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Per tutti quelli che me l’avevano chiesta…

Su Karasho.org ci trovate la recensione su “Lo chiamavno Jeeg Robot”… con una serie di riflessioni sul perchè sia la pellicola italiana più cinematografica e bella davvero degli ultimi anni. A tutti gli appassionati, tranquilli non c’è spoiler, niente di quello che leggerete creerà anticipazioni sulla trama. A ben guardare, della storia quasi non parlo.

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Accorrete numerosi!

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Alla fine tutta ‘sta menata per un titolo che funziona molto meglio in italiano che in inglese. Vabbè, sì, fa sembrare questo film una commedia americana… però l’originale mi dava di hipster a merda!

Prima di tutto… mi correggo. Meglio dire che corrego quello che ho scritto qui: a me il punto singolo sta sulle palle! Non si mettono i punti… proprio come non si sbattono i telefoni in faccia. Si impara a dire ciao, arrivederci, a dopo, a domani, torna qui, vengo li, buon cammino, buona vita, addio… si impara ad usare i puntini che sono tre e non uno… perchè solo la morte mette i punti! E gli zombie stanno solo a The Waiking Dead… e loro non mettono online su whatsapp, non rimangono online a vedere se compare “sta scrivendo” oppure no! Non hanno proprio whatsapp! Per cui ufficialmente mi correggo: odio i punti e gradirei non cominciare oggi ad odiare chi usa il punto singolo. Anche e soprattutto perchè il punto singolo rende impossibile i chiarimenti… tutto qui. Basta punti… per favore!

Mo passiamo a ‘sta recensione… ciò detto!

Allora, no, momento. Questo non è proprio complrtamente un bel film… non lo è per tutta una serie di motivi. Non è che io mi ci sia immerso con l’aspettativa di vedere un kolossal hollywoodiano come un Pulp Fiction, un Distretto Tredici Brigate della Morte o un capolavoro indie come Milano Calibro 9 qualsiasi… ma avevo intenzione di guardare un film di Gondry che parlasse della problematicità di affrontare “snodi solo all’APPARENZA conclusivi” nei rapporti umani e sentimentali. Insomma un film che mettesse in immagini i pensieri, le parole e i silenzi che scattano quando due si lasciano e se ne vanno ognuno per i cazzi suoi. E non credevo sarebbe stato facile. Perchè non è ancora facile – anzi – elaborare le cose. Non è facile accettare di vivre con le paure o accettare che le paure siano la ragione per cui alcune vite mutano talmente tanto da non viversi più insieme.

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Tanto che avresti voglia davvero di cancellare tutto. Anche se sei tu a lasciare. Anche se non vieni lasciato.
Perchè… Se è vero – com’è vero – che dietro l’Amore esiste sempre una richiesta di cura dell’Anima che si affida all’altro… e se è vero – ma è vero – che la Paura che spinge ad interrompere un rapporto porta sempre con sè un carico frustrante di delusione… e se è vero – ed è vero – che la delusione e la sua cugina diretta disillusione portano con sè un carico sostanzialmente molto profondo e difficilmente digeribile di Rabbia per quella Cura che non viene esercitata fino in fondo… ed è poi impossibile smentire che i sentimenti profondi non riescono mai infondo a passare…
… allora è anche vero che nel profondo le cose non si cancellano!

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Gondry tutte ‘ste seghe mentali non se le fa. Come non se le fa chi ha scritto il soggetto e la sceneggiatura, cioè il signor Kaufman. In questo film, chi si lascia lo fa per cose banali, nemmeno imprescindibilmente umane. Sì, vabbè, lo so… poi mi direte che “la Paura è il sentimento più banale del mondo, la Rabbia è la difesa più imponente che abbiamo e la Delusione è la declinazione migliore dei nostri bisogni in un momento di crisi” (cit. di un “professore del posto da cui vengo”)… e che quindi chi si lascia al fondo prova le stesse identiche cose. Ma non è tecnicamente e teoricamente così. Perchè nel mondo ovattato di quel film, in quel mondo che vive lo spazio di poco meno di due ore rincorrendosi e rivivendosi, quello che non esiste è lo spazio della elaborazione. Elaborazione che passa davvero dal benedetto “c:format emozionale”. Una tabula rasa sostanziale che congela e blocca quella distanza utile e necessaria ad elaborare. A comprendere… a capire. Elaborare lutti, comprendere sentimenti, capire desideri.
I lutti si elaborano attraverso l’esperienza dell’assenza. In un mondo fatto anche di distanze fisiche tutto questo è possibile, poichè le reti di connessione sono soggette alla variabile spazio.

