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Torna presto padrepio…

Il corpo imbalsamato o incerato di padrepio ha fatto un viaggio. Credo fosse la prima volta che si spostava dal disco volante parcheggiato in seconda fila sul piazzale dell’ospedale di San Giovanni Rotondo. La faccenda ha avuto un’eco imbarazzante sui giornali. La questione è stata anche al centro di alcuni tavoli tecnici per sicurezza ed ordine pubblico. L’auto su cui padrepio ha viaggaito è stata scortata da un drappello congiunto di Polizia e Istituti di Vigilanza privata. Temo che Città del Vaticano non abbia fornito alcun contributo economico alla vicenda. Imbarazzante. Continuiamo a sostenere costi enormi per spicce forme di idolatria.

Quel che terrorizza sopra ogni altra cosa è il “mood” fa notizia, accostato ad ogni spostamento ed avvenimento minimamente collegato alla statuetta cerea di padrepio – non sono spoglie, non è il corpo… sono I RESTI. “Oggi padrepio è andato… ieri padrepio è stato spostato… domani padrepio andrà!”. Il tutto in collegamento da Roma, un servizio al giorno. Per chi è pugliese, i servizi sono due, perchè ogni giorno c’è un pezzo con le interviste al santuario, le interviste di gente che aspetta il ritorno della statua, gente che è accampata lì fuori a far la guardia al discovolante vuoto in attesa del ritorno della statuetta.

Non so davvero se mi fa più paura gente come Salvini o persone all’apparenza comuni accampate che, nel giorno della Misericordia, affermano: “Ci costa molto lasciar andare il nostro padrepio… non è giusto che lui debba lasciare il santuario… però è un ordine e dobbiamo rispettarlo! Certo, se c’è un santuario potrebbero venire loro a vederlo, non dovremmo essere noi a lasciarlo andare. Siamo molto in pena, ci costa molto!”. Una forma di misericordia che con estrema facilità fa rima con l’espressione: alla faccia del cazzo!

Ho sciolto ogni riserva: un comune fedele di padrepio è molto più spaventoso e pericoloso di un Salvini qualsiasi.

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E ogni tanto un autopippone autocelebrativo del tipo quanto sono bravo ci sta.

Beh sì qui la preview di uno dei miei ultimi lavori estemporanei e annoiati che si chiama “Solo sangue dentro” e si ispira al pezzo degli Afterhours “Il sangue di Giuda” quando suonavano molto ’80. E questa canzone significa molto… moltissimo in un momento come questo… ma ancor di più significa quella foto, che è stata la prima e poi non ho smesso di scattare finchè non ne ho avute sei che mi piacessero… che dicessero tanto di me partendo da pezzi di pelle, pezzi di corpo, pezzi di pezzi pieni di sangue dentro e non magia.
… perchè vuol dire che ho preso il gusto di ricominciare, che non solo “Fate quel che dico…” ma a questo punto anche “Fate quel che faccio” visto che ho spolverato una cosa vecchia che mi piace fare e non facevo da tempo.

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E niente dentro davvero c’è solo sangue e non magia… Quando sai che sei fedele a quello in cui non credi più…

E stasera, ma voi non sapete quand’è stasera… cioè lo può sapere solo qualcuno… c’è una persona che voglio vedere, che mi ha visto ieri e voglio vedere, di nuovo. E con tutto quel sangue che c’è solo sangue dentro e non magia… brindo agli innamoramenti ogni 13′ netti…

Statemi bene!

Iphoneografia/lomografia scattata con Hipstamatic.

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