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Nina Zilli si chiamava Francesca ed io ero Gianni… vestito da Nerone…

… e credo di aver mangiato troppi peperoni rossi grigliati e tagliuzzati sul pane morbido a fette che il pane duro a fette non mi piace che è duro, fa briciole e da masticare è fastidioso. E Nina Zilli suonava al citofono e mi diceva “Sono io, scendi?” ed io scendevo e curiosamente sapevo che era Nina Zilli giù. E per me era pure tutto normale che una star come Nina Zilli che ha anche il suo fascino ed il suo indiscusso perchè fosse lì per me… senza accento sulla e stavolta.

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E non eravamo dove vivo nella piazza centrale del paese… ma eravamo nella villa centrale del paese e anche questo dettaglio per me era normale. E lei mi diceva: “Non è un prato ma è una panchina… e non è periferia ma centro… però va bene lo stesso!”. E io cominciavo a capire perchè di colpo invece del pantalone della tuta e del maglione a trecce avevo addosso una tonaca bianca. E non mi ci sentivo a disagio come di solito quando vesto di bianco che ricordo mia nonna “E guai a te se ti sporchi”.

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Gianni, tu sei Nerone! E io annuivo che sì… ero Gianni ed ero vestito da Nerone.
Perchè nei sogni gli outing non devi dire che sono outing per capire che stai dicendo finalemnte che tu sei Gianni. Anche se ti chiami Domenico. E che l’altra protagonista di queste storie è Herself… che i nomi corrispondono ai puri purissimi accidenti che sono nella vita. E però anche Nina diceva “Mi chiamo Francesca!”. Ma non era quella Francesca lì, quella di Gianni. Che quella Francesca in quel momento era a lavoro. Ed è lei che era Herself nella vita e nel sogno. Non come Domenico con Gianni.

“E però questa città non brucia e come fai a correre da lei che poi magari è lei che vuole correre da te?!” – “Lei non vuole correre da me, Nina… Francesca… lei non vuole correre da me…”. E Nina che nel sogno si chiamava Francesca mi diceva vieni… e Gianni arriva sotto casa di Francesca. Ed ha sparso taniche di benzina aperte su tutto il territorio cittadino senza chiedere autorizzazioni. E lei gli dice a lui: “Guarda c’è Massimo Ranieri… lui canterà la serenata…” E Msssimo Ranieri attaccava con la serenata… e ad ogni colpo di grancassa ad ogni fine di battuta faceva una mossettina. E quelle mossettine erano il segnale. E ad ogni mossettina una delle taniche esplodeva contenta facendo gran fumo, gran fuoco, gran chiasso e la città cominciava a bruciare davvero.

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E Nina-Francesca saliva sul tettuccio di una micra rossa e cominciava a ballare e faceva i coretti e i controcanti e le mossettine e faceva esplodere altre taniche di benzina. E quelle taniche erano la città che bruciava e i pompieri erano in sciopero.

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E Massimo mi diceva: “Sì però tu corri!” e Gianni gli rispondeva: “Corro dove? Se lei sta già correndo d un altro?”. E Massimo Ranieri tra una strofa e l’altra urlava con la bocca lontana “Tu corri senti a me… la canzone è chiara: Da te io correrei… e mo devi correre…”… e Gianni correva, correva… e Nina-Francesca con la micra si allontanava… e Gianni-Domenico era sul set di un videoclip… che era il set della vita… che era… era “Se bruciasse la città…”. e nessuno sapeva chi sarebbe corso da chi… e se nel fuoco di quella Roma in miniatura qualcuno si sarebbe riuscito a incontrare.

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Oh yeah! Suffer Well!

Per dirla con Massimo TRoisi in un film molto mal valutato…
per dirla come Massimo Troisi nel film dalle letture più ciniche e grottesche dei rapporti umani…
Per ridere e piangere con Massimo Troisi, far satira su di me… che è la cosa più difficile che c’è l’auto-satira…
Ecco… c’è questo pezzetto che è delizioso!
Flora, che è questa qua che c’ha un nome e si chiama Flora deve andare via con Amedeo… perchè senò…

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