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E niente… mi sono reso conto che…

Che c’è un qualcosa di sospeso, tra me ed una persona di mia conoscenza. Una persona che voi non conoscete, nessuno di voi conosce. C’è qualcosa in sospeso e io sono violentemente scisso. No, non scherzo davvero… c’è qualcosa che mi tira tipo vi ricordate quella storia della pecora pazza nella piazza… quella tirata qua e là dai cavalli?

C’è questa cosa sospesa che è una promessa.
La parola promessa per me è un cazzinculo… ma di quei cazzincuogravissimo plurali che vengono cazzinculogravissimi! Io se prometto, devo mantenere. Me lo sono detto quando ho promesso l’ultima volta che quella volta sarebbe stata l’ultima. Io ho promesso che avrei smesso di fumare, a mio padre. E però non l’ho mai fatto. All’epoca non mi ci sono applicato. Promisi così, con noncuranza. La stessa noncuranza con cui Fantozzi a Capri firma le cambiali “tanto aveva già pensato di farla finita lanciandosi dal Salto di Tiberio”. E non vale, ritirarla fuori adesso. Quella è scaduta. Ed ora non mi sognerei mai di prometterlo. Perchè so che sarebbe troppo difficile. Papà… stai leggendo di sicuro… lascia stare, non lo prometto. Ti voglio bene e ti rispetto troppo!

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Però io ho fatto una promessa qualcosa come 6 mesi fa. No, aspetta… visto il momento in cui sto scrivendo esattamente sette mesi fa. Prima, il giorno prima, di un compleanno. A chi mi chiedeva di ripensarci al regalo che stavo per fare e mi chiedeva di comprare altro, di meno costoso. Io quel regalo dovevo ancora prenderlo. Ed all’ultimo ascoltai chi mi chiedeva di cambiare idea. Ma promisi. a me stesso ed al destinatario… promisi che a Natale…

Ora tecnicamente c’erano promesse più importanti che da quella parte non sono state mantenute. Io stesso in data 16 ottobre – credo, anzi, sì, ho controllato – avevo promesso ad una persona che una cosa sarebbe successa. Che sarei tornato indietro a quel che ero, ai sorrisi e le menate e i viaggi. E nello stesso identico momento avrei continuato a cobattere per quella conquista. Anche se appariva all’epoca sgradita. “Farò di tutto!”. Quella promessa ho deciso fermamente di non mantenerla. Non c’è merito in quella vicenda. Non c’è senso in quella promessa.

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Quindi tecnicamente milleeuna notte oltre che milleun dettaglio mi dicono che anche la promessa del regalo a Natale è da trascurare. Non pensarci più… ‘un serve!
E invece c’è qualcosa che dentro continua a dirmi che dovrei rispettare quella promessa (che alla fine la storia del regalo costoso o meno è una vaccata perchè quel che è stato promesso costava e costa molto meno di quel che fu regalato sette mesi meno un giorno fa). E qualcosa mi dice che dovrei aprire amazon ed inviare il regalo. Perchè le promesse sono debito… almeno quelle che non impattano con la quotidianità di ogni giorno. E invece mi dico che no, non può e non deve essere così. Perchè quella promessa è sciolta. Sono libero. E lo sono. E lo sento davvero di essere sciolto (per dire sto veramente vivendo altre emozioni felici ed altre esperienze belle). E mi viene da dire pure finalmente!

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Mamma, mannagg’a te… ma perchè mi hai fatto così complicatamente legato ai simboli, alle parole, ai pensieri? Mah!

Non lo so cosa farò… tempo ce n’è! Perintanto… vi dico che misteriosaente avrete visto che questo post ucronico non lo è per niente… e quindi vi posso dire, visto che avete già letto di lei, che credo concilierò il sonno con un qualcosa di Bonnie Rotten da scavare in rete!

Alla promessa ci penso domani!

