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Gesummaria e Biondoddio… è successa una cosa drammatica!

Aiuto…
Huston, abbiamo un cazzinculogravissimo!

Questa cosa non può esistere… Mr. Brass, com’è possibile?! Tutto questo è non possibile. Vero Commendator Schicchi? Presidente, esimio, supremo Thoir… com’è stato possibile? Perchè? Perchè Biondoddio! Divino Vader, lei? Lei che ha sempre una risposta pronta tra un rimbotto di Bialetti ed un broncospasmo… nemmeno lei dice nulla?
Oh sì, lo capisco… ho testimoniato una volta ancora e per tutte di essere un prepotente stronzomerdone qualsiasi

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Vi giuro, dovete credermi… io non ne conoscevo l’esistenza. Lo ammetto: non pratico assiduamente il genere. No, il macrogenere sì… ma, lo sapete com’è il mondo no? Io peto (in ogni senso) venia, chiedo perdono…
Io quei generi tipo “rich girls” o “classy” o che vi devo dire “rich friend’s wife” non li frequento, cazzo!

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Io ho sempre fervidamente ritenuto che il mondo del porno fosse un posto bello, un luogo dolce e ameno dove tutto, anche le differenze di classe, non esistevano più. Io ho sempre pensato che un luogo dove aveva addirittura dignità un sito idiota come orgazm, fosse quella Utopia (diversa dall’idiozia del comunismo) idealista dove davvero si credeva alle favole come il comunismo, il bianconiglio che non da dipendenza e non ti fa ammazzare di botte mamma e papà per i soldi per comprare la roba, le storie d’amore che iniziano progettualmente e non finiscono mai perchè sono a tenpo indeterminato con blindature molto più vere e reali dell’art. 18 (e per dire, al sicuro da fallimenti e tracolli economici perchè in una società ideale tutto e dico proprio tutto va bene e le imprese, che a quel punto sono tutte del popolo, non falliscono).

E quindi ho sempre fervidamente aborrito siti e prodotti che si propagandassero come forme – ancorchè seminali e confusionarie – di lotta di classe. Io alla lotta di classe nel porno non ci ho mai creduto. Nel porno c’è redistribuzione degli utili, c’è il condominio, ci sono le ammucchiate, ci sta la parità di genere, ci sta addirittura la equa distribuzione delle risorse e degli strumenti…
Il porno è un posto dove anche un nano deforme può essere il desiderio totale e totalizzante di una donna come Jessica Rizzo. Il porno è quel posto strano dove il marito della mia sufficientemente compianta Moana Pozzi è felice di dividere il suo “bene primario” con la assoluta consenzienza contenta e felice del suo stesso “bene primario” (cioè di Moana Pozzi) mica con un amico stretto o il compare d’anello (quella è roba da naughty weddings e quello è un sito che i in questo periodo proprio non voglio vedere) ma con “l’uomo della strada”, l’equivalente maschile della “casalinga di Voghera”.

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Io ho sempre pensato che Naughty Rich Girls e roba simile fossero sordide sozzerie per consumatori tristi e drammatici come il signor Fassina – che c’ha sempre tanto da prendersela con lo “zipaperone” di turno senza rendersi conto che è quella sfigofaccia che porta in giro, assieme al benedetto bisogno ogni giorno di protestare odio sociale, che fa perdere la sinistra. Io ho sempre pensato che quella roba come “My rich friend’s wife” fossero sottoprodotti di resistenza non già per il sottoproletariato, ma per certa sinistra intellettualoide che odia, sa solo odiare, “gli si è rotta prestissimo la casina delle api” (come dice una delle persone che sono più orgoglioso di custodire gelosamente tra i miei affetti) e si fa le pippe guardando ‘ste robe e ripetendosi “Lo vedi? lo vedi che le femmine ricche so tutte zozze? ‘o vedi che fà la moje de zipaperone? Eh, a Civà… anvedi tu sta zoccolona altoborgese che je sta a fà… sempre detto che ‘ste riccacce vanno punite co ‘na patrimoniale niente male… guarda tu quanta robba c’hanno ne’ case loro!”. Perchè pure Civati secondo me apprezza ‘sti siti tristi!

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E invece, no… Mr. Tesla… com’è stato possibile? Me lo dica anche lei sommo signore dei Sith imperatore Palpatine (che il nome suo me piasce assai!)… com’è stato possibile? Posso essere stato così cieco?

