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I Divi che non sono quelli di Hollywood… sono i membri di quella personalissima teogonia… che regge l’Inferno e tutte le altre amenità che costituiscono l’offerta socioculturale di quel dopolavoro che si chiama Morte.

Voi lo sapete tutti che io c’ho una personalissima Teogonia dove ci stanno Darth Vader, Hannibal Lecter, Gilles de Rais, Biondoddio e Gesummaria. Però ci stanno pure altri simpatici personaggi… e sono venuti in sogno stanotte e mi hanno detto che se non faccio menzione di loro, per me saranno cazzinculogravissimi!

E quindi, niente… ho fatto un accordo: non tutti insieme ma uno per volta. Che senò i post finiscono subito e questo diventa un casino inenarrabile ed un altro – ennesimo – momento in cui mi scapperà forte da cacare perchè avrò finito l’ispirazione e voi leggerete post sempre più brutti e scialbi e ripetitivi.

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E niente, allora oggi parlo del cattivo per antonomasia degli anni ’80. Quello che tutti conoscono. Quello che se non lo conosci è perchè sei nato o hai vissuto dopo il 1994, cioè dopo che Maradona definitivamente appese gli scarpini al chiodo e si ritirò a fare quel che gli riusciva meglio dopo giocare a pallone ossia tirare di naso, ingrassare, andare a puttane, evadere il fisco ed aggredire i fotografi. Oltre, dopo tempo, a diventare amico di sanguinari dittatori comunisti… lui che a Napoli si faceva il bagno senza mutande nella vasca idromassaggio di un noto camorrista.

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E niente, nella mia personalissima Teogonia ci sta pure il mitologico signor Andoni Goikoetxea, al secolo e per gli amici “Il Macellaio di Bilbao”. Sorvoliamo sul fatto che questo signore dal cognome impronunciabile… che quando emigravi tipo in Argentina per fare prima ti scrivevano sull’ufficio anagrafe Goicoicea per fare prima… è basco. E quindi appartiene ad una comunità ed una razza di sanguinari tagliagole che facevano cose pirotecniche come mettere le bombe sotto le macchine di vicedittatori mica male e li facevano schizzare fino al quinto piano di un palazzo. Sorvoliamo sul fatto che a me, quando ero scemo e facevo il comunista non perchè tirasse pelo di fica ma perchè più o meno ero stato plagiato da quel bestseller di fantascienza dove alla fine gli straccioni e gli ultimi del pianeta diventavano i Grandi della Terra, l’ETA mi stava anche più simpatica dell’IRA perchè si appendeva a questioni ancor più preganti, come il diritto di parlare una lingua imparlabile o di diventare autonomi con uno stato che era tipo più piccolo della provincia di Bari – ed era quindi destinato a diventare uno stato fiscalmente canaglia tipo Antigua o Piraten o Liechtenstein (che è impronunciabile e fa traffico di armi e zanne di avorio). Sorvoliamo sul fatto che c’ho tanti amici a Bilbao e Durango e posti simili che mi associano a gruppi di sostegno alla curva degli ultras dell’Athletic Club Bilbao (che è una squadra talmente seria che sembra l’Arma dei Carabinieri… che se non sei basco da sette generazioni puoi essere un campione ma la maglietta non te la metti!). Sorvoliamo sul fatto che a me l’Athletic del Bilbao mi arrapa. Sorvoliamo sul fatto che se sei un centrale di difesa non sei comunque una persona che ha la Torre di Controllo sempre funzionante e la tua vita è fare il lavoro sporco e dirti quotidianamente che il fine giustifica i mezzi er il fine è quello ultimo ed irrinunciabile di non far andare a dama l’attaccante avversario o un suo stretto collega. E quindi mi sei simpatico per forza.

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Andoni Goikoetxea a me piace e sta nella mia teogonia perchè ha avuto la fortuna di rompere una cosa bella mettendola a rischio di non esistere più. Andoni ha spaccato l’arto inferiore di Maradona… roba che tra ragazzini pensavamo già all’amputazione. E non ha battuto ciglio. E siccome senza Maradona non avremmo avuto testimoninanza dell’esistenza di dio con l’apparizione della sua Mano, siccome senza Maradona non avremmo avuto dimostrazione dell’estetica del calcio tutta concentrata in un uomo picaresco così piccolo che non si capisce come fece a scendere tutta la metà campo bevendosi la squadra inglese e facendo goal, siccome senza Maradona il capolavoro di Maradona che giocava a pallone non l’avremmo visto… Goikoetxea si assunse sulle proprie spalle come ATlante la responsabilità di privare il mondo di Maradona, cioè di un’opera d’arte contemporanea per una volta davvero bella.

