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Ucronie da correggere

Ecco, quando uno dice… eh ma io sono un filantropo! Sì, ma ce ne vuole, di coraggio, intendo. Non modifico un post che avete letto da poco e che si lodava sulla mia vittoria su FB. Da qualche parte, qui, avevo scritto che zucchinborgo non dovrebbe mai mettersi a ciurlare nei manici di persone che non conosce rievocando come spiriti maligni i ricordi. Massimamente quelli di storie andate, passate, svanite. Oh, invece lo stronzo che fa? Si inventa la funzione ricorda e… vabbè, ricorderete anche voi la vicenda! Oh… scopro poi, da qualche parte la settimana scorsa, che una nuova funzione di FB prevede che cosa? Se non lo sapete fate finta di leggere quindi a fanculo voi e la razza vostra.

Prevede che tu cancelli una relazione e FB automaticamente rimuove tag e tutto dai tuoi contenuti condivisi insieme, per essere sicuro di non farti provare, domani, esperienze negative. Prevede anche che la relazione tu+ex si cancelli automaticamente in modo che per tornare amici tu o ex debba richiedere l’amicizia.

Beh, io tutto contento dico: “Ho vinto!”… manco per il cazzo! Perchè queste modifiche non sono assolutamente retroattive… e, per dire, FB continua a mostrarmi ricordi che io non voglio vivere, non voglio vedere… non per chissà quale ragione… per fastidio! E perchè mi appaiono di un “inutilmente ironico” pauroso! Mi sono detto: vabbè, la battaglia l’hai fatta per gli altri, visto? Hai portato un raggio di sole nella vita di tanti che da oggi si lasceranno e non vivranno più proprio più esperienze negative.

Mi sono detto… “Mi sarei anche rotto un pochino il cazzo di fare sempre per gli atri… io c’ho le cose mie da fare… ma lo sapete a che ora mi sono svegliato stamattina? Alle 7 meno un quarto! Oh, menunquarto! La bambina ha vomitato l’anguria nel cassetto dei calzini oh!”.(malincocit.)

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Vedi, tante volte, pensi di far del bene…

Come l’invenzione di Zuccainborgo e dei suoi schiavi, che non avendo altro da fare hanno massimamente considerato l’eventualità di inserire la funzione “Ti ricordi?” nella homepage della tua bacheca. Alle volte non si riflette mai abbastanza sui rischi che si corrono ad aprire le scatoline catalogate come passato, nella testa delle persone. Facebook a volte si riesce a protestare incredibilmente più propenso alle gaffes di quanto io non lo sia. Ed io sono un proverbiale gaffeur. Oltre che “Cortese come il Mortellaro” potrete dire “Gaffeur come il Mortellaro”: io non mi ci offendo punto! Due proverbi sono massimamente attendibili e sono in virgolettato qui sopra; non li ripeto nemmeno se repetita iuvant. Sono pigro. E incazzato.”Ti ricordi?” Ed a me viene in mente che tragicamente non efhifhte una memoria fhtomatologica… e che “Ti ricordi?” ripetuto insistentemente è una cosa bellissima che sta dentro un film bellissimo che si chiama “Palombella rossa” e che è metafora dello smarrimento del militante comunista contemporaneo (nel 1990) di fronte alla polverizzazione di una certezza granitica come il Muro di Berlino. “Ti ricordi?” – “No, non mi ricordo, forse non voglio ricordare… davvero eravamo così? Dicevamo queste cose? facevamo tutto quel che tu dici dovrei ricordare?”.

