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Spolveriamo vecchi vinili mentre…

Mentre scopriamo con vivo disappunto che la lead vocalist di questo simpatico complessino di cui vi accennerò brevemente oggi non è la prof di latino e greco di un lice bitontino, bensì una sua quasi omonima… differivano solo di una vocale, non vi dirò quale. Però rispolverare questo vecchio vinile, di cui non vi svelerò titolo e niente fino a stasera mi ha fatto ricordare che, porca miseria, c’era il post da fare sul tedio domenicale.

Sono tediato, piuttosto anzichenò (cit.). Tediasto dall’Inter che non quaglia anzi, a tratti si squaglia in modo imbarazzante e stasera è dietro l’angolo la figuraccia ringalluzzavversari: tipo quella con Morata che non segnava da un secolo ed a noi ne ha messi dentro almeno due. Il milan che non vince e non convince domina il derby. Signor Prisco, come dice? Rh, ha visto? Lo dica anche lei, non si può fare!

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Sono tediato dalla mole di persone che smaniano per riempirsi l’horror vacui che vivono – ne parleremo compiutamente domani – con la mia persona, ignorando che non funziona proprio così, la colmata dei vuoti nella propria vita.
E sono tediato dal fatto di dovervi comunicare che molto presto e per un po’… il tedio domenicale rischia di essere il solo post realmente autobriografico del sottoscritto… visto che da martedì la programmazione di “Quelle povere criature” passa da uno a tre post alla settimana e potrebbe aggiungersi dalla prossima già un nuovo serial, in partenza forse da venerdì. E’ un momento creativo e rallentare ora sarebbe segno e sintomo di dabbenaggine.

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Vi stimo (cit.) immensamente, adorati stronzomerdoni. A presto!

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Capita di ricredersi e far pace con certi tipacci

Tipo… tipo Fedez, no? C’ho fatto pace da un mesetto. Da qualche parte ci deve essere traccia. Con fiducia scorrete indietro, c’erano dei timidi segnali di avvicinamento. Resto sempre fermamente convinto che i suoi tattoo dietro nascondano le stesse misteriose verità di ogni affermazione degli illuminati, quindi, come dire, epic fail grandiosi e vuoto pneumatico. Come quello di certe macchine che fanno degli apocalittici e dolorosissimi ciuccioni alle tettine delle starlette del sadomaso spinto spirandole e deformandole… Però immaginatevi quelle macchine vuote.

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Solo gli idioti – o i molto molto poveri – non si possono permettere il lusso di cambiare opinione. Io che quel lusso posso regalarlo e spanderlo in giro a tonnellate, visto primariamente il mio profondo acume, ho ascoltato con attenzione il prodotto culturale assemblato dal signore scarabocchiato di cui sopra. Satana andrebbe apprezzato, se esistesse, perchè con una cosa banalissima come il male c’ha scritto una serie televisiva lunghissima che dura da migliaia e migliaia di anni e continua ad appassionare tutti e si chiama “Storia dell’Uomo”. Non a fumetti come quella di Enzo Bagi (che era bella ed anche se per bambini non ti nascondeva le nefandezze e le frecazze… tipo la scena degli Ozi di Capua che si vedevano tutti i soldati che a quel Biondoddio selo e melo e glielo a tutti e tutte… ed era Per Bambini!). Satana andrebbe apprezzato se esistesse. In realtà voi ancora non capite che per queste cose c’è da venerare solo lui, il vero signore del male, quello “the original”, ossia Krugg impersonato da David Hess in “Ultima casa a sinistra” di Wes Craven (l’originale non il remake). David Hess con tutto quello stuprammazza di quel film ha fatto fiorire un genere che ancora appassiona milioni di persone. E vorrà pur dire qualcosa: con una cazzata che senti ogni giorno al telegiornale riuscire a non sfavare e portare camionate di gente al cinema!
Fedez ha fatto lo stesso, di maniera: con cose semplici e banali, al limite dello smaronamento di coglioni ci tira su soldi a palate e si fa conoscere. Racconta sempre le solite vecchie storie in croce… eppure… eppure lo fa bene, con buona padronanza di un robusto vocabolario (che per uno che fa l’MC è pane quotidiano) e poi ci mette sempre molta ricerca nell’espressione ritmica (anche questo discorso non va assolutamente spostato in secondo piano!).
Quindi, riconosciuta la bravura di vendere copie e diventare famoso facendo bene cose semplici e banali… c’ho fatto pace. Anche perchè non sono più interessato a possedere nè carnalmente nè psicologicamente una che ad un certo punto della sua vita aveva detto: “No, guardate che Fedez è proprio un figo da paura!”. E adesso lo ascolto e ogni tanto lo cito… che fa tanto postadolescenza che è uno stato anagrafico e non dell’anima comune a tanti che come me sono stati inculati dall’Italia Peggiore e dalla Puglia Peggiore e si inventano i lavori e scrivono e aspettano concorsi pregando Biondoddio e Gesummaria che non siano truccati!