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(voi dite quello che volete è bellissima pure così!)
Voi che dite? (non di Bonnie Rotten)… che consigliate?

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La misantropia che ti prende a primo maggio…

… quando gli amici ti trascinano fuori di casa nel pomeriggio assolato e ventilato non piacevole di un Primo Maggio qualunque e tu scopri che la piazza del tuo paese di primavera comincia a brulicare di turisti e famiglie di paesani tuoi e tu ci vedi dentro questa piazza che è come un insieme della prima elementare solo a forma più reegolare di quei cerchi che facevi che non venivano mai come se li avessi fatti col bicchiere che il compasso alle elementari non si usa per la punta appuntita e tu dentro questo insieme ci vedi tutti i modi di vestire del mondo e capisci che c’è modo e modo di essere tronfi e boriosi per come gli altri maschi ti guardano tua moglie che tipo se c’ha il culo grosso e sformato non è il caso che si metta gli stivali al ginocchio e dentro gli stivali a ginocchio i jeans e sotto gli stivali a ginocchio un taccazzo dieci centimetri e tu sei lì due passi dietro di lei e guardi come la guardano gli altri maschi e le guardano il culo…

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… o peggio c’è modo e modo di mettersi dei fuseaux neri a mezza gamba con sotto la calzetta tipo di pizzo rosa o carne che sbuffa da fuori alle converse basse e tu non hai le gambe nè il sedere per metterti quei fuseaux e si vede lontano un miglio che sei di Bitonto o di Cerignola o di posti tristi simili…

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… o peggio c’è modo e modo di truccarsi e tu invece ti sei messa in tiro manco fossi un quadro dei fauves o simpaticoni pazzi maniaci del colore fluo del genere e peggio di peggio c’hai in testa un fiocco nero ottenuto con una fascia allacciata sui capelli e non sei rockabilly per niente fai solo pena ma ti atteggi anche con il catenazzo di plastica dorata che lo rigiri tra le dita e lo fai rigirare in aria ferendo l’aria e protestando una zoccolaggine che non puoi esercitare per obiettiva mancanza di gusto, di stile, di clientela… che per fortuna c’è ancora chi c’ha gusto…

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… o peggio poi scopri che ci stanno nel paese tuo e nella piazza tua un sacco di cani che sono coi loro padroni e sarebbero più felici randagi perchè hanno addosso più attenzio   ni che bambini e le attenzioni sui cani pesano a livello comportamentale e i cani sono tutti stressati e tu provi pena per quei cani che manco quando eri bambino c’avevi tante attenzioni addosso e già ti sentivi schiacciato da tutte quelle attenzioni tipo i fazzoletti umettati con la lingua dalle nonne con la lingua delle nonne per pulire la macchia di gelato sulla camicia e poi pure sulla faccia eccheccazzo… e se ripensi a quanto peso addosso ti mettevano quelle attenzioni poi ripensi a quelle attenzioni ancora più pesanti sulle spalle dei cani e ti dici… poveri cani… e poveri umani dove andremo mai a finire amici miei e…

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… e niente vi prego riportatemi a casa… mi scappa la cacca!

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Sono categorico: questo qui ora e per ora non è un invito a nessuna o nessuno… è semplicemente il cedere ad un momento di fortissima malinconia.

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Tipo che quando scrissero questo pezzo io ero felice felicissimo… e poi non l’ho sentito per un sacco di tempo tipo credo qualcosa come dieci anni… credevo non mi piacesse proprio più per niente… e poi pum un giorno mi ricompare in un dumbash in posta, in una mail… e mi ricordo mi ripiacque subito… e la riascoltai… e fui felicissimo… e oggi volevo risentirla… e voi ditemi pure che è una cacata… deve piacere a me!

