Archivi tag: ronin

Di samurai, ronin ed altre metafore significative che alle orecchie di tanti appaiono “stupidaggini” (cit.)

E poco importa se il termine stupidaggine è utilizzato in senso materno o maternalistico… stupidaggine con me non si deve proprio permettere nessuno. Con me o con i miei sentimenti. Vabbè… questa cosa l’ho chiarita, però! E’ molto probabile che in assenza di minimi segnali concreti entro e non oltre il 25 aprile, questo blog diventi privato… ossia accessibile solo da chi ha allestito un profilo wordpress ed è stato preventivamente accettato dal sottoscritto. Ho tempo, abbastanza, non solo per rimediare (SE) ma anche per capire come funziona. Sono convinto che qualche caro affezionato o qualche cara affezionata saprà spiegarmi come fare!
Il perchè di questa scelta è presto detto… se non riesco a ritornare agli antichi ed usati lidi della satira… e tutto si riduce sempre un po’ troppo nella introspezione… dedico il momento della lettura della mia introspezione a chi lo merita… ed in buona sostanza a chi mi merita. Meritarmi significa anche accettare di prendersi un pochetto cura di me. E la cura è un sentimento che prescinde la rabbia e prescinde le draconiane punizioni. Se questa cura non arriva… non esiste merito possibile… ora o più tardi, per poter decidere di sapere che mi passa nella vita… e ultimamente grazie a dio i cazzinculogravissimi luttuosi o meno non mancano! Per cui, sì, è molto probabile che il 26 aprile tutto si apparecchi a che questo blog diventi privato. Ma anche no… non lo so. Tutto dipende molto da come continueranno ad andare avanti le cose… perchè se c’è una cosa che mi da fastidio sono da una parte le promesse non amntenute, dall’altro la costante di pruriginare qua dentro per poi non parlarmene e modificare il proprio atteggiamento a seconda degli umori! Ed è chiaro che parlo di questioni e persone diverse che mescolo qui a bella posta… perchè nessuno si senta chiamato in causa ma chi lo è lo sa!
Ovvio, non muterà la programmazione ed i contenuti… semplicemente essi saranno accessibili a chi dico io e basta… a chi decide di prendersi cura di me almeno un po’… a chi non disdegna una buonanotte o un buongiorno… che sono elementi basilari di affetto e buona educazione prima ancora che di altro. Perchè io sono un essere umano, ho diritto di sbagliare, è possibile che i miei errori facciano del male, anche del male cane… lo so e me ne prendo fino in fondo ogni responsabilità… ma l’oblio è forse una punizione troppo grassa grossa e greca per quel che ho fatto.

234678

Ad onor del vero… le cose viaggiano in modo positivo in questi giorni… ma avevo il bisogno di essere chiaro… perchè io che sono una persona che alle promesse ci tiene molto… ho sempre un po’ paura che qualcuno si dimentichi di quelle che mi fa… per questo sono stato molto puntiglioso sopra. Spiegatemi in commento comunque come si fa… spero proprio di dovervi solo ringraziare e di non doverlo fare… sarebe comunque una scelta molto sofferta!
Ciò detto e proprio parlando di tematiche come la cura… torna l’etica del samurai. Il samurai serve un padrone, finchè il padrone non lo rinnega. Oppure finchè il padrone non muore. E quando il padrone è un sentimento… come quello della cura? Beh se il padrone è un sentimento… anche il samurai è un sentimento… sempre lo stesso, quello della cura reciproca! Chi stabilisce se il padrone è morto o se il padrone ha rinnegato? Di solito lo stabilisce il tempo… perchè ai sentimenti è dato ogni potere fuorchè quello della parola parlata o di quella scritta. Ed in questo caso… il samurai deve fae seppuku o diventare ronin? Fino a quando al samurai è lecito, consentito o sostenibile interrogarsi sulla natura della fine di quel rapporto di servizio? Fin dove si spinge un samurai? Il samurai può dirsi semplicemente: qua non è morto il padrone… qua il padrone mi ha rinnegato? O viceversa qua è morto il padrone e siccome il padrone è morto a me sembra che mi abbia rinnegato, ma è semplicemente morto? Perchè la cosa è dirimente: o il samurai muore per sua stessa mano… oppure si mette a servizio di altri dopo un periodo di vagabondaggio in cui cura se stesso e si prende cura di se stesso.