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Andiamo avanti. Proprio per questa ragione ho dovuto ricredermi su altri che dicono e suonano cose banali e semplici. Ho dovuto ricredermi su “Lo stato sociale”. Quantomeno sul primo album. Io ho capito che ce li avevo sulle palle per una sola e semplice ragione: scrivevano cose che io scrivevo e dicevo tempo fa senza aver fatto la furbata di registrarle prima alla SIAE. O all’ufficio Brevetti e Marchi. LO zio di mia madre ci lavorava nell’ufficio apposito al Comune di Giovinazzo. Erano tempi belli. Inventavi una cosa e correvi a farti certificare il fatto che era tua e che nessuno poteva usarla senza il tuo permesso… o senza cagare quattrini.
Lo stato sociale aveva copiato quella mia a brillante idea di fare situazionismo d’accatto parlando di quanto era brutta ma inguaribilmente emozionante la condizione dei post-adolescenti nel mondo illiquidito di questa contemporaneità da FB, COCOPRO e crisi dei valori, sistemi, tutto. Anche crisi dei bulli della mia età che erano bulli nell’età in cui si faceva i bulli e che ora si rammaricano di vedersi rubata la scena da copie sbiadite e malriuscite di bulli che diventano celebri solo perchè siamo in un villaggio globale e ci sono i telefonini.
Se non ci fosse stata una telecamera, Rodney Kig sarebbe stato solo uno dei tanti stronzomerdoni negri massacrati da sbirri bianchi. E nessuno avrebbe rotto il cazzo. Provate a darmi del fascista prima di andarvi a ripescare il cit… Perchè io lo so chi l’ha detta e scritta ‘sta cosa, vendendoci un botto di libri e diventando guru di certa sinistra.

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E niente, tutto questo pippone per dire che – oltre ad essere bravissimo a scrivere coi registri stilistici che passano dall’aulico all’incasinato ed all’infantile – ho fatto pace coi ragazzi de Lo Stato Sociale e credo li ospiterò spesso qui… Perchè leniscono e curano la noia… e si sa, citandoli…
Niente come la Noia sa uccidere  Cromosomi (che è una metonimia per dire che la Noia uccide i geni… ed è un gioco di parole tra i geni biologici ed i geni come me cioè le persone appartenenti ad Intelligenze superiori… se non ve le spiego ste cose…).

Au revoir!

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Alessio Cunzi sbarca nella grande città… che poi in realtà è la trasposizione semiseria di uno dei miei passatempi preferiti… ma ancora non voglio dirvi cos’è quindi questa è parte 1/x ed x è un numero indefinito di segno ovviamente positivo

Alessio Cunzi è un giovane adulto. Quel che sembra un ossimoro indica invece con una certa chiarezza quella indefinita età tra i 20 ed i 30 anni. A 30 sei adulto. Prima puoi ancora fare un po’ la testa di cazzo. Alessio Cunzi ha le idee molto chiare sul suo futuro, invece, pur avendoci meno di trent’anni. Vuol fare della sua passione una occupazione a tempo pieno che, oltre alla gratificazione economica certa, gli assicuri anche serenità e divertimento.

