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Tedio domenicale… cioè recuperare un post che stavo per scartare nel senso brutto, nato poichè il titolo di ieri sembrava il rigo di un diario… e così…

Sul diario della scuola elementare io i compiti ce li scrivevo. Tutti. Ero metodico. Ero stato la dimostrazione provata e vincente ante animal-friendship che il “rinforzo positivo” è un efficace sistema di condizionamento psicologico. Scrivi bene, scrivi tutto, fai tutti i compiti, inviti gli amichetti. In Gallura dicono compagnetti. Credo diano giustamente un significato molto più diverso e profondo al termine amico. E mi dava al culo che quelli che io consideravo gli Amici con la A maiuscola non sempre riconoscevano il principio di reciprocità. Per cui non ci facevamo i regali tra amici. Non so se loro li facessero ai loro, di amici, i regali. Non ho approfondito.

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Perchè questo post abbia visto la luce è preso detto: quelli in stampatello minuscolo tradizionale, allineati a margine, erano robe che mi erano venute prima di scrivere il post di ieri perhè il titolo mi ricordava il diario. Mi sono reso conto che i concetti vanno espressi uno per volta e ho separato! Però tutta sta roba sui diari, che sono il bisnonno mai troppo dimenticato di postacci come wordpress, mi piaceva e non l’ho discardata, sperando voi la scarterete nel senso più bello del termine!

Sul diario della scuola media ci scrivevo cose su A.T. e poi cose su I.R. che venivano in classe con me ma una era animatrice dell’ACR, l’altra era figlia di immigrati statunitensi tornati al paese e se ne stava con tutto il gruppo dei ragazzi figli di immigrati statunitensi tornati al paese. Giocavano a baseball. Lei mi piaceva. Quelle cose mi spaventavano. Non se ne fece nulla. Anche perchè, allora come ora, con le coetanee o quelle più grandi di me non mi veniva bene. Ho capito di non vler essere un “trombamilf”… non mi ci vedo. Se avrò un figlio devo ricordarmi di mandarlo a scuola con un anno di ritardo. “Scusi, davvero, gendarme, ci perdoni: non ce n’eravamo accorti!”. Di sicuro niente primina. Che giochi, se proprio non può ciulare.

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Ammetto che oggi, in pieno di peste influenzale, in un martedì ancora abbastanza parecchio prefestivo, devo essermi svegliato rancoroso col mondo e col passato. Avrei bisogno di certo di uscire. Ma non sto bene, non sto affatto bene… e la prospettiva di dover uscire a prendere i miei dall’aeroporto mi sta accasciando parecchio. Vorrei già essere in pigiama, al netto della mia pelosa che VOGLIO far uscire io! Non voglio dirvi fino a quando è programmato il blog, non ci credereste. Credete a me, però… almeno cinque o sei post sono tutti di oggi. Non è colpa mia se non mi fermo più… anzi, temo ci sia come un bisogno compulsivo di finire la benzina.

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Sul diario di scuola superiore provai a scriverci i compiti. La cosa andò così: alle elementari mi condizionarono e tutto andò benissimo. Alle medie mi decondizionai riuscendo nello spettacolare capolavoro di ricondizionarmi all’ozio, complice una spiccata intelligenza pratica, una inarrivabile intelligenza creativa e soprattutto complice il fatto che in una classe superstimata di professori ci avevano messo dentro una serie invereconda di cialtroni. Vissi di rendita. Il concetto mi fu chiaro quando dal ginnasio passai al liceo, trasferendomi da un istituto paracorrezionale selettivissimo al liceo di paese.

… di fronte al timore d’ingiustificate punizioni, l’uomo tende a recuperare le capacità perse per ozio, pigrizia, scelte differenti, tornando a svolgere diligentemente le proprie mansioni in un ripristino completo delle forme condizionate in precedenza. Più forte è la convinzione che la punizione sarà dura e insopportabile, più rapido ed efficace il recupero…

Cosa c’entri con le note a margine? Non lo so faceva figo!

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Al ginnasio scrivevo tutti i compiti sul diario. E comunque rischiavo due materie fisse l’anno (laino e greco scritto). Ogni tanto mi concedevo ludiche decorazioni sul diario (falcemmartelli di sicuro più cazzute delle quercie che disegnava il buon compagno di banco P.M.) o pensieri sdolcinati in esametri jumbici per C.I. o S.C. (la ripetente che arrivò in quinta ginnasio… e che quindi aveva non uno ma due anni più di me, che di anni non ne avevo persi ed ero in vantaggio di un numero dispari: dal 7 al 9). Al liceo presi a scrivere troiate. Il primo anno. Poi non comprai più il diario. Non facevo i compiti. Non serviva. Mi ero perfettamente ricondizionato. All’ozio padre dei vizi. Cominciai a fumare. Mi feci pure uno spinello… stetti malissimo. “Basta con le droghe Robbie!” (cit.). Ah sì: maturità in sessantesimi: un 58 che sa ancora di vetriolo in faccia! Siccome traducevo aiutandomi con la mia spiccata intelligenza creativa ed il dono della comprensione del senso del pensiero… il mio prof. variava con me dal creativo 1 – – al generosissimo quattremmezzo. Agli esami non mi conosceva nessuno. Passo del desenectute di qualcheduno. 8+. Prima che lo chiediate, stronzomerdoni… ero al primo banco, di copiare non se ne parlava. Il compito più brillante dell’anno. E nessuno che mi chiedesse di copiare: chi cazzo ci scommetteva sui miei voti polari?

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Ma i diari per l’università servono? Solitamente si parte dal presupposto che tu sappia gestire da solo il tuo tempo… e i diari ti educano a quello. Quindi ti educano a divenire inutili. Io all’università compravo la smemo per scriverci sopra appunti ed altro. Smisi di prendere appunti e smisi di seguire. Le smemo sono rimaste una bella e sana abitudine… per scriverci sopra cazzate. Ah sì… è arrivato splinder e wordpress… ed ho pacchi di smemo da acquisto compulsvio da finalizzare a qualcosa.

