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Radio Quindinononvatuttobene – Foglie rosse

Foglie rosse come quelle che gli alberi regalarono alla vista di chi trovò i corpi dei tanti nelle fosse di San Polo. Una pagina tragica della storia di questa nazione che abbiamo smesso di chiamare correttamente guerra civile. Nascondendo parte della verità

Posto – grandi eccezioni . questa canzone, perchè credo sia giusto, dopo aver accennato ad Angelo, la cui storia conservo sempre gelosamente custodita… avendo lavorato molto assieme a LED, una associazione culturale del mio paese, per poterla ricostruire.

Cisco – Giorno delle foglie rosse

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This War of Mine – 5/5

Oggi termina la proiezione di qsto set…

Questo è “This war of mine”, set scattato a Modugno il 22 dicembre 2015 nel magazzino abbandonato di Aiazzone. Vi suggerisco di ascoltare mentre guardate le fotografie la cover fatta dagli Alchera di “Canzone dell’amore perduto”… credo sia un cadaunato sottofondo idoneo (cit.)
La trovate qui:

Madonna con bambino (The owl)

Eppure io ebbi modo di vedere attraverso gli scoppi che i proiettili avevano regalato a quella vetrata infrangibile, il disegno puro e semplice di una speranza: una donna che teneva un bambino in braccio, come una madonnina… ed a me comunicava quiete come un abbraccio materno, ad altri una religiosità ed una spiritualità che non conoscevo. Ma ci stavano bene. Una sera, riguardandola, vidi una civetta. Ci stava bene uguale.

High Hopes

Qualcuno è passato di qui… ed ha pensato che alle volte può essere banale e scontato, ma è profondamente ero. La musica, anche se surrelamente, riesce ad ancorarci alla nostra umanità ed alle nostre emozioni… anche in luoghi in cui regna desolazione, guerra ed abbandono.

Grazie a tutti per la pazienza e per la visione!

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This war fo mine -4/5

Questo è “This war of mine”, set scattato a Modugno il 22 dicembre 2015 nel magazzino abbandonato di Aiazzone. Vi suggerisco di ascoltare mentre guardate le fotografie la cover fatta dagli Alchera di “Canzone dell’amore perduto”… credo sia un cadaunato sottofondo idoneo (cit.)
La trovate qui:

Trains for Nowhere this side

Questo binario portava al nulla. Anche i binari sanno essere abbandonati. Anche i binari sanno inquietare. Rievocano ricordi di camini e luoghi di morte e desolazione. Qui, oggi, ancora di più, molto più che le rotaie dei trenini elettrici.

Cracks in reality

Esiste un mondo delle illusioni, un mondo fatato che siamo convinti di abitare. Questo è quello che succede alle lenti con cui guardiamo quel mondo quando ci scontriamo con la guerra, con l’abbandono, con la desolazione. La realtà si ferisce di squarci e va in mille pezzi… per come la conosciamo, noi.

Under the skin

Quando lulsavano, inviavano comandi, chiedevano consensi, tutti questi sistemi conoscevano un ordine vivo e reale. Ora giacciono così, scomposti… come tanti vermi che non conosconop logica, si raggrumano, si intrecciano, si soffocano da soli e restano morti.

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This war of mine – 3/5

Questo è “This war of mine”, set scattato a Modugno il 22 dicembre 2015 nel magazzino abbandonato di Aiazzone. Vi suggerisco di ascoltare mentre guardate le fotografie la cover fatta dagli Alchera di “Canzone dell’amore perduto”… credo sia un cadaunato sottofondo idoneo (cit.)
La trovate qui:

The veins

Sotto i controsoffitti dei grandi edifici corrono sistemi di areazione fatti così. Ricordano coi cavi elettrici e tutto il resto delle vene e dei nrvi. Quando tagli via le vene dei polsi, le tendi.. e queste non ritornano a posto senza la pressione del sangue. Restano lì afflosciate.

Abbiamo già bruciato i libri una volta...

Ci pensiamo sempre a quanto drammatico sia il rogo dei libri. Lo abbiamo visto una volta, ed unavolta in più l’abbiamo sperimentato. Sempre durante le guerre. E’ un momento atroce, quello in cui i libri vanno in fumo. Eppure, sepsso non pensiamo a quanto sopravvivere al freddo possa portarci a compiere azioni assolutamente inconcepibili. Bruciate i miei, se vi serve a non morire di freddo!

Huston, we've got a problem...