Andoni Goikoetxea è quello che se la vede a rovinare la vita a chi arriva al dopolavoro che si chiama Morte con addosso la responsabilità di averci provato con la donna d’altri non solo in costanza di rapporto (che è gravissimo) ma eventualmente anche dopo che questa è di nuovo single. Soprattutto nella circostanza in cui quella sia la ex di un suo amico stretto, di un suo parente, di un suo compare, di un suo cugino laterale. E funziona così. Tu che hai fatto questa malazione e hai provocato con questa malazione un cazzinculogravissimo a qualcuno ricevi una divisa del Barcellona ed un pallone. Infili la casacca e ti metti davanti ad una porta vuota. E davanti a te c’è Goikoetxea che non deve farti arrivare a dama. E tu non ci riesci. Perchè ti spezza una gamba. Perchè ti rompe una caviglia. Perchè ti fa male. E la caviglia o la gamba tornano a posto subito… ma tu devi rimetterti in piedi e riprovare ad andare a dama. E Goikoetxea ti ferma di nuovo. E ti colpisce. E ti fa male… e ripetere poi sempre tutto da punto uno… cioè da te con la maglietta del Barcellona e con il pallone sotto il braccio… e davanti a te Andoni Goikoetxea.

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Goikoetxea mi è molto amico. Io sono un suo fanatico sostenitore. Lo giustificherei anche se rompesse la testa a Messi, tipo, adesso. Perchè adoro tutti quelli che rovinano le cose belle. Adoro tutti quelli che rompono le cose che tutti trovano belle. Ed è giusto che uno così, nella mia personalissima teogonia, abbia un posto di tutto rispetto.

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E niente… l’attore è il flessibile per eccellenza… ma la pornostar di più! E in buona sostanza Je Suis Charlee… (Chase!)

Sono giorni che mi avvito su me stesso con i post che programmo e che posto…
I discorsi stanno assumendo una forma tra l’anoide (cioè a forma di ano) ed il mulinello dello scarco del lavandino quando togli il tappo. Finisco assorbito. La verità è che questo flusso di coscienza poteva anche essere un unico post che partiva di qui… ma poi qualcuno, più di qualcuno, con candore mi avrebbe detto “Ho deficit di attenzione, ti metto mi piace… ma non leggo e mi fido sulla parola!”. Onesto… ma per te c’è l’inferno… ed è un posto particolare… quello dove ci stanno molti giovani e sconosciuti e bravissimi musicisti. Sono quelli che in vita non hanno sfondato per avverse condizioni meteo delle loro esistenze. E sono finiti ad aprirsi scuole di musica dove ci rimettevano (bile e soldi). E sono finiti a fare i turnisti a personagiacci come Zarrillo e Pausini (che ti daranno anche iniezioni di professionalità, ma lo fanno mentre ti scartavetrano le palle con la cartavetrata grana F che se non ci stai attento ti scartavetri le mani scartavetrando da lato sbagliato). E per le suddette ragioni alimentari e le suddette avverse condizioni meteo… sono finiti a produrre in batteria i pezzi celebri del canzonienre neomelodico napoletano camorristico. E ne sfornano dieci al giorno. E sopra ci canta Antonello, Dernier, Antony (che non è Antonello), Gabry, Teresina e simili. E famosi non lo diventeranno mai… perchè non stanno nemmeno i loro credit sotto le canzoni.

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Nemmeno se il loro pezzo viene scelto per Gomorra – La serie. Men che meno se viene scelto per Gomorra – Il film. Figuratevi, ormai, se dovesse essere scelto per l’audiolibro di Gomorra – L’audiolibro del Libro.

