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Ray Ban, Glasses, Inconsci collettivi, Hipsteria

E niente viene fuori che da quando indosso dei curiosi occhiali anni ’80 da pentapartito, una montatura in cellulosa che simula l’osso e tanta dignità di faccendiere da prima repubblica alla Bisignani, succede che ci sta una strana e curiosa calaca di donne, tutte “pseudo” creative che hanno deciso che sull’agendina della loro vita, massimamente urgente pare essere il verbo “conoscermi”.

Parleremo in un altro esecondo momento del baffo. Devo capire se la programmazione mi permette di derubricare il discorso sul baffo già a domani o per caso, tra “Risorgimento di tenebra” cazzi e mazzi, non sia necessario spostare di qualche giorno più in là il discorso sul mustacchio all’insù che ho deciso di farmi crescere. Anche quello pare avere davvero la sua parte. Ed ho capito solo da poco che il trucco per avere baffi perfettamente all’insù era semplicemente recarsi alla “drogheria” sotto casa ed acquistare un piccolo barattolino di “cera per acconciature”. Vedi tu! Il segreto era sotto gli occhi, come l’essenziale, invvisibile.

Torniamo agli occhiali. Più di una volta mi sono chiesto, prima di indossarli, tipo: “La gente fa il diavolo a quattro per le lentine, per non farsi vedere con gli occhiali… e tu? Tu che hai dieci decimi certificati Battaglione San Marco te li scegli come ammennicoli del tuo viso?”. Non eravamo sicuri della scelta che stavamo facendo, è evidente. Ma abbiamo portato innanzi la battaglia fino a compimento… e quindi occhiali alla Bisignani, mentre tutt’intorno è un fiorire di lentine giornaliere, settimanali, mensili, cicliche… noi ci affidiamo ai professionisti del settore e rivolgiamo fiduciosi lo sguardo agli anni ruggenti. A dire il vero ho anche una montatura che supera il grigiore democristiano e si sposta verso lidi gaudenti: la montatura del buon De Michelis. Ricordo a tutti che, oltre che ministro degli esteri in momenti delicati quali il conflitto civile nella ex-yugoslavia, il buon De Michelis è anche l’autorevole estensore della guida” Dove andiamo a ballare stasera?”… per cui, perpiacere!

E quindi, niente, sarà il fascino tutto hispter e bohemien delle lenti vintage, sarà – e su questo sono assolutamente certo – la cortesia ed il mio impeccabile stile (cit.)… ma questo accessorio sta riscuotendo enorme successo proprio dove è gradita tale riscossione: nell’universo della creatività. Piccolo problema su cui riflettere… eh già. Perchè se io in questo momento sto stilisticamente volgendo lo sguardo – a tratti, sia ben chiaro – su un mondo che mai m’è appartenuto e che anzi ho spesso tacciato d’essere Il Male, come l’Hipsteria… a quasi esclusivo scopo “campagna elettorale”… non è che per caso, poi, sto in realtà facendo quello che tutti i grandi artisti del pop e del rock ad un certo punto della loro carriera fanno, ossia rifugiarsi nel sicuro e certo del “vendibile” per non nascondere una profonda ed inguaribile “crisi di idee”?

No gentili, non è quello che sta succedendo… perchè come sapete è un momento di grandissima produttività a volte vicina a volte lontana dal mainstream del consumo… quel che sta succedendo ve lo spiego subito: essendo un gran paraculo, come al solito, mi sto divertendo con una delle mie nuove trasformazioni, con uno dei miei nuovi personaggi… e poi, lo ammetto, essendo sul punto di inaugurare una pagina autore su FB… sto cercando di darmi un tono. Il peggio non sono gli occhiali, ma determinati post strappalacrime/strappamutande che compaiono al far della sera per fidelizzare un gruppo di lettori e lettrici. Anche perchè ho notato che mi viene bene. Sono un prodigioso generatore automatico di stronzate, quando mi ci metto… oltre che di supercazzole!

Insomma questa qui a dirmi di non prenderci/i/mi mai troppo sul serio, che qui e lì fuori spesso siamo costretti a carnevalate ben peggiori del metterci gli occhiali! E a ricordarmi che, siccome questo è massimamente un blog che fa dell’analisi del porno uno specchio per analizzare il real time… (non il canale che è porno di suo, ma la vita vera fuori dsal catodico e lontana dai led e dal plasma)… sappiate che per gli occhiali, finti o veri, il porno ha una nutritissima casistica catalogata al tag “glasses”. Del resto, i celeberrimi “occhiali da porca” con cui la collega, l’amica, la vicina irrimediabilmente si trasforma in una “biondoddio con quella che ci farei!”, ricordandoci un catalogo enorme di fantasie pippettare dalla maestrina severa alla remissivissima e seducente segretaria, passando per la comprensiva dottoressa ed arrivando alla metalinguistica brava ragazza che si spaccia per porca in un provino porno, cosa sono se non la versione femminile dei miei? Occhiale grande era sinonimo di grande potere, quando le gradazioni le si pagava a peso e superficie. Grande potere è sempre stato sinonimo di grande arnese, nell’inconscio collettivo (che è quella cosa simpatica che si attiva un attimo prima di tornare razionali, quando ancora ci diciamo che effettivamente quello con il Q7 o con l’X6 di fronte a noi deve avercelo enorme). Quindi, sì, è evidente, c’è dell’inconscio collettivo fossile che fa sostenere all’ormone di una serie di persone – che spesso si rivelano imarazzantemente generatrici di vuoto assoluto o di livori cosmici – che io sono una persona da conoscere, frequentare e altro.