Bene… la programmazione di “Biondoddio con quella che ci farei!” seconda stagione deve essere per forza di cose ricalibrata per il prepotente ingresso di una che solo dal nome mi aveva incuriosito mentre cercavo stronzomerdosissime zozzerie da schiaffare qua e là sul tema “Grinch fuck Christmas”. Perchè ho incontrato quella che probabilmente sarà la donna della mia vita quando uscirò di nascosto da Rachel Madori. Ho scoperto Bonnie Rotten. Una coniglietta putrefatta! E già il nome… voglio dire…

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Agli innamoramenti ogni 10 secondi (cit. immeritato di una stronza!)

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Ci sono nani e nani… e certi nani non vanno confusi con altri nani…

Il gobbo maschio porta bene, la gobba femmina no! Il nano maschio porta bene, la nana femmina dipende. Perchè di nani ce ne sono tanti. La nana femmina non piace a nessuno. Anche se l’adagio popolare dice che son tutte “tane” e lo dice pure un mio amico. “Dobbiamo andare da Decathlon: zainetto, lucetta da speleologo, bastoncini da passeggio e… tutti nella tana!”. Il nano maschio nei film porno sta, la nana femmina no.

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Però basta zozzerie la faccenda è seria. Quando parlo di nani, sono serio. Come quando vi parlai di Marin, il nano rumeno dimenticato dal circo, quello che volevo adottare perchè danzasse per il diletto dei miei commensali, passeggiasse con me con una comoda pettorina a guinzaglio e la notte dormisse acciambellato nel cestello della lavatrice, l’oblò aperto su mondo e sull’aria da respirare.
Marin era un nano vero. E non esistono nani finti, i nani di sesso maschile sono tutti, tutti quanti veri.

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Sono le nane il problema. E non è una questione di becero maschilismo. Io non sono maschilista. E le nane non voglio adottarle, lo sapete. Ma so che ci sono nella mia vita e quindi provo a spiegare perchè in alcuni casi mi diano disagio!

Le nane femmine sono di tre tipi: quelle biologiche, quelle mascherate e le follette. Le follette – le ultime saranno le prime – sono donne aggrazziate, piccine piccine, minute… ai limiti delle evanescenze. Per chi è rimasto vergine oltre la data di scadenza a causa di estenuanti partite di D&D… le nane quasi follette in realtà sono le bambine piccoline piccolissime degli elfi. Quelle sono le nane follette. Sono fatime, donnine aggraziate che portano tanta felicità, tanta serenità e tanta fortuna. Io le follette le adoro. Puoi baciarle in testa, puoi poggiare il tuo mento sul loro capo, le puoi abbracciare e sollevare con un braccio solo. Sono leggere come la felicità e la serenità che ti trasmettono. Hanno occhi di bambina e credono sempre che il mondo sia un posto bello, bellissimo, felice. E che nessuno possa nemmeno pensare al male. Le nane follette vanno protette, sono un dono di Gesummaria.

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Poi ci sono le nane biologiche – perchè ogni tanto in ordine bisogna andare – e su quelle c’è poco da dire. Sono brutte, sgraziate, non ti si alza nemmeno a vederle anzi muore deficitando, hanno vocioni da uomo e vanno bene solo come contraltare femminino del nano maschio in programmi televisivi shock come “Piccolo grande amore” su Real Time. Le repliche. Loro non hanno una visione reale del mondo. Sanno solo che è un posto troppo complicato per viverci, a meno che non si abbiano quattrini a sufficienza per pagarsi un buon designer, un concreto make over della casa e tanti strumenti per allungarsi rimanendo nani. Tipo le prolunghe dei pedali dell’auto.Se non fosse che ogni tanto le vedi in giro, le catalogherei come effetti speciali.

