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Radio Quindinononvatuttobene – Proviamo a tornare allo…

… allo Stato Sociale. Anche se non so se il primo pezzo vi sia poi piaciuto o meno. E rischio di sbagliare il post che vi posto e la radio che vi metto ed allora scelgo uno del nuovo album che la copertina di quello che ho precedentemente sbirciato nella lista programma è l’album vecchio “Turisti della democrazia” mentre questo è

Io te e Karl Marx e proviene da L’Italia peggiore e parla di quegli amori che non si riescono a vivere a pieno perchè la precarietà e la ricerca dividono creativi e razionalisti… i primi pirla e senza lavoro e razionalemnte sensibili, i secondi impegnatissimi, lavorosissimi ma immanentemente incapaci di una emotività standard e diffusa.

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E niente… l’attore è il flessibile per eccellenza… ma la pornostar di più! E in buona sostanza Je Suis Charlee… (Chase!)

Sono giorni che mi avvito su me stesso con i post che programmo e che posto…
I discorsi stanno assumendo una forma tra l’anoide (cioè a forma di ano) ed il mulinello dello scarco del lavandino quando togli il tappo. Finisco assorbito. La verità è che questo flusso di coscienza poteva anche essere un unico post che partiva di qui… ma poi qualcuno, più di qualcuno, con candore mi avrebbe detto “Ho deficit di attenzione, ti metto mi piace… ma non leggo e mi fido sulla parola!”. Onesto… ma per te c’è l’inferno… ed è un posto particolare… quello dove ci stanno molti giovani e sconosciuti e bravissimi musicisti. Sono quelli che in vita non hanno sfondato per avverse condizioni meteo delle loro esistenze. E sono finiti ad aprirsi scuole di musica dove ci rimettevano (bile e soldi). E sono finiti a fare i turnisti a personagiacci come Zarrillo e Pausini (che ti daranno anche iniezioni di professionalità, ma lo fanno mentre ti scartavetrano le palle con la cartavetrata grana F che se non ci stai attento ti scartavetri le mani scartavetrando da lato sbagliato). E per le suddette ragioni alimentari e le suddette avverse condizioni meteo… sono finiti a produrre in batteria i pezzi celebri del canzonienre neomelodico napoletano camorristico. E ne sfornano dieci al giorno. E sopra ci canta Antonello, Dernier, Antony (che non è Antonello), Gabry, Teresina e simili. E famosi non lo diventeranno mai… perchè non stanno nemmeno i loro credit sotto le canzoni.

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Nemmeno se il loro pezzo viene scelto per Gomorra – La serie. Men che meno se viene scelto per Gomorra – Il film. Figuratevi, ormai, se dovesse essere scelto per l’audiolibro di Gomorra – L’audiolibro del Libro.

E’ proprio questa immagine dei musicisti gimmiendrics o keitricciards o giacopastorius che se ne stanno ammanettati dalla caviglia con una catena lunga a sufficienza per arrivare al cessetto dello studio di registrazione dal termosifone dove sono attaccati, col cattivo di turno alla scrogge che scorreggia entrando nella loro stanza e gli tira dietro il pane vecchio, e gli scodella una ciotola con la brodaglia e gli dice “Stiamo sotto con gli arrangiamenti di quei sei album… ma tu domani vuoi mangiare?!” e gimmiendrics abbassa la testa e piagniucola “si si sissignore” e si mette lì ad arrangiare e comporre tutto in pentatonica diminuita per finire i pezzi… che senò lui poi domani torna (cit.)…
E’ proprio questa immagine che mi ha fatto pensare quanto complicata è la vita di un attore. Senza scomodare i mostri sacri come Hoffmann e De Niro col metodo stanisqualchecosa, che poi sarebbe Stanislavsky, entrano nel personaggio frequentando personaggi simili a quelli da interpretare… tipo i tassisti disadattati reduci erotomani e spree-killer alla “taxidriver”… ma pure pensando a quelli che pur di non “entrare mai nel personaggio facendoselo cucire addosso” sono stati nella loro carriera tante cose diverse. Penso a quelli che sono stati flessibili. E’ stato tutto più difficile… perchè la produzione oggi ti voleva monello, oggi bravo, oggi pazzo, oggi sano… su set diversi. E tu in un anno faticavi tanto a diventare un credibile stronzo… poi dovevi diventare un buono irreprensibile. Cioè… c’è gente che c’è morta… tipo il ricchione de “La montagna dei rott’inculo” che poi è diventato anche Joker di Batman e non ha fatto rimpiangere Nicholson… e quindi tecnicamente è stato magistrale… ma poi lo stress forte poverino se l’è portato. Chiariamoci… non che fare sempre una parte sia tanto meglio. Meccolicalcoli, cioè il biondino di Mamma ho perso l’aereo… non ha fatto niente di meglio nei secoli… e di noia è finito per morire al futuro prossimo di droga.