Bene, che si sappia, a scanso di inconsci collettivi e simili. Io sono l’eccezione che conferma una serie di regole. Io ce l’ho normale!

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Il Duca è morto… evviva il Duca… epperò…

E però come quando le notizie fanno male al cuore, sfogliare la pagina Lettore di wordpress o la Home di Facebook si sta rivelando una riedizione ed una riproposizione continua del dolore. Mi chiedo se ci sarà una trasparenza del volto di Bowie da applicare sul proprio profilo per protestare la trsistezza per la sua morte. Se ne scriverà per un giorno intero. I tempi di questa social empatia sono differenti da quelli richiesti e canonizzati nel galateo con il suo “Il morto si piange tre giorni!”. Uno basta, domani il buon Duca sarà già stato dimenticato… tanto, voglio dire, il mondo delle sette o otto arti (se si inserisce o meno il porno nel novero) è ricco di personaggi d’ogni età che possono lasciarci da un momento all’altro.

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In questo momento mi chiedo se Meccolicalcoli, ossia il biondissimo scavezzacollo di “Mamma ho perso l’aereo!” sia morto. Ecco, vedi, c’è sempre qualcuno che meriterebbe di andarsene prima. Che magari sta anche facendo di tutto per farlo ma non gli riesce bene.

Io, ispirato da una notizia letta poco più su, invece, oggi rifletto su una definizione di porno data da Carmelo Bene per arrivare ad un assioma sulla mia vita. Il NON maestro salentino, in uno dei celeberrimi “Uno contro tutti” al Maurizio Costanzo – palcoscenico sul quale Bene si divertiva a far sfoggia di consapevolezze inarrivabili, ego inarrivabile, maestria nel conio di supercazzole inarrivabile/i ed inarrivabile capacità di partorire caccadellamorte a profusione – definì il porno come il “desiderio di desiderare”. Perchè il porno, a differenza dell’erotismo che è desiderio, e come tentativo di surrogato dello stesso, non è altro che lo strumento per cercare di accendere un desiderio che più non è. Dunque, in estrema sintesi, il desiderio di desiderare, dunque ancora, il desiderio del desiderio.

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Ontologicamente sono d’accordisimo col NON maestro. Voglio dire: ti fai una pippa perchè desideri di desiderare un rapporto sessuale. E quindi guardi il porno. Se già tu desiderassi un rapporto sessuale, rivolgeresti quel tuo sguardo altrove. Per cui, chi differentemente da me, guarda porno non già per scopi di indagine e di metafora e di introspezione, ma semplicemente per farsi una pippa… è un triste. E’ colui che prova a tirar su qualcosa che non sta su. Non ci vuole star da sola, su.

Mi dico, castamente, che se una cosa, su, in un dato momento della propria esistenza, non ci vuol stare, tirarcela su per forza deve essere per forza di cose un male. Ecco dunque che arriva la mia riflessione su un pezzetto della mia vita. Il desiderio da solo è quella cosa che ti prende e rischia di diventare totalizzante. Se non desideri, in un dato momento della tua vita… è necessario farlo? No! Ora, a conti fatti, mi dico che no, non è necessario, non è importante, non serve! La noia, è la noia che ci fotte. Ci fotte tutti. Se io non fossi stato annoiato, semplicemente non avrei desiderato di desiderare, così, solo per sentire dentro qualcosa che diventasse totalizzante, occupando il mio tempo fino ad essere appagata. Quella puttanissima alba di fine luglio, e tempo dopo quella detestabileba di metà agosto, non avrei desiderato di desiderare contorsioni pornofilmiche con lei e proprio lei, cedendo alle richieste insistenti di lei e proprio lei.

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Questo non avrebbe portato i due di cui sopra a rimanere svegli per una notte ed una mattina interi. Successivamente i due non avrebbero pranzato assieme e diviso lo spazio del dopopranzo in un fintissimo abbrivio di pennica trasformatosi poi in tutt’altro. Nè li avrebbe portati a rivedersi giorni dopo – per meglio dire notti dopo – dividendo ancora una volta il letto ed il carnedentrocarne odoresuodore. L’acquisizione dell’oggetto che si desiderava o s’era deciso di desiderare (della seconda ipotesi di lui possiamo essere certi, visto quanto poc’anzi scritto) non avrebe risvegliato in uno o tutt’e due i protagonisti della vicenda il desiderio vero e proprio (soccorre anche in questa certezza quanto su esposto). Le cose sarebbero rimaste le stesse di qualche settimana prima. Tutto sarebbe andato diversamente.

Il porno, nel tentativo annoiato di accendere un desiderio che non esiste, è quanto di più triste e nocivo! Guardate porno, mai per farvi le pippe, però!

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Bisestile e pari… tautologico!

Tutti lì a stupirsi del curioso prodigio per cui arriva un anno bisestile e questo è pari. Ogni anno pari. Pelle accapponata, rimembranze di scuola elementare. Trenta giorni ha novembre… di ventotto ce n’è uno…
Se un anno capita ogni quattro, e gli anni si dividono in dispari o pari, non esiste il 50% di possibilità che il bisestile capiti al dispari. Solo per il puro accidente di essere stato inventato in un anno pari. Pari più numero pari darà sempre e solo pari… non a targa alterna dispari-pari…

La matematica, che odio e detesto profondamente, a volte è così vituperata dalle giuovani generazioni da salirmi quasi a pena. Del resto, anche ragionando in sistemi matematici assolutamente imperfetti, la disparità del numero ventinove sommata alla eventuale e solo ipotetica disparità d’un anno bisestile dispari, restituirebbe comunque un numero pari. Ragionando in sistemi matematici non ortodossi, che miscelano dati e date a casaccio.