ronin_by_kwang411

Cazzi seri… tutti cazzi che hanno strettamente a che fare con quel SE che io ho messo tra parentesi prima, quella forma dubitativa per cui c’è sempre tempo per rimediare… SE. Metti che il daimo (il padrone) è malato, così tanto malato da sembrare morto… metti che il daimo è così incazzato da sembrare pronto a rinnegare, deciso a mandare a fare in culo il samurai… quest’ultimo potrebbe sempre e comunque rimediare… cercare la cura per il suo padrone, cercare di riconquistare la fiducia dello stesso… provare a rimediare. Quel se io ce l’ho   stampigliato bene sul mio Wakizashi… eppure non ho mai pensato di farlo pesare quando nella mia vita i rimedi dovevano trovarli altri ai cazzi che mi avevano combinato o avevano combinato nella loro vita e implicitamente se ne doglievano con me o chiedevano a me una mano. Io sono sempre stato certo che quel SE non avrebbe mai trovato asilo per gli altri. Tutti gli altri con me hanno sempre saputo che di tempo ce n’era… e che una soluzione si sarebbe sempre trovata. Io ho sempre avuto per me quel SE stampigliato bene di fronte. Adesso credo solo che sarebbe il caso che quel SE fosse esplicitato. Non foss’altro che per insegnare a quel samurai se deve fare seppuku o trasformarsi in ronin! So essere paziente, però… credo molte cose lo stiano dimostrando!

jean_reno

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , ,

A pensarci bene pure questo era parte due di un post scritto qualche giorno fa…

Sì perchè qui vedete l’altro soggetto non eseguito in rigoroso stile japan ma con una punticina di realismo figurativo. E va vista in accoppiata col samurai. Ora che il braccio si sarà rassettato ed il colore sarà uniforme vi farò vedere anche come stanno bene vicine tutte e due le figure. Intanto vi presento la Geisha… qui molto arrossata perchè il braccio era stato appena tatuato… alla fine dell’articolo troverete una foto delle due figure giustapposte, fatta dopo che i colori si sono scaricati… e potrete apprezzarne meglio lo spirito e la bellezza obiettiva del tratto… che Peppe è davvero un gran bravo artista!
11129446_10206049930637846_192454432_n

Allora innanzitutto qualche dettaglio prodromico sulla Geisha. In maniera assolutamente incolta nel mondo dei tatuati, purtroppo soprattutto dei tatuatori, la Geisha è vista semplicemente come una pin-up del sol levante. Aneddoto memorabile: un tizio arriva in uno studio e dice “Voglio tatuarmi qualcosa di serio… di “cattivo” – che è come dire aggressivo, eh! – ma bello!”. E il tatuatore comincia a proporgli i suoi grandi amori: teschi, demoni, cose così. E il ragazzo: “No, sai, è un po’ complicato… mia madre è molto religiosa…”. E il tatuatore che gli aveva tatuato una Geisha qualche mese prima gli fa: “Ma scusa ti sei tatuato una bucc^§ina la volta scorsa…”. Risa, grasse risa generali. Serviva la battuta, ma, no, la Geisha non è una mignotta. E non è una pin-up! E soprattutto non ha lo stesso significato della pin-up. Non è l’amante che ti aspetta a casa… che sarebbe la pin-up che i marinai ed i militari rincorrevano come idea del ritorno a casa. Non è la donna che ti aspetta, quella che nel gergo criminale si chiama la “femmina di colloquio”, se sei in galera. La Geisha non è niente di tutto ciò.

156b953e5b0b7d76fcb88844833650e5

Si sarà capito abbastanza bene che i tatuaggi japan nascondono significati molto allegorici dietro ciascuno di essi. Bene la Geisha, che nella tradizione giapponese è la “professionista del piacere non esclusivamente e non solo sessuale” che tu paghi per passare in ottima compagnia del tempo… tempo che non si riduce esclusivamente in una scopataccia ma si esplicita anche atraverso una chiacchierata erudita sul mondo dell’arte, del teatro, del cinema, della letteratura… e poi si esplicita in cerimonie, massaggi e tutte le forme della cura gentile di una donna nei confronti di un uomo…
…dicevamo la Geisha rappresenta le virtù umane quali la Cortesia, la Gentilezza, l’amore per la Grazia e per le Arti… associate a virtù quali la dedizione e la determinazione. La Geisha completa l’uomo nel permettere proprio a lui di vivere serenamente momenti di ricerca, di approfondimento. Dove la cultura maschile non arriva ecco la Geisha a supplire… dove la pratica della cortesia maschile non arriva ecco la Geisha a supplire.