C’era Iolanda che si guardava intorno, c’ero io che scattavo. Sembrava una piccola astronauta o una rovistatrice in tempi di guerra, abbandono e desolazione. Mi sembrava stesse per dirmi: “Qui non c’è niente che serva!”… ed ho scattato… e questa foto si chiama Huston, we’ve got a problem! Perchè la desolazione e l’abbandono sono sempre un problema, serio!

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This war of Mine -2/5

Questo è “This war of mine”, set scattato a Modugno il 22 dicembre 2015 nel magazzino abbandonato di Aiazzone. Vi suggerisco di ascoltare mentre guardate le fotografie la cover fatta dagli Alchera di “Canzone dell’amore perduto”… credo sia un cadaunato sottofondo idoneo (cit.)
La trovate qui:

Zero is for Ground

E la citazione qui è fin troppo facile. Alla fine lo zero denuncia il livello più basso… e la guerra è sempre il livello più basso come concetto applicabile all’intero corpus sociale. Una guerra, l’abbandono, la distruzione… sono il ground zero di tutto. Ovviamente, mettere a fuoco e non esplodere era impossibile!

Scarpe rotte...In Una guerra nessuno pensa a piccoli e semplici dettagli, come al fatto che tenere i piedi custoditi al caldo sia una cosa importante, quasi vitale. Le scarpe, si ammazza per le scarpe, in guerra. Le scarpe sono la prima cosa che si ruba ai cadaveri. Anche rotte… perchè bisogna andare!

Please give me panic!

So bene che la prospettiva è importante… ma a me andava molto e davvero tanto di distorcere un attimo le cose. Aiutato dal grandangolo ho volutamente inclinato di qualche grado la trave e tutti quanti i pilastri perchè si accenntuasse quel segno preciso di precarietà, di scivolamento… e perchè la cosa mettesse ansia, panico. Come lo metteva a me quel vuoto colonnato e quel mucchio di macerie lì.

... and some water, please!

Il plotone di bottiglie d’acqua smezzate era forse ancor più inquietante delle scarpe a paia riprese sopra. Perchè le scarpe le puoi abbandonare, le bottiglie d’acqua denunciano e gridano il quotidiano. E declinare il quotidiano lì è qualcosa di davvero inconcepibile, orribile.

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This War Of Mine – 1/5

Altro set fotografico. Dite: “Ma questo quanto cazzo scatta?”. In realtà ancora molto meno di quanto vorrei. E poi guardando le foto dite: “Ma questo scatta solo robe tristi?”. Eh non proprio, però… Se vai in un posto abbandonato non è che ti senti accolto proprio a casa! E Gintoki mi perdoni lo stile parafrasato.

Questo è “This war of mine”, set scattato a Modugno il 22 dicembre 2015 nel magazzino abbandonato di Aiazzone. Vi suggerisco di ascoltare mentre guardate le fotografie la cover fatta dagli Alchera di “Canzone dell’amore perduto”… credo sia un cadaunato sottofondo idoneo (cit.)
La trovate qui:

Le riflessioni che facevo mentre scattavo queste foto, in un’ala diversa da quella dello showroom, erano tutte differenti. Quasi sempre richiamavano al tema del “bellico”, che non è mai bello. Ispirato anche nel titolo dal videogioco indipendente “This war of mine” mi sono sentito un rovistatore alla ricerca di qualcosa che mi facesse sopravvivere. E mi sono scoperto a scattare sempre più desolato, spaventato, da quella realtà trasformata in rudere. Macerie e tracce di quotidiano… devastanti.

The Violator

Le sbarre tagliavano fuori in modo metallico e violento, eppure lasciavano intravedere all’interno, sfocate, tracce devastanti di desolazione, saccheggio, abbandono. C’erano queste sbarre e dietro le vene dell’edificio. Tagliate.

Welcome

Poi le parole, solite e beffarde, ad accoglierci in quella grande casa distrutta, in quel mondo incomprensibilmente sfatto eppure ancora ironicamente sorridente. Le parole sono importanti!

The basement

Alle volte scatti in modo banale. Vedi una galleria di colonne che si ripete e ti dici che c’è ritmo dentro. Poi scopri che più che il ritmo, a farti paura è l’effetto qi quel soffitto di cemento senza null’altro appiccicato sopra… quel soffitto che corre sempre uguale, a perdita d’occhio, incombente!

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Divertiamoci in sicurezza… il sesso anale questo sconosciuto!