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Poi – poichè in medio stat virtus – ci stanno le nane mascherate. Quelle che non sai mica poi ben dire se sono nane o no. Ci poggi il mento sul capo per trovar sollievo alla schiena ma quando le abbracci sono tozze. Però non sono alte meno di 1,35 quindi per l’OMS non sono tecnicamente affette da sindrome di nanismo. Guardi il bacino e le cosce e scopri che non sono follette… no, sono sgraziate, vergognosamente sgraziate. Hanno le cosciotte gonfie, i polpacci seri, le ginocchia un po’ torte all’infuori. E camminano con le braccia curvate, a uovo. Ed hanno le mani accartocciate, piccole, con le dita cicciotte. Che il boccale da litro della Hoegarden lo devono tenere con le due mani. Ma pure la pinta di Guinness. Ed al bancone si sporgono con le punte di piedacci a panzerotto o a calzone… quei piedi senza sorte e senza ventura, corti, tagliati con l’accetta di quel fesso di sangiuseppefalegname. Sono genti tristi, le nane finte, le nane Made in China. Perchè non sono nane. Sono follette cattive, che si sono accartocciate fino a somigliare a brutte nanacce – già inutili di per loro – a causa dell’odio che provano per il mondo, per gli altri. E non è misantropia ma certa consapevolezza dei propri limiti. Ed odio per quei limiti. Ed all’odio per il mondo di fuori si assomma l’odio per il mondo di dentro. E ti contorci ancor di più. E di notte piangi e lo sai perchè.

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No… io amo i nani. I nani maschi che come i gobbi portano bene. I gobbi strutturali non gli Juventini, che sono nane finte… ed a differenza delle nane vere, invece di essere indifferenti, al mondo fanno male!

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Oggi è venerdì 13 marzo… e io sono furioso! E voi leggerete di martedì 17 che porta sfiga perchè nè di vener nè di marte… ed oggi è pure 17!

Ho letto la storia strappalacrime di un barbone barese che era il nano di un circo… e che è stato abbandonato dal circo, lasciato indietro. “Mamma ho perso il carrozzo!”. Non si può vivere facendo i pagliacci fuori da un tendone. E quindi è normale, quasi regolare, che tu finisca a fare la vita del barbone. Finisca a fare di professione il barbone. Prima che un ente benefico ti prenda e ti rispedisca in Romania, tuo paese natale. Ma Natale viene solo una volta l’anno… ed in Romania che cosa credi di fare? Farai il barbone pure lì, tranneal paranzo di Natale della caritas rumena. Dove sarai il giullare. Mica edificante come prospettiva.

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Io ho una passione smodata per i nani. Dice che è patofilia, ma no è corretto. Perchè i nani non voglio mica inchiappettarli. Io i nani non voglio farmeli. Al massimo c’è del voyeurismo patofilo nel mio enorme desiderio di vedere due nani che si accoppiano. Quello sì… ma nient’altro ve lo giuro.

Ed io ho sempre voluto adottare un caso umano, anche maggiorenne. Un caso umano. O anche un caso nano. Io lo dico… poi voi dite pure che sono stronzo! Perchè alla fine se sono qui è anche in funzione catartica di attirare su di me il vostro biasimo e vedere di nascosto l’effetto che fa ad essere il parafulmine del peggio che vive nascosto dentro di voi!

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Ed alla fine che io sia uno sronzo sadico è evidente… se oggi – che è venerdì 13 e quindi io sono assolutamente scusato – tutto quel che desidero è adottare un nano, un caso umano nano, un caso nano… e portarlo a casa mia. Se lo fa Leonardo di Caprio è un film divertente… se lo faccio io è sadismo d’accatto?! Io voglio adottarlo per sentirmi un potente di quella terra che fu il pianeta Europa nei secoli dal 12 al 16. Voglio un nano da usare in casa come trastullo per i miei commensali nelle feste e nelle occasioni buone. E voglio che mi serva il pranzo e la cena. Voglio che sia il mio maggiordomo. E voglio che si lasci prendere a calci in culo ogni volta che voglio. Ma con amore… perchè per il resto sarei onorato di badare alle sue necessità. Voglio dargli una cameretta come fosse un figlio. Ma voglio che per i miei commensali vada a dormire con indosso la tutina della chiccco e la papalina… e che il suo letto sia la lavatrice Candy di mia nonna. E voglio che a comando si spogli nudo e balli “Just can’t get enough” o “Take on me”. Nel resto dei giorni mi piacerebbe cucinare assieme a lui, non per lui. Solo che se usciamo di casa, voglio mettergli una pettorina e portarlo a guinzaglio… con un guinzaglio estensibile che gli permetta dal mio tavolino al bar di raggiungere il bancone del bar e portarmi il caffè per non scomodare la cameriera del bar. E deve portarmelo con quelle manelle nodose, col vassoio quasi sollevato sulla testa… dicendomi “Domenico, il caffè!”, con la sua vocetta roca. Ma poi torniamo a casa e siamo gli amiconi di sempre. Cosa costa… in confronto alla sofferenza di una vita di stenti… essere un po’ il giullare divertito della mia vita? Nulla… sono convinto che ne sarebbe felice. E poi provvederei anche alle sue esigenze fisiologiche trovandogli una festante compagna non pagata… perchè sono tante che agognerebbero ad avere un piccolo uomo capace di tenerezze che riempiano tutto il vuoto che fisicamente lui lascia. Ma tutto questo solo per spiarlo dalla serratura menre la palpa con le sue manine e le dice “amami… sono il tuo nano” con accento marcatamente di Ostia Lido!

