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La pecorina perfetta che non è una favola o un trattato di etologia ovina ma solo il tentativo di farvi capire che idealizzare è sbagliato…

Ci sono cose che van dette: fare all’amore è anche una questione di estetica.
Chiediamoci perchè. Come spiegate ad un non vedente dalla nascita l’esatta essenza del colore rosso? Non si può fare! Ci si può avvicinare ma non si può fare! Su questo per cortesia evitiamo di aprire discussioni fuorvianti ed inutili.
Abbiamo bisogno di modelli per confrontare e decidere. Tranne quelle cose che non sono belle e brutte ma che noi definiamo belle e brutte che semplicemente come una mano indiscreta ti strizzano le budella o ti strozzano il collo (che non è una licenza poetica ma uno dei tanti modi transitivi di usare il verbo strozzare non provate a correggermi).
Una cosa la capiamo, la conosciamo e la apprezziamo a pieno se ne abbiamo un esempio.

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La pecorina, ossia la posizione in cui lei è carponi e lui da dietro le fa tutto quel biondoddio, uno la conosce in esclusiva teoria dalla tradizione orale alle scuole elementari. Io devo averne avuto una esperienza intuitiva all’asilo ma questa ancora una volta vi ripeto è una storia che vi spiegherò più in là perchè me la devo ancora far spiegare bene da mia madre. La pecorina la prima volta che la vedi c’hai più o meno l’età in cui puoi accedere ad un video porno qualsiasi. Concordo sul fatto che adesso, con l’uso deregolamentato dei PC e di internet, l’età della tradizione orale possa coincidere con quella dell’autoformazione in materia. Ma questo è un fatto diverso. La pecorina è una posizione univocamente valutata in linea teorica e di principio di coefficente di difficoltà 2/5 sulla scala olimpionica. Non ci vuole poi tanto – secondo il sentire comune. Si tratta di mettersi gattoni, carponi… a pecora!

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Esattamente come tutte le prestazioni ginniche, però, può essere fatta in modo aggraziato ed in modo sgraziato. In macchina accartocciati sul sedile, scomodissimi e viene male davvero… roba da scogliosi. Oppure su un divano sfruttando come supporto lo schienale del divano, magari. E potrebbe venire bene.
Sì, sfatiamo un mito: per un corretto appecoramento non è mica necessario che ginocchia e palmi della partner siano poggiati sulla stessa superficie parallela al pavimento o coincidente con esso. L’importante è che “appecorato” sia il sedere di lei! Porto… ecco, porto. Da porgere. Ci stanno le digressioni sul tema dei capelli di lei tra le mani. Ci stanno i virtuosismi delle pacche sulla natica. Ci stanno le deviazioni delle mani attorno al collo o sulle spalle. Ci stanno i piedi e le gambe di lui messi così o cosà – ed i mille modi di fare all’amore (cit.). Ma l’appecoramento è sempre un culo offerto.

La pecorina esteticamente perfetta è univocamente considerata quella con la schiena di lei inarcata a disegnare una curva discendente che si rialza in forma di semisinusoide dall’inizio del sedere (e quella sotto è una sinuisoide stretta che c’entra poco per cui Don’t Try This At Home).
La pecorina perfetta assume, così, livello di difficoltà 3 o 4 su 5… perchè… provate a farla! Lo so, lo so… ci state provando tutti. Anche per voi i maschietti. Ci state provando e sia che mi leggiate dalla vostra postazione di lavoro, sia che siate a casa… pure da soli, prima di provarci o mentre vi siete resi conto che ci state provando, vi siete guardati alle spalle. Lo so… non è da tutti parlare di porno così liberamente in piazza. Vabbè… ci state provando? Tranquilli, è molto difficile che ci stiate riuscendo.

