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E ci pensi spesso…

… ci pensi spesso a quanto sia profondamente vero quello che una stregoneria come la astrologia va dicendo in giro su quelli che sarebbero Gemelli Ascendente Vergine di seconda decade.

In tanti ti dicono che soltamente e tendenzialmente tu ti basti da solo perchè sei già in compagnia. In tanti però non riescono a capire – in tanti meno che i gemelli veri, quelli che sono in due nella vita e non solo nel grande gioco dei segni zodiacali – che spesso quel cazzo di gemello ti sta davvero sulle palle. Per dire: com’è che li disegnano i gemelli? Uno bianco ed uno nero. E non c’è razzismo in questa dicotomia. Più che altro psicoanalismo d’accatto di matrice jungiana. E la H non ce la metto… perchè Jung non finisce in H!
Noi gemelli astrologici non siamo tecnicamente due… siamo una sola entità con un’ombra junghiana (aridaje) molto molto pronunciata.

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Ne parlavo ieri con una nuova conoscenza telematica/telefonica… come l vogliamo definire definiamola. Parlavamo delle similitudini tra me ed un altro gemelli. Di seconda decade. E pare che fossero davvero così tante da poter tracciare una tendenza di tipo quasi scientifico matematico.

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Se c’è una cosa vera, profondamente vera… è che noi gemelli siamo adattabilissimi. E proprio perchè adattabilissimi, sappiamo esattamente qual’è il momento opportuno di sguinzagliare il bianco o il nero. Sulla scacchiera muoviamo sempre e comunque prima noi. Siamo esseri pazienti, disponibili, pronti a dare il 300% sempre ed in tuto… finchè ci vengono dati stimoli. Finchè vediamo orizzonti dove spaziare, finchè siamo sicuri che ci sarà qualcosa di nuovo da afrontare, da fare, da vivere. E siamo capaci di annullare tanto, se non tutto… in ogni tipo di rapporto. Io stesso, da vero gemelli, mi definisco uno stronzomerdone sempre troppo buono col prossimo. Una certa Professoressa affermava serafica che io lasciavo tranquillamente scaricare a tutti la spazzatura nel mio cortile. Un sepolto in casa per procura altrui. E ne abbiamo pure parlato…

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Il problema sorge quando quell’orizznte ce lo chiudi, quando quell’aria ce la togli… quando ci colpisci in quella maledetta cosa che è l’orgoglio e l’amor proprio. Perchè nessuno dovrebbe sapere che ne abbiamo uno, perchè lo mascheriamo a costo di buttare la dignità al cesso e tirare via la catena… Ed è proprio quello il momento in cui, cari e care stronzomerdoni e stronzomerdone… che ci perdete di mano. Perchè avete rotto il giocattolo. Avete dimostrato di conoscere il punto debole, di sapere dove colpire e dove colpire per fare male. E’ come se ad Achille andaste a solleticare il tallone. Noi non mostriamo mai il nostro punto debole. Lo nascondiamo talmente bene da essere capaci di farci beccare a rovistare nei rifiuti con un rolex al polso e tutta la comunità pedemontana dove viviamo lì a gridare allo scandalo che “Quello s’è messo a fare l’accattone…”. Ma se ci pungete nell’orgolgio ci incazziamo… perchè, beh, tecnicamente non dovreste nemmeno sapere che lo abbiamo. Avete rotto il giocattolo, c’avete beccati. E non ci piace farci beccare. Si svela il trucco, si scioglie la tensione del magico. Torniamo mortali e umani. E a noi egocentrici non piace. Per nulla!

Ed ecco che il gemellino bianco di colpo scopre l’essenza stessa del fallimento. E lui che è buono, dolce, caro… lui si fa da parte schernito addirittura dal gemello nero, dall’anima brigante e malandrina, dal monellaccio di turno. E quando lui manda in soffitta il gemellino bianco… allora sono cazzi. Allora sì che ci vogliono settmane, mesi ed anni… anni per risollevarsi dai danni. Perchè il gemellino nero è stato ad osservarvi tutti in silenzio, nell’ombra. E vi ha studiati con la stessa perspicacia del gemellino bianco. Se lui vi capiva e capiva come adattarsi a voi, quello nero si appuntava i vostri difetti, i vostri vizi, le vostre debolezze… “Vuoi mai tornano utili domani…”. Ed ha già pronto il piano A, il piano B e quello C per valutare quanto farvi soffrire e quando il supplizio può finire.