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Flessibile allora sì… ma così tanto no! Cioè non da trasformarmi in un anno da cowboy frocio in supercriminale assassino di massa nichilista… Ma questo è niente. Perchè queste sono trasformazioni che agli attori si richiedono in un tempo più o meno lungo… non sufficiente a far scendere il tasso di sopravvivenza a zero… ma lungo. Pensate alla povera Charlee Chase… che nel 2005 un giorno girò due clip da 45 minuti di montato (quindi siamo sui 90 di girato… che x 2 fa centottanta totali)… in cui era prima una dottoressa incazzata che decideva di farsi pagare in natura la parcella dal paziente ipocondriaco… ma di sicuro un pochetto arrapato… e dopo i canonici venti minuti di doccia e capelli (trucco niente ancora, allora, alla brazzers) nello stesso giorno diventò la aspirante segretaria di uno sceicco principe di non so quale stato di sabbia che vestito di tutto punto ma con uno stracomico accento mediorientale faceva il maiale cazzomoscetto con la bella biondona di Tampa. Roba che se lo vede qualche aspiante califfo signore del pianeta ci ritroveremo ad urlare “Je Suis Charlee”.

Non pensate mai che la vita di una pornostar sia solo cazzo cazzo cazzo cazzo… con qualche simpatica variabile del culofigatette. E per chi non ci crede presto postata la query corretta da digitare per vedere il filmato della povera Charlee con il pazzo mezzofrocio cazzomoscio del “Prince, you are One… you are THE one…“.
“Charlee Chase big tits work prince”. La quary per arrivare al video della dottoressa è pleonastica… le foto le trovate qui!

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My First S@X Teacher… ovvero… Cosa si prova ad avere per compagna di vita… fidanzata o moglie, una professoressa?

Adesso provo a spiegarvelo… prima che c’arrivi l’Oltreuomo che gli ho fregato l’idea e mi sento un ladro che deve correre a nascondere la refurtiva… per poi mettersela in casa e con sguardo sornione come un bambino con il polso catturato dalla manetta burrosa del vasetto della Nutella esclamare: “Me l’ha infilato lì dentro Otello”. Ed Otello è il cane di casa.

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Partiamo dalla incomprensibile – al sottoscritto – definizione di Cuckold. Se questa cosa non la chiariamo prima e come base di partenza… tutto quel che mi sperticherò a scrivere mentre mi giro ogni 27 secondi a guardare le spalle in attesa che l’Oltreuomo arrivi da dietro e mi sfasci il cranio con una mazza vi apparirà oscuro, incomprensibile. Folle in una parola. Ma è così.

Il cuckold è quell’essere di sesso maschile che trova appagamento sessuale e piacere nel masturbarsi osservando la propria donna che a quel Biondoddio la regala al primo che capita… che qui chiameremo Bull. Strano il mondo della lingua della sterlina… cuckold è un cornuto contento, sostanzialmente… ma gli inglesi le corna le mettono in testa al Bull… cioè a chi incorna… a chi si tromba la signora sposata facendo cornuto il marito di lei. Già dimenticavo… gli inglesi guidano a destra.
Al cuckold quindi piace… e pure un casino… guardare la propria compagna divenire l’oggetto del desiderio e di tutto uno sfogo di umidi ormoni di altri uomini.

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Bene… se questo è vero… e ricordate che se una cosa la fanno nel mondo del porno si può sempre fare… ma se non vi piace la sensazione delle corna “don’t try this at home!”… e se è vero com’è vero – perchè c’è nel mondo del porno pure quello – che tutto quel mondo categorizzato alla voce “insegnanti”, “professoresse”, “docenti di sesso F” scatena nel maschio medio una concupiscenza che parte dalle innocenti mezzecazzette della prima media e arriva fino agli osceni e catartici segoni con fantasie di stupro sull’assistente porca che vi ha appena bocciato con un sorrisino a Diritto Commerciale 1, vi ha fatto partire militare (valido fino all’anno 2006) e poi gli avete pure messo il numero del cellulare o dell’interno della stanza su tutti i muri degli autogrill d’Italia con la scritta sotto “Insultami a telefono e godrò per te”… (a me non è successo… ma capisco chi si è massacrato tutto il massacrabile subendo quel torto e si è macchiato di rivoluzionarie ritorsioni come questa)…

… allora sappiate che nei tempi della Costa Italia, della Precarietà 2.0 e del Renzismo, avere una compagna professoressa o docente o insegnante equivale di sicuro a godere di un precario ma rispettabile stipendio in casa. Che non fa mai male. In compenso, sappiate che da oggi, con enorme sincerità e con una mano sulla coscienza, dovrete chiedervi ogni giorno e come al solito senza una risposta che sia sinceramente univoca, se siete disposti ad accettare che in cambio di questo aumento di stipendio, la vostra compagna entri a giusto titolo nel panorama delle fantasie erotiche di decine, forse centinaia di alunni. Se siete sostanzialmente disposti a dividervi il diritto di desiderarla e soprattutto immaginarla oscenamente esposta, possessivamente usata, sadicamente abusata, romanticamente deflorata da una banda di adolescenti col testosterone che deforma il di loro volto.