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Perchè Facebook stamattina, come se non bastasse il risveglio con addosso la peste influenzale, mi ha anche ricordato di una cosa bellissima successa esattamente cinque anni fa! Facebook in questo è infallibile. Io stesso, mentre ve ne parlo, stavo scrivendo “più o meno cinque anni fa…”. Invece no; più o meno un  cazzo! Esattamente cinque anni fa. “Guarda cosa postavi, esattamente cinque anni fa!”. E mai che ti ricordi una boiata. Mai che ti ricordi una fesseria immane che avevi scritto. Mai che ti dica: “Cinque anni fa hai scritto: La rana caca verde!”. La rana caca verde è l’espressione che dialogicamente uso per dire: “Quella che segue è una stronzata senza senso e di solito la uso quando voglio testimoniare per esempio che nella società odierna qualsiasi peto ha dignità non solo e non semplicemente perchè è un peto ma perchè è un peto detto e scritto da qualche parte ad uso e consumo del mondo che lo legge e ti scopre vivo inquanto medium di questa stronzata veicolata e social unificati…”. Cinque anni fa non dicevo “La rana caca verde!”. No cinque anni fa postavo foto splendide di ritratti bellissimi fatti. Monomaniacalmente ad una persona.

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La funzione “Ricordi?” su Facebook è l’essenza stessa del throat-fucking o del gola profonda a seconda del vostro grado di anglofonicità. Nuovi lettori e nuove lettrici non scioccatevi di questa propensione all’uso della pornografia e delle pratiche pornografiche per spiegare il mondo… qui è assolutamente normale e sociologico. Non c’è niente di male. Esattamente come la pratica su detta, che altro non è che una fellatio molto ben insistita e se non avete confidenza nè con l’inglese, nè con l’immaginazione del leggere oltre le righe quel “gola profonda” nè con il latino… quella pratica è quella di un pompino drammaticamente insistito fin quasi a soffocare la “concedente” – che poi alla fine si comincia che lei dovrebbe concedere e si finisce che tu non ci ragioni poi tanto e ti vai a prendere tutto, ma proprio tutto, al limtide dell’omicidio colposo. Non si muore. In dottrina morti da throat fucking censite non ce ne sono… nel ricordarvi questo, vi dico comunque don’t try this at home… o almeno divertitevi in sicurezza. E la funzione “Ricordi?” è un throat fucking perchè all’inizio ti sembra bella come cosa, ti sembra eccitante andare indietro senza che tu lo abbia chiesto, subire, essere completamente in balia dell’altro in un rapporto in cui il tuo piacere non è fisico ma assolutamente mentale. poi ti accorgi che all’altro di te frega molto poco, molto pochissimo… e che l’esperienza è tutt’altro che piacevole ed allora o sbocchi oppure ti sembra di finire affogato e sei lì semplicemente a chiederti: ma quando la smette? Io tutte queste cose sul throat fucking non le so per esperienza diretta, nè subita nè agita… sono solo una persona molto intuitiva ed empatica.

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Questo non è un post nostalgico, sia chiaro a tutti. Questo è semplicemente un post sulla opportunità di certi atteggiamenti sociali. E di certe funzioni. Io posto ogni giorno, da ormai quasi otto anni. Qual’è il criterio con cui Facebook richiama il mio passato scegliendo quale cassettino di quale anno aprire? Perchè non ha scelto la vigilia della befana dello scorso anno? Avrò detto o fatto qualcosa… no, quella di cinque anni fa! Sarcasticamente puntuale come le bollette di Equitalia n scadenza! Non si va indietro oltre cinque anni. Nella funzione ricorda i ricordi appaiono autodistrutti a far data prima dei cinque anni. Una tabula rasa che ricorda lo svuotamento dei fascisoli fiscali all’ora x. Del resto, dietro Facebook ci sono algoritmi precisi e metodici come ragionieri del primo piano, non cuori. Se tanto mi da tanto, con questa consapevolezza, devo corazzarmi per i prossimi due anni, perchè il biennio 2011-2013 fu quello che considerai massimamente più carico di belle sorprese della mia vita… è dunque molto probabile che i post che “l’algoritmo contabile dei ricordi” mi farà ritornare in mente senza permesso saranno quelli più amari da mandar giù, allora densi di belle speranze e bei sentimenti tutti infranti… a livello professionale, emotivo, sentimentale. Il 2020 sarà un anno carico di ricordi tristissimi. Il 2020 riguardando indietro potrò dire: “Cazzo che passo in avanti ho fatto… guarda che cosa brutta e triste e contrita che ero!” e per questo sarò misterisamente felice, nel constatare che invece di grattare, al fondo ho puntato i piedi e sono risalito. Lentamente, per evitare embolie, trattenendo il fiato e facendo uno sforzo di più per farcela col fiato. Il 5 gennaio del 2021 Facebook farà in modo di ricordarmi che ho riflettuto su quanto inopportuna fosse la sua funzione. Il giorno dopo, quella riflessione, ciascuno di quei momenti, giorno dopo giorno, “andrà perduto nel tempo come lacrime nella pioggia” (romantica la suggestione del monologo finale di Blade Runner). Allora davvero avrò toccato con mano quella che è la digitalizzazione dell’esperienza, la digitalizzazione del ricordo, in questa realtà alternativa e digitale che è la mia seconda pelle. Quando indossiamo la seconda pelle, resettiamo le memorie ogni 5 anni. Meno smemorati di un pesce rosso che ha il c:format tarato ogni tre secondi.

