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Ho appena finito…

… Finito la prima delle due sessioni del seminario che sto tenendo sulla criminalità organizzata in un quartiere della città di Bari. Non mi ero mai seduto dietro al microfono in una aula universitaria davanti a studenti. Meno che meno nella facoltà dove ho studiato. All’inizio è stato incredibile. Poi tutto è andato liscio… Tutto è andato bene. Certo le facce degli studenti erano spaurite inizialmente a guardare le braccia… Perché per il caldo le maniche le avevo tirate su. Ed erano stupiti a guardare le braccia e sentire dei libri che avevo scritto dal Professore. E poi stupiti dalle mie parole sui miei studi e sulla mia formazione… Poi interessati a quel che dicevo. Tanti prendevano appunti, tantissimi seguivano. Qualcuno si dava di gomito. In tanti sono rimasti sorpresi dal contenitore e dal contenuto. E la curiosità – me ne rendevo conto – era tutta orientata alla mia formazione ed a quella zona borderline in cui i miei studi si sono mossi, a metà tra l’indagine e la ricerca, tra il campo è la scrivania. Quasi tutti lì a guardare i tatuaggi ed ascoltarmi. È stata una esperienza strana ma bellissima. Mi sono sentito ascoltato con interesse ma anche osservato… Studiato con curiosità… È questo che mi ha stranito.
Nel senso sono così strano? Così inusuale?
Credo che in questo momento comunque di grande confusione, di un bel carico di malinconia, di qualche tristezza e più di un problema da risolvere… forse dovrei imparare a ripartire anche da qui… per esempio dal fatto che non sono soltanto – anche se mi piace tantissimo – uno che sa far bene il mastro birraio. Ma sono anche uno che sa leggere, sa studiare, sa fare ricerca, sa trasmettere, sa spiegare, sa capire.
Certo… adesso mi correrebbe l’obbligo di chiedermi dove sono le risposte alle domande che cerco dentro di me… ma fare così la darebbe vinta alla tristezza ed all’incertezza… ed alla benedetta maledetta paura di voler esser solo, di esser solo, di non saper stare con gli altri eppure di volere un abbraccio, di volere gli altri, di cercarli… di riabituarmi ad ascoltarmi.
Ed oggi questa paura non deve partire… perchè se c’è una cosa che sto imparando è che sentire è meglio di interrogarsi, ascoltarsi è il primo passo per capirsi. del resto, si sa anche in criminologia… un interrogatorio ben fatto comincia paradossalmente senza domande… semplicemente raccogliendo stimoli e segnali dal sospettato!
Comunque ora nello stesso treno che mi riportava a casa quando studiavo mi sento stranamente felice, stranamente sereno e contento! Ah benedetta Accademia, che scegli un banale freakkettone per insegnare Rock nelle periferie… Credo gli studenti stessi ti direbbero: NON SAI CHE TI PERDI!

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Aspetta che non posso salvare ora… dieci minuti e lo vado ad ammazzare! Che poi sarebbe l’incipit improbabile di una storia incredibile… che invece e forse pure purtroppo è più vera del Vero.

Se c’hai sedici anni c’hai tre fissazioni nella vita:
Le Pippe
Il due ruote
L’amiga 500

Sono d’accordo con voi… questo valeva più o meno quindici anni fa.
Il paniere medio dei desideri del sedicenne medio è radicalmente cambiato. Nell’ultimo aggiornamento ISTAT sparisce l’Amiga 500 ed entra la Playstation4… spariscono le pippe ed entrano i pippotti – che per chi non fosse di Bari e dintorni sono le sniffate di cocaina. La tecnologia avanza, quindi il modernariato del finto personal computer che tuo padre lo compra dicendo c’abbiamo il computer e poi in realtà ci puoi fare solo le emulazioni dei coin-op della sala giochi cede il passo alla console ludica per eccellenza. La tossicodipendenza avanza, con la diffusione capillare delle sostanze ricreative e con il crollo dei prezzi delle stesse. E si sostituisce in modo evidente alle pippe… che prima tra noi sedicenni se la tipa ti faceva la pippetta tu andavi dagli amici e ti definivi Papa del Sesso o al minimo Vescovo… e adesso a tredici anni sono tutti a prendersi a pecora senza goldone e da dietro così stiamo tranquilli che non c’è figli. Perchè non è solo che le ragazzine danno via quel che hanno prima e senza coscienza… è pure che i ragazzetti certi “denti” se li tolgono subito per poi dedicarsi ad esperienze più interessanti come le strisce di cocaina.