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Perchè la pecorina è una cosa complicata. Te la insegnano alla scuola del porno. Devi impararla. Non è così naturale… è bella faticosa. Devi essere atletica. Avere dei bei lombari d’acciaio per farla bene! E lo sapete perchè? Perchè sarà anche estetica ed avrà la fortuna di non essere involontariamente comica… ma la pecorina fatta così serve esattamente come la mano sul proprio fianco che si mette quello che alla tipa a pecorina sta facendo il biondoddio di tutto quel popò di roba che con una efficace metonimia definiremo “glielo” durante il film porno che state guardndo mentre lei è a pecorina. La pecorina fatta così, è bellissima ed arrapantissima da vedere perchè offre tutto alla vista – e solitamente a farla è una tipa che ha tutte le credenziali per farla, non una col culone a buccia d’arancia o con le varicose sulle cosce o che le si appende tutta la pancia di sotto e io non sono uno che bada a ste cose però quando le faccio per i fatti miei… se vai in un museo vuoi vedere Botticelli non i disegni che facevo io da piccolo.
E deve offire tutto alla vista, penetrazione inclusa… perchè senò che cazzo di film porno sarebbe?
Che porno sarebbe, senza vederla?

La pecorina così si fa sul letto… o sul divano… o nella vasca da bagno. Se c’hai i taccazzi anche il tavolo della cucina va bene. Ma devi avere i taccazzi e saperci stare sui taccazzi.

Invece, solitamente, la pecorina è nel cesso… almeno quelle belle intense. Perchè la pecorina è animalesca… ti scappa e la fai… ed è il modo più comodo di farlo. Nel cesso. Magari poggiati alla prima superficie utile. Tipo il lavandino che comunque è sempre troppo basso per i tuoi gusti e lei però non c’ha i taccazzi ma c’ha le ciabatte e quindi non si slancia quel tanto che le permetterebbe di fare la semisinusoide con la schiena e tutto il resto. Coi pantaloni calati alle caviglie che ti sono d’impiccio a te ed a lei… e quindi senza possibilità di tante contorsioni. Magari nel silenzio cui ti costringi. Per non fare casino perchè non sei solo. O non sei a casa tua. Senza schiaffi sul culo. Senza vederlo nemmeno il culo. E ti accorgi che è bellissima la schiena, coi suoi nei. E ti accorgi che è bellissimo quello che senti non quello che vedi.  E te ne freghi della sinusoide, non è che non ci pensi… te ne freghi!

E se sei bravo, con te stesso, con lei, con tutto quello che sei in quel momento… ti accorgi che anche se nei dieci secondi precedenti ti sei immaginato con la mano sul tuo fianco a guardarti in uno specchio che non c’è con lei perfettamente appecorata con la schiena ed il culo a sinusoide risalente… pure quello che stai facendo è bello. Forse è più bello. Perchè puzza pure un po’… perchè è vero… non è di plastica.

Tutta sta storia della pecorina alla fine è una metafora, la solita pornometafora… per cercare di tirare fuori un piccolo malessere: che bella sarebbe la vita, che bella davvero e che vera… se smettessimo tutti per un giorno solo di idealizzare una cosa che ci piace e ci attira prima di avela fatta. Di immaginarcela in un modo che conosciamo e crediamo sia il migliore dei possibili. Che tanto, ricordatevi sempre… “Tu non sei Tory Lane e rassegnati… io non sono Rocco Siffredi… ed il cesso dove ci stiamo accoppiando a quel biondoddio è tutto fuorchè un anatomico set al servizio delle nostre contorsioni che sono a servizio della sega dell’utente medio di porno”. Che alla fine… non ti deve vedere nessuno… e se ci stai davvero bene inguainato o inguainante in quel momento… credo poco importi il guardare da fuori. Non sei il regista del porno che giri… ma l’attore protagonista della scopata che fai! Perchè il mondo non è porno… ed il porno è la più bella delle bugie fatta ingoiare al Pianeta Terra! Però, se la vita la vivi sperando in una bugia… sai che triste il mondo?

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(la foto qui sotto è un omaggio tributo ad un attore che è stato il personalissimo mito di me myself and I negli anni di gioventù)

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Biondoddio con quella che ci farei! Che poi è come dire, più o meno, le cinque donne della mia vita… tenendo ovviamente a debita distanza la mamma, la nonna e la zia! E pure il mio cane, che è femmina! (2/5 così spacchettato le idee si esauriscono meno velocemente…)

Rihanna è una cosa indescrivibile.

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Rihanna non esiste, però! L’hanno creata in laboratorio. Ogni tanto la scongelano. Con il photoshop le cambiano i capelli. Con il photoshop le cambiano i vestiti. E non serve photoshop per tenerla sempre giovane, che tanto il file non invecchia. Rihanna è l’avatar di cui il tuo second life si innamora. E tu che sei cretino e non ti accorgi della enorme differenza tra off-line ed on-line finisci per crederci davvero che esiste Rihanna.

