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Biondoddio con quella che ci farei 2.5

E siamo arrivati alla fine… ed ora c’è lei. Che si pomicia i rottweiler nei film schock e tutti lì a dire:”Ma guarda che quella s’è pomiciata un molossoide labropendente tecnicamente molto sbavante!”. Ed io mi dico Karashò! Cazzo se fa sangue… tanto voglio dire, da allora la bocca se la sarà lavata.

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Io per lei c’ho una fissa da quando non sapevo nemmeno che era figlia d’arte, in una delle sue recitazioni più belle e acerbe di sempre: Palombella rossa. Quant’era bella in Palombella rossa, con le scarpe di tela, le converse… e Moretti padre comunista che ti attacca un pippone sulle converse che mi ricorda mia madre quando non voleva comprarle e diceva: “Che devi andare facendo con le scarpe di tela…” e mio padre credendo fosse come al solito pedagogico usare parole altrui autoriali mi fece ascoltare “El purtav e scarpe tennis…” di Jannacci – quanto mi manca Enzo! Sì, lì recita proprio lei, Asia Argento!

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Poi la ritrovai, ma non tanto in Opera, che faceva cacare… quanto ne “La sindrome di Stendhal” che a me piacque un sacco e a mio parere come film non fu capito. Mi piaceva quel fascino conturbante, quel fascino torbido. Già si diceva in giro un sacco di maldicenze: drogata, sballata, schizzata, tossica. Fanculo!

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L’arte se la mangiano e la sputano un po tutti i provinciali ed i perbenisti, i moralisti che non vogliono essere scandalizzati. Ok, lei magari tanto normale non sembrerà… lo sappiamo tutti… ma c’era questa splendida modella molto molto truccata e molto molto sexy che camminava nel video di This Picture dei placebo… e mi sono sempre entusiasmato sessualmente per quel film, per la definizione di ashtray girl, ragazza portacenere… basta basta doveva essere mia… dovevo dirlo che Biondoddio…

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Invece sono cortese ed educato… e continuo ad andare al Mavu a sentirla quando capita a mettere dischi. La saluto da lontano, le rubo un bacino bacetto e sto buono buono… lei lo sa che sto buono buono… e il bacino non me lo nega mai. E ci vado e ci andrò mille e mille altre volte al Mavu a sentirla suonare. E se mi chiedesse chiudiamoci lì lo farei mille e mille volte, come la leggenda metropolitana che lo fece davvero col cantante dei Placebo di chiudersi a Capri in un albergo. Io lo farei… ma butterei via la chiave. Per sempre!

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Sunday boring sunday

Oh sì, parafraso il grande pezzo degli U2…
Oggi ho un programma formidabile-. Si tenga conto che la mia inter è in crisi nera e per questo, solo per questo, credo presterò enorme e dovutra attenzione al match… vuoi mai che va a finire male come due domeniche fa  che per dormire i diavoli hanno vinto 3a0? Non vi tedio oltre, anche se dovrei, con il lato oscuro di Domenicomortellaro… ossia la passione spudorata per l’oppio degli italioti.

Questo per dirvi che, anche se adesso non so dirlo bene vista l’ucronia… guarderò non uno bensì 2 film del caro Nanni Moretti: i miei preferiti. Palombella Rossa ed il commovente Bianca… che ho ricordato intatto nella sua belleza oggi che è un giorno tanto lontano ma ho programmato un post tanto bellino.

Ah sì, perchè sia chiaro… la serie morribonda delle avventure di Sonia l’infermiera cinica e spietata è iniziata da venerdì e prosegue nei giorni dispari domeniche escluse. Questo darà il giusto distacco per evitare che termini a braccetto con quella di Don Michele. Presto news anche su copertine e simili. Anche se di quei due racconti vi frega il cazzo!

 

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Vedi, tante volte, pensi di far del bene…

Come l’invenzione di Zuccainborgo e dei suoi schiavi, che non avendo altro da fare hanno massimamente considerato l’eventualità di inserire la funzione “Ti ricordi?” nella homepage della tua bacheca. Alle volte non si riflette mai abbastanza sui rischi che si corrono ad aprire le scatoline catalogate come passato, nella testa delle persone. Facebook a volte si riesce a protestare incredibilmente più propenso alle gaffes di quanto io non lo sia. Ed io sono un proverbiale gaffeur. Oltre che “Cortese come il Mortellaro” potrete dire “Gaffeur come il Mortellaro”: io non mi ci offendo punto! Due proverbi sono massimamente attendibili e sono in virgolettato qui sopra; non li ripeto nemmeno se repetita iuvant. Sono pigro. E incazzato.”Ti ricordi?” Ed a me viene in mente che tragicamente non efhifhte una memoria fhtomatologica… e che “Ti ricordi?” ripetuto insistentemente è una cosa bellissima che sta dentro un film bellissimo che si chiama “Palombella rossa” e che è metafora dello smarrimento del militante comunista contemporaneo (nel 1990) di fronte alla polverizzazione di una certezza granitica come il Muro di Berlino. “Ti ricordi?” – “No, non mi ricordo, forse non voglio ricordare… davvero eravamo così? Dicevamo queste cose? facevamo tutto quel che tu dici dovrei ricordare?”.