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Sì oggi vi appaio Eccellenza di Salò o le 120 giornate di sodoma di Pasolini. Oggi vi appaio un sadico depravato. Oggi sono la canticchiante e saltellante anima nera di Domenico… per voi.

Solo perchè alcune brutte azioni mi hanno trasformato, oggi, nella emicrania a grappolo da suicidio di Domenico. E se Domenico non la prende e la butta in oscena caciara… finirà per sfasciarsi la testa contro un muro. E non sta bene!

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La questione delle serie televisive che ti salvano la serata e la singolanza (cioè l’essere solo a casa e single a casa)… e che però certe volte – alcune – sono un cazzinculogravissimo!

Certe cose importantissime come questa faccenda delle serie TV non può essere risolta in un semplice piccolo post. Però siccome mi sto drogando di serie tv ho assoluto bisogno di fare outing… quindi comincio oggi. Non vi aspettate quelle che tecnicamente non sono e mai saranno recensioni ma flussi di coscienza. Perchè i miei sono ricordi, esempi e nient’altro!

Perchè io sostanzialmente alla storia delle Serie TV mi sono appassionato con “I segreti di Twin Peaks” e correva – in Italia – l’anno 1992 o giù di lì. Emitente Italia 1 che non sapeva nemmeno che guai avrebbe passato da quel momento. O forse conoscendo il Cav. Silvio Berlusconi lo sapeva eccome e ci ha giocato.

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Quella di Lynch era una serie ad altissimo contenuto di ammiccamenti erotici, a sfondo zozzolercio e sordido, con di mezzo incesti, robaccia tipo padri che uccidono le figlie, scopazzate a quel Biondoddio e, soltanto verso la fine e solo per esaurimento di argomenti seri utili a continuare una Serie TV, morbosità semi-paranormali. In sostanza un coacervo di PEGI18 immotivatamente ignorato che s trasformò in un “Serie Tv per tutti” e che mi permise per le prime due o tre puntate di sgamarmi mia madre e poterla vedere tranquillo e sereno. Anzi, addirittura registrarla.
A me Twin Peaks metteva gli incubi. A me la figura di Killer-Bob faceva venire gli incubi. A me Killer-Bon che spuntava in ogni dove faceva venire gli incubi! Invece il nano no. Il nano mi stava simpatico. Già da allora mi immaginavo il nano che trombava. E che si trombava Laura Palmer che nella “stana del velluto rosso” – che obiettivamente arrapava – non era chiusa nel cellophane ma c’aveva un vestitino rizzacazzi niente male e tu la guardavi e dicevi “Questa sicuro fa una brutta fine”… ma siccome in quella stanza era già morta e lei era uno spirito e il nano pure era uno spirito… si prospettava una scopazza niente male.
Laura Palmer in quel serial non ha mai fatto frecazze. Se volevi sapere e immaginare le frecazze di Laura Palmer, dovevi comprarti il libro che si chiamava “Il diario segreto di Laura Palmer” in vendita quell’anno in tutte le librerie come il futuro bestseller tipo “La Bibbia” o cose di quel tipo. Io lo volevo… ma successe un incidente. Venni a sapere che estratti del diario erano stati pubblicati su “Tv Sorrisi e Canzoni” – titolo più ani ’70-’80 uno non se lo poteva inventare per una rivista sulla programmazione radio/video del paese Italia sotto gente seria tipo Andreotti, Craxi e simili. Tv Sorrisi e Canzoni lo comprava la zia di mia madre… che mi ha cresciuto insieme a mia nonna e che era la proprietaria possessore della casa dove attualmente vivo… e in quella casa la sua presenza ed il suo ricordo sono ovunque… e quindi faccio pure un po’ fatica a parlarne perchè era persona morigeratissima, devota e convintissima della fede, bontà sua. Quando candidamente – convinto che TV Sorrisi e Canzoni non lo leggesse tutto ma si soffermasse su cose diverse – le chiesi “Zia hai quell’inserto che davano con Tv Sorrisi e Canzoni questa settimana… lei non mi rispose, chiamò l’autorità censorea competente, cioè mia madre, e le disse che io “ero vicino alla strada della perdizione e bisognava intervenire perchè avevo chiesto a mia zia di passarmi del materiale di indiscusso carattere pornografico”. Niente Diario segreto di Laura Palmer… Niente immaginarmi e leggere delle frecazze di Laura Palmer. Mia madre chiarì che non dovevo leggere quel testo… e che era meglio se non guardavo il film. Però ci si era appassionata pure lei e si era accorta che forse le definizioni di mia zia erano leggermente enfatiche. Comunque niente libro.