E’ proprio questa immagine dei musicisti gimmiendrics o keitricciards o giacopastorius che se ne stanno ammanettati dalla caviglia con una catena lunga a sufficienza per arrivare al cessetto dello studio di registrazione dal termosifone dove sono attaccati, col cattivo di turno alla scrogge che scorreggia entrando nella loro stanza e gli tira dietro il pane vecchio, e gli scodella una ciotola con la brodaglia e gli dice “Stiamo sotto con gli arrangiamenti di quei sei album… ma tu domani vuoi mangiare?!” e gimmiendrics abbassa la testa e piagniucola “si si sissignore” e si mette lì ad arrangiare e comporre tutto in pentatonica diminuita per finire i pezzi… che senò lui poi domani torna (cit.)…
E’ proprio questa immagine che mi ha fatto pensare quanto complicata è la vita di un attore. Senza scomodare i mostri sacri come Hoffmann e De Niro col metodo stanisqualchecosa, che poi sarebbe Stanislavsky, entrano nel personaggio frequentando personaggi simili a quelli da interpretare… tipo i tassisti disadattati reduci erotomani e spree-killer alla “taxidriver”… ma pure pensando a quelli che pur di non “entrare mai nel personaggio facendoselo cucire addosso” sono stati nella loro carriera tante cose diverse. Penso a quelli che sono stati flessibili. E’ stato tutto più difficile… perchè la produzione oggi ti voleva monello, oggi bravo, oggi pazzo, oggi sano… su set diversi. E tu in un anno faticavi tanto a diventare un credibile stronzo… poi dovevi diventare un buono irreprensibile. Cioè… c’è gente che c’è morta… tipo il ricchione de “La montagna dei rott’inculo” che poi è diventato anche Joker di Batman e non ha fatto rimpiangere Nicholson… e quindi tecnicamente è stato magistrale… ma poi lo stress forte poverino se l’è portato. Chiariamoci… non che fare sempre una parte sia tanto meglio. Meccolicalcoli, cioè il biondino di Mamma ho perso l’aereo… non ha fatto niente di meglio nei secoli… e di noia è finito per morire al futuro prossimo di droga.

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Flessibile allora sì… ma così tanto no! Cioè non da trasformarmi in un anno da cowboy frocio in supercriminale assassino di massa nichilista… Ma questo è niente. Perchè queste sono trasformazioni che agli attori si richiedono in un tempo più o meno lungo… non sufficiente a far scendere il tasso di sopravvivenza a zero… ma lungo. Pensate alla povera Charlee Chase… che nel 2005 un giorno girò due clip da 45 minuti di montato (quindi siamo sui 90 di girato… che x 2 fa centottanta totali)… in cui era prima una dottoressa incazzata che decideva di farsi pagare in natura la parcella dal paziente ipocondriaco… ma di sicuro un pochetto arrapato… e dopo i canonici venti minuti di doccia e capelli (trucco niente ancora, allora, alla brazzers) nello stesso giorno diventò la aspirante segretaria di uno sceicco principe di non so quale stato di sabbia che vestito di tutto punto ma con uno stracomico accento mediorientale faceva il maiale cazzomoscetto con la bella biondona di Tampa. Roba che se lo vede qualche aspiante califfo signore del pianeta ci ritroveremo ad urlare “Je Suis Charlee”.

Non pensate mai che la vita di una pornostar sia solo cazzo cazzo cazzo cazzo… con qualche simpatica variabile del culofigatette. E per chi non ci crede presto postata la query corretta da digitare per vedere il filmato della povera Charlee con il pazzo mezzofrocio cazzomoscio del “Prince, you are One… you are THE one…“.
“Charlee Chase big tits work prince”. La quary per arrivare al video della dottoressa è pleonastica… le foto le trovate qui!

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Aspetta che non posso salvare ora… dieci minuti e lo vado ad ammazzare! Che poi sarebbe l’incipit improbabile di una storia incredibile… che invece e forse pure purtroppo è più vera del Vero.

Se c’hai sedici anni c’hai tre fissazioni nella vita:
Le Pippe
Il due ruote
L’amiga 500

Sono d’accordo con voi… questo valeva più o meno quindici anni fa.
Il paniere medio dei desideri del sedicenne medio è radicalmente cambiato. Nell’ultimo aggiornamento ISTAT sparisce l’Amiga 500 ed entra la Playstation4… spariscono le pippe ed entrano i pippotti – che per chi non fosse di Bari e dintorni sono le sniffate di cocaina. La tecnologia avanza, quindi il modernariato del finto personal computer che tuo padre lo compra dicendo c’abbiamo il computer e poi in realtà ci puoi fare solo le emulazioni dei coin-op della sala giochi cede il passo alla console ludica per eccellenza. La tossicodipendenza avanza, con la diffusione capillare delle sostanze ricreative e con il crollo dei prezzi delle stesse. E si sostituisce in modo evidente alle pippe… che prima tra noi sedicenni se la tipa ti faceva la pippetta tu andavi dagli amici e ti definivi Papa del Sesso o al minimo Vescovo… e adesso a tredici anni sono tutti a prendersi a pecora senza goldone e da dietro così stiamo tranquilli che non c’è figli. Perchè non è solo che le ragazzine danno via quel che hanno prima e senza coscienza… è pure che i ragazzetti certi “denti” se li tolgono subito per poi dedicarsi ad esperienze più interessanti come le strisce di cocaina.