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Basta stupore fanciullesco e pascoliano… il bisestile è pari e sempre lo sarà, accontentatevi ezianBiondoddio!
Anche perchè, dispari non sempre funziona. Ed esiste la mitica eccezione che conferma la regola, nel mondo delle logiche che sempre ci viene in aiuto, quello del porno:

nel porno, tanto autoriale quanto amatoriale, il numero perfetto è il trio… che già in 3 su una le cose si fanno complicate, dolorose o palesemente finte. Ah sì, prima che me lo chiediate… per la gang bang che sono sempre accoppiamenti multipli a carattere non orgiastico – nelle gang la donna è solo una – il numero degli uomini è sempre dispari ma per sfortuna dei numeri non pari c’è una donna di mezzo che raddrizza la questione, oltre che tutta un’altra serie di cose. Ah, sì, prima che chiediate anche questo: le orge non sono mai un insieme onnicomprensivo. Si tratta sempre di rapporti a se stanti inquadrati in un contesto da movimenti di camera e da una scenografia. E guardate bene… sempre e comunque saranno accpiiamenti pari o terzetti (che come leggete sopra sono l’eccezione, l’unica eccezione dispari!).

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Puntuali come gli oroscopi, le curiosità sul bisestile. Porterà bene, porterà male? Mi viene in mente il dialogo con il venditore di almanacchi di leopardiana memoria. E lo slogan che simpaticamente utilizzavamo tra organizzatori del Giovinazzo Rock Festival, quando ero parte della organizzazione, vertici alti, per lasciare tanta suspance sui nomi che avrebbero calcato il palco in quegli anni. “Che musica facciamo, quest’anno? Sempre la stessa, maestro, sempre la stessa!”. A parte la cortesia del venditore d’almanacchi che sa bene che contraddire il cliente è da coglioni e restar nel vago è da furbi (vuoi mai che alla gente che ti viene a chiedere un voto o ti deve pagare qualcosa la vai pure a scontentare protestando opinioni in vibrante contraddizione con le di loro, tanto da fargli venire in mente che soldi o voti non te ne darebbe punto?!) quando mai non ho sentito e letto speranze “sull’anno novo che sarà ancor più meglio assai di quello passato? E di quello incietro anchora?”. Stucchevole.

E niente, puntuale come gli oroscopi è arrivata la discussione sul bisestile che ci attende. “A te porta bene, bisestile?” Bisestile mi piace, come le cose scomode, tutte quelle che creano una perturbazione nel regolare svolgersi delle cose. Bisestile come le dita nel naso in pubblico o come la mano che si dimentica di coprire lo sbadiglio. Bisestile come le lenti da riposo che nessuno sa che sono da riposo e tu scegli di cominciare ad indossare all’anno nuovo. Bisestile come le lenti vecchie di tuo padre, da pentapartito, che metti perchè fanno figo. Bisestile mi piace. E così, sorseggiando irish coffee, in un osceno capodanno sera, prima di scegliere di proporre di cominciare bene l’anno nuovo a botte di sushi all you can eat – e finire multato per eccesso di consumo, capita coi cinesi! – mi scopro a fare il ragionamento “Bisestile rovina la noia, il quotidiano, l’ordinario, quindi mi piace…” e dico: “Sì, mi porta bene!”. Fermo un attimo. Panico. Bicchiere a mezz’aria… “No aspetta, fammi controllare… che io sono sempre così imperativo in certe affermazioni di principio e poi RoccoSiffrediGiovane (Sprotettore – con la s rovinativa – di tutti quelli che immotivatamente se la menano e se la cantano) viene e mi rovina il più comunista dei buchi”… Controlliamo. Operazione semplice: andiamo indietro di quattro in quattro fino alla pubertà e vediamo, ok?

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2012 – Anno molto molto positivo: conclusione del dottorato, sitazione sentimentale molto molto carasciò, con un futuro roseo davanti che solo s’immaginava e fosse rimasto qualche anno ancora così con progetti sullo sfono, non succedeva niente di male anzi – che i progetti mettono ansie a volte – estate di scatti molto produttivi, Budapest, cose belle, un Natale felicissimo, un Santostefano senza brutti ricordi, l’abbraccio caldo della prima donna di cui sia stato innamorato, a tre anni. Il 2012 mi disse un sacco un sacco bene!

2008 – Non entusiasmante, ma in un contesto nel quale nulla davvero poteva essere entusiasmante. Inizio del dottorato a Lecce, tanta produttività e positività artistica, inizio della mia avventura su Facebook, inizio di una storia sentimentale bella e carica di emozioni – le storie vanno guardate nei momenti belli senza guardare al fatto che un eventuale seguito grigio o nero o pessimo le abbia guastate… le cose vanno vissute, gli errori non sono nell’inizio ma nel percorso – alla fine della fiera tante belle cose.

2004 – Un anno di ere e proprie rivoluzioni, l’inizio dell’Arci Giovinazzo e del Giovinazzo Rock, la nascita dei Reclame, la riscoperta della fotografia, la menzione d’onore al Lovecraft che non vinsi ma superato per meritocrazia da uno veramente ma veramente bravo… la fine di una storia che era stata bellissima, intensissima, fortissima, ma appunto era… e il corso d’alta formazione in Criminologia e compagnia cantante che mi ha fatto essere quel che sono.

2000 – Anno burrascosissimo, la crisi violentissima del mio primo amore, la crisi universitaria ancor più dura, con la scelta di continuare ma modificare radicalmente la prospettiva e passare da “avvocato” a “criminologo” come risposta a “Che vuoi fare da grande?”, i primi problemi con le bottiglie, l’inizio di una storia d’amore importantissima, a fine anno.

