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Istanbul again

Perchè ho trovato questi scatti alle lucine che mi piacciono assai…
Sono un bell’esercizio e ricordo che queste mi uscirono al primo colpo… che bello!

Nikon d5000
Istanbul Settembre 2013

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Ci andrò con te, in Giappone! Che poteva anche chiamarsi: Le ansie sono gabbie dorate… ed i pezzi dei puzzle hanno incastri precisi

Io non sono cattivo, mi verrebbe da dire… è solo che mi disegnano così. Mi disegnano come un pezzo di puzzle da mille tasselli. Sono mille lì dentro. E nessuno è uguale all’altro. I pezzi del puzzle da ventiquattro pezzi sono grandi, enormi. Sembrano tutti così grandissimi che metterli insieme è facile, sempre. Eppure anche loro, con i loro spigoli e con le loro anse, sono unici. Semplicemente, in una scatola da ventiquattro pezzi facili facili, trovare la combinazione è un gioco da ragazzi. O da bambini di quattro anni. Io a quattro anni facevo i puzzle della Disney in confezione da ventiquattro pezzi. Mille è più facile da scrivere di ventiquattro. Mille è un numero rotondo. Eppure le confezioni millepezziravensburgerfacilifacili non lo erano per niente. I pezzi sono più piccoli. I concetti di grande e piccolo sono relativi. Io sembro grande a tutti, grandissimo. Non è così. Se fossi un pezzo grande di un puzzle sarei facile, ma facile davvero. Invece sono piccolo, piccolissimo. Esistono puzzle da duemila pezzi? Duemila è più difficile di mille. Da scrivere. Da assemblare.

Ed io lo so che è difficile, così difficile da credere e da chiedere, ma non esiste posto più bello, per me, da dividere con chi ha spigoli compatibili, che il Giappone. Non esiste nulla di più bello che i Macachi delle Nevi di Hokkaido, che sono come me, teneri, sonnacchiosi e pagliacci. Vorrei vederli con te, se sei all’ascolto ed hai spigoli compatibili, proprio con te che come me hai gli spigoli… a differenza loro, che sono così morbidi e possono giocare nella neve tutto il tempo.

Io ho troppi spigoli. O forse un solo spigolo ed una sola ansa. Non simmetriche. Il mio spigolo è grosso grosso e pronunciato. Il mio spigolo è di quelli enormi. Non è ansia da dimensioni, ma mera constatazione che quella precisa protuberanza, quel promontorio così bello e seducente del mio essere creativo, inafferrabile, sfuggente, terribilmente sulle sue o terribilmente sui palchi al centro dei palchi al centro dell’occhio di bue che si piazza al centro dei palchi… poi proprio come i cazzinculogravissimi… trovare un posto dove metterlo senza far male diventa complicato. Anse così capienti intorno non ne vedo.
E la mia ansa è piccinapicciò, come la signorina Minù dei cartoni animati. Come la Balena Giuseppina che stava nel bicchiere sul comodino a fianco al letto. Quell’ansa stretta stretta si chiama “disponibilità nei confronti dei compromessi col mio tempo e modo vita”. Quell’ansa si chiama disponibilità a rispondere al telefono, ai contatti col mondo, alle richieste di appuntamento, alla precedenza non tanto agli incroci stradali quanto a quelli delle vite. E la mia ansa si chiama ansia altrui che sono disposto ad accettare. Per essere più precisi “livello dell’ansia altrui che sono disposto ad accettare”.

E ti sembrerà ancora più strano, ma, se sei all’ascolto, se stai guardando… fatti un bagnocon me in quei colori. Ci andiamo… se scegliamo di dividere un bel po’ di tempo è lì che andiamo, dall’altra parte del mondo, dove lo sciacquone del cesso gira comunque in senso antiorario… ma i colori sono tutti diversi. Non ci credi che voglio scattare a colori? Sì, perchè mi piacerebbe metterci anche i tuoi, lì dentro.

