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Torna presto padrepio…

Il corpo imbalsamato o incerato di padrepio ha fatto un viaggio. Credo fosse la prima volta che si spostava dal disco volante parcheggiato in seconda fila sul piazzale dell’ospedale di San Giovanni Rotondo. La faccenda ha avuto un’eco imbarazzante sui giornali. La questione è stata anche al centro di alcuni tavoli tecnici per sicurezza ed ordine pubblico. L’auto su cui padrepio ha viaggaito è stata scortata da un drappello congiunto di Polizia e Istituti di Vigilanza privata. Temo che Città del Vaticano non abbia fornito alcun contributo economico alla vicenda. Imbarazzante. Continuiamo a sostenere costi enormi per spicce forme di idolatria.

Quel che terrorizza sopra ogni altra cosa è il “mood” fa notizia, accostato ad ogni spostamento ed avvenimento minimamente collegato alla statuetta cerea di padrepio – non sono spoglie, non è il corpo… sono I RESTI. “Oggi padrepio è andato… ieri padrepio è stato spostato… domani padrepio andrà!”. Il tutto in collegamento da Roma, un servizio al giorno. Per chi è pugliese, i servizi sono due, perchè ogni giorno c’è un pezzo con le interviste al santuario, le interviste di gente che aspetta il ritorno della statua, gente che è accampata lì fuori a far la guardia al discovolante vuoto in attesa del ritorno della statuetta.

Non so davvero se mi fa più paura gente come Salvini o persone all’apparenza comuni accampate che, nel giorno della Misericordia, affermano: “Ci costa molto lasciar andare il nostro padrepio… non è giusto che lui debba lasciare il santuario… però è un ordine e dobbiamo rispettarlo! Certo, se c’è un santuario potrebbero venire loro a vederlo, non dovremmo essere noi a lasciarlo andare. Siamo molto in pena, ci costa molto!”. Una forma di misericordia che con estrema facilità fa rima con l’espressione: alla faccia del cazzo!

Ho sciolto ogni riserva: un comune fedele di padrepio è molto più spaventoso e pericoloso di un Salvini qualsiasi.

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Subbiano Arezzo e Viaggi Partigiani

Questi sono tre scatti, forse li implementerò con altri… Datano a Luglio 2013, per un viaggio ricerca sulle tracce di un partigiano, Angelo Ricapito, giovinazzese, morto sui monti dell’Aretino durante l’Eccidio di San Polo, a soli 21 anni, dopo una notte di atroci torture, sepolto vivo e fatto saltare con la dinamite. Non aveva voluto fare i nomi dei suoi compagni d’arme. Uno tra gli ottanta e più uomini, donne e bambini, uccisi dalle SS quella mattina.

Sono scatti che nulla hanno a che fare con le cerimonie… cose che attiravano la mia attenzione. Di Angelo saprò raccontarvi, in qualche modo!

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Arezzo, Subbiano, Toscana

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Limoni e limonate – non sempre amare – per poco più che trentenni…

Ed era Genova 2001, o Bologna ’77? Non me lo ricordo più. Sarebbe potuto accadere pure tra i “Morti di Reggio Emilia”, contro il governo Tambroni. Sui monti con (Annette?) e quei disgraziati punkabbestia, pastori e valligiani del NoTav.
Quando bevi fuori dal coro, come coi “chinotti” – che qui da me sono cosacce che fai con la bocca, cosacce zozzolerce, poi sono le lattine di bibita nazionale fascistissima e alternativa alla cocacola e solo alla fine sono gli agrumi amarissimi da cui si fa il chinò -esattamente come quando canti o gridi o pensi fuori dal coro… celermente arriva la Celere. E spara un lacrimogeno, due, tre, una flotta di lacrimogeni. E l’aria puzza di mandorla acerba. E l’aria si fa nebbia e l’aria si fa amara. E piangi, cazzo se piangi. E brucia, cazzo sei brucia.

