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Memorandum per neo-single… attenti ai cloni

Scoprire di avere un sosia in giro per il mondo non è una esperienza entusiasmante. Ne abbiamo tutti sette. Il problema è che il corredo genetico che ci porta ad avere quella faccia di cazzo, quel colorito di cazzo, quei capelli o non capelli di cazzo… non corrisponde al vissuto emotivo, alle esperienze, al tuo assorbimento dell’inconscio collettivo, non corrisponde a quel che porti, oltre alla tua faccia di cazzo. Per dire, oltretutto: il tuo sosia potrebbe essere la tua versione calva, capellona, cicciona, magra, incanutita, vecchia bambina. Non è un fatto di sosia.

Anche se ti assomiglia parecchio. “No, attento, c’ha i capelli!”. Ok io li sto perdendo, tanta carne… ho il cervello che preme per fare aria togliendo cose inutili. Ho il cuoio capelluto condizionato al freddo ed alle intemperie, dunque sono meglio selezionato. Senza capelli sono meno molliccio… e mi sta bene!

Il problema è quando il sosia si mette all’angolo è compare il clone… uno che pensa quello che tu hai sempre pensato, ama le cose che tu hai sempre amato, condivide su FB le tue stesse cose, fa ragionamenti identici ai tuoi con la stessa pacatezza e lo stesso senso del relativismo. Io non ho l’esclusiva sui pensieri e sui gusti. Io non ho l’esclusiva sui gradimenti. Registro due cose di pessimo gusto: non sta bene esere felici di ricevere le stesse identiche dediche, non sta bene riciclare i like, non sta bene entusiasmarsi per cose identiche alle quali ti entusiasmavi con me.

Non sta bene massimamente se dici che sono un coglione. Non sta bene o per la sincerità che protesti in giro di avere… o per la quota minima di legittima della tua sanità mentale e della tua aderenza al reale.

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Allora, niente, i morsi in faccia e le note a scuola… voi pensate che io sia sempre stato un bravo bambino senza note eh?

Ultimamente tutti mi contestano il frequentare persone definite inutilmente ed immotivatamente cattive. Non è così. Non hanno ucciso mai nessuno, non hanno mai rubato… eddai… che saranno mai le parolacce e soprattutto il cattivismo immotivato ma semplicemente sarcastico?! Io sono uno di quelli che non sopportano il buonismo del cazzo… per dire… Tipo, che ne so… Roy Paci che contesta Lorenzo Krueger perchè ha parlato dello stretto di Sicilia come di un mare pasturato per essere pescoso dopo il naufragio della nave con il suo carico di vite buttate in mare e lì distrutte. E’ di cattivo gusto questo… o è di cattivo gusto girarsi dall’altra parte come fa più di mezza Europa? E’ di cattivo gusto dire questo – con una punta di inopportuna ironia malcapita – oppure è di cattivo gusto fregarsi di certi problemi solo quando si ha il potere di inculdere o escludere da un palco… e per questo scatenare una querelle nazionale? Tutte e due le cose… ma se abbiamo l’abitudine di dice che “Je suis Charlie”… beh poi non facciamo troppo le verginelle. Quel mare è pasturato!

Io non sono mai stato un bambino violento. Io sono sempre stato un bambino dolce e tollerante. Sono sempre stato generoso. Al limite del minchione. Io sono quello che ha regalato la cattiva dei masters all’amichetto che non ce l’aveva… e gliela regalai il giorno stesso che l’avevo ricevuta io in regalo… e nemmeno gliela feci scopare da Skeletor… o da Mer Men, che non so perchè, mi stava simpatico e aveva lo Ius Primae Noctis su tutte le bambole femmine in giro per casa. E gliela regalai… per poi pentirmene dopo cena, quando capii che non l’avevo più. Ma la regalai e dopo mi dissi: “Dai hai fatto un regalo, è una bella cosa… è da bimbi bravi!”. Io sono quel minchione lì.