Nel frattempo è arrivato il corso di alta formazione ministeriale e lì facevo cose un po’ troppo strane per finire a scriverci in un diario… la vita ha preso a correre un pochino veloce e confusa… e Hannibal Lecter mi ha spiegato che le persone serie, i serial killer seri e veri, un diario non lo tengono mai. Senò come tutti quelli celebri dei film, finiscono arrestati e non è molto edificante come roba!

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Fiducia, ancora un briciolo, nel genere umano: dell’assenza dei filtri vintage nel porno!

Allora.. innanzitutto una premessa. Non è questo il luogo in cui voglio parlarne, ma… scatto foto. E mi piace un sacco. Lavoro con materiale digitale, lavoro con materiale analogico. Lomografia, quest’ultima, la chiamano. Ho cominciato a lomografare quando qualcuno mi disse: “ci sai fare, hai un bell’occhio, componi bene, anche in modo estroso… ma che cazzo smettila coi filtri vintage! Non fare lomografia digitale… è finta. Se vuoi fare lomo… comprati una toycam vera e scatta con la pellicola!”. (cit. uno di quelli che questo blog non lo sopporta perchè dice che potrei fare di meglio che scrivere finte zozzerie tipo “mammaguardaquantosonofigo e monello!”)

E cominciai.
E mi piacque pure un casino! Con discreto successo, pure… eh sì. Poi arrivarono loro!

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E niente poi sono arrivati gli hipster del cazzo.
Quelli coi baffi alla Emanuele II e la barba lunga. Quelli col distacco nei capelli. Quelli coi jeaggins. Quelli colle scarpe che litigano coi pantaloni. Quelli con la camicia abbottonata tipo cappio all’impiccato. Quelli coi cappellini improbabili. Quelli che ormai sembra che la gioventù sia cieca da quanti occhiali da posa si vedono in giro. Quelli che quando il concetto indie è diventato di moda, lo hanno esportato al mondo del tunzettunz discotecaro (non elettronico) ed all’universo delle droghe sintetiche a basso costo. Quelle che ti fanno ancora più scemo. Ancora più hipster. (e c’ho pure qualche caro amico così… fai tu la vita!)

Gli Hipster!
Quelli che mettono il filtro vintage su tutto! Lo metterebbero pure alla foto del papa (non del papà… forse pure a quella… non so, cominciamo col Santobabbo) morto! Lo mettono al loro selfie sul cesso. E ci mettono sopra una scritta bianca, con scarso rigore calligrafico. Bianca, impattante, poco armonica. Di solito sull’aftersex che si squacciano su Hipstamatic ci sta scritto: “Peace and Love”.

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(si beh qui la scritta manca ma il cazzo del concetto è questo… depressione!)

Roba da Napalm. Roba da mazza da baseball. Roba da bruciarli in piazza e sperare nella siccità!

E per accontentarli, ormai, il filtro vintage lo mettono dappertutto. Ci girano i video. Ci fanno i film. Canale 707 di Sky. MtvDance. Non solo roba truzza… a volte anche pezzi con una ricerca sonora dietro. Che l’elettronica non è mica solo zozzeria da giostrai! Guardo dodici video in sequenza. 3 sembrano immersi nell’orzata. 4 sono plumbei e terrei, perlatro con l’aggiunta di un effetto mica economico che simula con la videocamera digitale una lomokino (vecchia toycamera che letteralmente fotografa fotogrammi 16:9 in sequenza… tu li acquisisci sul pc facendoti per tre giorni a rullino un mazzo non indifferente – invece gli hipster al lavoro sono indifferenti! – li monti e ti fai il video… oppure ti compri la lomokinoscope e te li guardi!). Altri due usano un antico sistema di invecchiamento digitale noto come infrared. Altri tre hanno più flare del cielo di Gaza!
Sì, purtroppo 12 pezzi da far cagare i cani. Orrendi. Deplorevole assenza di qualsivoglia forma di ricerca. Una battaglia navale giocata col cubase… nemmeno col logic. Merda. Nemmeno d’artista!

Ecco: perchè? Perchè il filtro vintage? Perchè la scritta impattante in sovraimpressione? Perchè la demo della lomokino?
Perchè c’è gente che lo chiede!

Ecco: il porno non è così. Se trovi scritto vintage è perchè stai davvero guardando un prodotto d’annata, di solito primi anni ’80. Coi cazzi che senza viagra e pippotti, in quel mondo molto cavalleresco, andavano pure giù ogni tanto (ne parleremo, di questo fantastico amarcord, oh se ne parleremo!).
Nell’altra roba che trovi online, sempre e comunque… la depravazione gratuita di lattiginare tutto non c’è. Anche quando secondo qualche amico sarebbe anche semioticamente e semanticamente giustificato, oltre che allusivo, lattiginare/orzare un po’ tutto, nel porno. No: l’industria culturale della “carnedentrocarne”si mantiene fedele al suo credo hardcore, noccioloduro, va dritta al sodo e nient’altro che il colore vero. E niente scritte del cazzo. Niente depravazioni… perchè è il filtro vintage la roba da depravati… non il carnedentrocarne! Col carnedentrocarne si nasce pure… e nel porno si chiama creampie (parlreremo anche di questo… visto che le pause produttive servono?)… e quando viene al mondo una vita non c’è depravazione. Col fliltro vintage non nasce niente. E’ depravato!

Se non esiste… non c’è richiesta. Non era questa la regola? Dunque…gli hipster non guardano porno? Sì, sì che lo guardano… ma non lo dicono.  E non chiedono, dunque!
O non se ne accorgono. Probabilmente la scuola di pensiero che sostiene che loro vedano già in filtro, non ha poi tutti i torti.

Io sono tornato ad avere fiducia nel genere umano. Un briciolo… fino a quando il porno non sarà filtrato!

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La cura del sè: Carmella Bing e il fitness all’incontrario (come il treno dei desideri!)