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Un gemelli così è una gran brutta persona… una storia di merda. Ma, c’è sempre un però… Quel che vi salva è l’ascendente Vergine nel mio caso. Quello vi salva di brutto. Perchè è quello che innalza il superio, mitiga l’Es… accende un faretto sull’ombra e se siete fortunati tiene a cuccia quell’Anima (non animus perchè sono maschio) che scissa violentemente tra Grande Madre (depositaria della cura) e Virago (centro puro del male, e figlia imbastardita di Ecate e delle Erinni, forza distruttrice e divoratrice del pene) vi fa essere dolci e gentili finchè intorno c’è merito e distruttivi quando vi si tocca le corde più profonde. Quella verginella puzzasottoilnaso sapete che fa? Si inventa una cosa che si chiama gioia compensatrice… si inventa una cosa che si chiama “esorcismo del pensiero malvagio”… e di colpo, nel momento stesso in cui state per attuare il peggior piano per lo sterminio del mondo, la strage degli innocenti, le dieci piaghe d’Egitto, “le cavallette e non è stata colpa mia!” (cit.) vi fa dire che la sensazione stessa della vendetta attuata, quella che si pregusta prima ancora che sia successo il fattaccio, è comunque già sufficinete ad appagarvi. E quindi invece di calcare la mano, vi accontentate di un gesto di gelida e fredda noncuranza.

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A me, però, ora, quella verginella sta un po’ sulle palle… come tutte le verginelle puzzasottoilnaso. Credo che quel che il buon Jung ha detto sia profondamente vero… insieme a Freud e ad una serie di Professoroni…
“Ma proprio non te li puoi concedere dieci minuti di sempiterna cattiveria nella vita tua? Andiamo… lo sai che è bello!”.

E ci sta… come ci sta il mio amore per gentaglia come Tory Lane, Darth Vader, Mickey Knox, Erode e quel pazzo stupratore di Ted Bundy.
Quindi sì… “Nostra madre è stata assente, anche quando abbiamo fondato Roma… ma ci sarà festa, davvero, quando la lupa tornerà alla tana!”.

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La vostra curiosità di ieri è stata premiata oggi… eccovi la parte due del post di ieri…

Ebbene sì, non era difficile… ovunque ci sia una tigre, come nel titolo del film, ci deve stare per forza di cose ma proprio per forza un drago… un dragone bello e saggio e con l’aria un po’ tronfia e fumata. Non fidatevi di chi disegna i draghi incazzosissimi… i draghi non sono incazzosi, i draghi sono saggi! E si incazzano poco… sì vero, se si incazzano però…

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Ecco meglio non fare incazzare il drago. Il drago è la parte razionale del sè… Il signor Sigismondo Frodo parlerebbe del Drago come SuperIo… e siccome secondo la “professoressa” che mi segue… io c’avrei un problema di SuperIo ipertrofico, un problema con un certo SuperDomenico che sta lì bello nascosto attruppato dentro di me e a bella posta ogni tanto salta fuori e mi dice “Cazzo Domenico, così non va bene, così non sta bene, non si fa così… tu sei un bravo ragazzo, sei un uomo fatto, un uomo fatto non si comporta così Perdindirindina – che non bestemmia neppure – …”… allora io ‘sto cavolo di drago senza alcun timore e senza alcun rispetto l’ho messo lì, a bella posta. L’ho messo che guarda la tigre ma che sta fuori, per farsi vedere, perchè il mondo, tutto il mondo, ha sempre pensato di me “Quel bravo ragazzo, quel caro ragazzo, quell’anima bella!”. Senza che nessuno abbia mai conosciuto – e dunque avuto un minimo di tenerezza – per il pezzetto nero, per la tigre, che lì sotto, acuqartierata nel bosco dell’interno braccio, sta lì negletta, dimenticata da tutti, celata al mondo. E lo sapete cosa fa quella stronza quando decide di uscire fuori? Si incazza… ecco cosa fa!