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Rihanna la usano per fare i video di canzoni che sono pop e banali… ma lei le canta, ci mette su la voce, le tocca… e quelle per magia diventano belle (pure io diventerei bello… se non diventi bello quando ti tocca Rihanna e sei maschio sei gay… se non diventi bella quando ti tocca Rihanna non sei lesbica). Le canzoni che canta Rihanna che tocca Rihanna che ci mette su la voce Rihanna diventano tutte belle.
Non perchè poi lo siano davvero… ma perchè quando le senti ti ricordi il suo viso, i suoi sguardi, le sue anche che si muovono e ondeggiano… ed anche la merda banale trita e ritrita di un pezzo in radio uguale ad altri centomila mentre ti rompi il cazzo in macchina, ti rompi il cazzo in ufficio, ti rompi il cazzo alla tele e passi sui canali musicali della paytv e uno su dieci ci vedi Rihanna, ti rompi il cazzo di fumare dopo che hai scopato, ti rompi il cazzo di piangere, ti rompi il cazzo di ridere, ti rompi il cazzo di respirare e di vivere, anche il pezzo in radio uguale ad altri centomila ti sembra bello.

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E’ la magia di Rihanna. L’hanno creata per questo. E tanto basta.
Non si sono accorti che andrebbe scritto sotto ogni video, ogni intervista, ogni sua apparizione. Come per le finte bottiglie di birra Duff, con dentro una cosa che non è nemmeno lontanamente birra. Dovrebbero scriverci su “gadget non potabile”. Oppure anche in piccolo come sotto tutti i contratti belli che non ti dicono dove e quando arriverà una certa inculata (non certa indefinito, certa sicura!): “attenzione: Rihanna è una idea, non esiste!”.

Rihanna non esiste. Forse è per questo che mi ci sono perdutamente innamorato.
E visto che Rihanna non esiste mi sono permesso di farle dire sulla mia pagina facebook che ero dimagrito davvero questa estate e che quindi ero diventato ai suoi occhi molto molto più desiderabile. E poi le avevo fatto una scenata di gelosia terribile per le cose scritte a Kevin Prince Boateng. Arrivando a chiedere in giro per davvero cosa aveva lui che io non avevo. Mi sa una serie di cose!
(E sono fortunato che la gente ancora mi saluti… e ve lo dico e lo metto tra parentesi a parte in un rigo solo perchè fa più figo…)
E poi m’ero incazzato perchè dopo Boateng ci aveva provato con un altro giocatore… e poi con un altro ancora.
Sembrava il film “Rihanna va ai mondiali”… come quello di Cicciolina e Moana Pozzi. Ma senza vedere le zozzerie… solo immaginandole!
Ho scoperto dopo attenta osservazione che tutti i giocatori che Rihanna nominava c’avevano i tatuaggi sulle braccia.
E’ colpa di chi ha inventato Rihanna e le ha fatto dire certe cose se io ora sono dipendente da inchiostro dei tatuaggi.
E’ molto più colpa sua che non di Marylin Manson per i tipi che entrano a scuola ammazzando i bidelli!

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Gli inventori di Rihanna hanno capito che se tutti sono convinti che Rihanna esiste, le cose che fanno dire a questa che non esiste generano interesse morboso, successo, attenzione e tutte ste cose diventano poi i soldi che si accumulano su un conto intestato a Rihanna ma che in realtà gira tutti i soldi ad un conto intestato alla voce “Inventori di Rihanna”. E l’unica che non lo ha capito è la fidanzata di Boateng che cerca ancora Rihanna per dirgliene quattro dal vivo!
Poi mi ero messo la sua canzone con Shakira come sveglia. Ma l’ho tolta subito perchè non funzionava affatto… perchè se non vedi il video non pensi che il mondo sia un posto migliore… e quando ti stai svegliando difficilmente hai voglia di ricordare com’è un video. E poi lì canta troppo Shakira… che a me non piace e che esiste davvero e che forse m’è piaciuta solo qualche anno fa quando aveva un look acqua e sapone… Perchè Rihanna (e pure Tory Lane, va bene, ma quello sarà un altro post) è l’unica donna “non acqua e sapone” con cui ci farei delle cose…

