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Rubo giochi e tag qua e là…

E ora non ricordo nemmeno a chi ho rubato queto tag e questo gioco, ma, tipo, ho trovato in giro uno di quei tag a catena di santantonio dove ti invogliavano a fare il nome di sette invitati sette del mondo del cinema per il cenone di Capodanno, motivare la scelta e parlare anche del menù, motivandolo! E allora andiamo, con la precisazione che non troverete sotto tag a guastarvi la giornata…

  • Monica Bellucci, non nella versione banalissima e scontatissima de “La Riffa” che sicuramente sarebbe ispirata, visto il contesto, ma quella molto più pazzerella e scialba e ochetta de “L’Ultimo capodanno!”. Solo che potrebbe star certa, non la tradirei con una racchia come quella del Film. Ah sì, con lo stesso vestitino rosso. E lo stesso intimo sotto, merci..lultimo-capodanno
  • Stacy Martin così come ce l’ha regalata Nymph()maniac parte 1. Possibilmente nel periodo che va sotto il nome di Capitolo 3, quello in cui lei felice e spensierata dice “Ti amo” a tutti mentre viene e dice a tutti: “E’ stato il primo orgasmo!”. Così, per ricordarmi che ho ragione a non fidarmi mai troppo di certe affermazioni sugli ex! E poi perchè mi ricorda una storia in cui sbagliai tutto… e stavo con una ragazza che le somigliava moltissimissimo!
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  • Iwan Rehon… che è il mio personaggio preferito in “Game of thrones” per il suo fare assolutamente psicopatico e per la sua propensione alla cattiveria immotivata. Ovviamente non posso accetare la sua presenza da solo quindi, si lasci pure accompagnare da…
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  • Alfie Allen, perchè non può esserci vera cattiveria e vreo sadismo di Iwan se manca Theon Greyjoy, il piccolo Rick, che per quella serata mi sarà prestato e potrò portare al guinzaglio senza temere di passare dei guai per questo.
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  • Mohinder Roy per la sua somiglianza così efficace ai nani de noantri. Un nano non poteva mancare al mio banchetto sontuoso. No, non poteva di certo e di certo non mancherà. Una sedia con tre cuscini per lui che stasera non deve temere d’essere schernito. Ho chiamato Rick a bella posta!
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  • Valentina Nappi, per il gusto un po’ verace ed assolutamente trasgressivo che la più nota e celebre delle pornostar italiane, appena sbarcata su Naughtyamerica, può dare alla serata. A Valentina sarebbe cortesemente richiesto di non prodursi in niente di “tipico” sui suoi set… sono “solo cene eleganti”! (cit.)
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  • Vince il ballottaggio tra Elio Germano così come l’ho visto in Come Dio Comanda e Maria Pia Calzone (Imma Savastano in Gomorra) quest’ultima… per ragioni numeriche… e cioè vuoi mai che poi se ne vanno tutti insieme e io resto da solo? E poi per ragioni affettive (sono mezzo napoletano e l’idea di una contesa culinaria tra la matura Calzone e la giovanissima Nappi in tema di fornelli mi da un gusto assolutamente erotico al buffet!).
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Menù della serata: Oh, il video guardatelo per bene!

  • Antipasto: Fuagrà con confettura di cipolle e formaggio francese stagionate… poi, fruttadimare… canestrelle, ostriche, taratuffi, cozzepelose, le canestreeeeeelle, le cozze pelose… Il tutto annaffiato con Franciacorta Monterossa Coupe
  • Vermicelli con le anguille capo e coda
  • Capitone arrostito
  • Calzone di scarola
  • Insalata di rinforzo (Fin qui considerate come annaffiatura Birra Doubleblanche Lupolus e IPA Zona Cesarini)
  • Frutta secca, se è avanzata, ancora, fruttadimare (Franciacorta Monterossa Satin)
  • Cotechino e lenticchie innaffiate con Brewdog India Ale
  • Struffoli e Roccocò (Stot Doublechocolate)
  • Pannacotta al caramello o ai frutti di bosco, a gradire.
  • Panetton no, dopo il panettone…

Io lo so che questo è il menù di Natale ma essendo sanguemisto in casa, io un Natale secondo la tradizione culinaria tipicamente barese non l’ho mai fatto… perchè abbiamo sempre fatto la vigilia con il ramo paterno e quindi… meh, non siate così incredibilmente pignoli!

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Pubeggiare e cazzeggiare fanno rima… ma col “difetto maschile” hanno nulla a che fare!