E va a far lite col drago che invece è sempre lì, bello, sotto la vista di tutti, pronto a venir fuori, pronto a dirla tutta e fino in fondo la sua, convinto di essere come sempre l’eroe del giorno che tira fuori gli artigli e le fiamme e rimette tutto a posto. Tutto come vogliono gli altri, tutto come vuole il sentire comune, tutto come vuole la gggente.

Io dove sto? Probabilmente in quello spazio vuoto nel mezzo… che ho tempo qualche giorno per trovarci un minimo di soggetto da metterci… fosse solo un puntino, fosse solo una stella… non un fiore di ciliegio. Non un’onda!

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Sul braccio destro, insomma, ci sta tutto il mio grande conflitto… che è quello di tutti, figuriamoci, che sono io l’unico stronzo con un casino a livello di rapporto tra Es e Superio? Abbiamo tutti dentro una tigre e un drago che ci contendono, che ci dilaniano, che fanno del nostro povero cuore un campo di battaglia costante, continuo.

Ora… molte delle cose che mi sono successe nell’ultimo anno hanno a che fare con la tigre ed il drago che combattono tra loro. succede sempre nei momenti di crisi di ognuno. Crisi è sempre combattimento, no? Ecco, appunto. Io mi sono visto in un anno distrutto il paradiso in terra che avevo davanti agkli occhi. Un buon concorso con tutti i titolio perfetti per parteciparci e vincerlo… invece ha vinto il chitarrista che farà rock nelle periferie – Gesummaria una palla in fronte del primo mezzocalzino dei bulli della città vecchia, please! Una vita familiare da scrivere, stoppata sul nascere. Che volevi che non si scatenasse tutto questo stronzomerdosissimo conflitto dentro? Il drago dice la sua, la tigre dice la sua. Il drago è lì che ti dice: “Fiducia, che presto si svolta… cogli l’occasione, accogli lo stimolo che arriva… le difficoltà si superano!”. La tigre zitta zitta nel sottobosco ruggisce, invece… e ti mette di fronte alle tue paure. Ruggisce… e se la sentiste ruggire, nel profondo di quel luogo nascosto e proibito dov’è relegata da me e da tutti… beh capireste quanto fa male sentirla ruggire, quanto fa tremare i vetri delle pareti del cervello… quanto fa tremare la terra sotto i piedi. Quanto sia normale, dopo aver sentito il suo ruggito, andare in off… non capire più un cazzo… e finire allontanato dal blog e dalla vita per un po’ a leccarsi le ferite, a farsi rammendare. Che tra loro drago e tigre di me hanno lasciato intatto solo qualcosina. La tigre è Bunny di Platoon… quando parte in carica “Non ne lasciare uno in piedi Bunny!”… Il Drago è l saggezza e la pesantezza di un Catone il Censore… di un Cicerone che con compostezza afferma: “O tempora, o Mores!”… e dice che no, tu non devi avere paura… noin devi più tremare… anzi, devi lasciar andare le briglie, buttarti a capofitto… perchè tu sei buono, sei disponibile, sei gentile, sei comprensivo… e tutti possono fare ttto, tutto gli è concesso… tutti possono sbagliare… tu no, solo tu non puoi e non devi sbagliare. E per non sbagliare non devi tirare fuori nulla di quel che desideri… lascia fare agli altri. Loro sanno… e se loro sono contenti non soffrono… e tu non hai nulla da rimproverarti.

Posto che si sbaglia sempre in due… mai da soli, nei rapporti di coppia… forse il problema dopo quel che è successo, dopo aver vissuto nel sogno di un futuro bellissimo e della replica poossibile di un futuro bellissimo… è prendere atto che quel futuro è morto… che può esserne riscritto un altro… ma diverso, differente: stessa trama copione diverso. Plot diverso… posto che tigre e drago proiettano sempre tutto al futuro, paure e fiduce estreme… è il caso di zittirli entrambi e far palrare me che sono lo spazio negativo lì al centro e che è bene viva solo nel prsente….

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… quel drago sta lì di fronte a me perchè io lo odio… ma deve stare lì di fronte a me perchè lì sta, sempre sotto la vista di tutti… perchè è quel che tutti vedono di me. Deve stare posizionato così per fare discussione con la tigre. Lo spazio negativo… che lascerò negativo… sono io che dovreiu non già Non Lasciarmi Coinvolgere da loro… ma lasciar loro campo libero restando un po’ distante… facendo loro spazio, per permettere che si sbattano tra loro e che io possa guardarli da fuori, per essere arbitrop giusto e decretare ogni volta la vittoria di uno o dell’altro senza finirci per sotto. Comprendere le loro ragioni, farli ragionare, metterli attorno ad un tavolo perchè si riconoscano e firmino il trattato di pace volta per volta.