Rihanna per uscirci devi affittare una macchina di quelle che costano un sacco.
Rihanna per uscirci devi rifarti il guardaroba con robe che costano un sacco.
Però con Rihanna ci uscirei, se esistesse davvero. Anche se mi costerebbe un sacco… anzi due, uno per la macchina uno per il guardaroba!
E farei di tutto per riuscirci – ad uscirci assieme.
Solo che so che sarebbe una serata devastante:

– almeno una rissa al minuto con tutti quelli che la guardano… perchè io non sono il tipo che a fianco vuole la tipa per farla guardare e farsi invidiare o farla desiderare. Quella è la porta di una certa perversione che si chiama “cuckold” di quelli che la moglie poi, tanto sono contenti di farsi invidiare e farla desiderare, che la moglie la danno ad altri… e loro lì che guardano! Mah!

– almeno fino alle sei in discoteca. Io che la discoteca la odio. Io che mi ci addormento. E poi lei chi la controlla? E poi che fai, dici che ci sei uscito con una se fino alle sei hai dormito? Mi sa di no… mi sa che non funziona!

– almeno dieci casini per presentarla ai tuoi che immediatamente ti guardano preoccupati e ti chiedono se devono sapere qualcosa visto e considerato che (se ci sei uscito veramente e non è tutta una illusione… ma mi sa che in quel caso hai avuto la botta di culo di conoscere una che le somiglia un sacchissimo) “che ci fa una così con uno come te?” – e l’autostima ringrazia…

– almeno venti casini se non di più per presentarla ai tuoi che immediatamente ti guardano più che preoccupati e ti chiedono se devono sapere qualcosa visto e considerato che (se com’è molto più probabile la follia ha preso il sopravvento e sei convinto di essere uscito con Rihanna e di poterla presentare ai tuoi genitori perchè l’hai invitata a pranzo con tutta la famiglia per farti figo ma in realtà accanto a te c’è un nulla più assoluto di quello assoluto) “hai ricominciato con le amiche immaginarie? Ne eravamo usciti qualche giorno fa che una l’avevi anche conosciuta! Ed esisteva per fortuna! E adesso questa Rihanna che non esiste?!”.

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Io di Rihanna sono perdutamente innamorato. Con la stessa pervicace costanza e convinzione di un “dailandog” qualunque (ricit. solita!). Proprio perchè so che è un amore impossibile. Perchè Rihanna non esiste.Perchè se esistesse, lo so, mi amerebbe già… soprattutto ora che ho un braccio tutto tatuato e uno che sto per tatuare!

Ma MTv che esiste e non dice tutta la verità su alcune cantanti… MTv la odio. MTv è il male!

Ah, sì, prima che me lo chiediate… solitamente non scrivo così… oggi mi andava di farlo!
Mi ci sto riallenando a scrivere in modi sempre diversi… senò che rottura di cazzo è la scrittura?
Diventa ‘na cosa banale come parlare di Rihanna che lo sanno tutti che fa sangue a chiunque, peraltro in modo banale.
E, no, non mi va!

Ah sì, prima che mi chiediate anche questo… non sono innamorato solo delle cantanti!

Ah sì, prima che mi chiediate pure quest’altra cosa… un sacco di gente pensa che io sia una persona stramba e sensibile.
Solo qualcuno ha capito davvero che sono un gran paraculo!

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… poi m’è scappato da cacare! (che è un pezzo del titolo di un romanzo bellissimo che esce a breve!)

M’han detto che non si dovrebbe cominciare un romanzo dal titolo.
Eh, ma quello di cui parlo non è tecnicamente un romanzo.
La dimensione del romanzo non mi piace. Non la sento. Sono gli intrecci a starmi sulle palle… ma questo ve l’avevo detto.
Quello di cui vi parlo è una raccolta di racconti. Tutti rigorosamente più o meno autobiografici.
Tutti banali, perdio!

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E, torno a ripetere, non è un romanzo perchè credo di aver vissuto ancora relativamente poco. E perchè un romanzo banale, anche se lo scrivi bene, credo sia offensivo.

Allora ce lo si può scegliere il titolo. E per metà io l’avrei scelto. “…poi m’è scappato da cacare!”.
Fino a ieri mi piaceva tantissimo l’idea che la prima metà fosse “Dovevo sposarmi…” però oggi non mi convince più. Solo che devo trovare una soluzione a questo empasse… Senò non comincio a scrivere!