Che Pubeggiare ti ricorda il pube e cazzeggiare ti ricorda il cazzo. Ma, no, quello che i sarti dei negozi d’alta sartoria chiamano difetto e Giuseppe Gioacchino Belli definisce “Il padre de li Santi” non ha tecnicamente a che fare con il chiacchierare e bere una birra seduti o in piedi sull’uscio di un pub di paese. Proprio per niente.


Meriggiare è per sua stessa definizione pallido e assorto. Si pubbeggia la sera e non si sta assorti. Non presso silenti muri d’orti. Si meriggia da soli e si pubeggia in compagnia. Dell’amata in romanticherie o delle risate ad orgia di amici e conoscenti e parenti e cucuzzame vario. Si meriggia finchè non cala la sera, in riflessioni struggenti e diaframmatiche da tenero eroe adolescenziale, più innamorato dell’idea di innamorarsi che d’una qualsiasi venere in ciabatte.

Si pubeggia ben oltre i limiti della notte.
Ci si sequestra a vicenda. Ci si sequestra fino a firmare cambiali pesanti per i benedetti ultimi gocci che maledettamente non arrivano mai. Pubeggiare non fa rima con l’essere assorto, che un verbo ce l’ha ma suona bruttobruttissimo e qui non ce lo posso scrivere, talmente l’è brutto. Forse pubeggiare farà anche rima con pensare… finchè sai pronunciarlo bene, finchè non biascichi le uniche doppie che ci sono, tutte sole e tutte egocentriche a farsi biascicare per farti scoprire ubriaco.
Per editto reale, fossi re,  sull’uscio dei pub vieterei il pensiero cosciente. Sgraverei fino all’ultimo centesimo ogni flusso di coscienza… coprirei di incentivi fiscali spaventosi le aritmie che il cuore ti rivomita fuori. “Cittadini e Compagni! V’è un Sovietsupremo che ha deciso per voi che lo spazio dato all’elaborazione cosciente può perdurare per i primi soli cinque e diciamo cinque minuti… poi un basta categorico e impegnativo per tutti!”. Poi amatevi. Un bacio senza mai pestare lo stesso sanpietrino. Un bacio a labbra chiuse senza mai invadere la chianca altrui. Ci sono confini precisi che vi suggeriamo di rispettare.
Ma amatevi!
Spudorati e sempre, per cortesia, con la giusta distanza.

Oppure non amatevi punto! Meglio, perGesummaria(!) ma non smettete nemmeno per un momento di sorridere. Mettetevi gli occhi in faccia e ridete, sorridete, accendete gli sguardi. Rinfacciatevi gioisi i delitti più assurdi: “Fosti tu, uccidesti tu Miss Purple, la fidanzata immaginaria del buon Mister Green… e per me puoi averla uccisa tu tra le 7:15 e le 7:20 di un qualsiasi mercoledì pomeriggio, con l’ascia, temo e nella sala del biliardo… dunque confessa! Confessa e alleggerisciti la coscienza, vuota il sacco… perchè non smetterò di puntarti il dito in faccia e tu riderai imbarazzato ed io continuerò e me ne infischierò degli occhi sgranati lì intorno…”. E tu non hai un biliardo, non hai un’ascia e non ti muovi lungo caselle, per stanze, in una città che si chiama Cluedo (editricegiochi quellidelmonopoli).

Si pubeggia ben oltre i limiti della notte e, dunque, sequestrate l’Anonima Sarda del cuore che vi tiene prigionieri e non toglietele il passamontagna. Anzi calzatene uno voi, piccoli agenti speciali per missioni improbabili. Non siate più uomo o donna, senza dimenticarvi mai chi siete. E ammanettatevi a chi v’è capitato al fianco in sorte, stando attenti a non buttare la chiave. Guardando bene che in terra non ci siano tombini… che le mani e i cuori tremanti lasciano cadere le chiavi nei tombini. Impietosa legge di Murphy, che quando qualcosa potrebbe andar male, poi va a finire sempre peggio, molto peggio. E continuate, continuate senza sosta a sparare ogni cartuccia che il profondo vi metta in canna. Non risparmiate nemmeno un colpo, nemmeno per voi, per non cadere prigionieri del nemico. Pubeggiare e chiamarsi fuori non faranno mai rima! (sappiatelo)…

