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Babbo Natale e storie simili…

… io ci credevo, come in Babbo Natale e nella giustizia sportiva di fronte al furto juventino del 1998…
… E pure il Pornografo Thoir ci credeva, lui che affermò: “Ragazzo, vuoi mettere la tua faccia e qualcos’altro a disposizione della mia azienda?” (e non erano i piedi)

… a fare l’attore di NaughtyAmerica. A noi piace pensarla così!

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I Divi che non sono quelli di Hollywood… sono i membri di quella personalissima teogonia… che regge l’Inferno e tutte le altre amenità che costituiscono l’offerta socioculturale di quel dopolavoro che si chiama Morte.

Voi lo sapete tutti che io c’ho una personalissima Teogonia dove ci stanno Darth Vader, Hannibal Lecter, Gilles de Rais, Biondoddio e Gesummaria. Però ci stanno pure altri simpatici personaggi… e sono venuti in sogno stanotte e mi hanno detto che se non faccio menzione di loro, per me saranno cazzinculogravissimi!

E quindi, niente… ho fatto un accordo: non tutti insieme ma uno per volta. Che senò i post finiscono subito e questo diventa un casino inenarrabile ed un altro – ennesimo – momento in cui mi scapperà forte da cacare perchè avrò finito l’ispirazione e voi leggerete post sempre più brutti e scialbi e ripetitivi.

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E niente, allora oggi parlo del cattivo per antonomasia degli anni ’80. Quello che tutti conoscono. Quello che se non lo conosci è perchè sei nato o hai vissuto dopo il 1994, cioè dopo che Maradona definitivamente appese gli scarpini al chiodo e si ritirò a fare quel che gli riusciva meglio dopo giocare a pallone ossia tirare di naso, ingrassare, andare a puttane, evadere il fisco ed aggredire i fotografi. Oltre, dopo tempo, a diventare amico di sanguinari dittatori comunisti… lui che a Napoli si faceva il bagno senza mutande nella vasca idromassaggio di un noto camorrista.

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E niente, nella mia personalissima Teogonia ci sta pure il mitologico signor Andoni Goikoetxea, al secolo e per gli amici “Il Macellaio di Bilbao”. Sorvoliamo sul fatto che questo signore dal cognome impronunciabile… che quando emigravi tipo in Argentina per fare prima ti scrivevano sull’ufficio anagrafe Goicoicea per fare prima… è basco. E quindi appartiene ad una comunità ed una razza di sanguinari tagliagole che facevano cose pirotecniche come mettere le bombe sotto le macchine di vicedittatori mica male e li facevano schizzare fino al quinto piano di un palazzo. Sorvoliamo sul fatto che a me, quando ero scemo e facevo il comunista non perchè tirasse pelo di fica ma perchè più o meno ero stato plagiato da quel bestseller di fantascienza dove alla fine gli straccioni e gli ultimi del pianeta diventavano i Grandi della Terra, l’ETA mi stava anche più simpatica dell’IRA perchè si appendeva a questioni ancor più preganti, come il diritto di parlare una lingua imparlabile o di diventare autonomi con uno stato che era tipo più piccolo della provincia di Bari – ed era quindi destinato a diventare uno stato fiscalmente canaglia tipo Antigua o Piraten o Liechtenstein (che è impronunciabile e fa traffico di armi e zanne di avorio). Sorvoliamo sul fatto che c’ho tanti amici a Bilbao e Durango e posti simili che mi associano a gruppi di sostegno alla curva degli ultras dell’Athletic Club Bilbao (che è una squadra talmente seria che sembra l’Arma dei Carabinieri… che se non sei basco da sette generazioni puoi essere un campione ma la maglietta non te la metti!). Sorvoliamo sul fatto che a me l’Athletic del Bilbao mi arrapa. Sorvoliamo sul fatto che se sei un centrale di difesa non sei comunque una persona che ha la Torre di Controllo sempre funzionante e la tua vita è fare il lavoro sporco e dirti quotidianamente che il fine giustifica i mezzi er il fine è quello ultimo ed irrinunciabile di non far andare a dama l’attaccante avversario o un suo stretto collega. E quindi mi sei simpatico per forza.

