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Il Duca è morto… evviva il Duca… epperò…

E però come quando le notizie fanno male al cuore, sfogliare la pagina Lettore di wordpress o la Home di Facebook si sta rivelando una riedizione ed una riproposizione continua del dolore. Mi chiedo se ci sarà una trasparenza del volto di Bowie da applicare sul proprio profilo per protestare la trsistezza per la sua morte. Se ne scriverà per un giorno intero. I tempi di questa social empatia sono differenti da quelli richiesti e canonizzati nel galateo con il suo “Il morto si piange tre giorni!”. Uno basta, domani il buon Duca sarà già stato dimenticato… tanto, voglio dire, il mondo delle sette o otto arti (se si inserisce o meno il porno nel novero) è ricco di personaggi d’ogni età che possono lasciarci da un momento all’altro.

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In questo momento mi chiedo se Meccolicalcoli, ossia il biondissimo scavezzacollo di “Mamma ho perso l’aereo!” sia morto. Ecco, vedi, c’è sempre qualcuno che meriterebbe di andarsene prima. Che magari sta anche facendo di tutto per farlo ma non gli riesce bene.

Io, ispirato da una notizia letta poco più su, invece, oggi rifletto su una definizione di porno data da Carmelo Bene per arrivare ad un assioma sulla mia vita. Il NON maestro salentino, in uno dei celeberrimi “Uno contro tutti” al Maurizio Costanzo – palcoscenico sul quale Bene si divertiva a far sfoggia di consapevolezze inarrivabili, ego inarrivabile, maestria nel conio di supercazzole inarrivabile/i ed inarrivabile capacità di partorire caccadellamorte a profusione – definì il porno come il “desiderio di desiderare”. Perchè il porno, a differenza dell’erotismo che è desiderio, e come tentativo di surrogato dello stesso, non è altro che lo strumento per cercare di accendere un desiderio che più non è. Dunque, in estrema sintesi, il desiderio di desiderare, dunque ancora, il desiderio del desiderio.

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Ontologicamente sono d’accordisimo col NON maestro. Voglio dire: ti fai una pippa perchè desideri di desiderare un rapporto sessuale. E quindi guardi il porno. Se già tu desiderassi un rapporto sessuale, rivolgeresti quel tuo sguardo altrove. Per cui, chi differentemente da me, guarda porno non già per scopi di indagine e di metafora e di introspezione, ma semplicemente per farsi una pippa… è un triste. E’ colui che prova a tirar su qualcosa che non sta su. Non ci vuole star da sola, su.

Mi dico, castamente, che se una cosa, su, in un dato momento della propria esistenza, non ci vuol stare, tirarcela su per forza deve essere per forza di cose un male. Ecco dunque che arriva la mia riflessione su un pezzetto della mia vita. Il desiderio da solo è quella cosa che ti prende e rischia di diventare totalizzante. Se non desideri, in un dato momento della tua vita… è necessario farlo? No! Ora, a conti fatti, mi dico che no, non è necessario, non è importante, non serve! La noia, è la noia che ci fotte. Ci fotte tutti. Se io non fossi stato annoiato, semplicemente non avrei desiderato di desiderare, così, solo per sentire dentro qualcosa che diventasse totalizzante, occupando il mio tempo fino ad essere appagata. Quella puttanissima alba di fine luglio, e tempo dopo quella detestabileba di metà agosto, non avrei desiderato di desiderare contorsioni pornofilmiche con lei e proprio lei, cedendo alle richieste insistenti di lei e proprio lei.

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Questo non avrebbe portato i due di cui sopra a rimanere svegli per una notte ed una mattina interi. Successivamente i due non avrebbero pranzato assieme e diviso lo spazio del dopopranzo in un fintissimo abbrivio di pennica trasformatosi poi in tutt’altro. Nè li avrebbe portati a rivedersi giorni dopo – per meglio dire notti dopo – dividendo ancora una volta il letto ed il carnedentrocarne odoresuodore. L’acquisizione dell’oggetto che si desiderava o s’era deciso di desiderare (della seconda ipotesi di lui possiamo essere certi, visto quanto poc’anzi scritto) non avrebe risvegliato in uno o tutt’e due i protagonisti della vicenda il desiderio vero e proprio (soccorre anche in questa certezza quanto su esposto). Le cose sarebbero rimaste le stesse di qualche settimana prima. Tutto sarebbe andato diversamente.