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Il mondo nuovo della socialità – ed Amore, Relazioni, Sentimenti sono oggetti preziosi che stanno nel settore Preziosi della scatola Socialità – è invece talmente interconnesso attraverso applicazioni, modi di mantenersi in contatto, specchi della vita, reti sociali virtuali, che la rimozione di quei fili è tutta affidata ai tastini “blocca contatto”. Se vuoi… hai “mano ferma e cuore franco” (ibidem di cui sopra)… i fili che tengono legate le persone si rompono, lasciando spazio solo a quelli da elaborare attraverso l’esperienza dell’assenza. Il problema è che una volta “bloccato” il contatto può essere “sbloccato” attraverso il nuovo tastino che il mondo social ti mette davanti, ossia “sblocca contatto”. E tu prendi e risblocchi con cuore franco e mano ferma esattamente come avevi premuto il tasto prima, che era solo la netto della S iniziale.
Eh se le lettere non avessero significati così profondi, tipo l’alfa privativa che non è uno splendido modello di spider o di coupe – appunto private o della capote o della coda – tutto sarebbe inutilmente banale. Ma le S davanti, come le alfa privative, significano… e tanto!

“Cani e serpenti si mordono sempre la coda. Il cane lo fa per fedeltà, devozione. Il serpente per puro bisogno di farti fare del male e farti esperire contatto con quella parte di te che ti odia e vuole che tu soffra… per perpetuare il perenne contrasto tra te, te stesso e gli altri centomila domenicomortellaro possibili”(ricit o ri-ibidem di cui sopra).

Se mi lasci ti cancello. Se ti lascio mi cancelli. Ma se ti lascio… ti cancello? E se non lo faccio… perchè?
In 1992 (che è un serial cazzutissimo che ho potuto vedere con mille macchinazioni in questi giorni e che non è vero per il cazzo nemmeno che è un serial brutto e lento) un personaggio dice che ossessione è etimologicamente collegata alla parola destino… e il destino è una parola usata, usatissima, in una vicenda umana che mi riguarda e mi ha portato fin lì… ed ora finalmente fin qui! Ossessione? Destino? Se non lo faccio… perchè?

Il film di Gondry è datato, quando è nato lo ha fatto in un mondo non così social. Le sceneggiature, come dice chi ha curato questo spazio prima di oggi, non sempre calzano a pennello su tutte le vite. E non potevo certo pensare di ricevere risposte elaborate da quel poco meno di due ore. Peraltro, pur potendo, “la pellicola” – che forbito so essere – non dischiude quel mondo delicato e sognante che di Gondry mi aveva fatto innamorare… piuttosto un mondo calustrofobico, dimesso, a volte quasi pasticciato. No il film non mi è piaciuto molto.
E so bene perchè: perchè ha lasciato davanti a me non già l’opzione di mille finali aperti plausibili. Ma la certezza assoluta che nulla si cancella, tutto va rielaborato… come dice Lavoisier. E qui vengono i cazzi! Perchè così il finale resta uno… oppure la tristezza infinita! E se non ci fosse la paura di mezzo… tutto sarebbe semplicissimo, tutto non sarebbe mai successo!

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Perchè il problema è che la rielaborazione passa attraverso la digestione della rabbia. La gestione delle sofferenze, l’elaborazione della paura, la spinta enorme e catartica a quel salto della fede che si chiama Fiducia. Il peggio arriva adesso: Fiducia nel Fato… che addrizza le cose. Perchè ci sono Cose in cui devi riporre Fiducia, che spesso non dipendono nè dal Me nè dal Te che compongono quei Noi che sono le cose che finiscono e ti mettono voglia di cancellare i Noi di cui sopra. Per cui a giorni sarà obbligatorio, opportuno e fondamentale un chiarimento che lasci a tutta questa matassa problematica una qualche forma di “finale”. Anche se non esistono mai i “finali” che scrivono la parola FINE. E’ il bello del cinema: lì le storie finiscono davvero… e le storie al cinema le rovinano con le continue. Nel cinema le continue non hanno senso, se non mungere le tette di una vacca finchè c’è latte. Nella vita le continue non esistono perchè non hanno senso, perchè la parola fine coincide con la parola morte… e lì non ci siamo noi, non c’è il film. Lì finisce tutto, non solo le storie.