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Andoni Goikoetxea a me piace e sta nella mia teogonia perchè ha avuto la fortuna di rompere una cosa bella mettendola a rischio di non esistere più. Andoni ha spaccato l’arto inferiore di Maradona… roba che tra ragazzini pensavamo già all’amputazione. E non ha battuto ciglio. E siccome senza Maradona non avremmo avuto testimoninanza dell’esistenza di dio con l’apparizione della sua Mano, siccome senza Maradona non avremmo avuto dimostrazione dell’estetica del calcio tutta concentrata in un uomo picaresco così piccolo che non si capisce come fece a scendere tutta la metà campo bevendosi la squadra inglese e facendo goal, siccome senza Maradona il capolavoro di Maradona che giocava a pallone non l’avremmo visto… Goikoetxea si assunse sulle proprie spalle come ATlante la responsabilità di privare il mondo di Maradona, cioè di un’opera d’arte contemporanea per una volta davvero bella.

Andoni Goikoetxea è quello che se la vede a rovinare la vita a chi arriva al dopolavoro che si chiama Morte con addosso la responsabilità di averci provato con la donna d’altri non solo in costanza di rapporto (che è gravissimo) ma eventualmente anche dopo che questa è di nuovo single. Soprattutto nella circostanza in cui quella sia la ex di un suo amico stretto, di un suo parente, di un suo compare, di un suo cugino laterale. E funziona così. Tu che hai fatto questa malazione e hai provocato con questa malazione un cazzinculogravissimo a qualcuno ricevi una divisa del Barcellona ed un pallone. Infili la casacca e ti metti davanti ad una porta vuota. E davanti a te c’è Goikoetxea che non deve farti arrivare a dama. E tu non ci riesci. Perchè ti spezza una gamba. Perchè ti rompe una caviglia. Perchè ti fa male. E la caviglia o la gamba tornano a posto subito… ma tu devi rimetterti in piedi e riprovare ad andare a dama. E Goikoetxea ti ferma di nuovo. E ti colpisce. E ti fa male… e ripetere poi sempre tutto da punto uno… cioè da te con la maglietta del Barcellona e con il pallone sotto il braccio… e davanti a te Andoni Goikoetxea.

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Goikoetxea mi è molto amico. Io sono un suo fanatico sostenitore. Lo giustificherei anche se rompesse la testa a Messi, tipo, adesso. Perchè adoro tutti quelli che rovinano le cose belle. Adoro tutti quelli che rompono le cose che tutti trovano belle. Ed è giusto che uno così, nella mia personalissima teogonia, abbia un posto di tutto rispetto.

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Sane, buone abitudini! Che vorrebbe poi dire in buona sostanza che i post-sovietici non l’hanno smessa con il comunismo e la meritocrazia da loro continua a non esistere come in mezzo a tutti i comunisti e questa è la storia di Vugar Huseynzade

Il Fatto Quotidiano è il Male. Il Fatto Quotidiano è comunista.
Non mettetevi a parlare di grillismo e di stronzate ed amenità varie.
Il Fatto Quotidiano è un giornale messo su da gente che decide con la penna e col culo altrui di riscrivere la Storia… dunque è comunista come quelli di Tangentopoli che tiravano le monetine a Craxi e quelli che ballavano fuori dalla casa romana di Berlusconi mentre il nano ex cavaliere silvietto nostro nazionale veniva cacciato non dal popolo ma dal signor Spread.
Il Fatto Quotidiano ha in spregio la Verità. Come i comunisti.