Geisha-Tattoo-Designs-32

A ben pensarci, se la Pin-Up è il “riposo del guerriero” la Geisha è “la cura delle virtù di un uomo”…

d20be01772bf5635b00db9c4a7e907b4

Io volevo completasse il discorso del samurai esaltando il mio modo di vivere tra la gente, la mia passione per le arti, il mio amore per la cortesia e la gentilezza d’animo nei confronti del prossimo. Ma soprattutto la mia inguaribile voglia di trasmettere le mie passioni agli altri, la missione di spiegare quel che curiosando trovo in giro. Il mio amore per la trasmissione del sapere e per l’insegnamento. Proprio per questo, pur se nascosta, la Geisha sta sul braccio destro che è quello dell’azione continua. E non sul sinistro…
Domani mettiamo l’ultimo pezzo realizzato sul braccio… poi parleremo del pezzo occulto ma sempre presente… che di sicuro avrete capito qual’è ma se non lo avete capito e volete provare a indovinarlo… solo nel giorno di pubblicazione di questo articolo chi lo indovina cince un “commentopompino”…

img_6998

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , ,

Oh e poi ci starebbe da spiegare qui la differenza tra samurai e ronin e spiegarvi che questo è un ronin perchè la bandiera strappata… ma alla fine il ronin significa solo qualcosina in più del samurai… ma qualcosina un pochino importante!

Oh, questo è uno dei due pezzi che non sonop stati fatti rigorosamente in stile japan stretto… ma hanno un respiro un po’ più realistico. Questo è un ronin, non un samurai… poi ce ne sta un altro che lo completa… e però lo saprete tra 3/4 giorni, voi… Ora parliamo di questo ronin.

11121808_10206049907717273_39204424_n

Innanzitutto: cosa distingue un samurai da un ronin… che è una cosa un pelino più complicata? Molto semplice… in questo disegno la bandiera strappta che vedete dietro il tipaccio. Ora… precisazione… tipo maggio… posterò le foto di ogni singolo pezzo ora che i colori si sono riassettati e che la pelle non è arrossata e che… ci sono i dettagli in più. Perchè questo Ronin dovete immaginarvelo con il sole dietro… ed i raggi a riempire il bianco tra lui e l’hannya che si intuisce al confine col braccio.

Ma questa è una precisazione del cazzo che non serve a spiegarvi il tatuaggio. Veniamo a noi.
Il ronin è tecnicamente quel samurai che ha perso il suo padrone (daimo) per morte del tizio o perchè sempre lo stesso tizio lo ha ripudiato definendolo non più meritevole di fiducia. In casi come questo il ronin può scegliere di togliersi di mezo facendo Seppuku… oppure può rimanere vivo e decidere di mettere il proprio braccio e la propria lingua a servizio di altri signori o del popolo. Solitamente un samurai che perdeva la fiducia del suo padrone si faceva fuori… nulla questio. Sono molto pochi i ronin ripudiati che sono rimasti in vita… anche perchè solitamente finivano spanzati dal padrone… qualora  non accellerassero loro i tempi della burocrazia. I samurai il cui padrone moriva, senza che loro ne avessero colpa, invece, si riciclavano in questo modo: divenivano guerrieri a servizio del popolo insegnando arti marziali e tramandando i precetti del Bushido destinati a tutti… oppure facevano i mercenari. Il ronin sul mio braccio è un uomo che ha perso il suo padrone (la bandiera strappata) senza averne colpa. Per questo, pur non avendo un padrone tradizionale cui fornire i propri servigi, non rinuncia alla battaglia ed alla lotta, continuando a combattere per una causa, un ideale (in questo caso rappresentato dal sole che per ora vedete solo legermente accennato accanto al viso del guerriero).

Ora… nel leggere queste immagini ricordate sempre che nel linguaggio delle immagini giapponesi, il connotato allegorico è enorme. Il samurai è lo specchio della modestia, dell’umiltà e della disponibilità al sacrificio per una causa. Se riguardo indietro nella mia vita mi rendo conto di essere sempre stato molto pervicacemente attaccato alle cose che ho scelto di fare, essere sempre stato dedito a quel che mi coinvolgeva, essere sempre stato abnegato alloperosità. Nell’ozio ho sempre vissuto la personalissima forma depressiva che mi porta al numero inenarrabile di seghe mentali che sono sempre anticamera e salotto buono dell’infelicità. Inolre, nella mia vita, difficilmente mi sono approcciato agli altri con superiorità manifesta, con protervia, con arroganza. Se ben ricordo ho dimostrato anche spessissimo di difettare d’oprgoglio nel confronto con gli altri.
Eppure… in questo momento della mia vita, mi rendo conto che tante delle cose per cui mi sono impegnato, battuto, industriato, sono state capaci di deludermi. E deludermi profondamente. I sentimenti sono stati spesso srappati, con grandissima non chalance da altri. Gli ideali sono brandelli dati alle bestie randage – quanto sono crepuscolare! – ormai da anni… ed il mio percorso di ricerca e studio pur potendo valere non è stato apprezzato da alcuno… in molti hanno preferito “rock nelle periferie” a “La Camorra Barese”… eh vabbè!

