anche molto interessanti. Ma con quello stile fintamente dimesso, incapace di andare al fondo profondo delle questioni. Intanto, MTV paga il viaggio, il soggiorno, lo stipendio… e tu, fidando sulla cialtroneria di chi ti segue ti guarda, invece di fare fino in fondo l’indie del cazzo e tirare fuori qualcosa di veramente nuovo… rivomiti due banalità… giri il mondo… vivi palleallaria che finchè ci sono stronzi cialtroni c’è speranza… e c’è fattanza…
…e diventi testimonial della TIM (quell’altro è sponda Vodafone) mandando in rete, tv, ovunque, una campagna per la telefonia mobile che si aggrappa con le unghie e coi denti a temi sociali di un pop e di una banalità pazzeschi. Anche qui, complici i 30 secondi netti di durta di uno spot, nel modo più cialtrone possibile.
I cani abbandonati…
L’oratorio di Scampia…
…dovesse nascere ancora Basaglia e fosse di attualità la causa dei mattacchioni, metterebbe un telefono in mano ad un pazzerello e gli farebbe dire “Sì, dopo la chiamiamo la mamma, Napoleone!”.Perchè questa è la cifra!

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Herman Hesse scriveva cose banali e pop per il suo tempo… non faceva nulla di diverso da Volo. O da Pif.
Fare soldi dal gusto del pubblico per il banale. Lui c’aggiungeva la ricerca New Age della meditazione attraverso la quale raggiungeva stati estatici simili a quelli che si raggiungono con la ketamina.. noi andiamo in Tibet a pregare ed in Thailandia a “ricercare la nostra spiritualità” strafacendoci, strafacendo bimbi e bimbe e non avendo nemmeno il buon gusto di crepare appesi all’asta appendiabiti dell’armadio, nudi e col pisello duro in mano (cit. è crepato così David Carradine, fu Bill in Kill Bill I e II). Cambia solo il modo di cialtroneggiare… che poi è scopare, strafarsi e divertirsi senza pensare troppo che nel frattempo la vita ci cammina di fianco.
Mi sta bene, cazzo… mi sta bene… ognuno si zappa la giornata come meglio crede, anche se potrebbe fare di più ma non vuole applicarsi. Mi sta bene: they want it, you give it to them… Gli dai la merda che chiedono!

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Il problema è uno solo: non costringeteci ad averli davanti ogni ora, punto e momento… come si dice dalle mie parti! Herman Hesse non ti si piazzava davanti ogni giorno ripetendoti quanto “è caldo e compenetrante l’ohm” che ti scorre dentro quando lo intoni. O facevi la cazzata di comprarti Siddharta o grazie a quel biondoddio non sapevi nemmeno chi era, Herman Hesse… o Narciso e Boccadoro. E il Lupo, se ne stava nella Steppa!

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