200px-Chinottini

Ci vorrebbe un chinotto! Ma quello massimamente conosciuto dalle mie parti, la zozzolerciaggine con la bocca, quello non si può in questo fuggi-fuggi generale. Come fai? Quello, rilassato o alla crudele che sia, non lo fai in corsa. Non si può mica fare, vero signor Tesla? Ci vorrebbe un chinotto. Ma non la lattina… magari la bottiglia, benzina, straccetto ed alla nebbia incolore dei lacrimogeni risponderemmo col fuoco della nostra passione. Ma indove la troviamo la 25cl in vetro a culo duro del Chinò? Hanno chiuso i bar per il disordine che si teme porteranno i disordini dei giovani che massimamente amano e per questo pensano, parlano, gridano ed urlano fuori dal coro. I bar li hanno chiusi tutti. Blindano Genova, “[…]cancellateacinquemetri, belin! E’ morto un ragazzo, cosa fai che spari, cosa fate che picchiate e sparate? Chiuditi dietro le cancellateacinquemetri, Belin, che non ti fan mica niente. E’ morto un ragazzo! E tu lì che spari. Per non far sfasciar la città? Finiva subito, finiva, se non sparavi. Tanto l’han sfasciata lo stesso…”.
Blindano Firenze, la blindano che i barbari non calino rompendo tutto. Questi blockbuster dei blackbloc finti, questi anarchici e autonomi veri. Blindano Firenze e non succede niente. Perchè nulla doveva succedere. Perchè Oriana Fallaci una previsione, una, la doveva pur sbagliare!
Indove la troviamo, noi due, una 25cl culo duro di vetro di Chinò, il secondo chinotto che viene in mente quando pensi che servirebbe un chinotto, mentre tutti scappano? E’ tutto chiuso, han chiuso ogni bar. Vero signor Molotov? Non la possiamo fare!

E resterebbe il terzo chinotto, da taglire a morsi e bruciarsi la lingua da quanto pizzica infondo e brucia il palato. Ma non ne abbiamo di chinotti. Non servono che alle aziende che fanno il chinotto, i chinotti. I frutteverdura i chinotti non ce li hanno. “Abbiamo i limoni!”. E vada per i limoni. Che son sempre agrumi, massimamente aspri se non di Salerno. Alcuni dolci da mangiare. Da farcisi la provvista per l’inverno e l’influenza e “si sa, la vitamina C”. Vada per i limoni. Non ci pensi subito, quando dici limoni. Il limone sta alla lettera L come albero sta alla lettera A. Come mela sta alla lettera M… ma la mela e l’albero, qui, nella nebbia dei lacrimogeni, come il libro della prima elementare, non te ne fai niente. Che libri non ne leggi, brucia, gli occhi aperti non riesci a tenerli. E fosse scritto in breil nel fuggi-fuggi non poggeresti bene le dita. Leggeresti sbocconcellato. Sbocconcellato come una mela che morderla non ti salva la vita, nella nebbia di mandorla e nel fumo che brucia dei lacrimogeni c6. Servono i limoni.