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La fine de I segreti di Twin Peaks è una cacata pazzesca… ma proprio pazzesca. Lynch è famoso per inventare la trama in corso d’opera… e su questo nulla questio. Il problema è che inventa che ti rinventa… è arrivato al finale nella puntata 5/12 della seconda serie. Spiegando tutto… più o meno. E ci sta che usi la metafora dello spirito demoniaco per spiegare un incesto così brutale e violento che finisce con la morte di tua figlia dopo che te la sei presa in tutti i buchi che il signore le ha dato poverina. E fai lo stesso con sua cugina che sembra lei (stessa attrice) e prima di lei l’avevi fatto con altre due ragazze. Ci sta. Però lì ti fermi. Ti inventi un carrello sognante tra i monti dello stato di Washington – da dove come cose belle arrivano solo Twin Peaks e Ted Bundy mentre Kurt Cobain non ha diritto di cittadinanza – e poi sigla finale… e stop. Invece no. Altre sette puntate più due puntate speciali della durata doppia… quindi altre 11 puntate di stronzate che incasinavano il brodo in vista di una serie successiva che non ci sarebbe stata… perchè tutti si stancarono di vedere quella che obiettivamente suonava già come una terza serie.

Oh, scusate… tecnicamente era uno spoiler… ma io non ritengo degne di attenzioni le richieste di gente che a questa età e nel 2015 non ha visto per intero Twin Peaks… non su questo blog.

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Lynch si ritirò a casa piangendo. Un sacco di fan gliela giurarono. Ora dice che vuole riprendere in mano il progetto… dopo aver girato un prequel che non ha avuto risonanza e piacere della critica alcuno. Io stesso mi dissi “Mai più una serie TV… mai più una cosa che mi ci appassiono e poi… mi lascia di merda!”.
Invece di serie ho continuato a vederne a manetta. E di Lynch ho comprato quasi tutto quel che è uscito. Ed ho voluto, preteso di vedere, ogni film. Anche quelli più allucinanti ed allucinati. Tipo Eraserhead… che voi stronzominchioni forse non sapete nemmeno che cos’è… che è un film tutto basato sull’inconscio. E pure Inland Empire… che dura tre ore e se non ti uccide di sicuro ti ha reso più forte. E disturbato. Come lo sintetizzi? Un casino, di proporzioni inenarrabii. Col nano. Il nano di Twin Peaks c’è sempre. Fino a poco tempo fa ci stava sempre Kyle MacLachlan… negli ultimi tempi c’è sempre il nano, Michael J. Andersen. E Lynch l’ho sempre trovato grandioso… fino a quando si mantiene nella produzione e creazione di un prodotto che non superi i 180’…

Perchè la cazzo della creatività va contenuta… senò poi deborda… e all’inizio è bello, dici “Che casino inenarrabile di creatività questa serie… continuiamo un po’ a vedere come va avanti…”. E poi quando la benzina finisce e tu devi arrivare alla fine e hai messo troppa carne al fuoco e davvero l’affresco creato è fantastico… hai soltanto bisogno i un colpo di teatro che risolva la situazione…

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E di solito davanti ad un castello di carte bellissimo – che ti mancano solo tre carte tre per completare – hai una sola soluzione che è quella di…

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