L’anno scorso quando lo stesso volevo cominciare a scrivere non dovevo sposarmi. Ma la seconda parte del titolo era comunque “… poi m’è scappato da cacare!”. C’è qualcosa di parlante in questo impellente bisogno fisiologico. C’è qualcosa di chiaramente eloquente. Forse per capirla fino in fondo sta cosa varrebbe la pena di capire qual’era allora la prima parte del titolo. “Volevo fare l’assicuratore…”. Sì, quando credetti che fare il subagente potesse essere un interessante orizzonte di sviluppo lavorativo.

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Vai a capire cos’è questo continuo parallelismo. Forse ha a che fare con la delusione.
Quando sono deluso, mi vien voglia di andare a cacare. Mi scappa da cacare. E se scappa da cacare devi lasciare tutto… altrimenti te la fai sotto. Altrimenti sai che figura.

E’ successo lo stesso ieri, quando poi ho deciso di parlare di Salvini. Volevo dare qualche quarto d’ora in più a Babbo Natale. Invece niente. E allora mi viene in mente che sarebbe ancora più irriverente e dissacratorio se io quel libro lo chiamassi “Aspettavo Babbo Natale che mi portava la fichetta… poi m’è scappato da cacare!”. Però credo che qualcuno mi prenderebbe per pedofilo. Qualcuna mi prenderebbe per frocio – e le donne in sindrome pre-mestruale l’attitudine crocerossina non ce l’hanno nemmeno per sbaglio – e forse comprerebbero la mia semiseria ed autobiografica raccolta di racconti solo trans depressi. Che tecnicamente i trans mi stanno anche simpatici… ma non quelli depressi!

Allora niente… questo per dirvi che sono deluso dalla pochezza di Babbo Natale. Che sono deluso per non averla ricevuta. Che non ho potuto fare quel sondaggio. Che sto decidendo il nome della raccolta… e che dentro una riflessione su Babbo Natale ci sarà… come gli ho promesso!

Ma forse il titolo alla raccolta di racconti auto-biografici e semiseri l’ho trovato: “C’avevo voglia di vivere… poi m’è scappato da cacare!”

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Biondoddio con quella che ci farei! Che poi è come dire, più o meno, le cinque donne della mia vita… tenendo ovviamente a debita distanza la mamma, la nonna e la zia! E pure il mio cane, che è femmina! (1/5 così spacchettato le idee si esauriscono meno velocemente…)

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E’ un mese esatto che mi fa da sveglia la mattina. “Sbadiglio” di Levante.
La sua voce mi piace troppo.
E la musica, volutamente semplice e dimessa, mi regala un non so che di positivo.
E poi ci sta quel modo di dire le cose banali, senza essere banale:

“Ci son stati bei momenti, adesso ci troviamo davanti ad un posacenere stracolmo, piatti e tazze da lavare…”
(che è pure un ricordo bello significativo, me ne rendo conto, quello del posacenere e delle tazze e piatti da lavare… ma c’entra poco con il testo e con quello che dirò dopo, il ricordo intendo).

Si può pure dire che poi vivere assieme diventò banale, monotono e socontato e non trovammo nemmeno più il coraggio di tenere pulito tanto ce ne fregava di noi…
“…però sai che palle?”.
Non solo metterlo in metrica.
Poi ho cercato il video. E mi sono innamorato. E c’è chi sa il perchè.
E mi sono innamorato pure del video. Forse perchè lei mi piace tanto… ma tanto davvero! Ha una fisicità ed una espressività fuori dal comune. Degli sguardi sconvolgenti… sì, vabbè, anche rispetto a questo c’è chi sa il pechè!
No, no… ste cose su Cosmopolitan non le trovi.

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Anche perchè su Cosmopolitam ed al suo lettore medio spiegare cosa sono “le braccia conserte per scaldarsi il cuore” è una cosa un pochetto complicata. Vai a far capire ad uno che si sente come uno che ha bisogno di farsi spiegare anche come si regge l’uccello per non bagnarsi le scarpe quando fa pipì, che evidentemente si parla di due persone che non riescono a farsi calore più perchè non si tengono più nemmeno abbracciate e quindi si abbracciano da sole! No, provaci con uno che ha bisogno di farsi dire che per star bene una donna vuole anche qualcuno che la faccia ridere… voglio vedere come ci provi… e come ci riesci!