Solo dopo, ci pensi, che i limoni sono anche quei baci che ti scambi quando limoni, voce del verbo limonare, che non vuol dire spremere i limoni per fare la limonata, vuol dire farsi una santa limonata in santa pace. E magari fosse santa la pace per limonare in questo delirio che sa di mandorla e fa pianegre e ti bruciano i vestti addosso e ti vorresti spogliare e ti ritroveresti nudo a piangere e grattarti e sentirti la pelle che brucia e si chiudono i polmoni. Ecco perchè ci vorrebbero i limoni. Quelli veri, adesso, prima di tutto gli agrumi. Divertiamoci in sicurezza, mentre tutti intorno scappano. Io e te soldatini di missioni impossibili: limonare sui teatri di guerriglia urbana. Come installazione, come happening di protesta: un flashmob dell’amore, anzi dell’aSmore come asma, come quella che ti viene mentre sei in mezzo ai lacrimogeni c6 e non hai i limoni e ti si chiudono i bronchioli.
Segui me, vieni appresso a me: si fa così, ti mostro! Prendo il limone più piccolo, quello che ta in bocca da solo. Me lo caccio in bocca per metà come fosse la tua lingua che s’attacca alla mia mentre limoniamo, mentre i limoni li facciamo. Ti tiro a me… tu fai lo stesso. Fatti andare in bocca quel limone e sentilo, come fosse la mia lingua che s’attacca alla tua. Visto? limoniamo per procura. Le labbra mie contro le tue, il limone da limonare in bocca. E lo limoniamo. Un colpo di denti. Dai che ce la fai. Ti aiuto anch’io. Ricordi? Come le morositas alla liquirizia, che mettevi il pacchetto tra le fronti ed erano morbide e ci pomiciavi. Le morositas alla liquirizia sono amare. I limoni sono aspri. E sono duri. Non li tagli facile, non li tagli semplice, non li tagli con un morso. Più morsi, un, due, tre… più morsi. Mordi… che mentre mordi esce il succo. Mordi che ti riempie la bocca e le goccioline dal palato finiscono per magia nel naso… e quel citrico inacidito tiene lontani i lacrimogeni. Mordi il limone, non la mela, mordi il limone che ci salviamo il culo. E tu mordi, io mordo e le labbra si toccano… e che bello, mi pensi e ti penso, sarebbe limonare senza limone tra me e te.

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Eccolo, staccato. Un pezzo per me un pezzo per te. Ci siamo salvati la vita… ci siamo salvati il culo… e adesso scappiamo senza piangere più. E mi tieni la mano, ti stringo la mano, ti tiro di qua, mi tiri di là. Corriamo che questi rottinculo non ci prendano. Corri, corri cazzo corri. Tieni il limone in bocca e corri. Non dire una parola, salva il fiato e corri cazzo. Corro! E col limone in bocca ripenso alle tue labbra sulle mie, un attimo fa. Corri cazzo, cor che c’è un portone. Ed è aperto. Stringi il limone che il gas passa da sotto le porte, dal rosone di questo portone antico di carrugio genovese. Tienilo stretto tra i denti il limone che ci buttiamo dentro. Hai perso lo zaino, ho perso la scarpa. Ti guardo. Sei bella con quel limone, quella mezzapallinarossa molto pulp fiction, molto S/M ma senza le stringhe. Molto più di mr. Grey anche se lì fuori il gas regala più di cinquanta sfumature di grigio, di morte, di sangue ingrigito, di grida, di botte… le botte! Ti guardo hai i capelli sudati e puzzi di mandorla e di sudore. E puzziamo di amore. Ops, di aSmore… che non è mica passata la fumata grigia del terrore. Ti voglio, ti giro, ti prendo. E tu tieni quel limone in bocca che ce lo tengo anch’io. Tienilo o soffocheremo ci urticheremo ci brucerà. Facciamo l’aSmore ansimanti sul muro di questo portone mentre fuori tutto va a rotoli. Tieni chiuso il mondo ancora un attimo qui. NOn sarà mai più così rapido. Non sarà mai più così forte. Se morissi oggi di lacrimogeni e botte… almeno porterei addosso il ricordo di tutto questo aSmore strettistrettistretti al muro di questo portone per ricordarci di essere vivi e solo un po bruciacchiati nel respiro. Asmatici ed innaSmorati. E dura pochissimo e quand’hai finito e quand’ho finito scivoliamo in terra. E la nebbia s’è diradata. E le botte ora sono lontane. E ci abbracciamo sfatti dall’aSmore. E sputiamo il limone che ora è solo una buccia tutta ciucciata e consumata, come i corpi dopo l’aSmore.