Cercate Carmella Bing su google. I maggiorenni possono cercarla su Xvid o simili…
…sì, prima che lo chiediate di nuovo, con due L!

Carmella Bing è una delle pornostar americane più acclamate di inizio 2000. All’epoca aveva un fisico che i taggatori folli avrebbero definito Voluptuous… forse qualche filoanoressico avrebbe appellato Chubby (che sta tipo morbidoso…). Io mi ci sono ammazzato sopra quel corpo: non ho vergogna a dirlo!E non era affatto CHUBBY… aveva solo un gran davanzale! Peraltro tutto farina del sacco di mamma!

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Fece scalpore tre anni or sono la notizia che “Carmella Bing goes BBW” che sarebbe “Carmella si avvia al BBW”.

Per chi non lo sapesse il BBW è il sottogenere eterosessuale che si contraddistingue per rapporti tra uomini normolinei e donne almeno oltre il quintale. Non giunoniche… proprio grasse. Non cicciottelle, spesso oltre i limiti della normale obesità.

Non fate la cazzata di chiedervi “Chi mai potrebbe anche solo cercare…” Ci sono, ci sono… perchè ricordate una cosa, se esiste un tag esiste una domanda. Ed il mondo del porno è lesto ad offrire.

Pochi mesi dopo l’annuncio, il video scioccante che sancisce il definitivo passaggio della splendida italoamericana al genere del sovrappeso, alla Mecca dell’abbondanza. Uno scialbo 27 minuti prodotto da Naughty America in cui Carmella strizzata in una lingerie nemmeno troppo provocante, seduce e si porta a letto il marito della sua migliore amica. E tira fuori un campionario di carnazza cellulitica e bucce d’arancia manco fosse il camino della nonna.
Cercai quel video incuriosito. Restai inorridito. Impotente di fronte alla polverizzazione di un mito, al suo seppellimento sotto uno strato – tombale – di adipe ed inestetismi marchiani.
Anche i suoi lineamenti – da uno che si aspetta la sceneggiatiura nel porno dovete aspettarvi anche un attenzione a insignificanti dettagli di quel tipo- erano affogati nella sugna!
E’ stata la prima volta che sono rimasto impotente di fronte a Carmella. Morto. Esanime. “Il tuo sesso dallo al gabinetto!”.

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Ancora oggi mi chiedo cosa abbia spinto quella donna ad un percorso inverso a quello seguito dalla stragrande maggioranza delle sue omologhe, che hanno votato la propria esistenza ad un personal trainer e venduto l’anima al concetto di fitness.

Di certo non le mancavano stimoli. Di certo non mancavano produzioni, ferma restando così com’era. Di certo non possono essere necessità di bolletta. Nè perdonatemi si può invocare la grandissima propensione dei grandi attori a modificarsi a seconda di esigenze di copione. Non esiste il copione, a Naughty America. Carmella Bing non è mai stata una grande attrice. Forse nemmeno una attrice!

Continuo a chiedermi da 2 anni e mezzo come al solito senza risposta perchè lo abbia fatto. Quasi fosse quello un canto del cigno prima di sparire, abbandonare definitivamente le scene.
Mi mancherà…

… com’era prima del fitness all’incontrario!

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American day-dream: il fallimento di un progetto artistico (perchè comunque pure il porno è arte…)! Ovvero di come precarietà e divorzi hanno spazzato via quel “sogno americano”…

Per la stesura di questo microsaggio semiserio ho utilizzato fonti che non rivelerò ma che esistono. Al solito, stronzi, fatevi il mazzo per trovarvele da soli. L’ultima volta che ho sognato (non a caso!) di pubblicare un saggio bibliografico su cui ho sputato sangue anche durante le feste di Natale sono stato scippato della mia sudatissima creazione da due associati stronzi nemmeno forzitalioti ma sellini (alfieri del merito dell’amichetto mio!)… per cui… zappatevi le fonti se vi interessa… io non vi regalo più un cazzo!

Le fonti che cito sono vere e attendibili: non provate a metterle in dubbio. Peste vi coglierebbe!

Amrican daydream è uno dei tanti portali della Benamata “Naughty America” (che suona più o meno come America Zozzalercia in una traduzione letterale). American DayDream è uno dei contenitori di video tematici in cui, per 30 minuti e con una trama spesso ai limiti dell’improbabile (ma una trama c’è, ed è già tanto!), un uomo che si trova in una situazione normalissima e quotidiana, colto da un attacco di quella che pare narcolessia acuta, cade in trance e comincia a fantasticare – daydreaming come sogno ad occhi aperti – sulla tipa con cui sta normalissimamente interagendo. E giù uno scopatone di quelli intensi, in cui la tipa si rivela essere una maiala oltre ogni ragionevole confine umano. E lui un depravatissimo Ultrauomocapace di prodursi in vigorosissime evoluzioni del corpo e dello spirito.

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Alla fine il cumshot, l’innaffiata. E tutti a casa, avanti andare! Con un jingle di campanelle celestiali ed una dissolovenza incrociata che in soluzione ciclica, esattamente come il sogno era cominciato di solito non oltre il minuto 02:45 del video, ci riporta alla triste realtà del quotidiano.

In cui lei è vestita. Lei è in ordine. Lei è pulita e soprattutto, dettaglio non trascurabile… lei non è la maiala che lui si era sognato!

American Daydream era fantastico. Perchè summa vera e propria di tutta una serie di categorie. Perchè trasversale rispetto all’universo mondo della fantasia e dell’elaborazione fantasmagorica su base sessuale. Alcuni sostengono che il fallimento di American Daydream sia proprio da ricercare nell’eccessivo generalismo che non lo rendeva competitivo rispetto a siti specialistici ed ipersettoriali. C’erano MILF e Cougar, Postine che ritiravano pacchi e Giocatrici di biliardo con il solo grembiulino addosso… dominatrici e schiave… le ipervergini si trasformavano in trafori del Mont Blanc e viceversa (questo rarissimamente, il tag “first time” solitamente non era contemplato alla rovescia… solitamente una porca doveva rimanere porca, trane rarissimissime LODEVOLI eccezioni!).