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Il Fatto Quotidiano sostiene che quello di cui sto per parlarvi sia una bufala. Perchè ha tutte le intezioni di nascondere una verità pura e semplice: i comunisti sono ancora tra noi e quel che è peggio è che sono vestiti da anticomunisti ma continuano travestiti a fare certe pratiche che non sono il sesso anale attivo e passivo tra uomini ma il sistemare gente nei posti di potere. Ovviamente sempre e comunque come detto ieri, in posti di potere che occuperebbero immeritatamente perchè i titoli per farlo non ce li hanno e faranno male quel che sono chiamati a fare.

Prima di affrontare la favola odierna, dopo questa precisazione, è necessaria una nuova precisazione: Che Guevara, che comunista come questi comunisti non lo era quasi per niente e per fare la rivoluzione col culo suo, il culo suo ce l’ha rimesso e non voleva finire sulle magliette e non voleva sicuramente morire per finirci e non ha scritto grandi best-seller ma due diari sulla veridicità dei quali non possiamo certo essere sicuri, visto come si comportano i comunisti con le cose scritte, beh Che Guevara aveva capito da tempo che l’uomo non è un tubo digerente, nè un ordinateur (che bello come nome per il computer… da di ordine) nè una cosa tutta razionale.

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Ed aveva capito che coi Piani quinquennali si andava a finire a puttane a Cuba, che i cubani non è che gli dici “fai così” e loro fanno così… quelli sono i russi che c’avevano fino al 1917 la servitù della gleba diffusa e non si erano accorti che i comunisti erano tipo Il Gattopardo e quindi nulla sarebbe cambiato…
Per cui aveva indetto delle competizioni simboliche tra veritici di partito, vertici aziendali e operai. Lo hanno mandato a morire nella jungla boliviana anche e soprattutto per queste gare. Non per le gare in sè ma per l’intuizione che aveva avuto che sconfessava l’idea che il mondo fosse tutto razionale. In buona sostanza Ernesto Guevara aveva capito che all’uomo gli devi soddisfare pure la parte irrazionale, quella dei desideri, della innata competitività… senò lui poi la usa male quella parte e comincia a desiderare, si mette a dire: “A me quello sì e quello pure sì a me…” e il comunismo va in vacca.
I comunisti ‘sta storia dei desideri non la capiscono… e non capiscono neppure la parte irrazionale… quindi se qualcosa è matematica, ordinata, razionale, segue schemi e regole dimostrabili a terra col dito nella sabbia o con la penna su un foglio di carta… o se una cosa la puoi spiegare con una funzione o scrivendoci un libro… allora funziona per davvero. Tipo quella vaccata che sicuramente, viste una serie di funzioni, il proletariato vincerà sul capitale.
Per questo il “giuoco del calcio” se lo metti in un videogioco a modelli algoritmici matematici… e comprendi quegli algoritmi… il “giuoco del calcio” lo capisce e lo padroneggia chiunque padroneggi quei sistemi e quegli schemi. La razionalità al potere pure col pallone in campo e 22 dementi che si inseguono cercando di mettere quella palla nella porta giusta. Questo secondo i comunisti. Secondo Che Guevara non sarebbe andata proprio così… guarda un po’ a Che Guevara l’hanno fatto morire nella jungla boliviana i comunisti e i comunisti lo hanno messo sulle magliette di Briatore e sulle ciabatte De Fonseca ed ora lo truccano da drag queen e lo usano nelle sfilate contro le sentinelle cattoliche e tutto questo si chiama Giovani Comunisti a Bari e poi ne riparliamo…