Couple Kisses During Vancouver Riot

Ci vogliono altri limoni. Adesso si può. I limoni del verbo limonare. “Limoniamo?” – “Ma qui? Nel portone?” – “No, se scende la nonnetta chiama di nuovo la superpoliziacelere e ci sparano i lacrimogeni nel portone e quei limoni li abbiamo finiti… che credevi bastasse uno e bastassero alla bisogna i nostri di limoni, quegli altri, quelli che voglio ora!” – “Sono un coglione…” – “Sì, limoniamo fuori, nel parchetto vandalizzato dagli sbirri che non sono riusciti ad arrestare i vandali… ti va?” – “Guarda che poi quelli tornano…” – “E ci trovano innamorati, distesi a fare i limoni ed a limonare… non è un reato, ancora, no?” – “Fidati, la superpolizia teme che sia il più rivoluzionario dei gesti…”. Annuisci, guardi in terra il mezzo limone spremuto, guardi a terra il mio mezzo limone ciucciato. Ci siamo sfatti come due mezzi limoni stretti tra i denti per evitare il massacro. “Prendiamo il treno, questa città puzza di mandorle e botte… prendiamo una cuccetta, limoniamo lì, stretti sul posto più alto, tra il soffitto ed il portavalige. Lì non servono altri limoni, lì ci bastano i nostri limoni… lì bastiamo noi!”.

m3mango lo sa!

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Ah sì tipo che oggi è sanvalentino e voi credete ai santi e non ai poeti come Foscolo o ai navigatori come Schettino… io no. Credo solo ad alcuni poeti… perlatro immotivatamente minori.

Quindi, no, non va tutto bene! Lo sapevo che lo sapevate che avrei scritto che non va tutto bene! Più o meno circa… non è proprio così. Il problema di chi si vive male – perchè è solo o al tempo della precarietà 2.0 è lontano – il sanvalentino è solo quello di credere in questo curioso personaggo con le ali da piccione e il culo nudo che svolazzerebbe qua e là scoccando frecce e facendo innamorare tutti gli stronzomerdoni che gli capitano a tiro. Stronzate. Non avevate bisogno di un sanvalentino nè tantomeno di un santo per fare ‘ste cose.
Ci stava Eros ai tempi della Grecia e di “Questa è Sparta!”
Ci stava Cupido ai tempi dei Romani e di “Al mio segnale, scatenate l’Inferno!”
Che cazzo vi serve un sanvalentino non si capisce.

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Fosse una storia nuova, tipo quelle che sono nate col web 2.0, uno direbbe che se l’è inventato signor FB per far condividere link a favore e contro… e aumentare la resa pubblicitaria di banner collegati. Fosse una storia che va avanti da tempo daremmo la colpa alla cricca giudaicomassonica dei mercantideltempio che pur di fare soldi si inventano ricorreze a bella posta che significano consumi che si impennano gente al ristorante e la perugina coi baci che ringrazia.

Invece no. E’ una cosa che va parecchio più indietro.
Ma è una cosa che non ci voglio nemmeno perdere troppo tempo nel cercare di darmi una spiegazione. Che poi è come darla a voi se non fosse che obiettivamente a voi la do in senso incidentale perchè a me di voi frega un cazzo.
E niente… c’è da decidere che fare oggi…

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Se ci fosse Tory Lane qui con me saprei cosa fare oggi.
Pure se ci fossero che ne so Rihanna o Monica Bellucci.
Sono molto indeciso sul da farsi riguardo ad Helena Bonham Carter… mentre sono abbastanza convinto che Levante la veda a modo mio. Del resto, comunque, come già detto… sarebbe un caffè, un caffè che nemmeno poi vorrei prendere.