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Perchè Facebook stamattina, come se non bastasse il risveglio con addosso la peste influenzale, mi ha anche ricordato di una cosa bellissima successa esattamente cinque anni fa! Facebook in questo è infallibile. Io stesso, mentre ve ne parlo, stavo scrivendo “più o meno cinque anni fa…”. Invece no; più o meno un  cazzo! Esattamente cinque anni fa. “Guarda cosa postavi, esattamente cinque anni fa!”. E mai che ti ricordi una boiata. Mai che ti ricordi una fesseria immane che avevi scritto. Mai che ti dica: “Cinque anni fa hai scritto: La rana caca verde!”. La rana caca verde è l’espressione che dialogicamente uso per dire: “Quella che segue è una stronzata senza senso e di solito la uso quando voglio testimoniare per esempio che nella società odierna qualsiasi peto ha dignità non solo e non semplicemente perchè è un peto ma perchè è un peto detto e scritto da qualche parte ad uso e consumo del mondo che lo legge e ti scopre vivo inquanto medium di questa stronzata veicolata e social unificati…”. Cinque anni fa non dicevo “La rana caca verde!”. No cinque anni fa postavo foto splendide di ritratti bellissimi fatti. Monomaniacalmente ad una persona.

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La funzione “Ricordi?” su Facebook è l’essenza stessa del throat-fucking o del gola profonda a seconda del vostro grado di anglofonicità. Nuovi lettori e nuove lettrici non scioccatevi di questa propensione all’uso della pornografia e delle pratiche pornografiche per spiegare il mondo… qui è assolutamente normale e sociologico. Non c’è niente di male. Esattamente come la pratica su detta, che altro non è che una fellatio molto ben insistita e se non avete confidenza nè con l’inglese, nè con l’immaginazione del leggere oltre le righe quel “gola profonda” nè con il latino… quella pratica è quella di un pompino drammaticamente insistito fin quasi a soffocare la “concedente” – che poi alla fine si comincia che lei dovrebbe concedere e si finisce che tu non ci ragioni poi tanto e ti vai a prendere tutto, ma proprio tutto, al limtide dell’omicidio colposo. Non si muore. In dottrina morti da throat fucking censite non ce ne sono… nel ricordarvi questo, vi dico comunque don’t try this at home… o almeno divertitevi in sicurezza. E la funzione “Ricordi?” è un throat fucking perchè all’inizio ti sembra bella come cosa, ti sembra eccitante andare indietro senza che tu lo abbia chiesto, subire, essere completamente in balia dell’altro in un rapporto in cui il tuo piacere non è fisico ma assolutamente mentale. poi ti accorgi che all’altro di te frega molto poco, molto pochissimo… e che l’esperienza è tutt’altro che piacevole ed allora o sbocchi oppure ti sembra di finire affogato e sei lì semplicemente a chiederti: ma quando la smette? Io tutte queste cose sul throat fucking non le so per esperienza diretta, nè subita nè agita… sono solo una persona molto intuitiva ed empatica.

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Questo non è un post nostalgico, sia chiaro a tutti. Questo è semplicemente un post sulla opportunità di certi atteggiamenti sociali. E di certe funzioni. Io posto ogni giorno, da ormai quasi otto anni. Qual’è il criterio con cui Facebook richiama il mio passato scegliendo quale cassettino di quale anno aprire? Perchè non ha scelto la vigilia della befana dello scorso anno? Avrò detto o fatto qualcosa… no, quella di cinque anni fa! Sarcasticamente puntuale come le bollette di Equitalia n scadenza! Non si va indietro oltre cinque anni. Nella funzione ricorda i ricordi appaiono autodistrutti a far data prima dei cinque anni. Una tabula rasa che ricorda lo svuotamento dei fascisoli fiscali all’ora x. Del resto, dietro Facebook ci sono algoritmi precisi e metodici come ragionieri del primo piano, non cuori. Se tanto mi da tanto, con questa consapevolezza, devo corazzarmi per i prossimi due anni, perchè il biennio 2011-2013 fu quello che considerai massimamente più carico di belle sorprese della mia vita… è dunque molto probabile che i post che “l’algoritmo contabile dei ricordi” mi farà ritornare in mente senza permesso saranno quelli più amari da mandar giù, allora densi di belle speranze e bei sentimenti tutti infranti… a livello professionale, emotivo, sentimentale. Il 2020 sarà un anno carico di ricordi tristissimi. Il 2020 riguardando indietro potrò dire: “Cazzo che passo in avanti ho fatto… guarda che cosa brutta e triste e contrita che ero!” e per questo sarò misterisamente felice, nel constatare che invece di grattare, al fondo ho puntato i piedi e sono risalito. Lentamente, per evitare embolie, trattenendo il fiato e facendo uno sforzo di più per farcela col fiato. Il 5 gennaio del 2021 Facebook farà in modo di ricordarmi che ho riflettuto su quanto inopportuna fosse la sua funzione. Il giorno dopo, quella riflessione, ciascuno di quei momenti, giorno dopo giorno, “andrà perduto nel tempo come lacrime nella pioggia” (romantica la suggestione del monologo finale di Blade Runner). Allora davvero avrò toccato con mano quella che è la digitalizzazione dell’esperienza, la digitalizzazione del ricordo, in questa realtà alternativa e digitale che è la mia seconda pelle. Quando indossiamo la seconda pelle, resettiamo le memorie ogni 5 anni. Meno smemorati di un pesce rosso che ha il c:format tarato ogni tre secondi.