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Ora: Baku è una ridente cittadina capitale di un posto ridente chiamato Azerbaidjan, che sta vicino all’Armenia ed alla Georgia ed era una Repubblica Sovietica quando tipo esisteva l’Urss ed i comunisti c’avevano gli stati. A Baku c’è una fonta ache è quella diqui sopra che sembra quella di Giovinazzo… ma non c’entra questo dettaglio di colore.
Lo sport nazionale dell’Azerbaidjan è la “Guerra nel Nagorno-Karabak”. Il Nagorno Karabak è una regione di qualche centinaio di chilometri quadrati, tipo un mezzo latifondo, costituita da pietre vecchie senza alcuna risorsa mineraria nè culturale e senza una vera e propria identità storica che non sia qualcosa di inventato da due o più stati per scegliere di eleggere a proprio sport nazionale una guerra per quel territorio. Quindi, gli Azeri, di pallone non capiscono un cazzo!
Baku, come ogni capitale che si rispetti, possiede però una squadra di calcio. Vagli a togliere la competitività a bestiacce come i comunisti che per vincere la guerra fredda hanno abboffato la Comeneci di inibitori della crescita e quella era una milf ma sembrava una barely legal (cioè appena diciottenne anzi ad essere precisi manco una quattordicenne sembrava…).
Baku c’ha una squadra di pallone. Che si chiama appunto Neftçhi Baku. Se non siete interisti o di altre squadre minori come me che sono interista, difficilmente conoscerete il Baku o l’ancor più pittoresca Quarabag (che è la squadra del Nagorno Karabak)… perchè sono squadre che guadagnano palcoscenici minori tipo la Europa League. Fatto sta che negli ultimi due anni di Europa League l’Inter ha affrontato Baku e Quarabag. E so’ belle cose. Perchè vinci più o meno facile. Eperchè se tipo hai la fortuna di avere tanto tempo e tanti soldi ti fai dei viaggi in posti sconosciuti e pericolosissimi che solo se partecipi all’Europa League!

Perchè vi ho parlato di Fatto Quotidiano, Che Guevara, Razionalità come motore immobile del comunismo e Baku? Semplice: perchè pochissimi sanno che i vertici del Baku hanno assunto come direttore sportivo – d’accordo, non allenatore ma direttore sportivo – un giovanissimo sconosciuto azero rispondente al nome di Vugar Huseynzade… solo perchè… è bravissimo a giocare a “Football Manager”.

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Per chi non sapesse cos’è Football Manager, trattasi di un trattenimento digitale videoludico a carattere simulativo-strategico su larga scala in cui il giocatore è chiamato a compiere scelte organizzative che investono la totalità della vita di un club di calcio ricevendo dalla società che lo scrittura feedback positivi (prolungamento del contratto) o feedback negativi (esonero) a seconda dei risultati. Va da se che se sei bravo vinci e vai avanti, magari chiamato da squadre più prestigiose per nuove mirabolanti avventure o magari portando che so io il Tuttocuoio che è la squadra di un ridente porgo toscano, sul tetto del mondo che vuol dire a vincere la Champions… senò torni a casa.

Per dire, come un Mazzarri qualsiasi.

Io gioco “ammerda” a Football Manager. E’ un gioco davvero ben fatto. E’ regolato e funziona con una serie di algoritmi matematici che stabiliscono il rendimento dei giocatori a seconda di ruolo e modulo… confrontandoli con quelli degli avversari per capire come va una partita o confrontandoli col tempo che scorre ed altre variabili per capire come crescono se allenati qui e lì, in questo o quell’attributo.
Ma anche e soprattutto, il gioco ha una validissima rete di osservatori e scout che nel mondo del calcio lavorano davvero – per agenzie di promozione calcistica o per team di varia natura – ad osservare e visionare giocatori di tutto il mondo, che collaborano alla realizzazione del gioco condividendo i propri dossier ed aiutando gli sviluppatori a stilare il database di tutti i giocatori del mondo con un ottimo margine di veridicità ed approssimazione. Cioè a dire: i dati su cui il gioco è sviluppato sono Reali!
Del resto, e questo è accertato, moltissime squadre minori (ma minori davvero, tipo Eccellenza o Promozione che sarebbe come dire Serie D o E o F per le donne e per chi “no, non mi interesso di calcio”-“ma che bipede sei?!”) acquistano le licenze di Football Manager per orientarsi nel mare magnum dei milioni di giocatori in erba e vedere su chi potrebbe convenire scommettere e chi conviene acquistare/evitare.
Da qui, però, a dire che se vinci 20 campionati di Football Manager di fila scegliendo di allenare il Baku… sarai in grado di guidare il Baku offline, quello vero, alla conquista di una Champions League… ce ne passa! Perchè quel che non esiste, se non con larghissima approssimazione, in Football Manager, è l’imperscrutabile… l’individualità, la “capamatta”. In Football Manager nessun giocatore chiude una discoteca la sera prima di una partita. Nessun giocatore viene sgridato perchè lo hanno beccato a letto con una pornostar minorenne e per questo finisce fuori rosa sei mesi e quando rientra con la testa non è lucido. A nessun calciatore bianco del Milan succede che la moglie bianca finisce incinta e poi alla nascita del bambino il bambino è “niro, niro comm’a che!” e scopri che tipo il padre non sei tu che ti chiami Baresi ma uno che si chiama Rjikard.

