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Uno poi dice: perchè odi gli hipster? E pure i comunisti di ‘mo? Eh…

Spesso mi chiedo cosa mi abbia spinto a diventare così intollerante.
Mi rispondo semplicemente che non c’è stato un esponenziale aumento di intolleranza da parte del sottoscritto. E’ semplicemente il mondo che s’è fatto parecchio più cialtrone. Parecchio più pressappochista. Parecchio più insopportabilmente approssimativo.

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Sugli Hipster ci sta la storia della lomografia prima di tutto. Che poi fa rima con questa insopportabile democratizzazione dei mezzi di produzione culturale che non è un concetto di sinistra ma è un concetto anticulturale, antiartistico e pure un po’ fascista… perchè nel piattume generale condivisio a vagonate a botta di like, si perde irrimediabilmente c’ho (che è un cit. non un refuso – dovrebbe essere ciò – come la regia occulta prima lettrice al giorno del blog fa notare!) che è studio, fatica, sudore, intuizione, arte. E si passa allo slogan… che come dice un cantautore purtroppo un poco ancorato ancora a ‘sta storia di fare il comunista “è fascista di natura”.
La iPhoneografia è bella… basta non definirsi fotografi. La lomografia è bella… basta saper scattare in pellicola uno scatto decente ed un minimo corretto, prima. Senò qui siamo tutti come Scianna… eh già, che cazzo c’avrà Scianna più di noi che non c’aveva nemmeno l’iPhone per dire…

Ma sugli hipster ci sta anche la benedetta storia del filtro vintage… di cui abbiamo diffusamente parlato qualche post più su ma anche quando parlamo di quel video osceno affogato nel filtro orzata. E dell’oscenità di un filtro o di un selfie, invenzioni anch’esse hipster, abbiamo già parlato e riparlato. Ma se non vi ricordate invischiatevi, aumentate la viscosità percepita e ripassate… che male non fa!

Torna prepotente la questione con un video volgare e deprecabile, inserito nella programmazione di MtV Dance, nella sezione Club Bangers. Il video in questione è “Prayer in C remix”. Il video in questione è girato a Berlino a codazzo di un’auto di hipster piena di imbecilli hipster seguita da un corteo di dementi hipster vestiti con le camicette abbottonate fino al collo, i pantaloni manco pinocchetti, le calzette a mezza caviglia e sotto le imitazioni di plastica delle Church.

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Si muore e si va all’Inferno per cose del genere. Per cose del genere l’Inferno esiste! Ed è un trionfo vederli con le scarpe di plastica sciolte dal calore dell’Inferno (cit. “Dannazione” Palahniuk). E io godo. Sono il sottoposto di Satana. E frusto. Sono l’angelo vendicatore d’un certo stile… sono la Spada di San Michele Arcangelo e la voce tonante di Gesummaria quando si sclafisce il mio comune, ordinario ma dignitoso senso estetico. I dementi del corteo che segue cadono e si sbattono a provare a fare qualcosa che i loro coetanei skaters americani imparano in anni. Per una volta gli hipster sono nelle condizioni di imparare che qualcosa per esistere comporta studio e sudore. Senò ti fai male.E si fanno male! Vivaddio e grazie Gesummaria!

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Perchè gli hipster mi stanno sul cazzo perchè sono fannulloni, ignoranti e saccenti, senza gusto e dementi… wannabe… E quel che odio ancor di più è la necessità atavica di utilizzare decontestualizzandoli simboli e segni grafici così, solo perchè si crede faccia figo, senza rispetto delle culture e dei significati, senza rispetto del tratto grafico, senza studio. In un imbarazzante ed inconsapevole continuo copincolla. Aveva più rispetto l’adolescenza degli anni ’80… di cui questa forma di modernariato d’accatto è il copincolla peggio riuscito. Nel video in questione c’è un tripudio di teschi messicani.
Cosa c’entrino i teschi messicani, disegnati sui visi come make up o usati come bandiere, con la cultura berlinese dello squatting – cui comunque il video si riferisce – non è dato sapere. A cosa serva disegnarsi in faccia i teschi messicani che nella cultura messicana hanno un significato preciso non è dato sapere. Mi chiedo perchè non esistano integralisti messicani che fanno saltare in aria lo studio dove è stato pensato, montato e girato quel video al grido di “La mia intelligenza lo vuole!”. Mi chiedo quanto dovremo aspettare perchè un idiota di videomaker con la camicia abbottonata al collo e le finte Church di plastica non decontestualizzi una sura e qualcuno non faccia pulizia finalmente in modo settoriale e serio! Altro che la satira francese o svedese che ha ben chiara la storia dei segni e dei significati.