Ma siccome quelle sono solo delle Biondoddio… e siccome non c’è altro intorno…
La verità è che a me medesimo in questo momento e credo per tutta la giornata scapperà da cacare. Perchè alla fine ci sta che si provi della sana invidia per una cosa bella che per mille ragioni tu hic e nunc, cioè qui ed ora, non puoi avere. E quindi ci sta che tu ti senta talmente tanto giù da farti scappare da cacare. Però siccome oltre una certa pesata non è che puoi sempre stare a cacare… credo che farò qualcosa di molto, molto cattivo…

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Entrerò in chat e caricherò un video ordinario di una donna più o meno piacente nella finestra della chat. Nel periodo del corso avrò accumulato un pozzo di video di questo genere… pronti all’uso ed alla bisogna… tutti decisamente non pornoerotici. Lo caricherò e me ne andrò su uno di questi siti di chat dove si prega sempre di poter fare incontri senza sapere che non incontrerai mai nessuna perchè sono tutte maschi infrattati.

Caricherò il video con un nick ammiccante. Dalle 16:39 o giù di lì. E poi…
…poi darò apuntamenti in centro ad una serie di poveri sfigati che oggi, sanvalentino, soli, cercano e credono di trovare qualcuno disponibile ad un incontro ad alto contenuto dichiaratamente romantico e sotto sotto esclusivamente scopereccio. E dirò a tutti che li riconoscerò se avranno in mano tre rose rosse. E darò loro appuntamento in un posto ordinario di un capoluogo ordinario.. tipo Bari. E poi sparirò. E stasera andrò lì… all’ora concordata… a vedere di nascosto l’effetto che fa.

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Così, tanto per… non ho voglia di farmi scappare da cacare tutto il giorno!

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Allora, tipo che oggi parliamo di religione… ma proprio poco!

Annonoviesimo… è la mia religione. Credere nell’Anno Nuovo.

Come ogni buon aderente alla religione che si rispetti, ‘sta chi lo fa in linea teorica e di principio, chi lo fa veramente e ci crede e rispetta tutte le regole e i precetti.
Ci stanno i cattivi cristiani… ci stanno i cattivi musulmani… ci stanno i cattivi Annonoviani.
Io sono un cattivo Annonoviano. Stilo sempre una lista di buoni propositi. L’ho fatta ieri. E se oggi non linko la pagina è perchè siamo ancora all’anno vecchio… ma vediamo da dopodomani! O pure da domani, non lo so , dipende.

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La religione è facile: credere sempre che l’anno nuovo sia meglio di quello passato ed augurare in tal senso un anno nuovo migliore anche a chi ti vuole bene a chi tu gli vuoi bene, alla gente importante… che per gli annonoviani convinti è comunque poca perchè non si tratta di ottimismo ma di speranza. E’ la speranza dei disperati… o di quelli che adorano darsi i bacetti sulle guance e dire auguri ma non credendo si sentono tagliati fuori a natale e Capodanno ed epifania ed allora si inventano questa religione per giustificare almeno un bacetto sulla guancia convinto dicendo “Auguri” senza dover stare a spiegare, dire, fare perchè oggi sì ed a natale no… che la gente mica ci pensa davvero che gli auguri di natale sono una cosa seria. Se ci credi davvero, eh!
Io adoro darmi i bacetti sulle guance… quindi mi sono inventato sta religione.

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E siccome siete stronzi ma vi voglio comunque bene perchè coi vostri soldi e la vostra pubblicità “Volevo vivere felice poi mi è scappato da cacare” manderà i figli che un giorno avrò – forse – all’università… beh, in un modo o nell’altro ‘sta cosa ve la dovevo spiegare oggi, visto che domani troverete una cosa che non vi aspettate. E non mi andava che pensste: “Vedi questo coglione… oggi fa gli auguri… ma se non li ha fatti a natale?!”.

Passate una buona vigilia e ringraziatemi… non ho postato in questa vigilia il post della vigilia di Natale. Alla fine, le vigilie sono sempre le stesse, no? No… qui no!

Ah sì, posso fare un saluto?
Auguri ala mia amica Lorena ed alle appassionate e collezioniste di pelouche che miagolano cioè di gatti. Oggi è San Silvestro quindi credo si festeggi il loro protettore. Auguri Lorena e tutti gli amici gattari da casa.
Finiamola co’ ‘sta storia che sono solo F gli umani amanti dei gatti e cioè gattare!

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