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Il paniere aggiornato dei desiderata del sedicenne medio è quindi il seguente:
La pietrina o pezzo o dose di coca…
La playstation 4 con Fifa15 o un bel gioco di macchine – quindi giUochi “di società”, tipo Monopoli, solo che sono digitali, perchè li giochi con gli amici senza guardarti in faccia attorno a un tavolo ma con gli occhi nel televisore… che tanto ci sei abituato e si chiama telerincoglionimento da babysitter catodica o ultrapiatta (che merda la babysitter ultrapiatta!)…
Il dueruote qualsiasi (che comunque scende di parechio e sarà forse soppiantato dall’aumento di paghetta per prendere più coca).

Questo è lo stesso identico paniere di Colino “la scimmia”, in arte, perchè all’anagrafe lo conoscono come Nicola Maria Abbatesciano. Sedici anni. Colino si “spartisce” la casa, i respiri, la vita con Tonino “la cinque” e con Genzino “cocozza”… i cui cognomi oggi rimarranno puri purissimi accidenti che ci evitiamo. Stanno chiusi, tappati, in casa… che poi è un container nell’atrio condominiale di un vecchio palazzo anni trenta nel quartiere popolare più vicino al centro di Bari, che si chiama quartiere Libertà ma ci entri e non ci respiri Libertà. C’hai una sola libertà a Libertà: guardare da una parte di qualsiasi stradone che vada dal “Redentore” a Corso Càvur, come si dice da quelle parti, e sognarti le vetrine, i manichini di Bananamoon su Corso Càvur da spogliarti e portarti i vestiti a casa e fare tu il manichino di Bananamoon in mezzo al Corso, con Maria, Giovanna o Michela che sono uscite dal salone della parrucchiera dove lavorano e se non c’è lavoro si fanno la manicure. E col ferro nella tasca. Accavallato. Come si dice qui se c’hai addosso la pistola… e ce l’hai “pronta all’uso”, col colpo in canna.

27 aprile 1982 cadavere abbruciati

Stanno chiusi in casa. La spesa arriva una volta ogni tre giorni. La porta una donna… che a loro non è mamma, non è zia, ma loro la chiamano “la zì”. La signora gli porta da mangiare, da cucinare… e poi gli porta la coca. E poi gli porta il fumo. Sigarette e fumo buono. E basta. Quelli stanno chiusi in casa e c’hanno il cellulare acceso. E sul tavolo le carte francesi per fare il Burraco… che soldi per fare il poker non ne stanno. E sul tavolo il ferro. E a terra la cassa vuota o piena di vuoti o mezza piena dei vuoti della Birra Peroni. Che a Bari è un must.

E il cellulare deve stare sempre acceso… e ce ne sta uno, uno solo. Comune. E nessuno fuori c’ha il numero di quel telefono. Nessuno tranne uno, uno solo. Che si chiama Ciccio “asso di mazza”. Che è quello che ogni tanto chiama, ti da una via, ti da un nome e ti dice : “Fusce, muvete, che ‘dda stà…” che per chi non è di Bari vuole dire “Scappa più che puoi, sbrigati, che lì stà…”. E quello che stà lì è uno che dopo poco è bene si trovi steso per terra. Freddo. Sotto un lenzuolo. Con le femmine sue che strepitano, madri o mogli o sorelle che siano. Che si strappano i capelli. Che meditano vendetta. Che se fai l’errore di guardarle mentre gridano e fanno la commedia del dolore ti sputano in faccia e ti rompono tutte le ossa.

Ciccio “asso di mazza” quando chiama bisogna scattare. Devi volare. Perchè “quello” che devi “fare” mò stà là… dopo non si sa. E allora c’è poco da dire: si “mena a tocco” ossia si tira a sorte e dei tre uno resta a casa… gli altri due in sella allo scooter 250 tutto truccato, che stà fuori al container che tu chiami casa nel bel mezzo di un atrio condominiale di un palazzo ex nobiliare fatiscente degli anni ’30 nel quartiere popolare più vicino alla City di Bari, con la pistola dietro al pantalone e il giubbone da sopra. Col ferro che deve stare “pront’all’uso”. Coi caschi in testa… che i caschi si mettono solo qundo vai a fare qualcuno… che normalmente o soprattutto quando devi girare indisturbato nel quartiere tuo non lo metti – che magari c’è la guerra e bisogna vederle le facce di chi gira sugli scooter 250 truccati, mai sia una squadra da fuori che viene a fare te.