Il drago l’ho messo lì per ricordarmi quanto male mi ha sempre fatto, lui e la sua forza che ha sempre nascosto e tenuto a catena la tigre. Il drago è lì per ricordarmi che è già troppo visibile così… e che sono io a doverlo mettere e tenere un po’ più a cuccia!quarter-sleeve-tattoo

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Troppe congiunzioni astrali mi conducono in cucina… e cucina ha a che fare con CULinAria… e questa storia di mettere il culo tipo Tintoretto Brandieri che il retto lo prese dal nome e inglesizzandolo se lo mise dietro ad un pezzo di cognome diventando Tinto Brass dappertutto…

Questa storia che cucina è culinaria…
Questa storia che culinaria più che ai fornelli a me fa pensare a tutta una serie di esseri umani appecorati, appunto, col culo in aria… questa storia e questa immagine mi fanno venire da pensare che ci sia tutta una roba erotica dietro al mangiare e che il signore che si è letteralmente inventato la lingua italiana – convenzionalmente Dante… che già il nome sessualmente è tutto un programma – l’abbia fatto a bella posta di mettere il culo in cucina, di portare le zozzerie dalla camera da letto al posto dove si mangia. Ok lo ammetto, questa storia del sesso dalla cucina alla camera da letto e viceversa è un cit.
Questa storia che se parliamo di cucina, immediatamente io penso all’espressione culinaria e penso all’immagine di tutte quelle persone – ok lo ammetto, di tutte quelle Biondoddio che ci farei con quella lì – appecorate… mi fa capire molto, fin troppo bene perchè a “a me mi piace assai Tinto Brass”.

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Io sono uno a cui il culo, proprio come pezzo del corpo umano, piace da morire.
Il cazzone che avete eletto a capo supremo di quelli che capiscono che vi succede nella vita, tale Sigismondo Frodo, ha candidamente provato ad affermare che io avrei un irrisolto con la “fase anale”… corroborando questa sua teoria con il fatto che io, nel linguaggio di uso comune, faccia corrispondere le sofferenze con l’evacuazione o con la forzatura di cose che nel sedere non dovrebbero entrarci… tipo i cazzinculogravissimi.

Il signor Sigismondo Frodo non ha capito un cazzo… la mia è stata una scelta oculata per far credere a voi stronzomerdoni – ed a lui – che io avessi dei problemi di irrisolto con la fase anale. Non è vero. Cioè… chiaro che se uno usa la tecnica di Sigismondo Frodo per cui esistono anche gli errori inconsci che tu fai per dire una cosa senza accorgerti che la stai dicendo tipo i lapsus freudiani… la mia scelta inconscia denuncia che c’ho la fase anale incasinata… ma Frodo fa rima con frode… per cui.

E niente, siccome non mi bastava il post di ieri da scrivere, ho deciso di mettervi a parte di una cosa che col percorso che conduce alla felicità deve centrare per forza. E centra pure con uno dei miei personalissimi eroi e con una che era fino a qualche tempo fa una “Biondoddio con quella che ci farei…”. Ed ha ovviamente a che fare con la parola magica attorno a cui stiamo ronzando da ore, ossia la culinaria. Quindi ho deciso di dirvi che per non darla vinta alla peste influenzale e non farmi sopraffare dai cazzinculogravissimi dettati dai comportamenti insopportabili altrui – che purtroppo sono insopprimibili – ho deciso che oggi smanetto ai fornelli. Purtroppo da solo ed ovviamente senza farmi compagnia da me in quel senso lì!