Un ingegnere vive di certezze granitiche, di tempo e spazio che sono cose chiare e inconfondibili… chi crea, chi inventa, chi scrive, chi esprime attraverso mille canali possibili, non può vivere di certezze. E’ l’incertezza per dogma, è l’irrazionale per principio. Perchè si mette in discussione ad ogni virgola, ad ogni scatto, ad ogni passo sull’asse del palcoscenico… e dal mettersi per se stesso in discussione riceve nuovi spunti e nuovi stimoli. Chi crea non si bagna due volte nello stesso fiume. Chi crea è il fiume. Chi vive di ispirazioni, momenti, lampi, non ha tempo per chi chiede tempo, non ha sicurezze da donare, non ha programmi da scrivere. Non ha ampolline indistruttibili dove riporre ansie da “Dove sei finito? Che vita fai? Perchè non rispondi?”.  Chi crea va afferrato come l’aria che egli stesso cerca, come il respiro che sembra sfuggire a chi crea. Non si può mettere l’aria in scatola. L’acqua che sgorga e che metti sottovetro è morta nel momento stesso in cui la tappi. Ed io non so morire. Non ora.

E se ancora stai leggendo e ci credi, se credi che gli spigoli che abbiamo siano compatibili, vieni a chiudere gli occhi con me in quei tramonti dove il tempo non esiste. Ti leggerò una favoletta antica e nera, ti leggerò “La più grande balena morta della Lombardia”, tutto d’un fiato. E ti accorgerai che la storia della “tutina della chicco per uscire nel nulla assoluto” è tutto fuorchè una leggenda. Che quella tutina è la verità… è lo spigolo di cui ti parlavo. Hai un’ansa, un cassetto, dove conservarla per me quando mi fermerò da te?

Io non sono cattivo, è che mi sono ritrovato a disegnarmi così. Io sono un pezzo di puzzle mille pezzi. La Ravensburger, azienda leader nel settore del puzzle, garantisce la assoluta combaciabilità dei suoi pezzi ed assicura che esiste sempre un incastro corretto corrispondente Si tratta di trovarlo. E di cucirmi addosso un bel cartello: “Accetta, accetta che io sia aria. Accetta che ci siano giorni di bonaccia morta, accetta la Bora che potrà spirare. Accetta di dovermi cercare e trovare come nelle giornate estive e dopo accetta di non volermi tra i capelli in ogni momento. Prendimi – se ci riesci – e trattienimi inafferrabile come sono. Posso scegliere di fermarmi ad accarezzarti… e posso scegliere di farlo per tanto e tanto tempo… ma davanti alle gabbie, alle pareti, all’aria che manca nel petto, accetta che io fugga via, terrorizzato e lasciami andare Perchè compresso puzzo di stantio, di chiuso. Perchè stretto tra quattro pareti fuggirò, appena avrai bisogno di aprire una finestra, per cambiare un po’ l’aria!”.

Li vedi quei colori? lo senti dentro questo invito al viaggio? In Giappone le cose vanno via veloci, anche, se cen’è bisogno. In Giapoone la vita sa correre inafferrabile come le luci e sa fermarsi a farsi mangiare, senza grandi sapori, per carità… esclusivamente con lo sfizio dei colori, ordinati, pezzettiniquadratinibellissimi
ed assieme a loro i sapori decisi nascosti nei colori pastello dello zenzero e del wasabi… che sono così delicati che mai diresti!

Una sola cosa, ti prego… i miei spigoli.
Perdonami… i miei spigoli.
Non perdonare loro, perdona me…

Accettali… sono quelli che mi mi fanno pezzettino… millepezziravensburger tra novecentonovantanove altri.
Oppure fammi un sorriso, scusa… e va bene così!

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E, niente, questo è un outing spudorato…

… che una volta, a ventottannisuonati, tuttattaccato…

…come tutt’attaccato di qui sopra… io andai veramente a fare un provino per recitare in un film porno. Ci andai con quell’idiota del mio amico di cui non farò nome, attualmente sposato con prole… e quell’amico mio alla fine mi mandò avanti e non entrò. E io lì fuori che mi immaginavo nuovi mondi splendidi e salvifici… e mi immaginavo Rossana Doll o quella #perdire come si chiama Luana Borgia che coi papi non c’ha avuto mai nulla a che spartire che mi dovevano provinare con un curriculum che si aggirava solo attorno a constatazioni geometriche o cronografiche del quanto ce l’hai lungo e quanto resisti.

