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2di5: La tua casa è per sempre(?)…

Prosegue la pubblicazione del set: “La tua casa è per sempre(?)…”. Quattro scatti ancora, oggi.
Per accompagnarvi suggerisco un adeguato sottofondo idoneo (cit.)
[youtbe=https://www.youtube.com/watch?v=MysLknjxlRY]

22 Dicembre 2015, esterno ed interno giorno. Modugno, provincia di Bari… Showroom Aiazzone, abbandonato dal 2005.

04 - Oh Honey!.jpg

Mi sono imbattuto in questo scatto per caso. Fotografarlo così, come un voyeur che guarda quasi nascosto dietro a un muro, mi è sembrata la scelta giusta, anche perchè mi permetteva di esplorare quello che c’era dietro una foto che parla da sè, che ha un senso tutto proprio di marketing e brainwashing. Quella foto ti lava la testa, ti rassicura su determinate parole d’ordine che vedremo… e soprattutto continua a donarti quello spettacolare ottimismo con cui sei entrato… ottimismo che ti farà spendere e ti illuderà di uscire felice. Perfettamente calato in un cartellone di facciata che dietro, a pochi passi, nasconde un inferno di brutture, abbandono, solitudine. Muri sfasciati e porte divelte… non proprio una casa, non certo per sempre!

05 - Bedroom tales.jpg

Quando l’occhio si è abituato, quando il cuore ha accettato l’idea della tristezza e banalità di quella follia, ho guardato meglio, più da vicino, quei giacigli tristi, luridi, eppure vissuti. Un telo di plastica per coprire senza che il vento passi, senza che le infiltrazioni d’acqua bagnino, asciugamani piegati alla bell’e meglio, cuscini, irrimediabilmente luridi. Spiace sapere che esistono disperazioni capaci di farsi così forti da accettare una condizione così. Eppure, rovesciando la prospettiva, ci si accorge che assieme, anche gli incubi peggiori lasciano spazio ad un nuovo mattino. Anche su due materassi sistemati al fondo di un capannone distrutto, abbandonato, senza porte nè finestre.

06 - Do you mean xEver?.jpg

E poi tornano le parole, le maledette parole. Scrostate e staccate. Cadute giù a pezzi. Verba volant… sed etiam scripta, verrebbe da dire modificando un po’ il motto romano. Come dire che le parole se le porta il vento ma di scritto, qui c’è rimasto ben poco, che i caratteri, quelli veri e cubitali che promettevano un “per sempre”… se ne sono volati via. Resta solo la traccia di un adesivo a regalare un ricordo sbiadito ed ormai inutile di quel che si prometteva. Da piccolo non pensavo che un potente del TV e della Terra come Aiazzone potesse non essere per sempre. Lo pensavo anche delle “grandi storie d’amore”. Scripta, nunc, maneant! Adesso restino le scritte! Ma queste, rotte e sbrecciate.

07 - Cook it by yourself.jpg

Questo scatto mi piace un sacco. Iolanda, la persona che mi ha fatto scoprire questo posto, a cui sono infinitamente grato, è entrata nello scatto per caso. Ero così concentrato che non l’ho vista passare. Ma, proprio così com’è, lo scatto mi ha colpito subito: una figura vagamente femminile, spalle a questo fornello improvvisato, va via, si incammina verso una porta ben visibile sullo sfondo. Volge le spalle ad uno dei simboli della casa e della vita assieme: la cucina. Questa volta, nello sconvolto mettere a fuoco qualcosa di inconcepibile, il regalo inaspettato del caso ad impreziosire tanto l’eccentricità quanto i concetti della foto!
(Anche per questo, Grazie di cuore Iolanda!)

