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Sane, buone abitudini! Che vorrebbe poi dire in buona sostanza che i post-sovietici non l’hanno smessa con il comunismo e la meritocrazia da loro continua a non esistere come in mezzo a tutti i comunisti e questa è la storia di Vugar Huseynzade

Il Fatto Quotidiano è il Male. Il Fatto Quotidiano è comunista.
Non mettetevi a parlare di grillismo e di stronzate ed amenità varie.
Il Fatto Quotidiano è un giornale messo su da gente che decide con la penna e col culo altrui di riscrivere la Storia… dunque è comunista come quelli di Tangentopoli che tiravano le monetine a Craxi e quelli che ballavano fuori dalla casa romana di Berlusconi mentre il nano ex cavaliere silvietto nostro nazionale veniva cacciato non dal popolo ma dal signor Spread.
Il Fatto Quotidiano ha in spregio la Verità. Come i comunisti.

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Il Fatto Quotidiano sostiene che quello di cui sto per parlarvi sia una bufala. Perchè ha tutte le intezioni di nascondere una verità pura e semplice: i comunisti sono ancora tra noi e quel che è peggio è che sono vestiti da anticomunisti ma continuano travestiti a fare certe pratiche che non sono il sesso anale attivo e passivo tra uomini ma il sistemare gente nei posti di potere. Ovviamente sempre e comunque come detto ieri, in posti di potere che occuperebbero immeritatamente perchè i titoli per farlo non ce li hanno e faranno male quel che sono chiamati a fare.

Prima di affrontare la favola odierna, dopo questa precisazione, è necessaria una nuova precisazione: Che Guevara, che comunista come questi comunisti non lo era quasi per niente e per fare la rivoluzione col culo suo, il culo suo ce l’ha rimesso e non voleva finire sulle magliette e non voleva sicuramente morire per finirci e non ha scritto grandi best-seller ma due diari sulla veridicità dei quali non possiamo certo essere sicuri, visto come si comportano i comunisti con le cose scritte, beh Che Guevara aveva capito da tempo che l’uomo non è un tubo digerente, nè un ordinateur (che bello come nome per il computer… da di ordine) nè una cosa tutta razionale.

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Ed aveva capito che coi Piani quinquennali si andava a finire a puttane a Cuba, che i cubani non è che gli dici “fai così” e loro fanno così… quelli sono i russi che c’avevano fino al 1917 la servitù della gleba diffusa e non si erano accorti che i comunisti erano tipo Il Gattopardo e quindi nulla sarebbe cambiato…
Per cui aveva indetto delle competizioni simboliche tra veritici di partito, vertici aziendali e operai. Lo hanno mandato a morire nella jungla boliviana anche e soprattutto per queste gare. Non per le gare in sè ma per l’intuizione che aveva avuto che sconfessava l’idea che il mondo fosse tutto razionale. In buona sostanza Ernesto Guevara aveva capito che all’uomo gli devi soddisfare pure la parte irrazionale, quella dei desideri, della innata competitività… senò lui poi la usa male quella parte e comincia a desiderare, si mette a dire: “A me quello sì e quello pure sì a me…” e il comunismo va in vacca.
I comunisti ‘sta storia dei desideri non la capiscono… e non capiscono neppure la parte irrazionale… quindi se qualcosa è matematica, ordinata, razionale, segue schemi e regole dimostrabili a terra col dito nella sabbia o con la penna su un foglio di carta… o se una cosa la puoi spiegare con una funzione o scrivendoci un libro… allora funziona per davvero. Tipo quella vaccata che sicuramente, viste una serie di funzioni, il proletariato vincerà sul capitale.
Per questo il “giuoco del calcio” se lo metti in un videogioco a modelli algoritmici matematici… e comprendi quegli algoritmi… il “giuoco del calcio” lo capisce e lo padroneggia chiunque padroneggi quei sistemi e quegli schemi. La razionalità al potere pure col pallone in campo e 22 dementi che si inseguono cercando di mettere quella palla nella porta giusta. Questo secondo i comunisti. Secondo Che Guevara non sarebbe andata proprio così… guarda un po’ a Che Guevara l’hanno fatto morire nella jungla boliviana i comunisti e i comunisti lo hanno messo sulle magliette di Briatore e sulle ciabatte De Fonseca ed ora lo truccano da drag queen e lo usano nelle sfilate contro le sentinelle cattoliche e tutto questo si chiama Giovani Comunisti a Bari e poi ne riparliamo…

