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E se per una volta parlassimo di gang-bagn emozionali?

Rovesciamo la prospettiva in questo settegennaio che sa di primo giorno di scuola dopo le feste. Rovesciamo i punti di vista proprio oggi con un post che è programmaticamente ucronico… e che sposta altri post in altri posti. Per farsi strada ed esserci, in tempo, per la campanella del primo giorno di scuola del 2016. A letto presto, sveglia presto. Il tempo di finire il post.

All’anno nuovo non ho chiesto nulla, non ancora. Mi sento un alieno a non averlo fatto. Allo stesso tempo la banalità mi fa sentire alieno da me stesso. Sono strattonato qua e là. Che fare? Io lo so che fare. Chiedere, perchè chiedere non costa niente. Ma non chiedere nulla all’anno nuovo.

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All’anno nuovo non devi chidere mai nulla. E non solo per non sentrti adosso il puzzo stantio del sempre troppo banale. Le domande all’anno nuovo sanno di cantina, di mercato delle pulci, di abiti e accessori militari usati messi sulle bancarelle alla festa patronale. Non è solo perchè non sei banale, che non devi chiedere nulla all’anno nuovo.
E’ una questione di orgoglio, di volontà. Non voglio sia qualcun’altro o qualcos’altro ad avere il controllo su quello che mendicando mi arriverà tra le mani nell’anno venturo. No!
Ho smesso di mendicare. Non m’è piaciuta la versione piccola fiammiferaia che ho dato di me, accucciato, scialleinspalle, il sorriso malinconico di Oliver Twist e… “Please Sir, can I have some more?”.

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All’anno nuovo non ho voglia di mendicare nemmeno la salute. E’ scontata e banale. E per chi non crede come me, è ancor più una questione di culo e di responsabilità. Sì, imploro l’anno venturo di non farmi incontrare un meningococco… ma alla fine se continuo a ridurre le sigarette e continuo a ridurre i caffè e riesco a controllare meglio il sonno, di sicuro sto meglio. Non è un regalo dell’anno venturo. Non m’arriva impacchettato il kit “fumamen-dormiben”. Non hanno inventato ancora i cerotti alla caffeina. E i pocketcoffe non sono una alternativa valida e salutare, ok? All’anno nuovo chiedo la cortesia di non farmi inciampare in untori ed appestati… ma nulla di più. A me, nel prossimo anno, provo a chiedere un pochetto di denti stretti in più per dire un po’ più di no. Sigarette e caffè sono solo una questione di semplici no! I no… i no li dico io. Sono io a richiudere il pacchetto, sono io a lasciare gli spiccioli a casa. I no  non li stampa su cartoline precetto l’anno nuovo. No… Non t’arrivano a casa.

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Quante volte ho letto la parola serenità in questi primi sei giorni? Tanto da leggerla ormai con ansia. La serenità di, la serenità per, la serenità in… la serenità è finita in un’orgia di preposizioni semplici ed articolate… e s’è perso il suo significato. Un “Chi l’ha visto?” anche qui, servirebbe… che ci dica che fine ha fatto il significato proprio di una parola così placida e tranquilla, così anestetica. Come si può trattare con questo palese disonore il significato della parola serenità? Come si può essere così irrispettosi con una parola così pacata ed inoffensiva? E come si può essere così tanto tristi e così tanto contriti da non accorgersi che si sta chiedendo solo una anestesia, di quelle forti e potenti? Serenità non ha colori, come l’acqua. Neutra, neutra in tutto. Stai ben sicuro che non sarai triste o agitato, ma sta ben certo, non ti solleticherà la schiena, non salterai sulla sedia nè per piacere nè per paura. Non ti batterà forte il cuore, niente farfalline nello stomaco, niente cazzinculo (gravissimi o meno) vero, ma nemmeno cuoringola.

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E davvero? Dite davvero? Un cuoringola, le farfalline, i salti sulla sedia, uno al giorno, magari, non valgono qualche sbuffo? Davvero meglio il piatto d’un elettroencefalogramma piatto? Davvero meglio il mare una tavola, con l’acqua che non si muove? Le onde… le onde non vi servono? Le avete mai viste le onde? Le avete mai fiutate le onde? Le avete mai prese le onde? Cercate, inseguite, tuffandovici dentro mentre arrivavano? A siluro? Col cuore in gola di bimbo piccino stretto da mani forti di babbo grande che ti tengono forte seduto al quasi sicuro e ti fanno gustare l’onda che arriva e a te bambino sembra enorme e poi si schianta, si frantuma ed a te arrivano solo spruzzi e ti bagni ed è bellissimo lo schianto il rumore il gelo pungente, la paura scampata, l’abbraccio di un padre… e cazzo il cuore in gola e sei felice! Quando l’onda ti cresce davanti sereno non lo sei per niente. Nemmeno nell’abbraccio di un padre. Nemmeno alla trentesima onda. Quando l’onda si schianta e ti bagna e ti doccia e ti ghiaccia, sereno non lo sei per niente. Felice, scampato, piccolo Achab in culo alla balena!