Guardate le stelle, perdetevici dentro, sempre, in ogni momento. Sul ciglio del porto più sporco e puzzone che ora vi sembra “le bianche scogliere di Dover” annodate ben strette tra loro le scarpe dell’anno passato: “…perchè Lei abbia a cascare di muso in terra, mio caro anno passato e Le si rompano i bei denti bianchi davanti. E non crescano più, nemmeno per la santa intercessione di Mariaegesù!” (concedetevi sereni licenze poetiche, che variar l’ordine degli addendi non varia il risultato!). Stringete le stringhe fortefortissimo, che il rumore di quei bei denti bianchi spaccati per terra vi resti nelle orecchie. Per sognarlo di nuovo domani, quando le stelle cedono il passo all’alba. E per farvi di nuovo accusare, sull’uscio di un pub, di aver fatto rompere i denti più bianchi del bianco a quell’anno passato e maledetto. E poi uscite fuori nella strada sonnecchiosa, svegliando il mondo con una risata diaframmatica, neppur troppo finta e mai davvero beffarda: quella dei Cattivi del Male di ogni cartone animato giapponese visto da piccoli. S’avanza in crscendo, prima sommessi, quasi fosse uno scherzo… che tra gli iridi scoppiati di stupore di chi vi circonda troverete il modo di farla crescere, coltivare, scoppiare… finchè non sia davvero diaframmatica e secolare: il riso sguaiato e ubriaco del mondo che si risveglia da un sogno ridendo. Di gusto.

Quando Maria Antonietta d’Austria, incompresa e detestata “striaca” alla corte di Francia, tornava dai balli in maschera il sabato sera, alticcia e drogatissima di sex on the beach e pallette di tachipirina drogata, aveva una carrozza tutta sua con guidatore designato alcolesente. S’accomodava scomposta sul sedile posteriore, il viso rivolto al senso di marcia, per non sboccare una volta di più. Apriva il finestrino di destra, poggiava il vetro e spalmava la fronte su quello sinistro. Guardava scorrere le campagne delle residenze estive degli altri figli di papà della nobiltà e soprattutto del clero francese. Per l’invidia e l’odio del terzostato. Tutt’attaccato! Si guardava vivere, si stirava il viso con mollette di legno per raggranellare un sorriso nuovo da spendere. Maria Antonietta che si perdeva nella luce dell’alba, inventando sonnambula una nuova scusa per quel vestito sfatto, la pressione arteriosa su un ottovolante, gli occhi di brace e l’alito al puzzo di benzina, era romantica. Maria Antonietta bruciata in controsole, sfocata, bombardata da raggi UV che filtravano tra i larici e i pioppi in quell’alba di domenica mattina, Maria Antonietta era una lolita qualsiasi a farti tenerezza. Maria Antonietta in hangover di ritorno da una festa di maschere e droghe e troppo da bere l’avresti amata, forse, anche tu.

Sophie Coppola l’ha messa così, sulla pellicola Marie Antoniette
(senza regina e senza niente).
E Sotto, sotto c’era una splendida canzone che faceva più o meno così…
“Pulling Our Weight” by: The Radio Dept.

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Ciao a tutti, immotivatamente sovrastimati sottoposti che seguite qui…

… poche righe davvero.. perchè si appressa il momento in cui a causa della carenza di materiale programmato ed a causa di un concorso cui devo partecipare con un elaborato scritto denso di contenuti che spaziano dal weird (ossia una certa forma di stravaganza letteraria) allo scifi (ossia il genere dei fantascienzi) al bizzarro (vabbè, fate voi) al surrealista (ma non alla Bunel, un po’ più 2.0) al dreampunk (che è quella storia per cui nelle cose normali ci entra dentro l’inconscio, le emozioni, i cazzinculogravissimi dei piccoli e grandi disagi dell’emotività umana) al mythpunk (cioè retrofuturismi fantasy ammantati di mitologia, dei semidei e pantheon vari)… si appressa il momento in cui Clockwork Orcas verrà sospesoper un mese. E non dovete farne una tragedia che torna subito e presto e davvero visto e considerato che il materiale redatto che voi non conoscetesarà in valutazione nel corso del prossimo mesetto.

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Ora, queste poche righe mi servono a lanciare una serie che sarà in onda qui tipo dal prossimo sabatoin sostituzione del celebre capolavoro che vi ha appassionati. Lascio la parola alla protagonista della vicenda, cioè la più che detestabilmente banale:

Clotilde Maria Bernadette.