La foto è mia: una doppia impressione di una barca nel porto di Giovinazzo e della chiesa di San Domenico sempre di Giovinazzo… e come disse una persona un anno fa più o meno… “è entusiasmante l’amore che traspare quando parli della tua terra…” (più o meno un cit. fedele)

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Parte due di: Se sei stato contagiato dalla peste influenzale puoi vivere da solo… ma non “in mezzo al borgo” che più o meno vuol dire nella piazza principale del paese.

Vabbè allora niente… non pensate che io sia vivo. Avevo ultimi scampoli di forze e vi spiego ‘sta cosa.

Uno se ne va di casa: ma se ne va bene, proprio bene, ciooè tipo che tutti sono d’accordo, tutti contenti, tutti Felici e pure un poco Giorgetti… non si sbattono le porte e ci si vede spesso, sempre, ogni giorno… però più o meno ognuno a casa sua. E ti accorgi che non vuoi più tanto e sempre uscire la sera di casa per una ragione fondamentale: prima lo facevi perchè sempre in mezzo ai piedi i genitori, sempre tu in mezzo ai piedi loro, non è che puoi stare sereno, dire le parolacce, fare fumazza, fare zapping per vedere le pubblicità invece dei programmi, parlare di oscenità, pomiciare… cioè capito ‘ste cose qui!

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Poi esci di casa, te ne vai a vivere da solo e scopri che non hai più bisogno di uscire così tanto. Più che altro, sai perchè? Perchè le cose che ti dovevi mettere a fare fuori di casa non erano tecnicamente cose che volevi fare ma scuse per uscire fuori di casa a fare qualiasi cosa non fosse stare in mezzo ai piedi ai tuoi e soprattuto avere i tuoi in mezzo ai piedi… che solo perchè ora sono uscito fuori di casa non dico in mezzo alle palle… che non frequentare assiduamente le persone ti fa capire che un sacco e mezzo di frizioni che c’avevi con quelle persone erano solo roba dettata dal fatto di starsi reciprocamente in mezzo ai piedi o in mezzo alle palle.

Per dire fumo molto meno. Per dire non è che con la PayTv e il Pc e nessuno che sciama per casa, tipo mi sto ammazzando di pornazzi. Voi lo sapete che li guardo… ma senza fare le pugnette… solo con piglio sociologico o per farmi due risate. Per dire dico molte meno oscentià… sì, d’accordo, quando sono fuori dal blog.
E vivere soli ha i suoi risvolti positivi, tipo cucinarti e farti la spesa da solo – ma soprattutto –  scoprire che non acquisti solo schifezze, che non hai ancora comprato la bottiglia di cocacola o l’aranciata guizza sanguinella – che è chimica ma buonissima – oppure che non hai ancora aperto una grappa di franciacorta buona da sborrare che ti sei comprato intenzionato a farti il goccetto prima di dormire! Per dire… è grandioso per la propria autostima vedere che non hai ancora dato un festino a base di alcool e da poco maggiorenni (anche se sospsetti ci siano da poco maggiorenni che vorrebbero) oppure che non ti sei sputtanato un sacco di soldi con una escort outcall che ho scoperto un sacco di gente lo fa! E’ fantastico, insomma, scoprirti persona quantomeno responsabile e affezionato alla propria morale… anche se poco, molto poco seria (non la morale, tu come persona)!

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Vivere soli è bellissimo! Poi prendi la peste influenzale e tipo ti scappa da vomitare in continuazione e c’hai la febbre altissima tipo 37.5 che è l’anticamera della morte di peste influenzale e i dolori alle ossa tipo i dolori della crescita che un saco di mamme dicono “Gli facevano male le gambe e le ginocchia ha avuto due giorni di febbre poi si è rimesso, si è alzato ed era tanto più alto”… seee le puttanate! C’hai la peste influenzale e dici: “Me la caverò!”. E sì, scopri che te la cavi…
… poi però escono fuori piccoli intoppi:

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In pigiama stai per uscire ad aprire le persiane che qui al sud noi “fuori alle” finestre abbiamo le persiane e devi aprirle per far entrare luce che il mio motto è sempre : “Ah santa luce di biondoddio… dobbiamo stare millenni poi con la luce spenta, almeno finchè siamo vivi…” e tutto questo ha un sacco a che fare coi petti che cercano l’ultima luce di Foscolo… e se cito Foscolo a manetta sento proprio che sto per morire! Stai per uscire ad aprire la persiana e scopri che: “Cazzo ma ‘sta finestra è proprio “in mezzo al borgo” che nel paese mio vuol dire “Nella piazza principale del paese” che se voi del nord non ce l’avete l’agorà mi dispiace per voi ma è come dire che apri la persiana in mezzo a tutta la cittadinanza dell’orbeterraqueo del paese tuo! E quindi, niente, ti metti il giaccone da neve prima dell’operazione… e però sotto c’hai i pantaloni del pigiama e “se qualcuno mi vede con questi osceni pantaloni del pigiama?!” e ti infili da sopra i jeans… e comunque sono rotture di coglioni! E soprattutto capisci che tutta quella fantasia molto Tokyo Decadence di fare cose decadenti e sessualissime contro la finestra di quel balcone con le persiane aperte non lo farai mai che tipo non è tecnicamente il massimo per certe persone che ci passano per sotto e tra poco capirete il perchè!

Sì, mi sono dovuto vestire per aprire le persiane della casa in mezzo al borgo. Mi sono dovuto vestire per una operazione che prende più o meno 7 minuti secondi. Perchè io c’ho stile e dignità! E mi rivestirò per chiuderle. Per i motivi di cui sopra… e però… che rottura di coglioni. Scopro solo ora che c’è qualcosa che tecnicamente non posso fare come la facevo a casa mia che c’aveva l’atrio personale interno dalla parte di “cameramia” tutt’attaccato: non puoi presentarti al “mondo” più o meno come ti gira di farlo. Perchè finchè il mondo è quella cosa ristretta e privatissima dell’atrio di casa tua è un conto… quando rischi che il sindaco del tuo paese – che tu non odi ma che è un figuro che altro non aspetta che avere un pezzetto di privato tuo a suo dire esecrabile per sputtanarti sul piano pubblico in mezzo alle comare del mercato e provare a minare la tua credibilità – oppure che un consigliere comunale di maggioranza proveniente da un osceno paese vicino, che per lui stesso ha il gusto estetico nel vestirsi di un osceno disadattato (tipo giubbotto nei pantaloni o maglione nei jeans… e c’ha appena 40 anni…) e pure lui non aspetta altro che avere un pezzetto di privato tuo a suo dire esecrabile per sputtanarti sul piano pubblico in mezzo alle comare del mercato e provare a minare la tua credibilità…
… quando rischi che gente del genere ti veda…
… capisci che c’è poco da fare: sei obbligato a vestirti per aprire le persiane e far entrare un pochetto di luce. Accetterei il compromesso della luce elettrica, se solo non fosse che temo di stare davvero per morire!
E…
[…]”Rapían gli amici una favilla al Sole
a illuminar la sotterranea notte,
perché gli occhi dell’uom cercan morendo
il Sole; e tutti l’ultimo sospiro
mandano i petti alla fuggente luce.”[…]

Spero mi leggiate venerdì, cioè tipo quando tutti i post attualmente in coda saranno terminati. Altrimenti, miei cari stronzi, credetemi, almeno un pochetto v’ho voluto bene!

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(ah sì cioè te lo fa venire duro a quel Biondoddio sapere che cercando su google Piazza Vittorio Emanuele col nome dopo del paese tuo scopri che tipo la prima foto è una TUA proprio TUA fatta da te lomo scattata con una Holga e sviluppata a tua cura e spese e poi scannerizzata che tipo è una cosa che prende un bel po’ di tempo ed energie e soldi e inviata su una guida turistica a Giovinazzo fatta tutta in lomografia).

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