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Scherzi a colori e non

Parco urbano tra Modugno e Bitetto, 12 gennaio 2016, Nikon d5000
Quelle che seguono solo alcune scherzate fatt a colori ed in bianco e nero su dettagli che avevano rubato la mia attenzione. Ve li posto qui, perchè credo oltre la sterile funzionalità abbiano comunque qualcosina da dire.

Vi suggerisco questosottofondo: Miike Snow: A Horse is not a home

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Trama di u tetto di legno vista da sotto.

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Volte verdi e folli

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Fico intrappolato tra rami di fico.

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La piscina abbandonata 2/2

Materiale scattato con Nikon D5000 tra Modugno e Bitetto il 12-1-2016
Seguite la visionecon nelle orecchie, suggerisco, questo pezzo.

Ritorniamo nella piscina del parco urbano abbandonato tra Modugno e Bitetto, questa volta, però, in altri luoghi della struttura e tralasciando l’ontologia stessa del luogo. V’era uno squarcio all’interno della struttura, in uno dei muri, che lasciava vedere ciò che c’era dietro, inclusa una porta che celava una finestrella che faceva entrare luce. Mi ha portato a mente alcune riflessioni. Segue una foto rubata alla cara amica Iolanda e un esercizio sulle fughe nei corridoi che come avete capito mi garbano fin troppo!

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Eccovi quello squarcio… degrado, devastazione ed infondo, come una speranza, la luce… mi ha portato alla mente una cosa molto precisa…

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Ossia l’espressione “Intervento a cuore aperto” che è sempre una cosa complicata, gravissima e difficile… roba che devi trattare con rispetto. Spero di esserci riuscito.

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Iolanda, che se facciamo eccezione per gli stivaloni da photoset ftografico, con quel cappuccio sembra proprio una tuffatrice che ha appena finito… e si asciuga con l’accappatoio. In alternativa una creatura misteriosa che non manca mai!

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Corridoi immancabili

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Fughe ansiogene immancabili. Ne ho mai saltata una? No!

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La piscina abbandonata 1/2

Il photoset che segue è realizzato sempre nel parco urbano tra Modugno e Bitetto. Capirete bene che con tutte queste strutture e tutti questi materiali distrutti ed abbandonati… sia davvero un pianto pensare che non si possano più utilizzare. Qui seguono gli scatti realizzati in una piscina coperta.

Materiale scattato con Nikon D5000 tra Modugno e Bitetto il 12-1-2016
Seguite la visionecon nelle orecchie, suggerisco, questo pezzo.

Mi piaceva l’idea di rendere un percorso ideale fatto da un tuffatore. Almeno in questa parte.

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Il Tuffatore perplesso in attesa del suo turno…

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Uno sguardo d’insieme alla piscina, un respiro più largo… ecco la pedana, la numero due!

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Qualche passo e la concentrazione sale, la posizione si acquisisce… eccoci pronti!

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Lo stacco, il salto, l’attimo impossibile da ignorre. Go!

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Leggermente defilato dal contesto ella vicenda, lo scatto di uno dei depositi devastati. In realtà volevo solo vedere quanto performavo immobile su un tempo di due secondi. Sono felice del risultato davvero abbastanza stabile.

 

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And this was so cruel – Photoset 4/4

Parco Urbano abbandonato, agro di Modugno e Bitett (BA). 12-1-2016
Fotografie scattate con Nikon d5000
Ascoltate, guardando, il pezzo deiNon Compos Mentis “Idol with a frame” e non chiedetemi come faccia  conoscere certa robetta!

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Su un muro, inchiodata,una tavola a coprire chissà quali misfatti… il collare del dominio e poco più sotto il simbolo osceno e tragico della loro setta. Lo avevano scavato nel sangue, lo avevano grattato via dalla vita di qualcuno.

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Cercai la fuga nella corsa terribile tra i muri che sperava di scappare, ma al fondo non simmetrico di quelle aperture trovai ancora gabbie, ancora gabbie… ancora gabbie. Non potevo fuggire.