A convincermi a scrivere questo post, qualche settimana fa, è stato il post letto per caso su questo blog da easylady… perchè c’è così tanta confusione in merito alla vicenda che… probabilmente è necessario porre alcuni punti fermi d’aiuto a lei ed a lui. Anche perchè mai si dica che proprio io, reincarnazione del Tinto Brass morto e sepolto dopo Così Fan Tutte… non abbia parlato del culo!

tinto-brass

Cominciamo con le ragioni per cui un uomo pare essere ossessionato dall’idea di fare sesso anale con una donna. Non ci perderemo troppo tempo, credete a me. Perchè le ragioni si riducono ad una, una sola, sintetizzabile nella espressione medievale dello Ius Primae Noctis. E la colpa, mie care signore e signorine, è solo vostra. Non mettete mai in testa al vostro partner le espressioni: “Buono lì che non l’ho mai fatto…”. E’ questo che attiva tutta una serie di lucette rosse nella testa del maschio di turno: il bisogno spassionato di essere il primo a guadagnarsi quell’ambito trofeo! Tempo fa fui chiaro nel dirvi che io da Babbo Natale avrei voluto in dono la fichetta… per provare di nascosto e solo una volta l’effetto che fa. Pur avendo il culetto certi esperimenti non li ho mai voluti fare perchè sempre e comunque ci sta un qualche cosa che ti frena: il terrore di scoprirti frocio, il terrore di scoprire che ti piace, il terrore di scoprire che è tutta ‘na roba di perversione cattolica che ti fa dire che “No, mamma mia, contronatura…”. Per cui non so nemmeno tecnicamente dirvi per bene che cosa si provi nel giocare a prenderselo a quel Biondoddio in quel posto lì. Sì, signore e signorine, avete ragione, io non lo so e non lo posso sapere. Però, per dire… so che sensazione si prova a giocare a metterlo lì. E posso garantire a tutti, anche a voi le donne, che non è mica tutto quel piacere irrinunciabile che vi facciamo credere sia. Anzi… come spiegavo alla signorina/signora easylady di cui sopra in un commento… “Non è nemmeno poi sta gran cosa”. Cioè… è un pelino più incasinato, un pelino più stretto, un pelino più da andarci coi piedi di piombo, un pelino più da farti venire l’ansia, un pelino più sporco, un pelino più puzzolente… un pelino più negativo.
Però è una questione di possesso… e ti vuoi mettere col possesso? Ti vuoi mettere con l’idea sempiterna che qualcosa è tua, te la prendi, nessuno te la toglie? No.. con questo richiamo ancestrale alla conquista, all’espugnazione, alla detenzione manu militari di un bene altrui nessuno può pensare di mettersi in competizione. E’ il maschilissimo spirito di competizione ad attivarsi, la consapevolezza che il tuo ex non t’ha avuta lì e tu sì… la certezza di aver violato anche l’ultima resistenza, il discorso che adesso tu sai che il tuo corpo per me non ha più segreti. E avanti andare!

Il rapporto anale è una comune e normale penetrazione, se non fosse che viene compiuta dalla porta posteriore. Qui sta il bello! Richiama concetti quali discrezione, clandestinità, intimità… per dire: se non entri dalla porta principale in casa, o sei il padrone di casa ed entri dove cazzo vuoi (possesso) o sei quello che si intrufola in casa per rubare o fare comunque qualcosa di sordido (possesso più morbosità… bello cazzo, bello!). Qui sta anche tutta l’omofobia strisciante nascosta dietro la non volontà di un uomo di provare a capire di nascosto l’effetto che fa. La chiamano NIMBY in sociologia… not in my back yard… non nel giardino sul retro… non in culo a me. Anche ‘sta storia che comunque il back yard è riservato aggiunge al rapporto anale eterosessuale quel pizzico di irrinunciabile trasgressione che ci permette di dire… NIMBY sì… ma siccome sei mia e ti voglio SITBY… Sì, nel tuo back yard sì… perchè sono io!
E se per dire, volete vedere per forza 50 sfumature di grigio, poi non potete fare tanto le preziose per una bottarella lì dietro… capisco la teoria Jungiana del dualismo umano… ma qui si fa la guerra, non umorismo malsano! E’ un cit clamoroso che indovinarlo vi fa vincere mille commenti pompino e potete chiedere a Lemniar se non sono serio!