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E sulle braccia di quel mezzo mondo hipster è un tripudio di teschi messicani. Perchè? Per quale ragione? Se qualche hipster del cazzo con la camicia abbottonata al collo e le finte Church di plastica si mette a decontestualizzare il japan ed il mio braccio finisce copincollato sul braccio di qualche hipster del cazzo con la camicia abbottonata al collo e le finte Church di plastica giuro che con una katana faccio la strage delle braccia. Lo giuro su Biondoddio!

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Stesso trattamento, due ceffoni pedagogici e culturali, meriterebbero certuni autodefinitisi comunisti e giovani che per fare gli hipster e gli alternativi del cazzo si sono presentati a Bari, qualche giorno fa, per un girotondo contromanifestativo contro le sentinelle – a cui comunque, pure a loro due schiaffi – con in mano i quadretti di Carlomarx, Cheguevara e simili truccati e vestiti da Drag Queen. Percheccazzo dico io? Per quale bisogno osceno ed adolescenziale di farla e dirla grossa si decide di riutilizzare nel modo meno adeguato un volto, un simbolo, una storia, un percorso… facendo quello che Warhol ha banalizzato nei “10 minuti di celebrità da non negarsi mai a nessuno soprattutto per educazione”? Se lo merita Cheguevara che queste persone dicono di venerare in vita e pure in morte? Se lo merita Carlomarx? No! Non foss’altro per una questione di rispetto. Se non altro perchè… e sia chiaro… quel poverocristo inutile di Raul Castro, colpevole di fronte alla Storia solo di essere il fratello di Fidel, è stato messo ai margini tanto da Fidel quanto da Ernesto Che Guevara perchè “maricon” ossia frocione. Perchè impresentabile, a sentir loro. Pasolini lo buttarono fuori dal Partito Comunista Italiano per una cosa che si chiamava indegnità. Togliatti e la Iotti sono stati nascosti a dormire insieme per anni ed anni… ed erano pur eterosessuali. L’odio omofobo viene da lontano… e la cultura comunista non ne è immune. Vedi tu la Russia, dove sarà crollato anche il comunismo ma non è che un processo culturale tu lo inverti o lo soppianti in dieci anni!
Poi uno non deve dire che i comunisti sono intellettualmente disonesti. Poi uno non deve dire che i comunisti hanno in odio quella curiosa cosa che si chiama verità.

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A me, per dire, a me mi piace la croce celtica. E nella maniera più assoluta non perchè io sia fascista. Non sono fascista anche se tutti credete che io sia la reincarnazione di quel pazzerello del signor Farinacci, RAS di Cremona…
A me la croce celtica graficamente piace molto. E’ un simbolo realmente equilibrato, fatto di simmetrie interessanti. Però so bene che cosa significa, anche al di fuori dell’utilizzo strettamente politico e palesemente – già quello – decontestualizzato. Per questo non mi sogno mai di utilizzarla, di tatuarla, di esporla in alcun modo. E’ un tratto che mi piace puntebbasta.

Il discorso è che basterebbe passare 5 minuti in più del proprio tempo a capire una cosa… ma si sa, abbottonarsi la camicia al collo ed infilarsi senza slacciarle e allacciarle le Church di plastica ai piedi è complicato. Infilare dei jeans tipo leggins manco fossimo ad un corteo storico qualsiasi richiede tempo. Farsi un selfie e aggiustarsi il baffo all’insù non con la brillantina ma col gel è il colpo di grazia… dove lo trovi il tempo di chiederti se c’è qualcosa, solo qualcosa di giusto nella vita che stai facendo?
Il problema è che questa gente consuma, respira, costa… e purtroppo pesa sul mio portafogli come su quello di tutte le persone serie e per bene!
Insopportabile questione!

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Sane, buone abitudini! Che vorrebbe poi dire in buona sostanza che i post-sovietici non l’hanno smessa con il comunismo e la meritocrazia da loro continua a non esistere come in mezzo a tutti i comunisti e questa è la storia di Vugar Huseynzade

Il Fatto Quotidiano è il Male. Il Fatto Quotidiano è comunista.
Non mettetevi a parlare di grillismo e di stronzate ed amenità varie.
Il Fatto Quotidiano è un giornale messo su da gente che decide con la penna e col culo altrui di riscrivere la Storia… dunque è comunista come quelli di Tangentopoli che tiravano le monetine a Craxi e quelli che ballavano fuori dalla casa romana di Berlusconi mentre il nano ex cavaliere silvietto nostro nazionale veniva cacciato non dal popolo ma dal signor Spread.
Il Fatto Quotidiano ha in spregio la Verità. Come i comunisti.

