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Giri la chiave apri… Giri la chiave chiudi

… E ti rendi conto che – cazzinculogravissimo – hai un ricordo ed un pensiero continuo. Ed è curioso, tanto curioso, che tu non sia il protagonista unico di quei pensieri. Che tu spalmi su avventure tue ricordi ed inauietudini legate ad altri personaggi. Quel posto è mio non delle mie vicende sentimentali! Quel posto è mio… Ma forse Val la pena di capire che questi sono segnali chiari… E che è normale tu non possa fare altro che stringere i denti. Ed andare dritto! Perché tu quello che vuoi lo sai!

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Cioè tipo che la serata s’apparecchia… e qualcuno già sparecchia, fuma, in un angolo…

… e ripenso a quando qualche giorno fa (giorni? secoli? le percezioni variano…) di pomeriggio feci una telefonata. E sono quelle telefonate che non sai mai come chiudere. Che poi se non chiudi il telefono tutto sembra sospeso… e fa male… e non fa bene… e le cose intorno sembrano perdere senso perchè quel che mi dici ha un senso unidirezionale. E io non lo so mica quanto saremo capaci di resistere nel limbo. Che qualcuno romperà il vetro d’emergenza. Chiuderà il telefono… oppure lo alzerà!

E niente, ricordo che in quel momento, come dire… passavo di qui!

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Questa a qualcuna piacerà di sicuro assai assai (almeno così mi ricordo… ma oggi può darsi che mi sbagli)… ma piace pure a me… e ad un pugno di amichetti…

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… che però questi amichetti non mi leggono, qui, sul blog. Cioè forse vedo se li taggo, prchè questo sarebbe un regalo bello bello assai, per loro. Ma sono quasi sicuro che questi per esempio piacciano anche a lettori e lettrici assidu*, e questa è un grande classico… per cui… dai, speriamo sia così!

Che poi, se ben ricordo, un certo rock piace pure a te… Che passi nascosta!

Ma sapete cos’è?
La verità più vera e più pura è che ho bisogno di quelli che si chiamano shock… uno shock di quelli forti, che mi faccia non saltare dal letto come mi capita ormai troppe notti… ma uno shock bello, di quelli che ti prendono in pieno, ti rivoltano tipo calzino – perchè si piegano rivoltandoli… i calzini – ti lasciano senza repsiro per terra… e poi ti alzi e sei di colpo un’altra persona! Oppure la stessa, ma con quel groppo in gola di meno!
Basterebbe poco, anche un messaggio… Ora… Sarebbe uno splendido shock…

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Radio – Quindinononvatuttobene: che poi se ci ripenso… ci sono luoghi che sono luoghi del ricordo… e pagine e soggetti che sono oggetti del ricordo… e temi che sono immediatamente interruttori della memoria…

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Non è giusto che io ricordi cose belle, bellissime, con un enorme velo di tristezza per il solo fatto di non averle più, solo nel momento in cui guardo un articolo dell’Internazionale Football Club sulla Gazzetta del Mezzogiorno. Fossero i ricordi di quand’ero bambino, io il tifoso più giovane del mondo… io segnalato ad Internazionale Football Club – Magazine quasi appena nato. Fossero i ricordi, pochi ma splendidi dell’infanzia, sempre di più, intensissimi, ma meno felici, di quando ormai saltata a piè pari l’adolescenza ci siamo rincontrati intensamente al capezzale di mio nonno, suo padre, che moriva… fossero i ricordi che mi legano a mio zio, non ci sarebbe niente di male. Maledetti tutti e due dall’Inter, pantofolai tutti e due, allegri di piazza a truvuli di casa tutti e due… non ci sarebbe niente di male.
Io invece penso a te… che leggi senza volermi dire che leggi, di nascosto e senza volerlo far sapere… lasciando solo indizi nelle conversazioni… e non è bello. Perchè sono i ricordi belli che voglio riavere! Li voglio, li pretendo. Anche se le parole si sono messe di traverso. Anche se le paure si sono messe di traverso. Anche se recitiamo a soggetto, ormai! Rivoglio le emozioni dei ricordi belli, le emozioni di quant’era bello essere insieme… non penso ai progetti, non ci penso più, non voglio pensarci più non devo pensarci più. Rivoglio il bello dell’ora, dell’adesso, del bello che c’è in questo momento… che sembra quello che non siamo più riusciti ad avere… da troppo!

