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Il problema della solitudine apparente dei muri vuoti

A parte che, voglio dire… voi non avete nemmeno idea di quanto sia splendidamente splendido un muro bello tutto vuoto, una parete soltanto tinteggiata, magari anche in modo volutamente sporco e ingrassato, perchè sia sensibile al tatto il pennello. A parte che non avete nemmeno idea di che piacere sublime sia arredare le stanze scegliendo solo l’essenziale, ma scegliendolo bene, tanto da trasformarlo nel protagonista di quella stanza, quello indiscusso… e quindi spendere anche 1500 per un pezzo… ma sapere che da solo fa 9/10 della stanza e quindi, non avrete bisogno di altre spese e probabilmente avrete in stanza un pezzo museale…
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A parte tutte queste cose, voglio lasciarvi qui un pezzetto che ho scritto ieri, ispirato da vicende varie e particolari che mi hanno convinto che il pericolo più grande per un single che abbia scollinato l’horror vacui della parete grigia siano i single che questo scollinamento ancora non l’hanno fatto.

Eccovi serviti devoti stronzomerdoni!

Si ridestò di soprassalto, disteso in modo scomposto sul divano. La luce dell’alba irrompeva dalla persiana lasciata aperta. Sul tavolino basso, di fianco, un posacenere con troppe cicche, a seminare un tanfo incredibile. Valutò quello spettacolo da tre-e-mezzo, forse quattro-meno, se si fosse dato qualche attenuante generica come il sonno accumulato o le ore sempre troppo piccole per stargli cucite addosso. Si alzò; che ore erano? Appena le sei, fissando il fascio di luce led che si componeva sul soffitto della cucina. Avviò la macchina del caffè. Si chiese da quanto tempo era solo. Si rispose tanto, quel tanto che bastava ad apprezzare la parete spoglia di fronte alla postazione dove scriveva notte e giorno. Si disse che forse quella parete – che bella lo era anhce così, sola – sarebbe stata più seducente, gentile e preziosa, con il pezzo giusto da incorniciarci su. Si chiese quanto amasse quella parete, da arrivare ad identificarla con la sua stessa vita. Si disse che amava la sua vita, così, com’era… ma sapeva sarebbe riuscito ad amarla di più. Si disse che era solo da quel tanto che bastava a sapere che cercare un quadro, un disegno, una stampa, per quella parete non gli avrebbe tolto serenità, ma regalato quel brivido che tanti hanno il coraggio di chiamare felicità. Il caffè era pronto, forte, basso e bollente. Lo mandò giù di un fiato. Di là c’erano gli ultimi tre capitoli del romanzo da scrivere.

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Avete anche solo la vaga idea del pericolo che costituiscono quelli che non sanno cosa vogliono e percepiscono esclusivamente il bisogno di riempire quegli spazi… e portano a casa quadri e quadri e quadri senza sapere davvero quale appenderanno… e nel dubbio senza guardarli li appendono tutti… e poi guardano la parete e sentono l’ansia del pieno che non li rassicura ma li spaventa di più… e toglono uno, poi due, poi dieci, poi li cambiano… sempre coi quadri per terra, coi quadri sui divani, coi quadri su tavoli e sedie e non hai più spazio per te anche con la parete vuota? Avete idea? Behse una idea non ce l’avete, fidatevi… non provateci neppure! Loro stanno male, state male voi. Se siete single di sesso maschile, non corro rischi. Se siete single di sesso femminile, ovunque siate geograficamente posizionate, doveste avere anche solo un decimo dell’approccio alla vita da me su descrito: non avvicinatevi. Soffro io e soffrite voi!

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