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Voltai lo sguardo al fondo del corriodio da dove ero arrivato… rividi il seggiolone, scorsi di nuovo i corpi in terra abbandonati… il petto, mi doleva il petto… il respiro in affanno. Udii ancora quella voce…

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E fu solo allora che rividi la sua figura, ritta e ferma davanti a me… in un ultimatum di chissà quale grazia mi urlò di fuggire… non ci arebbero state altre possibilità per farlo. Mi mancò il coraggio…

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Fuggii urlando e giurando che mai più avrei vissuto un attimo solo in un luogo così.

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It was so cruel – 2/4

Parco Urbano abbandonato, agro di Modugno e Bitett (BA). 12-1-2016
Fotografie scattate con Nikon d5000
Ascoltate, guardando, il pezzo deiNon Compos Mentis “Idol with a frame” e non chiedetemi come faccia  conoscere certa robetta!

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Il corridoio delle stalle si perdeva nell’oscurità. Non so e non ho mai voluto immaginare cosa ci facesse lì un seggiolone per bmbini, in quel luogo che odorava di sofferenza e morte! Intuii ma ci volle tempo…

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Giusto il tempo di abbassare gli occhi e vederlo lì… abbandonato, inerme, sfasciato dalla morte lenta e impietosa che il freddo e gli stenti regalano sempre… in silenzio.

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Guardai meglio il vassoio sul seggiolone e vi vidi i piedini scomposti di una bambolina di pezza, buttata lì, usata, lasciata, spaccata. La volgarità di alcuni graffiti alle pareti completava quel quadro sordido urlandomi di andare via!

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Non lo feci, restai, il tempo necessario a scorgere meglio l’occhio semichiuso di quella povera bamboletta di pezza abbandonata, morta, come un rifiuto. Il cuore si strinse ma decisi di andare avanti!

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It Was So Cruel – Photoset 1/4

Album realizzato in una mattinata di scatti molto produttiva: 12 gennaio 2016. Location il parco urbano abbandonato in agro tra i comuni di Modugno (BA) e Bitetto (BA). Io non potevo immaginare che a ridosso di realtà comunque piccole urbanisticamente esistesse qualcosa di così enorme… ed allo stesso tempo così degradato. Il complesso, di cui vedrete altri set a seguire, versa in uno stato di degrado e incuria prressochè totale ed è un vero peccato. Al tempo stesso, il progressivo e creativo riutilizzo estemporaneo di alcune sue parti ha regalato un set alla de Sade e molte riflessioni su quello che realmente potrebbe essere fatto, scattato, impressionato, lì!

Parco Urbano abbandonato, agro di Modugno e Bitett (BA). 12-1-2016
Fotografie scattate con Nikon d5000
Ascoltate, guardando, il pezzo deiNon Compos Mentis “Idol with a frame” e non chiedetemi come faccia  conoscere certa robetta!

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Nella camnera da letto, abbandonatoin terra, v’era questo straccio, lasciato lì, metafisico, proprio come uno di quegli oggetti che De Chirico lasciava nelle piazze enormi e soleggiate. Tutto trasudava di incuria e di abbandono.

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Quando ho mosso pochissimi passi per perderlo di vista, l’ho sempre trovato ad entrarmi nell’obettivo, come un corpo, un cadavere che non la smette di protestare la sua presenza, il suo abbandono. Come chi non smette di chiedere pietà.

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Nel corridoio che conduceva alle scale, infine di sotto, c’eraquesto armadio a muro… ante distrutte e parzialmente mangiate dal fuoco. Sola, lì, sembrava tristissima, con qualche raggio di sole appena a cullarla dalle tenebre. Mi fece male, tanto male.

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Cercai di ritrovarmi in un frammento di specchio, dimenticato lì, nel terreno che ormai sostituiva il pavimento. Non riuscivo a mettere a fuoco… qualcosa mi diceva che non era la cosa giusta da fare.

 

 

 

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