Il porno, nel tentativo annoiato di accendere un desiderio che non esiste, è quanto di più triste e nocivo! Guardate porno, mai per farvi le pippe, però!

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I drogati ce li ho sulle palle!

Io i drogati non li sopporto proprio. Sono razzista!
Io non sopporto chi dipende da qualcosa! Io non sopporto l’idea stessa di dipendere.
Quando ero piccolo (tutti mi scherzavano ma questo comunque non c’entra direttamente con come sono… ed è un cit.) i drogati erano quei mostri strani e misteriosi che si aggiravano per la Villa comunale come gli zombie del film di Romero. Almeno io li vedevo così. Nemmeno dovevo sforzarmici molto. L’unica differenza è che “non erano ancora morti” (autocit. anzi selfiecit che fa più hipster dunque più figo dunque più viral dunque più like e se non mettete il like per questo ma per il post fatemelo sapere ‘chè si tratta di un sistema di verifica interessante) e che non camminavano con le mani avanti.

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I drogati erano quelli che ti regalavano le “caramelle alla droga e i francobolli con la droga al posto della colla” (cit. mia mamma e mia nonna) che li leccavi e finivi in un vortice di “colori, suoni e rumori che c’erano solo nella tua testa, che dopo si spegneva e il vortice era tipo lo sciacquone” (cit fin qui di mia mamma e mia nonna) del cesso: giù, senza scampo, nella cacca più totale (che le metafore sin da piccolo mi sono sempre piaciute perchè spiegavano il mondo facile facile… se non eri scemo).

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Mia madre la faccenda la metteva così. E io ci credevo. Credevo in un mondo di curiose economie in cui la droga, che era una cosa per cui la gente rubava, ammazzava le vecchie fuori dell’Ufficio Postale, buttava i genitori uno dalle scale e uno dal balcone, poi, questa cosa preziosa e che dovevi sbatterti come quel biondoddio per comprarla, la regalava a te. Erano curiose le cose e le economie in cui credevo da piccolo. Come la favola metropolitana delle siringhe infilate nelle panchine con l’ago che spuntava dal sedile. Così ti pungi e benvenuto nell’Aidiesse… che in un’epoca di bollini viola che si passavano da persona a persona con la musica ansiosa e terribile in sottofondo nella pubblicità era una minaccia di morte definitiva. Quella però mia madre non l’aveva inventata. Entrambe le favolette sortirono l’effetto, comunque. Niente più Villa comunale. E gambe levate davanti ai drogati.

Poi sono cresciuto ed ho visto “I Cristiani dello zoo di Berlino” (selfiecit. che è come dire autocit.). Ed ho capito perchè mia madre non voleva che lo vedessi da piccolo quel film, pure se ci stava David Bowie che all’epoca mi piaceva – non per Starman o Heroes ma perchè aveva fatto il Supercattivo in “Labirinth”. Perchè lì la droga non te la regalano con le caramelle alla droga. E non si vede questo mondo colorato.Non voleva che lo vedessi perchè quel film fa schifo… soprattutto la scena di quello che si fa l’iniezione di droga con l’acqua dello sciacquone di un cesso pubblico. “Eh che cazzo di merda che è la droga!”.

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Meglio i Cristiani dello Zoo di Berlino che non la storia delle caramelle alla droga… meglio la merda delle cazzate. Funziona di più. Funziona prima… e non corri il rischio che un bambino troppo sveglio se ne accorga subito che ‘sta storia della droga regalata è una stronzata. Anche perchè ai tempi d’oggi i bambini sono parecchio più svegli di noi quando eravamo bambini, per dire…

I drogati mi sono saliti sulle palle allora. Da quella notte che i miei non c’erano, mia nonna dormiva ed io vidi quel film che passavano in TV, chi se lo scorda… Teleregione! E dire che c’ero andato per trovare Colpo grosso!

