Archivi tag: Fotografia

L’amore buttato! 4.7

Questo set, brevissimo, che dividerò a scatti perchè sia, come dire, più forte il concetto, è stato scattato nella palazzina degli uffici di una fabbrica abbandonata tra Giovinazzo e Molfetta… Mi impressionò moltissimo, nello scattarlo, la quantità di fazzoletti sporchi e preservativi usati fosse in ogni dove…
Ne rimasi sconvolto.
Chiedendomi se fosse possibile quel che vedevo. Chiedendomi chi mai…

Curioso come esplodesse quel colore!

Nikon d5000 No Photoshop04

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Come un film…

Ed era bello scattare di nascosto con l’Iphone, aspettare il momento esatto, incorniciare quelle figure inconsapevoli e scattare. Come fossero ombre, personaggi misteriosi in porte complesse. Mi hanno sempre detto e dato tanto questi scatti… anche se, voglio dire, non è fotografia ma iPhoneografia…

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Sul mare…

Mi piacque molto andare un giorno a mare… e riuscire a rubare questi scatti. Prima ero a mare, d’inverno e d’autunno, quando il mare è solo, ogni giorno, con la macchina fotografica o l’iPhone al seguito. Già, un giorno di questi devo rimettere in piedi il 365 e tenervi al corrente… ne ho uno, 2010-2011… magari attingerò.

Questi due modelli inconsapevoli mi hanno regalato scatti di una quiete e di un mistero enormi!

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Ancora Budapest, sempre 2012

Perchè ci sono poi quelle volte…
che mi piace rubare gli scatti in giro
senza dire niente. Non è streetphotography…
Sono cose belle che in quel momento credo di voler ricordare. Anche solo una immagine scafessa!
Nikon d5000

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The concrete boxer!

Primo set di una serie di fotografie scattate con Miriam al Betonificio abbandonato tra Molfetta e Giovinazzo (BA) nel settembre del 2011. Anche in questo caso la tecnica usata è quella lomografica, su pellicole da 135 scattate con Holga 135 ed esposizioni singole spinte avanti a casaccio. L’intento era quello di un fotomovie sulla boxe e di un gioco di installazioni uomo metallo edificio.

Spero vi garbino!

 

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La piscina abbandonata 1/2

Il photoset che segue è realizzato sempre nel parco urbano tra Modugno e Bitetto. Capirete bene che con tutte queste strutture e tutti questi materiali distrutti ed abbandonati… sia davvero un pianto pensare che non si possano più utilizzare. Qui seguono gli scatti realizzati in una piscina coperta.

Materiale scattato con Nikon D5000 tra Modugno e Bitetto il 12-1-2016
Seguite la visionecon nelle orecchie, suggerisco, questo pezzo.

Mi piaceva l’idea di rendere un percorso ideale fatto da un tuffatore. Almeno in questa parte.

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Il Tuffatore perplesso in attesa del suo turno…

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Uno sguardo d’insieme alla piscina, un respiro più largo… ecco la pedana, la numero due!

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Qualche passo e la concentrazione sale, la posizione si acquisisce… eccoci pronti!

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Lo stacco, il salto, l’attimo impossibile da ignorre. Go!

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Leggermente defilato dal contesto ella vicenda, lo scatto di uno dei depositi devastati. In realtà volevo solo vedere quanto performavo immobile su un tempo di due secondi. Sono felice del risultato davvero abbastanza stabile.

 

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Aiazzone, scherzi a colori!

Riprendo alcune foto che non sono state inserite nel set perchè una volta scattate mi avevano entusiasmato per la qualità dei colori e per il significato degli stessi… Ve le posto qui, così, come uno scherzo, in attesa di trovare altro materiale… davvero inverecondo! (I promise!)

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Mi piaceva quella macchiolina rossa che sembrava una coccinella di fronte a quel tubo che pareva volerla aspirre!

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Non so per quale motivo ma mi ricordò subito C1P8 o R2D2 che dir si voglia… io propendo sempre per C1P8!