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Apro una petizione: “Con questa, noi utenti Facebook sottoscritti protestiamo il nostro diritto a scegliere cosa ricordare, a poter avere a disposizione nella barra delle impostazioni una casella di spunta che ci permetta di scegliere il range dei ricordi rievocabili, ad avere la possibilità di ritenere ricordi di più antica memoria, ovvero a dimenticare tutto. Noi sottoscritti…”. Oppure apro una sottoscrizione a premi per poter maltrattare con proverbiale cortesia e tagliente sagacia l’algoritmo contabile dei ricordi ogniqualvolta, svegliandomi, sulla tazza del cesso, io debba aver a che fare con un ricordo che mi appaia sconveniente, inopportuno, gaffeur. Chi ci sta?

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Biondoddio con quella che ci farei! Stagione 2. 2 di 5

Cara Delevingne è un complotto pubblicitario molto molto simile a Rihanna. E proprio come la celeberrima e super “Biondoddioconquellachecifarei” che canta “Umbrella” e “Diamonds” e tanta altra roba, appena uscita dalla matita, maledizione, si è innamorata di me. Cara Delavigne è il pericolosissimo crinale tra i tuoi trentasei anni e l’incoscienza dentro al basso ventre tuo e delle ragazzine sotto i ventiquattro anni. O ventitre, dobbiamo ancora stabilire la cosa. Cara Delavigne quando l’hanno disegnat per creare una protagonista delle pubblicità e delle sfilate le hanno detto: “Bella de zia tua, tu mo sappi che vecchia nun ce diventerai mai, che t’amo fatto ‘na magggia!”.

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E per rendere questa magia redibile fino in fondo le hanno disegnato in faccia una serie enorme di smorfiettine, di mossettine, di occhietti che con il mondo della moda e con le foto di moda e con la moda in senso stretto non c’hanno mai avuto a che fare punto. E quando l’hanno disegnata l’hanno dotata di una sorta di Immacolata Concezione della carriera. Perchè lei un posto nello star system e soprattutto un posto sulle passerelle e sui set già ce l’aveva. Che ti metti a disegnare una roba per poi illudere la gente che meritocraticamente questo angelo disegnato debba anche fare quella maschilistissima gavetta fatta di “tieni prenditi tutto quello che vuoi basta che il prossimo abito di punta a Parigi spetta a me!”. Sarebbero cose da Puglia Peggiore, cose da comunisti deficienti. Crei una alla bisogna e poi la metti a fare meritocrazia? Non ci credo nemmeno se la vedo ‘sta cosa. Cara Delevingneè stata disegna e creata così per salire già sulle passerelle da divetta.Ed è stata disegnata così per rimanere identica, sempiterna, immortale. E la cosa più bella, più incredibile, è che per renderla più vera e più credibile, a differenza di quanto fatto con Rihanna, Cara l’hanno sbagliata.