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1di5: La tua casa è per sempre(?)…

Comincia oggi la pubblicazione in pillole del set “La tua casa è per sempre(?)…”. Diluisco i 17 (diciassette?) scatti in cinque post per essere più incisivo e meno ridondante. Questo mi permette anche di spendere qualche parola in più sulle immagini, volta per volta.
Benedetta e maledetta deformazione professionale del sociologo! Pensiamo troppo, scriviamo troppo, parliamo troppo e ci guardiamo dentro… troppo e troppo spesso…
Per accompagnarvi suggerisco un adeguato sottofondo idoneo (cit.)
[youtbe=https://www.youtube.com/watch?v=MysLknjxlRY]

22 Dicembre 2015, esterno ed interno giorno. Modugno, provincia di Bari… Showroom Aiazzone, abbandonato dal 2005. Lo spazio dello showroom si presenta enorme e labirintico dall’inizio. A tratti la sensazione che si percepisce è quella del saccheggio, a tratti del bombardament. In alcuni luoghi, i più speciali, semplicemente di una rassegnata solitudine. Un vecchio detto dice che “chi fabbrica martelli vede solo chiodi”. E’ vero. In un posto abbandonato che narrava di case, promesse di una vita, sogni ed aspirazioni che ruotano attorno al focolare… io ho guardato lo specchio infranto di quelle promesse e la mia immagine, nuova, restituita.
Delle ore trascorse a scattare non sono riuscito a selezionare meno di 65 fotografie. Passerò ad una scrematura ma… ho notato alcuni temi ricorrenti. Per cui ho deciso di dividere il set in maniera emozionale andando per temi e sensazioni. Il primo su cui ho deciso di lavorare era quello dell’abitare, suggestionato da parole e slogan che saturavano l’aria. E molto ispirato da uno dei primi “modelli” in cui mi sono imbattuto: una “casa” informale ricavata in mezzo a sporcizia e immondizie con un matrimoniale attrezzato attaccando due materassi, un fornellino di fortuna fatto coi mattoni ed una scrivania con sopra sigarette, portacenere e portagioie. E’ quello che vi presento ora di seguito, nell’ordine in cui l’ho pensato e pubblicato.Ho scelto il registro del bianco e nero… mi pareva desse più incisività ed avesse più robustezza ed autorevolezza per narrare una storia.

01 - Reclame.jpg

Come fosse una copertina la facciata sbilenca con l’imperante logo. Erano quelli di Biella, quelli che ci dovevi andare per forza “in auto o in torpedone, in bici o in carrozzella”. Perchè ti sarebbero piaciuti. Perchè avrebbero vestito la tua casa. Dei mobili promessi io ho trovato poco e niente. Ho visto pareti nude e sbrecciate più che case vestite. Certo, non mi sono pentito… ma questa foto l’ho chiamata Reclame, perchè come in ogni pubblicità, dietro una facciata scintillante… la fregatura!

02 -Welcome.jpg

Politica aziendale? Regalare sogni, rassicurare l’ottimismo celato dietro ogni parola, dietro ogni promessa, dietro ogni futuro immaginato e possibile. Le parole non dovrbbero mai essere eterne… oppure semplicemente dovrebbero accettare il peso della propria fallacità ed avere il coraggio di dire sempre “FORSE”. Perchè di fronte a questo sfacelo che a me, ma non solo a me, dice tanto, c’è solo l’inopportuno di ognuna di quelle parole, virgola inclusa.

03 - Bedroom explosion

Ed in una esplosione confusa, come uno sguardo allucinato che si sposta su un dettaglio impossibile e non riesce ancora ad accettarlo come reale, ho cercato di congelare sentimenti come stupore e profonda compassione. Lo stupore nel constatare con mano e naso che la disperzione, la solitudine e la tristezza sono sempre e comunque capaci di mettere tenda anche in mezzo ad un trionfo di merda di piccione. E la compassione per quelle anime che, rassegnate, hanno diviso quello spazio adattandosi a chiamarlo casa, nella ricerca di quella “intimità” che si declina nelle camere da letto delle case di tutti.

 

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