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Tenetevi pure la serenità di mari a calma piatta. Tenetevi strette le linee piatte degli elettroencefalogrammi piatti dei cuori anestetizzati e dei cervelli che non si svegliano. Tremate ogni volta che bussano alla porta inaspettati: “E chi sarà?!”. Io esco, esco di casa. Voglio gioire, voglio godere… e non è certo al prossimo anno che io debba chiedere il permesso o mendicare appuntamenti.

Voglio sentire un orgasmo nel cuore, nella schiena, dietro la nuca, lo voglio ogni santo giorno. E voglio dedicare ai giorni che verranno quel pezzo odiatissimo, odiosissimo di Kurt Cobain: “Rape me!”.
Eccole le gang bang… non malinconiche, Biondoddio, non malinconiche. Non voglio malinconia. Preferisco pugni in faccia, emozioni forti, emozioni che mi buttino sul letto, mi leghino tra le lenzuola, senza farmi muovere. Mi possiedano, si lascino possedere. Gang bang emozionali. Tutte assieme, su di me e poi sotto di me. Voglio sentirle dentro, voglio sentirmi dentro di loro. Disordinatamente, senza logica, senza altra logica se non quella di godere.

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Non voglio aver paura di venire dentro, dritto dentro al cuore di ogni singola emozione. Puntar, mirar, godi! Voglio godere dentro la vita, col cuore in gola. Senza pensare alla vita, prendendomi tutto, con la paura che domani io non abbia la stessa fortuna, che la caccia domani sia magra. Senza controllare i muscoli, senza rallentare i ritmi, senza trattenere i pensieri. Per una volta me ne frego, se ci godo solo io! Non è una questione di merito: godere e gioire non sono esperienze che si guadagnano. Si arraffano, si prendono, si vivono. All’anno prossimo non voglio nemmeno chiedere scusa, se non chiederò il permesso!

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E quindi, niente, no, non va tutto bene, ma il post di oggi è brevissimo perchè ci sono concetti non miei che io ho fatto miei con un plagio imbarazzante che non puoi tradurre in tante parole ma vanno contenuti in poche semplici frasi che fanno più o meno così…

L’Amore, che tu ci metti la maiuscola ma poi alla fine è come tutti gli altri amori con la minuscola, l’amore è tipo quella cosa che succede quando tu non sei mai andato nel paese che si chiama Felicità ed una ragazza che a te piace tanto – non ai termini del “Biondoddio con quella che ci farei…” ma tipo in modo pure più profondo (che qui vi potrà sembrare impossibile ma si può, anche da questa parte del monitor) – ti dice:

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“Oggi ti porto nel paese che si chiama felicità! Però guida tu!”. E tu sei lì che guidi e sei sempre più felice e dici tra te e te: “Che bello sto andando in un posto che si chiama Felicità! Evviva!”. E mentre guidi non stai attento alla strada che stai attento alle cose che ti dice lei e nemmeno, per dire, alle sue autoreggenti o alla sua scollatura. E quindi, niente, quindi no non va tutto bene perchè tu sei lì che ascolti e la strada la guardi solo per le curve e gli stop delle macchine davanti a te – che nel paese Felicità si va di notte quando tutto intorno è buio e non puoi vedere nulla di quel che c’è intorno, così non ti ricordi come ci si arriva… – e non sapresti tornarci, ma tanto che ti frega, c’è lei che ti dirà sempre la strada. Ed arrivi in questo paese che davvero si chiama Felicità e tu sei felicissimissimo. E poi arrivate nel centro della piazza di questo paese e tu non sai come ci sei arrivato e dici: “Chi se ne frega, tanto c’è lei che sa la strada per tornare…” e le dai le chiavi della macchina perchè tipo ti impicciano nei pantaloni e ti fanno la forma e invece tu vuoi essere bello e impeccabile vicino a lei e…

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E niente, hai fatto la cazzata della tua vita. Perchè quel posto si chiama davvero Felicità, ma tu dove sei non lo sai nemmeno per l’anticamera del cazzo o del cervello. E tu sei lì che sei fermo in fila tipo ad una bancarella a comprare – non sai nemmeno perchè anche per lei – due panini con la porchetta e tutto quel biondoddio che ci può stare di sottoli e sottaceti e robe grasse e pensi che la Felicità è pure un’imprevedibile e radicale modifica delle abitudini alimentari… e poi paghi e con fatica ti infili il resto nella tasca tenendo i panini in una mano sola con l’olio che ti cola ma chi se ne frega, sei nel paese che si chiama Felicità e sei felicissimo pure sporco in quel modo di merda e torni dove lei ti aspetta…Featured image

E niente, lei non c’è più.
E non ci sono più le chiavi della tua macchina.
Che anche se ci fossero sai che risate? Non sai dov’è parcheggiata.
E niente non sai nemmeno qual’è la strada, ad avercela la macchina, per tornare indietro.
E tu sai che la festa finirà, intorno. E tutti torneranno a casa:
E questa Felicità da vivere tra poco da soli senza chiavi della macchina e senza saper tornare alla macchina e senza saper tornare a casa sa tanto, ma proprio tanto d’un cazzinculo gravissimo!

