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Assassinare gli amici immaginari…

Sono un killer, il killer di bambini che si chiamano Giacomino… o Giacomini, vero cara amica Lindaelucià? Sono l’assassino di bambini piccoli come pacchetti di sigarette che ti cadono dalle mani mentre li sposti… e li sposti con tutta la cura del mondo. Li sistemi meglio, li muovi con cura… li manipoli perchè non si facciano niente… perchè Giacomino o Giacomini è l’amico immaginario di un pronipote. E perchè il pronipote te l’ha detto… “Non fargli del male è piccolo!”. Ma piccolo come te? “Sì”… e allora pensi che abbia le dimensioni di un quattrenne/cinquenne… e invece è alto come una marlboro e grande come un pacchetto di marlboro e vola giù da un primo piano di casa antica che quindi è un quasi terzo piano di casa attuale.

Pianti, strepiti e quella parola: “Assassino!”. E corri giù a recuperare il cadavere. Stai mezz’ora a cercarlo e poi trovarlo perchè Giacomino o Giacomini non si trova… e poi? Poi lo porti su… e giacchè è la vigilia di Natale ci fai il corteo funebre, invece del presepe, con le spoglie immaginarie di Giacomino o Giacomini che dir si voglia. Niente marcia presepiale col più piccolo davanti oggi. Oggi il più piccolo sta un passo dietro di te e tutti in fila. Tutti con lo sguardo di chi ti dice “I know what you did”… so cos’hai fatto.E tu stai male. E’ quasi Natale e invece del bambolotto, hai in mano un cadavere e giri attorno al tavolo ripetendo “E’ morto Giacomino (o Giacomini). E’ triste ‘sta roba. Mi hanno anche chiesto se ho intenzione di ammazzare Babbo Natale direttamente, il prossimo anno. Per inciso, il 24 gennaio, ho detto messa, celebrato una messa, per il trigesimo di Giacomino o Giacomini… è stato un momento molto toccante. Le pagelline non sono state distribuite perchè il fotografo ha fatto molta fatica a imprimere la sua immagine immaginaria… ma pare fosse bruttino e con gli occhi nocciola. “I capelli castani, come tutti i bambini immaginari”(cit.), of course!

Non aggiungete nulla, mi faccio già schifo da me!

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La gran bella abitudine di scattare…

… scattare o meglio, farsi sacttare ogni tanto una bella fototessera per vedere di nascosto – nemmeno tanto – l’effetto che fa tornare a casa, farla vedere tronfio e borioso perchè tipo a giorni devi partire in aereo e ti sei reso conto che la carta d’identità è scaduta e sono cazzi da cacare… per il check-in e le storie… ed allora arrivi tiri fuori la carta d’identità nuova di zecca in un portacartad’identità vecchio di portafoglio e pieno di sporco e foglioline di tabacco e graffi che la fototessera nuova di zecca sembra già parlarti da un altro mondo… e già lo so che qualuno ora dirà “Che cavvolo Domè un porta tessere nuovo no, tu, eh?!” e poi esclami, così, con noncuranza…

… “le altre tre le metto nel primo tiretto del mobile nero nel salone… se servono per la lapide le trovate lì!”. Ed il minimo che ti arriva dietro è un cretino… seguito da “Ma tu veramente le studi la notte le cose idiote da dire il giorno dopo?”… e poi però di colpo tua madre è lì che fa…
… ma proprio come se fosse la cosa più normale di questo mondo, eh…
… tua madre è lì che fa serafica: “Vabbè ma se ti piace così tanto che vuoi usarla per la lapide, fatti fare un ingrandimento, che senò così viene male, sgrana tutto, questa è troppo piccola…”.

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E tu scopri che all’inizio non ci resti nemmeno male della cosa che ha detto tua madre. Perchè ci giocavi con tua madre a chiederle idiotamente se ti voleva bene e lei lì a dirti… “No!” con una semplicità disarmante che nemmeno Nanni Moretti quando un tritapalle industriale affermando di essere contento che Nanni esista gli chiede poi: “Ma tu sei contento che io esista?” e lui gli risponde serafico, come se fosse la cosa più normale di questo mondo: “No!”. Poi però cominci a pensare se quella foto sulla lapide ci starebbe bene… e scopri che sorridi, con un sorriso che hai dovuto fare perchè il fotografo cui ti sei rivolto è famoso per farti mettere di tre quarti e di chiederti di sorridere… quindi un’espressione di plastica che non ti piace per niente. E quindi ti dici che quella espressione forse non c’entra un cazzo con l’idea di lapide funebre che hai sempre avuto…

lapide_provvisoria

… essenziale, minimal, asettica, come The church of Light di Tadao Ando – che se non sapete chi è siete merde ma comunque da qualche parte su questo articolo la foto di Church of Light la trovate… oppure essenziale e minimal come le opere del buon Terragni nostro nazionale… e quindi completamente bianca, ma proprio bianca, non bianco sporco o simili… e sopra solo la mia foto, il mio nome e cognome, la mia data di nascita e morte e sotto, poco sotto, un telefonino – vero, reale – infilzato “al cuore” con uno scalpello e sotto la scritta in dialetto “Avit spccet d de fastidie” che per chi non è barese o su di lì o giù di lì vuol dire “Avete finalmente smesso di dare fastidio”.

No, su quella lapide la foto sorridente non ci sta nemmeno per il cazzo… devo andare a rifarla. Spero di non morire prima… tipo schianti dell’ultimo minuto o cadute accidentali o simili… senò sai che rottura di coglioni crepare con una foto, l’unica che hai detto che va bene… che poi c’hai pensato e non va bene nemmeno per il cazzo?rustici3

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