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La verticalità di alcuni concetti e di alcune forme mi ha sempre rapito ed ossessionato… io non so dirvi bene perchè!

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E poi la quiete ritrovata in quell’angolo di loft decostruito che mi aveva rapito… la ciotola del cane, le zampe del cane… un materasso ridotto ad un letamaio… eppure quel senso di quiete incomprensibile!

 

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Allora… Macbeth o Mecbefh non è tecnicamente uno spin-off del Trono di Spade

Allora, visto stasera il fim di Justin Kurzel. Ero corazzato all’idea di affrontare un paio d’ore molto complesse… e tutto è andato per il vesro giusto. Nel senso che dopo una visita al sushi all-you-can-eat e considerate le ore 22:30, il fatto che mi abbiano colpito col gomito per ridestarmi solo due volte e dopo appisolamenti rumorosi ma brevissimi, vuol dire che è successo quello che pensavo.

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Ho assistito ad un film realizzato in maniera quasi esegetica e tremendamente rispettosa dell’opera del grande Giacomino Lanciascossa. I dialoghi, il narrato e ogni singola battuta è fedelissima alla trasposizione originale, nel doppiaggio. Presumo che l’opera non doppiata sia addirittura – da quel che intuisco nei trailer – in inglese stretto. Come ogni ambientazione medioevale che si rispetti, nello studio e nell’uso delle luci il film si dimostra rispettoso della carenza di fonti di energia elettrica… per cui, tutto molto cupo, atmosfere tetre. Efficacissima la fotografia che valorizza in modo incredibile tanto del narrato, per forza di cose lasciato a casa da un’opera teatrale che si affida, per il racconto, alsolo dialogo ed alla mobilità degli attori. Le tante istantanee viventi a volte narrano in modo molto più efficace, descrivono, trasudano di desolazione, ferocia, follia… in alcuni momenti delirano onnipotenti, in altre cedono il passo accecate dalla luce nelle nebbie – che tutto rende ovattato e lattiginoso e denso – a volte incendiate da fuochi rosso rubino.Commento sonoro quasi assente, per movimentare la situazione che rischierebbe altrimenti di rimanere davvero stagnante, soccorre un montaggio schizofrenico, che vive a volte di incedenti scatti in avanti, a volte di attimi di sincope che sta li a sottolineare attimi e concetti. Al netto di un enorme lavoro di camera fissa e carrelli brevi e lenti, nei momenti topici dei monologhi o dei dialoghi serrati.

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Gli attori, a dispetto di quel che si possa credere un film incentrato solo sul dittico Sir – Lady, andrebbero menzionati partendo dalle comparse o dai ruoli minori come quello del Barone McDuff o di Banqo esplosivi nella loro emotività e glaciali nelle rievocazioni di Sir Macbeth. Fassbender e la Cotillard meritano un giudizio a se stante. Lei si rivela a dispetto di quelle che erano state le mie prime convinzioni, solo una degna spalla. Io mi aspettavo una sua esplosiva performance di quelle da pazzerella forte… qui invece è implosiva, si guarda divenire ispiratrice, dominatrice, succube… fino a scoprirsi amaramente colpevole. Fino al suo monologo che è una perla di recitazione. Fassbender è il vero e proprio mattatore, a dispetto di un ruolo che forse l’autore del dramma immaginò molto meno carico di pesi e responsabilità. Macbeth qui è molto più protagonista, emerge molto più sulla scena, ha e da l’idea di essere indiscusso dominus di tutta la tragedia. E vive questo ruolo con una magneticità pari a quella di pochi attori. Intenso, folle, a tratti davvero incontenibile.

Il problema, come per “Lu cunto de li cunti” di Garroine, sono le aspettative di una sala gremita che si aspetta di gustare un prodotto simil-spin-off di roba tipo Game of Thrones e simili. I trailer dovrebbero essere più veritieri. Bisognerebbe affiggere, massimamente nei multisala, il marchio “non per tutti” o “film complesso” o “cinema d’autore” o “no pop” accanot a produzioni di questo tipo… perchè vedere la sala che si svuota, sentire la gente che parla, sentire le bestie che si muovono come bufali, captare commenti tipo: “Ma che palle ma come parlano questi?”… dopo un pochettino… come dire… stufa!