Dice che dovevo scrivere una recensione. Dice. E’ venuto fuori un flusso di coscienza. Eh vabbè, sì, insomma, scusate!
Il film mi è sostanzialmente piaciucchiato pochissimo, perchè non so mai essere cattivo se non raramente. Sì, non mi ha fatto impazzire. Il film credo lo rivedrò quando tutta questa matassa sia almeno un po’ sbrogliata, quando questo benedetto boccone sia sceso per essere digerito. Perchè solo allora sarò meno sensibile alla masturbazione mentale compulsiva… Poi vi ridirò quel che penso cinematograficamente di questa storia.

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Adesso, permettetemi solo di fare due piccole precisazioni. Io vi ringrazio tutti, a cuore aperto e sincero e cazzarmato (che co cit di cui sopra non c’entra… certe parole i professori non le dicono… lo faccio io… così giusto per ricordarci chi siamo!) per l’enorme calore e la presenza. Cinicamente ho potuto apprezzare come “il pianto” renda. Ed ho potuto constatare come il dolore altrui attiri sempre buoni sentimenti negli altri. E’ una cosa bella! Come quei programmi di Nat Geo post 11 settembre in cui, ad una America attenta ad osservare ed osservarsi e bisognosa di una cura di fiducia in se stessa, venivano mostrati esperimenti tesi a tirare fuori il bello dell’animo umano che poi si chiama solidarietà, affetto e prossimità emotiva. Nessuno vi obbligava a tornare qui ogni giorno… anche perchè sapevate tutti che non ero io a scrivere. Invece lo avete fatto tutti, giorno per giorno, almeno una volta al giorno. Per questo, sì, insomma, sto cercando di dire grazie a tutti voi. Grazie davvero e fino in fondo. Perchè il vostro calore ed il vostro abbraccio sono arrivati dove dovevano. Ed hanno fatto bene! Voglio essere ancora più sincero. Non so con quanta felice regolarità tornerò ad aggiornare il blog in questi giorni. Può darsi che chi mi ha dato una mano finora continui a farlo. Come può darsi che me ne occupi slo io. Come può drasi che da oggi… in preda al sacro fuoco degli arretrati… io mi renda conto che mettervi qui la radio, le foto, altro mio materiale sia bello. Non lo so, vedremo. Sappiate solo che ci sono, di nuovo…
… ed ho una maniacale, arretrata, voglia di porno! (oltre che di tutte quelle cose che avete capito leggendo le righe di nuovo tante qui sopra, cioè la chiacchierata e il chiarimento!). E so anche di che porno: voglio un porno di Tory Lane contro quattro o cinque maschiacci schifosamente rudi. Una roba che non sia altro che bassa, bassissima macelleria. Metto le cuffie e me lo sparo ad altissimo volume… con le sue bestemmia, le sue urla e le volgarissimità di lorsignori! Poi, figurati, non mi si alzerà nemmeno perchè “devi essere malato per trovare questo spettacolo eccitante!”(autocit parlandone con una persona speciale!)… ma almeno la catarsi l’avrò vissuta!
Serve mettere le mani nella merda per sentire quanto è calda, quanto odora, quant’è vera! Come dicevo sempre ad una persona… il sesso virtuale è solo lo specchio di un bisogno… alla fine è molto più bello essere sfiniti, sudati, con le dita che puzzano di te e di me…

Ah sì, un fatto importante: cercherò da oggi di essere meno ucronico possibile. Mi sono accorto che non è il massimo. Metti che veramente come mi sono detto tante volte, mi succede un cazzinculogravissimo e tipo muoio? Voi lo sapreste dopo giorni. Mi troverebbero dopo giorni perchè tutti direbbero: “No, no, sta aggiornando il blog, è vivo!”. Allora, siccome non è che stavo per morire… ma comunque m’è scappato tantissimo da cacare nella notte tra giovedì 19 e Venerdì qualchecosa… insomma siccome me la sono tirata ed ho constatato che non è piacevole per nessuno… forse è bene che ucronicamente non si ragioni più! Al massimo le programmazioni copriranno da oggi le 12/24 ore! Per cui sì, lo so che dovrei dormire… ma non sono proprio le 5 e tre quarti… sono le due. Buonanotte! E grazie a tutti, ancora!

Ah sì – scusate – un secondo fatto importante: tutti si sono accapigliati sul titolo del film scelto… No, a me piace “Se mi lasci ti cancello” e non “Eternal Sunshine of a Spotless Mind”… per due motivi. Uno va dritto alla questione, sebbene sia chiaro alla fine che nulla si cancella e bidibim bidibam… e due, non sopporto la creatività inutile spicciola e un po’ tronfia di quel titolo inglese che con il film poi a fondo a fondo non c’entra un cazzo!

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