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Il paniere aggiornato dei desiderata del sedicenne medio è quindi il seguente:
La pietrina o pezzo o dose di coca…
La playstation 4 con Fifa15 o un bel gioco di macchine – quindi giUochi “di società”, tipo Monopoli, solo che sono digitali, perchè li giochi con gli amici senza guardarti in faccia attorno a un tavolo ma con gli occhi nel televisore… che tanto ci sei abituato e si chiama telerincoglionimento da babysitter catodica o ultrapiatta (che merda la babysitter ultrapiatta!)…
Il dueruote qualsiasi (che comunque scende di parechio e sarà forse soppiantato dall’aumento di paghetta per prendere più coca).

Questo è lo stesso identico paniere di Colino “la scimmia”, in arte, perchè all’anagrafe lo conoscono come Nicola Maria Abbatesciano. Sedici anni. Colino si “spartisce” la casa, i respiri, la vita con Tonino “la cinque” e con Genzino “cocozza”… i cui cognomi oggi rimarranno puri purissimi accidenti che ci evitiamo. Stanno chiusi, tappati, in casa… che poi è un container nell’atrio condominiale di un vecchio palazzo anni trenta nel quartiere popolare più vicino al centro di Bari, che si chiama quartiere Libertà ma ci entri e non ci respiri Libertà. C’hai una sola libertà a Libertà: guardare da una parte di qualsiasi stradone che vada dal “Redentore” a Corso Càvur, come si dice da quelle parti, e sognarti le vetrine, i manichini di Bananamoon su Corso Càvur da spogliarti e portarti i vestiti a casa e fare tu il manichino di Bananamoon in mezzo al Corso, con Maria, Giovanna o Michela che sono uscite dal salone della parrucchiera dove lavorano e se non c’è lavoro si fanno la manicure. E col ferro nella tasca. Accavallato. Come si dice qui se c’hai addosso la pistola… e ce l’hai “pronta all’uso”, col colpo in canna.

27 aprile 1982 cadavere abbruciati

Stanno chiusi in casa. La spesa arriva una volta ogni tre giorni. La porta una donna… che a loro non è mamma, non è zia, ma loro la chiamano “la zì”. La signora gli porta da mangiare, da cucinare… e poi gli porta la coca. E poi gli porta il fumo. Sigarette e fumo buono. E basta. Quelli stanno chiusi in casa e c’hanno il cellulare acceso. E sul tavolo le carte francesi per fare il Burraco… che soldi per fare il poker non ne stanno. E sul tavolo il ferro. E a terra la cassa vuota o piena di vuoti o mezza piena dei vuoti della Birra Peroni. Che a Bari è un must.

E il cellulare deve stare sempre acceso… e ce ne sta uno, uno solo. Comune. E nessuno fuori c’ha il numero di quel telefono. Nessuno tranne uno, uno solo. Che si chiama Ciccio “asso di mazza”. Che è quello che ogni tanto chiama, ti da una via, ti da un nome e ti dice : “Fusce, muvete, che ‘dda stà…” che per chi non è di Bari vuole dire “Scappa più che puoi, sbrigati, che lì stà…”. E quello che stà lì è uno che dopo poco è bene si trovi steso per terra. Freddo. Sotto un lenzuolo. Con le femmine sue che strepitano, madri o mogli o sorelle che siano. Che si strappano i capelli. Che meditano vendetta. Che se fai l’errore di guardarle mentre gridano e fanno la commedia del dolore ti sputano in faccia e ti rompono tutte le ossa.

Ciccio “asso di mazza” quando chiama bisogna scattare. Devi volare. Perchè “quello” che devi “fare” mò stà là… dopo non si sa. E allora c’è poco da dire: si “mena a tocco” ossia si tira a sorte e dei tre uno resta a casa… gli altri due in sella allo scooter 250 tutto truccato, che stà fuori al container che tu chiami casa nel bel mezzo di un atrio condominiale di un palazzo ex nobiliare fatiscente degli anni ’30 nel quartiere popolare più vicino alla City di Bari, con la pistola dietro al pantalone e il giubbone da sopra. Col ferro che deve stare “pront’all’uso”. Coi caschi in testa… che i caschi si mettono solo qundo vai a fare qualcuno… che normalmente o soprattutto quando devi girare indisturbato nel quartiere tuo non lo metti – che magari c’è la guerra e bisogna vederle le facce di chi gira sugli scooter 250 truccati, mai sia una squadra da fuori che viene a fare te.