Ho messo la mia “spada” e la mia “lingua” a servizio del popolo, qui, in una birreria… dovunque ci sia qualcuno che abbia voglia di lavorare con me o farmi lavorare. Dovunque ci sia chi rispettandomi voglia vivere una esperienza con me. Sono legato ad un daimo che fu, ad un mondo che fu… ed in questo difetto a trovarmi a mio agio. Ma non riesco a smettere di combattere… ed a farlo con le caratteristiche cui non voglio rinunciare: modestia, umiltà, disponibilità ad ascoltare e imparare da tutti, sincerità nel confronto. Proprio perchè questi connotati mi muovono e mi muovono tanto sulla grande scacchiera della vita… ho posizionato questa figura e la successiva, di cui vi palrerò tra qualche giorno, all’interno del braccio… dove non tutti possono vederla quando sono in piedi. Per una questione di modestia generale e per quel vizio incredibile, quando non siamo nel grande mondo virtuale dove alla fine non siamo che qualche pixel su uno schermo, di dire poco, pochissimo di me. Non sono un orso burbero… ma di persona preferisco fare il pagliaccione su tutto quel che può far ridere… difficilmente mi metterò a parlarvi di me se non vi conosco benissimo e se non sono assolutamente in quelle situazioni da acqua alla gola e salvagente obbligatorio. A dispetto di tuto quel che possa sembrare, sono un orsetto burbero ch non ha mai voglia di disturbare gli altri… che tende a tenersi tutto dentro, che cerca sempre finchè è possibile di risolvere i propri patemi da solo… perchè non sopporta l’idea di dare fastidio.

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , ,

Oh quindi dobbiamo continuare e devo dire subito che in giapponese tra poco leggerete su uno dei tatuaggi la scritta “Di tempo ce n’è abbastanza, per rimediare, se…”.

Questo qui, come ha qui saggiamente indovinato la mia cara amica chezliza… questo è un Wakizashi, ossia un pugnale rituale giapponese… che poi sarebbe la lama che serve ai samurai a fare quella cosa importantissima e davvero onorevole che si chiama Seppuku. Cioè suicidio rituale facendo tirandosi fuori le budella dopo essersi fatti un taglio della madonna sulla panza… con un assistente non pagato che si chiama Kaishakunin che ti taglia la testa mentre stai morendo… così non soffri dopo aver sofferto già abbastanza col taglio e il tiraggio da solo fuori delle tue stesse “indrame” che se non sei di Bari sono le budella.

11103898_10206049907557269_1450388460_n

Come potete vedere il pugnale rituale di cui sopra, cioè lo Wakizashi, è posto lungo l’avambraccio a coprire quell’osso bellissimo che se ti metti a braccia conserte si vede benissimo ed in bellissima vista. L’osso potrebbe essere l’ulna… però potrebbe essere pure il radio. Non c’ho mai capito bene di quelle ossa, tipo tibia e perone, che sono due simmetriche quasi e servono a star lì per farti girare per bene il braccio stesso.
E’ di tutta evidenza che un pugnale non puoi mica fartelo su una gamba… a meno che tu non sia un cheyenne, ossia un truzzo… e ti piace sentirti Rambo con il pugnale nello stivale. Nel caso ovviamente ti faresti il bifilare, non certo il Wakizashi.
Qualche info a riguardo di questa scelta: il Wakizashi era un pugnale rituale, un’arma dalla quale il samurai – ma pure il ronin – non si separava mai, nemmeno in visite ufficiali. Poteva fare questo, cioè tipo presentarsi al banchetto super d’onore armato di Wakizashi, anche solo perchè tutti sapevano benissimo che quella lama non sarebbe mai stata rivolta dal Samurai verso nessuno. Solo verso se stesso, precisamente verso il suo ventre, in alcuni casi molto particolari… tipo la perdita dell’onore! Non si trattava di un’arma da offesa o da difesa. Il samurai quella lama non la utilizzava in battaglia. Per combattere il samurai aveva la katana o il tanto… non il Wakizashi. Quest’ultima, a differenza della lama lunga, veniva portata sul ventre. Un po’ per ricordarsi dove colpire in caso di perdita d’onore… un po’ perchè – e questo spiega anche il loro tradizionale modo di suicidarsi, il Wakizashi era il “guardiano del ventre” ossia il guardiano del luogo ove secondo i samurai aveva sede l’anima. Il pugnale di cui sopra ti teneva d’occhio il ventre… poichè se tu avessi perso l’onore, avrebbe provveduto lui a riconquistartelo… con quella cosa simpaticissima che si chiamava Seppuku… un po’ perchè se te lo portavi sempre addosso ti ricordavi che fare stupidaggini poteva costarti molto caro.

