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Escher e il ferro da Stiro

Capita di cercare sulla sedia, tra i panni puliti da passare sotto l’amorevole ferro da stiro, una maglietta, un pantalone, una camicia. Sempre, irrimediabilmente stropicciate, con troppe, troppe pieghe. Tutta roba che indossarla non si può. Kuntz solitamente va nel pallone: quell’attrezzo per davvero non ha mai saputo usarlo. E poi gli fa paura… quell’enorme piastra pesante che di colpo si fa bollente, sputa fuoco e fumo… la bocca d’un drago. Ed ecco arrivare in soccorso Mastro Escher. Monocolo al destro, mano sinistra nel panciotto a cercare l’orologio. “Fortunato Piccolo Kuntz… e tu Scrivente, per cortesia… impara!”. Il simpatico azzimato vecchino afferra il piccolo drago a rotelle per la nuca. Muove delle levette e delle rotelle, quasi a caricare quell’animale di tutta la forza… e poi chiede a Kuntz cosa ci sia da stirare… a quale delle sue magliette o camicie lui debba far sparire le pieghe e le increspature. Il piccino sorride ed indica. Io Scrivente sono nel panico: quali levette avrà mosso? Quali rotelle avrà girato? E se… bucassi o incendiassi qualcosa usando il ferro da stiro senza la giusta attenzione?

“Ed è tutta una fesseria piccolo… vedrai!” La mano corre sicura… e in poche passate la mogliettina è stirata. “Guarda tu stesso piccino…” e come suo solito fa passare tra gli occhi del piccolo Kuntz e la maglietta appena stirata… ancora bollente… quella sua sfera strana, magica. Kuntz sgrana gli occhi sorpreso! “Ma allora per davvero è tutta una bugia!”. Perché le pieghe sono rimaste dov’erano… ed anche le macchie. “Questa stropicciatura qui sulla spalla, piccino… ricordi cos’è?”… e il piccolo ci pensa un po’ su e… dopo qualche secondo sospira “L’abbraccio di nonna stretto stretto.,..”. Il vecchio si limita ad annuire. Ed indicandone un’altra attende risposta… scoprendo che è il risultato d’una zuffa tra ragazzi.

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“Ma questa piccino… questa è davvero la più bella da vedere. Sembra l’onda del mare… che è capitato qui?”… e Kuntz ricorda d’essere stato seduto in riva al mare, da solo, a guardare i fuochi d’artificio nella notte della Madonna. E ricorda per un momento d’essersi sentito lontano da tutto e tutti… ed aver detto che da grande avrebbe voluto scrivere. Ed aver scoperto un sogno! “Belle le pieghe vero?” “Sì Mastro Escher ma senza la tua lente non riesco più a vederle…”

“Ma sai che ci sono…” e calcandosi il cappello in testa, volgendo le spalle, sospira ancora “Lascia ai grandi qualche piccola illusione ogni tanto. Tu sai che… quelle pieghe non sono mai andate via dentro di te!”. Kuntz si gira felice… “Le vedi?”… e vorrei tanto essere sincero quando gli dico di “Sì”

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Escher e lo stereo di casa

Escher e lo stereo di casa

Succede che non si faccia vedere per giorni e giorni, a volte anche settimane… e poi invece ricompaia quando meno ce lo si aspetta. A volte basta così poco, al contrario di quando, per colpa di un semplice modulo di termosifone, comparve nel mio gabinetto.A volte basta davvero una piccola azione quotidiana, ancora meno insolita dello sdraiarsi a letto… a volte basta accendere lo stereo di casa. Oppure fare come me. La sera/notte/quasi-mattina prima, scegliere che un disco, una cassetta, una canzone su supporto sia la propria sveglia per il giorno dopo. Scelto il supporto, posizionare il disco o qualsiasi cosa sia nello stereo…e programmarlo come sveglia. Può capitare, come è avvenuto solo pochi istanti fa… che il simpatico signore con il cappello ed il monocolo si presenti al vostro cospetto, magari alle spalle, senza far rumore mentre si avvicina. Non per essere furtivo e spaventare, no… semplicemente per la voglia di essere una bella sorpresa. E capita che stranamente sia di poche, pochissime parole. “Piccolo Kuntz apparecchi il banchetto per i timpani, vero?”… e Kuntz poverino fa fatica a capire certe parole, certe metafore, certe espressioni… e magari annuisce così, senza ben sapere. Ma del Mastro Escher ci si può fidare… non è persona da approfittarsi! “Ed allora devi sapere che tutta questa storia dei dischi e delle cassette è tutta, tutta una bugia. Come si può pensare di chiudere la musica, le note e le parole su una pellicola specchiata o su un nastrino nero di calamita?”. E Kuntz ci pensa un po’ su. Guarda Scrivente, mi guarda… perché cerca sempre prima in noi una conferma. E fosse per me Scrivente vorrei tanto spiegargli che si tratta di una nuova tecnologia capace di imprimere sul nastro magnetico, sul vinile o sul supporto digitale, proprio come nei file del computer, la magia della musica.