“Oh Colì, vedi che oggi tocc’a te!”.
“No, uagliò vai tu!” – “Ma se tocca a te?!” – “E devi aspettare che mò non posso salvare… sto a fare Barcellona-Bari, c’ho messo tre anni…”. E alla fine a fare quello ci vanno Tonino e Genzino. Che lo sanno che quando chiama “asso di mazza” bisogna volare. Ma c’hanno sedici anni… e pure se di mestiere ammazzano e fanno gli invisibili, tappati come i kamikaze dentro un container, con i pranzi freschi ogni due giorni, la coca sul tavolo e il ferro dietro ai pantaloni… pure se c’hanno sedici anni e alla mamma ed alla ragazzetta gli hanno etto: “Se voglio fare la Vita, così si fa…”…
… c’hanno pure sedici anni… e sono di Bari… e sono della Bari… e lo sanno che vuol dire squagliarsi il cervello tre stagioni per portare davvero il Bari in Coppa Campioni. Alla finale col Barcellona.

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E poi a trent’anni guardi Romanzo Criminale e vuoi fare il Criminale… però nessuno se la prende col Freddo o col Dandi… tutti con Sollima!

Che, per dire, visto il gradimento delle serie televisive come genere pop… che mo’ la guardando tutti, specialmente voi “i nerd di wordpress” e vista la iperproduzione di serie televisive pop, poteva chiamarsi “E poi a trent’anni guardi Gomorra e vuoi fare il Camorrista… però nessuno se la prende cu’ Genny la Carogna, Ciruzzo l’Immortale o Salvatore Conte… tutti con Sollima!”.

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Ma tant’è… a tutti sembra che la scimmia gli è uscita adesso con Gomorra (che il film non se l’è cacato nessuno perchè era terreo e plumbeo e ci stavi male per davvero… mica con le musichette pop e i vestitini e le battutine….) ma la storia comincia da lontano e per l’esattezza da quando Alemanno si incazzava perchè i bulli romani avevano nuovi “sistemi valoriali di riferimento” che si chiamavano tipo Banda della Magliana e se la prendeva con Sollima, non con gente tipo Carminati che di quella esperienza era, tipo, l’ultimo dei Mohicani celebri sopravvissuto – anche se misteriosamente nel Romanzo lo fanno morire.

Forse Alemanno pensava che prendersela con Carminati avrebbe fatto venire fuori il fatto che Carminati non era morto e succedevano bordelloni giudiziari inenarrabili ed avrà detto: “Per questi bulli io mo me la prendo con Sollima tipo Marylin Manson per la Columbine High School e ci metto pure ‘sti gran cazzi e nessuno scopre niente!”.

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Io non sono immune da questo discorso di emulazione fanatica dei comportamenti e dei codici sociali di espressione. A me piace un casino, quando vedo una serie che tipo mi piace, atteggiarmi. E’ un fenomeno normale. Si chiama immedesimazione. Si chiama fare il tenebroso con le ragazzette. Si chiama cementare attorno a delle obiettive stronzate un gruppo di persone che guardano le stesse cose e si sentono parte di una esperienza di gradimento… fino a fingere di traslarla nella realtà. Io grazie a Biondoddio e soprattutto a Gesummaria non ho mai usato droghe varie, tranne tipo qualche volta e gli effetti sono stati sempre così drammatici che ho sempre detto: “Che testa di cazzo che sono… lo so che mi fa malissimo…”. E questo si chiama tecnicamente non accettare che sei un ansioso cronico e che quindi non puoi fumare che al minimo effetto te ne vai in paranoia e ti ripeti “sono drogato sono drogato sono drogato” e sbocchi e ti gira il mondo intorno e ti stendono sul divano con la pezza bagnata sugli occhi per mezz’ora.
Non fumando non vengo a contatto con circuiti criminali. Non fumando i circuiti criminali li osservo e li studio nella vita di tutti i giorni. Quindi tecnicamente in Romanzo Criminale sono Scialoja… che è pure figo e tenebroso… ma mai come il Freddo che di quella serie è il mio criminale preferito.

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Io quando ho visto Romanzo Criminale sono diventato il Freddo.

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Io quando ho visto Gomorra sono diventato Ciruzzo l’Immortale fino a quando non è chiaro che Ciruzzo l’Immortale è una bestia sanguinaria assetata di sangue e dei soldi del Clan Savastano e del potere del Clan Savastano e di tutta quella roba lì… ed è uno che siccome non ha la mamma non sa quant’è grave dire “Me vennisse pure a mamma pe diventà comm’a vuie!” che sopra Napoli è “Mi venderei addirittura mia madre per diventare come voi!”. A me se da Immortale togli la T il personaggio non piace più… che io sono – o meglio sarei stato se avessi fumato, che gli spinelli sono l’anticamera di diventare un boss della malavita che fa una brutta fine nel giro di dieci anni – io sarei stato un criminale vecchio stampo. Di quelli che non ci sono più.