images-1

Io per tutta una serie di ragioni – non solo estetiche – sul ventre non me lo potevo fare! Un po’ perchè sono cicciotto e quindi sarebbe uscito tirato o sgranato… un po’ perchè, da quando fu proibito ai samurai girare in armi e fare le cose che sempre facevano – cioè in buona sostanza i camorristi – questi signori presero a tatuarsi non tanto la katana quanto il tanto sulla pelle… un po’ per ricordarsi chi erano, un po’ per virilistica voglia di dire: “Guarda che io all’onore ci tengo, ci tengo massimamente!”. Proprio per la stessa ragione, come custodivano un motto in un rotolino di pergamena arrotolata e custodita nel manico del Wakizashi… così presero a tatuarsi quel motto inciso sulla spada.

Il mio non è un motto stupido: “Di tempo ce n’è, abbastanza, per rimediare, se…“. Potrebbe sembrare idiota, visto che è il vesro scritto da Sangiorgi per una canzone dei Planet Funk. Ma non è così. Quel motto inciso su un pugnale di quel tipo, vuol essere messo lì a ricordarmi che il massimo onore, il massimo modo di ricordarsi che si è umani, è che si possono commettere degli errori e che esiste, sempre e comunque, il tempo ed il modo di rimediare a tali errori. Porre rimedio ai propri, assistere gli altri nel porre rimedio ai loro. La correzione di quel che si è sbagliato, la capacità di chiedere scusa con i gesti, attraverso una pratica del “perdono” che importa appunto il tempo, è sempre stata a mio parere la forma migliore di dimostrare la mia personale umanità ed il mio onore di essere umano. Allo stesso modo, il se conclusivo della frase mi ricorda che non è eterno il tempo a disposizione e non sono innumerevoli i tentativi. E’ necessario che la pratica sia vera, che le intenzioni siano franche, che il cuore sia fermo, nel mentre ci si guadagna o si collabora alla costruzione del perdono. Senò sono chiacchiere… e non serve andare avanti.

Proprio per questa ragione, per la sua forma attiva, il pugnale che tutto questo rappresenta è posto sul braccio. Proprio per questo, invece che verso di me, la punta è rivolta a chi mi guarda, a chi interagisce con me… non già per offesa… ma perchè sempre il perdono è qualcosa che si muove verso gli altri… e l’assistenza al rimedio si muove lungo la stessa via. Insomma… perdonare o aiutare qualcuno a farsi perdonare è sempre qualcosa che fai con qualcuno… quindi il Wakizashi si mete così punto e stop. Nessuno vuole accoltellarvi.

seppuku_by_leccio-d37bdbc

Una piccola e doverosa precisazione su quel che leggete sul pugnale:
Si tratta di giapponese originale… proprio per questa ragione la lettura può diventare anche “Ho tempo per riordinare” oppure “Esiste il tempo della riparazione”. In nessun caso troverete coinvolti meccanici o colf. Semplicemente rimediare, riparare e sistemare in giapponese sono sinonimi stretti… hanno a che fare con il disordine che diventa ordine (sia esso mentale, fisico… siano dell’anima o dei corpi i guasti). Suggerisco sempre a tutti di farsi assistere nella traduzione da persone esperte: lettori dell’università, amici che abbiano studiato lingue orientali, persone fidate madrelingua. Io non posso certo dimenticare che ho insegnato ad un giapponese che vaffanculo in italiano significava ho fame, detto in modo ironico se si enra al ristorante. Quindi, per evitare compensaizioni del karma e per evitare che qualche buontempone decidesse di scrivermi “mi metto a cariola” sul braccio… mi sono rivolto a professionisti. Fate lo stesso. Capita a molti di scriversi “Vecchia stronza” e “Puttana” (cit. chi lo indovina vince un megacommentopompino) sul braccio pensando di scrivere il proprio nome in giapponese o in cinese.

A domani per il resto!

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,