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Lo chiamavano Jeeg Robot

E finalmente si fece sabato 20 giugno. In anticipo sulle sale di cinque giorni, La gazzetta dello sport fa uscire, in allegato al giornale, il piccolo albo di lancio della pellicola di Mainetti “Lo chiamavano Jeeg Robot” , evento cinematografico unico nel suo genere, che unisce, per la prima volta in Italia, il pulp più dissacrato e casereccio alle atmosfere cupe ed iperboliche del cinema dei supereroi. Nel cast, diretto da Gabriele Mainetti, tra gli altri Claudio Santamaria, Luca Marinelli e Ilenia Pastorelli. Il fumetto usciva con quattro varianti di copertine, come nei migliori prodotti dell’universo Marvel o DC. A me è toccata quella di Leo Ortolani, mentre sono disponibili anche quelle di Zerocalcare, Roberto Recchioni e Giacomo Bevilacqua.
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Ancora troppo poco ci è dato sapere sulla trama del film. Il volumetto a fumetti, disegnato da Giorgio Pontrelli e colorato da Stefano Simeone, lancia semplicemente uno sguardo rapidissimo e stuzzicante sull’universo del nostro Enzo Ceccotti senza rivelare nulla, ma proprio nulla. La breve vicenda narrata nelle tavole è collocata temporalmente come ideale sequel del film, senza dirci nulla di quanto avvenuto precedentemente. Serve a farci venire l’acquolina in bocca, nulla di più. Nello stesso momento tanto ci dice sull’approccio narrativo scelto, sul gusto “all’amatriciana” della storia, sulla caratterizzazione molto “street-style” dei personaggi e sulle ossessioni e caratterizzazioni di ciascuno di loro.
Allo stesso tempo, nello snodarsi della piccola storia narrata, ci ricorda sempre come il fumetto, assieme ai colleghi romanzi e racconti ed in collaborazione con un certo cinema di genere, mantiene ancora intatta la sua capacità, soprattutto quando si ancora ai filoni narrativi cosiddetti popolari o di intrattenimento, di parlare della società e del mondo alla società ed al mondo. Il rapporto del “supereroe” con il suo pubblico dal momento in cui diventa un eroe popolare, il collegamento perverso tra immagine personale ed immagine restituita dai social, la crisi dell’uomo comune catapultato su un palcoscencio e subito attorniato da centinaia di emulatori, il rapporto stridente con la propria coscienza e con lìinconscio collettivo, la lotta perenne con il proprio negativo, interiore ed esterno, in un duello che letterariamente comincia in Italia con Calvino e non accenna ancora ad esaurirsi. “Tanta roba(!)” insomma, per dirla come la direbbe Ceccotti! A dimostrare, ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che la scuola cinematografica italiana, ancora, sa dire la sua – quantomeno e per adesso, rispetto al tema scelto – e che ancora – per fortuna – l’intrattenimento “di genere” o (meglio) “de-genere” debba a buon diritto essere annoverato tra gli strumenti di comunicazione di massa, vedendosi riconosciuto un ruolo importante nel rapporto con la società.
Ora, non resta che attendere giovedì 25 febbraio, per l’uscita del film nelle sale.
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Oh e niente… riflettevo oggi ma leggerete domani…

… che è lunedì e non domenica come oggi… riflettevo sul fatto che la pronografia come produzione culturale ed il mondo del porno come industria culturale, ha compreso immediatamente l’importanza di un approccio ecologista al mondo, la irriununciabilità delle economie di produzione e la potenza indiscussa degli strumenti digitali. Il porno è il primo posto al mondo dove si è praticata la benedetta digitalizzazione che in Italia i governanti ancora non hanno capito come far partire. E non dicano di non guardare Porno… e di non averlo intuito. Il mondo della pornografia ormai non conosce altro supporto se non quello volatilissimo del file digitale. Dove cazzo più vedete i DVD o i blueray? Lo hanno capito tutti che non ci va più nessuno nei tabaccai e nei giornalia a farsi mettere il pornazzo in mezzo a Tuttosport. Certo, con la digitalizzazione quel che è venuto meno è il mercato ed il buon artigianato dei fumetti hard adolescenziali tipo che so io Corna Vissute, Adolescenze bagnate, Hard Terror e simili (hard terror era bellissimo con gli zombie nazisti arrapati che mettevano in piedi un lager pornografico a sfondo sadico o con gli alieni che inseminavano di sperma blu a litrate povere ragazze e milf e cougar ignare). Ma non dispero, in materia, che per i collezionisti del genere vengano presto digitalizzate versioni ebook… infondo se sostengo che dovrebbe arrivarci la Marvel o la Bonelli sono altrettanto convinto che da qualche parte nel mondo qualche pornografo tipo Erik Thoir nazionale nostro interista ci stia già pensando.

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Vabbè, tutta sta dissertazione sulla digitalizzazione del porno e sulla indiscussa capacità dei produttori del zozzolercio di leggere meglio degli altri il futuro mi è venuta mentre seduto sul divano riflettevo sul fatto che questa sì è una domenica da cazzinculo gravissimo. E’ la domenica, la ottobrina, in cui c’è la pausa del campionato di A e quindi siamo tecnicamente in astinenza tutti dal benedetto oppio dei popoli post-moderno che è il pallone (Carlo Marx non aveva capito un cazzo… Carlo Marx non ci vedeva lungo come i pornografi… I Comunisti Barbuti non sognano 22 cretini in mutande). La pausa di settembre non te ne accorgi, c’hai altro da fare, il tempo è bello, ti porti la squinzia a ripa di mare (che è un imbastardimento di espressioni bolognesi pazienziane con espressioni pugliesi tipiche degli omologhi de noantri dei personaggi di Pazienza). La pausa di ottobre, col cambio d’ora che incombe… la pausa di ottobre la senti. Proprio come i tempi di caricamento del tuo browser quando hai finalmente trovato il nuovissimo video di Tory Lane di ritorno sulle scene dopo la maternità ed il rientro nel peso forma. Ecco il cazzinculogravissimo della digitalizzazione… i tempi di caricamento. A cinema le rogne erano portarsi il giornale per sedercisi sopra senza toccare la poltroncina, portarsi l’altro giornale per non essere riconosciuti… A casa il casino era stoccare le cassette o i dvd tipo sotto un armadio a parete. Nell’era del Porno 2.0 il casino sono i tempi di caricamento, i tempi morti. Sono gravi come questa domenica uggiosa in cui sostanzialmente avresti voglia di vederti un tracollo della beneamata inter – che se non tracolla soddisfazioni a noi tifosi non ne da. E invece devi aspettare. Perchè ieri tipo giocava la nazionale… ed oggi non sai che cazzo fare. Proprio come quando guardi quella melina che gira e rigira… e c’hai il pisello già fuori… e lui l’ì sotto ti dice “Caro mio o ci diamo una mossa o io me li vado a fare dieci minuti!”.

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