Tirando le somme, rinnovo la risposta: “L’anno bisestile mi porta bene… l’importante è che io non faccia il fesso e dall’anno dopo mi appunti: Guarda che queste cose che ti sono capitate lo scorso anno sono capitate in un anno bisestile, che è quello che a te porta occasioni, positività, belle soluzioni… vedi di stare attento alle prossime sliding doors!”.

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Radio Quindinononvatuttobene – Mi è sempre sembrato un jingle porno…

E sì lo ammetto… io ne pratic e vi dovete fidare… quello delle tastierine synth è davvero la cosa più simile ad un jingle di film porno che si possa sentire e conoscere. Ma non l,o è. Si chiama Madre… e credo sia per la mamma di bambingesù…

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Se tu sei uno stronzomerdone… e sei uno stronzomerdone, se il porno è verità… ed è verità, i proverbi sono tutti cazzate! Tranne uno.

Tutti immani, solenni, inguaribili stronzate. Tutti tranne uno: “Cortese come il Mortellaro” che è una roba proverbiale! Quindi tipo un proverbio. Sarebbe una troiata se io fossi scortese. Ma ho sempre odiato la scortesia sopra tutto… come il buon Hannibal Lecter, santosubitissimo!

Il mattino ha l’oro in bocca sarebbe quello che mi starebbe più sulle palle di tutti se non fosse che, ripetuto in guisa di mantra rassicurante, è quello che porta alla pazzia il buon vecchio Jack Nicholson in “Shining”. Come? Non si chiama Jack Nicholson? Lo so, stronzomerdoni che si chiama John Daniel “Jack” Torrance. Pivelli! Il mattino ha l’oro in bocca – visto che lo sapete dopo aver letto il post di ieri che sto vivendo una due giorni di inizio settimana ancora molto prefestiva piuttosto complicata – in questi giorni non è proverbiale per niente. Roba da coprofagi questi risvegli.

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Vi hanno mai detto che “Chi fa da sè fa per tre”? Certo, mille volte. Eppure “L’unione fa la forza”. Già le seghe a due mani sono un desiderata quasi sempre irrealizzabile. Figuriamoci se ad unire le forze sono due persone. Andiamo, cerchiamo di essere seri. Già da solo con due mani non ha senso! Almeno, da solo, non fai la figura dell’immotivato sborone (con una R depravati!). Poi verranno (non a chiederti del nostro amore… lì sei sempre d’un calunniatore, guarda!) a dirti che “Ognuno di noi da solo non vale nulla” e che “Tutti siamo utili nessuno è indispensabile”… ma insomma! Le orge a geometria variabile? I selfie? O la monogamia tutta la vita? Deciditi bastardo inventore dei proverbi! Problemi complessi? Soluzioni semplici, certo! Ma mica un abito per ogni stagione, eh!

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I proverbi mi danno sempre quel senso indefinito di profezia autoavverante come il malocchio, Nostradamus o Padre Pio. I proverbi sono gli aforismi della mia trisavola. E lo sapete… l’ho sempre detto… Meno aforismi, più orgasmi!

E allora se con la teoria della sega su semplicemente accennata, ci spieghiamo con semplicità la inattendibilità assoluta dei proverbi che parlano della realizzazione di grandi cose o sul compimento di piccoli gesti, bene… altrettanto semplicemente riapplichiamo le categorie della pornografia per sfatare il mito insopportabile del “mal comune mezzo gaudio”. Che proprio non viene facile da digerire per quanto idiota è!

I rapporti anali sono quei rapporti di tipo penetrativo, durante i quali, per dirla come il Cortese Mortellaro, qualcuno introduce qualcosa nel più comunista dei buchi di qualcun altro. Posto che l’elasticità di ogni orifizio aumenta tendenzialmente a seconda dell’intensità e frequenza con cui quella abitudine si frequenta, di sicuro i primi rapporti rischieranno di essere caratterizzati da una certa qualche forma di fastidio o sofferenza nel soggetto ricevente. Di qui la celeberrima espressione – non un proverbio, perchè vera – “l’ho presa in culo!”, per identificare qualcosa che abbia prodotto sofferenza nel recitante.

Chi riceve, insomma, si fa male, non gode! C’è di sicuro, dunque, mezzo gaudio! Dev’esserci malcomune, per forza…

Manco per il cazzo, visto che chi va all’inserimento chiede e richiede di tornare all’inserimento, senza manifestare assolutamente alcun tipo di paura rispetto a futuri e percepibili fastidi o dolori o bruciori. Celeberrima anche l’espressione: “Te l’ho messo al culo!” a significare t’ho danneggiato, t’ho fregato.
Di solito non si pronuncia con rammarico.

A me fa male, a te no… io ci godo, tu no! Mezzo gaudio di sicuro… ma i cazzi sono solo i tuoi!
Diteglielo bene al tizio dei proverbi!

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No, no, no… voi non ci credete. State lì a dire “Ma non è così: se qualcun* soffre le stesse cose che sto soffrendo io…”. Abbiate il coraggio di finire la frase. Ci soffrite forse di meno? V’allevia le corna vederle in testa a qualcun’altro? Trovarvi all’ingresso di un B&B perchè c’è entrata vostra moglie non lenirà le vostre pene neppure se lì fuori c’è una moglie che c’ha visto entrare dentro il marito. Se è bona, al massimo, vi verrà il pensiero di rendere il favore… ma non è assolutamente detto che avrete poi davvero voglia, voi e lei, di provare se invertendo gli addendi i risultati restano uguali. Che di solito ci si chiede e ci si da spiegazioni e si torna a piangere ognuno a casa propria i cazzi propri.