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Per dire: io ho visto “Il mostro di Firenze” ma non ho mai voluto fare il Mostro di Firenze. Non fa per me. Quello è un personaggio che non mi stimola. Perchè è un cattivo di quelli che non piacciono se non a gente sadica e malata con seri problemi. Quei cattivi a D&D hanno “allineamento Caotico-Malvagio”… cioè hanno finalità e modi da stronzi!
Vallanzasca no! Io la verità è che da quando l’ho visto sui giornali, ho sempre di molto apprezzato il personaggio di Renato Vallanzasca. Già il soprannome: Il Bel Renè… e vuoi mettere? Anche da piccolo, quando tipo mi dicevano che “adesso viene Renato Vallanzasca e ti rapisce!”(che è un cit. di un testo celeberrimo, purtroppo a me dicevano che veniva l’anonima sarda e questo la dice lunga su una serie di fatti, tipo che essere rapiti da un anonimo è una cosa tristissima che mette anche a rischio il tuo orecchio…) io non avevo poi così tanta paura, solo nel dubbio mi facevo un po’ più accondiscendente! Poi ho visto il film e ho capito che era una bella storia farsi rapire da Renato Vallanzasca!

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Negli anni ’70 se sui giornali ti scrivono “Il Bel Renè…” sai il codazzo di ragazzette! E poi sei riconosciuto dalla stampa nazionale “Bello” anche se nella vita a professione potresti scrivere Rapinatore Incallito e tipo “Bandito!”. Troppo Bello. E c’hai le stesse skill abbigliamento e stile di quelli della Banda della Magliana ma mille volte prima e mille volte meglio… e sei a Milano! Che dite quello che volete ma il dialetto romano non è da fighi come quello milanese e il dialetto napoletano, che io pratico benissimo, è da ricottari!
Il Bel Renè se fossi stato donna ci avrei sicuramente provato… anche se di recente, uscendo per andare a lavoro, gli hanno fregato la bicicletta e questo è un mondo dove davvero non c’è più religione se rubano la biciletta a Vallanzasca! Il Bel Renè era un grande! Solo rapine, niente droga… anzi, un suo amico stretto che aveva casini con la droga lo ha pure giustiziato. Il Bel Renè era pure lui un tenebroso… sì vabbè, c’ha gente sulla coscienza… ma lì, nel suo sistema di valori la cosa funzionava con un “Rapino le banche non rapino la gente… le banche sono assicurate… non mettetevi di mezzo e nessuno si fa male… anche perchè se sei sbirro nessuno te la fa fare la cosa di venirmi dietro seriamente… che ti fotte? I soldi non sono i tuoi o la pensione della vecchietta…”. Per questo di sicuro i suoi modi erano più o meno malvagi, per dire, mica entri in banca con una sachertorte… però nemmeno entri in banca e di prima fai una strage e ti violenti le anziane in coda allo sportello che ti urlano “Pensi a mio nipote con la febbre, sono venuta a prelevare i soldi per comprargli un giocattolo..” e lui lì che abusa ancora di più della povera vecchietta e poi la soffoca con la borsetta tipo sacchetto di plastica!E questa è una cosa che si chiama X Agosto di Pascoli:

Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono…

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

Ditemi se non è l’emblema dello stronzo Caotico-Malvagio uno che ammazza un uomo in circostanze misteriose con due bambole in dono per i figli che aspettano a casa il ritorno di un padre e le bambole in dono… roba da pezzi di merda per cui l’Inferno non basta… ci vuole la sedia a gas senza cena per gente così… tipo quelli che danno un calcio in culo ai pastori tedeschi e quindi tipo Toni Negri (altro cit. celebre che è un ibidem di quello di sopra).

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Però possiamo davvero dire che le sue – di Vallanzasca – finalità erano quelle di far del male alle persone? No, dai. E allora di sicuro se il suo scopo era quello di far soldi e sputtanarseli nella bella vita milanese e comunque di far cose che la media delle persone non sono proprio convinto dica che sono il Male… non era male nemmeno il suo codice di valori del tipo “Non rompere il cazzo e non ti faccio niente!”.

Caotico-Legale… e non voglio discussioni. Quindi crepuscolare e tenebroso. Quindi di sicuro successo col pubblico femminile. Quindi di sicuro esposto al thrilling di una vita sempre al di sopra delle righe…
Quindi, sì, a me sarebbe tanto piaciuto essere Vallanzasca. Senza K che lo ska a me non piace! Anzi, mi sta sul kazzo… e mi SKAzza.

