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Orgasmi ed Aforismi… cioè…

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Il pensiero e la narrazione di parole altrui che per una qualche ragione recondita ti paiono calzare a pennello per la storia che vuoi narrare di te… cioè tipo che ti sembra che quelle parole quello stronzo le abbia scritte per te… sono cose che allontanano di anni ed anni la tua prima/prossima scopata più di 70 sessioni di gioco di D&D…
… e questo è uno splendido aforisma di Marylin Manson!

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… che poi lo avevamo pure detto qui!

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Questo è Natale e così te lo devi prendere!

Stronzi incolti?
Quadrumani?
Ci siete?

Beh, no davvero, cioè… io non è che poi vi conosca. Cioè qualcuno sì…
… e però io già in mezzo alla strada auguri ne faccio difficilmente…

Oltretutto manco ci credo a ‘ste storie!

Per cui spero non vi scappi da cacare, oggi, affezionatissimi lettori!

Per il resto… per tutto il resto…
Sì lo so ne abbiamo parlato ieri, ma uno deve scrivere ogni giorno. Pure a Natale.
Che così la gente dice: “mamma mia che bel blogger, scrive pure a Natale!”… manco stessimo parlando delle dimensioni artistiche di John Holmes!
Anche perchè… per scrivere ci sta il tasto “programma”… per leggere no! E vuoi mai che a Natale passa un depresso sfigato che non ha un cazzo da fare e sta lì a leggersi le minchiate che “crede” altri abbiano scritto il giorno di Natale e si sente meno solo… Beh, metti che passa il depresso? Che fai? Lo lasci a deprimersi ancor di più pensando che è solo come una merda anche il giorno di Natale che per me significa quasi più o meno un giovedì qualunque con qualche obbligo sociale in più… ma forse dove vive lui è ‘na storia importante? Mi pare scortese e crudele… e sulla scortesia Hannibal Lecter, che sta un gradino sotto Darth Vader nella mia personalissima teogonia, ha usato ed espresso concetti chiari!

Sono la farmacia di turno dei depressi natalizi. Oggi questa è la mia funzione.Featured image

No, non credete a chi vi ha detto che i miei sono post programmati! Sono detrattori senza cuore che a Natale fanno altro… non si fanno compagnia con depressi ciclotimici che oggi offline si sentono soli ed inutili e si rifugiano nell’online a cercare il calore di chi come loro ha in odio il Natale!
E’ Natale per tutti… è Natale anche per voi… ed io sono solo, proprio come voi, a scrivere un post per leggere un post altrui e sentirmi meno solo!

Come vi scrissi ieri… Spero che oggi non vi scappi da cacare. Il mio augurio!

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POV, inquadrature, occhi in camera e licenze poetiche…

A me mi piacciono le licenze poetiche…
… ma però mia madre mi ha sempre detto che se non mi avessi imparato a scrivere bene e senza usare le licenze poetiche come si impara alla squola… tutti avrebbero pensato che non m’ero imparato niente, che quelle non erano licenze poetiche e che io ero un ciucciabbestia come tutti i ciucciabbestia che scrivono e dicono “a me mi” e “ma però” e “m’imparo” e “squola” – che però lo scrivono e non lo leggono che se lo leggi non cambia niente – e le licenze poetiche nemmeno sanno cosa sono e sono ciucciabbestia e basta!

A me mi piacciono le licenze poetiche e a me mi piacer scendere la cana per pisciarla, non portarla giù. E nemmeno a farle fare la pipì. Ma però mi piace pure salire alla nonna per abbassarle la televisione. E a me mi piace la E quando si iniza una frase dopo il punto. Ma però forse di più mi piace se i verbi gli togli la IN per licenza poetica e li cambi IN transitivi. Così puoi entrare e uscire tutto quel che vuoi. Da dove vuoi. E le cose le esci pure fuori… oppure senò le entri dentro.

