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I miei binari… 4/4

Questo è il risultato di una uscita fotografica immaginata per scattare altrove. Avrei dovuto visitare una fabbrica ed un magazzino abbandonati. Purtroppo inaccessibili. Ho ripiegato, con l’amica Iolanda, sulla stazione abbandonata di una vecchia tratta in disuso da decenni: quella che collegava la cittadina di Bitonto alla frazione marittima di Santo Spirito. Purtroppo anche lì, davvero poco. Abbiamo ripiegato sulla Stazione FFSS che coi binari, gli scambi, i sottopassaggi ed altro, comunque continua ad avere per me un certo qualche fascino. Anche perchè mi offriva interessanti spunti di composizione e di esercizio. Questo è il risultato… Spero vi piaccia.
31-12-2015 Santo Spirito, Stazione ferroviaria e Stazione abbandonata.

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I binari morti sono spesso la cosa più triste che ci sia.. a meno che tu non sappia ricontestualizzarli o decontestualizzarli. Mi piaceva molto la linea d’ombra così contrastante con il gradino, mi piaceva l’alternanza…

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E’ qui che ho provato a ricontestualizzare il binario morto in un punto di partenza che guarda lontano. E mi ha dato subito l’idea di una pista da lancio per razzi da sparare in orbita.

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Poi ho guardato un po’ più in là, in un piccologiardino abbandonato. E c’ho trovato dentro questo vecchio recinto per siepi. Mi ricordava i dilemmi complottisti di cerchi di grano ed atzechi alieni… e l’ho voluto scattare.

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Proprio come questa composizione ritmica che non significa nulla nell’economia del set ma è un motivo neoclassico che si ripete spesso nelle nosre stazioni e volevo vedere se riuscivo a scattarla bene. E devo dire che il risultato mi soddisfa.

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I miei binari… 3/4

Questo è il risultato di una uscita fotografica immaginata per scattare altrove. Avrei dovuto visitare una fabbrica ed un magazzino abbandonati. Purtroppo inaccessibili. Ho ripiegato, con l’amica Iolanda, sulla stazione abbandonata di una vecchia tratta in disuso da decenni: quella che collegava la cittadina di Bitonto alla frazione marittima di Santo Spirito. Purtroppo anche lì, davvero poco. Abbiamo ripiegato sulla Stazione FFSS che coi binari, gli scambi, i sottopassaggi ed altro, comunque continua ad avere per me un certo qualche fascino. Anche perchè mi offriva interessanti spunti di composizione e di esercizio. Questo è il risultato… Spero vi piaccia.
31-12-2015 Santo Spirito, Stazione ferroviaria e Stazione abbandonata.

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Ancora una composizione, questa volta con il taglio verticale, sull’uso delle linee. La convergenza mi piaceva come effetto, per i binari, ma essendomi imposto di usare solo il grandangolo in spazi grandi, per imparare a sfruttarlo al meglio, ho scelto di raffigurare questa sorta di scala che ad un certo punto si biforca verso il cielo, lasciando bivii, prospettive differenti, fughe diverse.

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Questa immagine mi piaceva molto, il senso di rottura dell’unicum dei binari, il senso di desolazione del piazzale, i due alti alberi a richiamare fronteggiandosi lo stesso vuoto denunciato in campo medio. Una assenza che spaventa.

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Ho fatto qualche passo e cambiato angolazione, cercando spre una composizione quanto più geometrica possibile.. a togliere l’ansia da horror vacui e provare a regalare la speranza di un abbraccio. Tentativo poco riuscito ma foto che mi piace tanto.

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Questa scritta non poteva non stuzzicarmi. Ludicamente l’hoinserita proprio per questo blog e per voi… per ricordqarvi che Gesummaria c’è sempre… anche nelle forme bestemmiatorie di chi non li conosce!

