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Tedio domenicale… cioè recuperare un post che stavo per scartare nel senso brutto, nato poichè il titolo di ieri sembrava il rigo di un diario… e così…

Sul diario della scuola elementare io i compiti ce li scrivevo. Tutti. Ero metodico. Ero stato la dimostrazione provata e vincente ante animal-friendship che il “rinforzo positivo” è un efficace sistema di condizionamento psicologico. Scrivi bene, scrivi tutto, fai tutti i compiti, inviti gli amichetti. In Gallura dicono compagnetti. Credo diano giustamente un significato molto più diverso e profondo al termine amico. E mi dava al culo che quelli che io consideravo gli Amici con la A maiuscola non sempre riconoscevano il principio di reciprocità. Per cui non ci facevamo i regali tra amici. Non so se loro li facessero ai loro, di amici, i regali. Non ho approfondito.

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Perchè questo post abbia visto la luce è preso detto: quelli in stampatello minuscolo tradizionale, allineati a margine, erano robe che mi erano venute prima di scrivere il post di ieri perhè il titolo mi ricordava il diario. Mi sono reso conto che i concetti vanno espressi uno per volta e ho separato! Però tutta sta roba sui diari, che sono il bisnonno mai troppo dimenticato di postacci come wordpress, mi piaceva e non l’ho discardata, sperando voi la scarterete nel senso più bello del termine!

Sul diario della scuola media ci scrivevo cose su A.T. e poi cose su I.R. che venivano in classe con me ma una era animatrice dell’ACR, l’altra era figlia di immigrati statunitensi tornati al paese e se ne stava con tutto il gruppo dei ragazzi figli di immigrati statunitensi tornati al paese. Giocavano a baseball. Lei mi piaceva. Quelle cose mi spaventavano. Non se ne fece nulla. Anche perchè, allora come ora, con le coetanee o quelle più grandi di me non mi veniva bene. Ho capito di non vler essere un “trombamilf”… non mi ci vedo. Se avrò un figlio devo ricordarmi di mandarlo a scuola con un anno di ritardo. “Scusi, davvero, gendarme, ci perdoni: non ce n’eravamo accorti!”. Di sicuro niente primina. Che giochi, se proprio non può ciulare.

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Ammetto che oggi, in pieno di peste influenzale, in un martedì ancora abbastanza parecchio prefestivo, devo essermi svegliato rancoroso col mondo e col passato. Avrei bisogno di certo di uscire. Ma non sto bene, non sto affatto bene… e la prospettiva di dover uscire a prendere i miei dall’aeroporto mi sta accasciando parecchio. Vorrei già essere in pigiama, al netto della mia pelosa che VOGLIO far uscire io! Non voglio dirvi fino a quando è programmato il blog, non ci credereste. Credete a me, però… almeno cinque o sei post sono tutti di oggi. Non è colpa mia se non mi fermo più… anzi, temo ci sia come un bisogno compulsivo di finire la benzina.

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Sul diario di scuola superiore provai a scriverci i compiti. La cosa andò così: alle elementari mi condizionarono e tutto andò benissimo. Alle medie mi decondizionai riuscendo nello spettacolare capolavoro di ricondizionarmi all’ozio, complice una spiccata intelligenza pratica, una inarrivabile intelligenza creativa e soprattutto complice il fatto che in una classe superstimata di professori ci avevano messo dentro una serie invereconda di cialtroni. Vissi di rendita. Il concetto mi fu chiaro quando dal ginnasio passai al liceo, trasferendomi da un istituto paracorrezionale selettivissimo al liceo di paese.

… di fronte al timore d’ingiustificate punizioni, l’uomo tende a recuperare le capacità perse per ozio, pigrizia, scelte differenti, tornando a svolgere diligentemente le proprie mansioni in un ripristino completo delle forme condizionate in precedenza. Più forte è la convinzione che la punizione sarà dura e insopportabile, più rapido ed efficace il recupero…

Cosa c’entri con le note a margine? Non lo so faceva figo!

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Al ginnasio scrivevo tutti i compiti sul diario. E comunque rischiavo due materie fisse l’anno (laino e greco scritto). Ogni tanto mi concedevo ludiche decorazioni sul diario (falcemmartelli di sicuro più cazzute delle quercie che disegnava il buon compagno di banco P.M.) o pensieri sdolcinati in esametri jumbici per C.I. o S.C. (la ripetente che arrivò in quinta ginnasio… e che quindi aveva non uno ma due anni più di me, che di anni non ne avevo persi ed ero in vantaggio di un numero dispari: dal 7 al 9). Al liceo presi a scrivere troiate. Il primo anno. Poi non comprai più il diario. Non facevo i compiti. Non serviva. Mi ero perfettamente ricondizionato. All’ozio padre dei vizi. Cominciai a fumare. Mi feci pure uno spinello… stetti malissimo. “Basta con le droghe Robbie!” (cit.). Ah sì: maturità in sessantesimi: un 58 che sa ancora di vetriolo in faccia! Siccome traducevo aiutandomi con la mia spiccata intelligenza creativa ed il dono della comprensione del senso del pensiero… il mio prof. variava con me dal creativo 1 – – al generosissimo quattremmezzo. Agli esami non mi conosceva nessuno. Passo del desenectute di qualcheduno. 8+. Prima che lo chiediate, stronzomerdoni… ero al primo banco, di copiare non se ne parlava. Il compito più brillante dell’anno. E nessuno che mi chiedesse di copiare: chi cazzo ci scommetteva sui miei voti polari?

