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Radio Quindinononvatuttobene – Guarda guarda cosa si pesca dal cilindro della tenera malinconia…

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Perdonate ma non ricordo più bene cosa io possa aver postato già e cosa no… So solo che vorrei arrivasse intatta, fresca e dolce questa canzone così strana sghemba e dissonante. Fu dedicata, ridedicata, incrociata… vorrei arrivasse per bene lì dove deve e poi tornasse indietro a me… per regalarmi un attimo di serena chiarezza e certezza… che non guasterebbe, ora, lo so!

La foto su è un movie on film fatto con una cara amica, Antonella… e con lo scheletrino a molla! Gli scatti sono sovraimpressione di un rullo interamente esposto con il buio totale ed una lucina dei cinesi (la striscia blu, riarrotolato e riutilizzato per scattare con flash e gelatina rossa esposizioni multiple del volto di Antonella che al buio senza sapere cosa facesse e quando avrei scattato… viveva un momento di follia!

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Radio Quindinononvatuttobene – Stanotte io scriverò un racconto pornografico… non credo lo pubblicherò mai… ma stanotte mi cimenterò con il registro del porno!

Infondo un incipit già c’è da qualche parte… ma so meglio di me e di chiunque altro che non lo farò.
Domani è 25 aprile.

Qualche giorno fa avevo scritto:
Domani sera a quest’ora se sarete così gentili da dirmi come fare a non far perdere nulla a voi… molto probabilmente questo blog verrà reso privato. Lo devo a me stesso… lo devo al mio sentire… perchè debbo imparare a dare al mio sentire un peso, un valore. Io non sono un campo di battaglia per eserciti contrapposti. Non sono un prato per fiorire di primogeniture non mie… io sono me stesso. Coi miei difetti, coi miei pregi, con la mia intelligenza, la mia sensibilità, le mie paure. Amarmi in ogni modo e con ogni sfumatura dell’amore significa accettarmi per questo, non punirmi sottolineando oggi e domani pure quanto le mie paure e i miei cedimenti facciano male. Le paure si rimuovono assieme… e non val bene trincerarsi dicendo “sono miei difetti” quando faccio notare cose dell’altro che non vanno bene a me… anche la paura è un mio difetto… anche la solitudine è un mio difetto… anche il senso di colpa è un mio difetto… e se spaventano così tanto i miei – a differenza degli altrui che tendo sempre a comprendere così tanto che a volte non li vado nemmeno a correggere – allora forse la colpa non è mia se le cose si rompono! Se decido di avere pochi compagni di viaggio.

Poi ci ho ripensato, perchè è successa una cosa che mi ha aiutato a capire che ho bisogno di darmi dell’altro tempo. Ho bisogno di avere pazienza. Quindi, no, niente privatizzazione. Ora non sarebbe giusto… Se le cose cominciano a viaggiare su binari accettabili e sopportabili è il caso di avere pazienza, stringere i denti, darsi altro tempo. Sì è il caso!

Scelgo questa canzone stasera perchè mi piace molto, da sempre, da quando l’ho scoperta.
E credo sia la migliore… è la quiete la miglior compagna… è la quiete la miglior cura!

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Radio Quindinononvatuttobene – Eh sì tipo che qualche giorno fa vi avevo lasciato con questa cosa in sospeso.

Era il giorno in cui parlammo di salvavite e io postai un estratto di un film molto bello e molto significativo. E poi vi dissi che la radio c’era già stata. Così ve lo riproduco intatto qui… in tutto lo splendore della musica di questo compositore che è davvero magniloquente, a volte intimista a volte educatissima a volte sfrontata. Ma sempre tremendamente emozionale.

E ve lo rirpopongo nella speranza che il 25 aprile sia un giorno bello per me. Un giorno sereno. Che succeda qualcosa di bello. Ma guardate che basta poco… anche pochissimo. Come l’anno passato… ma magari un pochino di più. Una incertezza, un brivido, un cenno. L’anno scorso Gesummaria e Biondoddio mi hanno ascoltato… quest’anno spero di nuovo! Perchè nel film il commento sonoro è triste… qui invece no la musica oggi vorrei fosse felice!

Buon ascolto cari!

Questo autoscatto (cit. Morandi) è stato fatto il 15 maggio del 2014… a questa espressione serena vorrei tornare… e pian piano ci stiamo tornando! Si aggiusta tutto… i salvavite tornano a posto… io lo so! Che poi proprio proprio da buttare non sono… anche se per molti con quegli occhiali sono “uno sbirro della narcotici” (cit.).

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Radio Quindinononvatuttobene – Sì, pure questa e quella di domani vengono dal giochino… e chi se ne frega se non va bene per te? (cioè per me!)

