Archivi tag: Canzone

This war fo mine -4/5

Questo è “This war of mine”, set scattato a Modugno il 22 dicembre 2015 nel magazzino abbandonato di Aiazzone. Vi suggerisco di ascoltare mentre guardate le fotografie la cover fatta dagli Alchera di “Canzone dell’amore perduto”… credo sia un cadaunato sottofondo idoneo (cit.)
La trovate qui:

Trains for Nowhere this side

Questo binario portava al nulla. Anche i binari sanno essere abbandonati. Anche i binari sanno inquietare. Rievocano ricordi di camini e luoghi di morte e desolazione. Qui, oggi, ancora di più, molto più che le rotaie dei trenini elettrici.

Cracks in reality

Esiste un mondo delle illusioni, un mondo fatato che siamo convinti di abitare. Questo è quello che succede alle lenti con cui guardiamo quel mondo quando ci scontriamo con la guerra, con l’abbandono, con la desolazione. La realtà si ferisce di squarci e va in mille pezzi… per come la conosciamo, noi.

Under the skin

Quando lulsavano, inviavano comandi, chiedevano consensi, tutti questi sistemi conoscevano un ordine vivo e reale. Ora giacciono così, scomposti… come tanti vermi che non conosconop logica, si raggrumano, si intrecciano, si soffocano da soli e restano morti.

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This war of Mine -2/5

Questo è “This war of mine”, set scattato a Modugno il 22 dicembre 2015 nel magazzino abbandonato di Aiazzone. Vi suggerisco di ascoltare mentre guardate le fotografie la cover fatta dagli Alchera di “Canzone dell’amore perduto”… credo sia un cadaunato sottofondo idoneo (cit.)
La trovate qui:

Zero is for Ground

E la citazione qui è fin troppo facile. Alla fine lo zero denuncia il livello più basso… e la guerra è sempre il livello più basso come concetto applicabile all’intero corpus sociale. Una guerra, l’abbandono, la distruzione… sono il ground zero di tutto. Ovviamente, mettere a fuoco e non esplodere era impossibile!

Scarpe rotte...In Una guerra nessuno pensa a piccoli e semplici dettagli, come al fatto che tenere i piedi custoditi al caldo sia una cosa importante, quasi vitale. Le scarpe, si ammazza per le scarpe, in guerra. Le scarpe sono la prima cosa che si ruba ai cadaveri. Anche rotte… perchè bisogna andare!

Please give me panic!

So bene che la prospettiva è importante… ma a me andava molto e davvero tanto di distorcere un attimo le cose. Aiutato dal grandangolo ho volutamente inclinato di qualche grado la trave e tutti quanti i pilastri perchè si accenntuasse quel segno preciso di precarietà, di scivolamento… e perchè la cosa mettesse ansia, panico. Come lo metteva a me quel vuoto colonnato e quel mucchio di macerie lì.

... and some water, please!

Il plotone di bottiglie d’acqua smezzate era forse ancor più inquietante delle scarpe a paia riprese sopra. Perchè le scarpe le puoi abbandonare, le bottiglie d’acqua denunciano e gridano il quotidiano. E declinare il quotidiano lì è qualcosa di davvero inconcepibile, orribile.

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This War Of Mine – 1/5

Altro set fotografico. Dite: “Ma questo quanto cazzo scatta?”. In realtà ancora molto meno di quanto vorrei. E poi guardando le foto dite: “Ma questo scatta solo robe tristi?”. Eh non proprio, però… Se vai in un posto abbandonato non è che ti senti accolto proprio a casa! E Gintoki mi perdoni lo stile parafrasato.

Questo è “This war of mine”, set scattato a Modugno il 22 dicembre 2015 nel magazzino abbandonato di Aiazzone. Vi suggerisco di ascoltare mentre guardate le fotografie la cover fatta dagli Alchera di “Canzone dell’amore perduto”… credo sia un cadaunato sottofondo idoneo (cit.)
La trovate qui:

Le riflessioni che facevo mentre scattavo queste foto, in un’ala diversa da quella dello showroom, erano tutte differenti. Quasi sempre richiamavano al tema del “bellico”, che non è mai bello. Ispirato anche nel titolo dal videogioco indipendente “This war of mine” mi sono sentito un rovistatore alla ricerca di qualcosa che mi facesse sopravvivere. E mi sono scoperto a scattare sempre più desolato, spaventato, da quella realtà trasformata in rudere. Macerie e tracce di quotidiano… devastanti.

The Violator

Le sbarre tagliavano fuori in modo metallico e violento, eppure lasciavano intravedere all’interno, sfocate, tracce devastanti di desolazione, saccheggio, abbandono. C’erano queste sbarre e dietro le vene dell’edificio. Tagliate.

Welcome

Poi le parole, solite e beffarde, ad accoglierci in quella grande casa distrutta, in quel mondo incomprensibilmente sfatto eppure ancora ironicamente sorridente. Le parole sono importanti!

The basement

Alle volte scatti in modo banale. Vedi una galleria di colonne che si ripete e ti dici che c’è ritmo dentro. Poi scopri che più che il ritmo, a farti paura è l’effetto qi quel soffitto di cemento senza null’altro appiccicato sopra… quel soffitto che corre sempre uguale, a perdita d’occhio, incombente!

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Romolo e Remo?

NGS5475 0134

Ci sta sempre qualche fantasma dietro il tuo comodino… e non è certo importante dove tu viva. Ci sarà sempre qualcosa, probabilmente più di qualcosa, che, fidati, non riuscirai a pedonare facilmente.
Eppure, credi a noi, ci saranno giorni in cui starai meglio, in quei giorni ti sveglierai e ti alzerai dal letto più leggero, più libero. Riuscirai a volare, non ti diciamo fesserie, fluttuerai qua e là. Il problema è che, adesso, non puoi sapere quando quel giorno – che comunque arriverà – ti sorprenderà.

Sapete, nostra madre è sparita, ma noi fondammo Roma lo stesso e faremo festa quando la lupa tornerà a casa.

up-the-wolves-the-mountain-goats

Adesso governeremo le onde radio, tutte, così potremo raccontare ai vicini che cosa sta succedendo. Loro ci saluteranno e si sbracceranno ossuti e buffi, ma nella direzione sbagliata. Ed all’alba saremo già andati via.
Adesso non ci resta altro da fare che prepararci per andare al fondo, al fondo di ogni questione. E credi a noi, corromperemo ogni funzionario, uccideremo ogni giudice… amici, vi ci vorranno decenni per risistemare tutti i danni che faremo!

Nostra madre se nè andata e noi abbiamo fondato Roma, ma ci sarà festa quando la lupa tornerà a casa!

Loro erano i Mountain Goats con la splendida Up The Wolves… un pezzo sul mood di cui discutevamo stamattina!

 

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