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C’è una scuola di pensiero fortemente motivata nel portare avanti la propria teoria grazie a studi incrociati che afferma invece che quel portale ha cessato le pubblicazioni in concomitanza con due eventi fondamentaili in Italia (per chi non lo sapesse i click italiani sono considerati molto più rivelatori di quelli del mercato statunitense per le case di produzione… e questo perchè l’Italia è il paese cattolico a più alta incidenza di conusmo di materiale pornografico in europa!). Questi due eventi sono l’arrivo reale della crisi nella percezione delle famiglie tipo (con codazzo di crollo dell’occupazione reale ed iperprecarietà forzata) e l’avvio della discussione sul cosidetto “divorzio breve”.

Tempo sei mesi e American Daydream ha cessato le produzioni!

Crisi e disoccupazione da una parte, crisi e polverizzazione della famiglia tradizionale dall’altra!
Due simboli nell’immaginario collettivo che con il loro avvento hanno di fatto spazzato via l’illusione. Disvelando un mondo fatto di solitudini incrociate, di mancate promesse, di incapacità di guardare al proprio futuro come un qualcosa di positivo. E quando il futuro non è roseo, quando lo si percepisce come fosco e nero… ed i sogni vengono quotidianamente frustrati dalla naturale evoluzione delle nostre vite… allora sognare perde di importanza, di significato, diventa addirittura fastidioso, insopportabile.  Non dimenticate mai che il porno è trasgressione, soprattutto nelle famiglie tradizionali: se togli il gusto di trasgredire distruggendo le famiglie, che mi nascondo a fare solitario a spararmi una pippa su internet?

Cosa caratterizza un uomo nel suo percorso di formazione? Lavoro e realizzazione economica + affettike realizzazione sentimentale. Quando mi dici candidamente che “Non avrai un lavoro e potrai divorziare quando vuoi”… mi dici implicitamente NON SOGNARE! E mi dici parimenti: trasgredire non significa più nulla, tranquillo… non ci rimarrai tanto con quella tipa, forse non te la sposi nemmeno!
L’effetto? Sto addirittura attento a non prendere sonno, figuriamoci se mi metto a seghettarmi le pareti celebrali con la prima squinza che trovo!

Ecco perchè American DayDream ha chiuso i battenti: non vogliamo più sognare!
Ecco perchè Brass ha smesso di dire cose nuove: non ci piacciono le sue atmosfere sognanti.

Siamo gente che non ci crede più… anzi, che trova addirittura fastidioso il crederci!

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Se mi dicono “Brass” e mi sento “Bertolucci” c’è qualcosa di male… ed ha a che fare con la crisi del genere Daydream

Assunto irrinunciabile per l’abbrivio: fare erotismo e pornografia non è la stesa cosa.
Assunto successivo di partenza: l’erotismo come genere non è una metafora della vita. Perchè, ve lo spiegherò come un preadolescente qualsiasi, i film erotici “possono succedere”(cit.) quelli porno pure “ma molto più difficilmente”(Ibidem).
Terzo assunto… spero conclusivo… erotismo e pornografia sono prodotti dell’industria culturale, oltre che generi… e quindi hanno registri stilistici differenti, interpreti differenti, linguaggi differenti.

Pure nell’erotismo e nel porno però, in ciascuno dei due, è possibile trovare delle differenze.

Prendiamo il “sistema Italia” del cinema erotico. E prendiamo un mostro sacro del genere, tale Tintoretto Brandieri, in arte Tinto Brass… uno che del culo ha fatto talmente la propria passione da aver “preso il retto da dietro a Tinto, messo dietro alla BR del cognome e averlo anglificato” (cit.). Il regista veneto col sigaro in bocca ne ha dette di cose. Fino a diventare noioso, scialbo, ripetitivo. Fino a non farsi più nemmeno distribuire a cinema. Però fino a quando idee e sensi ne aveva, ha detto cose belle e le ha dette in modo bello. Universalmente riconosciuto come bello. Ora possiamo passare dalla mercificazione del corpo e della figura femminile al fatto che alcuni moloch moralisteggianti ci facciano sempre e comunque definire quello erotico come un linguaggio di serie B… ma intanto è un linguaggio. E come tale va letto. Cazzo fai non parli col portuale perchè ha il vizio della bestemmia?

Tinto Brass ama quello che fa. Ama i prodotti della sua fantasia. Di sicuro da pure due botte ciascuna alle attrici ed alle modelle, con la scusa di entrarci in empatia – mi Piace pensarla così! E siccome alla fine il registro stilistico che scegli dice molto anche della sua vita… gli piace di sicuro scopare e gli piace farlo divertendosi, ridendo, istrioneggiando.

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Io Brass l’ho adorato. Anche se aveva questa scelta malsana e inspiegabile di usare solo i cazzi di gomma per riprendere il membro maschile. “Almeno diamo l’illusione al maschietto italiano di avercelo grosso!”. Eh no, Tinto caro… fortuna che non si vedevano sempre. Ci s’andava in profondo a quella scelta. E il dubbio ti veniva sempre. Hai fatto di sicuro più male che bene! Comunque… le scopate per Tinto Brass erano una festa… sempre. Lo sono sempre state! Risate, situazioni anche banali rese grottesche, surreali… o semplicemente, meglio ancora, caserecce. I trenini, i dialoghi sempre messi lì a strappare un sorriso più che un sussulto. E poi queste figure quasi felliniane, sederoni, tettone, sorrisi, facce pienotte, tanto trucco e quel profumo antico di casino d’altri tempi! Le scopate di Brass sono le scopate che sogni, non solo da adolescente!