A me è piaciuto, ma sappiatelo: è lento, è cupo, è recitato! Ripeto, a me è piaciuto!

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I miei binari… 4/4

Questo è il risultato di una uscita fotografica immaginata per scattare altrove. Avrei dovuto visitare una fabbrica ed un magazzino abbandonati. Purtroppo inaccessibili. Ho ripiegato, con l’amica Iolanda, sulla stazione abbandonata di una vecchia tratta in disuso da decenni: quella che collegava la cittadina di Bitonto alla frazione marittima di Santo Spirito. Purtroppo anche lì, davvero poco. Abbiamo ripiegato sulla Stazione FFSS che coi binari, gli scambi, i sottopassaggi ed altro, comunque continua ad avere per me un certo qualche fascino. Anche perchè mi offriva interessanti spunti di composizione e di esercizio. Questo è il risultato… Spero vi piaccia.
31-12-2015 Santo Spirito, Stazione ferroviaria e Stazione abbandonata.

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I binari morti sono spesso la cosa più triste che ci sia.. a meno che tu non sappia ricontestualizzarli o decontestualizzarli. Mi piaceva molto la linea d’ombra così contrastante con il gradino, mi piaceva l’alternanza…

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E’ qui che ho provato a ricontestualizzare il binario morto in un punto di partenza che guarda lontano. E mi ha dato subito l’idea di una pista da lancio per razzi da sparare in orbita.

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Poi ho guardato un po’ più in là, in un piccologiardino abbandonato. E c’ho trovato dentro questo vecchio recinto per siepi. Mi ricordava i dilemmi complottisti di cerchi di grano ed atzechi alieni… e l’ho voluto scattare.

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Proprio come questa composizione ritmica che non significa nulla nell’economia del set ma è un motivo neoclassico che si ripete spesso nelle nosre stazioni e volevo vedere se riuscivo a scattarla bene. E devo dire che il risultato mi soddisfa.

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I miei binari… 3/4

Questo è il risultato di una uscita fotografica immaginata per scattare altrove. Avrei dovuto visitare una fabbrica ed un magazzino abbandonati. Purtroppo inaccessibili. Ho ripiegato, con l’amica Iolanda, sulla stazione abbandonata di una vecchia tratta in disuso da decenni: quella che collegava la cittadina di Bitonto alla frazione marittima di Santo Spirito. Purtroppo anche lì, davvero poco. Abbiamo ripiegato sulla Stazione FFSS che coi binari, gli scambi, i sottopassaggi ed altro, comunque continua ad avere per me un certo qualche fascino. Anche perchè mi offriva interessanti spunti di composizione e di esercizio. Questo è il risultato… Spero vi piaccia.
31-12-2015 Santo Spirito, Stazione ferroviaria e Stazione abbandonata.

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Ancora una composizione, questa volta con il taglio verticale, sull’uso delle linee. La convergenza mi piaceva come effetto, per i binari, ma essendomi imposto di usare solo il grandangolo in spazi grandi, per imparare a sfruttarlo al meglio, ho scelto di raffigurare questa sorta di scala che ad un certo punto si biforca verso il cielo, lasciando bivii, prospettive differenti, fughe diverse.

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Questa immagine mi piaceva molto, il senso di rottura dell’unicum dei binari, il senso di desolazione del piazzale, i due alti alberi a richiamare fronteggiandosi lo stesso vuoto denunciato in campo medio. Una assenza che spaventa.

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Ho fatto qualche passo e cambiato angolazione, cercando spre una composizione quanto più geometrica possibile.. a togliere l’ansia da horror vacui e provare a regalare la speranza di un abbraccio. Tentativo poco riuscito ma foto che mi piace tanto.

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Questa scritta non poteva non stuzzicarmi. Ludicamente l’hoinserita proprio per questo blog e per voi… per ricordqarvi che Gesummaria c’è sempre… anche nelle forme bestemmiatorie di chi non li conosce!

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