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Rihanna non ha i ciglioni crespi e da motozappare. Ed ogni tanto si dimentica anche di farsi i baffetti. Ebbene sì. Se lo può permettere. Le ragazzine non dovrebbero cerettarsi i baffetti, senò diventano ispidi. Non ha la lingua da serpentella maliziosa e biforcuta… Cara ha una splendida cotoletta milanese e proprio come una ragazzina, foto posate ne fa pochissime. O meglio, foto che sembrino posate. In posa ci sta sempre Cara Delevingne però le pose che tira fuori sembrano sempre le smorfiette delle sedicenni. Ok, esiste un prodotto fantasmagorico realizzato con le foto della Delavigne da John Hardy… ma quello è la fantastica eccezione che conferma la regola. E poi in quel set, in mezzo a quella sabbia nera balinense e quei vestiti tutti agnati, cosa c’avesse addosso prima mica si capisce.

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Cara Delavigne non può crescere, non può invecchiare. Cara Delavigne morirà quando strapperanno il disegno originale con dietro le istruzioni di lavaggio, stoccaggio, utilizzo. Prima ed unica regola: Cara non può crescere mai o dovremo farle baffetti e sopracciglia, dovremo cambiarle il guardaroba, dovremo pagare un arrotino per affilarle il viso ed un fisico per ritirarle su quelle tette che abbiamo disegnato per fortuna più vere e più grandi delle altre. Cara è perfetta così: Handle with care.

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Con Cara Delavigne purtroppo non posso uscire. Ho scoperto che mi riconoscerebbero in troppi. Allora ho già deciso che io e proprio io, novello Vallanzasca, con proverbiale cortesia correrò a rubare il disegno di prova di lei, quello vero. Il primo. Lo ruberò e lo terrò a casa, chiuso in un cassetto, solo per me. Come il Grido di Munch chiuso a chiave nell’armadio della stanza della nonna. Come gli anelli ritornati. Come “Domenica Italiana” ultima traccia dell’ultimo cd nel tuo lettore. E non per vergogna o per necessità… ma solo perchè mi ama così tanto che nessuno ci crede. E perchè tutti gli altri pensino a male… ma con Cara non puoi farci nulla… è una bambina.. non crescerà mai. Innocente, per sempre! Ma nessuno di voi crede nemmeno a questo! E se non credi non meriti. Nemmeno mia madre, che dice che ho le amiche immaginarie. No, questo Natale vado io a casa di Cara a giocare a Sospiro. La tombola Cara con te non la fa, mammina cara. Tu in Cara non credi. Nemmeno quando mi scrive dal suo profilo TI AMO sulla bacheca di FB!

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Ciao a tutti, immotivatamente sovrastimati sottoposti che seguite qui…

… poche righe davvero.. perchè si appressa il momento in cui a causa della carenza di materiale programmato ed a causa di un concorso cui devo partecipare con un elaborato scritto denso di contenuti che spaziano dal weird (ossia una certa forma di stravaganza letteraria) allo scifi (ossia il genere dei fantascienzi) al bizzarro (vabbè, fate voi) al surrealista (ma non alla Bunel, un po’ più 2.0) al dreampunk (che è quella storia per cui nelle cose normali ci entra dentro l’inconscio, le emozioni, i cazzinculogravissimi dei piccoli e grandi disagi dell’emotività umana) al mythpunk (cioè retrofuturismi fantasy ammantati di mitologia, dei semidei e pantheon vari)… si appressa il momento in cui Clockwork Orcas verrà sospesoper un mese. E non dovete farne una tragedia che torna subito e presto e davvero visto e considerato che il materiale redatto che voi non conoscetesarà in valutazione nel corso del prossimo mesetto.