E poi perchè mi torni in mente ogni volta che si parla di un calciatore, uno qualsiasi? Vabbè, sì, più di tutti Icardi. Ma pure Marchisio. Pure lui… che odio, Marchisio. Già, perchè coi calciatori? La Gazzetta dello Sport mi è interdetta… se voglio rimanere immune dai ricordi, felice, sereno… interdetta la lettura. Che se Icardi compra la Rolls a quella scialina di Wanda Nara… io sono lì a ripensare a te, ai momenti felici con te, alla “mano nella mano” uscendo da un metro… perchè parlavamo di lui, quel giorno, quando mano nella mano uscivamo da un metro ed io ero felice, cazzo… ero felice. E lo so, felice lo eri anche tu! Che cazzo c’entri tu coi calciatori? Che cazzo c’entri tu con le facce e le vite dei calciatori? Perchè tu? Perchè sempre tu? Nocerino… Marchisio… Icardi…
No, per cortesia non toccarmi Tevez. Sono nerazzurro ma Tevez… bianconero eppure mio adorato… quello non toccarmelo. E nemmeno Zanetti… che di nome fa Javier… e se non fossi terrorizzato dall’idea di un figlio maschio lo vorrei e lo chiamerei Javier… e a te l’idea non piaceva, non è mai piaciuta… quindi lascia in pace Javier. Non venirmi in mente quando penso al Capitano. Ti prego… almeno l’onore delle armi, quello riservalo a me ed al mio amore per l’Inter!

E mi torna in mente il pensiero di te, fisso, univoco, onnipresente, quando torno dalla dottoressa, dopo il controllo settimanale, ogni volta, all’uscita della sedici bis per l’aereoporto. Ma non quella che io, di Giovinazzo, prendo per andare all’Aereoporto. No! Quella che dall’Aereoporto, nel senso inverso, mi porta a casa. Già… perchè i ritorni e non le andate? Te lo spiego, è facile… è il ritorno il momento in cui si pensa a te… l’andata no… non serve. E’ quando si torna che si deve aver la forza di pensare ad una persona… perchè ci si deve rincontrare. Perchè non è mai un one way ticket. E si pensa, si deve sempre pensare, che ci siano altre mille andate e mille ritorni. E ad ogni ritorno, si spera, tutto andrà meglio di prima. E invece? Invece no… non è mai successo, finora… non so se succederà. Il futuro è una pagina da scrivere. I ricordi non si buttano, non si lasciano chiusi indietro… ci si deve fare i conti quotidianamente. Coi ricordi… e col nuovo che sta per arrivare. No? Non è forse così? Io credo di sì… anche se intorno, ogni giorno, mi disegnano steccati che lasciano ovunque quella traccia della te che vorrei, della te che non mi dai. Della te che vorrai essere? Della te che vorrai darmi? Dell’assenza di te? Non lo so… ma mi sono ripulito. Era radio è diventata coscienza!

La canzone di oggi parla di separazioni, tristemente… con un velo di ironia che mai mi manca ed un velo di tristezza. Io non so, non devo sapere, non voglio sapere cosa sarà domani. Non voglio saperlo e non devo chiedermelo… Mi preparo al peggio? Al meglio per te? Al meglio per me? Al meglio per noi? O al peggio per noi? Non lo so… sono pesi, misure, relazioni… e adesso non ha senso chiedersi che ne sarà… La ascolto. Per riderci su… e magari arrivare più lieve alla sera, a domani… ne ho bisogno… ed ho come la sensazione che ne abbia bisogno anche tu. Di un sabato che non sia triste, magari che non dica di noi… ma non parli nemmeno per copioni prestampati, scritti prestabiliti, maschere da indossare e togliere così, per avere meno paura senza capire che si apparecchia il peggio, vivendo nel terrore!

ps Lo scatto è mio, appartiene ad un set che piano piano pubblicherò: esposizioni multiple di soggetto singolo… con il pannegio tipico dei fantasmi. Mi piaceva questo concetto crepuscolare di spettri che si aggirano nelle città, nella vita.

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