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Ma sgrano gli occhi ed indico Mastro Escher… per Kuntz, perché si metta all’ascolto.

“Vedi Piccolo Kuntz… è solo una piccola magia… e funziona solo con il tuo stereo, solo con la tua musica”… e detto questo, come suo solito, cava dalla sua borsa da lavoro una sfera di quello che sembra cristallo volgare.

Tutto si deforma… e quando la sfera si sofferma sullo stereo, sulle casse… Kuntz ed io possiamo vederle da dentro. Avevamo scelto i RadioHead.

Non posso credere ai miei occhi:

Sul CD che gira, una pedana al centro, ferma ed immobile: la batteia ci sta sopra… e Phil la suona. Immobile, proprio al centro di quel disco che è diventato una piccola pista di pattinaggio su ghiaccio. Lì attorno Ed e Colin girano, girano, girano… senza numeri troppo particolari. Ma è come se le lame dei loro pattini fossero le puntine immaginarie che danno forma e vestono i suoni sistemandoli in canzone. Kuntz sgrana gli occhi. Mastro Escher passa la sfera davanti alle casse. Nella prima c’è Jonny Greenwood, chitarra alla mano… che suona senza mai stancarsi. Nell’altra Tom Yorke. In pigiama. Davanti allo specchio, piegato sul lavandino. Canta “Creep” mentre si fa la barba. Sorride ed educato chiude la porta.

Kuntz salta di gioia… non vede l’ora di dire a tutti che nel suo stereo c’è Tom Yorke che canta anche quando si rade…

Io gli sorrido e gli scompiglio i capelli. Mastro Escher è già lontano!

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Escher e… il letto

Ricompare. Monocolo al destro, cappello a cilindro, abito di foggia elegante. Ha un bastone tra le mani. Il pomello è una sfera di vetro… non credo sia cristallo. Il mondo ci si specchia dentro. E si deforma. Proprio come le sue case, le sue scale. I suoi improbabili saliscendi. Le sue prospettive surreali. Prospettive surreali, proprio come le mie. Qui il discorso si trasforma in fiume. Non si lascia più controllare. Diviene vasto… e rischio d’affogarci, di perdermici dentro. Ci rinuncio…non comprenderò le sue prospettive. Le lascio lì, prendendole per buone. Considerandole come le uniche possibili in quella sfera che fa magico il mondo! “Un tempo non lontano … Lunedì 15 maggio … qualcuno nel teatro dei tuoi sogni, dietro la spalliera in pezza del tuo letto… ha inscenato un concertino per basso, chitarra e voce. Ricordi?”… Paul, mi ricordo. Paul McCartney. Il teatro dove si esibiva era davvero la spalliera del mio letto. Quel giorno tutto era ammantato da una tenda giallina, color sabbia chiara. “Bene, figliolo… come ogni buon teatro che si rispetti… prova a indovinare… dove sarà la botola del suggeritore? Perchè lo sai, esiste la botola del suggeritore, per ogni tuo sogno!”. Kuntz è solo un bambino… e non sa come rispondere. Così ci provo io… alzandomi dalla scrivania e sistemandomi ai piedi del letto. “Cosa fai? Sei solo lo Scrivente… non è con te che sto parlando…” ma protesto che io ed il piccolo Kuntz da tempo stiamo cercando di divenire una cosa sola… e non me la sentoo di lasciarlo da solo di fronte a domande cui non sa rispondere… col gusto amaro in bocca e nello stomaco del non saper dare una risposta. “La botola è qui sotto, Mastro Escher.”… sollevo il telaio del letto che scorre… prodigio dell’inventiva di qualche arredatore moderno… verso l’alto restando ancorata a testa, proiettandosi come la rampa di lancio dei miei pensieri, pronti a schiantarsi contro il muro che, supino, ho di fronte. “Mastro Escher… ecco la botola!” Toglie il monocolo, lo pulisce col bordo del suo gilet. “Come al solito, Scrivente, come al solito. Presuntuoso, freddo e razionale… non ci arrivi proprio?” e la sua è espressione di sfida. Stringo i pugni. Odio quest’uomo supponente. Il carceriere del mio rapporto di minoranza… rinchiuso, piccolo koala, nel termosifone del mio gabinetto! “No, Mastro Escher – l’educazione e la deferenza sono sempre state materia obbligata nei miei studi – non c’arrivo proprio!”.