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Sentitevi liberamente dei papponi se la risposta che vi state dando in questo momento è “Sì, ma cazzo, porta i soldi a casa!”.
Sentitevi liberamente dei comunisti se la risposta che vi state dando in questo momento è “Sì ma vuoi mettere la sua soddisfazione professionale e la sua emancipazione!”.
Sentitevi liberamente dei cuckold potenziali se la risposta che vi state dando è: “Sì ma vuoi mettere tutte quelle belle storielle che mentre glielo butto io si inventa sugli alunni che la guardano…”.

Sappiate che My First Sex Teacher e siti analoghi non mentono e che siete non tanto dei cuckold potenziali quanto dei cornuti certi se la risposta che vi state dando è: “Sì ma vuoi mettere… ogni volta che scopiamo e mi racconta di come gli alunni la guardano… e ogni volta che mi racconta storielle su come gli alunni se la farebbero… mi vien voglia di riconsiderare l’esistenza del condizionale…”.
Ricordate sempre che il cuckold è quel cornuto consapevole e felice della propria condizione. Fatevi due conti, ora… mano sulla coscienza tutti voi… su!

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… poi m’è scappato da cacare! (che è un pezzo del titolo di un romanzo bellissimo che esce a breve!)

M’han detto che non si dovrebbe cominciare un romanzo dal titolo.
Eh, ma quello di cui parlo non è tecnicamente un romanzo.
La dimensione del romanzo non mi piace. Non la sento. Sono gli intrecci a starmi sulle palle… ma questo ve l’avevo detto.
Quello di cui vi parlo è una raccolta di racconti. Tutti rigorosamente più o meno autobiografici.
Tutti banali, perdio!

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E, torno a ripetere, non è un romanzo perchè credo di aver vissuto ancora relativamente poco. E perchè un romanzo banale, anche se lo scrivi bene, credo sia offensivo.

Allora ce lo si può scegliere il titolo. E per metà io l’avrei scelto. “…poi m’è scappato da cacare!”.
Fino a ieri mi piaceva tantissimo l’idea che la prima metà fosse “Dovevo sposarmi…” però oggi non mi convince più. Solo che devo trovare una soluzione a questo empasse… Senò non comincio a scrivere!

L’anno scorso quando lo stesso volevo cominciare a scrivere non dovevo sposarmi. Ma la seconda parte del titolo era comunque “… poi m’è scappato da cacare!”. C’è qualcosa di parlante in questo impellente bisogno fisiologico. C’è qualcosa di chiaramente eloquente. Forse per capirla fino in fondo sta cosa varrebbe la pena di capire qual’era allora la prima parte del titolo. “Volevo fare l’assicuratore…”. Sì, quando credetti che fare il subagente potesse essere un interessante orizzonte di sviluppo lavorativo.

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Vai a capire cos’è questo continuo parallelismo. Forse ha a che fare con la delusione.
Quando sono deluso, mi vien voglia di andare a cacare. Mi scappa da cacare. E se scappa da cacare devi lasciare tutto… altrimenti te la fai sotto. Altrimenti sai che figura.

E’ successo lo stesso ieri, quando poi ho deciso di parlare di Salvini. Volevo dare qualche quarto d’ora in più a Babbo Natale. Invece niente. E allora mi viene in mente che sarebbe ancora più irriverente e dissacratorio se io quel libro lo chiamassi “Aspettavo Babbo Natale che mi portava la fichetta… poi m’è scappato da cacare!”. Però credo che qualcuno mi prenderebbe per pedofilo. Qualcuna mi prenderebbe per frocio – e le donne in sindrome pre-mestruale l’attitudine crocerossina non ce l’hanno nemmeno per sbaglio – e forse comprerebbero la mia semiseria ed autobiografica raccolta di racconti solo trans depressi. Che tecnicamente i trans mi stanno anche simpatici… ma non quelli depressi!

Allora niente… questo per dirvi che sono deluso dalla pochezza di Babbo Natale. Che sono deluso per non averla ricevuta. Che non ho potuto fare quel sondaggio. Che sto decidendo il nome della raccolta… e che dentro una riflessione su Babbo Natale ci sarà… come gli ho promesso!

Ma forse il titolo alla raccolta di racconti auto-biografici e semiseri l’ho trovato: “C’avevo voglia di vivere… poi m’è scappato da cacare!”

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