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Sì basta, ‘fanculo cazzo vaffanculo! Voglio mettere ‘sto pezzo.

… e sì io sono stronzo con me stesso che ricordo… e ricordo di nuovo, oggi, quanto ti faceva ridere e ti dava fastidio che io giocassi a questo giochino. Come con The Scientist… come con quella di domani! Perchè lo farò anche domani. Lo posterò domani, anche…

E i pensieri e le inquietudini non le govern nessuno!

Ah tranquilli tutti tutti (con tutto il bene che so e senza nessunissimo brutto sentimento…)… non muoio, non finisco ricoverato a parlare contro un muro… non più… sto solo tirando fuori tutto quello che ho dentro. Alla fine…
Mi sento soffocare! Ho poca pazienza… ma posso imparare! E non ci riesco a smettere di sentire quel che mi dice il cuore!

E non è colpa di qualcuno quel che è successo… non è colpa di qualcuno quel che succede… è per parte colpa di tutti quel che si diventa… ma pensi sempre di fare il giusto! C’è bisogno di tempo, di pazienza… per guarire bene, per fidarsi bene… è solo che oggi fa un po’ più male degli altri giorni!

Perchè ricordo che un errore grave, io, l’ho fatto! Non sono immacolato… anzi! Ed è giusto dirmelo, io di per mio! Ho pazienza nei Non Ora di tutti… si abbia pazienza dei miei Adesso!

La foto viene dal set “Last tango…” che ho realizzato nel 2011. Si tratta di un set digitale che forse pubblicherò, durante il quale scattai alcune lomografie con una Holga 120. Questa, confusa, con quell’abbraccio violento e quella figura, di “lui” capovolta… oggi mi descriveva bene, non so!

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Radio Quindinononvatuttobene – Le telefonate importanti si fanno sempre in posti importanti, vero?

Due, due telefonate te le ho fatte di qui… è un posto di Giovinazzo dove se non ci devi andare non ci capiti mai, sai? E’ il posto giusto, più giusto, per star soli. Sono sempre state telefonate importanti, sempre sofferte. Ma telefonate che in un modo o nell’altro hanno sempre cambiato le cose.
Quel posto lo avevo dimenticato, prima di quella telefonata importante, la seconda… E mentre facevo pari e dispari, chiama non chiama, chiamo non chiamo… ecco che mi viene in mente di fare ‘sta foto qui… era triste non darle il posto giusto, oggi, proprio oggi… solo oggi e poi mai più, forse!
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E poi c’è quella canzone lì, quelle note lì… ancora una volta giro intorno… perchè la tentazione di sentire quella canzone io ce l’ho ed è forte… ma è un pezzo usato… e forse varrebbe la pena di riusarli insieme, di riscriverle insieme quelle note… e non così, come gesto così passive-aggressive. Quindi rispetto, quelle note non le uso… ma ho bisogno di voce e parole di questa canzone… stasera!

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Radio Quindinononvatuttobene – Te lo ricordi almeno che eravamo bellissimi ogni momento, con la mano stretta e tu che ti abbracciavi al mio braccio?

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E io che vorrei sorridere come quei giorni lì… quei giorni cominciati di mattina prestissimo… con il sole in faccia che stava appena sorgendo da dietro i vetri dell’auto… lì nascosti da tutti… e che finivano accartocciati di stanchezza sotto le lenzuola scrivendoci un messagio dolce, ogni giorno più dolce.
Quel giorno mentre camminavamo in quel modo così strano, come non avevo mai camminato con nessuna, sentivo questa canzone per la prima volta. E avrei voluto cominciare lì a cantare a squarciagola, saltellare in mezzo alla gente con te stretta lì in quel modo… e dirti quanto ti amavo… e poi correre lontano lontano.

E adesso, invece, è tutto così… così difficile, così sospeso, così fottutamente triste.
Ci ripenso, lo sapete? Ogni giorno…
… mi rispondo che sì, ne è valsa la pena. “No, je ne regrette rien”

… ma quanto bello sarebbe non doverlo nemmeno dire!

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Radio Quindinononvatuttobene – Il 3 marzo era un giorno importante… e mi tatuai la geisha… che aveva mille richiami!

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E se ben mi ricordo arrivai in studio, a Barletta, quindi a una mezz’ora da casa in macchina, con questa canzone nelle orecchie. Mi sono sempre chiesto cosa mi facesse impazzire in Giorgio Canali… ed in questa canzone. Poi ho capito che sono due le cose fondamentali: il fatto che lui sia l’altra faccia di quel Lindo Ferretti che m’ha tanto deluso perchè ero un teen ager fantipico degli SSSR… e poi perchè il CD dove sta questa canzone lo ascoltavo tantissimo a marzo del 2014… e quindi mi ricorda tanto, troppo, il momento in cui tutta questa strana, sghemba storia, è cominciata!