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Ora: Baku è una ridente cittadina capitale di un posto ridente chiamato Azerbaidjan, che sta vicino all’Armenia ed alla Georgia ed era una Repubblica Sovietica quando tipo esisteva l’Urss ed i comunisti c’avevano gli stati. A Baku c’è una fonta ache è quella diqui sopra che sembra quella di Giovinazzo… ma non c’entra questo dettaglio di colore.
Lo sport nazionale dell’Azerbaidjan è la “Guerra nel Nagorno-Karabak”. Il Nagorno Karabak è una regione di qualche centinaio di chilometri quadrati, tipo un mezzo latifondo, costituita da pietre vecchie senza alcuna risorsa mineraria nè culturale e senza una vera e propria identità storica che non sia qualcosa di inventato da due o più stati per scegliere di eleggere a proprio sport nazionale una guerra per quel territorio. Quindi, gli Azeri, di pallone non capiscono un cazzo!
Baku, come ogni capitale che si rispetti, possiede però una squadra di calcio. Vagli a togliere la competitività a bestiacce come i comunisti che per vincere la guerra fredda hanno abboffato la Comeneci di inibitori della crescita e quella era una milf ma sembrava una barely legal (cioè appena diciottenne anzi ad essere precisi manco una quattordicenne sembrava…).
Baku c’ha una squadra di pallone. Che si chiama appunto Neftçhi Baku. Se non siete interisti o di altre squadre minori come me che sono interista, difficilmente conoscerete il Baku o l’ancor più pittoresca Quarabag (che è la squadra del Nagorno Karabak)… perchè sono squadre che guadagnano palcoscenici minori tipo la Europa League. Fatto sta che negli ultimi due anni di Europa League l’Inter ha affrontato Baku e Quarabag. E so’ belle cose. Perchè vinci più o meno facile. Eperchè se tipo hai la fortuna di avere tanto tempo e tanti soldi ti fai dei viaggi in posti sconosciuti e pericolosissimi che solo se partecipi all’Europa League!

Perchè vi ho parlato di Fatto Quotidiano, Che Guevara, Razionalità come motore immobile del comunismo e Baku? Semplice: perchè pochissimi sanno che i vertici del Baku hanno assunto come direttore sportivo – d’accordo, non allenatore ma direttore sportivo – un giovanissimo sconosciuto azero rispondente al nome di Vugar Huseynzade… solo perchè… è bravissimo a giocare a “Football Manager”.

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Per chi non sapesse cos’è Football Manager, trattasi di un trattenimento digitale videoludico a carattere simulativo-strategico su larga scala in cui il giocatore è chiamato a compiere scelte organizzative che investono la totalità della vita di un club di calcio ricevendo dalla società che lo scrittura feedback positivi (prolungamento del contratto) o feedback negativi (esonero) a seconda dei risultati. Va da se che se sei bravo vinci e vai avanti, magari chiamato da squadre più prestigiose per nuove mirabolanti avventure o magari portando che so io il Tuttocuoio che è la squadra di un ridente porgo toscano, sul tetto del mondo che vuol dire a vincere la Champions… senò torni a casa.

Per dire, come un Mazzarri qualsiasi.