“E niente, niente davvero, ciao a tutti e tutte, io sono Clotilde Maria Bernadette, ho sedici anni e sono la reincarnazione di una divinità psicopompa dei bei tempi che furono. Psicopompa è un parola che esiste; non invento parole. E adoro il puntevirgola. Il puntevirgola è amore puro, vero. Non lo trovi tutti i giorni e non devi sempre trovare una ragione per metterlo. Ah, sì, mi spiace deludervi… essere la reincarnazione di una divinità psicopompa non mi conferisce alcun particolare potere, tipo quello di uccidervi al cenno o di regalarvi, semplicemente dedicandovi un pensiero, settimane di cacarella e stipsi a targhe alterne. Perdonatemi e non infierite… alla mia bassa autostima provvedo solitamente di mio. Sì, non c’è virgola dopo Clotilde. Ho deficit di attenzione e grosse difficoltà a seguire un filo logico. Lo trovo noioso e terribilmente non banale per la mia età. Fino ai dieci anni ho assunto scrupolosamente Ritalin ogni mattina. Senza particolare giovamento per i miei deficit di attenzione. Vi prego non incolpate per questo la marjuana o l’hashish: soffro di disturbi di ansia e di panico, fumare mi fa male.
Sì, firmo per esteso, non c’è virgola quindi firmo per esteso. Sì, odio i miei genitori, ma la firma a cui mi hanno costretto è solo un dettaglio.
Ho smesso di fare sesso da un anno e tre mesi, complice un inizio incosciente e precoce. Ho smesso con il Rivotril da sei mesi, ma non ho voluto confrontarmi a proposito con mia madre. No, i miei purtroppo non sono separati e questo fa di me, mio malgrado, una persona quasi speciale. Sì, i due di cui sopra, purtroppo, si amano. Ed affermano di amarmi, la qualcosa complica irrimediabilmente un po’ il tutto.
Per l’ansia, la regolazione del sonno e più in generale per i disturbi da stress, adesso utilizzo feniletilamina – per cortesia non chiamatela riduttivamente extasy, non vado in discoteca – mentre per le crisi di panico ed in generale per un corretto controllo del tono dell’umore Paxil o Paroxetina (il generico). Potete seguirmi sulla mia pagina Facebook ma non potete richiedermi l’amicizia. Sì, bravo, te ne sei accorto? Non ho amici associati al mio profilo. Mi chiede che senso ha, signora? Solo quello di protestare con enorme banalità il fatto che mi sia dovuta inventare questa cosa per far dire a tutti che sono diversa.
Non avere FB sarebbe stato indiscutibilmente molto più banale.
Non perdete tempo con Whatsapp perchè, onestamente, l’ho disinstallato dopo sette ore dalla prima assunzione. Sì, è vero, potete trovare miei profili su una serie di siti di incontri a pagamento. Credetemi, vi giuro, ci ho provato ma non è tecnicamente andata bene. Attualmente mantengo quei profili attivi nella speranza che un giorno la gente smetta di dirmi che splendido sorriso ho, presentandosi con un messaggio preconfezionato, sicuramente salvato da qualche parte nella memoria dello smartphone… un messaggio che è la replica della battuta dei casting.
Ah sì, picolo dettaglio. Sono assolutamente certa di essere un personaggio di fantasia. Sono fermamente convinta di non esitere nella realtà. Una serie enorme di dettagli me lo dicono. A volte mi sento incredibilmente evanescente, trascurata. Succede quando chi deve avermi inventata non pensa a sufficienza a me, alla mia vita, a cosa mi succede durante una giornata e più in generale al mio mondo. A volte, credetemi, mi sembra che tutto, intorno, non abbia senso e più generalmente non esista. Dare la colpa di questa condizione alla solita crisi adolescenziale, però, mi sembrava banale. Allora mi metto in contatto con lui, col mio creatore, che sogno baffuto, tatuato, di una ventina di anni più grande di me… e spero con tutta me stessa che di rimando lui pensi a me. E mi faccia fare, dire, pensare qualcosa di diverso da quello che scialbamente io penserei, direi, farei. Sì, d’accordo: sono su quei siti di incontri solo perchè spero ardentemente che, un giorno, prima del mio diciottesimo compleanno, qualcuno mi scriva: “Ciao Clotilde Maria Bernadette, sono il tuo creatore e mi arrapi da pazzi. Che ne dici di un caffè?”. Un creatore immaginario fa indiscutibilmente più figo di un’amica immaginaria, andiamo. Soprattutto se vuole portarti a letto!

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