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Biondoddio con quella che ci farei – 2.3

Il momento di lei doveva arrivare. Esplose in una casella di posta sgangherata per chiedere se fosse vero che mi chiamavo Gianni. Esplose chiedendomi se quel che cantavo era vero. Le dissi di sì, mentendo, perchè curiosavo nella sua vita chiedendomi chi fosse, da dove venisse. Ci affezionammo, ci innamorammo di quel che dicevamo e scrivevamo. Ci promettemmo che mai ci saremmo visti. Ci bussammo sulla spalla in un aeroporto. Poi nulla fu più come prima, come l’Undicisettembre. O come Mio Fratello è figlio Unico… e non si sa ancora chi tra mio fratello ed io debba morire perchè l’altro, sopravvissuto, possa dire Unico del morto. Ci bussammo sulla spalla e ci amammo disperati giurandoci addio e rivedendoci altre dieci volte, riscrivendoci ogni minuto, richiamandoci ogni buonanotte. Ci dimenticammo di noi, quando capimmo che era tutto un gran bel film!

Ed in quel film, lei è la protagonista. La chiameremo come? Boh, non lo so, forse Cristiana. Cristiana che fa rima con Diana e coi Fiori, come Diane Fleri, che è lei, l’attrice di quel film e di quel momento. E’ l’attrice sghemba che muove sul palcoscenico una bellezza bruttina eppure inspiegabile. E’, semplicemente. E’ la storia a cui nessuno crede anche se la racconti mille volte… “Tu con una agente segreta?”… tipo così. Però c’era e c’è stata così forte che niente è stato più come prima. Diane Fleri, Cristiana, Cristina… non la conosce nessuno dove vivi, la leggono e la vedono solo nei tuoi disegni raccontati, nei tuoi discorsi girati a macchina da presa, nelle tavole che apparecchi per gente che non c’è e non ci sarà… sui divani a guardare la TV. E in un pomeriggio ti chiede con la faccina imbronciata: “Ti stai annoiando con me, vero?” e tu vuoi solo dirla che stai bene più di ogni altro momento del mondo. Ma lei non esiste per nessuno… a volte dubiti che esista, che ci sia mai stata… ma è passata, i quell’unico film. E tu hai pensato che non avresti mai più desiderato per un attimo o del tempo o tutta la vita, nessuno, così forte.

 

 

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Cioè che se poi ci ripenso bene…

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Pure questa attrice (Diane Fleri) è una Biondoddio… ed è una Biondoddio perchè io so che somiglia ad un pezzo importante della mia vita. E il cazzo è che questo film insieme non è stato ancora possibile vederlo… e a me piace tanto. Perchè tipo dentro ci sta tutta la contraddizione dell’evoluzione di uno che deve fare il cattivo per forza, insieme ad uno che deve fare il buono per forza… quando sono piccoli… e sono fratelli… e poi tempo dopo finisce che il cattivo per forza diventa buono per scelta ed il buono per forza diventa cattivo per scelta… (un po’ coglione più che per scelta perchè quella stagione l’hanno fatta ragazzi bravi ed intelligento che ad un certo punto hanno dato d’aceto)… ed è quello che stiamo passando all’incontrario io e mio fratello che ci staimo scambiando i ruoli ed il disilluso un po’ fascista sono ormai io… anche se lui fascista non lo è stato mai… e finisce che tra un poco lo vediamo condurre una colonna di blindati russi… di quelli ancora legati alle memorabilia del settantennio che fu…

E quindi sto film mi piace tanto per quelle cose… e mi piace tanto perchè c’è lei che mi ricorda tanto ma proprio tanto un pezzo della vuta mia, mi ricorda, mi ci fa pensare non mi ricorda che non è che è mai finito… e però sai qual’è il cazzo? Che io in quel film non sono e mai sarò Scamarcio. Perchè mi ritrovo molto più in Accio… che di mazzate ne prende dall’inizio alla fine ma è cattivo per scelta, cosa che non riesco ad essere, che non sono riuscito ad essere mai. E io in Accio mi ci ritrovo dalla testa ai piedi in quel film… e allora crepo d’invidia… perchè alla fine quella Biondoddio con quella che ci farei che sta in questo film a letto se la porta Scamarcio. Ed a quel pezzo della mia vita che mi ricorda anzi mi fa pensare a questa Biondoddio con quella che ci fafei Scamarcio piace. E pure tanto. E ne sono sempre stato geloso, io, di questa storia… ma proprio sempre e di più!

