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E poi alla fine lei… L’onda!

Che la forma grafica sua ce l’ha ed è chiara… Sta li sospesa pronta a travolgerti ma anche a chiuderti e proteggerti… Essere sfidata ed essere vinta… E poi tornare a sormontarti e tu non sai che sarà di te e se abbia un senso tornare a sfidarla… Ma sai che lo farai anche se dovesse ributtarti sotto! Perché l’hai trovata sulla tua strada in un modo atroce e sghembo… E quindi è destino che tu viva con lei… Ed è il caso che lo capisca anche lei!

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Innanzitutto l’onda è un motivo grafico ridondante… un oggetto che i giapponesi utilizzano molto nei loro disegni tradizionali per delimitare gli spazi della scena. E per riempire dei vuoti… che lo sappiamo tutti, quando si disegnava in passato vigeva una sorta di pericoloso e drammatico horror vacui per cui gli spazi negativi andavano riempiti. L’onda si usava per questo.

Ma alcune felici coincidenze ed il significato primigenio che poi l’onda in forma singola ha assunto nel linguaggio del tatuaggio ttradizionale japan mi hanno convinto ad utilizzarla molto più spesso… non già come motivo grafico ridondante, ma soprattutto per marcare alcuni concetti fondamentali.

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Innanzitutto l’onda è sinonimo di qualcosa che scorre, quindi della mutevolezza della vita attorno a noi… è sinonimo di un cambiamento imminente, imminente e non rinunciabile. Un cambiamento che non possiamo evitare a cui non possiamo opporci… come la forza di un sentimento che ciu travolge, no? Come uno tsunami emozionale che ti piomba addosso e ti fa sentire vivo per il solo fatto di averla scampata bella!
Ancora, l’onda è la forma ciclica del ritorno, sempre mutato, mutevole nella forma e nelle proporzioni… ma sempre di ritorno parliamo, di alcune realtà che nella vita non possono essere evitate: lutti, gioie, amore, delusioni. E siccome non volevo dimenticarmi che le delusioni e le tristezze sono spesso ridondanti nella mia vita, le difficoltà di relazione e le paure sono protagoniste ultimamente… ma anche per non rassegnarmi all’idea di non potermi più innamorare (cosa per fortuna scampata) ho deciso di mettere un po’ di onde su di me.

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TRanquillo, qualcosa arriverà presto a sparigliare tutte le carte, confonderti le rotte, mandarti gambe all’aria… ma fa parte dell’ordine naturale delle cose… è stato destino che tu capitassi a tiro di quell’onda… è destino finirci sotto… sarà destino tutto quel che succederà dopo. Non puoi opporti… puoi solo sapere che è un cambiamento, come tutti i cambiamenti spaventa… ma affezionati a questa idea… non ti liberrerai di lei!

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Con oggi abbiamo finito ma mi corre l’obbligo di fare alcune precisazioni:
– il lavoro sul braccio destro si concluderà solo l’ultimo martedì di maggio, con la seduta conclusiva. Posterò dopo di allora le foto ben fatte a tutte e due le braccia complete. Allora… e pezzo per pezzo, potrete poi ammirare il lavoro completo di tutti i dettagli e tutte le chiusure (fascioni decorativi, fiorellini di ciliegio e simili). Io stesso ho ancora molta difficoltà ed un certo fastidio a guardare la geisha e la lupa ancora non complete… ma fa parte anche del percorso di guarigione dalle ansie affezionarmi ad i tempi tra una cosa e l’altra… e non vivere tutto come un Ora o mi farà troppa paura aspettare.
– mentre ultimavamo il lavoro sul braccio, cioè mentre veniva terminato il disegno sul braccio e la lupa compariva assieme alle onde… mi dicevo che era finito, era finito tutto… che non avevo più nulla da scrivere. Bugia, c’è dell’altro, c’è sempre dell’altro… e mi sono sentito molto obbligato a non fermarmi e prendere quindi un altro appuntamento, precisamente martedì 9 giugno, per la realizzazione di un pezzo singolo… sulla parte lombare, da sopra al coccige fino a poco sotto il centro della schiena… contenuto in uno spazio quadrato. Un pezzo singolo con alcuni dettagli fondamentali. Lo posterò appena esguito… per il vostro godimento.
– vi dico già che è anche prevista la creazione di un pannello che avvolga la parte superiore dei pettorali in modalità fronte retro. Ci sarà una immagine lunga che sulle spalle avrà quel che si vede guardando quella immagine da dietro. Con quest’ultimo pezzo, molto complesso, che richiederà credo 4 sedute, terminerò il mio progetto di scrittura che comincerò ad ottobre 2015     e mi vedrà impegnato fino credo a marzo 2016. Per ora…