Io gioco “ammerda” a Football Manager. E’ un gioco davvero ben fatto. E’ regolato e funziona con una serie di algoritmi matematici che stabiliscono il rendimento dei giocatori a seconda di ruolo e modulo… confrontandoli con quelli degli avversari per capire come va una partita o confrontandoli col tempo che scorre ed altre variabili per capire come crescono se allenati qui e lì, in questo o quell’attributo.
Ma anche e soprattutto, il gioco ha una validissima rete di osservatori e scout che nel mondo del calcio lavorano davvero – per agenzie di promozione calcistica o per team di varia natura – ad osservare e visionare giocatori di tutto il mondo, che collaborano alla realizzazione del gioco condividendo i propri dossier ed aiutando gli sviluppatori a stilare il database di tutti i giocatori del mondo con un ottimo margine di veridicità ed approssimazione. Cioè a dire: i dati su cui il gioco è sviluppato sono Reali!
Del resto, e questo è accertato, moltissime squadre minori (ma minori davvero, tipo Eccellenza o Promozione che sarebbe come dire Serie D o E o F per le donne e per chi “no, non mi interesso di calcio”-“ma che bipede sei?!”) acquistano le licenze di Football Manager per orientarsi nel mare magnum dei milioni di giocatori in erba e vedere su chi potrebbe convenire scommettere e chi conviene acquistare/evitare.
Da qui, però, a dire che se vinci 20 campionati di Football Manager di fila scegliendo di allenare il Baku… sarai in grado di guidare il Baku offline, quello vero, alla conquista di una Champions League… ce ne passa! Perchè quel che non esiste, se non con larghissima approssimazione, in Football Manager, è l’imperscrutabile… l’individualità, la “capamatta”. In Football Manager nessun giocatore chiude una discoteca la sera prima di una partita. Nessun giocatore viene sgridato perchè lo hanno beccato a letto con una pornostar minorenne e per questo finisce fuori rosa sei mesi e quando rientra con la testa non è lucido. A nessun calciatore bianco del Milan succede che la moglie bianca finisce incinta e poi alla nascita del bambino il bambino è “niro, niro comm’a che!” e scopri che tipo il padre non sei tu che ti chiami Baresi ma uno che si chiama Rjikard.

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Quindi tutti i giocatori giocano come fossero macchine. E tutti i giovani che arrivano “voglio solo e davvero far bene in questo fantastico club” e mica fare la vita dei calciatori e scopare a destra, ballare a sinistra e tipo riempire la propria vasca da bagno di petardi per farli brillare e vedere di nascosto l’effetto che fa chiamare i pompieri perchè hai sparato i petardi nel bagno di casa tua che ha preso fuoco. Come un Balotelli qualsiasi.

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O schiantarsi in macchina e dire: “No, non sono il calciatore Niang che è minorenne e non ha la patente… sono… eh sì, sono Niang!”. In Football Manager non esiste che M’Vila che è stato cacciato in Russia a non giocare per due anni, poi tipo viene all’Inter ed è la “furia di Dio del centrocampo” che ti ricordavi che era prima di scoparsi due squillo nel ritiro della nazionale ed essere radiato da tutte le nazionali della “repubblica della versaglia”.

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Per cui… col cazzo che ti basta, tipo Mancini, laurearti a Coverciano con una tesi sul “Fantasista” per portare una squadra in Champions e fargliela vincere. Col cazzo e col cazzo che ti basta giocare ed essere bravo a Football Manager.
Per dire… io sono un bravo giocatore di Football Manager. Mi piace partire dalle serie minori, prendere un sacco di giocatori dalle primavere delle squadre maggiori, giocatori buoni per le serie minori in scadenza di contratto, farli giocare sempre titolari – che è quello che ogni giocatore vorrebbe ed è l’unica variabile emotiva del gioco che sia credibile – e poi proporgli un contratto scippandoli a costo zero alla loro squadra di partenza. E poi si va avanti e si cresce insieme… e si arriva in A… e ti sei fatto i soldi per fare campagne acquisti serie andando a scovare in paesi calcisticamente disagiati ma comunitari giocatori promettentissimi che nelle loro nazioni prendono come paga una insalata e una cocacola e portarli da me dove con due lire, una insalata e una cocacola possono diventare campioni… “e questo si chiama 37 campionati vinti, 18 champions 22 europa league e innumerevoli coppe Italia con Taranto, Foggia, Salernitana, Cosenza e ultimamente Reggina”.
Ma, obiettivamente… credete mi proporrei mai per fare il Manager? Di una squadra di Calcio? Lo sogno… ma sono una persona seria. Non ho una laurea a Coverciano e soprattutto non ho alcuna dimestichezza col pallone e col calcio giocato. Come? Pure Mourinho non ha mai giocato praticamente a pallone? Sì… ma non ho nemmeno il suo carisma e la sua “cazzimma”.