“Oh Colì, vedi che oggi tocc’a te!”.
“No, uagliò vai tu!” – “Ma se tocca a te?!” – “E devi aspettare che mò non posso salvare… sto a fare Barcellona-Bari, c’ho messo tre anni…”. E alla fine a fare quello ci vanno Tonino e Genzino. Che lo sanno che quando chiama “asso di mazza” bisogna volare. Ma c’hanno sedici anni… e pure se di mestiere ammazzano e fanno gli invisibili, tappati come i kamikaze dentro un container, con i pranzi freschi ogni due giorni, la coca sul tavolo e il ferro dietro ai pantaloni… pure se c’hanno sedici anni e alla mamma ed alla ragazzetta gli hanno etto: “Se voglio fare la Vita, così si fa…”…
… c’hanno pure sedici anni… e sono di Bari… e sono della Bari… e lo sanno che vuol dire squagliarsi il cervello tre stagioni per portare davvero il Bari in Coppa Campioni. Alla finale col Barcellona.

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Se sei stato contagiato dalla peste influenzale puoi vivere da solo… ma non “in mezzo al borgo” che più o meno vuol dire nella piazza principale del paese.

Io non so se domani sarò morto di peste influenzale.

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Questo non posso proprio prevederlo oggi. Non prendevo la peste influenzale da qualcosa come dieci anni, sì dieci anni esatti… che l’ultima volta che ho preso la peste influenzale era tipo febbraio 2005 e avevamo appena finito un concerto dei Virginia’s Rabbit, successivamente Réclame, in un posto che si chiama “Taverna vecchia del Maltese” – attualmente in oscena e vibrante contrapposizione a “Taverna nuova del Maltese” in quel di Bari – e appena finito di rimettere gli strumenti in macchina tipo dissi al chitarrista ritmico “Michele sto morendo” e mi chiusi in casa 6 giorni in preda alle malattie della peste influenzale e tipo credetti di essere morto il primo giorno poi presi a tirarmela perchè la peste influenzale quando non vivi solo ha i suoi osceni vantaggi (tipo “Lascialo fare non vedi che sta malissimo” e tu ti spari tutti i dvd arretrati perchè sei in ferie e cose amene così… ed hai tipo diritto ad una serie di coccole che ti regrediscono a quando “quant’era bello essere malati in 3 elementare ed in 2 media”). Sono dieci anni che non prendo la peste influenzale e tipo ieri sera ero quasi morto dal vomito, stamane ho perso due chilogrammi, ho brividi di freddo e cazzinculogravissimi di dolori alle ossa… però credo che domani già starò meglio. Se dovessi morire voi lo sapreste tipo mercoledì o giovedì, non vedendo più i post. Se dovessi morire vi ho voluto bene e vi ho amato come ogni buona celebrità che si rispetti. Prima di diventare veramente pop e celebre e famosa ogni futura celebrità ama i suoi fan!

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Io vi chiamo stronzi, è vero, dico che di voi non me ne frega niente… ed in parte è vero. Ma state tranquilli che a me di voi frega più di quanto a Fabio Volo, Nadia Toffa e Piff frega dei rispettivi follower. Che poi a loro non tutti voglono bene, per loro scatta l’effetto di emulazione su FB per cui se tanti amici mettono “mi piace” tanti lo mettono pure loro per sentirsi fighi o per fare qualcosa in un momento di noia! Per cui, sin da oggi che è sabato, vi avviso… non so se sopravviverò! Oggi scrivo questo post ma lo metto non in coda ma già per domani. Lo leggerete domenica. Sposto quello di domenica a tipo Mercoledì… se giovedì non esce niente sono morto… ed è un bel casino, sapete? Non ho pronto niente di serio da comprare per voi, niente che sia scritto così come questo blog che di me v’ha fatto struggere e innamorare.

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Se voleste acquistare mio materiale postumo dirigerete i vostri interessi verso:
“San Pio, per tutti ancora Enziteto” cercatelo, editrice La Meridiana: è un saggio criminologico su un quartiere a rischio con annesso diario etnografico della ricerca
“Eccellenze Criminali” per i tipi (eh come sono forbito, stronzi) della Progedit: breve esercizio di profiling su materiali originali di Jack lo Squartatore ( stronzi leggetelo per bene, è roba che ci ho sputato sangue sopra e mi è valso 110+laude al master del Ministero!) più tre biografie criminali
“Vite da Assassino – Nove storie vere” edito da Iris4 Edizioni con dentro nove biografie di serial killer stracelebri.