Levante è Amelie di quel mondo fantastico o favoloso (non me lo ricorderò mai…) che canta… e poco altro. E forse non c’ha nemmeno il vizio di indovinare quanta gente si gode un santo orgasmo nello stesso momento…
E questo parallelismo con Amelie dice un sacco di cose!

A me con Levante piacerebbe un botto uscire a cena. Bistrot francese – che è quello che qui su questo blog non ti aspetti perchè minimo stai lì ad aspettare la zozzata – passeggiata pugni in tasca e testa un pochino bassa, ondatura un pochetto incerta, passi che si sgambettano tra loro…
il classico demente insomma…
…poi tutti a casa. Ognuno a casa sua, sicuramente. Perchè Levante è il prototipo della ragazza cui ti avvicini perchè ti fa un sacco di sangue… poi però ci esci per un caffè un giorno e ti rendi subito conto che in trentasette secondi si è diventati gli amiconi di una vita… e con gli amici non si fanno le zozzate…

Perchè, verità ineludibile: gli scopamici non sono amici!

Ciò detto, Levante può stare tranquilla: non sono Donato Stevanin e non ho un diario segreto dove scrivo altro su di lei! Se c’è ironia a sufficienza un sorriso… altrimenti un mio amico ha un gruppo su FB con il titolo “Io ti querelo”… e può essere una valida alternativa all’assenza di celebrità (per me intendo).

Questo per dire che ci sono anche momenti nella mia vita in cui regredisco alla fase di adolescente “Dailandog”(cit.)…
in cui reagisco alla tristezza ed allo scazzo facendomi un po’ meno caustico, un po’ ma solo un po’ più accomodante col Mondo. Però per farlo ci vuole qualcosa di banale che non sia detta in modo banale…
…perchè le cose banali non dette in modo banale sapete cosa sono? Sono le famose piccole cose di quel giorno da benedire secondo il bestseller millenario La Bibbia (che ogni tanto qualche verità la dice… ma ogni tanto… tipo quella che le figlie si possono vendere o che se uno mischia i prodotti va messo a fuoco o che chi giace nella stessa casa senza essere sposato può essere lapidato).
E poi ci vuole lo sguardo che ogni tanto in quel video fa Levante… qualcuno in particolare.

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E ci vuole una inquadratura che esalti l’appannarsi del vetro mentre lei canta con la fronte contro la finestra… perchè lo sanno tutti che succede così… ma lo fanno vedere in pochi. Perchè purtroppo le piccole cose a volte non sono banali da quando abbiamo smesso di guardarci attorno alla ricerca delle piccole cose.

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E ci vuole comunque una donna che se non la conosci la definiresti con espressioni del tipo: “Non sai io con quella lì cosa…” poi la conosci e dici: “Porca… allora mamma non c’aveva proprio capito un cazzo quando parlavo di quell’amica che vedevo solo io e lei mi diceva che non stavo bene, che non stava bene dire certe cose, che i bambini normali queste cose non le dicono e soprattutto non le inventano e che, in buona sostanza: “Ma perchè fai così? Che abbiamo fatto di sbagliato?”…

…Ma guarda tu la vita!

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Peccato che non prenderò mai un caffè con Levante. Oltretutto mi sono già rovinato la sorpresa da solo… per cui a che cazzo servirebbe davvero quel caffè? A farmi vedere con un VIP? No, non sono il tipo.

A meno che non sia Magalli… disposto a presentarmi qualche sua spasimante!

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Fabio Volo… Pif… Non m’hanno fatto nulla ma li detesto!

Dice che è un fenomeno che si aggrappa pervicacemente alla depressione ed alla pre-depressione quello delle manie di persecuzione. Ma credo abbia anche tanto a che fare con sentimenti come la gelosia, l’invidia, la frustrazione da insoddisfazione “professionale”.
Dice… anzi, dico che è vero! Dico che quelle su elencate sono sicuramente valide componenti.

Io ho detestato quel poverocristo di Nocerino perchè somigliava ad uno che mi stava proprio sulle balle per questioni di mera gelosia maschile…
Ma c’è dell’altro nel mio di sentimento elaborato. L’odio profondo, profondissimo per chi cialtroneggia.
Per chi si inventa quattro stronzate e in quest’epoca di stronzi cialtroni, che prima di tutto viene “la pappa pronta” fa successo.
Per chi dietro tonnellate di una banalità oscena e indescrivibile fa soldi sesso e successo.
Le tre S della Tommasi.