Ce ne sta uno solo, di proverbio, che valga la pena frequentare. Ripetete con me: “Cortese come il Mortellaro!”.

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Gesummaria e Biondoddio… è successa una cosa drammatica!

Aiuto…
Huston, abbiamo un cazzinculogravissimo!

Questa cosa non può esistere… Mr. Brass, com’è possibile?! Tutto questo è non possibile. Vero Commendator Schicchi? Presidente, esimio, supremo Thoir… com’è stato possibile? Perchè? Perchè Biondoddio! Divino Vader, lei? Lei che ha sempre una risposta pronta tra un rimbotto di Bialetti ed un broncospasmo… nemmeno lei dice nulla?
Oh sì, lo capisco… ho testimoniato una volta ancora e per tutte di essere un prepotente stronzomerdone qualsiasi

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Vi giuro, dovete credermi… io non ne conoscevo l’esistenza. Lo ammetto: non pratico assiduamente il genere. No, il macrogenere sì… ma, lo sapete com’è il mondo no? Io peto (in ogni senso) venia, chiedo perdono…
Io quei generi tipo “rich girls” o “classy” o che vi devo dire “rich friend’s wife” non li frequento, cazzo!

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Io ho sempre fervidamente ritenuto che il mondo del porno fosse un posto bello, un luogo dolce e ameno dove tutto, anche le differenze di classe, non esistevano più. Io ho sempre pensato che un luogo dove aveva addirittura dignità un sito idiota come orgazm, fosse quella Utopia (diversa dall’idiozia del comunismo) idealista dove davvero si credeva alle favole come il comunismo, il bianconiglio che non da dipendenza e non ti fa ammazzare di botte mamma e papà per i soldi per comprare la roba, le storie d’amore che iniziano progettualmente e non finiscono mai perchè sono a tenpo indeterminato con blindature molto più vere e reali dell’art. 18 (e per dire, al sicuro da fallimenti e tracolli economici perchè in una società ideale tutto e dico proprio tutto va bene e le imprese, che a quel punto sono tutte del popolo, non falliscono).

E quindi ho sempre fervidamente aborrito siti e prodotti che si propagandassero come forme – ancorchè seminali e confusionarie – di lotta di classe. Io alla lotta di classe nel porno non ci ho mai creduto. Nel porno c’è redistribuzione degli utili, c’è il condominio, ci sono le ammucchiate, ci sta la parità di genere, ci sta addirittura la equa distribuzione delle risorse e degli strumenti…
Il porno è un posto dove anche un nano deforme può essere il desiderio totale e totalizzante di una donna come Jessica Rizzo. Il porno è quel posto strano dove il marito della mia sufficientemente compianta Moana Pozzi è felice di dividere il suo “bene primario” con la assoluta consenzienza contenta e felice del suo stesso “bene primario” (cioè di Moana Pozzi) mica con un amico stretto o il compare d’anello (quella è roba da naughty weddings e quello è un sito che i in questo periodo proprio non voglio vedere) ma con “l’uomo della strada”, l’equivalente maschile della “casalinga di Voghera”.

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Io ho sempre pensato che Naughty Rich Girls e roba simile fossero sordide sozzerie per consumatori tristi e drammatici come il signor Fassina – che c’ha sempre tanto da prendersela con lo “zipaperone” di turno senza rendersi conto che è quella sfigofaccia che porta in giro, assieme al benedetto bisogno ogni giorno di protestare odio sociale, che fa perdere la sinistra. Io ho sempre pensato che quella roba come “My rich friend’s wife” fossero sottoprodotti di resistenza non già per il sottoproletariato, ma per certa sinistra intellettualoide che odia, sa solo odiare, “gli si è rotta prestissimo la casina delle api” (come dice una delle persone che sono più orgoglioso di custodire gelosamente tra i miei affetti) e si fa le pippe guardando ‘ste robe e ripetendosi “Lo vedi? lo vedi che le femmine ricche so tutte zozze? ‘o vedi che fà la moje de zipaperone? Eh, a Civà… anvedi tu sta zoccolona altoborgese che je sta a fà… sempre detto che ‘ste riccacce vanno punite co ‘na patrimoniale niente male… guarda tu quanta robba c’hanno ne’ case loro!”. Perchè pure Civati secondo me apprezza ‘sti siti tristi!

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E invece, no… Mr. Tesla… com’è stato possibile? Me lo dica anche lei sommo signore dei Sith imperatore Palpatine (che il nome suo me piasce assai!)… com’è stato possibile? Posso essere stato così cieco?

Bene… la programmazione di “Biondoddio con quella che ci farei!” seconda stagione deve essere per forza di cose ricalibrata per il prepotente ingresso di una che solo dal nome mi aveva incuriosito mentre cercavo stronzomerdosissime zozzerie da schiaffare qua e là sul tema “Grinch fuck Christmas”. Perchè ho incontrato quella che probabilmente sarà la donna della mia vita quando uscirò di nascosto da Rachel Madori. Ho scoperto Bonnie Rotten. Una coniglietta putrefatta! E già il nome… voglio dire…

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Agli innamoramenti ogni 10 secondi (cit. immeritato di una stronza!)

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Anche i pornodivi sognano ejaculazioni precoci?