Tecnicamente il primo rapporto anale, come tutti quelli che seguono, abbisogna di pochi semplici accorgimenti. Lubrificazione, delicatezza – almeno all’inzio eh che cazzo… possesso sì uno stupro alla Irreversible potete risparmiarvelo! – e pazienza, complicità e tutte quelle cose che fan bello l’amore. Altrimenti, per dire, se siete così fortunati da trombarvi Tory Lane o qualche altra grande della Terra… credo possiate divertirvi in sicurezza bypassando tutto quel che sopra c’è scritto. Ma in quel caso… l’amore c’entra poco… e temo per voi il possesso si declini solo sul raccontare che vi siete trombati una grande della Terra. Perchè quel trofeo è così superusato da valere a malapena il passaggio di proprietà dal notaio… e perchè tutti sapranno che la vicenda era già dall’inizio troppo più grande di voi.
Andateci piano… la prima volta e le successive… e sappiate che dopo poco potrete anche osare. Ma ricordate… non è che senza vi stiate perdendo tecnicamente poi nulla! Però, sì, lo so… vuoi mettere, guardarti dopo, guardarlo dopo e dire: “Roba mia!”… sì vi sentireste un Don Mazzarò o qualche altro volto celebre della tradizione verista italiana.

Tory+Lane

I problemi sorgono quando il maschio medio decide che lì le cose si fanno per bene… secondo il suo perosnale ed insindacabile metro di giudizio… e decide in barba a tutte le leggi della fisica e della fluidodinamica, di conquistare l’accesso al back yard con le tecniche santissime dell’assedio di Magdeburg (20 maggio 1631) piuttosto che con un comodo grimaldello o lavorando di fino con lo spadino. Cosa si ottiene? Che nulla nel corpo di lei collabora, le urla e gli strepiti – più psicologici che fisiologici – giungono alla canera da letto degli anziani vicini che bussano minacciando di chiamare la polizia… il nervosismo monta, la pressione vascolare sceglie di concentrarsi altrove… e si può dire addio a tutto. Oppure, in alternativa… con la tecnica Magdeburg… quel che si ottiene è un trauma perenne che vi porterà ad esservi conquistata l’interdizione da quei privati uffici a vita. Bravi… vostro una volta e di nessuno per sempre. Vi pare affare giusto? E chi eventualmente viene dopo? Che sa che è stato di un altro e non può essere suo? Seminatori di discordie… per voi Dante ha previsto apposito girone… ed io nella mia personalissima Teogonia    ho messo su un ufficio che punisce questi crimini affidato al signor Acmet Pascià… chiedete agli ottocento otrantini in maniche corte e pantaloncini come ci si sente dopo essere passati per suo insindacabile giudizio. Non c’è CGIL che tenga!

otrante
I problemi sorgono anche quando il maschio medio, sempre imbevuto di una serie di stronzate figlie dei giornaletti porno e della tradizione orale adolescenziale, si convince che lì dietro se non fa male vuol dire che sei rotta da tre secoli e mezzo e che di te ha avuto ragione già una banda di lanzichenecchi o per dire tutto il Battaglione Azov, Bob Malone o qualche altro grande della Terra. Lì scattano due paranoie: ce l’ho piccolo… non sei vergine. Avete ucciso un uomo, spingendolo tra le grinfie del demone della depressione e del demone dell’impotenza. Ricordate, quindi… probabilmente non vi farà male perchè alla fine se fatto bene il sesso anale non fa male… se fatto e se vissuto bene… però pure voi fate un po’ la vostra parte in questo GiUoco del sesso: “Ahi… ah, piano…”. Senò il vostro uomo è bello che fottuto!

Ricapitoliamo: il sesso anale è la dimostrazione che il comunismo ha fallito. La proprietà privata è una cosa bella, che appaga l’animo e se tenuta bene fa bene alla coppia ed ai singoli. Come tutte le cose belle ha bisogno di essere coltivata con coscienza, tecnica e la giusta dose di ironia e di bugie…
Come tutte le cose belle, attorno al sesso anale se ne dicono un sacco di fandonie. Come tutte le cose belle ci sarà sempre qualcuno che dirà di saperne più di te… e più di me… ma non è detto che quelle cose belle le abbia mai viste, provate, sentite. In senso eterosessuale provatelo liberamente, con i giusti accorgimenti e divertendovi in sicurezza. In senso omosessuale fate tutto quel che cazzo vi pare ma NIMBY!
Come tutte le cose belle… sarebbe bello sentire l’opinione della controparte… ma non credo ne arriverà una!

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Se la vostra donna vi doveste chiedere di andare a vedere 50 sfumature di grigio, prima pretendete il giusto ristoro del vostro diritto di possesso. Se fa la preziosa, niente film… visto e considerato voglio dire che… “Poi tu vuoi andare con Mister Grey?! E a me il sederino non lo dai?!”

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