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E non ci rimane nemmeno sotto. Non ci resta intossicato. Non finisce al manicomio. Non ci pensa la notte alle stronzate che spara in giro o al sempiterno consiglio delle professoresse di una volta che per una buona volta potrebbero far proprio: “So’ bravi Signò… bravi davvero… ma di zappare proprio non c’hanno voglia!”.
E tutto perchè c’ha troppo pelo sullo stomaco.

Ci sono giorni in cui mi chiedo perchè non me lo posso spillare sulla pancia un po’ di prato inglese pubico: radermi – che pare dia anche un tono ed un non so che di desiderabile – conservare il prodotto, sistemarlo su un bel supporto in carta gommata precedentemente verniciato color carne e poi spillarmelo con una sparapunti. “Durante questa fase fatevi aiutare da un adulto” (cit.)
Cazzo deve far male… ma “lascia che faccia male, prima che faccia bene” (pornocit.)
Un Artattack emozionale (e quello di Artattack quanto mi sta sulle balle?) per uscire al mondo con una buccia – pardon pelliccia – nuova “che mi preserverà” (cit.) non dall’umidità e dalle intemperie ma dagli scrupoli di coscienza culturali verso il genere umano.

Ci sono giorni in cui mi dico che vorrei essere anch’io come Fabio Volo.
Toccare un argomento idiota ed avere il tempo di frequentarlo per un po’. Un romanzo bio-autobriografico lo potrei scrivere anch’io… anzi due o tre. E storie banali, banalissime, di quelle scontate e con l’esito scontato ne ho da raccontare. E non so nemmeno se non farei successo… perchè se è vero che non ho la cassa di risonanza del Volo costituita da mille attività in cui, al solito, ci mette tutta la banalità dal caso ad Esserci, è anche vero che credo di scrivere almeno con la stessa dignità. No, sapete qual’è il problema? Non mi va. Non mi va di scrivere cose banali. Non mi va di farlo con banalità.

Schema tipo:

c’è Giovanni – che è come dire Alberto o Felice (o Contento) – che dalla vita ha più o meno tutto.
Scopa come un luccio, si droga come un lercio, si diverte come uno stronzo.

Ma poi gi succede un brutto numero
– gli muore il padre, la madre, lo zio, l’amico…
– oppure arriva a 35 anni e scopre che l’animatore di serate altrui non può più farlo tutta la vita…
– opppure scopre che dopo i 35 il metabolismo ti cambia ti viene la pancia e gli aforismi che spari in croce non ti servono più a far colpo come insegna Cosmopolitan sulle fighe qualsiasi…
– oppure becca una santa overdose da marjuana come capita alla ragazzina di “Dannazione” (opera di di uno che scrive banalità ma le scrive davvero bene come Palahniuk)…
e capisce che è ora di non dire più “da grande voglio fare il…” ma trovare davvero qualcosa da fare.
E “MIRACOLOSAMENTE” comincia a guardare il mondo dalla prospettiva di tutti quanti i bipedi medi, quelli che sono impegnati a fare altro e non hanno tempo, soldi e modo di scopare come lucci, drogarsi come lerci e divertirsi come stronzi. E sempre MIRACOLOSAMENTE scopre che va anche bene così. E si affeziona alle piccole cose banali come il lavoro, l’amore, la sobrietà 5su7.
E vende con questa stronzata che è nota a tutti… perchè tutti ci sono passati, nella stessa banale e identica maniera sua… e tutti, più o meno tutti, hanno creduto di uscirne con enorme difficoltà e con la scoperta di cose che definiranno sempre ed inguaribilmente “fumettistiche e definitive” (cit. di uno che questa stessa cosa più o meno vent’anni fa l’ha scritta in un modo bellissimo… ed al solito se sapete di chi parlo scrivetelo in commento).
E vende con questa stronzata che è nota a tutti perchè tutti si sentono Giovanni, Alberto o Felice (o Contento). Dunque tutti, leggendolo, diventano i protagonisti di un libro…
E vuoi mettere?
E questa, mia, è una banalità enorme ma, spero, scritta con la quarta di seno in bella mostra!

