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Nemmeno le riconosci le foto… questo è chiaro… ma non sarò esplicito… qui no

Dòme… se potessi lo faresti un patto col Diavolo?
Dicono che quando una cosa si desidera intensissimamente – ma davvero intensamente, cioè, non basta volerla come la chiavata che ti vorresti fare con Tory Lane – PUFF, puzza di zolfo, calore forte, compare il Diavolo con un contrattino scritto bene bene… con tanto di clausole vessatorie. E ti ho chiamato Dòme perchè mi sale sul cazzo che anche io scriva Domè… io se sento Domè voglio saltare dalla sedia con cognizione di causa… non voglio illudermi!
Niente, dice che compare sto tizio, Mefistofele, il Demonio, il Diavolo, il mio amico Gabriele – che dice di essere il Demonio – e ti fa firmare ‘sto contratto che sopra c’è scritto che il tuo desiderio forte fortissimo si avvera… però allo stesso tempo tu l’Anima gliela regali.

Io questo patto col Diavolo non posso firmarglielo per due ragioni: inesistenza di uno dei contraenti – visto che il Diavolo non è Gesummaria nè Biondoddio – e inesistenza di uno degli oggetti della permuta – che gli scambi si chiamano permute – perchè l’Anima non esiste. Hannya diede una cosa che esisteva – eh poi dice che i giapponesi sono tutti spiritualisti, il cazzo! – ossia la sua bellezza. Noi ci inventiamo l’Anima… ci inventiamo un tizio col forcone che fa puzzare l’aere di scureggia… no, no e poi no!

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Io questo patto non lo firmo e non lo faccio. Diavolo? Prenditela nel culo!
Però questo non significa che rinunci al mio desiderio… questo non vuol dire che io non abbia tutti gli strumenti per mantenere una promessa. Io ho deciso di essere felice. Ho deciso di essere completo… e c’è solo un modo per farlo.
Le vie sono sghembe, la meta è una, una e una sola. E suoni come una minaccia a chi legge, suoni come il peggiore degli anatemi, suoni come una promessa… anche adesso inascoltata. Cada pure nel silenzio tutta ‘sta storia… in un silenzio che sa di “beffa” ma di “beffa” vera e propria… altro che uno passa qui legge e dice: “Non ti prenderei mai e poi mai nè per un pagliaccio nè per uno stupido.”… il cazzo… se vi scappa da ridere nel leggere quel che ho appena scritto o non mi conoscete… o se mi conoscete mi state prendendo per pagliaccio o per stupido. Oppure spiegatemelo voi che c’è da ridere!
Io questo desiderio voglio inseguirlo… e voglio farcela. A tutti i costi. Costi quel che costi.
Io voglio essere felice e voglio realizzare quel desiderio!

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Vabbè niente, continuo la rubrica sui tatuaggi… che sono una cosa di cui mi piace palrare, riguardano me… e mi mettono in condizione di ritornare a scrivere e farmi venire le idee del caso per i prossimi post!

E niente… questo è il secondo pezzo che ho fatto sul mio corpo… ed è l’Hannya.

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Ora è chiaro che solo pochi di voi, tipo che so Cheliza, saranno in grado correttamente di capire di che cosa sto parlando. Quindi, niente, ci provo a spiegarvelo. Hannya è una maschera del teatro NO – si chiama così non prendetevela con me e rispettate i giapponesi che sono gente serissima – che simboleggia in nuce il tratto distruttivo e soprattutto autodistruttivo della gelosia femminile. L’utilizzo più celebre della maschera di Hannya, cioè la storia per cui veramente lei è diventata una star della cultura giapponese e successivamente delle braccia e delle gambe e delle schiene di un botto di persone, è la vicenda di Anchin e Kiyohime. Più ancora, però, la vicenda che ha reso Hannya popolare è proprio la storia di questa Hannya, che non si sa se sia vissuta davvero o sia un parto della fantasia di qualche Omero o Grimm con gli occhi a mandorla… fatto sta che lei c’ha un mito tutto suo, scritto per lei.
Hannya era la classica “Biondoddio con quella che ci farei…” ma non alla Tory Lane, più alla Levante o alla Bellucci… ecco, siccome dicono “proverbialmente bella” diciamo una tipo la Bellucci. Era una donna gentile e delicata, cioè quelle cose che fanno dire in Giappone “Biondoddio con quella che ci farei…” perchè obiettivamente dal punto di vista estetico, essendo loro quasi tutte uguali, è difficile usare i canoni estetici. E poi ve l’ho spiegato che sono persone attente a cosa più importanti, i nipponici. Non come noi che ci sposiamo solo se ce la guardano per strada.