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Ma sono anche il minchione che indossava la tuta ogni volta che si faceva educazione fisica a scuola. E tutti gli amici non la mettevano e facevano lo stesso educazione fisica coi jeans. E io invece dovevo sempre fare il bravo e mettere la tuta. E ci stava sempre lui, Battista Giuseppe… che non perdeva occasione per tirarmi giù i pantaloni in mezzo a tutta la classe. E Tutte guardavano me in mutande. E tutte ridevano. All’epoca la smutandata non era di tendenza… era molto più di tendenza toglierteli i pantaloni… per farti fare la proverbiale figuremmmerd! E’ durato quattro mesi questo supplizio. Quattro lunghi e insopportabili mesi fatti di pantaloni abbassati, tirati giù… e di rotture di palle… e di me che a casa dicevo “Non voglio mettere la tuta” e invece mia madre “No tu a scuola quando c’è ginnastica ci vai con la tuta!”… e io non avevo voglia di stare a spiegare la storia dei bulli perchè una volta che mi avevano rubato 5000 lire dei bulli ed io ero tornato a casa e avevo spiegato bene quel che era successo… mio padre non capendo bene che non ce l’avevo con lui e non stavo recriminando niente mi aveva sfrecato di mazzate. Da quel giorno mi ero detto “No, aspetta, stai zitto sui bulli, senò le prendi due volte!”.

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C’era da risolvere la situazione, c’era da risolvere e basta… così che cosa mi dissi? “Ok, Domenico, risolvere la situazione… sta a te!”. Io glielo dissi almeno tre volte a Battista Giuseppe, Prima G come me, di smetterla decisamente di tirarmi giù i pantaloni quel giorno… che sarebbe finita male. E lui invece continuò. La prima volta, la seconda volta… la terza volta. La prima volta tirai su i pantaloni alzando gli occhi al cielo. La seconda volta lo fissai con decisione. Ma stavo già calcolando a che distanza si tenesse da me… la terza volta gli saltai al collo e lo morsi. Forte. In faccia. Sullo zigomo e sulla guancia. Un sapore disgustato di sudato, sporco… di letto. Non si lavava la faccia che schifo. Poi un sapore deciso e ferroso. Il sangue. Lui gridava ma io non lo sentivo. Lui gridava ma io me ne fregavo. Mi attaccai a quella guancia. Si dimenava ma lo tenevo stretto. Si dimenava ma non mi colpiva. Si dimenava ma non riusciva a fare nulla per evitare che io continuassi a stringere. Lo spinsi lasciando la presa. Cadde a terra seduto, attonito. Gridava. Piangeva come un bambino. Piangeva come il bambino che era. Nessuno in classe si mosse, il tempo era bloccato. Martini Valentina scoppiò a piangere. Aniello Michele aveva una faccia disgustata. Eravamo amici, amici forte… ma quel giorno mi guardava disgustato. Avevo il sangue sulla guancia. Corsi in bagno piangendo. Il professor Pappalardo – pace all’anima sua, non mi ha mai insegnato un cazzo, mi ha fatto odiare Applicazioni Tecniche, era obeso, malato, pesava quasi 200 kg ma non era cazzo suo insegnare… sapeva solo mettere note, note note e basta – arrivò in bagno e mi schiantò tutti i suoi registri in testa. E mi mandò dal Preside che capì, fu clemente, ma mi mise una nota sul quaderno. Ed io dovetti spiegare che ero stato “monello”.

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Da quel giorno diventai “quello pazzo che morde” e nessuno mi ruppe più il cazzo. Nemmeno quelli grandi di terza media. Nemmeno Battista che chiese di cambiare banco… e mi evitò per sempre da quel giorno. Vaffanculo… mai nota fu più meritata. Mai morso fu meglio tirato. Vabbè, mi sentii come un minchione in colpa… “Guarda che hai fatto a mamma e papà che oggi devono firmare sotto una nota dove sta scritto che sei un bambino monello!”. E voi prendetemi per coglione per quello… e per pazzo quando vi dico che davvero… quel sapore ferrigno è il sapore della felicità, della liberazione. E tu che passi e leggi spaventati pure… Io so quel che è giusto e quel che è sbagliato. Chiedo solo che lo sbagliato che debbo ricevere non sia decisamente insopportabile. E comunque lo so quando ci si deve fermare. Non torcerei e non torcerò mai nemmeno un capello ad una persona più debole di me… e ripeto, prendetemi pure per pazzo… ma sono stato profondamente sincero oggi.

Ah, sì, Niente donne, niente bambini! (cit.)

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