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Dunque cominci non una frase ma proprio un paragrafo col dunque che non si fa mai… per dire che guardare in camera nella fotografia e nella cinematografia è una delle più grandi bestemmie. E’ uno degli errori più comuni. Errore dell’attore, sia ben chiaro… mica del direttore della fotografia che la cinepresa l’ha messa lì perchè lì deve stare nell’economia delle decisioni prese col regista per quel particolare carrello o quella particolare inquadratura. E ci sono volte in cui la telecamera serve lì e  non puoi fare altrimenti… che mica è sempre vero che la Montagna va da Maometto!
Quindi, che adesso ci può stare senza invocare licenze poetiche, un buon attore non guarda mai in camera se non per strettissime esigenze, che si cerca sempre di evitare. Nella fotografia è una cosa ammessa in ritrattistica… ma quello è un genere preciso. Nel cinema l’occhio in camera è licenza poetica… e la possono fare solo quelli che tu sai perfettamente che sanno perfettamente che non si deve mai avere un occhio in camera. Senò fai come mia madre che ai miei “a me mi” non credeva mai nessuno avrebbe creduto che erano licenze poetiche! Per dire, Truffaut nei “400 colpi” lo fa succedere un milione di volte. Il film si chiude con quello sguardo!
Vai a chiudere “I 400 colpi” senza quell’occhio fisso nella cinepresa!
Vai a dire a Truffaut che non sapeva girare… o che non era un regista? Ti voglio proprio vedere! No, mò proprio lo devi fare! Calci in culo, da tutti… meno che da Mollica che Truffaut secondo me non lo capisce!

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… Poi scopri che nello scintillante mondo del porno esiste un genere che è tutto quanto una licenza poetica dell’occhio in camera. Un genere che senza quella licenza poetica non esisterebbe!
Scopri che esiste una cosa che si chiama POV e prima di guardarlo ti accerti che non vedrai nulla di insostenibile… che le sigle alle volte indicano cazzinculo gravissimi. E scopri che POV sta per Point Of View. E corri a vederlo perchè la sigla ti racconta di relatività, messa in discussione degli assoluti… ti parla di “punti di vista”.
Non sei deluso quando scopri che i Punti di Vista sono solo quelli da cui, appunto, si vede la scena. Non che ci voglia molto a dire che fai POV o a fare POV o a inventare il POV se ti limti a montare quel che la telecamera riprende, non sei mai inquadrato e lei/lui fanno vedere che fanno le stesse identiche cose che farebbero a te e che ti stanno dicendo che ti faranno.

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Sì… licenza poetica lo è… perchè a vera legge cinematografica questa cosa è un errore, questo genere è un errore… E invece scopri che il genere vince i premi, quindi una sua autorialità ce l’ha.

E ti chiedi allora quale domanda si vada a soddisfare con questa cosa delle donnine che fanno di tutto ad un attore che regge la telecamera, che non si vede mai… E capisci quanto solo si senta il fruitore medio di prodotti pornografici POV… tanto da aver bisogno di un prodotto video che annulli il soggetto maschile e lo trasformi nel semplice occhio che guarda “quel che succede a lui ed al suo resto di corpo”… così da sentirsi davvero al centro della scena, sentirsi quell’attore… sentirsi nel corpo di qualcuna/o… che poi non è nemmeno tanto un sentirsi nel corpo ma sentirsi nel calore. E di colpo, sì di colpo, ti torna nella testa e non vuole uscire “Quattroformaggi” di Elio Germano ed i suoi guanti… e Ramona… e il video porno che lui vede nel film. Che era già una specie di POV.
E ti dici che “Quattroformaggi” quando parla in quel romanzo che ha dato vita a quel film che ha trasformato Elio Germano nell’ennesimo povero cristo che prende schiaffi nel film (cfr. Il Sorcio, quello di Mio fratello è figlio unico, quello di Il passato è una terra straniera…) parla sempre e solo con le licenze poetiche. Che poi le sue non sono licenze poetiche, sono ciucciabbestiaggini.

E allora forse ti dici che quelli che si sono inventati il POV in realtà sono registi ciuccibbestie che dirigono attori e attrici ciuccibbestie che fingono che i loro errori siano licenze poetiche per non dire che non sanno fare un cazzo.

E questo è triste come il POV… anzi, è ancor più triste quando arrivi a capire che la licenza poetica è la bugia dietro cui si nasconde una solitudine che porta un uomo con la telecamera triste a cercare una attricetta cagna e triste e fargli girare un POV porno con il quale rendere meno soli quelli che guardano porno perchè si sentono tristi e soli e temono che non scoperanno mai e si ritardano l’orgasmo per venire insieme a quello del video – che altrimenti non avrebbero nemmeno l’illusione di venire con una donna – e provano a credere davvero che quel che vedono è un prodotto d’autore perchè vende premi e perchè mette gli occhi degli attori in cam. E perchè così loro non stanno guardando un porno di merda ma un prodotto autoriale!
Poi dici che in giro c’è gente che stupra. Poi dici che in giro c’è gente come Quattroformaggi.

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Un regista dovrebbe dimostrarsi Truffaut prima di essere autorizzato agli occhi in camera… come io dovevo essere autorizzato dalla maestra all’uso cosciente di “A me mi ma però esci ed entra questo e quello… e poi vai a squola!”. Senò tutto è triste!

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