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Quindi tutti i giocatori giocano come fossero macchine. E tutti i giovani che arrivano “voglio solo e davvero far bene in questo fantastico club” e mica fare la vita dei calciatori e scopare a destra, ballare a sinistra e tipo riempire la propria vasca da bagno di petardi per farli brillare e vedere di nascosto l’effetto che fa chiamare i pompieri perchè hai sparato i petardi nel bagno di casa tua che ha preso fuoco. Come un Balotelli qualsiasi.

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O schiantarsi in macchina e dire: “No, non sono il calciatore Niang che è minorenne e non ha la patente… sono… eh sì, sono Niang!”. In Football Manager non esiste che M’Vila che è stato cacciato in Russia a non giocare per due anni, poi tipo viene all’Inter ed è la “furia di Dio del centrocampo” che ti ricordavi che era prima di scoparsi due squillo nel ritiro della nazionale ed essere radiato da tutte le nazionali della “repubblica della versaglia”.

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Per cui… col cazzo che ti basta, tipo Mancini, laurearti a Coverciano con una tesi sul “Fantasista” per portare una squadra in Champions e fargliela vincere. Col cazzo e col cazzo che ti basta giocare ed essere bravo a Football Manager.
Per dire… io sono un bravo giocatore di Football Manager. Mi piace partire dalle serie minori, prendere un sacco di giocatori dalle primavere delle squadre maggiori, giocatori buoni per le serie minori in scadenza di contratto, farli giocare sempre titolari – che è quello che ogni giocatore vorrebbe ed è l’unica variabile emotiva del gioco che sia credibile – e poi proporgli un contratto scippandoli a costo zero alla loro squadra di partenza. E poi si va avanti e si cresce insieme… e si arriva in A… e ti sei fatto i soldi per fare campagne acquisti serie andando a scovare in paesi calcisticamente disagiati ma comunitari giocatori promettentissimi che nelle loro nazioni prendono come paga una insalata e una cocacola e portarli da me dove con due lire, una insalata e una cocacola possono diventare campioni… “e questo si chiama 37 campionati vinti, 18 champions 22 europa league e innumerevoli coppe Italia con Taranto, Foggia, Salernitana, Cosenza e ultimamente Reggina”.
Ma, obiettivamente… credete mi proporrei mai per fare il Manager? Di una squadra di Calcio? Lo sogno… ma sono una persona seria. Non ho una laurea a Coverciano e soprattutto non ho alcuna dimestichezza col pallone e col calcio giocato. Come? Pure Mourinho non ha mai giocato praticamente a pallone? Sì… ma non ho nemmeno il suo carisma e la sua “cazzimma”.

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E poi io sono un meritocratico.
Non un comunista che si finge anticomunista come tutti i comunisti veri – tipo quelli delle repubbliche ex-sovietiche – e mette al timone della squadra della capitale un giovanissimo esperto di videogiochi. Questi non sono sogni o favole che si avverano… questa è la dimostrazione di una regola aurea che da Stalin in poi va avanti… “Cosa sai fare peggio? Bene, giovanotto, sei assunto!“.

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