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Apro una petizione: “Con questa, noi utenti Facebook sottoscritti protestiamo il nostro diritto a scegliere cosa ricordare, a poter avere a disposizione nella barra delle impostazioni una casella di spunta che ci permetta di scegliere il range dei ricordi rievocabili, ad avere la possibilità di ritenere ricordi di più antica memoria, ovvero a dimenticare tutto. Noi sottoscritti…”. Oppure apro una sottoscrizione a premi per poter maltrattare con proverbiale cortesia e tagliente sagacia l’algoritmo contabile dei ricordi ogniqualvolta, svegliandomi, sulla tazza del cesso, io debba aver a che fare con un ricordo che mi appaia sconveniente, inopportuno, gaffeur. Chi ci sta?

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5687,cinquemilaseicentottantasette – Ovvero Aleks Strangenumbers and the Infinite Sadness – O ancora ore solari, 007 e squillo d’inquietudine!

Ci sono quelle considrazioni che partono di nascosto in un qualsiasi lunedì di ottovre. Che i lunedì vanno cassati dal calendario. E capisci di colpo cos’è la pena. E ti rendi conto che certi incontri e certi scontri non dovrebbero mai capitare in giorni che possano essere ricordati non solo per il loro nomepropriodigiorno (che so io, il 26 ottobre) ma anche e di più per una ricorrenza particolare, tipo la Pasqua o tipo la Madonna di Corsignano o peggio tipo quando l’ora da legale si fa solare. Peggio mi sento se i giorni sono assieme Pasqua e ora legale che arriva… e si mangia quella benedetta ora solare che ci fa dormire un pochino di più. L’ora solare è fortunata… sappiamo dove va a finire… la risputa l’ora legale dopo che se l’è masticata tutta l’estate e poco più. L’ora legale non ha tutta questa fortuna.

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Dove se ne sta nascosta prima di mangiare la solare? Non è dato saperlo. No, certi giorni senza nomepropriodigiorno che sia il loro e soprattutto senza fissa dimora non sono buoni per niente., Non te ne fai niente. Se ancori a loro gli anniversari diventano effimeri, incasinati. Loro devopno farsi da parte e non c’entrare più nulla. Come le date importanti che tu prendi e ce le metti a mo’ di password un pochetto ovunque. E le scrivi e le confessi solo quando sono passate. Perchè le cambi o le hai cambiate. Ecco… per dire… il 24 giugno del 2010 è una data bella, rocciosa e forte. Non conta che avesse perso l’Italia con la Slovacchia. Era e sarebbe sempre stato il 24 giugno 2010. Semplice. Vai a ricordarti che giorno faceva Pasqua del 2010?! No, non lo ricordi più.Come vedi che cominci a non ricordare più un sacco di cose… e già. Poi magari ti ripiombano in mente una serie di dettagli senza senso. Ma sai perchè succede questo? Perchè vedi che si compone una frattura davanti ai tuoi occhi. Vedi una crepa nella realtà. La benedetta tazzina di caffè rovesciata sulla scena del delitto, sul comodino, col caffè versato che fa quell’odore buono che resiste alla cordite della polvere da sparo ed al sangue ed al cervello. E tu ti ancori a quella tazzina per restare lucido e reale ma… sai che quella tazzina è il ricordo più vivido e vero e reale che ci sia… ed è quello triste che ti porterai sempre dietro… che i cadaveri sono tutti uguali, quel che cambia è solo la scena… e le tazzine del caffè o le scarpe spaiate. O le auto parcheggiate a cneto chilometri da casa quando non ce n’è bisogno. Quelle auto che ti fanno diventare un piccolo 007 qualsiasi, ma di quello nuovo, 007, l’ultimo… quello crepuscolare e muscolare che mette in scena il signor Craig, Daniel Craig. Solo perchè ti ossessiona l’idea che la tua idea, quel che sai, quel che senti, deve trovare la corretta giusta dimostrazione! E quel CVD si compone magicamente sotto i tuoi occhi… e tu sorridi… e finalmente sei leggero, leggero davvero… perchè la Ragione sta sempre sulla schiena degli uomini… e solo gli uomini ne portano il peso senza chinare mai il capo!

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E le voci nella testa ronzano… e tu sai, sai bene, capisci… capisci solo che avevi ragiuone, che la traccia seguita e scelta e percorsa è giusta… sai solo che al fondo non c’è tenerezza, non c’è nemmeno tristezza. C’è pena. Tanta. Ma è giusto sia così!

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