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Il Fatto Quotidiano sostiene che quello di cui sto per parlarvi sia una bufala. Perchè ha tutte le intezioni di nascondere una verità pura e semplice: i comunisti sono ancora tra noi e quel che è peggio è che sono vestiti da anticomunisti ma continuano travestiti a fare certe pratiche che non sono il sesso anale attivo e passivo tra uomini ma il sistemare gente nei posti di potere. Ovviamente sempre e comunque come detto ieri, in posti di potere che occuperebbero immeritatamente perchè i titoli per farlo non ce li hanno e faranno male quel che sono chiamati a fare.

Prima di affrontare la favola odierna, dopo questa precisazione, è necessaria una nuova precisazione: Che Guevara, che comunista come questi comunisti non lo era quasi per niente e per fare la rivoluzione col culo suo, il culo suo ce l’ha rimesso e non voleva finire sulle magliette e non voleva sicuramente morire per finirci e non ha scritto grandi best-seller ma due diari sulla veridicità dei quali non possiamo certo essere sicuri, visto come si comportano i comunisti con le cose scritte, beh Che Guevara aveva capito da tempo che l’uomo non è un tubo digerente, nè un ordinateur (che bello come nome per il computer… da di ordine) nè una cosa tutta razionale.

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Ed aveva capito che coi Piani quinquennali si andava a finire a puttane a Cuba, che i cubani non è che gli dici “fai così” e loro fanno così… quelli sono i russi che c’avevano fino al 1917 la servitù della gleba diffusa e non si erano accorti che i comunisti erano tipo Il Gattopardo e quindi nulla sarebbe cambiato…
Per cui aveva indetto delle competizioni simboliche tra veritici di partito, vertici aziendali e operai. Lo hanno mandato a morire nella jungla boliviana anche e soprattutto per queste gare. Non per le gare in sè ma per l’intuizione che aveva avuto che sconfessava l’idea che il mondo fosse tutto razionale. In buona sostanza Ernesto Guevara aveva capito che all’uomo gli devi soddisfare pure la parte irrazionale, quella dei desideri, della innata competitività… senò lui poi la usa male quella parte e comincia a desiderare, si mette a dire: “A me quello sì e quello pure sì a me…” e il comunismo va in vacca.
I comunisti ‘sta storia dei desideri non la capiscono… e non capiscono neppure la parte irrazionale… quindi se qualcosa è matematica, ordinata, razionale, segue schemi e regole dimostrabili a terra col dito nella sabbia o con la penna su un foglio di carta… o se una cosa la puoi spiegare con una funzione o scrivendoci un libro… allora funziona per davvero. Tipo quella vaccata che sicuramente, viste una serie di funzioni, il proletariato vincerà sul capitale.
Per questo il “giuoco del calcio” se lo metti in un videogioco a modelli algoritmici matematici… e comprendi quegli algoritmi… il “giuoco del calcio” lo capisce e lo padroneggia chiunque padroneggi quei sistemi e quegli schemi. La razionalità al potere pure col pallone in campo e 22 dementi che si inseguono cercando di mettere quella palla nella porta giusta. Questo secondo i comunisti. Secondo Che Guevara non sarebbe andata proprio così… guarda un po’ a Che Guevara l’hanno fatto morire nella jungla boliviana i comunisti e i comunisti lo hanno messo sulle magliette di Briatore e sulle ciabatte De Fonseca ed ora lo truccano da drag queen e lo usano nelle sfilate contro le sentinelle cattoliche e tutto questo si chiama Giovani Comunisti a Bari e poi ne riparliamo…