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Ora, queste poche righe mi servono a lanciare una serie che sarà in onda qui tipo dal prossimo sabatoin sostituzione del celebre capolavoro che vi ha appassionati. Lascio la parola alla protagonista della vicenda, cioè la più che detestabilmente banale:

Clotilde Maria Bernadette.

“E niente, niente davvero, ciao a tutti e tutte, io sono Clotilde Maria Bernadette, ho sedici anni e sono la reincarnazione di una divinità psicopompa dei bei tempi che furono. Psicopompa è un parola che esiste; non invento parole. E adoro il puntevirgola. Il puntevirgola è amore puro, vero. Non lo trovi tutti i giorni e non devi sempre trovare una ragione per metterlo. Ah, sì, mi spiace deludervi… essere la reincarnazione di una divinità psicopompa non mi conferisce alcun particolare potere, tipo quello di uccidervi al cenno o di regalarvi, semplicemente dedicandovi un pensiero, settimane di cacarella e stipsi a targhe alterne. Perdonatemi e non infierite… alla mia bassa autostima provvedo solitamente di mio. Sì, non c’è virgola dopo Clotilde. Ho deficit di attenzione e grosse difficoltà a seguire un filo logico. Lo trovo noioso e terribilmente non banale per la mia età. Fino ai dieci anni ho assunto scrupolosamente Ritalin ogni mattina. Senza particolare giovamento per i miei deficit di attenzione. Vi prego non incolpate per questo la marjuana o l’hashish: soffro di disturbi di ansia e di panico, fumare mi fa male.
Sì, firmo per esteso, non c’è virgola quindi firmo per esteso. Sì, odio i miei genitori, ma la firma a cui mi hanno costretto è solo un dettaglio.
Ho smesso di fare sesso da un anno e tre mesi, complice un inizio incosciente e precoce. Ho smesso con il Rivotril da sei mesi, ma non ho voluto confrontarmi a proposito con mia madre. No, i miei purtroppo non sono separati e questo fa di me, mio malgrado, una persona quasi speciale. Sì, i due di cui sopra, purtroppo, si amano. Ed affermano di amarmi, la qualcosa complica irrimediabilmente un po’ il tutto.
Per l’ansia, la regolazione del sonno e più in generale per i disturbi da stress, adesso utilizzo feniletilamina – per cortesia non chiamatela riduttivamente extasy, non vado in discoteca – mentre per le crisi di panico ed in generale per un corretto controllo del tono dell’umore Paxil o Paroxetina (il generico). Potete seguirmi sulla mia pagina Facebook ma non potete richiedermi l’amicizia. Sì, bravo, te ne sei accorto? Non ho amici associati al mio profilo. Mi chiede che senso ha, signora? Solo quello di protestare con enorme banalità il fatto che mi sia dovuta inventare questa cosa per far dire a tutti che sono diversa.
Non avere FB sarebbe stato indiscutibilmente molto più banale.
Non perdete tempo con Whatsapp perchè, onestamente, l’ho disinstallato dopo sette ore dalla prima assunzione. Sì, è vero, potete trovare miei profili su una serie di siti di incontri a pagamento. Credetemi, vi giuro, ci ho provato ma non è tecnicamente andata bene. Attualmente mantengo quei profili attivi nella speranza che un giorno la gente smetta di dirmi che splendido sorriso ho, presentandosi con un messaggio preconfezionato, sicuramente salvato da qualche parte nella memoria dello smartphone… un messaggio che è la replica della battuta dei casting.
Ah sì, picolo dettaglio. Sono assolutamente certa di essere un personaggio di fantasia. Sono fermamente convinta di non esitere nella realtà. Una serie enorme di dettagli me lo dicono. A volte mi sento incredibilmente evanescente, trascurata. Succede quando chi deve avermi inventata non pensa a sufficienza a me, alla mia vita, a cosa mi succede durante una giornata e più in generale al mio mondo. A volte, credetemi, mi sembra che tutto, intorno, non abbia senso e più generalmente non esista. Dare la colpa di questa condizione alla solita crisi adolescenziale, però, mi sembrava banale. Allora mi metto in contatto con lui, col mio creatore, che sogno baffuto, tatuato, di una ventina di anni più grande di me… e spero con tutta me stessa che di rimando lui pensi a me. E mi faccia fare, dire, pensare qualcosa di diverso da quello che scialbamente io penserei, direi, farei. Sì, d’accordo: sono su quei siti di incontri solo perchè spero ardentemente che, un giorno, prima del mio diciottesimo compleanno, qualcuno mi scriva: “Ciao Clotilde Maria Bernadette, sono il tuo creatore e mi arrapi da pazzi. Che ne dici di un caffè?”. Un creatore immaginario fa indiscutibilmente più figo di un’amica immaginaria, andiamo. Soprattutto se vuole portarti a letto!