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E poi io sono un meritocratico.
Non un comunista che si finge anticomunista come tutti i comunisti veri – tipo quelli delle repubbliche ex-sovietiche – e mette al timone della squadra della capitale un giovanissimo esperto di videogiochi. Questi non sono sogni o favole che si avverano… questa è la dimostrazione di una regola aurea che da Stalin in poi va avanti… “Cosa sai fare peggio? Bene, giovanotto, sei assunto!“.

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American day-dream: il fallimento di un progetto artistico (perchè comunque pure il porno è arte…)! Ovvero di come precarietà e divorzi hanno spazzato via quel “sogno americano”…

Per la stesura di questo microsaggio semiserio ho utilizzato fonti che non rivelerò ma che esistono. Al solito, stronzi, fatevi il mazzo per trovarvele da soli. L’ultima volta che ho sognato (non a caso!) di pubblicare un saggio bibliografico su cui ho sputato sangue anche durante le feste di Natale sono stato scippato della mia sudatissima creazione da due associati stronzi nemmeno forzitalioti ma sellini (alfieri del merito dell’amichetto mio!)… per cui… zappatevi le fonti se vi interessa… io non vi regalo più un cazzo!

Le fonti che cito sono vere e attendibili: non provate a metterle in dubbio. Peste vi coglierebbe!

Amrican daydream è uno dei tanti portali della Benamata “Naughty America” (che suona più o meno come America Zozzalercia in una traduzione letterale). American DayDream è uno dei contenitori di video tematici in cui, per 30 minuti e con una trama spesso ai limiti dell’improbabile (ma una trama c’è, ed è già tanto!), un uomo che si trova in una situazione normalissima e quotidiana, colto da un attacco di quella che pare narcolessia acuta, cade in trance e comincia a fantasticare – daydreaming come sogno ad occhi aperti – sulla tipa con cui sta normalissimamente interagendo. E giù uno scopatone di quelli intensi, in cui la tipa si rivela essere una maiala oltre ogni ragionevole confine umano. E lui un depravatissimo Ultrauomocapace di prodursi in vigorosissime evoluzioni del corpo e dello spirito.

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Alla fine il cumshot, l’innaffiata. E tutti a casa, avanti andare! Con un jingle di campanelle celestiali ed una dissolovenza incrociata che in soluzione ciclica, esattamente come il sogno era cominciato di solito non oltre il minuto 02:45 del video, ci riporta alla triste realtà del quotidiano.

In cui lei è vestita. Lei è in ordine. Lei è pulita e soprattutto, dettaglio non trascurabile… lei non è la maiala che lui si era sognato!

American Daydream era fantastico. Perchè summa vera e propria di tutta una serie di categorie. Perchè trasversale rispetto all’universo mondo della fantasia e dell’elaborazione fantasmagorica su base sessuale. Alcuni sostengono che il fallimento di American Daydream sia proprio da ricercare nell’eccessivo generalismo che non lo rendeva competitivo rispetto a siti specialistici ed ipersettoriali. C’erano MILF e Cougar, Postine che ritiravano pacchi e Giocatrici di biliardo con il solo grembiulino addosso… dominatrici e schiave… le ipervergini si trasformavano in trafori del Mont Blanc e viceversa (questo rarissimamente, il tag “first time” solitamente non era contemplato alla rovescia… solitamente una porca doveva rimanere porca, trane rarissimissime LODEVOLI eccezioni!).

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C’è una scuola di pensiero fortemente motivata nel portare avanti la propria teoria grazie a studi incrociati che afferma invece che quel portale ha cessato le pubblicazioni in concomitanza con due eventi fondamentaili in Italia (per chi non lo sapesse i click italiani sono considerati molto più rivelatori di quelli del mercato statunitense per le case di produzione… e questo perchè l’Italia è il paese cattolico a più alta incidenza di conusmo di materiale pornografico in europa!). Questi due eventi sono l’arrivo reale della crisi nella percezione delle famiglie tipo (con codazzo di crollo dell’occupazione reale ed iperprecarietà forzata) e l’avvio della discussione sul cosidetto “divorzio breve”.