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Ora: Baku è una ridente cittadina capitale di un posto ridente chiamato Azerbaidjan, che sta vicino all’Armenia ed alla Georgia ed era una Repubblica Sovietica quando tipo esisteva l’Urss ed i comunisti c’avevano gli stati. A Baku c’è una fonta ache è quella diqui sopra che sembra quella di Giovinazzo… ma non c’entra questo dettaglio di colore.
Lo sport nazionale dell’Azerbaidjan è la “Guerra nel Nagorno-Karabak”. Il Nagorno Karabak è una regione di qualche centinaio di chilometri quadrati, tipo un mezzo latifondo, costituita da pietre vecchie senza alcuna risorsa mineraria nè culturale e senza una vera e propria identità storica che non sia qualcosa di inventato da due o più stati per scegliere di eleggere a proprio sport nazionale una guerra per quel territorio. Quindi, gli Azeri, di pallone non capiscono un cazzo!
Baku, come ogni capitale che si rispetti, possiede però una squadra di calcio. Vagli a togliere la competitività a bestiacce come i comunisti che per vincere la guerra fredda hanno abboffato la Comeneci di inibitori della crescita e quella era una milf ma sembrava una barely legal (cioè appena diciottenne anzi ad essere precisi manco una quattordicenne sembrava…).
Baku c’ha una squadra di pallone. Che si chiama appunto Neftçhi Baku. Se non siete interisti o di altre squadre minori come me che sono interista, difficilmente conoscerete il Baku o l’ancor più pittoresca Quarabag (che è la squadra del Nagorno Karabak)… perchè sono squadre che guadagnano palcoscenici minori tipo la Europa League. Fatto sta che negli ultimi due anni di Europa League l’Inter ha affrontato Baku e Quarabag. E so’ belle cose. Perchè vinci più o meno facile. Eperchè se tipo hai la fortuna di avere tanto tempo e tanti soldi ti fai dei viaggi in posti sconosciuti e pericolosissimi che solo se partecipi all’Europa League!

Perchè vi ho parlato di Fatto Quotidiano, Che Guevara, Razionalità come motore immobile del comunismo e Baku? Semplice: perchè pochissimi sanno che i vertici del Baku hanno assunto come direttore sportivo – d’accordo, non allenatore ma direttore sportivo – un giovanissimo sconosciuto azero rispondente al nome di Vugar Huseynzade… solo perchè… è bravissimo a giocare a “Football Manager”.

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Per chi non sapesse cos’è Football Manager, trattasi di un trattenimento digitale videoludico a carattere simulativo-strategico su larga scala in cui il giocatore è chiamato a compiere scelte organizzative che investono la totalità della vita di un club di calcio ricevendo dalla società che lo scrittura feedback positivi (prolungamento del contratto) o feedback negativi (esonero) a seconda dei risultati. Va da se che se sei bravo vinci e vai avanti, magari chiamato da squadre più prestigiose per nuove mirabolanti avventure o magari portando che so io il Tuttocuoio che è la squadra di un ridente porgo toscano, sul tetto del mondo che vuol dire a vincere la Champions… senò torni a casa.

Per dire, come un Mazzarri qualsiasi.

Io gioco “ammerda” a Football Manager. E’ un gioco davvero ben fatto. E’ regolato e funziona con una serie di algoritmi matematici che stabiliscono il rendimento dei giocatori a seconda di ruolo e modulo… confrontandoli con quelli degli avversari per capire come va una partita o confrontandoli col tempo che scorre ed altre variabili per capire come crescono se allenati qui e lì, in questo o quell’attributo.
Ma anche e soprattutto, il gioco ha una validissima rete di osservatori e scout che nel mondo del calcio lavorano davvero – per agenzie di promozione calcistica o per team di varia natura – ad osservare e visionare giocatori di tutto il mondo, che collaborano alla realizzazione del gioco condividendo i propri dossier ed aiutando gli sviluppatori a stilare il database di tutti i giocatori del mondo con un ottimo margine di veridicità ed approssimazione. Cioè a dire: i dati su cui il gioco è sviluppato sono Reali!
Del resto, e questo è accertato, moltissime squadre minori (ma minori davvero, tipo Eccellenza o Promozione che sarebbe come dire Serie D o E o F per le donne e per chi “no, non mi interesso di calcio”-“ma che bipede sei?!”) acquistano le licenze di Football Manager per orientarsi nel mare magnum dei milioni di giocatori in erba e vedere su chi potrebbe convenire scommettere e chi conviene acquistare/evitare.
Da qui, però, a dire che se vinci 20 campionati di Football Manager di fila scegliendo di allenare il Baku… sarai in grado di guidare il Baku offline, quello vero, alla conquista di una Champions League… ce ne passa! Perchè quel che non esiste, se non con larghissima approssimazione, in Football Manager, è l’imperscrutabile… l’individualità, la “capamatta”. In Football Manager nessun giocatore chiude una discoteca la sera prima di una partita. Nessun giocatore viene sgridato perchè lo hanno beccato a letto con una pornostar minorenne e per questo finisce fuori rosa sei mesi e quando rientra con la testa non è lucido. A nessun calciatore bianco del Milan succede che la moglie bianca finisce incinta e poi alla nascita del bambino il bambino è “niro, niro comm’a che!” e scopri che tipo il padre non sei tu che ti chiami Baresi ma uno che si chiama Rjikard.