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Certe volte uno nemmeno pensa a quanto l’espressione “salvavite” sia davvero salvifica…

Ci sono persone che credono che la storia del “salvavite” sia superflua. Sono le persone che di solito poi, senza pensare a quanto sono teneramente comiche, ti dicono che non dovrebbero parlare al cellulare perchè “fuori c’è il temporale”. Sono le stesse persone che dimenticano di staccare l’antenna e la presa della corrente dove c’è il televisore… quando fuori piove e c’è il temporale. Ma dio buono… no, al cellulare non si deve parlare. Se fuori c’è il temporale.

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E così rifletti un pochino per caso su quante volte devi ricordare alle stesse persone che quelle calzature domestiche antiestetiche che tutti chiamano “crocs”, poi, tanto antiestetiche non sono. E comunque sono di una assurda funzionalità… soprattutto e mille volte di più quando devi asciugarti i capelli con il phon – con cui io personalmente non faccio un cazzo perchè sono skin – ma che, voglio dire, se fuori c’è il temporale e non si può parlare al telefono cellulare… forse non è nemmeno il caso di mettersi lì ad asciugarsi i capelli coi piedi nudi direttamente per terra… o peggio, convinti di essere isolati, con le ciabattine di stoffa o le infradito. E qui potrei aprire un capitolo sull’atavico odio per quel perizoma da piede che è l’infradito… massimamente il modello havajanas – quello che all’epoca mia si comperava al mercato – che ti abbandona nel momento del bisogno con il pernetto che salta. Io, che voglio dire gho ricevuto sani valori tipo la maglietta della salute in lana l’inverno ed in cotone in primavera ed autunno, pur detestando l’uscir di casa anche in estate coi piedi di fuori, tollero e comprendo, anzi incoraggio, l’uso di calzature corrette per utilizzi salvifici. Il top per asciugare i capelli sono le dottor scholls o comunque gli zoccoli in legno, da che si sa… il legno isola. Se proprio non si possiede una calzatura del genere, il suggerimento è quello di indossare scarpe o ciabatte con una suola in materiale isolante che abbia uno spessore consistente. Asciugare i capelli con i piedi in terra… o peggio, convinti di essere isolati, con ciabattine in spugna – che belle belle si sono prese la loro bella dose di acqua e quindi non solo vi tengono a contatto con la terra… ma a contatto con la terra con un bel conduttore tra voi e la terra… è di gran lunga più rischioso di parlare al telefono cellulare sotto la pioggia.

Piedi-nudi

Voglio dire… soprattutto se in casa uno non ha il salvavite!

Io a questa cosa c’ho pensato oggi, mentre collaboravo alla riorganizzazione del quadro elettrico del mio pub birreria. Guardavo e mi rendevo conto della “non” ridondanza di determinate protezioni. Se i salvavite esistono… se i salvavite li hanno inventati… un motivo c’è. E se scegli di proteggere ogni singola linea con un sistema di protezione salvavite… un motivo esiste… ed è solitamente quello di non saltare per aria se uno dei singoli elettrodomestici fa le bizze. Guardavo il fatto che il blocco che alloggia il forno ha un suo sistema di protezione e ne consideravo la assoluta utilità, visto che è una macchina che ha il suo bel da fare ed il suo bell’assorbimento. Poi consideravo i frigoriferi e le celle… stesso discorso. Valutavo come importantissimo il rimuovere un blocco – quello del motore dell’impianto di spillatura birra – dal blocco frigoriferi. Ad ognuno la sua protezione. Ad ognuno il suo sistema di sicurezza. Perchè non è ridondanza, si tratta semplicemente di un intelligente accorgimento per evitare che un danno alla cella frigorifera impedisca anche di spillare e viceversa. Quindi ogni cosa col suo sistema… ogni cosa con un sistema tarato per le esigenze di quella cosa che protegge… che non è in definitiva la vita tua, ma quella dell’eletrodomestico e per transfer la tua. Il frigo non sfiamma e tu non ci rimani attaccato morendo a tua volta in una fiammata.