Della paura di uscire al mondo si può parlare raccontando in modo scialbo e didascalico la propria esperienza da moderno Peter Pan. Oppure dire, come ha fatto qualcuno, che non vi dico chi è ma al solito se qualcuno lo sa lo scriva in commento…

“E niente ho messo la tutina della Chicco e sono uscito nel nulla assoluto…”.
(che è una banalità enorme ma scritta con una sesta di seno che miracolosamente sfida ogni legge newtoniana e sta su a quel biondoddio… come non vi dico cosa).

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No: molto meglio balzellonare per aforismi e storie trite e ritrite per accontentare gente con esistenze trite e ritrite che non ha voglia di riflettere, non ha voglia di sforzarsi a capire cosa sia “la tutina della Chicco”. E perchè non te la scopi una qualsiasi se invece di autocitarti con un aforisma alla Fabio Volo le parli della tutina della Chicco. A meno che il tuo orizzonte non sia la scopata con una da Girls Interrupted. Della tutina della Chicco non si parla alla prima che passa. E non si parla per scopare!

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E così che se ne va a puttane anche il “romanzo di formazione”… che fino alla Tutina della Chicco m’era stato anche un po’ sulle balle… ma non tanto da meritarsi Fabio Volo. Bastava Herman Hesse… che è il Fabio Volo di “qualche decennio fa” (cit.)

E Pif? La iena che si è messa a fare il “sociologo da bar” con uno smartphone che videoriprende le cose? Su MTV ha fatto successo con qualcosa che se vogliamo è ancora più urticante della banalità del nulla di Fabio Volo. Con l’idea del documentarismo pseudo autoriale perchè pseudo indie e pseudo hipster, su temi purtroppo anche molto interessanti. Ma con quello stile fintamente dimesso, incapace di andare al fondo profondo delle questioni. Intanto, MTV paga il viaggio, il soggiorno, lo stipendio… e tu, fidando sulla cialtroneria di chi ti segue ti guarda, invece di fare fino in fondo l’indie del cazzo e tirare fuori qualcosa di veramente nuovo… rivomiti due banalità… giri il mondo… vivi palleallaria che finchè ci sono stronzi cialtroni c’è speranza… e c’è fattanza…
…e diventi testimonial della TIM (quell’altro è sponda Vodafone) mandando in rete, tv, ovunque, una campagna per la telefonia mobile che si aggrappa con le unghie e coi denti a temi sociali di un pop e di una banalità pazzeschi. Anche qui, complici i 30 secondi netti di durta di uno spot, nel modo più cialtrone possibile.
I cani abbandonati…
L’oratorio di Scampia…
…dovesse nascere ancora Basaglia e fosse di attualità la causa dei mattacchioni, metterebbe un telefono in mano ad un pazzerello e gli farebbe dire “Sì, dopo la chiamiamo la mamma, Napoleone!”.Perchè questa è la cifra!

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Herman Hesse scriveva cose banali e pop per il suo tempo… non faceva nulla di diverso da Volo. O da Pif.
Fare soldi dal gusto del pubblico per il banale. Lui c’aggiungeva la ricerca New Age della meditazione attraverso la quale raggiungeva stati estatici simili a quelli che si raggiungono con la ketamina.. noi andiamo in Tibet a pregare ed in Thailandia a “ricercare la nostra spiritualità” strafacendoci, strafacendo bimbi e bimbe e non avendo nemmeno il buon gusto di crepare appesi all’asta appendiabiti dell’armadio, nudi e col pisello duro in mano (cit. è crepato così David Carradine, fu Bill in Kill Bill I e II). Cambia solo il modo di cialtroneggiare… che poi è scopare, strafarsi e divertirsi senza pensare troppo che nel frattempo la vita ci cammina di fianco.
Mi sta bene, cazzo… mi sta bene… ognuno si zappa la giornata come meglio crede, anche se potrebbe fare di più ma non vuole applicarsi. Mi sta bene: they want it, you give it to them… Gli dai la merda che chiedono!

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Il problema è uno solo: non costringeteci ad averli davanti ogni ora, punto e momento… come si dice dalle mie parti! Herman Hesse non ti si piazzava davanti ogni giorno ripetendoti quanto “è caldo e compenetrante l’ohm” che ti scorre dentro quando lo intoni. O facevi la cazzata di comprarti Siddharta o grazie a quel biondoddio non sapevi nemmeno chi era, Herman Hesse… o Narciso e Boccadoro. E il Lupo, se ne stava nella Steppa!

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