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Quindi tutti i giocatori giocano come fossero macchine. E tutti i giovani che arrivano “voglio solo e davvero far bene in questo fantastico club” e mica fare la vita dei calciatori e scopare a destra, ballare a sinistra e tipo riempire la propria vasca da bagno di petardi per farli brillare e vedere di nascosto l’effetto che fa chiamare i pompieri perchè hai sparato i petardi nel bagno di casa tua che ha preso fuoco. Come un Balotelli qualsiasi.

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O schiantarsi in macchina e dire: “No, non sono il calciatore Niang che è minorenne e non ha la patente… sono… eh sì, sono Niang!”. In Football Manager non esiste che M’Vila che è stato cacciato in Russia a non giocare per due anni, poi tipo viene all’Inter ed è la “furia di Dio del centrocampo” che ti ricordavi che era prima di scoparsi due squillo nel ritiro della nazionale ed essere radiato da tutte le nazionali della “repubblica della versaglia”.

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Per cui… col cazzo che ti basta, tipo Mancini, laurearti a Coverciano con una tesi sul “Fantasista” per portare una squadra in Champions e fargliela vincere. Col cazzo e col cazzo che ti basta giocare ed essere bravo a Football Manager.
Per dire… io sono un bravo giocatore di Football Manager. Mi piace partire dalle serie minori, prendere un sacco di giocatori dalle primavere delle squadre maggiori, giocatori buoni per le serie minori in scadenza di contratto, farli giocare sempre titolari – che è quello che ogni giocatore vorrebbe ed è l’unica variabile emotiva del gioco che sia credibile – e poi proporgli un contratto scippandoli a costo zero alla loro squadra di partenza. E poi si va avanti e si cresce insieme… e si arriva in A… e ti sei fatto i soldi per fare campagne acquisti serie andando a scovare in paesi calcisticamente disagiati ma comunitari giocatori promettentissimi che nelle loro nazioni prendono come paga una insalata e una cocacola e portarli da me dove con due lire, una insalata e una cocacola possono diventare campioni… “e questo si chiama 37 campionati vinti, 18 champions 22 europa league e innumerevoli coppe Italia con Taranto, Foggia, Salernitana, Cosenza e ultimamente Reggina”.
Ma, obiettivamente… credete mi proporrei mai per fare il Manager? Di una squadra di Calcio? Lo sogno… ma sono una persona seria. Non ho una laurea a Coverciano e soprattutto non ho alcuna dimestichezza col pallone e col calcio giocato. Come? Pure Mourinho non ha mai giocato praticamente a pallone? Sì… ma non ho nemmeno il suo carisma e la sua “cazzimma”.

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E poi io sono un meritocratico.
Non un comunista che si finge anticomunista come tutti i comunisti veri – tipo quelli delle repubbliche ex-sovietiche – e mette al timone della squadra della capitale un giovanissimo esperto di videogiochi. Questi non sono sogni o favole che si avverano… questa è la dimostrazione di una regola aurea che da Stalin in poi va avanti… “Cosa sai fare peggio? Bene, giovanotto, sei assunto!“.

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Jim Morrison e Benito Mussolini questa cosa non l’hanno mai detta!

C’è qualcuno che da qualche parte ha scritto che “Il comunismo è quella semplicità ch’è difficile a farsi”. Ma non è Ernesto Che Guevara, come erroneamente è riportato su tutti i diari degli adolescenti medi di sinistra. “Siate belli come la vita e neri come la morte…” non è una frase di Benito Mussolini, come erroneamente è trascritto sui diari degli adolescenti medi di destra. “Quando morirò andrò in paradiso, perchè l’inferno l’ho già vissuto…” non l’ha scritta Jim Morrison, come erroneamente trascritto sui diari degli adolescenti medi. Non l’ha scritta nemmeno Kurt Cobain (che fortunatamente invece ha detto e scritto I hate myself and I want to die… ed ha dato coerentemente seguito… guadagnandosi almeno lì un briciolo di rispetto!)