Nell’era della precarietà, nell’era della flessibilità, nell’era in cui un pornodivo non può permettersi una defaillance erettile proprio come a Balotelli non è concesso di far brillare i tricketrack nella vasca da bagno della sua casa di Manchester, siamo tutti, tutti convinti di dover dare il massimo. Dipende tutto da noi. Da quando i sistemi panopticali – rileggetevi la teoria del Panopthicon di Bentham prima di fare domande stupide – inventati non tanto per guardoni bulimici quanto per sorvegliare meglio i sorvegliati da parte dei sorveglianti… anzi, a ben guardare, per eliminare i sorveglianti e convincere i sorvegliati che comunque le guardie non si muovevano dal posto loro…
In un mondo così che ha perso il bel vizio di delegare ad altri parti o frammenti del proprio futuro ma è costretto a provvedere per tutto a se stesso e sente ed avverte il peso di ogni singola scelta come LO e non uno snodo problematico della propria esistenza…

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Può capitare che tusia interpellato per un consiglio sulle umane vicende di chiunque, soprattutto di amici vicini e lontani. E tu non sappia davvero cosa consigliare… perchè figurati se già senti il peso della responsabilità di scelte sbagliate sulla tua vita, se puoi anche solo lontanamente accettare di sopportare l’ansia di far sbagliare qualcun altro. No, non si può.

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Ed allora rifletti per esempio sulla carriera del buon Nando nazionale di Grande Fratello. Un burino cialtrone buono solo ad andare all’estetista ed a saltare il cantiere. Uno di qualche paesino vicino Frosinone… che avrà anche la squadra in A ma tra i suoi concittadini provinciali ci annovera pure ‘sto Nando… quindi…
E lui nel porno ci sera lanciato con rinnovato ed enorme entusiasmo, a differenza mia che mi dissero sì e io dissi “No! E a mamma chi glielo dice?!”. Il buon Nando cileccoò tre volte. Poi sparì. Per fortuna. Ma credo abbia tentato il suicidio sette volte dopo quelle tre cilecche. Perchè s’era bruciato l’occasione d’a vita mia!

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Per un Nando che fallisce Brazzers ringrazia perchè si prende l’infallibile Valentina Nappi… e poi si carica in squadra una serie di big boys che di cilecche non ne vogliono sapere. Facce di bronzo, facce da galera, facce di puttana che davanti alla telecamera problemi non ne hanno perchè ansie da prestazioni ed ansie da geometra (capite a me) non ne hanno. E per fortuna. Quelli non sbagliano mai. Lo abbiamo detto… è dogmatico nella new wave of porn non sbagliare mai, non perdere vigore in nemmeno un secondo di montato. Prima a Bob Malone poteva anche succedere di tutto… non c’era problema. C’era ancora il Muro di Berlino, la mutua, l’imperialismo ed il sistema sanitario nazionale. Prima i pornodivi potevano fare vertenza. Avevano l’art. 18… mo non più.

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E quindi mi chiedo… ma tutti uesti cazzoni nel vero senso del termine, no, tutti lì a tirarsela e tenerlo in tiro, tutti lì a resistere per resistere… poi, a casa, con le mogli loro… non è che per caso, per allenatre la tensione, sognano ejaculaqzioni precoci? Mi sa di sì. Io sono onesto… io lo farei.

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Ma ho la fortuna di avere pudore per mia madre… e non aver fatto il pornodivo. Ah, sì, quella su è la polo della Brazzers. Siccome Erik Thoir è proprietario del 12% dell casa di produzione di cui sopra… acquistate la polo con fiducia, siamo vicini al rinnovo contrattuale di alcuni importanti giocatori dell’Inter. Grazie!

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Oh niente, allora… le dipendenze sono una coperta…

E tu non sei mai in grado di percepire quanto questa coperta sia corta. E questa coperta si chiama dipendenze e non “una dipendenza” oppure “ogni tua singola dipendenza”. Definiremo quindi sin da ora quella coperta come un patchwork risultante di tutta una serie di piccole e grandi dipendenze che insieme vanno a costituire l’archetipo della dipendenza, il tuo essere sempre e comunque dipendente.

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Quale sia il grado del tuo essre dipendente a livello archetipico puoi solo intuirlo quando vedi crescere il numero di pacchetti acquistati al giorno, quando percepisci la frequenza dei click su certi portali, quando cominci a smaniare per un nuovo tattoo, quando cominci a chiederti con sempre maggiore insistenza se la spesa che hai in frigo è sufficiente, quando ti accorgi che il numero di serie attualmente in download sul tuo mysky è superiore alla capienza dello stesso.

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Ho osservato attentamente questo numero e valutato la situazione.
Houston abbiamo un problema!
Però sulle prime non chiami Houston che nel codice militare americano non significa nulla. Tutti pensano che Houston stia lì per H… e quindi Home, Casa nel senso di Famiglia, Nido. No… H si dice Hotel… che propriamente non è il tuo nido ma il posto dove ti accampi. Scherzi della fonetica criptata militare.
Sulle prime non chiami Houston che nella missione dell’Apollo 13 – che salutiamo e ringraziamo per aver coniato la splendida espressione  – era Casa, Nido, Home… per un semplice fatto. Te la devi vedere da solo oppure finirai a declinare in altro modo una nuova forma di dipendenza, quella dagli affetti. E non va bene schiacciare una dipendenza con un’altra dipendenza illudendoti che stai risolvendo un problema.

Equilibrare dipendenze da solo non ti salverà! Il tuo problema non è equilibrare le dipendenze. Il tuo problema è “dipendere”. La soluzione è tendere al non essere dipendente.

Orbene… identificate le dipendenze scopri che nell’ordine sei più incasinato con le sigarette e col cibo, che hai dei surrogati molto potenti nel tatuaggio, che hai dei lenitivi momentanei nel controllo delle statistiche di accesso al tuo blog che leniscono la tua ansia di controllo, che non consideri le relazioni come una forma di dipendenza, che ancora non vivi i tuoi affetti più cari come forma maniacale e che, sostanzialmente, il porno e la pornografia non fanno parte del pantheon degli dei da venerare e da cui dipendere per lenire il tuo bisogno di dipendenza stesso. Mammaepapà e Tory Lane non sono parte del Patchwork.