Questo discorso, ovviamente, in senso metaforico, va esteso anche a quei salvavite emozionali che non permettono agli scossoni ed ai corto circuiti emozionali di prendere il sopravvento e farti sfiammare come un cerino spento per terra. Cioè, tipo, di fronte ad una emozione forte… scatta il relais ed il sistema, come si dice in gergo, va in protezione. E quando il sistema va in protezione la macchina non funziona più. E si spegne. Ma non è morta… tutt’altro. E’ viva, vivissima. Sta solo riposando per evitare danni maggiori. Esistono sistemi di blocco più o meno sensibili. Sistemi che prevengono solo il corto circuito ed anche sistemi che prevengono la dispersione ed il danno a terra. Ovviamente più cose prevengono più sono sensibili. Può capitare che due elettrodomestici vicini, magari giustapposti, magari cooperanti, vivano uno scatto doppio. Cioè prima scatta uno e la protezione di quello fa scattare il salvavite del secondo. Due scatti in rapida successione. Uno causato dallo scatto dell’altro. E si blocca tutto… e sembra una tragedia. Niente sembra andare più bene, tutto è fermo, tutto è spento. Ci sono solo due levette azzurre su due punti del quadro elettrico, che prima erano su e adesso sono giù.

Mi viene in mente un frammento del film splendido e tragico “La Stanza Del Figlio” con Nanni Moretti. Non so se riesco a trovarlo su youtube… (siamo tornati alla scrittura in presa direttissima)(e niente siccome non ce la trovo ve la racconto ma poi ho trovato un’altra scena bellissima che avevo dimenticato e mi ha fatto esplodere a piangere e dopo la postiamo per stasera!).
C’è Moretti che non si da pace perchè il figlio gli è morto e cazzo non gli è morto come tutti gli adolescenti stronzominchioni ci si aspetta che muoiano avvinazzati schiantati vicino al paraito con la macchina… ma no, facendo una cosa bellissima, facendo immersione che è il suo hobby… e becca un incidente del cazzo… e c’è Moretti che non si da pace e comincia a cercare un perchè… e quanto lo capisco Moretti ed il suo perchè… e scopre che il perchè è tutto in una valvolina di sicurezza… una valvolina, un pezzo che doveva garantire sicurezza… e invece ha funzionato male… e s’è portato suo figlio. E ripete alla Morante che nel film fa sua moglie: “Capisci? Una valvolina di sicurezza… un pezzetto piccolo così, un pezzetto di gomma e plastica piccolo così…”. Sì, la storia dei salvavite che scattano incrociati e fanno scattare via tutto e sembra che tutto si è rotto è una storia di pezzettini di plastica che vanno su e giù all’apparenza… e tu piangi, urli e strepiti… perchè un pezzettino di plastica o di gomma ha fatto quel casino. Poi ti siedi un attimo, rifletti… e capisci che cosa è successo davvero. E digerisci. E rielabori. Ed alla fine Moretti ci riesce… anche ad un dramma enorme come la morte del figlio trova una ragione, un perchè… non una serenità, certo.

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Bel casino, in questo caso, direte voi, i salvavite che scattano incrociati! No… niente di più falso. Ottimo, invece, ottimo ed abbondante… perchè questo significa che esistono sistemi di blocco in tutti e due i macchinari, che si garantiscono a vicenda. Certo è un bel cazzinculogravissimo sulle prime… perchè si sono bloccati non uno ma entrambi i macchinari. Ci vuole solo un po’ di pazienza… bisogna individuare il guasto del primo, poi mettere mano al primo, riavviarlo e ritarare il secondo. E’ del tutto evidente che il secondo macchinario richiederà più tempo del primo a riattivarsi… ma si riattiva… e tutto riparte come prima… meglio di prima. Perchè il guasto ha fatto capire che tutto funzionava esattamente come avrebbe dovuto.

Cimitero-Monumentale-Milano

Non esistono sistemi esenti da incidenti di sorta. Non esistono sistemi eterni ed infallibili. Per questo esistono in elettrica i salvavite… e tornando fuor di metafora ai sistemi di sicurezza così chiamati… consiglio a tutti, caldamente, di installarlo nelle vostre case qualora non lo abbiate. Soprattutto per non risultare idioti quando poi durante un temporale dite “No, a telefono non posso stare… c’è il temporale!”.

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