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Un bel di questa Hannya conosce un samurai… cioè quel che sembra un samurai. In realtà il tipaccio era un mercenario. Uno stronzomerdone temprato sì da mille battaglie ma mica con tutto l’onore di un vero samurai o di un ronin qualsiasi. E questo vedendo sta “Biondoddio con quella che ci farei…” si mette a raccontarle un sacco di menate e se la ammalia… perchè si sa le donne più belle si innamorano sempre degli stronzi. Se sono sane di testa. Se sono pazze si innamorano delle brave persone e le conducono alla follia. O al pianto. Ci sono donne splendide rese pazze dagli stronzi che dopo decidono di rompere le palle ai bravi bambini… e questo è il peggio! Vabbè comunque… quindi Hannya si innamora di questo stronzo senza nome ma con uno spadone grossissimo, un’armatura scintillante e tutte le menate tipiche di un samurai… che poi non era samurai neanche per il cazzo. E Hannya non mangia più, non ride più, non dorme più, non beve più… si nutre solo dell’amore per lui e delle sue belle parole confidando sul fatto che “Cazzo, cioè, è un samurai… mica fa lo stronzo!”. E invece no, perchè un giorno Hannya va alla fonte a prendere l’acqua e sente due che stanno scopando a quel Biondoddio e tipo si avvicina e vede dai cespugli – senza farsi le pugnette però – che sono il samurai stronzo e mentitore di cui sopra, quindi il mercenario scopone ed un puttanazzo di quelle parti. E hannya si incazza, impreca contro Gesummaria shintoista, urla a quel Biondoddio sperando che a loro capiti un cazzinculogravissimo diverso da un rapporto anale… oppure che tipo a lei cresca il pisello e il cazzinculogravissimo capiti a lui… e se ne scappa verso la fonte.
Dove trova uno spirito supersaggio. Questi sono gli incontri che uno non dovrebbe mai fare nella vita. Se incontrate un giorno che vi è andata male qualcosa uno spirito supersaggio bestemmiategli i morti… mi ringrazierete! Lo spirito supersaggio gli fa: “Senti vuoi diventare immortale? Basta che mi dai la tua bellezza! Tanto che ti serve ora la bellezza? Hai amato in modo infantile ed hai conosciuto maturamente solo la gelosia… la bellezza non ti serve più!”. E lei accetta. E da “Biondoddio con quella che ci farei…” diventa quella cosa orribile e spaventosa che io mi sono messo sul braccio.

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A parte che diciamo è evidente che “o miuzos deloi” – e se non avete fatto il greco come lingua morta significa La favola insegna – che le pene d’amore fanno male alla vita e io tipo dovevo già averlo intuito da un annetto, visto che il tatuaggio è del 20equalcosa agosto 2014… a parte che la maschera simboleggia quanto ci si possa logorare e morire per le pene d’amore… l’Hannya ha un significato di contrasto fortemente beneaugurale quando viene riportato sulla pelle. Indica che ci si sente sotto l’assedio di “spiriti maligni” e che li si vuole scacciare con quella brutta faccia. Tipo tatuarsi cave canem (cioè attento al cane in quella lingua morta che è il latino antico). Se notate, Hannya è direttamente posizionata sotto la carpa… e quindi protegge la mia intimità dall’attacco di interverenze esterne… è lì messa a guardia di quelle virtù che io, non conoscendo, non so di possedere e dover difendere. Notate anche che è posizionata in direzione centrale… proprio perchè si tratta di una mia richiesta di intervento esterno e quindi non è qualcoasa che si muova verso di me o fuori di me. Sono io che sto chiedendo protezione. Ancora… e proprio per qusto, Hannya è sistemata con gli occhi e la bocca rivolti verso la mano, quindi, potremmo dire ” a offesa”, pronta a volgersi in mia difesa contro gli attacchi.

Le fasce decorative che collegano la coda della Koi alla maschera rappresentano la continuazione del percorso di lettura. Io fiorellini di ciliegio sono uno dei vari motivi decorativi che si possono scegliere nel completamento e nel riempimento di un lavoro in stile giapponese. Ki ho scelti per un loro sostanziale equilibrio di forma e perchè simboleggiano la primavera offrendo un buon augurio di fortuna generica per i tempi che verranno.

A chiudere il motivo, come fosse un ciclo, l’onda ancora una volta con la caratteristica forma. Dell’onda, come ormai è chiaro, parleremo alla fine del percorso.

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