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Ma i diari per l’università servono? Solitamente si parte dal presupposto che tu sappia gestire da solo il tuo tempo… e i diari ti educano a quello. Quindi ti educano a divenire inutili. Io all’università compravo la smemo per scriverci sopra appunti ed altro. Smisi di prendere appunti e smisi di seguire. Le smemo sono rimaste una bella e sana abitudine… per scriverci sopra cazzate. Ah sì… è arrivato splinder e wordpress… ed ho pacchi di smemo da acquisto compulsvio da finalizzare a qualcosa.

Nel frattempo è arrivato il corso di alta formazione ministeriale e lì facevo cose un po’ troppo strane per finire a scriverci in un diario… la vita ha preso a correre un pochino veloce e confusa… e Hannibal Lecter mi ha spiegato che le persone serie, i serial killer seri e veri, un diario non lo tengono mai. Senò come tutti quelli celebri dei film, finiscono arrestati e non è molto edificante come roba!

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Le Tante Cose che bisognerebbe sapere prima di ascoltare un pezzo dal sapore adolescenziale.

E che ci vada il punto a fine del titolo non è antropologicamente corretto ma mi andava così.
Ci sono momenti e situazioni in cui sempre e comunque si è convinti che – come un aforisma – una canzone parli a noi e solo a noi narrandoci pezzi della nostra vita passata, spiegandocene il contenuto, spiattellandocene gli intrecci pagina prima di pagina manco fosse un giallo di cui il solito amico stronzo vuol subito descriverci minuziosamente il finale. E giù di spoiler… cioè ma di spoiler massivo… cioè tipo così!

S

P

O

I

L

E

R

E di tutta questa vicenda a ben guardare ne avevamo già parlato qui.
Ed il fatto che io sia un ucronico convinto vi deve aver sicuramente portato a chiedervi nel profondo dell’animo vostro non solo quanti refusi ancora troverete cazzeggiando su questo post ma anche e soprattutto se io – incasinando la programmazione – non stia per tirare fuori una verità sconvolgente che tutti vorreste vivere last minute piuttosto che low cost ed in largo anticipo.
Fate bene, esperimento riuscito… per il semplice fatto che la verità qui scritta è una ed una sola… non sappiamo, nessuno sa come andrà a finire.

Ma c’è una cosa che vi voglio dire, e fa il paio con qualcosa che sui Baustelle ho scritto qualche giorno fa… non so, chessò, tipo ieri o la settimana scorsa… una cosa che suonava più o meno come “Ne riparleremo ma… i Baustelle sono un romanzo di formazione ben riuscito!”
… quella cosa è un monito. Se avete la mia età, cioè quella indifenita porzione di tempo tra i 23 ed i 36… in cui tutti ti sembrano tuoi coetanei e soprattutto le pischelle di tipo 19 anni credono tutte tu sia abbordabile e su piazza… e si fanno i film anche se dici “Non senti guarda ti voglio un bene cane scopiamo a quel Biondoddio assieme ed hai ragione ma… non può esserci nulla tra noi per una serie di motivi tipo questa canzone…”… se avete la mia età – 36 primavere autunnali o 36 estati di cui 18 passate a vivere al mare e le 18 seguenti passate ad odiare il mare per overdose di iodio, bikini, biliardino e lattine di peroni – dicevo cazzo prima che le subordinate si impossessassero del senso della principale… dicevo… se avete la mia età ascoltate i Baustelle e soprattutto la casnzone “Cristina” con moderazione. Perchè dentro ci sta un cazzinculogravissimo dietro ogni angolo di strada… dietro ogni rima, ogni capoverso ed ogni verso di mmmerda. Ma forse a voi tutto questo effetto non lo fa e questo è solo il segno che quella canzone io non debbo più ascoltarla se voglio preservare un pochetto della mia sanità mentale. Perchè ci sta tutto un intreccio di nomi e onomastici che poi ti porta a pensare che quel testo sia stato scritto per te contravvenendo a quello che abbiamo detto pocanzi e cioè che gli aforismi sono da evitare e gli orgasmi da apprezzare.
Perchè il nome della dedica è un fantasma… ma il contenuto di quella dedica calza a pennello con un altro fantasma della mia vita. E, purtroppo, uno dei due fantasmi ha sempre affermato con radicale perseveranza di voler avere come nome proprio di persona non il suo ma quello di un terzo fantasma, il più ingombrante, il più grosso adesso.
E quindi niente… alle 6 di mattina di un uggioso e sobrio mercoledì ottobrino mi sento in dovere di mettervi tutti in guardia: se avete 36 anni… e tipo avete fatto Genova 2001 e Firenze 2002 e Cosenza 2002 ed un sacco di turismo politico e di vita di federazione con annessi bicchieri di Fernet in sputi di caffè e coi piedi e con le mani… non ascoltate “Cristina”.
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Francesco Bianconi non volermene!

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Ne riparleremo ma… i Baustelle sono un romanzo di formazione ben riuscito!

Tasche sfondate, pungi chiusi… avrei bisognoi di scopare con te!

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