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Smanetto ai fornelli perchè tutto questo è erotico… ed è la parte che ha a che fare con la “Biondoddio con quella che ci farei…” che sarebbe non Marisa Laurito come si disse tempo fa… quella era di quando ero piccolo e mi faceva impazzire quando mangiava con tutto quel gusto gli spaghetti voiello… ma è stata dopo per anni Antonella Clerici… unica Bionda ad entrare nella categoria “Biondoddio…” pechè in una intervista, in una serie di interviste, ha sempre scritto che erotismo e cucina, erotismo e buona tavola vanno sempre a braccetto anche se non fanno rima. E come Sandra Milo si fece fare lo scherzo della vecchia che telefonava in trasmissione per indovinare cos’era bianca e non faceva schiuma e la vecchia diceva “laborra”… oppure una volta invece di calcio disse cazzo come una delle cose senza le quali non sapeva stare… e se una scherza e non si prende sul serio su queste cose lo fa perchè la gente scherzi e non la prenda sul serio su queste cose… basta che poi non prendete sul serio me!
Una donna così non può rimanere troppo distante dal recinto delle “Biondoddio con quella che ci farei…” che non è un recinto perchè chissà che idea ho io della donna… è un recinto perchè alle elementari gli insiemi te li fanno capire con una linea che racchiude delle cose simili… quindi appunto, un recinto per cose uguali, in questo caso donne con cui “Biondoddio io con quella che ci farei…”.

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E poi smanetto ai fornelli perchè tutto questo è eroico… quindi quasi erotico, solo senza la T. Ed è eroico perchè da perfettamente l’idea ancestrale del maschio nel pieno delle sue forze – e quindi cacciatore e non raccoglitore – che riesce anche a badare a se stesso da solo negando la presenza assoluta di altri soggetti, spesso di sesso femminile. In questo Joe Bastianich è eroico perchè si è cucito addosso con serenità il personaggio che la produzione di Masterchef ha disegnato per lui, quello di uno stronzo di prima categoria che ti rompe i piatti in faccia se li sbagli. E a me gli stronzi di prima categoria, fin quando non fanno gli stronzi di prima categoria con me e non prendono i cazzotti, stanno simpaticissimi! Se sei M e non sai cucinare, davero Bastianich ti può fare del male!

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Ora vado a prepararmi gobbetti col pesto rosso e filetto alla pizzaiola.
E se penso che state leggendo questo dalle sette di mattina… l’ucronia è bella che servita

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Stitichezze emozionali… che sono peggio dei fistfucking anche se si tratta sempre di entrare/uscire da orifizi

Allora: io il mio libro dal genere “romanzo di formazione” ma più che “romanzo” raccolta di “racconti” di formazione, con protagonista singolo me medesimo e quindi dal genere anche “Autobiografie di personaggi celebri solo dopo tragica morte”, che poi in realtà finirà per essere flusso di coscienza come questo blog, che qualcuno tipo F.S. – dove F è il cognome e S il nome – alla quale F.S. io le voglio tanto tantissimo bene ma lei dice di non capirmi, chiama “voli pindarici“, il mio libro dicevamo si doveva chiamare “Volevo vivere felice, poi m’è scappato da cacare”. E non va bene “Volevo vivere felice poi sono corso al gabinetto” perchè fa più infantile e c’è meno parolaccia e non va bene! Editore futuro, promemoria per te: non metterti a discutere sul titolo, che è una cosa che davvero fa scappare da cacare discutere sui titoli che la gente mette alle cose tue. Per dire… non mi metto a sindacare sul tuo titolo che è il nome anche se giorni fa l’ho fatto col titolo di quel mio amico.

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Io sto scrivendo ‘sto coso… e non troverete un file con su scritto “Il mattino ha l’oro in bocca” per milioni di cartelle perchè non sono scemo e perchè Kubrik quando ‘sta cosa l’ha pensata era davvero da pazzi che il copincolla su macchina da scrivere non c’era. E ti voglio lì a scrivere…
Il mattino ha l’oro in bocca Il mattino ha l’oro in bocca Il mattino ha l’oro in bocca Il mattino ha l’oro in bocca Il mattino ha l’oro in bocca Il mattino ha l’oro in bocca Il mattino ha l’oro in bocca Il mattino ha l’oro in bocca Il mattino ha l’oro in bocca Il mattino ha l’oro in bocca Il mattino ha l’oro in bocca Il mattino ha l’oro in bocca Il mattino ha l’oro in bocca Il mattino ha l’oro in bocca Il mattino ha l’oro in bocca Il mattino ha l’oro in bocca Il mattino ha l’oro in bocca Il mattino ha l’oro in bocca Il mattino ha l’oro in bocca…

…tutto ‘sto tempo: esci pazzo veramente. O lo fai perchè sei pazzo e quello è un sintomo non la causa. Se c’hai copincolla e stai attento a registrare nel copia anche lo spazio ti spicci in 0,9 minuti x 45 pagine (che sono un libretto di 100 pagine). C’è la cosa ctrlV ripetuta… terminata la pagina ti copincolli la pagina…Sì, stronzi, ho provato!