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Alessio Cunzi ama lo sport, allenarsi, correre, giocare a calcio. Alessio sogna di essere una stella, una celebrità sportiva. E nel frattempo sogna di poter cominciare questa carriera affiancandole anche un lavoretto in più: il personal trainer. Socialità, donne, soldini. Che poi vuol dire alla lunga “scopazze e bellavita”. Alessio è uno che crede di aver capito tutto della vita.

Alessio è abile a baciare, è sportivo, è un suadente conversatore ed ama gli animali, soprattutto i cani. Desidera un amico a quattro zampe ma per ora sa di non poter garantire molto e di non aver molto tempo libero… per cui non se ne parla nell’immediato.

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Alessio con le idee chiare e qualche soldo in tasca si trasferisce in città dalla provincia. Affitta a poco prezzo un piccolo bilocale su un singolo livello in un quartiere residenziale di basso profilo. Ok chiamiamo le cose col loro nome: affitta una catapecchia in una zona davvero periferica della grande città. La casa si compone di due vani non troppo ampi e non luminosi, ma assolutamente adatti alle sue esigenze di single. Certo, pochissimo giardino di fronte e sul retro. Certo un corridoio praticamente equivalente ad un budello triste e claustrofobico! Una anonimo e triste parquet di plastica sul pavimento della stanza da letto. Piastrelle bianche altrettanto anonime in bagno – pavimento e pareti. Ancora laminato plastico – che sarebbe il finto parquet – nel living eccetto per lo spazio cucina dove c’è un cotto di bassa qualità. Tranne che per il bagno, di cui abbiamo detto, in cucina c’è ai muri tempera ocra giallo chiaro, nel resto della casa una carta da parati con motivi floreali discreti e non porprio felici.

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La casa non trasmette ad Alessio enorme empatia ed emotività. Sarà solo da sprone a darci dentro, mettersi sotto con gli allenamenti ed i provini, lavorare, farsi una posizone, scalare i gradini che lo porteranno via da quella casa triste – diciamolo pure – e fatiscente che adesso è costretto ad abitare. Perchè quella può permettersi.

Alessio possiede nell’ordine partendo dalla camera da letto e passando dal living alla cucina al bagno:
– un letto matrimoniale comune con una coperta pesante cammello,  una cassapanca in legno dal design vintage (anzi no, diciamola tutta, vecchio) due finestre bigie…
– un divano due posti anni ’60 (un po’ sdrucite le federe), una tv con schermo non piatto e senza pay-tv, una libreria contenente lo stretto indispensabile per non annoiarsi e qualche manuale generalista di cucina, bricolage e logica, un tapis roulant che è l’unica spesa folle che ha voluto fare per poter cominciare sul serio a lavorare già da casa per prepararsi ai provini…
– tavolo da pranzo con sei sedie, frigorifero, piano da lavoro per la preparazione degli alimenti, piano cottura, forno, cestino della spazzatura, telefono a muro, allarme anti-incendio
– Lavandino, vaso, doccia a parete ed uno specchio piccolo…
(L’illuminotecnica era compresa in casa quindi tecnicamente la possiede la casa, non Alessio Curzi).

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Alessio Curzi abita più o meno vicino alla palestra più grande e frequentata della città. Socializzare e farsi nuovi amici che condividano la sua passione non sarà un problema. Nemmeno trovare donne che più o meno gliela diano. Le sogna già diventare sue fan quando sarà finalmente famoso.

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Per ora è lì che sgobba sul tapis roulant di buon mattino, dopo una colazione sana a base di spremuta di frutta e dopo una rinfrancante dormita. Ha deciso che si allenerà prima un po’ in casa e solo quando sarà sicuro di essere in perfetta forma comincerà a frequentare la palestra. Sa che è solo questione di giorni!

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