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Bertolucci no! Bertolucci, altro maestro del cinema italiano, di sicuro parecchio più bravo, con cose più complesse e di profondo respiro da dire, le scopate se le vedeva in modo completamente diverso. E non parlo solo di “Ultimo Tango a Parigi”. Prendi “The Dreamers”. Ci sta sempre un rapporto tossico ed ai limiti dello stupro in Bertolucci. Lì con l’aggravante del mezzo incesto e del “First time”. Brass era dissacrante ma non avrebbe mai immaginato il bestemmione al burro della scena più torrida di “Ultimo Tango a Parigi”. Nè l’emorragia di lei mentre fuori impazza la rivoluzione del maggio francese. Ed un momento di liberazione individuale e collettivo finisce shackerato in modo triste e violento negli scontri di piazza ed in un imene lacerato oltre ogni ragionevole esperienza! Perchè non sono solo provocatorie e dissacranti. Perchè sono il sintomo, lo specchio, di un disagio profondo verso la sessualità. Brass se le viveva ridendo le scopate. Per Bertolucci sono un gomitolo incasinatissimo di desideri, sensi di colpa, frustrazioni, liberazioni, catarsi. Il sesso è bellissimo anche in Bertolucci… però fa male.

Prendete Novecento: ogni volta che qualcuno tromba qualcun’altro muore. E non è quel delirio alla Coppola per cui trombano da una parte e muoiono dall’altra perchè la vita è alternanza di crepare e generare. No…in Novecento non si muore mentre qualcun’altro tromba. Si crepa sempre dopo, in malo, malissimo modo!

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Bertolucci i cazzi li fa vedere. De Niro e Depardieu che si fanno coccolare dalla prostituta di città? Stanno nudi. Coi cazzi mosci di fuori. E poi che gli piglia alla prostituta? La crisi epilettica! Ad espiazione violenta, tra gli spasmi, di una pippa… di un mondo corrotto debosciato e vigliacco che sente arrivare il peggio ma scappa a gambe levate dalle responsabilità.
Perchè rovini la pippa, Bernardo? La pippa è gioia… è il piacere dolce regalato senza chiedere nulla e senza dover fare troppi compromessi come con il pompino. Invece no, tu mi inquini la pippa per parlare di fascismo.

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Brass non l’ha mai fatto! Brass non ha mai inquinato le pippe… se non con il lattice del trombone finto utilizzato!
Brass al culo ci credeva, il culo lo ha sempre amato e rispettato. Non l’ha mai incasinato di terrori e sensi di colpa come te con quella storia della preghiera al burro! Peste ti colga!

E allora… capisci che c’è qualcosa che non va se di colpo, invece di fantasticare come il Tintoretto di cose allegre, belle… ti metti lì a desiderare, immaginare, sceneggiare – eh sì, con i film erotici si può fare… col porno sei falito – la scopata più bella della storia… e quel che ti viene fuori è qualcosa di sofferente, cupo. E’ una stanza non buia ma in penombra. Ma non quella penombra bella con la luce giusta che permette alla telecamera di girare e spaziare in una finta penombra. No… è quel non buio regalato da un abat-jour messo a bella posta lì sul comodino per fotografare solo alcuni dettagli: una mezza tetta, le natiche strette di lui su di lei, la sua faccia feroce, mentre le morde il collo appassionato… e la sua, contrita, stretta, un bel po’ sofferente… Tutti e due lontani da quell’atto. Tutti e due a fare i conti con qualcosa di diverso. Triste. Che non si capisce perchè devi sublimare in una scopata rendendola triste, sofferente… e incasinando stamattina l’inconscio a me! Bernardo… ti odio!

E adesso vi starete dicendo… la metafora? Niente, oggi. Sono stato monello, mi metto in punizione e non ve ne parlo.

Ma ve l’ho accennato… ne parliamo domani? Forse pure più tardi! Sappiate però che per quanto triste voglia sembrare studi insistenti hanno dimostrato che la visione di Bertolucci è quella comune. E che tutto questo ha a che fare con il sogno – sessuale o di una vita – che sparisce rimettendoti a cavalcioni con la realtà!

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Una lavatrice di cazzotti… oppure due ore in chat porno a prendere per il culo il solito maschiaccio!

Oggi, pomeriggio e sera, devo scegliere se:
– Malmenare con una violenza inaudita una persona che da una quindicina di giorni sta riempiendo di botte in potenza un salvadanaio ormai prossimo all’esplosione
– Fare qualcosa che mi distragga e mi rimetta in pace col mondo.

Non posso allenarmi oggi… la palestra è normalmente chiusa il sabato.
Devo menarlo! Devo. Un imperativo categorico kantiano. Devo perchè devo!
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Oppure…

Oppure devo rinverdire un vecchio passatempo sviluppato negli anni di corso in criminologia e criminalistica. Quello dell’infilrazione nelle chat erotiche per beccare i pedofili. Che poi, diventi veramente bravo non quando fingi con un pedofilo (soggetto debolissimo, insicuro, credulone e raggirabilissimo) di essere un bambino pronto a condividere materiale pedo-pornografico… ma quando convinci una donna certificata come vera donna a fare cybersex con te, con lei che ti schiude la stanza delle meraviglie delle sue fantasie.
Breve digressione sul tema, poi ne parleremo meglio in un post apposito. Con un uomo non ci vuole niente a fingersi donna. Entrare nelle semplicistiche, infantili e non articolate corde di un maschietto infoiato in chat è semplicissimo. E’ solo un pelo più malizioso di un pedofilo segaiolo qualsiasi. Quello che è complicato non è nemmeno cominciare a chattare con una donna. Quel che è davvero difficile è entrare nella sua fantasia e sistemarsi a proprio agio… perchè solitamente si tratta di fantasie che travalicano i normali confini del buon senso, della verosimiglianza, della possibilità
In un uomoni versus donne in tema di fantasie sessuali nel campionato della semplicità e della veridicità l’uomo vincerebbe a mani basse. In quello della creatività irreale trionferebbe la donna. Fin qui tutto bene se non fosse per l’insulsa pretesa femminile tutta sintetizzabile nell’espressione “La tua è banale come fantasia, la mia è verosimile!”. Nella fattispecie si mettevano a confronto la classica fantasia “idraulico-casalinga” contro “attuale fidanzato delinquente e spregiudicato che mi ricatta perchè ha scoperto foto zozze mie fatte da un mio ex e mi minaccia di divulgarle se non mi concedo gratis ad una serie di personaggi anche a lui sconosciuti in situazione e contesti degradanti”.