Poi sono inciampato come tutti gli adolescenti in cialtroni come Cobain e Morrison. E negli spinelli. E grazie a quel biondoddio sono stato malissimo alla prima canna fatta. Tanto male da ripetermi, ogni volta che ci riprovavo – pochissime in questi 17 anni passati da quella fatidica sera – “… no vabbè, Domè, che tu sei coglione si sapeva…”.
Ho avuto la gran fortuna di entrare nella Hall dell’albergo Spinelli e scappare fuori subito. E capire quanto erano cialtroni quei due dopo aver frequentato gli spinellati (che non sono proprio come gli zombie ma sono troppo rilassati e sorridenti per i miei gusti) e dopo aver ascoltato musica suonata decentemente.
Poi è arrivato Trainspotting. Ed io l’ho guardato. E m’è piaciuto ammerda…

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Ed ho subito pensato che mio fratello, di cinque anni più piccolo di me, apparteneva ad una generazione che sarebbe finita tutta a drogarsi. Perchè a noi i Cristiani dello Zoo di Berlino ci avevano terrorizzato e fatto vomitare… in Trainspotting al massimo ti mette un po’ d’ansia l’astinenza di Renton… ma con quella musica di sottofondo ti viene solo voglia di calarti qualcosa per essere parte di quello sballaccio… tanto lo sai che poi ci sta Perfect Day di Lou Reed o quel pezzaccio di Eno… e tutto diventa incredibilmente più bello! Ecco, sì… inquietante ‘sta cosa: la colpa dei ragazzi che si drogano è di Irvine Welsh. Non ho detto questo, stronzi… Il problema è che quel film di certo non ha aiutato.

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Non mi sono mai drogato, realmente. E per una serie di ragioni, vivo i tossici come Fabio Volo, Pif ed Herman Hesse. Non avete idea di cosa farei loro. Sogno la Cavalcata delle Valchirie di Apocalypse Now (che poi sarebbe di Wagner… ma pure Aria sulla quarta corda è di Piero Angela, anzi di Quark… quindi). Sogno i lanciafiamme, il fuoco purificatore, i quattro cavalieri dell’Apocalisse. Sogno di diventare il primo Mass Murder Missionario della storia dell’Umanità. Ah sì, per inciso i drogati secondo le leggi della stupidità di Carlo Maria Cipolla sono degli stupidi poichè con ogni azione fanno del male a loro ed agli altri. Quindi, sì, meritano tutti di morire.

Il problema oggi è un altro. Il problema oggi che è domenica e sono assalito dal “Tedio Domenicale” (quanta droga consumare.. io che non ne consumo!) è che devo ammettere io per primo di essere un drogato. Un dipendente. Forse è per questo che giorno dopo giorno, ultimamente, la prospettiva di una strage alla Austin (Texas) coi drogati mi diventa sempre più allettante ed urgente. Perchè ho finalmente capito di avere una dipendenza (oltre al tabacco ed a Tori Lane che bestemmia come una demoniessa mentre scopa davanti alle videocamere… che secondo me a letto col fidanzato/marito non lo fa ma fossi io il suo compagno glielo chiederei ogni volta!)…
…una dipendenza che mi porta a pungere la mia pelle e iniettarmi una curiosa sostanza.

Sì, mi drogo. Non lo facevo… avevo smesso, dall’otto ottobre duemilaquattordici.
E avant’ieri (ve ne parlo solo oggi perchè il post di Levante aveva urgenza di uscire prima…) ho deciso quando mi pungerò di nuovo. Ed ho predisposto tutto perchè sia così. Ho programmato tutto. Lo farò il 13 gennaio, poi ogni primo martedì del mese fino ad aprile. Poi smetterò di nuovo… almeno per un po’.

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Sì, questo per dirvi che sono state giornate problematiche, con un po’ troppa ansia addosso e sensazioni negative… e ho sentito che ne avevo bisogno… e che quando sto così ho bisogno di pensarci e dopo un po’ì ho bisogno di farlo… e mi sono guardato il braccio sinistro. E mi sono reso conto che è bellissimo così tutto tatuato. Ed ho deciso che il progetto deve essere completo e non può aspettare. Quindi tra gennaio ed aprile completerò l’altro braccio. Il destro.

Un giorno di questi vi racconto che c’è sopra (al sinistro). Del destro ne parliamo dopo aprile… a lavoro ultimato!

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