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E lì, quel giorno, scoprii che non m’avevano mica tanto preso per il culo quelle che fino ad allora avevano detto tali e tante cose… che gli insicuri pensano sempre “Sì vabbè mo questa con me ci sta a dire ste cose solo perchè deve farsi bella facendomi bello” e questa tecnicamente è la tecnica che tante di voi (ledonne tuttattaccato) usano per mettere a proprio agio il partner occasionale del momento, che tipo è un ottuagenario ricco sfondato e lo voete far crepare contento perchè quasi vi pesa a male il fatto che lo state prendendo per il culo per il tornaconto personale del vostro culo e allora dite “Mo gli addolcisco la pillola!”. E m3mango nuov* amic* adesso starà lì a chiedersi che cosa ha fatto di male per essere citato qui… ma di male ha fatto che veramente si starà chiededno se quetso post è originale perchè a Stephymafy non gliel’ha chiesto se è mica vero che io quel provino l’ho fatto e ci capisco poi tanto di queste cose.

Ebbene quel provino io lo feci…. ed era tanto che dovevo parlarvene. E alla fine dopo un tot che non dirò quant’è, la tipa si voltò al provinatore (speri sempre che il provino sia roba tu e la tizia… manco per il cazzo… fai tutto davanti al provinatore perchè LORO, quelli dell’industria che vi fa fare le seghe regalandovi piacere, LORO devono sempre essere sicuri che “terrai l’erezione come un fatto pubblico e non come una faccenda privata”)… bene si voltò al provinatore e disse “per me questo si è preso qualcosa…” e quando tu dicesti: “Giuro, solo natura” il tipo rimase con gli occhi sgranati e disse che eri il più faccia di puttana da un pochino di giorni… e che c’avevi tutte le carte in regola per… tu lo guardasti e dicesti: “Veramente?” con la faccia tronfia e boriosa… e per l’emozione te ne venisti e nemmeno ti gustasti la cosa così maschile del venire sul viso… che poi tecnicamente è una stronzata madornale: non lo fate perchè voi non avete nemmeno idea del casino che è lo sperma negli occhi… e te ne venisti e lei invece di prenderti per il culo disse “Eccheccazzoeraora!” tutt’attaccato…
… e lui ti disse “Per me vai bene… cioè cazzo… qui si lancia una cosa allucinante..” ed al momento del fatidico sì… nessuno disse nulla. Fosti solo tu a dire no… e quando ti si chiese perchè…
… non sapesti dire altro che “No, vabbè… ma qui a mamma come lo dico poi? No, no grazie, veramente… anzi, scusate… scusate davvero sono mortificato… mica pensavo che passavo… perdonami, eh…”… rivolto a lei, che stava ancora sporca in faccia e giustamente ti bestemmiava i morti e le madonne!
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Questo per dire che alla fine, alle fine di tutto e della fiera… sono riuscito pure a chiedere scusa ad una attricetta del dietrolequinte del porno che poi, sorridendo, mi guardò e disse: “No figurati, che scusa, succede… anzi… meglio questo che tanta altra roba. Alla fine sei un ragazzo di cuore, uno sincero. Peccato perchè… guarda credimi… andavi proprio bene… credimi… che ragione avrei di dirti una cazzata?!”. E allora, da allora, dissi che de Andrè sulle puttane ed in genere sulle donne che nel senso e nella “morale comune” che è la cosa più contronatura del mondo, nascono dal letame come i fiori, c’aveva ragione da vendere. Non so se siano sicnere… ma di certo tenere e sensibili lo sono. Loro, davanti alla loro verità, non scappano. Spesso, anzi, la protestano con orgoglio!

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E questa è tutta una vicenda vera. Ed era il 28 maggio del 2007. Ed era il sexy shop Le Pon Pon, via Melo. Ed erano appena le 11:40 di un giorno qualsiasi. Il 28 maggio. Di quel 2007!

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