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Applichiamo adesso il modello erotico del “Vedo e non vedo” a…

Da che erotismo è erotismo… cioè da quando imparando dai bonobo e dagli scimpanzè abbiamo capito che pestare il vicino di botte magari in compagnia degli amici ci aiuta a scaricare i nervi e fare pace con la giornata storta… ma anche che giocare col vicino a telo, melo, glielo è ancora più meglio assai… abbiamo imparato che ancor più della meccanica, è tutta una questione di chimica. Cioè, per capirci.
Giocare solo a telo, melo e glielo… o anche a selo, visto che l’amore che ti dai da solo è il più migiore ma di meglio assai che c’è, visto che come abbiamo più volte detto: “Ti puoi fare Claudia Schiffer e dirlo al tuo amico di pippa… tanto lui si fa Randy Ingerman #perdire”… giocare a tutte queste cose di dentro e fuori e bagnato e asciutto è di sicuro bello… ma è terribilmente più interessante quello che succede prima – dopo no, di solito sigaretta e tutti a nanna oppure sigaretta a tutti a casa… sempre dopo le salviettine igieniche – o al massimo durante dentro la testa di ciascuno.

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E quando i professoroni sono andati ad aprire la testa di qualcuno per vedere che razza di Salottino – storico cinema porno barese – si facevano quelli che giocavano nel loro proprio cervello, hanno scoperto che molto più dei muscoli, quelli che si attivano, o meglio, che fanno attivare i muscoli, sono i recettori. A meno che tu non sia una bestia che si accoppia ad ogni comando e che ha erezioni indipendentemente dal contesto… (tipo che ne so dal barbiere, durante una camera ardente perchè sai sta cosa delle cose che scottano, guardando Domenica In perchè quell’In…) solitamente qualcosa ti predispone ad “alzare la testa” o “schiudere al mondo le persiane” (femministe femminucce… citte tutte… al mondo è inteso comunque con chi dite voi non con tutti!). Quel qualcosa può essere un odore (non per forza e solo la puzza dei piedi o delle ascelle… magari quel particolare profumo della pelle che è come un’impronta digitale e ce l’ha solo lui o lei… e non è detto che sia un profumo che ti piacerebbe obiettivamente… ma lo hai sentito quando un trasporto forte ti prendeva e sei fregato finchè non senti il prossimo profumo diverso provando lo stesso trasporto o magari – si spera – un poco più forte). Quel qualcosa può essere un dettaglio (#perdire un neo di una forma particolare o in un posto particolare e non per forza le manette, le palle rosse con le corregge di pelle, i perizomi o le mutande della nonna… quei particolarissimi tacchi anatomici per usci creativi e compagnia cantante). Quel qualcosa può essere anche solo il corto circuito tra quel che vedi e quel che immagini.