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(ecco poi c’è gente che addirittura si mette in casa una frase così… quella cosa quel demente non l’ha mai detta… ci aveva pensato già un demente più demente di lui… indovinate in commento chi?)
Nella hit parade delle stronzate che tutti, una volta almeno nella vita, si sono scritti da qualche parte per sentirsi fighi citando con piglio autorevole un qualche personaggio di medio dominio pubblico, non c’è l’autore del “W la Figa!” di fantozziana memoria. Sostanzialmente perchè non sembra bella da leggere. Sostanzialmente perchè esprime in modo banale un concetto semplicissimo: riprodursi è necessario! Ed è un peccato non sapere o presumere chi l’abbia detta. Perchè è più bella una verità che puzza rispetto ad una opinione che sa di Chanel n.5

“La malinconia è la felicità di essere tristi…”. Questa l’hanno attribuita a Kurt Cobain, a Jim Morrison, a Socrate (che non so nemmeno se conoscese il concetto di malinconia, se avesse una parola per esprimerlo) e a quel povero cristo di Leopardi. Guevara e Mussolini sono stati esclusi dal novero perchè la frase era poco impegnata e poco truce.
Sembra sia di Victor Hugo… ma questo non posso darlo per certo.
Vedi un po’, queste sonore stronzate le affibiano sempre a personaggi defunti, per evitare cause milionarie che io stesso, mi attribuissero una idiozia del genere, intenterei!
Breve precisazione: a me, poi, quasi tutti sti poveri cristi cui appioppano sul groppone ste frasi… guardacaso mi sono sempre stati un po’ sulle palle. Kurt Cobain più di tutti. Pure più di Jim Morrison. Sostanzialmente perchè mi stanno sulle palle i cialtroni, quelli che fanno successo senza particolare talento, solo perchè sono fighini e perchè si strafanno. La piaga dell’aforisma pazzo e del falò dele vanità.
La malinconia è la felicità di essere tristi… mah!
Una cosa è certa: è una stronzata clamorosa! Come ogni santo cristo di aforisma. Se Victor Hugo l’ha pensata ed ha avuto il bisogno compulsivo di scriverla – va a vedere che giornata di merda stava passando… credete a me – di sicuro non gli farebbe piacere sapere che se lo ricordano ancora che l’ha detta.
Inquietudine, delusione, tristezza e rassegnazione. Mai una gioia. Cazzo parli di felicità? Se sono triste non sono felice per niente! E invece no… vedi i romantici.
Ok… per me è una stronzata! Ma in un detestabile impulso voltairiano, mi dico, lasciamogli la convinzione che essere malinconici sia un momento gioioso ed un po’ complicato perchè sei pure triste… anzi perchè sei felice di essere triste. Contento tu…
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(oh, bello, semplice, conciso, diretto… ed anonimo! Purtroppo sempre adolescente! Ed Hipster mannaggia a quel Biondoddio)

Questo non per pregare tutti i miei lettori, soprattutto quelli di Facebook, di astenersi dal pubblicare in modo compulsivo ed immotivato ogni maledettissima riga di “prosa poetica” come adolescenti perennemene innamorati del concetto di amore, felici del sentirsi tristi, incazzati per compiacersene allo specchio o impegnati perchè tra settembre e gennaio continua a tirare più peli di figa il proto-post-comunismo-autonomo-antifascista che il carro coi nuovi buoi che si chiamano cavalli vapore. Sostanzialmente come dei perfetti cialtroni!
Questo non per lanciare una petizione per il divieto tassativo di uso di aforismi, per la rimozione del concetto di aforisma dall’immaginario collettivo, per il rogo dei diari adolescenziali, per lo scrostamento delle pareti di città immotivatamente imbrattate! Questo non perchè l’aforisma è una stronzata detta da uno, pensata da uno che aveva le sue ragioni per pensarla così.

Questo per informarvi che sono triste,
un po’ angosciato,
parecchio incazzato.
E che il cielo è grigio. E due secondi fa sembravo D.D.Lewis in “Nel nome del padre” mentre con la mano sulla bocca e la penna sospesa, fissa la finestra della cella cercando l’ispirazione per cominciare a scrivere una pagina.
E spesso le pagine sono vite, non solo pagine!

Ma questo anche…

…Perchè l’aforisma è il paio di scarpe che qualcuno ha usato per anni… ed ognuno dovrebbe avere le scarpe sue!
Domenico Mortellaro (non azzardatevi a scriverla altrove!)

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