Non ho una fantasia così articolata. A chattare con una donna ci riesco… a soddisfare le sue peccaminose e fantasiose voglie no… solitamente mi stufo per eccesso di puttanate inverosimili.

Fingersi donna però è divertentissimo! E di colpo… quando sai che il lui dall’altra parte è folle di te e di tutti quegli incoraggiamenti solitamente triviali e quelle descrizioni al limite dell’anatomico che gli fai… “Ciao deficiente, sono Marco, ho 37 anni e grazie per la splendida ora di risate che mi hai regalato… non credevo che la media maschile fosse così bassa… c’è chi sta peggio, davvero peggio di me!”… arriva quello che mai avresti voluto leggere. Anche solo per conservare minimamente preservata l’idea che ci fosse spranza per il genere maschile. Arriva impietosa la sua risposta: “Ok si d’accordo ma scrivimi ancora quelle zozzerie… dimmi ancora che lo vuoi… ci sono quasi!”.

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In una chat con 7800 utenti medi attivi… è lecito chiedermi se sono davvero così UP nella classifica dell’amorproprio?

Ok… lo meno. Mi sa che lo meno… anche perchè quando gioco in chat mica me lo meno!
Oppure mi chiamerò Carmela, avrò 47 anni… e sarò una zia porca e incestuosa in cerca di un nipotino che mi faccia sentire ancora giovane, bella desiderata! Però… siccome così, come donna in chat, io non mi crederei…
“io lo stuzzico il nipotino ma poi deve fare tutto lui, scatenando le mie voglie lubriche ma anche i miei timori, i miei sensi di colpa, le mie ansie… fino ad una scopata liberatoria, ma interrota(sic!) tre volte perchè la prima devo piangere (ma tu non smettere di fare quello che stai facendo anche a rischio di soffocarmi) la seconda devo urlarti No (ma sono poco convinta quindi tu continua che mi ecciterà moltissima(ri-sic!)) la terza devo giurarti eterno amore salvo poi respingerti nel peggiore dei modi cacciandoti di casa e andando a finire nel bagno piccolo a toccarmi rannicchiata sul water (tranquillo che te lo descrivo… tu mi chiedi cosa faccio e io lo scrivo)” (eh, già… l’avevate capito… CIT.).

Vada per Carmela47… posso sempre menarlo stasera!

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Washing the pipes: ovvero la boxe e quella sensazione di pace col mondo

Provate a seguire un programma di allenamento serio di pugilato – di quelli non agonistici per carità – e vi accorgerete che di colpo, dopo quelle quasi due ore tre volte a settimana il mondo vi sembrerà un luogo più bello. Vi sentirete capaci di comprendere e giustificare più o meno “l’Universomondo” per le sue cappellate. Ogni cosa vi apparirà di colpo chiara nella sua assoluta semplicità. Anche i rapporti più ingarbugliati diventeranno di colpo semplici.

…e Credete a me! Saprete di colpo quale strada prendere anche di fronte al bivio più notturno.

Questo avviene perchè il coinvolgimento ad altissimo tasso fisico del vostro corpo durante l’allenamento vi permetterà di espellere dai pori, oltre ad una enorme quantità di sudore e tossine, anche tutte quelle ansie e quei nervosismo raggrumati che con la loro confusione impediscono la comprensione dei meccanismi di ciò che vi avviene attorno. E poi l’impareggiabile catarsi del colpire e ricevere, del dare e e avere (botte condizionate e contenute, ma sempre e comunque, immaginificamente, botte) sublima nel controllo completo della propria aggressività anche quella interiore. E ci si accorge di colpo che se si riesce a controllare quel che di più distruttivo abbiamo, come la violenza fisica, che gestire le proprie emozioni senza lasciarsi travolgere è un “mestiere semplice”… basta, appunto, osservare le cose libere da legaci. Nella loro semplicità. Nella semplicità di cazzotti dati e ricevuti.

Esiste una categoria anche per questo nell’ipermercato del porno: il wash the pipes, letteralmente risciacquare le tubature. Nella traduzione espressiva italiana suona un po’ come “Non ci fosse un domani!”.
Sono i filmati spesso non amatoriali… ma pure home made, volendo, in cui due esseri solitamente di sesso maschile e femminile, si scambiano non effusioni, ma veri e propri passionalissimi martellamenti, in un accoppiamento incontrollato, feroce e selvaggio, senza alcuna tattica ed alcun fine se non quello di avere un effetto catartico. Non ci sono schemi predefiniti, non c’è la solita alternanza bipartisan di posizioni nè il solito cursus honorum del cazzo che sostanzialmente si disvela nella sequela “bocca-figa-culo-viso” con variazioni sul tema “fronte-retro” e “sopra-sotto”. Eh, no! Qui semplicemente lo si fa ” a quel biondo Dio” senza troppe riflessioni sull’inquadratura, sul kamasutra, sulla gestualità. I dialoghi, lasciati alla libera improvvisazione dell’artista, sono di solito monotoni, parecchio ripetitivi, ma con qualche chicca di raro lirismo a violare i comandamenti circa nomi di Dio invano, Madonnine, Pastorelli e presepi annessi.

Il sudore, la sensazione di fatica fisica, il trucco che cola, i capelli che vanno a farsi benedire assieme alle messe in piega, il fiatone – tutte cose che per una produzione commerciale non amatoriale sono fondamentali dettagli da evitare e che dimostrano come il porno, fuor da ogni uso metaforico, sia la più grande bugia raccontata all’essere umano – sono presi e sbattuti lì con osceno ed orgoglioso vanto… a testimoniare non solo il carattere true life ma anche e soprattutto l’assoluto stato di catarsi che solitamente l’attore maschile raggiunge (la donna credo un po’ meno… o meglio, credo che la sua sia solo una catarsi nel fastidio) attraverso un accoppiamento fuori dagli schemi e fuori da ogni “esigenza di copione”.