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Evviva!

In una serie ossessiva di prove e controprove di bilanciamento hai notato che al decrescere delle sigarette fumate si innalza la voglia compulsiva di mangiare, di cibarti di qualcosa, solitamente giuggiole, latte condensato da spremerti in bocca direttamente, caramelle club… difficilmente salsicce e derivati della carne. Più probabilmente nodini di scamorza affumicati. Al decrescere delle sigarette fumate cresce la panza. Qualcuno mi ha detto di provare con la cocaina… sono assolutamente certo che la cosa non risolverebbe il problema. Temo di dover aggiungere un Anzi!
Il problema serio è che non aiuta contollare maniacalmente ed ossessivamente la pagina delle statisctiche del mo blog. No… non aiuta per niente. Paradossalmente, essendo una operazione molto breve e noiosa, nella rilettura pedissequa di ogni statistica e nell’intreccio dei dati… mi ritrovo a cercare il pacchetto delle sigarette per accenderne una perchè mi sono convinto che fumando rifletto meglio.

Il ricorso al tatuaggio pare essere una forma di surrogato molto molto potente delle sigarette. Il problema è che è una storia parecchio costosa. Il problema è che lo spazio finisce. Il problema è che tatuarsi ha dei tempi di decompressione da cicatrizzazione non proprio da one shot.

“In un tempo che tende all’infinito la fuoriuscita da una dipendenza si declina in varie forme: momento della sofferenza, momento della catarsi, momento della cicatrizzazione, momento della guarigione”. Il momento della guarigione è una ascensione reale. Quello della catarsi è paradossalmente il cazzinculo gravissimo… perchè sei a terra che soffri a bestia. Questo per dirvi che al momento essere passato da 40 e passa a 10 sigarette sta provocando negli ultimi giorni delle atroci complicanze. Ed alla catarsi ancora non ci sono arrivato. Pare che la catarsi sia il momento in cui ti scopri a cedere alla dipendenza proprio quando gli effetti del dolore sono spariti, quando il disagio non c’è più, quando la sofferenza tende smisterisoamente allo zero. La catarsi è il renderti conto che ce l’avevi fatta ma assaporare il pessimo gusto di una violenta ricaduta. Nella mia condizione Catarsi sarebbe passare ad acquistare un altro pacchetto da dieci in un giorno. Spero non avvenga mai!
Sono nella fse della sofferenza ancora. Secondo le persone che ci sono già passate sto sublimando e somatizzando moltissimo il semplice nervosismo dovuto alla astinenza. A me sembra di vivere delle vere e proprie crisi fisiche. Ho uno spillo arroventato in testa, tra gli occhi, mi tirano le vene e i tendini degli avambracci, sono irritabile. La gamba sinistra non sta mai ferma. Ma vi do una notizia… chi non mi conosce non se n’è accorto. Maschero bene.Il problema è il firgidaire. Esco coi soldi contati… non acquisto più giuggiole. Le scamorze a nodini in frigo sono contate e devono raggiungere il giorno di martedì prima di essere di nuovo acquistate. So cosa mi sta aiutando: il fatto che l’orso sulla spalla destra continui a pizzicare. E’ la prima volta che spero non si cicatrizzi così in fretta… ma so che domani o dopodomani non lo sentirò già più.

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(ho appena buttato lontano il pacchetto mntre lo stavo aprendo…).

Devo sublimare. Non voglio chiamare i miei, non voglio chedere aiuto. Non voglio chiamare Tory Lane, non voglio chiedere aiuto. Certo, in situazioni come queste “il godimento triviale di una situazione di massimo degrado appaga chi ha compiuto compromessi non già con la propria morale ma con la comprensione delle meccaniche della morale”. Come dire “so cosa è bene e cosa è male ma non faccio del male”. E mi gusto quel “male” solo nella misura in cui so che è un “male” finto. Come quelli che si sono visti tuti i Guinea Pig e se li sono stragoduti ma stanno malissimo a guardare il finale di Avere Vent’Anni… o hanno un conato di vomito emotivo quando a “The Darkness” il bambino pieno di lividi chiede alla mamma non aiuto dal padre manesco ma “un bicchiere d’acqua” e in quel bicchiere d’acqua c’è tutto quel che serve a farti rovesciare l’anima. Se chiamo Tory Lane le regalo addosso una copertina di linus che avrò sempre, poi, voglia di stapparle via per coprirmici io – che le dipendenze sono coperte – e saremmo punto e a capo. E poi le dipendenze in quel caso darebbero problemi sociali. “Povera vicina ottuagenaria…” a sentirsi le urla e le parolacc di Tory Lane… che certe espressioni sono slang americano… ma i sospiri sono come il calcio: una lingua universale.

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Scrivo. Ecco!
Ecco ilperchè delle note professionali che compaiono sulla mia bacheca da qualche giorno.
Scrivo. Ecco il perchè di Clockwork Orcas… che è strettamente collegato ad un percorso di ascesi e di scarabocchi sulla pelle.

Scrivo, va… devo tenere le dita occupate. Scrivo, rannicchio le ginocchia e tiro su i piedi perchè la coperta basti. Scrivo, che non fumo!
(sono le 15 e me ne restano 9…).

 

 

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Biondoddio con quella che ci farei! Stagione 2. 1 di 5

E lei è bellissima. Non c’è che dire. Non sono i tatuaggi a renderla bellissima. Non solo.
Non è l’acconciatura molto alternative-underground con la rasatura su un lato e tutti i fluent hair dall’altro a renderla divina. Non solo. E nemmeno a ben guardare quegli occhi da cerbiatta e quella boccuccia di fiorellino appena sbocciato.

