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Radio Quindinononvatuttobene – Per chi stamane…

Per chi stamane si fosse perso il pezzoproposto in calce al set… ecco il post dedicato al grupo Nouvelle Vague che coverizza grandi capolavori degli anni ’80 trasformandoli con gusto in pezzi bossa nova…
Del resto New Wave, ossa Nova, Nouvelle Vague… Nuova Onda, no?

Nouvelle Vague – Don’t Go!

[Youtube=https://www.youtube.com/watch?v=nz6MRCwjwQo]

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E se per una volta parlassimo di gang-bagn emozionali?

Rovesciamo la prospettiva in questo settegennaio che sa di primo giorno di scuola dopo le feste. Rovesciamo i punti di vista proprio oggi con un post che è programmaticamente ucronico… e che sposta altri post in altri posti. Per farsi strada ed esserci, in tempo, per la campanella del primo giorno di scuola del 2016. A letto presto, sveglia presto. Il tempo di finire il post.

All’anno nuovo non ho chiesto nulla, non ancora. Mi sento un alieno a non averlo fatto. Allo stesso tempo la banalità mi fa sentire alieno da me stesso. Sono strattonato qua e là. Che fare? Io lo so che fare. Chiedere, perchè chiedere non costa niente. Ma non chiedere nulla all’anno nuovo.

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All’anno nuovo non devi chidere mai nulla. E non solo per non sentrti adosso il puzzo stantio del sempre troppo banale. Le domande all’anno nuovo sanno di cantina, di mercato delle pulci, di abiti e accessori militari usati messi sulle bancarelle alla festa patronale. Non è solo perchè non sei banale, che non devi chiedere nulla all’anno nuovo.
E’ una questione di orgoglio, di volontà. Non voglio sia qualcun’altro o qualcos’altro ad avere il controllo su quello che mendicando mi arriverà tra le mani nell’anno venturo. No!
Ho smesso di mendicare. Non m’è piaciuta la versione piccola fiammiferaia che ho dato di me, accucciato, scialleinspalle, il sorriso malinconico di Oliver Twist e… “Please Sir, can I have some more?”.

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All’anno nuovo non ho voglia di mendicare nemmeno la salute. E’ scontata e banale. E per chi non crede come me, è ancor più una questione di culo e di responsabilità. Sì, imploro l’anno venturo di non farmi incontrare un meningococco… ma alla fine se continuo a ridurre le sigarette e continuo a ridurre i caffè e riesco a controllare meglio il sonno, di sicuro sto meglio. Non è un regalo dell’anno venturo. Non m’arriva impacchettato il kit “fumamen-dormiben”. Non hanno inventato ancora i cerotti alla caffeina. E i pocketcoffe non sono una alternativa valida e salutare, ok? All’anno nuovo chiedo la cortesia di non farmi inciampare in untori ed appestati… ma nulla di più. A me, nel prossimo anno, provo a chiedere un pochetto di denti stretti in più per dire un po’ più di no. Sigarette e caffè sono solo una questione di semplici no! I no… i no li dico io. Sono io a richiudere il pacchetto, sono io a lasciare gli spiccioli a casa. I no  non li stampa su cartoline precetto l’anno nuovo. No… Non t’arrivano a casa.

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Quante volte ho letto la parola serenità in questi primi sei giorni? Tanto da leggerla ormai con ansia. La serenità di, la serenità per, la serenità in… la serenità è finita in un’orgia di preposizioni semplici ed articolate… e s’è perso il suo significato. Un “Chi l’ha visto?” anche qui, servirebbe… che ci dica che fine ha fatto il significato proprio di una parola così placida e tranquilla, così anestetica. Come si può trattare con questo palese disonore il significato della parola serenità? Come si può essere così irrispettosi con una parola così pacata ed inoffensiva? E come si può essere così tanto tristi e così tanto contriti da non accorgersi che si sta chiedendo solo una anestesia, di quelle forti e potenti? Serenità non ha colori, come l’acqua. Neutra, neutra in tutto. Stai ben sicuro che non sarai triste o agitato, ma sta ben certo, non ti solleticherà la schiena, non salterai sulla sedia nè per piacere nè per paura. Non ti batterà forte il cuore, niente farfalline nello stomaco, niente cazzinculo (gravissimi o meno) vero, ma nemmeno cuoringola.