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Sono filmati veri. Come un diretto sul naso. Durano spesso meno di 7/8 minuti… a testimonianza del fatto che poi, senza montaggio, tu ragazzino che ti fai le pippe e sogni di durare trenta minuti, già non sei da meno di quello che sta recitando!

E sono filmati che lasciano l’uomo medio desideroso di raggiungere uno stato del genere. Di farlo una buona volta “a quel biondo Dio”… di farlo come non ci fosse un domani. Non per farlo… ma perchè sembra che dopo tu e il mondo non abbiate mai litigato… e che il suddetto mondo per te non abbia segreti! Proprio come dopo una scazzottata. Proprio come dopo una ripresa di guantoni con uno molto più forte di te che ti ricorda che “la boxe è contatto…”

…ma pure un poco di amore, forse!

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WTF: ovvero selfie sessualmente imbarazzanti, ovvero, Gasparri

Questa non è una questione politica! Questo è un affare di normale buonsenso.
Qui c’è trattata la differenza tra un demente ed un bipede di capacità intellettiva nella norma.

La categoria pornografica del WTF (What The Fuck?!) rappresenta quell’enorme sottinsieme di video, foto e filmati che ritraggono o riprendono avvenimenti oltre il limite del grottesco, del credibile. Solitamente ben oltre i limiti del buon gusto.

Non esistono soggetti predefiniti, non esistono copioni, non esistono trame. WTF si può esaurire nel gesto, può essere tutta diluita nel contesto, apparire come una eco nei dialoghi. Quel che conta, nel WTF, è che un particolare, anche quello che può apparire meno importante, disveli di colpo tutta la sua carica surreale, grottesca, improponibile.

I più cliccati, in materia, sono quelli che ritraggono/riprendono acoppiamenti ai limti del bizzarro tra persone portatrici di handicap e normodotati, persone molto anziane con protesi e dentiere… senza accorgersi che in questo caso esiste un errore di categorizzazione. Il tag giusto in quel caso è Freaks (fenomeni da baraccone).

I WTF che preferisco sono quelli che accoppiano soggetti ed oggetti. Con qualche digressione sul tema.

Chuck Palahniuk ne scovò uno tempo fa. Geniale. Ne parlò su Soffocare!
“L’uomo era in pessima forma: pallido e coi rotolini di ciccia intorno alla vita. Eppure se ne stava lì, calmo, rilassato e piegato a 90°, la faccia rivolta indietro verso l’obiettivo e un sorriso a 36 denti con un buffo orangutan addestrato a infilargli quelle che sembravano caldarroste su per il culo.”.

Ebbene quel materiale esiste. Vintage. Ce ne metti di tempo ma lo trovi!
Non divulgherò nemmeno sotto tortura il link al materiale. Alcune cacce al tesoro sono viaggi dell’anima!

Il concetto è un altro… e l’autore di Portland lo esprime correttamente poco dopo:
“Il punto è: in un mondo dove bisogna essere belli a tutti i costi, quel tizio non lo era. La scimmia non lo era. Quel che stavano facendo non lo era. A colpire lo stupido ragazzino era stata la sicurezza di sè. Il coraggio. L’assoluta mancanza di pudore. La disinvoltura e la genuina schiettezza. La faccia di starsene lì, così, a dire al mondo intero: “Ebbene sì, ecco come ho deciso di impegnare uno dei miei pomeriggi liberi: facendomi fotografare da una scimmia che mi infila castagne su per il culo”

Il concetto è: sì faccio cose da idiota, obiettivamente ricerco in ogni modo la mia soddisfazione personale e narcisistica – sì il WTF è un genere squisitamente e sinceramente amatoriale – in gesti incomprensibili e ripugnanti ai più. Senza aver timore di essere identificato per quello che sono: un idiota!

WTF in Italia è Gasparri… cui va la dedica per la nuova rubrica a cadenza non definita “Minzione d’onore: ovvero la pioggia, dorata come la medaglia, che ti sei conquistata…”. WTF è questo… la dimostrazione che esistono idioti pubblici che non si rendono conto di protestare in un sol gesto la propria inguaribile imbecillità al mondo intero!
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Ogni altro tipo di commento risulta superfluo, ridondante, grottesco!

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Truth, in my humble opinion: ovvero Pasolini, il punto G e una certa sinistra radicalscik italiana

Io so.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.

Pier Paolo Pasolini parlava così della stagione buia della Strategia della tensione in Italia. Accusava, pubblicamente, con la sua penna al vetriolo. Disvelava tesi e trame con una lucidità ed una semplicità degna solo dei migliori “lettori” del proprio mondo. Di quelli lontani dai potenti. Di quelli scomodi.
Non aveva prove. Non aveva indizi… e però Sapeva!
Ed assieme a lui sapevano e supportavano quella sua verità tanti e tanti… per la Sinistra Italiana quella era La Verità.

La verità dovrebbe essere una. L’obiettività prima di tutto. Verità ed Opinione non sono sinonimi… a volerla dire bene tutta sono quasi Contrari.

E però… ogni tanto accade un fatto strano! Ogni tanto succede, può succedere… che la verità si trasformi in una opinione. Solitamente accade quando alla Sinistra Italiana provi a dire… Io So… su qualcosa che la riguarda. Magari non hai prove. Magari però gli indizi ce li hai. E li metti in terra. Magari sono pure tre, gravi, precisi e concordanti… e quindi fanno una prova. Ma no, a quel punto Tu Non Sai… o peggio ancora, non hai il quadro completo della situazione, non comprendi il Fine Ultimo Superiore (che nelle parole coincide quasi sempre idealmente con il Sol dell’Avvenire).

E la verità che hai inseguito diventa opinabile opinione.