Bisogna sempre stare attenti alle maiuscole usate con la parola Amore!

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Oggi è il giorno più di Merda dell’Anno! Che poi dovrebbe essere un post in cui si parla di buoni propositi prima della scadenza…

Di cosa sia la vigilia e della sua valenza ne abbiamo già parlato il giorno 24 dicembre e dovrei mettere un richiamo alla pagina ma non lo faccio eppure è di questo che parleremo oggi.

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Oggi che è Antivigilia… quindi un giorno in cui si attende un giorno in cui si attende. Quello che aspettava Godot, quando si è inventato la storia di quelli che aspettavano Godot, pensava al 30 dicembre.
Il 30 dicembre è un giorno di Merda. Se poi voi siete anche di quei pervertiti che vanno in chiesa come perversione e che quindi guardano il calendario per sapere a chi fare gli auguri, sappiate che nel 30 dicembre è stato concentrato un elenco di cosi dai nomi inutili… per cui difficilmente oggi romperete il cazzo a qualcuno costringendolo in uno dei 364 giorni a seguire a ricordarsi che dopo aver cercato il vostro giorno fortunato deve farvi pure gli auguri. E questa è una cosa che si chiama Onomastico.

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Il 30 dicembre non è buono nemmeno a fare gli auguri-pompino (che hanno la stessa funzione dei commenti-pompino ma non solo dentro i social bensì nella vita di ogni giorno). Il 30 dicembre non serve proprio a un cazzo. Anche perchè i buoni propositi, che sono il sale di ogni fine anno… che se arriva l’anno nuovo e devi ancora trovare i buoni propositi cominciamo proprio male, i buoni propositi si scrivono il 31.

A me però quelli che non servono a un cazzo mi stanno simpatici… a meno che non mi pesino sul portafogli o non si droghino o cose così. Quindi ho deciso che i miei buoni propositi per l’anno venturo li scrivo oggi e traccio oggi una riga… che domani sai che palle farlo? Domani so già che scrivervi.

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Allora: i miei buoni propositi, cioè quello che tecnicamente da un cinico di merda ome me non ti aspetteresti perchè dice che io non credo in niente nemmeno nel nichilismo sono quelli di:
– Spiegarvi domani cosa significa “Annonoviano” e “Annonoviesimo”… perchè giustamente si fanno gli auguri se si crede in qualcosa… e io credo molto nell’anno nuovo, appartengo a questa religione… solo che sono un pessimo praticante molto credente. Ah sì questo non vale perchè domani non è anno nuovo…
– Scrivere e completare: “Volevo vivere felice… poi m’è scappato da cacare”.
– Scrivere e completare una raccolta di racconti brevi, stronzi, surreali, cattivisti e pure un poco zozzi… dal titolo ancora non lo so…
– Controllare lo sfintere anale e farmi scappare da cacare il meno possibile.- Imparare a dire No! (e qui si sputtana quell’aura di cinismo? boh forse sì ma essere sinceri è un buon proposito che ho fatto e che sto rispettando più o meno sempre).

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– Aumentare la viscosità di questo blog, cioè mettere il link quando cito un post precedente così gli stronzi che passano a leggermi incuriositi cliccano ed uamnetano il numero di pagine visitate e questo diventa un blog vendibile anche come prodotto commerciale… non provateci a copiarmi, stronzi, i vostri blog commerciali non lo sono nemmeno per il cazzo.
– Scrivere con meno parolacce e con uno stile più aulico (per ricordasrmi di essere un pessimo praticante dell’Annonoviesimo” devo sempre mettere cose che non farò,. tipo quando dici “Essere sempre preparato all’interrogazione, non fumare più le canne, smettere di fare i bocchini a tutti quelli che mi fanno gli occhi dolci nel bagno del bar dove vado…”).
– Tenere educatamente lontane le persone nocive.
– Spiegare educatamente che sono un essere umano e come tale vado trattato senza troppi scossoni. Se uno lo hai spiegato bene e non capisce, scuoterlo forte tipo calci pugni pietre e mazze e questo si chiama legittima difesa.
– Scoprire il segreto di quella cosa che si chiama felicità, senza dare le chiavi dell’auto che hai guidato per arrivare lì a nessuno… che finisce sempre che ti ci lasciano solo in quel posto, senza nemmeno la tua macchina e tu che non ci sei mai stato ti spaventi perchè a casa non sai tornare.

Niente, in buone parole e in poca sostanza… ecco tutto.

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Ah, sì… il collegamento alla pagina del 24 non lo trovate. Non ora… vale dal prossimo anno!

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