Tempo sei mesi e American Daydream ha cessato le produzioni!

Crisi e disoccupazione da una parte, crisi e polverizzazione della famiglia tradizionale dall’altra!
Due simboli nell’immaginario collettivo che con il loro avvento hanno di fatto spazzato via l’illusione. Disvelando un mondo fatto di solitudini incrociate, di mancate promesse, di incapacità di guardare al proprio futuro come un qualcosa di positivo. E quando il futuro non è roseo, quando lo si percepisce come fosco e nero… ed i sogni vengono quotidianamente frustrati dalla naturale evoluzione delle nostre vite… allora sognare perde di importanza, di significato, diventa addirittura fastidioso, insopportabile.  Non dimenticate mai che il porno è trasgressione, soprattutto nelle famiglie tradizionali: se togli il gusto di trasgredire distruggendo le famiglie, che mi nascondo a fare solitario a spararmi una pippa su internet?

Cosa caratterizza un uomo nel suo percorso di formazione? Lavoro e realizzazione economica + affettike realizzazione sentimentale. Quando mi dici candidamente che “Non avrai un lavoro e potrai divorziare quando vuoi”… mi dici implicitamente NON SOGNARE! E mi dici parimenti: trasgredire non significa più nulla, tranquillo… non ci rimarrai tanto con quella tipa, forse non te la sposi nemmeno!
L’effetto? Sto addirittura attento a non prendere sonno, figuriamoci se mi metto a seghettarmi le pareti celebrali con la prima squinza che trovo!

Ecco perchè American DayDream ha chiuso i battenti: non vogliamo più sognare!
Ecco perchè Brass ha smesso di dire cose nuove: non ci piacciono le sue atmosfere sognanti.

Siamo gente che non ci crede più… anzi, che trova addirittura fastidioso il crederci!

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Orgazm: una vaiassata a pagamento che poi sarebbe come parlare di Anarchia, di un amore infinito o della Venere di Botticelli che caga all’aroma di chanel

Della esplosione di sensi maschile credo che abbiamo già parlato a sufficienza nel post precedente.
Vabbè… quella è la chiave di volta del Porno.
Un porno senza esplosione di fluidi maschi maschi maschi l’avete visto mai? Per definizione, IMPOSSIBILE!
E questo perchè il fruitore medio di materiale pornografico sa come funziona un rapporto sessuale… e sa che alla fine se non c’è getto è neo-platonismo… E di neo-platonici son piene le fosse degli insoddisfatti!

Che lei venga o no, per la massa di consumatori è un mero dettaglio… oltretutto visto e considerato che la simulazione dell’orgasmo femminile è una delle angosce esistenziali del maschio medio (categoria nella quale ci sto a pieno dentro… così non ve ne venite ad accusare di scarsa sincerità!) è un dettaglio dato per acquisito… e non è favola dire che alla fine tutti sono convinti che anche la donna goda sul set (anche quando recita da cagna lo ripetiamo come un mantra ossessivo) perchè se quella non sta godendo è molto probabile che anche ieri sera quella con cui io… non abbia goduto!

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Ed allora esistono siti specializzati. Generi tagliati ad uso e consumo di chi ci crede davvero nell’orgasmo femminile.

Si chiamano genere “orgazm” o tag “passionate”. Ci sta sempre un video assolutamente NON amatoriale. Ci stanno attrici meno cagne di altre. Ci stanno rapporti singoli tra uomo e donna. Ci stanno poche posizioni. Ci sta poca volgarità. Ci stanno zero dialoghi. E ci sta tanta, tanta inquadratura di lei, del suo viso, dei suoi piedi, delle sue mani… dello spasimo di alcuni muscoli non sessuali. Ci sta una che recita e ci si mette di impegno a recitare di godere. A fingere un orgasmo (spesso meglio di tante donne coi loro partner). Che poi, per carità di Dio, viene pure bene eh! E’ pure un bel vedere!

E ci stanno tanti che ci credono. Perchè pare vero!