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E davvero? Dite davvero? Un cuoringola, le farfalline, i salti sulla sedia, uno al giorno, magari, non valgono qualche sbuffo? Davvero meglio il piatto d’un elettroencefalogramma piatto? Davvero meglio il mare una tavola, con l’acqua che non si muove? Le onde… le onde non vi servono? Le avete mai viste le onde? Le avete mai fiutate le onde? Le avete mai prese le onde? Cercate, inseguite, tuffandovici dentro mentre arrivavano? A siluro? Col cuore in gola di bimbo piccino stretto da mani forti di babbo grande che ti tengono forte seduto al quasi sicuro e ti fanno gustare l’onda che arriva e a te bambino sembra enorme e poi si schianta, si frantuma ed a te arrivano solo spruzzi e ti bagni ed è bellissimo lo schianto il rumore il gelo pungente, la paura scampata, l’abbraccio di un padre… e cazzo il cuore in gola e sei felice! Quando l’onda ti cresce davanti sereno non lo sei per niente. Nemmeno nell’abbraccio di un padre. Nemmeno alla trentesima onda. Quando l’onda si schianta e ti bagna e ti doccia e ti ghiaccia, sereno non lo sei per niente. Felice, scampato, piccolo Achab in culo alla balena!

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Tenetevi pure la serenità di mari a calma piatta. Tenetevi strette le linee piatte degli elettroencefalogrammi piatti dei cuori anestetizzati e dei cervelli che non si svegliano. Tremate ogni volta che bussano alla porta inaspettati: “E chi sarà?!”. Io esco, esco di casa. Voglio gioire, voglio godere… e non è certo al prossimo anno che io debba chiedere il permesso o mendicare appuntamenti.

Voglio sentire un orgasmo nel cuore, nella schiena, dietro la nuca, lo voglio ogni santo giorno. E voglio dedicare ai giorni che verranno quel pezzo odiatissimo, odiosissimo di Kurt Cobain: “Rape me!”.
Eccole le gang bang… non malinconiche, Biondoddio, non malinconiche. Non voglio malinconia. Preferisco pugni in faccia, emozioni forti, emozioni che mi buttino sul letto, mi leghino tra le lenzuola, senza farmi muovere. Mi possiedano, si lascino possedere. Gang bang emozionali. Tutte assieme, su di me e poi sotto di me. Voglio sentirle dentro, voglio sentirmi dentro di loro. Disordinatamente, senza logica, senza altra logica se non quella di godere.

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Non voglio aver paura di venire dentro, dritto dentro al cuore di ogni singola emozione. Puntar, mirar, godi! Voglio godere dentro la vita, col cuore in gola. Senza pensare alla vita, prendendomi tutto, con la paura che domani io non abbia la stessa fortuna, che la caccia domani sia magra. Senza controllare i muscoli, senza rallentare i ritmi, senza trattenere i pensieri. Per una volta me ne frego, se ci godo solo io! Non è una questione di merito: godere e gioire non sono esperienze che si guadagnano. Si arraffano, si prendono, si vivono. All’anno prossimo non voglio nemmeno chiedere scusa, se non chiederò il permesso!

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E poi alla fine lei… L’onda!

Che la forma grafica sua ce l’ha ed è chiara… Sta li sospesa pronta a travolgerti ma anche a chiuderti e proteggerti… Essere sfidata ed essere vinta… E poi tornare a sormontarti e tu non sai che sarà di te e se abbia un senso tornare a sfidarla… Ma sai che lo farai anche se dovesse ributtarti sotto! Perché l’hai trovata sulla tua strada in un modo atroce e sghembo… E quindi è destino che tu viva con lei… Ed è il caso che lo capisca anche lei!

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Innanzitutto l’onda è un motivo grafico ridondante… un oggetto che i giapponesi utilizzano molto nei loro disegni tradizionali per delimitare gli spazi della scena. E per riempire dei vuoti… che lo sappiamo tutti, quando si disegnava in passato vigeva una sorta di pericoloso e drammatico horror vacui per cui gli spazi negativi andavano riempiti. L’onda si usava per questo.