Per questo più che le serie criminali a me piace e strapiace il film sulla vita di Vallanzasca che ha fatto quel cazzutissimo foggiano di Michele Placido… che faceva il Commissario Cattani, quindi il protagonista di una serie poliziesca con enorme dignità. Se ai ragazzini in strada piacesse più Vallanzasca di Ciruzzo l’Immortale o di quel gran testa di cazzo odioso del Dandi, sono convinto che l’Italia sarebbe un paese migliore! Perchè gli eroi positivi non tirano decisamente più… e ci vuole qualcosa che stuzzichi il lato oscuro ma lo faccia con morale e dignità! Così invece di scippare la vecchietta fuori alla posta o di malmenare tua madre per comprare la droga… smetti di pungerti e tipo rapini una banca… visto e considerato che in merito, un gran cattivo maestro cone Bertold Brecht ha affermato che “Il vero ladro non è chi deruba una banca ma chi la fonda!”. E non la rompi come un black blok del cazzo con il bancomat del babbo, quindi il babbomat in tasca… la rapini e ti sputtani i soldi in festini alcool e regali alle decine di ragazzette che vogliono ballare con te in un locale vip e non in una discoteca del cazzo!

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Peccato che Brecht lo studi a scuola nella sezione Letteratura, Vallanzasca lo studi a scuola nella sezione Celebri, Belli e molto Monelli!

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Se sei stato contagiato dalla peste influenzale puoi vivere da solo… ma non “in mezzo al borgo” che più o meno vuol dire nella piazza principale del paese.

Io non so se domani sarò morto di peste influenzale.

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Questo non posso proprio prevederlo oggi. Non prendevo la peste influenzale da qualcosa come dieci anni, sì dieci anni esatti… che l’ultima volta che ho preso la peste influenzale era tipo febbraio 2005 e avevamo appena finito un concerto dei Virginia’s Rabbit, successivamente Réclame, in un posto che si chiama “Taverna vecchia del Maltese” – attualmente in oscena e vibrante contrapposizione a “Taverna nuova del Maltese” in quel di Bari – e appena finito di rimettere gli strumenti in macchina tipo dissi al chitarrista ritmico “Michele sto morendo” e mi chiusi in casa 6 giorni in preda alle malattie della peste influenzale e tipo credetti di essere morto il primo giorno poi presi a tirarmela perchè la peste influenzale quando non vivi solo ha i suoi osceni vantaggi (tipo “Lascialo fare non vedi che sta malissimo” e tu ti spari tutti i dvd arretrati perchè sei in ferie e cose amene così… ed hai tipo diritto ad una serie di coccole che ti regrediscono a quando “quant’era bello essere malati in 3 elementare ed in 2 media”). Sono dieci anni che non prendo la peste influenzale e tipo ieri sera ero quasi morto dal vomito, stamane ho perso due chilogrammi, ho brividi di freddo e cazzinculogravissimi di dolori alle ossa… però credo che domani già starò meglio. Se dovessi morire voi lo sapreste tipo mercoledì o giovedì, non vedendo più i post. Se dovessi morire vi ho voluto bene e vi ho amato come ogni buona celebrità che si rispetti. Prima di diventare veramente pop e celebre e famosa ogni futura celebrità ama i suoi fan!

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Io vi chiamo stronzi, è vero, dico che di voi non me ne frega niente… ed in parte è vero. Ma state tranquilli che a me di voi frega più di quanto a Fabio Volo, Nadia Toffa e Piff frega dei rispettivi follower. Che poi a loro non tutti voglono bene, per loro scatta l’effetto di emulazione su FB per cui se tanti amici mettono “mi piace” tanti lo mettono pure loro per sentirsi fighi o per fare qualcosa in un momento di noia! Per cui, sin da oggi che è sabato, vi avviso… non so se sopravviverò! Oggi scrivo questo post ma lo metto non in coda ma già per domani. Lo leggerete domenica. Sposto quello di domenica a tipo Mercoledì… se giovedì non esce niente sono morto… ed è un bel casino, sapete? Non ho pronto niente di serio da comprare per voi, niente che sia scritto così come questo blog che di me v’ha fatto struggere e innamorare.

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Se voleste acquistare mio materiale postumo dirigerete i vostri interessi verso:
“San Pio, per tutti ancora Enziteto” cercatelo, editrice La Meridiana: è un saggio criminologico su un quartiere a rischio con annesso diario etnografico della ricerca
“Eccellenze Criminali” per i tipi (eh come sono forbito, stronzi) della Progedit: breve esercizio di profiling su materiali originali di Jack lo Squartatore ( stronzi leggetelo per bene, è roba che ci ho sputato sangue sopra e mi è valso 110+laude al master del Ministero!) più tre biografie criminali
“Vite da Assassino – Nove storie vere” edito da Iris4 Edizioni con dentro nove biografie di serial killer stracelebri.