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Un po’ come il “comunismo e la libertà”, un po’ come l’anarchia. Un po’ come la Puglia Migliore…
Un po’ come tutti quanti gli idealismi in cui un povero romantico idealista può credere. Un po’ come tutte quelle bugie che fossero vere ma sai che bello!
Un po’ come l’Amore bello vero e interminabile che non si tasforma mai nemmeno per un pochino in abitudine… nemmeno a 89 anni. Che non s’è mai litigato una volta!

Il genere Orgasm mi piaceva tanto. Poi m’hanno barbaramente inculato ad un concorso!
E sono passato alle tovaglie a quadretti bianche e rosse, macchiate di sugo e vino, e alla pasta e fagioli. Sono passato ai culi con la cellulite delle zozzone amatoriali del basso Lazio o dell’alta Maremma.
Oppure a Tory Lane, che di sicuro dopo aver girato sul set… puzza.
E non voto più. E tranne che a poche cose che solitamente non puzzano di Chanel non ci credo più.

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Truth, in my humble opinion: ovvero Pasolini, il punto G e una certa sinistra radicalscik italiana

Io so.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.

Pier Paolo Pasolini parlava così della stagione buia della Strategia della tensione in Italia. Accusava, pubblicamente, con la sua penna al vetriolo. Disvelava tesi e trame con una lucidità ed una semplicità degna solo dei migliori “lettori” del proprio mondo. Di quelli lontani dai potenti. Di quelli scomodi.
Non aveva prove. Non aveva indizi… e però Sapeva!
Ed assieme a lui sapevano e supportavano quella sua verità tanti e tanti… per la Sinistra Italiana quella era La Verità.

La verità dovrebbe essere una. L’obiettività prima di tutto. Verità ed Opinione non sono sinonimi… a volerla dire bene tutta sono quasi Contrari.

E però… ogni tanto accade un fatto strano! Ogni tanto succede, può succedere… che la verità si trasformi in una opinione. Solitamente accade quando alla Sinistra Italiana provi a dire… Io So… su qualcosa che la riguarda. Magari non hai prove. Magari però gli indizi ce li hai. E li metti in terra. Magari sono pure tre, gravi, precisi e concordanti… e quindi fanno una prova. Ma no, a quel punto Tu Non Sai… o peggio ancora, non hai il quadro completo della situazione, non comprendi il Fine Ultimo Superiore (che nelle parole coincide quasi sempre idealmente con il Sol dell’Avvenire).

E la verità che hai inseguito diventa opinabile opinione.

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Come il Punto G.
Ti hanno convinto che esiste. Ti hanno insegnato che devi trovarlo. Alcuni hanno voluto fornirti cartina e bussola. Altri una lucetta da speleologo. Pacche sulle spalle degli zii più grandi: “Io c’ho sempre preso!”. Sei lì concentrato da anni a cercarlo. Ti convinci di averlo trovato. Ti senti padrone del mondo… perchè, tu, sì, dopo anni di studio e fatica a quell’Eldorado di piacere ci sei arrivato!.
Poi la doccia fredda: “Scherzavamo… un esiste miha il Punto G!”
E La Verità, una delle Verità più importanti nel mondo del sesso occidentale finisce liquidata così, come una opinabile opinione. Con codazzo femministra giustificazionista sull’abolizione del suddetto Punto che “ci ghettizza la figa in guisa di piccolo bersaglio da tirassegno!”.
Allora tutto quel piacere che donavo martellando lì e proprio lì dopo mesi di esplorazioni e faticacce?
Una sonora cazzata! Una opinione! Non certo la verità!

M’hanno preso per il culo!

Io so, io so che esiste una Puglia Peggiore. Ma ho solo qualche indizio. E non ho chiaro il quadro! Non lo vedo, quel sol dell’avvenire. La mia è un’opinione… anche di fronte agli indizi!

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Parole sicure: ovvero la malsana ingenuità lessicale nel rapporto con le istituzioni

Parlare al tuo tutor universitario di Meritocrazia all’indomani dell’affidamento di un progetto di ricerca è più o meno come fare la beata cazzata di dire al tuo uomo: “Dimmi che sono la tua troia”.