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I miei binari… 1/4

Questo è il risultato di una uscita fotografica immaginata per scattare altrove. Avrei dovuto visitare una fabbrica ed un magazzino abbandonati. Purtroppo inaccessibili. Ho ripiegato, con l’amica Iolanda, sulla stazione abbandonata di una vecchia tratta in disuso da decenni: quella che collegava la cittadina di Bitonto alla frazione marittima di Santo Spirito. Purtroppo anche lì, davvero poco. Abbiamo ripiegato sulla Stazione FFSS che coi binari, gli scambi, i sottopassaggi ed altro, comunque continua ad avere per me un certo qualche fascino. Anche perchè mi offriva interessanti spunti di composizione e di esercizio. Questo è il risultato… Spero vi piaccia.
31-12-2015 Santo Spirito, Stazione ferroviaria e Stazione abbandonata.

SSpir16Ci sono luoghi che conservano anche in piccoli dettagli il fascino ed il mistero del tempo che vissero. Ma più ancora, a volte, di fronte a quelle reliquie, mi piace fermarmi a guardare cosa sia successo d’intorno. Guardare il verde di una vegetazione che si è reimpossessata dei suoi spazi… e lasciar bruciare tutto intorno o lasciare che le reliquie che hai scelto per quella giornata restino un attimo sullo sfondo.

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Qui invece ho lasciato alla rotaia il ruolo di protagonista, a tagliare idealmete in due il fotogramma. Non è una foto correttamente composta ma mi piaceva troppo questa idea di caos che comunicava, tenendo il rudere sullo sfondo. In quest’ultimo periodo le composizioni dal basso che fanno salire il livello di tensione mi attraggono molto.

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Oh ecco, poi ritornano le scritte. Questa volta tracciate sul muro, come dichiarazioni di sperticato e post-moderno amore. Roba pubblica in posti pubblici. Cose impegnative. Finchè il muro non si scrosta of course. Io di quella vita passata non ho altri dettagli… ma guardandomi mi piaceva molto quel catafalco abbandonato, quell’elettrdomestico distrutto ed abbandonato proprio sotto quella scritta.

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Infine, proprio a chiudere tutto come una porta enorme che si schianta sulla scena, come un monolite da custodire gelosamente, l’involucro vuoto ed inaccessibile della vecchia stazione. Su un sito che monitora questi luoghi dell’abbandono c’era scritto e fotografato che avrei trovato anche il palo della linea elettrica. Mancava all’appello, purtroppo. Dettaglio trascurabile, rispetto alla delusione comunque enorme di non aver fotografato di quel luogo molto di più.

 

 

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No di questa cosa non ve ne ho mai parlato

Ma si è conclusa la settimana e quindi ne parliamo oggi…
… del fatto che vicino a Fronte del Porto, cioè proprio attaccato c’è un’ansa con sopra della sabbia. Ricordiamo: Fronte del Porto è dentro un PORTO. Molo da una parte, molo dall’altra. E’ bello, bellissimo, c’è un panorama da paura… ma non pensate che in un porto si possa fare il bagno. Non pensate che un porto sia una spiaggia.

cafone-in-spiaggia

Anche se c’è la sabbia.
Ora… vallo a spiegare ad una umanità varia che io definisco “Butuntinus Ferox” perchè è gente profondamente ignorante ed aggressiva che viene tutta, duole dirlo, purtroppo, da un paese che si chiama Bitonto verso il quale io sono animato da un profondo razzismo etno-culturale che non è il semplice campanilismo diffusissimo al sud e in special modo nella mia provincia dove come ce l’hai d’oro tu non ce l’ha nessuno… Vallo a spiegare ad un Butuntinus Ferox che non conosce i benefici effetti dello iodio e che – traditur, si dice – era uso piantar sarde capasotto – alla mussoliniana, a testa in giù – nella lama del fiume Tiflis ormai prosciugato e coltivato, nella speranza nascesse l’albero delle sarde… dicevo… vallo a spiegare al Butuntinus Ferox che la “spiaggetta” dove viene a prendere il sole e far giocare nudi i bambinetti sulla spiaggia e tipo mangia e tipo si rotola in quella sabbia – lui e prole – vallo a spiegare che quella non è sabbia di spiaggia ma risulta del mancato dragaggio di trent’anni di vita di porto. Vallo a spiegare al Butuntus Ferox che dove c’è sabbia e c’è una colonia felina, quella sabbia diventa la lettiera dei gatti! Vallo a spiegare che se metti la bimbetta di meno di due anni col sederino e la farfallina scoperte nella sabbia la bambina dopo avrà la cistite minimo se non la peste bubbonica…