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Srotola un poster, antico… un vecchio progetto. “Questo schizzo non è opera mia… troppo razionale, troppo poco profondo… non c’è voglia di leggere un po’ meglio tra le righe delle Prospettive, le mille possibili. Diciamo pure che si tratta di un teatro… come lo vedresti normalmente piccolo Kuntz. Ora guarda – ed indica il palcoscenico – questo grande spiazzo è questa spalliera, nel tuo lettino.”. Kuntz annuisce col faccino pensoso… ci si sta impegnando… lo conosco. “Allora piccolo Kuntz, dov’è la botola? Dov’è questo buco simpatico da dove si suggerisce cosa dire sul palcoscenico?”. Kuntz sorride. Kuntz si sfila le scarpe… e si stende supino sul letto. Kuntz fa aderire la testa, la calotta cranica alla stoffa della spalliera giallo sabbia del nostro lettino. Kuntz si tocca la fronte. “E’ qui Mastro Escher?”… e il vecchio si risistema il monocolo, volta le spalle sorridendo ed uscendo dalla porta per sparire nel buio del corridoio sentenzia… con voce in dissolvenza…”Bravo piccolo Kuntz… la semplicità di uno sguardo attraverso è sempre voce di verità… impara Scrivente, impara…”… ma sull’ultima frase nessuno, nè Kuntz nè Scrivente… è davvero sicuro!

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Escher e il termosifone

Mi inventai un ciclo di cose che scrivevo e facevo raccontare a Mastro Escher… sì quello che avete capito voi. Misteriosamente a dieci anni di distanza, le ritengo ancora valide!

Nel mio di termosifone, oggi, non ci si può entrare. Normalmente è solo un vecchio termosifone, funzionante ed anziano. Ma oggi, da quando ci sto pensando… mi sembra ancora più antico, ancora più strano, ancora più incredibilmente impenetrabile. Stacco la presa elettrica del portatile, disconnetto da internet il mio LapTop e mi sposto in bagno. Voglio guardarlo mentre scrivo. Voglio capirlo, leggerlo e scriverci su.
Una breve, violentissima epifania, al solo guardarlo:
Sento una mano che si poggia sulla mia spalla: “Buonasera signore… voleva vedermi?”. E’ un signore distinto a parlare. Indossa abiti di un epoca che non conosco… la sua figura è virata in sepia, o filtro fotografico marrone. “Sono il progettista disegnatore del suo termosifone… non riuscirà mai a penetrarne i misteri: l’ho concepito come ogni mia opera…”. Mi chiedo chi sia quello strano signore d’un vecchio tempo che fu… glielo chiedo.
“Mio caro signore… Sono Mauritius Cornelius Escher… e lei sa benissimo che non penetrerà i misteri della strana creazione che ho voluto porre nel suo gabinetto…(una lunga pausa, volge lo sguardo e attira il mio in direzione del termosifone, si china un po’ per poi indicarmi un punto preciso tra il secondo ed il terzo modulo da destra e porgermi un binocolo…)”…guardi pure coi suoi occhi…”… un koala di taglia piccola salta di modulo in modulo… terrorizzato! “Quello, mio educato signore, è il Rapporto di Minoranza del suo Successo… è il solo convinto della possibilità concreta che lo Scrivente e Kuntz vincano tenendosi per mano…”… (il mio sguardo è stranito, sconvolto) … “…Finchè il suo rapporto di minoranza resterà segregato in questo termosifone, mio caro… lei non riuscirà a parlarne in modo coerente e soddisfacente…”, alza il berretto per salutare e si infila nel piatto doccia scostando solo per lo stretto necessario la tendina.
Escher-Drawing-hans.jpg“La saluto signore… e ricordi… quel termosifone l’ho progettato io!”… Mauritius Cornelius Escher.

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