Altri pezzi singoli seguiranno… a definire e delineare altri pezzi della mia vita. Ma c’è ancora tutta la mia vita da vivere e poi scrivere quindi… boh, sul dopo pannello ci risentiremo!

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A pensarci bene pure questo era parte due di un post scritto qualche giorno fa…

Sì perchè qui vedete l’altro soggetto non eseguito in rigoroso stile japan ma con una punticina di realismo figurativo. E va vista in accoppiata col samurai. Ora che il braccio si sarà rassettato ed il colore sarà uniforme vi farò vedere anche come stanno bene vicine tutte e due le figure. Intanto vi presento la Geisha… qui molto arrossata perchè il braccio era stato appena tatuato… alla fine dell’articolo troverete una foto delle due figure giustapposte, fatta dopo che i colori si sono scaricati… e potrete apprezzarne meglio lo spirito e la bellezza obiettiva del tratto… che Peppe è davvero un gran bravo artista!
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Allora innanzitutto qualche dettaglio prodromico sulla Geisha. In maniera assolutamente incolta nel mondo dei tatuati, purtroppo soprattutto dei tatuatori, la Geisha è vista semplicemente come una pin-up del sol levante. Aneddoto memorabile: un tizio arriva in uno studio e dice “Voglio tatuarmi qualcosa di serio… di “cattivo” – che è come dire aggressivo, eh! – ma bello!”. E il tatuatore comincia a proporgli i suoi grandi amori: teschi, demoni, cose così. E il ragazzo: “No, sai, è un po’ complicato… mia madre è molto religiosa…”. E il tatuatore che gli aveva tatuato una Geisha qualche mese prima gli fa: “Ma scusa ti sei tatuato una bucc^§ina la volta scorsa…”. Risa, grasse risa generali. Serviva la battuta, ma, no, la Geisha non è una mignotta. E non è una pin-up! E soprattutto non ha lo stesso significato della pin-up. Non è l’amante che ti aspetta a casa… che sarebbe la pin-up che i marinai ed i militari rincorrevano come idea del ritorno a casa. Non è la donna che ti aspetta, quella che nel gergo criminale si chiama la “femmina di colloquio”, se sei in galera. La Geisha non è niente di tutto ciò.

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Si sarà capito abbastanza bene che i tatuaggi japan nascondono significati molto allegorici dietro ciascuno di essi. Bene la Geisha, che nella tradizione giapponese è la “professionista del piacere non esclusivamente e non solo sessuale” che tu paghi per passare in ottima compagnia del tempo… tempo che non si riduce esclusivamente in una scopataccia ma si esplicita anche atraverso una chiacchierata erudita sul mondo dell’arte, del teatro, del cinema, della letteratura… e poi si esplicita in cerimonie, massaggi e tutte le forme della cura gentile di una donna nei confronti di un uomo…
…dicevamo la Geisha rappresenta le virtù umane quali la Cortesia, la Gentilezza, l’amore per la Grazia e per le Arti… associate a virtù quali la dedizione e la determinazione. La Geisha completa l’uomo nel permettere proprio a lui di vivere serenamente momenti di ricerca, di approfondimento. Dove la cultura maschile non arriva ecco la Geisha a supplire… dove la pratica della cortesia maschile non arriva ecco la Geisha a supplire.

