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Sì perchè mi da profondamente al cazzo scrivere motivational… mi da di quei link idioti che si condividono su FB…

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… quei Link fatti per le persone depresse che condividendo i link fatti per persone depresse messi in giro da persone depresse non fanno altro che moltiplicare parole, parole, parole, soltanto parole (nemmeno) d’amor!
No… motivational come parola mi sta sulle palle!
Perchè io non ho bisogno di motivarmi in questo percorso. Io conosco il concetto di colpa per averlo sperimentato addosso più e più volte, spesso immotivatamente. E conosco il concetto di responsabilità. Non avrei mai pensato di arrivare a citare il “comandante nero” Pierluigi Concutelli, perchè mi separano da lui ben più dei famosi sette gradi… Il problema è il concetto che questo personaggio della nostra storia “criminale” e “politica” italiana esprime, comunque. Qualcosa di molto, forse troppo importante. Parla della differenza tra il concetto di Responsabilità e Colpa: io sono Responsabile di determinate azioni compiute, che hanno un riverbero, hanno avuto e avranno riverberi nelle vite altrui. Io ho responsabilità per quei riverberi, non ho colpa, perchè la colpa è un retaggio della cultura cristiana del battersi il petto e dimenticare… elaborare un senso di responsabilità, comprendere che dalle proprie azioni scaturiscono reazioni è altro. E’ un procedimento più profondo che non ha fine se non con l’elaborazione e con il perdono, la comprensione della persona coinvolta, lo scendere a patti con quella spinta che, dentro di noi, ha elaborato l’azione di cui parliamo.

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E’ tutta nel mio senso di responsabilità la mia motivazione. Tutta lì… e nell’idea di felicità e di futuro che ho!
Credo di aver perso troppo tempo nella mia vita a guardarmi vivere… e troppo poco a sentirmi vivere, percepirmi vivere, ascoltare ed apprezzare, nel bene e nel male, le emozioni che il vivere mi procurava.
Ho ignorato per tanto, troppo, quelle emozioni. E per questa incapacità di ascoltare che sono responsabile di tanto. E’ questo mio continuo cedere alle paure, alle elaborazioni… che ho smesso di essere felice… o forse felice fino in fondo non lo sono mai stato. E’ per colpa di questa incredibile ansia di sbagliare… che non ho mai scelto… ma sempre accettato.

Ho deciso che devo cominciare a lavorare per far saltare il banco, consapevole che sarà un percorso difficile, aspro, a volte doloroso. Ma di sicuro, alla fine, oltre a scoprire cosa sarà la felicità – che non è eterna ma fatta di momenti che vale la pena vivere – potrò guardarmi indietro e dire di avere davvero vissuto. Con te che ancora leggi di nascosto… lo so!

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Del cazzinculo gravissimo di usare con la gente cui vuoi bene espressioni tipo “Non farmi questo!” o peggio “Perchè mi hai fatto questo?”… quando non sono consone!

Voi nemmeno avete idea di che casino inenarrabile combinate nella testa delle persone. Io a questa cosa ci ho pensato molto quando ho visto in TV lo scorso Natale “Natale in casa Cupiello” che è un’opera teatrale magistrale che dovrebbero trasmettere ogni giorno dell’anno, mica solo a Natale. Perchè non parla di Natale ma di famiglie. Perchè non para di presepi che non piacciono, parla di serenità familiari che non esisteranno mai. Perchè dio non esiste e quel presepe è solo una costruzione che non rappresenta niente. E le famiglie sono posti problematici… e come ho già detto non rompete il cazzo se pensate di avere una famiglia disfunzionale… le famiglie sono tutte psicotiche!