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Come il Punto G.
Ti hanno convinto che esiste. Ti hanno insegnato che devi trovarlo. Alcuni hanno voluto fornirti cartina e bussola. Altri una lucetta da speleologo. Pacche sulle spalle degli zii più grandi: “Io c’ho sempre preso!”. Sei lì concentrato da anni a cercarlo. Ti convinci di averlo trovato. Ti senti padrone del mondo… perchè, tu, sì, dopo anni di studio e fatica a quell’Eldorado di piacere ci sei arrivato!.
Poi la doccia fredda: “Scherzavamo… un esiste miha il Punto G!”
E La Verità, una delle Verità più importanti nel mondo del sesso occidentale finisce liquidata così, come una opinabile opinione. Con codazzo femministra giustificazionista sull’abolizione del suddetto Punto che “ci ghettizza la figa in guisa di piccolo bersaglio da tirassegno!”.
Allora tutto quel piacere che donavo martellando lì e proprio lì dopo mesi di esplorazioni e faticacce?
Una sonora cazzata! Una opinione! Non certo la verità!

M’hanno preso per il culo!

Io so, io so che esiste una Puglia Peggiore. Ma ho solo qualche indizio. E non ho chiaro il quadro! Non lo vedo, quel sol dell’avvenire. La mia è un’opinione… anche di fronte agli indizi!

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Qualche grado di separazione: ovvero la colonna destra di FB, il solitaire e come in generale ho perso la fiducia nell’intelligenza di tanti amici… e nel genere umano

Due assunti sono d’obbligo: cominciamo col dire che la colonna destra di FB è il male assoluto. Proseguiamo col dire che la masturbazione dovrebbe essere un gesto assolutamente privato, il momento più intimo. Proprio come il sesso, ogni dettaglio dovrebbe rimanere confinato dietro la porta che separava il luogo dal resto del mondo. E siccome la masturbazione è un gesto solitario… nessuno dovrebbe saperne nulla.

Sui soliti portali che consiglio sempre di visitare, così, per aprire un po’ gli occhi sul mondo, amplissimo spazio è dedicato alle categorie solo and solitaire. Nemmeno credo ci sia bisogno di tradurre… è intuitivo che stiamo parlando di filmati in cui qualcuno fa all’amore con se stesso nel modo e con le variazioni sul tema che più preferisce. Trattandosi di materiale quasi sempre amatoriale, girato con smartphone e roba del genere, è abbastanza evidente che non assistiamo al risultato di una recitazione ma al bieco, tragico, a volte agghiacciante, momento di solitudine di un uomo, che spesso non lesina nemmeno parole o concetti nel mentre lascia correre questa o l’altra mano qua e là.
Quei filmati sono la perfetta metafora della colonna destra di FB. Ti fanno perdere fiducia nel genere umano, come l’amico/a che ti racconta nei minimi dettagli non tanto quello che combina con uno o un’altra partner ma quel che pensa e come lo pensa quando è da solo a far l’amore con se stesso.

Agghiacciante. La manifestazione pubblica dell’assenza di limite tra privato e divulgabile. I greci definivano IDIOTI i cittadini che erano incapaci di avere rapporto con la sfera pubblica, spesso a causa di una assoluta incapacità di distinguere pubblico e privato. Come fai a fidarti di persone così?

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Veniamo finalmente a FB! Da un po’ di tempo tutto quello che FB ritiene pubblicizzabile o degno di divulgazione viene lanciato a grappolo su ogni pagina o bacheca ed esposto sulla colonna destra della finestra. Si tratta quasi sempre di qualcosa che FB vuole pubblicizzare, per biechi fini personali: guadagnare sulla promozione commerciale di pagine inserzioniste o semplicemente arraffare informazioni utili mettendo sempre più persone in relazione. Da quando FB ha deciso di investire sull’irrobustimento delle reti di connessione tra utenti molte più volte ci stimola ad espandere il ventaglio di amicizie facendoci comparire sempre più persone che “potremmo conoscere” in quanto legate a doppio filo alla nostra persona da una rete più o meno fitta di rapporti in comune.

Ecco… ho almeno 8 amici dementi, persone che a volte mi capita di frequentare anche nel quotidiano, che vantano tra le proprie amicizie i profili di alcune curiose donnine sempre poco vestite e sempre splendidamente ammiccanti/seducenti/maiale. Analizzando i loro profili si scopre che si tratta spessissimo di donne che scambiano il proprio corpo col denaro altrui per un tempo tutto da stabilire! Il bello è che queste donne non sono neanche geograficamente vicine. Dico io… è necessario tenersi sulla bacheca (pubblica la maggior parte delle volte) il contatto di un puttanazzo che nel 99.9% dei casi non incontrerai nemmeno mai?

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Ecco ho almeno 18 amici maschi dementi che non si rendono conto che la loro passione per curiosi attrezzi sessuali o altrettanto curiose pratiche è diventata di dominio pubblico e, quel che è peggio, prova a tentare anche me chiedendomi un Mi Piace. Che mi si proponga l’acquisto di guantoni da boxe perchè pratico pugilato e assieme a me lo praticano alcuni miei contatti è nella logica naturale delle cose. Che mi si suggerisca di acquistare lubrificanti anali, vibromassaggiatori o maschere in latex solo perchè tre o quattro amici regalano il tastino “Mi Piace” a siffatte pagine commerciali mi sta meno bene!

E non per una questione moralista o culturaleggiante… se Fernando di Leo rispetto a pellicole del 72′ si chiedeva se “si deve stare ancora a giocare col sesso della gente?!” mi chiedo che senso abbia solo questa precisazione. Il problema è un altro. Io non voglio sapere che ho amici idioti. Non voglio sapere che in giro al mondo esiste gente che mette Mi Piace “a casaccio” senza badarci su e poi “scopre dalla sua ragazza” in una lite furibonda che “gli piacciono certuni giocattoli e certaltre sostanze”… Non voglio sapere che esiste gente così idiota da cercare di stringere un rapporto FB con una mignotta…
Soprattutto non voglio sapere che idioti del genere sono amici miei.

Succede così che si comincia a perdere fiducia nel genere umano!

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