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Un povero cristo inglese qualunque che ha suonato coi Sex Pistols, con Midge Ure… ma che nessuno si è mai inculato… e per un bassista new wave la cosa deve essere grave e deprimente!

Il nano del film “Jessica e il nano” non ha un nome. Fidatevi ho controllato ovunque. Incrociando i dati. Rinverdendo i mille e mille (in realtà solo quattordici) titoli alternativi del mediometraggio – tipo Jessica festa col nano – in cui la Jessicona Nostra Nazionale si diverte con un simpatico nano da passeggio e da scopazzo in due session intensissime. Niente. Il nome di quel povero cristo alto “un cazzo e due barattoli” (cit.) non è tracciato. Come se lui in quella pellicola non ci fosse mai stato. In una damnatio memoriae che non è nemmeno una damnatio memoriae come si deve visto che poi la sua immagine resta lì, ad imperitutra memoria del madornale errore di valutazione che commette chi pensa sia vero “quel che si dice intorno ai nani”(cit.)… da che il povero cristo senza nome e senza centimetri più dei centotrenta in altezza, lì sotto di centimetri ne ha pure ben pochi.

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E se la ride la Jessica.
E forse la questione della damnatio è solo una mia costruzione architettonica perchè è stato proprio il povero cristo in questione a chiedere di risparmiargli oltre al danno la beffa d’essere appellato – da chi come religione ha il luogo comune prima della fede cattolicomussulmanoebraica – come l’eccezione che conferma la regola: il primo nano minidotato della storia.

Tutti sappiamo che DottoBrontoloEoloPisoloMammolo(lui più di tutti)GongoloCucciolo sono entità asessuate. Sono una unica identità asessuata. I Settenani. Per cui ciascuno di loro da solo è Un Settenano. Forse no… forse Mammolo non c’entra perchè è gay. Forse lui è l’unico a non c’entrare nella storia dell’entità asessuata. Comunque I Settenani e ciascun Settenano non dovrebbero avere il pisello per contratto con Walt Disney che i cazzi li toglie ai protagonisti e li semina altrove, tipo nel castello infondoalmar della Sirenetta o in una finestra di Bianca e Bernie.

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Ma tutti quelli di una certa età hanno visto il vintage porno “Biancaneve sotto ai nani”… con un cameo nella parte di Cucciolo del povero sfigato ciripiripì kodak degli anni ’70/’80 costretto pure lì a fare “Ciripì, ciripì” sostenendo la tesi della diversabilità mentale di Cucciolo piuttosto che del suo mutismo. I nani di quel video erano normo se non overdotati. Super è difficile da dire… ma insomma… si difendevano proporzionalmente bene.

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Per cui… sì, forse è così… quel nano ha chiesto espressamente di non essere nominato. Passare in sordina attraverso la storia del porno per essere il primo attore ad aver girato un mainstream pornografico di genere patofilo (tipo il WTF odierno) in Italia. Peraltro, ripeto, con Jessica Nostra Nazionale che all’epoca sarebbe stata una Biondoddio ma ora non più decisamente!

Succede spesso. E nemmeno così forzatamente… non che un nano partecipi ad un porno ma che un protagonista della storia culturale o pop-sbuculturale decida di eclissarsi e non lasciar traccia di se. E capita invece che qualcuno ci metta davvero tutto se stesso per restare ed essere ricordato… ma gli finisca sempre che “sì, quello… come si chiamava… tipo quello che ha suonato coi… sì, non mi ricordo…”. Finisci ad essere come l’altra squadra di Liverpool… che si chiama Everton ma in quanti lo sanno?

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Finisci ad essere come Glen Matlock… che voi non sapreste chi è se non ne avessimo parlato ieri o avantieri… non ricordo. Finisci ad essere sempre “l’ex bassista dei sex pistols” e mai ad essere un nome, un cognome, un volto.
Damnatio memoriae?
Neanche per il cazzo! Qui si tratta proprio di un enorme lavoro inconscio per cercare ogni modo per farsi dimenticare senza troppo sforzo. Tipo che:
– incidi tutte le tracce dell’album NeverMind the Bollocks e non ne suoni nemmeno per sbaglio una live perchè c’è già arrivato Sid Vicious…
– Smetti anche di fare il bassista da studio dei Sex Pistols perchè prima tua mamma non voleva andassi in tour, poi giustamente, nemmeno frequentarli quei tossici osceni. E quando esce God Save The Queen non sei nemmeno il nome sui credit dei pezzi perchè sono firmati “Sex Pistols testi e musica” e tu sei già tornato ad essere la merda che eri. Forse perchè il basso, addirittura, lo sai anche suonare.

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E allora:
– Metti in piedi una New Wave band: i The Rich Kids. Ed alla voce c’hai uno che… non so se il nome vi dice qualcosa… Midge Ure… per le bestie quadrumani come voi quello che cantava la canzone della Swatch nel ’99-2000… quel pezzo che cominciava con un osceno e barocchissimo respiro e c’aveva il ritornekllo d’un banale andante tipo “Briiiiiiii, bri so sol e mi” e tutti che ci si commuovevano sopra che stava finendo il millennio e la pubblicità finiva con il verso “Breath to make me breath” e si vedeva un pargolo e tutti lì a dire “Sopravviveremo al nuovo millennio!”.

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I The Rich Kids pubblicano un album e tre singoli in una carriera decennale che è un errore di valutazione visto che la loro data di fondazione è il 1977, quella di scioglimento è il 1979 ma l’ultimo singolo è del 1987. I The Rich Kids non lasciano traccia alcuna, seria, nel panorama musicale mondiale. Se non una serie di collaborazioni del nostro Matlock prima con quello che gli aveva fregato il posto nei Sex Pistols – fino alla naturale scadenza del contratto di Sid Vicious con la vita – poi con un mostro sacro come Iggy Pop.

Come sia possibile che nel momento d’oro della New Wave un bassista cioè uno che suona non dico lo strumento imperiale, ma almeno quello principe in certa New Wave, non abbia lasciato traccia di se pur con cotante collaborazioni è un mistero. O forse no…

Al fondo c’è sempre quel problema di misure, di confronti, di ansia da dimensioni. Ti frega il posto uno che si droga, ammazza la fidanzata e muore di overdose… e spacca due crani col basso. Ti metti a collaborare con uno che poi presta l’ugola agli Ultravox e riscuote immotivato successo. Fai da bassista all’Iguana… quando riuscirai a sentire che il tuo pene artistico è quantomeno paragonabile agli altri?
“Non si può fare! Dico bene signor Edison?” (cit.)

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E, sebbene centri poco nell’economia del discorso…
What If…
ovvero: cosa sarebbe successo se Matlock avesse ucciso la mamma sfondandole il cranio col basso al suo primo rimbotto “Tu con quei tossici a suonare non ci vai più?”

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