Ma alcune felici coincidenze ed il significato primigenio che poi l’onda in forma singola ha assunto nel linguaggio del tatuaggio ttradizionale japan mi hanno convinto ad utilizzarla molto più spesso… non già come motivo grafico ridondante, ma soprattutto per marcare alcuni concetti fondamentali.

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Innanzitutto l’onda è sinonimo di qualcosa che scorre, quindi della mutevolezza della vita attorno a noi… è sinonimo di un cambiamento imminente, imminente e non rinunciabile. Un cambiamento che non possiamo evitare a cui non possiamo opporci… come la forza di un sentimento che ciu travolge, no? Come uno tsunami emozionale che ti piomba addosso e ti fa sentire vivo per il solo fatto di averla scampata bella!
Ancora, l’onda è la forma ciclica del ritorno, sempre mutato, mutevole nella forma e nelle proporzioni… ma sempre di ritorno parliamo, di alcune realtà che nella vita non possono essere evitate: lutti, gioie, amore, delusioni. E siccome non volevo dimenticarmi che le delusioni e le tristezze sono spesso ridondanti nella mia vita, le difficoltà di relazione e le paure sono protagoniste ultimamente… ma anche per non rassegnarmi all’idea di non potermi più innamorare (cosa per fortuna scampata) ho deciso di mettere un po’ di onde su di me.

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TRanquillo, qualcosa arriverà presto a sparigliare tutte le carte, confonderti le rotte, mandarti gambe all’aria… ma fa parte dell’ordine naturale delle cose… è stato destino che tu capitassi a tiro di quell’onda… è destino finirci sotto… sarà destino tutto quel che succederà dopo. Non puoi opporti… puoi solo sapere che è un cambiamento, come tutti i cambiamenti spaventa… ma affezionati a questa idea… non ti liberrerai di lei!

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Con oggi abbiamo finito ma mi corre l’obbligo di fare alcune precisazioni:
– il lavoro sul braccio destro si concluderà solo l’ultimo martedì di maggio, con la seduta conclusiva. Posterò dopo di allora le foto ben fatte a tutte e due le braccia complete. Allora… e pezzo per pezzo, potrete poi ammirare il lavoro completo di tutti i dettagli e tutte le chiusure (fascioni decorativi, fiorellini di ciliegio e simili). Io stesso ho ancora molta difficoltà ed un certo fastidio a guardare la geisha e la lupa ancora non complete… ma fa parte anche del percorso di guarigione dalle ansie affezionarmi ad i tempi tra una cosa e l’altra… e non vivere tutto come un Ora o mi farà troppa paura aspettare.
– mentre ultimavamo il lavoro sul braccio, cioè mentre veniva terminato il disegno sul braccio e la lupa compariva assieme alle onde… mi dicevo che era finito, era finito tutto… che non avevo più nulla da scrivere. Bugia, c’è dell’altro, c’è sempre dell’altro… e mi sono sentito molto obbligato a non fermarmi e prendere quindi un altro appuntamento, precisamente martedì 9 giugno, per la realizzazione di un pezzo singolo… sulla parte lombare, da sopra al coccige fino a poco sotto il centro della schiena… contenuto in uno spazio quadrato. Un pezzo singolo con alcuni dettagli fondamentali. Lo posterò appena esguito… per il vostro godimento.
– vi dico già che è anche prevista la creazione di un pannello che avvolga la parte superiore dei pettorali in modalità fronte retro. Ci sarà una immagine lunga che sulle spalle avrà quel che si vede guardando quella immagine da dietro. Con quest’ultimo pezzo, molto complesso, che richiederà credo 4 sedute, terminerò il mio progetto di scrittura che comincerò ad ottobre 2015     e mi vedrà impegnato fino credo a marzo 2016. Per ora…

Altri pezzi singoli seguiranno… a definire e delineare altri pezzi della mia vita. Ma c’è ancora tutta la mia vita da vivere e poi scrivere quindi… boh, sul dopo pannello ci risentiremo!

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