Tu, una donna casta, pudica, una di quelle che mai e poi mai… però proprio quel giorno ne hai sentito l’irrefrenabile bisogno. Non potevi sapere come sarebbe andata a finire, hai ragione…

Tu, un povero Cristo davvero illuso che il Tutor l’avrebbe capito cosa volevi dire.
Quel giorno t’è successo di tutto. T’ha fatto di tutto!

Quel giorno hai capito che il Sado-Masochismo è ontologicamente una stronzata clamorosa! Perché non esiste un sadico, un vero sadico, che ci provi piacere a far del male a chi non chiede altro che essere villipeso, brutalizzato, usato come un cesso alla turca. Quel giorno hai capito, invece, che la definizione più corretta per quei rapporti in cui qualcuno/a combina veramente di tutto e di più a qualcun altro/a è quello di Slave/Master, Schiavo/Padrone, in una inversione degli addendi che non cambia il risultato ma lo rende più credibile nella sua essenza. Perché chi ha potere se ne fotte di cosa il suddito possa volere o meno. Semplicemente glielo fa. Perché gli va!

Non è feticismo lessicale: chi parla male pensa male e vive male! (cit.)

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Da quel giorno hai approfondito la vicenda, questa storia del S/M… ed hai scoperto che, come al solito nel porno, le cose vere non le vedi. Ed hai scoperto che la cosa vera che nessuno ti dice è che esistono le “parole di sicurezza”, quelle che servono a dire al tuo complice (sì alla fine a letto tra partner non si è schiavi e padroni ma sempre complici, è tutto finto e c’è sempre un copione che si rispetta) che si stanno passando i limiti e che è il caso di fermarsi. La parola di sicurezza non la trovi nei filmini di youporn: in quelle robe lì bisogna arrivare fino in fondo. Non abbiate paura, tanto sono attori, cani a volte, ma attori. Sì ci sono anche attori cani… ma sull’uso degli animali in pornografia sono parecchio critico: un animale non può firmare il concenso informato! Ah sì, non abbiate neppure paura di dire che guardate youporn… tanto da quando ho visto una ricercatrice 56enne attivare safari con le preview delle pagine più visitate ed ho visto il loghetto di xnxx ho capito che non c’è da vergognarsi di nulla!

L’hai capito subito che “No!” – “Basta!” – “Fermo!” e “Aiuto!” non sono quelle giuste. Sarebbe particolarmente difficile far interpretare correttamente la cosa al tuo partner, magari proprio mentre l’eccitazione gli sta montando dentro e sta pensando a quale sanitario pieno nella migliore delle ipotesi di acqua (a Bolzaneto usavano pipì ma è un dettaglio che attiene alla saliromania di ognuno di noi… e poi a Bolzaneto la cosa era un tantinello diversa) utilizzare per soffocarti mentre ti brutalizza senza ritegno, magari dandoti anche la “carica” con la batteria di una Panda…
Meglio parole concettuali, meglio le astrazioni, meglio la merceologia. Se fossi slave o master userei o suggerirei una parola come Bachelite, Solfammonio, Grandangolo…

Adesso ti chiedi quale sia quella più giusta quando a trattarti come un cesso alla turca è il tuo tutor, lì nella sua stanza, con la lampadina accesa stile interrogatorio di polizia. C’è poco da fare: i concetti non aiutano. Non fare mai la cazzata di dire Meritocrazia, non dire mai Legalità… ti assicuro che va a finire male! E mentre rantolavi steso a terra, dopo aver provato su di te di tutto e di più… il progetto di ricerca su cui hai speso giorni e notti… e tutte le gratifiche economiche relative se ne sono andate a Barcellona con una collega che aveva la quarta, e s’è infilata progetto e soldi nel reggiseno, così… come una vecchia che esce dall’ufficio postale nascondendosi la busta della pensione.

Il porno non mente mai, cari, a patto che non lo stiate guardando! Il porno non mente, basta solo tirarlo fuori dal video ed applicare il concetto alla base di quel che state guardando alla realtà. Il porno non sa mentire. Ti fa vedere tutto. Ed è una enorme, efficacissima metafora, della nosra società!

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