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Quando giochi a telo, melo, glielo… non tanto quando fai selo… tantissimo quando vorresti giocare a velo… ma non si è sempre così fortunati da poter constatare che in due è amore, in tre o più è una festa… una delle cose più belle del mondo quando giochi a telo e melo e glielo è constatare con enorme piacere che quel che vedi ti eccita, ma quel che devi ancora immaginare, pregustando nella speranza che quella cosa ti venga poi data, offerta anche solo alla vista, è ancora più meglio assai! E quel vedere e non vedere diventa l’ossessione per cui, se vuoi farti un selfie d’amore a casa (che fuori sono atti osceni in luogo pubblico) alla crudele ti prendi un viedo di Tory nostra nazionale, te lo spari a basso volume che vuoi mai l’ottuagenaria vicina comincia a chiamare l’esorcista del condominio, e il lavoro è presto fatto. Allzi lì la testa, ti presenti pronto impettito al presentat arm… e vai giù di bolina. Se invece il selfie te lo vuoi fare con una esperienza diversa scegli – per dire – Tinto Brass o i “Capolavori del Proibito” di Panorama (metà anni ’90, collana di VHS con confezione cartonata rossa…) tipo #perdire “Il postino suona sempre due volte” che c’è un trombatone di quella grandissima cougar di Jessica Lange con un arrapatissimo Jack Nicholson che rinverdiscono un grande classico di ogni numero di “Corna vissute” che si rispetti, cioè il sesso della casalinga con ogni maestranza di tipo maschile che capiti per casa (idraulici con battutacce comprese).

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In quel caso il selfie attiva con sè non già un campionario delle prossime attrezzature ginniche da utilizzare per presentarti non solo fantasioso ma anche prestante al prossimo melo e telo e glielo… ma anche tutta una serie di scoperte su come funzioni, su quel che ti piace, su quel che ti accende ancora più meglio assai dell’ultima volta… che tipo avete giocato al dottore “…ma non vale il gastroenterologo, amore! E non farmi fare l’infermiere!”. E ti scopri ogni giorno diverso. E di sicuro la coppia ne beneficia, che il melo e telo non è più la routine pantofolaia ma diventa tipo scoparti sul divano di casa di fronte alla finestra che si apre sulla locale Times Square che fa molto Tokyo Decadence. “Perchè io so’ chi so’ io… e voi nun siete un cazzo!”.

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Oh… il vedo e non vedo funziona anche coi tag di facebook, con le modifiche sulla privacy, con tutta una serie di pronti ammenicoli che Zucchinborgo da Harvard ci ha regalato, fornendo il suo social network dei più migliori ritrovati della tecnologia stealth. Il problema è che Zucchinborgo non è Satana… e comunque anche se lo fosse… di pentole ne ha preparate moltissime… ma si è dimenticato tutti i coperchi. E quindi ogni tanto, ciclicamente, qualcosa che qualcuno voleva tenere nascosta salta fuori. Facebook non ha rovinato le persone… Facebook ha rovinato codardi e bugiardi. E succede che tu vedi e non vedi… e quello che non vedi – misteriosamente ma mica tanto – ti attira comunque più di quel che vedi. E attiva dentro di te i lati migliori e più salutari. Ti fa scoprire quanto sei intelligente. Ti fa capire ancora una volta di più quanto sei innegabilmente superiore a tanti altri. E ti fa dire che la tua mania di leggere al fondo le istruzioni e le clausole contrattuali fino in fondo – possibilmente sul cesso di casa mentre fai la cosa che sulla classifica delle cose più belle del mondo viene per seconda dopo Mangiare e prima di Dormire (quarto classificato scopare) dopo aver imparato da anni a memoria meglio dell’avemaria i bugiardini dei tampax – a qualcosa serve. Perchè sai dove andare finalmente a vedere quello che tecnicamente è nascosto sotto il velo del non vedo. Per dire: c’era quel benedetto fiocchetto proprio lì sul perizoma dove credo di averlo intravisto dal velo semitrasparente del babydoll che le regalai anni or sono?

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Sì, l’avete capito… a me eccita il gioco del vedo e non vedo… perchè so che tanto di vedere riesco sempre a vedere!

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