Archivi tag: Cornelius

Escher e… il letto

Ricompare. Monocolo al destro, cappello a cilindro, abito di foggia elegante. Ha un bastone tra le mani. Il pomello è una sfera di vetro… non credo sia cristallo. Il mondo ci si specchia dentro. E si deforma. Proprio come le sue case, le sue scale. I suoi improbabili saliscendi. Le sue prospettive surreali. Prospettive surreali, proprio come le mie. Qui il discorso si trasforma in fiume. Non si lascia più controllare. Diviene vasto… e rischio d’affogarci, di perdermici dentro. Ci rinuncio…non comprenderò le sue prospettive. Le lascio lì, prendendole per buone. Considerandole come le uniche possibili in quella sfera che fa magico il mondo! “Un tempo non lontano … Lunedì 15 maggio … qualcuno nel teatro dei tuoi sogni, dietro la spalliera in pezza del tuo letto… ha inscenato un concertino per basso, chitarra e voce. Ricordi?”… Paul, mi ricordo. Paul McCartney. Il teatro dove si esibiva era davvero la spalliera del mio letto. Quel giorno tutto era ammantato da una tenda giallina, color sabbia chiara. “Bene, figliolo… come ogni buon teatro che si rispetti… prova a indovinare… dove sarà la botola del suggeritore? Perchè lo sai, esiste la botola del suggeritore, per ogni tuo sogno!”. Kuntz è solo un bambino… e non sa come rispondere. Così ci provo io… alzandomi dalla scrivania e sistemandomi ai piedi del letto. “Cosa fai? Sei solo lo Scrivente… non è con te che sto parlando…” ma protesto che io ed il piccolo Kuntz da tempo stiamo cercando di divenire una cosa sola… e non me la sentoo di lasciarlo da solo di fronte a domande cui non sa rispondere… col gusto amaro in bocca e nello stomaco del non saper dare una risposta. “La botola è qui sotto, Mastro Escher.”… sollevo il telaio del letto che scorre… prodigio dell’inventiva di qualche arredatore moderno… verso l’alto restando ancorata a testa, proiettandosi come la rampa di lancio dei miei pensieri, pronti a schiantarsi contro il muro che, supino, ho di fronte. “Mastro Escher… ecco la botola!” Toglie il monocolo, lo pulisce col bordo del suo gilet. “Come al solito, Scrivente, come al solito. Presuntuoso, freddo e razionale… non ci arrivi proprio?” e la sua è espressione di sfida. Stringo i pugni. Odio quest’uomo supponente. Il carceriere del mio rapporto di minoranza… rinchiuso, piccolo koala, nel termosifone del mio gabinetto! “No, Mastro Escher – l’educazione e la deferenza sono sempre state materia obbligata nei miei studi – non c’arrivo proprio!”.

escher_cover_5-698x298.jpg

Srotola un poster, antico… un vecchio progetto. “Questo schizzo non è opera mia… troppo razionale, troppo poco profondo… non c’è voglia di leggere un po’ meglio tra le righe delle Prospettive, le mille possibili. Diciamo pure che si tratta di un teatro… come lo vedresti normalmente piccolo Kuntz. Ora guarda – ed indica il palcoscenico – questo grande spiazzo è questa spalliera, nel tuo lettino.”. Kuntz annuisce col faccino pensoso… ci si sta impegnando… lo conosco. “Allora piccolo Kuntz, dov’è la botola? Dov’è questo buco simpatico da dove si suggerisce cosa dire sul palcoscenico?”. Kuntz sorride. Kuntz si sfila le scarpe… e si stende supino sul letto. Kuntz fa aderire la testa, la calotta cranica alla stoffa della spalliera giallo sabbia del nostro lettino. Kuntz si tocca la fronte. “E’ qui Mastro Escher?”… e il vecchio si risistema il monocolo, volta le spalle sorridendo ed uscendo dalla porta per sparire nel buio del corridoio sentenzia… con voce in dissolvenza…”Bravo piccolo Kuntz… la semplicità di uno sguardo attraverso è sempre voce di verità… impara Scrivente, impara…”… ma sull’ultima frase nessuno, nè Kuntz nè Scrivente… è davvero sicuro!

Annunci
Contrassegnato da tag , ,

Escher e il termosifone

Mi inventai un ciclo di cose che scrivevo e facevo raccontare a Mastro Escher… sì quello che avete capito voi. Misteriosamente a dieci anni di distanza, le ritengo ancora valide!

Nel mio di termosifone, oggi, non ci si può entrare. Normalmente è solo un vecchio termosifone, funzionante ed anziano. Ma oggi, da quando ci sto pensando… mi sembra ancora più antico, ancora più strano, ancora più incredibilmente impenetrabile. Stacco la presa elettrica del portatile, disconnetto da internet il mio LapTop e mi sposto in bagno. Voglio guardarlo mentre scrivo. Voglio capirlo, leggerlo e scriverci su.
Una breve, violentissima epifania, al solo guardarlo:
Sento una mano che si poggia sulla mia spalla: “Buonasera signore… voleva vedermi?”. E’ un signore distinto a parlare. Indossa abiti di un epoca che non conosco… la sua figura è virata in sepia, o filtro fotografico marrone. “Sono il progettista disegnatore del suo termosifone… non riuscirà mai a penetrarne i misteri: l’ho concepito come ogni mia opera…”. Mi chiedo chi sia quello strano signore d’un vecchio tempo che fu… glielo chiedo.
“Mio caro signore… Sono Mauritius Cornelius Escher… e lei sa benissimo che non penetrerà i misteri della strana creazione che ho voluto porre nel suo gabinetto…(una lunga pausa, volge lo sguardo e attira il mio in direzione del termosifone, si china un po’ per poi indicarmi un punto preciso tra il secondo ed il terzo modulo da destra e porgermi un binocolo…)”…guardi pure coi suoi occhi…”… un koala di taglia piccola salta di modulo in modulo… terrorizzato! “Quello, mio educato signore, è il Rapporto di Minoranza del suo Successo… è il solo convinto della possibilità concreta che lo Scrivente e Kuntz vincano tenendosi per mano…”… (il mio sguardo è stranito, sconvolto) … “…Finchè il suo rapporto di minoranza resterà segregato in questo termosifone, mio caro… lei non riuscirà a parlarne in modo coerente e soddisfacente…”, alza il berretto per salutare e si infila nel piatto doccia scostando solo per lo stretto necessario la tendina.
Escher-Drawing-hans.jpg“La saluto signore… e ricordi… quel termosifone l’ho progettato io!”… Mauritius Cornelius Escher.

Contrassegnato da tag , , , ,
Annunci