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Io non voglio perderci troppo tempo su questa cosa perchè un concetto deve essere chiaro. Nel rapporto tra persone esistono sgarbi, violenze e scortesie. Per dire… se uno mi pesta un piede o mi da un sonoro calcio in mezzo alle palle, io lo guardo e gli dico “Perchè mi hai fatto questo?”. Se uno mi strattona e minaccia di darmi un cazzotto sul muso, io ho tutto il diritto di guardarlo e dirgli: “No, ti prego – eventualmente se di solito usate l’espressione ti prego, se vi viene naturale – Non farmi questo!”. Ma a voi sembra normale che una madre, di fronte alla figlia che giustamente e santamente rotta di ovaie per un matrimonio che è stato combinato, per una convivenza forzata con un gran rompicoglioni, che protesta la sua voglia di fuggire via lontano con l’uomo che ama, beh vi sembra normale che una madre per farla ragionare o per provare a richiamarla ed incastrarla ai suoi doveri di figlia (prima, è evidente) e di moglie (dopo, è altrettanto evidente da quel che sto per dirvi) risolva tutto con un “Giuralo su di me, fallo per me! Non mi fare questo giura sulla testa mia che non lo fai!”.

Come quei genitori che vai male a scuola, non chiedi aiuto, magari nascondi i compiti e ti dicono: “Perchè mi hai fatto questo?”… ueh, Totò… guarda che il danno a non chiedere aiuto eventualmente io l’ho fatto a me… tu non c’entri un cazzo! Cioè… sia chiaro. Come pure… magari becchi tuo figlio a fumare e gli dici: “Giurami che smetti, lo devi fare per me!”. E’ evidente che se lo chiedi sei un coglione o uno stronzo in malafede. Più probabilmente una persona che ha ricevuto questa educazione e ripete pedissequamente quel modello. Sbagliato. Perchè se un figlio deve smettere… lo deve fare per sè. I polmoni sono i suoi, non quelli di qualcun’altro. Men che meno della madre o del padre. Smetti per me?! Ma sei stronzo! Tu devi dire a tuo figlio: “Smetti, che ti fa bene!”… non smetti per me. Perchè va bene tutto… ma poi nella testa di un ragazzino si creano delle confusioni incredibili. Come nella testa di Lina Sastri che è la figlia di Luca Cupiello nel dramma teatrale di cui sopra… che dice “Non posso vivere perchè l’ho giurato a mammà!”.

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Si tratta in estrema, estremissima sintesi, della più stupida e diffusa delle battute nel cinema Hollywoodiano. Quando un coprotagonista simpatico ed efficiente muore, di solito il protagonista mentre lo tiene abbracciato e lo consola e cerca di dargli conforto prima dell’arrivo della morte ed in attesa dei paramedici che in America saranno efficienti ma spesso sul più bello preferiscono ritardare perchè si dica questa battuta, il protagonista lo guarda e con volto davvero convinto gli dice: “Ti prego, non puoi farmi questo! Non farmi questo!”…
No dico sei stronzo veramente? Guarda che c’è un uomo che sta morendo… e se muore il cazzinculo se lo fa a manico d’ombrello, lo fa a se stesso… e gravissimo pure. Tu resti in vita stronzo d’un protagonista. Resti in vita e sei pure uno stronzo egoista se  in questo momento pensi a quel che ti farà quella morte… perchè t assicuro che crepare in un film è peggio!
Ecco perchè apprezzo Tarantino che nel suo “Le Iene” in una scena simile, fa dire ad Harvey Keitel “Si ok, ti tengo stretto… ma non chiedermi di farti una sega ok?” al tizio che sta morendo. Ecco perchè apprezzo i fratelli Cohen ne “Il grande Lebowsky”… “Donny tranquillo, stai andando benissimo, ecco così, i soccorsi sono già per strada… forza…” anche davanti all’amico morto.

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E tutto questo cazzinculogravissimo si chiama “Famiglia che costruisce i suoi rapporti sui sensi di colpa incrociati” ed in ultima estrema analisi “Famiglia che costruisce i sanissimi presupposti per l’autostima dei figli al minimo storico”. Non cominciate a sindacare… non è la mia famiglia. Ne ho parlato solo perchè una serie di stimoli televisivi mi ha convinto a spiegare in pillole ed in estrema sintesi questa cosa che appartiene tremendamente alla cultura meridionale. Anche come memorandum a farmi prendere a calci tra le palle qualora dovessi riprodurmi e dovessi utilizzare un registro del genere con mio figlio o mia figlia…

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