No!

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Non è per questo che Rachael Madori entra a buon e giusto diritto nel novero delle Biondoddio con quella che ci farei. La verità è che – a differenza di Tory Lane che io comunque alla fine non tradirò mai e poi mai ma proprio mai… – Rachael Madori è la secondogenita del Diavolo e proprio per questo ha un fascino subliminale tutto diverso e tutto molto più complesso.
Di Tory Lane lo sai dal primo sguardo che è davvero la quintessenza della merda fatta persona e pornodiva. Di Tory Lane sai che ha già impegnato ogni parte impegnabile del suo corpo. Di Tory Lane sai che: “Ho di fronte l’essere satanicamente più degradante e degradato in fatto di sesso qualitativo e quantitativo” (dove qualitativo è il coefficente che valuta il numero di acrobazie e “numeri” compiuti e il quantitativo valuta la durata del tutto…). Di Rachael Madori non lo diresti.

Rachael Madori l’hanno tirata fuori dal cilindro del porno da poco tempo. Non sono molti i suoi video professionali e mainstream in circolazione. Solo Naughtyamerica ha scommesso su di lei affidandole però sempre la parte della “border age fuck”. Piccola spiegazione: la border age fuck è la ragazza non più post-adolescente ma nemmeno mamma o moglie. Una terra di mezzo che offre milioni di spunti: da quello ginnico a quello della figlioletta viziatissima a quello della fidanzatina arrapata o timida e curiosa. Ecco.. sostanzialmente identiche, come parti, a quelle di Tory Lane.

Nel confronto, proprio qui scatta il bello: qui scattano le differenze che mi hanno letteralmente mandato in off.
Sì, ok, lo riconosco… la cresta o comunque l’acconciatura eccentrica ed un certo gusto per i tattoo non volgari hanno di molto aiutato. Rispetto alla Tory nostra nazionale (come Silvietto…) che dall’inizio del video alla fine si presenta a te con una volgarità anche verbale che ti fa impallidire… Rachael ha un volto ed un viso ed una postura ed un atteggiamento verbale e non molto molto più remissivo. Rachael, a differenza di Tory, non arriva dicendovi “Ciao sono Tory Lane e oggi vedrete come si riempie davvero una tacchinella come me… sfruttando ogni foro d’entrata…” per poi chiamare a raccolta dai diciotto ai ventisei nerboluti bestioni che tra urla di giubilo, schiamazzi e bestemmioni apocalittici non ancora riconosciuti al seggio da Bergoglio, si infilano nella faccenda Tory con brutalità e senza alcun ritegno. No!

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Rachael è la tipa che confessa candidamente al fidanzato, facendolo letteralmente esplodere di gioia, che dopo alcuni sondaggi ed esperimenti condotti in gran segreto sta sinceramente e seriamente valutando la possibilità di provare con lui le gioie del secondo canale. Rachael è quella che maliziosamente offre le sue grazie al patrigno perchè lui convinca sua madre e regalarle la superpiscina per i suoi party ma… “Please you have to be very gentle ‘cause I’m so inadequate…”. Sebbene poi ti accorgi che inadequate non lo è per nulla.

Rachael è di questi tempi la tipina che tu porti con te a prendere una birra fuori dai locali più giovani e tranquilli del mondo, quelli finti dimessi che sono tanto trendy, quelli musicali e scoppiettanti. E nessuno lì dice: “Guarda c’è il Mortellaro con quel puttanazzo della Madori…”. Perchè nessuno lo direbbe mai che la Madori è un pornazzo che si muove. La Madori non si presenta col tacco sedici sul plateau 10 e con la mini inguinale e con le zinne tutte de’ fori… No! Rachael non è una ragazzaccia. Rachael non è una gallinaccia che si lascia esibire. Rachael fa schifo a letto quanto la Lane… ma non te ne accorgi. “La più grande beffa che il Diavolo abbia mai fatto al mondo è stata quella di convincere tutti che non esiste…” (cit.)… perchè lì fuori del bar c’ha i jeans quelli strappettati qua e là, lo stivaletto con un tacco discreto di quelli che si portano ora, col calzinetto di tolleranza stile fantasmino… ha un top sportivo che sa essere elegante e un giubbetto di pelle. C’ha i capelli da un lato, raccolti. Come potrebbe portare un caschetto con una rasatura alta. Non è tanto truccata e non beve cocktail complicati ma una IPA. E se il cameriere la guarda… lei abbassa lo sguardo maliziosa, lei stringe la mano a te. Poi magari a letto ti racconta di quello che gli avrebbe fatto a quel cameriere… magari dopo averlo fatto a te. Ma lo fa sempre con candore, grazia ed eleganza.

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Che Rachael Madori mi piaccia perchè sono in una fase che “mi piace tanto se continui a prendermi per il culo!”? Boh, forse sì. Sta di fatto che Rachael Madori tu a casa la porteresti, altro che Tory Lane. Rachae Madori è la pornostar che non ti aspetti. Rachael Madori è quella che aiuterebbe tua madre a mettere tavola. E tua madre… e tua nonna… “Sì, che brava ‘sta ragazza… sì, i capelli… sì i tatuaggi… sì quei pantaloni, ma… non la vedi la televisione… tutte così!”.

“La più grande beffa che il Diavolo abbia mai fatto al mondo è stata quella di convincere tutti che non esiste…” (cit.)
E tutto ad un tratto lei… puff… sparisce. Di nuovo.

Ed è mattina e tu hai fatto il fioretto “Basta porno finchè non torni intorno…”… e però ti manca, tanto, la Madori tua e solo tua.

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