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In e-book trovate anche “Camorra Barese” che è la mia tesi di dottorato sulla storia e la socioogia criminale della Camorra Barese che non è la Quarta Mafia e non è la Sacra Corona Unita (quelli sono i leccesi e noi baresi non ci andiamo così d’accordo da farci una mafia insieme)… è lunga ma è fatta benissimo e vi spiega una cosa sulla quale nessuno per ora ha avuto il coraggio di scrivere, nessuno, soprattutto i parruconi dell’Accademia barese che fino a qualche anno fa dicevano che in Bari (detto alla marchigiana che usano IN seriamente) non c’è mafia. E nessuno tra i politici si è filata… sebbene tutti, soprattutto a sinitra dicevano che volevano, che era importante, che era Giusto con 3 G maiuscole! Poi hanno dato una cattedra a Criminologia al “Rock nelle periferie” manco fossimo al Dams o in qualche altro grande Istituto di Studio delle Arti… invece che in un posto dove si parla di crimine… ma vabbè! Tanto forse muoio in giornata… mi posso togliere dei sassolini dalla scarpa!

Io lo dovevo capire che i miei scritti erano troppo seri e imparruccati!
Io lo dovevo capire che in Puglia non sarei andato da nessuna parte, se non invitato a discutere con i post-ex-missini in una casa all’epoca vietata alle persone che la vedevano come me “politicamente” (anzi quelli che nel ’78 la vedevano come me dopo che morì Benny Petrone accoltellato da una squadraccia missina a Bari, quelli come me quella casa l’assaltarono) come quella della ex federazione provinciale del Movimento Sociale Italiano a Bari. Men che meno con un libro che parlava di un quartiere di Bari dove la sinistra e la destra non hanno fatto un cazzo di niente e la gente sta male per davvero… e però qui la destra non ha governato gli ultimi 10 dieci X ten dieci anni!

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Io lo dovevo capire dall’inizio della scorsa campagna elettorale che senza musica non si andava da nessuna parte!

Da quando Vendola fece la campagna elelttorale sulle Filastrocche
Niente scorie, via smammare, disse il sole al nuculare!
…dovevo capire che all’Università sarebbe andato avanti ad insegnare chi proponeva un discorso musicale e non qualche parruccone che voleva solo farvi studiare.
“Rock nelle periferie” – “Ceramiche sonanti – Il caso del fischietto di Conversano” – “Sinfonia tra le due Guerre”… e che cazzo… era tutto scritto.
No… io non sto mescolando Personale e Politico. Perchè il Politico è Personale di una cosa che si chiama gente, popolazione, cittadini. E’ il Personale di tutti che fa il Politico. Non arrivare alla Terza (settimana del mese, come terza media) è Politico, non è Personale.

Io non sto mescolando personale e politico… sto solo avendo gran paura di morire… e quando uno ha paura di morire si vuole far ricordare se come me non crede nel Paradiso ma di più nei Sepolcri di Ugo Foscolo (siete “Merda d’Italia” (cit. cinematografica del più fascista che conosca) se non sapete cosa significa questa espressione sui Sepolcri, vi avviso!). E io voglio che voi mi ricordiate, per quel che ho scritto… ora che non ho ancora scritto cose Pop come “Volevo vivere felice… poi m’è scappato da cacare!” oppure “San Nicola cal.9” che è il romanzo della mia Tesi di Dottorato, scremata da tutte quelle cose sociologiche e messa in stile mainstream come un racconto che Sollima ci fa un “Gomorra – La Serie” molto più bella di “Gomorra – La Serie”. E voglio che mi ricordiate per quelle cose perchè sono le cose su cui c’ho sputato il sangue per 17 lunghi anni bui. Non queste oscene ovvietà che scrivo con una quarta di seno… o quel romanzo noir che scrivo solo per metterlo in quel posto a quanti non si sono cacati lo studio alla base.
Purtroppo se crepo non potrò scrivere il romanzo sulla riduzione cinematografica di quel romanzo stesso… di un film porno da girare con Tory Lane. Di questo, ora, mi rammarico molto di più che della eventuale vittoria di Salvini alle elezioni in Puglia, alle regionali della primavera entrante! Quella non succede… ma se succede!

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Cosa c’entri tutto questo con la faccenda enunciata in titolo? Ho ancora poche forze, sento che le energie mi stanno abbandonando… se ce la faccio scrivo un altro post… altrimenti se giovedì sta cosa non la leggete… scatenatevi, miei seguaci della prima ora, nel cercare di interpretare. Guardate che porta bene: in mezzo ai comunisti c’è gente che ha fatto palate di soldi e milioni in stipendi di Cattedra affermando di poter interpretare criptici scritti postumi di persone comuniste morte prima della naturale data di scadenza del prodotto!

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