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No, tu vallo a spiegare ad una famiglia – i Butuntus Ferox solitamente sono come le iene… famiglia di linea comando matrilineare – vallo a spiegare a quella famiglia, dove la capobranco alfa invia il sottocapobranco alfa a chiederti con una paletta da spiaggia in mano se quell’animale che ha sulla paletta è pernicioso per la sopravvivenza umana…. e ti mostra una pizza marina… ossia un policellulare cilindriforme piccolo tipo pasta formato zito che emette una bavetta bianca… vallo a spiegare a qu  el sottocapobranco alfa che quello è davvero l’ultimo dei suoi problemi… quando poi ti giri e vedi la femmina alfa che esclama – allattando distesa come una bestia sulla sabbia la sua bambina di otto, nove mesi, nuda anch’essa e fumando una marlboro rossa tenuta in bocca senza mani (per fortuna solo lei… passivamente per malasorte anche la bambina) – “Eh che se non è pericolosa buttatevi a mare!”…
No, tu vallo a spiegare. Vai a invocare la funzione apideutica delle “scuole grosse”. Vai a parlare di servizi sociali. Vai a parlare di decoro urbano.
Capite perchè sono fermamente convinto che sia necessaria una palingenesi?

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La misantropia che ti prende a primo maggio…

… quando gli amici ti trascinano fuori di casa nel pomeriggio assolato e ventilato non piacevole di un Primo Maggio qualunque e tu scopri che la piazza del tuo paese di primavera comincia a brulicare di turisti e famiglie di paesani tuoi e tu ci vedi dentro questa piazza che è come un insieme della prima elementare solo a forma più reegolare di quei cerchi che facevi che non venivano mai come se li avessi fatti col bicchiere che il compasso alle elementari non si usa per la punta appuntita e tu dentro questo insieme ci vedi tutti i modi di vestire del mondo e capisci che c’è modo e modo di essere tronfi e boriosi per come gli altri maschi ti guardano tua moglie che tipo se c’ha il culo grosso e sformato non è il caso che si metta gli stivali al ginocchio e dentro gli stivali a ginocchio i jeans e sotto gli stivali a ginocchio un taccazzo dieci centimetri e tu sei lì due passi dietro di lei e guardi come la guardano gli altri maschi e le guardano il culo…

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… o peggio c’è modo e modo di mettersi dei fuseaux neri a mezza gamba con sotto la calzetta tipo di pizzo rosa o carne che sbuffa da fuori alle converse basse e tu non hai le gambe nè il sedere per metterti quei fuseaux e si vede lontano un miglio che sei di Bitonto o di Cerignola o di posti tristi simili…

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… o peggio c’è modo e modo di truccarsi e tu invece ti sei messa in tiro manco fossi un quadro dei fauves o simpaticoni pazzi maniaci del colore fluo del genere e peggio di peggio c’hai in testa un fiocco nero ottenuto con una fascia allacciata sui capelli e non sei rockabilly per niente fai solo pena ma ti atteggi anche con il catenazzo di plastica dorata che lo rigiri tra le dita e lo fai rigirare in aria ferendo l’aria e protestando una zoccolaggine che non puoi esercitare per obiettiva mancanza di gusto, di stile, di clientela… che per fortuna c’è ancora chi c’ha gusto…

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… o peggio poi scopri che ci stanno nel paese tuo e nella piazza tua un sacco di cani che sono coi loro padroni e sarebbero più felici randagi perchè hanno addosso più attenzio   ni che bambini e le attenzioni sui cani pesano a livello comportamentale e i cani sono tutti stressati e tu provi pena per quei cani che manco quando eri bambino c’avevi tante attenzioni addosso e già ti sentivi schiacciato da tutte quelle attenzioni tipo i fazzoletti umettati con la lingua dalle nonne con la lingua delle nonne per pulire la macchia di gelato sulla camicia e poi pure sulla faccia eccheccazzo… e se ripensi a quanto peso addosso ti mettevano quelle attenzioni poi ripensi a quelle attenzioni ancora più pesanti sulle spalle dei cani e ti dici… poveri cani… e poveri umani dove andremo mai a finire amici miei e…

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… e niente vi prego riportatemi a casa… mi scappa la cacca!

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