E mi sono sempre chiesto… coi bambini in macchina, certe canzoni come fai a sentirle? E come fai a rinunciarci?

Una lomografia dalla serie “Wonderful Ghosts”… la modella, con cui purtroppo non posso sempre scattare per enormi distanze geografiche, è una di quelle a cui sono visceralmente affezionato…

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Radio Quindinononvatuttobene – E sì lo so che ieri avevo detto…

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E lo so che ieri io avevo detto a tutti voi che oggi avrei postato un’altra canzone. E lo avevo detto a chi viene qui di nascosto… che tanto lo so che lo fa… Però poi oggi ho cambiato idea… ed ho messo questa su. Perchè c’è un pezo di film in cui questo pezzo di radio è suonato che è significativo… ed è quella promessa splendida e sghemba che lei e lui si fanno… ma lui è zitto… e lei gliene dice di tutti i colori. Quel che è il futuro nel film è di una tristezza incredibile. Forse perchè i futuri di una cosa bella che si guasta poi bisogna capirlo che sono sempre tristi… ma forse no. Forse nella vita vera e fuori da un film Deborah non sposa il senatore Bailey – che lo sapete tutti chi è – e invece sposa Noodles… e forse quel “Corri Noodles, che la mamma ti chiama” e lui che esce in strada e si fa scatramare di botte da Bugsby non è la sliding door di tutto il film. Che una marachella, anche gravissima, che l’impuntarsi per paura e per difesa forse si può scusare… anche se non per una ma per la seconda volta!
Perchè ci sta di mezzo il destino. Boh! Comunque… io ce la metto qui quella promessa

Il mio diletto è candido e rosato,
le sue guance sono oro sopraffino,
il suo collo è uno stelo soavissimo
anche se non se lo lava dalla Pasqua passata…
I suoi occhi sono occhi di colomba,
il suo corpo è risplendente avorio
e le sue gambe sono due colonne di marmo…
in calzoni così luridi che stanno in piedi da soli
egli è tutto una delizia
ma sarà sempre un pezzente da due soldi,
e perciò non sarà mai il mio diletto.
Che peccato!

Questa fto è il ritaglio di un gioiellino lomografico raro e prezioso… chiedo a tutti scusa se la risoluzione è pessima e compare moltissima grana digitale. Chiedo scusa innanzitutto agli occhi della modella… Era lo scatto lomografico, quindi completamente artigianale, più dolcemente malinconico che io avessi… era giusto per oggi!

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E niente… come dire che questo pezzo oggi ha un significato particolare…

Oggi sì, oggi voglio pensare al concetto di cura:
… prendersi cura di se stessi, prendersi cura di chi si ha a fianco… è il modo più bello per dimostrare che si ama.
E credo che ci sia bisogno di capire questo nella mia vita. Sentirne il piacevole peso. Sentirne la responsabilità…
… avvertire le assenze e le presenze di questa cura.
Sentirne addosso affetti ed effetti. Ragionare rispetto alla cura in positivo ed in negativo. Senza far mai mancare l’attenzione e la cura verso chi si ama, avvertendo quella che manca… comprendendo le ragioni profonde di quel negativo. Scusandole o rivendicandone l’assenza.

Sentire… è così importante!

… sebbene ci sia qualcosa che mi fa specie in questa canzone… “… I fallimenti che per tua natura normalmente attirerai”. Quant’è difficile non ergersi su un piedistallo? Quant’è difficile sentirsi superiore e più capace di una persona che si ama e per questo si percepisce come indifesa?

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(Questa foto opportunamente ritagliata e ritoccata nei colori è un mio scatto rubato alla quotidianeità del duomo di Arezzo nel luglio del 2013. Quella che si narra è una cura un po’ diversa da quella che io adesso posso elaborare…)

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Giri la chiave apri… Giri la chiave chiudi

… E ti rendi conto che – cazzinculogravissimo – hai un ricordo ed un pensiero continuo. Ed è curioso, tanto curioso, che tu non sia il protagonista unico di quei pensieri. Che tu spalmi su avventure tue ricordi ed inauietudini legate ad altri personaggi. Quel posto è mio non delle mie vicende sentimentali! Quel posto è mio… Ma forse Val la pena di capire che questi sono segnali chiari… E che è normale tu non possa fare altro che stringere i denti. Ed andare dritto! Perché tu quello che vuoi lo sai!

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