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Io sto scrivendo ‘sto coso e me ne sono capitate di brutte, strane e belle in questi ultimi giorni. Che oggi è tipo mercoledì 14 gennaio ed è una data importante da ricordarsi. Ed ho capito una cosa:
E’ pressochè inutile stare lì a sperare che non ti scappi da cacare.
E’ una battaglia persa.
E’ come dire, tipo, che tu vuoi che la vita ti sorrida sempre, che tu vuoi vivere sempre… che tutto dev’essere sempre piuccheperfetto…
…che tipo era un verbo di una lingua morta che significava ‘na cosa proprio passata. Mi sa che parliamo di latino perchè il greco aveva una cosa strana che possedeva nome di Aoristo ed era un cazzinculogravissimo tipo che ti chiedevano di coniugare e ti scappava da cacare.

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E infatti in un tempo non molto lontano, e sarà capitolo specifico del romanzo o racconto della raccolta di racconti, io facevo la preghierina a Gesummaria perchè mi mandasse tre giorni in croce sereni… tipo Calvario/Golgotha/Montecalvo delle speranze. E non succedeva mai. Mi scappava sempre da cacare. Allora mi sono detto che Sigismondo Frodo, che di ‘ste cose non capiva un cazzo ma tutti erano convinti c’avesse ragione… e quindi dev’esserci un fondo di verità perchè è un assioma cartesiano che “Se ti sembra che il mondo intero sbagli, fatti una domanda molto chiara che non è Perchè sono nato in mezzo ad un mondo deficiente ma che cosa ho esattamente che non va?”… Sigismondo Frodo sostiene che esistono dei lapsus ovvero degli errori, delle azioni inconsce, dei bug di Marix che facciamo perchè ce lo dice una vocina che è tipo il “Prendimi, prendimi” che secondo i cleptomani gli oggetti dicono quando stai per rubarli e ti viene la voglia. E se per lapsus io ho scelto “Scappare da cacare” per parlare di un cazzoinculogravissimo… allora è corretto e calzante dire che star bene, sempre, star bene davvero equivale ad una stitichezza assoluta.

L’uomo come diceva Volontè è “Na fabrica de merda… e se la merda l’avesse un prezzo… ah sai che bel comunismo? Tutti lì noi, uguali, ciascun colla sua renditella sicura… padroni e operai… tutti possidenti… tutti produttori… tutti ricchi… Per questo Carletto la merda te non te la compreranno mai… a te la faranno addirittura mangiare!”.
Se siamo una “fabrica de merda” – visto che Volontè non può avere torto – allora il prodotto o lo facciamo uscire o si accumula. Per cui Stitichezza emozionale = Brutto! Per cui scappare da cacare tutto sommato = utile! Per cui ho capito che infondo non posso augurarmi che non mi scappi mai da cacare… devo farmi piacere il fatto di correre al cesso ogni tanto ed urlare occupato! e poi aprire le finestre perchè ho cacato e non per far credere che ho cacato ma mi sono fatto una sega… devo accettare che nella vita ti deve scappare da cacare. Ogni tanto, almeno!
Ha sempre a che fare con la dilatazione di un orifizio. Ma in questo caso è un uso corretto dell’orifizio suddetto. Nessuno mi violerà, se non per uscire da me. E se non le hanno dato un prezzo e non vale nulla… meglio, molto meglio fuori.

Il titolo non cambierà… e sia chiaro, cacate grosse e lancinanti non le auguro a nessuno, non con la cadenza con cui le sto cacando io… ma è bene saperlo: al cesso ed alla cacca non possiamo sfuggire in eterno! Ciononostante… possiamo ancora ambire a vivere felici!

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Il dilemma è: ad F.S. piacerà ‘sto post? E lo riterrà comprensibile dal fruitore medio di un blog medio diverso da Oltreuomo che è una lista della spesa di questo mondo banale?

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