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In e-book trovate anche “Camorra Barese” che è la mia tesi di dottorato sulla storia e la socioogia criminale della Camorra Barese che non è la Quarta Mafia e non è la Sacra Corona Unita (quelli sono i leccesi e noi baresi non ci andiamo così d’accordo da farci una mafia insieme)… è lunga ma è fatta benissimo e vi spiega una cosa sulla quale nessuno per ora ha avuto il coraggio di scrivere, nessuno, soprattutto i parruconi dell’Accademia barese che fino a qualche anno fa dicevano che in Bari (detto alla marchigiana che usano IN seriamente) non c’è mafia. E nessuno tra i politici si è filata… sebbene tutti, soprattutto a sinitra dicevano che volevano, che era importante, che era Giusto con 3 G maiuscole! Poi hanno dato una cattedra a Criminologia al “Rock nelle periferie” manco fossimo al Dams o in qualche altro grande Istituto di Studio delle Arti… invece che in un posto dove si parla di crimine… ma vabbè! Tanto forse muoio in giornata… mi posso togliere dei sassolini dalla scarpa!

Io lo dovevo capire che i miei scritti erano troppo seri e imparruccati!
Io lo dovevo capire che in Puglia non sarei andato da nessuna parte, se non invitato a discutere con i post-ex-missini in una casa all’epoca vietata alle persone che la vedevano come me “politicamente” (anzi quelli che nel ’78 la vedevano come me dopo che morì Benny Petrone accoltellato da una squadraccia missina a Bari, quelli come me quella casa l’assaltarono) come quella della ex federazione provinciale del Movimento Sociale Italiano a Bari. Men che meno con un libro che parlava di un quartiere di Bari dove la sinistra e la destra non hanno fatto un cazzo di niente e la gente sta male per davvero… e però qui la destra non ha governato gli ultimi 10 dieci X ten dieci anni!

ratto vittime peste bubbonica

Io lo dovevo capire dall’inizio della scorsa campagna elettorale che senza musica non si andava da nessuna parte!

Da quando Vendola fece la campagna elelttorale sulle Filastrocche
Niente scorie, via smammare, disse il sole al nuculare!
…dovevo capire che all’Università sarebbe andato avanti ad insegnare chi proponeva un discorso musicale e non qualche parruccone che voleva solo farvi studiare.
“Rock nelle periferie” – “Ceramiche sonanti – Il caso del fischietto di Conversano” – “Sinfonia tra le due Guerre”… e che cazzo… era tutto scritto.
No… io non sto mescolando Personale e Politico. Perchè il Politico è Personale di una cosa che si chiama gente, popolazione, cittadini. E’ il Personale di tutti che fa il Politico. Non arrivare alla Terza (settimana del mese, come terza media) è Politico, non è Personale.

Io non sto mescolando personale e politico… sto solo avendo gran paura di morire… e quando uno ha paura di morire si vuole far ricordare se come me non crede nel Paradiso ma di più nei Sepolcri di Ugo Foscolo (siete “Merda d’Italia” (cit. cinematografica del più fascista che conosca) se non sapete cosa significa questa espressione sui Sepolcri, vi avviso!). E io voglio che voi mi ricordiate, per quel che ho scritto… ora che non ho ancora scritto cose Pop come “Volevo vivere felice… poi m’è scappato da cacare!” oppure “San Nicola cal.9” che è il romanzo della mia Tesi di Dottorato, scremata da tutte quelle cose sociologiche e messa in stile mainstream come un racconto che Sollima ci fa un “Gomorra – La Serie” molto più bella di “Gomorra – La Serie”. E voglio che mi ricordiate per quelle cose perchè sono le cose su cui c’ho sputato il sangue per 17 lunghi anni bui. Non queste oscene ovvietà che scrivo con una quarta di seno… o quel romanzo noir che scrivo solo per metterlo in quel posto a quanti non si sono cacati lo studio alla base.
Purtroppo se crepo non potrò scrivere il romanzo sulla riduzione cinematografica di quel romanzo stesso… di un film porno da girare con Tory Lane. Di questo, ora, mi rammarico molto di più che della eventuale vittoria di Salvini alle elezioni in Puglia, alle regionali della primavera entrante! Quella non succede… ma se succede!

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Cosa c’entri tutto questo con la faccenda enunciata in titolo? Ho ancora poche forze, sento che le energie mi stanno abbandonando… se ce la faccio scrivo un altro post… altrimenti se giovedì sta cosa non la leggete… scatenatevi, miei seguaci della prima ora, nel cercare di interpretare. Guardate che porta bene: in mezzo ai comunisti c’è gente che ha fatto palate di soldi e milioni in stipendi di Cattedra affermando di poter interpretare criptici scritti postumi di persone comuniste morte prima della naturale data di scadenza del prodotto!

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