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A ben pensarci, se la Pin-Up è il “riposo del guerriero” la Geisha è “la cura delle virtù di un uomo”…

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Io volevo completasse il discorso del samurai esaltando il mio modo di vivere tra la gente, la mia passione per le arti, il mio amore per la cortesia e la gentilezza d’animo nei confronti del prossimo. Ma soprattutto la mia inguaribile voglia di trasmettere le mie passioni agli altri, la missione di spiegare quel che curiosando trovo in giro. Il mio amore per la trasmissione del sapere e per l’insegnamento. Proprio per questo, pur se nascosta, la Geisha sta sul braccio destro che è quello dell’azione continua. E non sul sinistro…
Domani mettiamo l’ultimo pezzo realizzato sul braccio… poi parleremo del pezzo occulto ma sempre presente… che di sicuro avrete capito qual’è ma se non lo avete capito e volete provare a indovinarlo… solo nel giorno di pubblicazione di questo articolo chi lo indovina cince un “commentopompino”…

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La vostra curiosità di ieri è stata premiata oggi… eccovi la parte due del post di ieri…

Ebbene sì, non era difficile… ovunque ci sia una tigre, come nel titolo del film, ci deve stare per forza di cose ma proprio per forza un drago… un dragone bello e saggio e con l’aria un po’ tronfia e fumata. Non fidatevi di chi disegna i draghi incazzosissimi… i draghi non sono incazzosi, i draghi sono saggi! E si incazzano poco… sì vero, se si incazzano però…

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Ecco meglio non fare incazzare il drago. Il drago è la parte razionale del sè… Il signor Sigismondo Frodo parlerebbe del Drago come SuperIo… e siccome secondo la “professoressa” che mi segue… io c’avrei un problema di SuperIo ipertrofico, un problema con un certo SuperDomenico che sta lì bello nascosto attruppato dentro di me e a bella posta ogni tanto salta fuori e mi dice “Cazzo Domenico, così non va bene, così non sta bene, non si fa così… tu sei un bravo ragazzo, sei un uomo fatto, un uomo fatto non si comporta così Perdindirindina – che non bestemmia neppure – …”… allora io ‘sto cavolo di drago senza alcun timore e senza alcun rispetto l’ho messo lì, a bella posta. L’ho messo che guarda la tigre ma che sta fuori, per farsi vedere, perchè il mondo, tutto il mondo, ha sempre pensato di me “Quel bravo ragazzo, quel caro ragazzo, quell’anima bella!”. Senza che nessuno abbia mai conosciuto – e dunque avuto un minimo di tenerezza – per il pezzetto nero, per la tigre, che lì sotto, acuqartierata nel bosco dell’interno braccio, sta lì negletta, dimenticata da tutti, celata al mondo. E lo sapete cosa fa quella stronza quando decide di uscire fuori? Si incazza… ecco cosa fa!

E va a far lite col drago che invece è sempre lì, bello, sotto la vista di tutti, pronto a venir fuori, pronto a dirla tutta e fino in fondo la sua, convinto di essere come sempre l’eroe del giorno che tira fuori gli artigli e le fiamme e rimette tutto a posto. Tutto come vogliono gli altri, tutto come vuole il sentire comune, tutto come vuole la gggente.

Io dove sto? Probabilmente in quello spazio vuoto nel mezzo… che ho tempo qualche giorno per trovarci un minimo di soggetto da metterci… fosse solo un puntino, fosse solo una stella… non un fiore di ciliegio. Non un’onda!

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Sul braccio destro, insomma, ci sta tutto il mio grande conflitto… che è quello di tutti, figuriamoci, che sono io l’unico stronzo con un casino a livello di rapporto tra Es e Superio? Abbiamo tutti dentro una tigre e un drago che ci contendono, che ci dilaniano, che fanno del nostro povero cuore un campo di battaglia costante, continuo.

Ora… molte delle cose che mi sono successe nell’ultimo anno hanno a che fare con la tigre ed il drago che combattono tra loro. succede sempre nei momenti di crisi di ognuno. Crisi è sempre combattimento, no? Ecco, appunto. Io mi sono visto in un anno distrutto il paradiso in terra che avevo davanti agkli occhi. Un buon concorso con tutti i titolio perfetti per parteciparci e vincerlo… invece ha vinto il chitarrista che farà rock nelle periferie – Gesummaria una palla in fronte del primo mezzocalzino dei bulli della città vecchia, please! Una vita familiare da scrivere, stoppata sul nascere. Che volevi che non si scatenasse tutto questo stronzomerdosissimo conflitto dentro? Il drago dice la sua, la tigre dice la sua. Il drago è lì che ti dice: “Fiducia, che presto si svolta… cogli l’occasione, accogli lo stimolo che arriva… le difficoltà si superano!”. La tigre zitta zitta nel sottobosco ruggisce, invece… e ti mette di fronte alle tue paure. Ruggisce… e se la sentiste ruggire, nel profondo di quel luogo nascosto e proibito dov’è relegata da me e da tutti… beh capireste quanto fa male sentirla ruggire, quanto fa tremare i vetri delle pareti del cervello… quanto fa tremare la terra sotto i piedi. Quanto sia normale, dopo aver sentito il suo ruggito, andare in off… non capire più un cazzo… e finire allontanato dal blog e dalla vita per un po’ a leccarsi le ferite, a farsi rammendare. Che tra loro drago e tigre di me hanno lasciato intatto solo qualcosina. La tigre è Bunny di Platoon… quando parte in carica “Non ne lasciare uno in piedi Bunny!”… Il Drago è l saggezza e la pesantezza di un Catone il Censore… di un Cicerone che con compostezza afferma: “O tempora, o Mores!”… e dice che no, tu non devi avere paura… noin devi più tremare… anzi, devi lasciar andare le briglie, buttarti a capofitto… perchè tu sei buono, sei disponibile, sei gentile, sei comprensivo… e tutti possono fare ttto, tutto gli è concesso… tutti possono sbagliare… tu no, solo tu non puoi e non devi sbagliare. E per non sbagliare non devi tirare fuori nulla di quel che desideri… lascia fare agli altri. Loro sanno… e se loro sono contenti non soffrono… e tu non hai nulla da rimproverarti.

Posto che si sbaglia sempre in due… mai da soli, nei rapporti di coppia… forse il problema dopo quel che è successo, dopo aver vissuto nel sogno di un futuro bellissimo e della replica poossibile di un futuro bellissimo… è prendere atto che quel futuro è morto… che può esserne riscritto un altro… ma diverso, differente: stessa trama copione diverso. Plot diverso… posto che tigre e drago proiettano sempre tutto al futuro, paure e fiduce estreme… è il caso di zittirli entrambi e far palrare me che sono lo spazio negativo lì al centro e che è bene viva solo nel prsente….

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… quel drago sta lì di fronte a me perchè io lo odio… ma deve stare lì di fronte a me perchè lì sta, sempre sotto la vista di tutti… perchè è quel che tutti vedono di me. Deve stare posizionato così per fare discussione con la tigre. Lo spazio negativo… che lascerò negativo… sono io che dovreiu non già Non Lasciarmi Coinvolgere da loro… ma lasciar loro campo libero restando un po’ distante… facendo loro spazio, per permettere che si sbattano tra loro e che io possa guardarli da fuori, per essere arbitrop giusto e decretare ogni volta la vittoria di uno o dell’altro senza finirci per sotto. Comprendere le loro ragioni, farli ragionare, metterli attorno ad un tavolo perchè si riconoscano e firmino il trattato di pace volta per volta.

Il drago l’ho messo lì per ricordarmi quanto male mi ha sempre fatto, lui e la sua forza che ha sempre nascosto e tenuto a catena la tigre. Il drago è lì per ricordarmi che è già troppo visibile così… e che sono io a doverlo mettere e tenere un po’ più a cuccia!quarter-sleeve-tattoo

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